A. LXXVI•N.1   BOLLETTINO SALESIANO   1° GENNAIO 1952

La morte del IV Successore di S. Giovanni Bosco

DON PIETRO RICALDONE

La dolorosa notizia è già corsa da un capo all'altro del mondo.

Proprio nel giorno assegnato al suffragio dei genitori dei salesiani defunti, 25 novembre, anniversario della morte di mamma Margherita, la Famiglia Salesiana ha perduto il suo Padre. Per quanto avesse già superato gli ottant'un anni, la robusta fibra, la serena intelligenza, l'alacrità dello spirito, l'esuberanza della sua attività ci davano l'illusione di una ancor lunga resistenza alla mole del lavoro, alle sorprese della stagione, alle insidie del male.

Restammo perciò increduli al primo allarme dei medici. Sperammo in una di quelle sue improvvise riprese che altre volte avevano arrestato la nostra trepidazione.

Invece il suo cuore, sopraffatto dalle incalzanti esigenze del suo dinamico fervore di apostolato, straziato dall'angoscia di tanti figli e di tante opere travolte dalla persecuzione religiosa, angustiato dalle recenti sventure, venne meno. E nonostante le energiche cure dei valenti sanitari, prodigate giorno e notte con commovente affetto, alle ore 15,38, cedette.

La grande anima volò al premio dei giusti. La salma si compose, dopo tanto lavoro, a placido riposo.

Noi, piombati nel lutto, sentimmo tutta la perdita di tanto Padre. E adorando, nel pianto, la volontà di Dio, trovammo conforto nella Fede che ce lo illuminò, in quell'ora suprema, di luce soprannaturale. Privati della nostra guida in terra, ci parve di avere acquistato un nuovo protettore in Cielo.

La figura di Don Ricaldone si staglia, anche fra i successori di Don Bosco, con tratti inconfondibili, a proporzioni eccezionali.

Prova eloquente, la risonanza mondiale della sua scomparsa e il plebiscito di cordoglio e di rimpianto che fece della sua sepoltura quasi un'apoteosi.

In un baleno la triste notizia raggiunse anche le regioni più lontane. RAI, telegrafo, telefono e giornali la diffusero in Italia e all'estero. Le radio delle più lontane nazioni e la stampa internazionale ne fecero larga eco, suscitando condoglianze in tutti i paesi dove l'Opera Salesiana conta una casa, una chiesa, una missione, un cooperatore, un ex allievo, amici e ammiratori.

Il S. Padre Pio XII, che per il primo aveva partecipato alle nostre ansie con la sua benedizione durante la malattia, volle pure essere il primo a condividere il nostro lutto con un telegramma che da solo forma il più alto elogio del venerato Estinto.

Sovrani, Capi di Stato e Capi di Governo; Em.mi Porporati, dal Cardinale Arcivescovo di Torino, che l'aveva ripetutamente confortato della sua visita e della sua benedizione, al nostro Cardinal Protettore, che da Roma aveva seguito con crescente trepidazione le fasi della malattia, ai Cardinali delle Congregazioni Romane e delle sedi Metropolitane; Principi; Arcivescovi e Vescovi, Autorità civili ed ecclesiastiche, militari, politiche, scolastiche; Ministri, Senatori e Deputati; Superiori di Ordini e Congregazioni religiose ci espressero a voce, per telegramma o per lettera il loro compianto con parole di grandissima stima e di profondo dolore.

Commoventissima la partecipazione del mondo del lavoro, dalla Fiat che diede un'attestazione imponente, alle umili industrie, ai singoli lavoratori, ai figli del popolo, prediletti dalle sue sollecitudini, agli intimi della nostra Famiglia - Cooperatori ed Ex allievi, Cooperatrici ed Ex allieve - alle masse giovanili dei nostri Istituti e di quelli delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Nel vuoto immenso che egli lascia, questo cristiano mondiale tributo ci pare un riflesso del conforto divino che ci viene dal Cielo.

ULTIMI GIORNI

Autunno 1951. Don Ricaldone è contento di aver potuto ultimare Don Bosco Educatore. Da Casellette torna a Torino, dopo aver espresso al Direttore del piccolo Orfanotrofio, voluto dal suo buon cuore in quella residenza estiva, il presentimento di non arrivare al 60° di Messa e la convinzione che Don Bosco Educatore sarebbe stato il suo testamento ai Confratelli, il « canto del cigno ».

9, 10, 11 novembre: Feste della novella Santa Maria Domenica Mazzarello. Giorni di grande conforto per l'esito trionfale delle celebrazioni, malgrado la pioggia quasi ininterrotta; per il sacrificio affrontato dagli Em.mi Cardinali Schuster e Aloisi Masella, venuti di lontano nonostante il maltempo, e per la bontà dell'Em.mo Card. Maurilio Fossati e degli Arcivescovi e Vescovi intervenuti a onorare la Santa Confondatrice; per la presenza di tanti missionari e confratelli venuti da lontano. Sul tardo pomeriggio riceve ancora e benedice 3 orfanelli della Casa di Montalenghe. Giornate di dolce fatica, che egli cerca di dissimulare fino a voler fare atto di presenza nel nuovo salone teatro per la prima rappresentazione drammatica per onorare l'Em.mo Card. Protettore, accrescere l'allegria dei figli e incoraggiare gli attori dello storico dramma di Don Lemoyne Le Pistrine.

Lunedì, 12 novembre. Riprende il consueto lavoro: corrispondenza, udienze, riunioni capitolari, correzione delle bozze di Don Bosco Educatore.

Tra le udienze più commoventi, quelle a un gruppetto di Missionari tornati in quei giorni dalla martoriata Cina.

Venerdì, 16 novembre. All'una di notte: grave allarme per asma cardiaca. Urgente accorrere del Prof. Buttino, che da vero e sacrificato amico non lo abbandonerà più durante il penoso calvario. Dopo l'affannosa nottata rimane tutto il giorno a letto.

Sabato, 17 novembre. Passa la giornata tra letto e lettuccio. Immensamente addolorato per le tragiche notizie del Polesine. Per venire incontro a tanti poveri giovanetti, alle ore 17 raduna d'urgenza i Superiori del Capitolo: poi si rimette a letto per non alzarsi più.

Dopo le ore 20, un segretario, vedendolo tanto affaticato:

- Ah, signor Don Ricaldone, quel Capitolo di stasera!

-Bellissimo Capitolo ! e mi sentirei di alzarmi subito per tenerne un altro simile. Abbiamo deciso di offrire al Governo alcune centinaia di posti per i poveri figliuoli di famiglie alluvionate.

18, 19 novembre. Dopo una notte agitata, la giornata passa relativamente tranquilla. Discreta pure la notte. Sufficientemente tranquillo anche il lunedì.

Martedì, 20 novembre. Dopo una notte quasi tutta insonne, e nel dolore di non poter partecipare alle Riunioni degli Ispettori d'Italia convocati per oggi, ha un grande conforto: riceve dalla Tipografia del Colle Don Bosco le prime copie stampate del volume I della sua opera Don Bosco Educatore. Pregusta la gioia di aver presto anche il volume II.

Invitato dal Prof. Buttino, viene il Prof. Crosetti, ematologo. Salasso. Ipodermoclisi. Notte alquanto riposata.

Mercoledì, 21 novembre. Esami vari. Elettrocardiogramma. Giornata agitata. Notte affannosa.

Giovedì, 22 novembre. Pauroso sbalzo barometrico, dalla pioggia al sereno. Prodromi della catastrofe. Si va in cerca di ossigeno. Il Dott. Vidili, incontratosi casualmente con l'infermiere e saputo il caso, accorre a visitare l'Infermo. Frattanto il Prefetto Generale interroga i due dottori sullo stato dell'infermo e si sente rispondere: «purtroppo è grave, molto grave! ». Allora, scambiata una parola con gli altri Superiori, non esita a compiere quello che Don Ricaldone tante volte aveva manifestato doversi fare con i nostri ammalati e, accostatosi al letto, gli dice:

- Sig. Don Ricaldone, debbo dirle che i medici sono molto preoccupati del suo stato: siamo alle soglie dell'eternità e conviene si prepari a ricevere il S. Viatico.

- Oh! ben volentieri -- disse levando le mani al Cielo e illuminandosi con un bel sorriso - venga, venga pure Nostro Signore!

E mentre il Sig. Don Ziggiotti si accinge a disporre le cose per invitare al suo letto il confessore ordinario e spargere la voce per raccogliere confratelli ad accompagnargli Gesù in Sacramento, egli chiama il suo segretario per dettargli quei preziosi ricordi che, non potendo pronunciare egli personalmente, desiderava fossero letti prima del S. Viatico.

Alle 15,15 il piccolo corteo giungeva nella cameretta e prima del Misereatur il Prefetto Gene rale legge le parole testamentarie del Padre ai suoi figli:

«Carissimi Figliuoli, non potendo parlarvi, vi lascio tre ricordi:

I) VIVIAMO SEMPRE E TUTTI NEL CUORE E NELLO SPIRITO DI SAN GIOVANNI Bosco.

2) VIVIAMO SEMPRE E TUTTI NEL CUORE, NELLO SPIRITO E NELLA PUREZZA ANGELICA DI MARIA AUSILIATRICE.

3) VIVIAMO SEMPRE E TUTTI NEL CUORE DI GESÚ SULLA SUA CROCE, NELLA FIAMMA DEL SUO AMORE CHE CI FARÀ ETERNAMENTE FELICI IN PARADISO.

Vi benedico tutti di gran cuore: vi domando perdono delle mancanze commesse e vi assicuro che se il Signore vorrà accogliermi in Paradiso, ogni giorno pregherò per voi e per tutte le vostre intenzioni*.

Don Ziggiotti terminò la lettura assicurandolo tra la commozione di tutti i presenti che avremmo fatto tesoro delle sue raccomandazioni, ma che ci auguravamo di poterlo ancora festeggiare nelle sue vicine nozze di Diamante.

Dopo il ringraziamento al Viatico, all'Economo Generale che per il primo si avvicina al suo letto, dice con bonaria semplicità: «Hai visto che è andato tutto bene ».

Poco dopo S. Eminenza il Cardinale Arcivescovo, giunto a Valdocco pel Giubileo dei Sacerdoti, sale con S. E. Mons. Bottino e con Mons. Barale a benedire Don Ricaldone.

Invitato dal Prof. Crosetti, viene il Prof. Giulio Dogliotti, Direttore della Clinica Generale, il quale tornò poi ogni giorno, mattino e sera. Anche il suo illustre fratello chirurgo, Prof. Mario Dogliotti (che già aveva operato varie volte il Signor Don Ricaldone al trigemino) viene a visitare l'Infermo: e gli fa portare dal suo primo assistente, Dottor Angelino, ex allievo salesiano, una speciale tenda per l'ossigeno.

Per la notte, al Coad. Bianconcini e ai Segretari, si unisce a vegliare l'infermo il Prof. Buttino.

Giunge il telegramma di S. E. Mons. Montini con la Benedizione del Santo Padre.

Venerdì, 23 novembre. Estrema Unzione alle 5,30. S. Comunione per l'ultima volta, data l'impossibilità che poi avrà di deglutire. Lo visita il Rev.mo P. Chiesa, Superiore della «Piccola Casa della Divina Provvidenza ». Incomincia una lunga teoria di Ispettori, Direttori, Confratelli, Personaggi, che vengono a baciare la mano del moribondo. Sfilano pure i professori e gli alunni dell'Ateneo. Lo visitano il Prof. Teppati e il Prof. Matti. Verso le 11 il Direttore del Bollet tino Salesiano gli si avvicina e gli chiede un'ultima benedizione ai Cooperatori di tutto il mondo e al " Bollettino Salesiano ". Il buon Padre apre gli occhi, sorride e pronunzia un sonoro e prolungato « sì ». Poi vorrebbe continuare a parlare, ma il rantolo glielo impedisce.

Per la notte si fermano a vegliare, successivamente, il Dott. Vidili e il Dott. Giacomasso, benemerito sanitario della Casa Capitolare.

Giungono con ritmo crescente telegrammi, lettere, messaggi di augurio e preghiera. Tutte le più quotate e importanti Agenzie internazionali, e specificamente l'Ansa, l'Ins, la Reuter, la Cip, l'Interstampa, l'Atp, tramiti le loro corrispondenti italiane, si tengono informate telefonicamente, di ora in ora, dello sviluppo della malattia: prova evidente della popolarità che circonda la persona del IV Successore di Don Bosco.

Sabato, 24 novembre. Commemorazione di Maria Ausiliatrice. Si pensa da molti: « Oggi il nostro Padre o guarisce o la Madonna lo prende con sè ». Dappertutto si prega, specialmente nelle Case dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Particolari preghiere fanno pure i ricoverati della Piccola Casa del Cottolengo e vari Istituti religiosi della città.

Continuano le visite di personaggi e di confratelli. La maggior parte degli esterni viene trattenuta in portineria per non affollare l'umile stanza dell'Infermo.

L'Economo Generale Don Giraudi, che trovasi accanto al cappezzale dell'infermo, chiama per nome il Signor Don Ricaldone e gli dice: «Qui tra i presenti che pregano per Lei, c'è anche Don Ceria. Gli dia una particolare benedizione per quanto ha scritto per Don Bosco e per quanto ancora potrà fare, e alzi il braccio benedicente verso di lui». Don Ricaldone alzò prontamente il braccio, sorrise e mormorò: - « Bravo! bravo! ». - Don Ceria portò rapidamente le mani al viso per soffocare un singhiozzo, e per nascondere la sua commozione.

Quando si presentò presso il letto dell'infermo il Prof. Valletta, Presidente della Fiat, Don Ricaldone, udita la presentazione fattagli da Don Giraudi, muovendo le mani tremanti esclamò: «Oh Valletta, Valletta! Grazie, grazie, grazie! ». Il direttore della Fiat piegò il ginocchio e gli baciò commosso la mano.

S. Em. il Card. Arcivescovo viene per la seconda volta a portargli il conforto della sua benedizione.

Quando Don Ricaldone se lo vede dinanzi, gli sorride e riesce a esprimere i suoi sentimenti pronunziando con sforzo queste parole: «Ma ancora ?! ».

Per tutta la notte si fermano a vegliare contemporaneamente, il Prof. Buttino, il Prof. Crosetti, il Dott. Vidili, convinti che il trapasso sia per giungere da un momento all'altro. E con i medìci, il Prefetto generale, che continua a suggerirgli preghiere.

Una reliquia ex carne del Beato Pio X viene fissata al guanciale. L'intercessione del grande Papa forse ottiene il prolungamento di vita per dare ai parenti dell'Infermo il conforto di baciargli la mano ancora in vita. I nipoti Suor Felicita e Don Luigi son già presenti. Giunge nella tarda sera anche il Dott. Vittorio, al quale il malato rivolge con piena conoscenza un cordialissimo saluto, l'ultimo con piena conoscenza.

Domenica, 25 novembre. Gravissimi allarmi alle ore 2, alle ore 10, alle ore 13. Gli stanno accanto i Superiori Maggiori, Ispettori, Confratelli, Segretari. Gl'Ispettori Don Fava, Don Toigo, D. Gerli, D. Gugiatti, Don Pontes, Don Resende Costa, i Direttori della Casa Madre e del Capitolo, sono tra i più assidui. Visite assai numerose: notiamo il Prefetto, Ecc. Carcaterra, e il

Sindaco, Avv. Peyron; l'On. Rapelli con i Dirigenti locali della D. C.; il Prof. Paolino Ricaldone col Prof. Giuseppe e un loro congiunto, due altri parenti da Mirabello, il Sen. Burgo, Mons. Coccolo, tutti i sigg. medici già nominati, l'Ing. Bonadè e l'Ing. Bertolone.

Alle ore 13 un segretario stringe la reliquia di Pio X alla mano dell'Infermo, suggerendo le consuete giaculatorie, ma senza nessuna reazione, almeno apparente. Sopraggiunge il sig. D. Giraudi, che chiama Don Ricaldone. Questi apre gli occhi e D. Giraudi gli parla per l'ultima volta.

« Coraggio, gli dice, Le siamo qui tutti vicino e preghiamo per Lei. Coraggio. Lei fu sempre coraggioso e forte: lo sappiamo ». Don Ricaldone sorride un'ultima volta, e Don Giraudi subìto commenta: « ne è una prova questo suo sorriso, che è anche una gioia per noi ».

Nuova assoluzione sacramentale. Incomincia una penosissima agonia. Il , Rev.mo D. Ziggiotti indossa cotta e stola: preghiere liturgiche, santo Rosario, litanie, giaculatorie. Poi sorregge e guida la mano del Rettor Maggiore morente per l'ultima benedizione alla Congregazione.

Dopo le 15, i medici giudicano opportuno sfollare la stanza per un po' di calma e di sollievo al moribondo.

Quindi rientrano Superiori e Confratelli. Ultime giaculatorie.

Alle ore 15,38 il rantolo dell'agonia. Il Prof. Buttino, con le lacrime agli occhi, esclama: « Il signor Don Ricaldone non è più tra noi ».

Il gran cuore del grande Lavoratore, Superiore e Padre, aveva cessato di battere per riposarsi per sempre nel Signore.

Prima e dopo il pio trapasso, da tutti è ammirata la semplicità della camera da letto.

Il crocifisso è dono di un medico (già defunto da qualche anno) in riconoscenza dei benefizi spirituali ricevuti.

Il quadretto dell'Ausiliatrice ha una ghirlanda dorata, che in India usano mettere al collo all'ospite che intendono onorare. « Mettetela alla Madonna », aveva detto ai segretari, quando l'aveva avuta in dono dai suoi Missionari. E così ricordava l'Oriente.

Sul tavolo da studio aveva un piccolo fac-simile della croce monumentale posta all'estremo limite della Terra del Fuoco, all'incontro del Pacifico e dell'Atlantico, per iniziativa dei Salesiani di Magellano. E così ricordava l'estremo Occidente, ove s'iniziò l'opera missionaria salesiana.

Sul letto di morte disse e ripetè distintamente:

« Illuminare... » (e le altre parole del Benedictus).

Questa aspirazione missionaria gli era stata molto familiare durante tutta la vita.

SOLENNI ONORANZE FUNEBRI

Incessante sfilata di autorità e di popolo dinnanzi alla venerata salma.

La notizia che il Rettor Maggiore dei Salesiani era morto si diffuse rapidamente nella città fin dal pomeriggio di domenica, e per quanto ormai prevista, suscitò profonda impressione e cordoglio non solo in quanti avevano conosciuto la sua luminosa figura di Sacerdote e di Superiore, ma in tutta la cittadinanza.

I primi a visitare la salma, provvisoriamente composta nell'umile cameretta, furono, dopo l'Em.mo Card. Arcivescovo, il Prefetto, il Sindaco, il Preside della Provincia, e le principali autorità e personalità di Torino.

La folla che sostava nei cortili, per quella sera non fu ammessa a rendere omaggio alla salma perchè le prime ore furono riservate ai primi tra i figliuoli, i Salesiani, i quali si avvicendarono per tutta la notte a pregare accanto alle venerate spoglie dell'amato Padre defunto.

Nella mattinata di lunedì fu portata nella Chiesa succursale parata a lutto, in piazza Maria Ausiliatrice, ed esposta sopra un alto catafalco. Attorno austera semplicità: mazzi di garofani bianchi e sei grandi ceri.

Solenne, quasi statuaria appariva la figura del IV Successore di Don Bosco, immobile nella maestà della morte. Sotto le palpebre chiuse s'indovinavano ancora gli occhi, gli occhi profondi e scrutatori di Don Ricaldone. La bocca aveva preso l'espressione che gli era caratteristica quando si raccoglieva in pensieri gravi. Le mani congiunte in preghiera col rosario intrecciato alle dita, dominate dal Crocifisso. Il corpo rivestito dell'umile talare, di cotta e di stola. Tutto spirava serenità, pace, invito a meditare.

Dalle 8 del mattino, quando si apersero i cancelli, fino a tarda sera fu un continuo, commovente pellegrinaggio di persone di ogni ceto e condizione, che si segnavano riverenti, sostavano a lungo pensosi e oranti, offrivano ai Sacerdoti di servizio oggetti da far toccare alla salma e si aprivano un varco tra la folla per uscire.

Abbiamo osservato quella folla devota: era veramente variopinta: accanto a personalità distinte c'erano operai in abito di lavoro. Nel primo banco, proprio vicino alla salma, vedemmo inginocchiato il Duca di Pistoia a contatto di gomito con una pia popolana, che certo non immaginò chi fosse il suo vicino. In questa mescolanza di persone ci parve bene simboleggiata la varietà e l'universalità dell'apostolato salesiano e in particolare di quello del Rettor Maggiore defunto, che aveva trattato sempre con ogni ceto di persone con la stessa paterna bontà.

Impossibile citare anche solo i nomi principali delle personalità che accorsero a rendere omaggio alla salma venerata e a presentare al Capitolo Superiore le espressioni del più vivo cordoglio. Diremo solo che nessun'autorità, nessuna personalità nel campo ecclesiastico, civile e militare rimase assente.

Commovente soprattutto il plebiscito di affettuosa venerazione trìbutato dalla massa: chi tendeva un'immagine, chi una medaglia, chi un velo e chi, non avendo altro, gli occhiali. In certe ore ben quattro sacerdoti raccoglievano gli oggetti dalle mani dei visitatori, li avvicinavano a quelle fredde ma pur sempre paterne e benedicenti di Don Ricaldone e li restituivano alla devozione commossa dei fedeli. « La sua grandezza di Sacerdote - scriveva il Popolo Nuovo di Torino - era confermata dal privilegio dei grandi: di essere, dopo il trapasso, ancor più amati ».

Intanto affluivano a centinaia i telegrammi da ogni parte del mondo. Da quello altissimo e accorato che esprime il cordoglio, la stima per l'estinto, e trasmette la confortatrice benedizione del S. Padre, che pubblichiamo altrove; da quelli cordialissimi del Presidente della Repubblica e del Presidente dei Ministri a quelli di umili Sacerdoti e di ignoti Cooperatori. Sono Em.mi Cardinali ed Ecc.mi Vescovi, Ecc.mi Ministri, On. Senatori e Deputati, Prefetti, Presidi di Province, Sindaci, Questori, Rettori Magnifici di Università, Provveditori agli Studi, Presidi di scuole, Superiori di Ordini e Congregazioni Religiose, Associazioni Cattoliche, Case Editrici, Società, Compagnie di Navigazione, Unioni di Cooperatori ed Ex allievi di ogni parte del mondo, Comunità italiane all'estero, Direttori di giornali e riviste, centri di cultura, privati di ogni categoria.

La Messa funebre.

« L'ultima giornata terrena delle spoglie mortali di Don Pietro Ricaldone - scriveva Ennio Grammatica nel Popolo Nuovo - non ha avuto la tristezza sconsolata del distacco, ma ha segnato invece l'ascesa del suo spirito nella luce perenne del ricordo, della gratitudine e dell'affetto, tanto significativa è stata la presenza delle alte autorità e la partecipazione di decine di migliaia di cittadini d'ogni rango ai solenni riti funebri, in riverenza di tributo e in sincerità di commozione ».

Le estreme onoranze al IV Successore di Don Bosco ebbero inizio martedì, 27 novembre, alle ore 10 con la solenne Messa di suffragio cantata nella Basilica di Maria Ausiliatrice dal Rev.mo Prefetto Generale Don Ziggiotti, assistito da Don Florencio Sanchez, Ispettore Salesiano di Barcellona, e da Don Giovanni Resende Costa, Ispettore di San Paolo del Brasile. A rendere imponente la funzione non fu soltanto l'alta dignità della porpora cardinalizia di S. Em. l'Arcivescovo e la solennità della sua assistenza pontificale, ma anche la stessa folla che stipava la Basilica e si estendeva sulla scalinata e nella piazza, accrescendo la emotività viva e profonda di quella straordinaria testimonianza d'amore verso la figura e l'opera di Colui che per vent'anni aveva degnamente rappresentato Don Bosco sulla terra.

Insieme con l'Em.mo Cardinale Arcivescovo nell'ampio presbitero avevano preso posto le LL. EE.: l'Arcivescovo di Vercelli, Mons. Imberti ; il Vescovo di Asti, Mons. Rossi ; il Vescovo d'Ivrea, Mons. Rostagno; il Vescovo di Casale, Mons. Angrisani; il Vescovo di Acqui, Mons. Dall'Orno; il Vescovo titolare di Eudossiade, Mons. Pinardi; mentre S. E. Mons. Lucato, Vescovo salesiano d'Isernia e Venafro, appena giunto dal suo lungo viaggio, celebrava all'altare di Don Bosco. In posti distinti c'erano pure il Vicario Generale della Diocesi di Torino, Mons. Coccolo; il Cancelliere della Curia, can. Battist, e altri Vicari Generali e Rettori di Seminari inviati da molti Ecc.mi Vescovi a rappresentarli. Tra questi non possiamo dimenticare Mons. Oddone, compagno di scuola di Don Ricaldone, rappresentante il Capitolo, e i Can. Ricchetta e Coppo, rappresentanti il Seminario di Casale,. Diocesi del compianto Rettor Maggiore.

In banchi riservati e parati a lutto avevano preso posto le più alte Autorità e Personalità, tra le quali spiccavano il Prefetto, Ecc. Carcaterra; il Sindaco comm. avv. Peyron, il Preside della Provincia prof. Grosso, il Generale Pialorsi Comandante la Piazza di Torino, il Gen. Levi dei Carabinieri, il Prof. Valletta, Presidente della Fiat, il Rettore dell'Università Prof. Allara, i Duchi di Pistoia e di Bergamo, il Prof. Pescetti, Provveditore agli studi, il Capo Compartimento delle Ferrovie dello Stato, Ing. Savoja, il Presidente dell'Unitalsi e molte altre Autorità della città e provincia di Torino e di altre province.

Abbiamo pure notato la presenza di rappresentanti qualificati di tutti gli Ordini, Congregazioni e Istituti religiosi, maschili e femminili, molti dei quali avevano mandato anche gruppi di rappresentanze giovanili.

Accanto alla salma avevano preso posto da un lato i membri del Capitolo Superiore della Società Salesiana e dall'altro la Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Madre Linda Lucotti, col Consiglio Generalizio al completo.

Il Pontificio Ateneo Salesiano col Rettor Magnifico Don Gennaro, sceso a Valdocco per rendere un commosso tributo di riconoscenza al suo primo Gran Cancelliere, volle l'onore delle esecuzioni musicali che furono impeccabili nella stupenda Messa da Requiem a tre voci del Perosi. Dirigeva il M° Don Michele Pessione e sedeva all'organo il M° Don Luigi Lasagna, salesiani.

La città di Torino aveva offerto una magnifica corona di crisantemi con la scorta di valletti municipali in uniforme. Anche la Fiat aveva mandato una bella ghirlanda di garofani bianchi e rossi, scortata da un gruppo di sorveglianti in divisa.

Accanto al catafalco quattro carabinieri in alta uniforme prestavano servizio d'onore, mentre sulla piazza funzionava un ben ordinato servizio d'ordine disposto dai rispettivi Comandi della Questura, dei Carabinieri e dei Vigili urbani.

Prima della funzione firmarono la pergamena da chiudersi nella bara l'Em.mo Cardinale e gli Ecc.mi Vescovi; dopo la funzione vi apposero la loro firma le Autorità.

L'imponente corteo.

Le estreme onoranze rese a Don Ricaldone nel pomeriggio presero l'aspetto di una grandiosa manifestazione popolare superiore ad ogni previsione, pur essendo una giornata lavorativa. Non siamo in grado di pronunziare una cifra; rileviamo solo qualche espressione dei giornali cittadini che parlarono di una « marea di popolo », di «folla enorme », di «centomila torinesi e di migliaia di altre persone venute da città e da borgate vicine e lontane» per l'ultimo saluto alla spoglia del Successore di Don Bosco.

« Si può dire - scriveva Il Popolo Nuovo - che ieri pomeriggio tutte le strade di Torino portavano a Valdocco. Incessante era infatti l'affluire di colonne, di schiere, di sparsi gruppi di cittadini verso la Casa Madre dei Salesiani. Gremiti i tramvai, continuo il transito di autobus trasportanti religiosi e laici; lunghe le file dei ciclisti studenti e operai ».

La bara con la salma venerata del Rettor Maggiore dopo la Messa solenne era stata riportata nella chiesa succursale e riaperta per dar modo al pubblico di soddisfare la sua pietà. Tuttavia alle 13,30 si dovette chiudere il cancello per procedere privatamente alla chiusura definitiva della bara. Erano presenti: il Capitolo Superiore della Società Salesiana e il Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice al completo; i due Ecc.mi Vescovi Mons. Rossi di Asti e Mons. Binaschì di Pinerolo; molti Ispettori Salesiani dell'Italia e dell'estero.

Alle quattordici meno dieci il Signor Don Ziggiotti recita il De Profundis, quindi depone nella cassa la pergamena firmata il mattino dalle Autorità ecclesiastiche e civili. Segue la chiusura della bara con la saldatura del coperchio di zinco, mentre nella sala domina un silenzio che pesa sui cuori. Alle quattordici e dieci si chiude il feretro anche col coperchio di legno. Verso le 13 si erano aggiunte altre due ghirlande a quelle del mattino: una di rose, gigli e crisantemi bianchì, offerta dalla officine Villar Perosa; l'altra di crisantemi e garofani rosa, dono dell'Avvocato Gianni Agnelli.

Frattanto ai lati del feretro si erano schierati a guardia d'onore carabinieri in alta tenuta e valletti municipali con le torce stemmate. Sui pochi banchi rimasti s'inginocchiavano, nelle preci dell'attesa, il Prefetto, il Presidente della Giunta Provinciale, il Sindaco, il Comandane del Territorio militare, i Segretari Regionale e Provinciale e la Delegata regionale della D. C., il Rettore dell'Università, il Provveditore agli Studi, Assessori e Consiglieri della Provincia e del Comune col vice Sindaco e altre personalità della D. C.

Fuori, tra il monumento di Don Bosco e la Basilica, abbiamo notato un'altra accolta di personalità. Fra i molti ricordi uno i Senatori Frassati e Conte Tournon; il Presidente della Fiat, prof. Valletta, col capo dei servizi stampa, dott. Pestelli, e con l'Ing. Bertolone, Direttore Generale della Villar Perosa; l'assessore municipale all'Istruzione, prof.ssa Tettamanzi; l'assessore provinciale Fanton; il vice Questore Dott. Scalera; il Marchese Compans di Brichanteau per l'Ordine di Malta; il Dott. Giulio Re, vice Direttore del Popolo Nuovo in rappresentanza del Direttore, On. Quarello, assente; l'avv. Zaccone e moltissimi altri. Più oltre un folto gruppo di Dame Patronesse Centrali con a capo la Marchesa Compans de Brichanteau.

Gli Ecc.mi Vescovi invece avevano preso posto sui faldistori disposti nella sacrestia della Basilica, parati di piviale nero e mitra bianca. C'era Mons. Rossi di Asti, Mons. Binaschi di Pinerolo, Mons. Rosso di Cuneo, Mons. Lucato, Salesiano, e il Vescovo ausiliare Mons. Bottino.

Alle 14,30, mentre scendevano i mesti rintocchi delle campane, il corteo cominciò a sfilare per via Cottolengo, tra una duplice siepe umana, mentre dalla folla gremente la piazza si levava un brusio diffuso di canti e di preghiere.

Apriva il corteo un picchetto di Guardie Civiche di Torino in alta uniforme. Seguiva un gruppo di sorveglianti della Fiat e della Riv, pure in uniforme.

Quindi il crocifero con ai lati gli accoliti e dietro la interminabile teoria delle Associazioni, Istituti e rappresentanze di ogni genere. Oltre i numerosissimi collegi e le rappresentanze salesiane e delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Piemonte e di altre regioni dell'Alta Italia, oltre i folti gruppi di Cooperatori e Cooperatrici, di Dame Patronesse, di Ex allievi e di Ex allieve che omettiamo per brevità, notiamo - seguendo l'ordine della sfilata - la Scuola elementare De Amicis al completo, e numerose rappresentanze di varie Famiglie del Cottolengo, dei Villaggio Snia Viscosa, dell'Istituto S. Pietro, delle Orsofine, dell'Istituto Bonafous, del Collegio S. Giuseppe e degli altri Istituti dei Fratelli delle Scuole Cristiane, dell'Albergo di Virtù, dell'Istituto Ferrante Aporti, dei Tommasini e dei Fratini del Cottolengo, della Scuola elementare Pacinotti, degli artigianelli del Murialdo, dell'Augustinianum, delle ACLI, delle Parrocchie della Salute, del Carmine, di S. Tommaso, di S. Donato, delle Stimmate, della Speranza, della Crocetta, ecc. dell'Unione Insegnanti Don Bosco, della Casa di Carità, del Consiglio Diocesano di A. C. e di diverse Associazioni Parrocchiali della medesima; delle Dame della Croce Rossa Italiana, dell' Unitalsi con Barellieri e Sorelle in divisa Lourdiana; la Società Editrice Internazionale col Comm. Caccia a capo del Consiglio di Amministrazione, dei dirigenti e delle maestranze al completo; circa 100 Suore del Cottolengo, Suore Missionarie della Consolata, Suore d'Ivrea, Suore della Trinità, Immacolatine, Suore di N. Signora, Suore di S. Anna, Suore Domenicane, Monache Cappuccine, uno stuolo di Figlie di Maria Ausiliatrice, le Piccole serve dei Poveri, il Piccolo Clero di Valdocco: studenti e artigiani, i Chierici e Sacerdoti dell'Istituto della Consolata, una massa di Chierici e Sacerdoti Salesiani del Piemonte, tra cui quelli della Casa Capitolare, i più diretti collaboratori di Don Ricaldone.

Dopo la Croce Astile procedeva il Ven. Collegio dei Parroci e gli Ecc.mi Vescovi in quest'ordine: Mons. Bottino, Vescovo Ausiliare; Mons. Lucato, Salesiano, Vescovo di Isernia e Venafro; Mons. Rosso, Vescovo di Cuneo; Mons. Binaschi, Vescovo di Pinerolo; Mons. Rossi, Vescovo di Asti, officiante.

Quindi seguiva, su modesto carro funebre, il feretro, scortato da quattro Carabinieri in alta uniforme e da sei Valletti del Municipio di Torino in divisa con ceri.

Reggevano i quattro cordoni il Procuratore Generale Don Tomasetti, il prof. Grosso presidente del Consiglio provinciale, il prof. Valletta e il Belga dott. Dusmaret, presidente dell'Associazione degli Ex Allievi Salesiani.

Dietro la bara i parenti del defunto: il prof. Paolo Ricaldone e quattro nipoti: Don Luigi, Suor Felicita, il dott. Vittorio e il sig. Pietro con altri congiunti.

Quindi il Capitolo Superiore dei Salesiani, il Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, le Autorità massime della città e provincia: il Prefetto, il Comandante del Presidio, il Sindaco col Consiglio Comunale. Altre Autorità fra cui: i Sindaci di Mirabello col suo Consiglio, di Pinerolo, di Chieri, di Casellette con le insegne del loro grado. Una eletta rappresentanza del Clero Torinese con Mons. Rossi, Can. Battist, Can. Quaglia, Can. Passera. Una rappresentanza dei Cappellani Militari di Torino. Mons. Galimberti, prevosto di Busto Arsizio; Mons. Prevosto di Varese, il Parroco di Borgo S. Martino, compagno di Don Ricaldone. Il Marchese Compans de Brichanteau per l'Ordine di Malta, e la sua nobile Signora, Presidente del Comitato Centrale Dame Patronesse. I Sen. Frassati e Tournon, i Duchi di Pistoia e Bergamo. Tra le numerose altre personalità ricordiamo ancora il Vice-Procuratore gen. Don Marcoaldi, molti Ispettori e Direttori salesiani dell'Italia e dell'estero e chierici salesiani rappresentanti i Salesiani delle Ispettorie più lontane e quelle dei paesi situati oltre la cortina di ferro. Seguivano i rappresentanti di Ordini e Congregazioni religiose e una folla di uomini e di donne di ogni condizione.

« Signore e donne del popolo - ha scritto un quotidiano cittadino - uomini e giovanotti s'inchinavano al passaggio del carro funebre; il sussurrio delle preghiere si faceva più alto e vibrante; gli occhi, come i cuori, avevano un battito più vivo. Così passava tra i Torinesi la bara del modesto, operoso, filantropico successore di Don Bosco».

Mescolati tra la folla, anche noi abbiamo potuto cogliere qualche frase come queste: « Sembra un trionfo, non un funerale! ». - « Solo alla processione di Maria Ausiliatrice si vede tanta folla! ». - « Sembrano i funerali di Don Bosco! ». E un venerando salesiano con le lacrime agli occhi: «Siamo in lutto, ma mi sento orgoglioso di essere salesiano! ».

Le esequie.

Terminato il lungo percorso (quello della processione di Maria Ausiliatrice, abbreviato di poco), il feretro, sempre scortato da carabinieri in alta uniforme e dai valletti del Comune, tornò davanti alla Basilica e la bara fu portata nel tempio per le esequie, officiate da S. E. Mons. Rossi, assistito dagli Ispettori Salesiani Don Oldani e Don Pilla. La Schola cantorum del Pontif. Ateneo Salesiano eseguì il Libera me, Domine a tre voci del Perosi.

Dopo le esequie la bara venne portata a spalle da sei Sacerdoti salesiani all'autofurgone, che partì per il cimitero con la scorta di un drappello di vigili urbani in motocicletta, seguito da una decina di autopulmann con una cinquantina di automobili. La Fiat aveva offerto tre torpedoni e quattro macchine 1400.

Al cimitero, schierate per l'estremo saluto, le guardie giurate della Fiat, nella loro divisa blu.

S. E. Mons. Lucato, presenti circa tremila persone, diede l'ultima assoluzione al tumulo nella cappella del cimitero. Quindi la salma fu portata a spalle fino alla tomba della Famiglia Salesiana dai confratelli coadiutori del Colle Don Bosco e dell'Istituto Rebaudengo, mentre facevano ala, schierati in doppia fila, i bambini dell'Istituto Domenico Savio di Sassi e gli alunni della Casa Madre, orgogliosi di rappresentare in quelle estreme onoranze la gioventù salesiana di tutto il mondo.

Quando la bara giunse alla tomba, Mons. Lucato le diede un'estrema benedizione e la salma venerata del IV Successore di Don Bosco scese lentamente nel buio sotterraneo del terzo ampliamento per occupare il loculo n. 20, mentre i Superiori del Capitolo, le Superiore del Consiglio Generalizio e tutti i presenti recitavano commossi l'ultima preghiera di suffragio all'indimenticabile Superiore e padre.

Erano le 17,20. I funerali erano durati esattamente due ore e cinquanta minuti.

La Provvidenza che volle l'Opera di Don Bosco, ci farà dono di un degno successore dell'Estinto. Ma ciò non toglie che all'Estinto paghiamo naturale tributo di lacrime, accompagnate però da fervore di preghiere a Dio, che conceda a Don Ricaldone nella pace del suo regno il premio di quanto per lui fece e patì.

Prime commemorazioni.

Tra le solenni commemorazioni che ebbero luogo in varie città, ricordiamo quella tenuta a Torino il lunedì 26 novembre dal Presidente in seduta plenaria della Giunta provinciale. «Chi lo avvicinava - ha detto il Prof. Grosso - sentiva il fascino che sprigionava dalla sua grandezza che si rivelava nella sua grande semplicità, e questo è il miracolo salesiano: saper creare cose grandi con grande semplicita».

Il 1° dicembre, davanti al Consiglio convocato in

seduta plenaria, il Sindaco ha commemorato ufficialmente dinanzi all'Assemblea levatasi in piedi, la veneranda figura del compianto Don Ricaldone. « L'Amministrazione Municipale è intervenuta ai funerali - ha concluso l'Avv. Peyron - ma io desidero inviare anche da quest'aula la nostra espressione di cordoglio alla Società Salesiana, la cui opera nobilissima tramanda nel mondo il nome di Torino, suscitandole considerazione e onore».

Il giorno dei funerali fu pure tenuta una riuscitissima commemorazione alla Radio.

GLI OCCHI DI DON RICALDONE

Don Ricaldone aveva negli occhi una sua luce profonda che attraeva e affascinava i giovani, e non i giovani soltanto.

Noi che non abbiamo conosciuto Don Bosco, leggendo di lui che molte meraviglie operava con gli occhi, quasi fossero di continuo irradiati di luce divina - scrutando le coscienze, infondendo vigore o calmando un cuore in tempesta, figgendoli nel futuro e leggendovi chiaramente attraverso i misteriosi veli - abbiamo trovato spesso naturale veder brillare la luce degli occhi di Don Bosco nella luminosa pupilla degli occhi di Don Ricaldone. Anzi, come ci è lecito credere che il santo Fondatore, partendosi di qui; abbia lasciato in dono a Don Rua la sua mano ferma e saggia, a Don Albera la mente eletta, a Don Rinaldi il cuore riboccante di tenerezza per i figli, così è consolante per noi il pensare che i suoi occhi meravigliosi il Santo li abbia legati in preziosa eredità al suo quarto Successore.

Con questi suoi occhi pieni di luce Egli continua oggi dal Cielo a guardare paternamente la Famiglia Salesiana, dopo averla saggiamente governata per un ventennio lasciandola fiorente nelle opere e nello spirito.

L'estremo saluto di Don Ricaldone ai Cooperatori Salesiani di tutto il mondo

Pochi giorni prima di ammalarsi, il nostro compianto Rettor Maggiore aveva preparato la lettera annuale ai Cooperatori Salesiani. Leggendola oggi l'anima vibra di commozione, quasi ascoltasse una voce che viene dal Cielo.

Benemeriti Cooperatori e Benemerite Cooperatrici,

Nonostante gli sforzi dei buoni, i tempi corrono ancora difficili assai; e tutti sentiamo il bisogno di speciali aiuti dal Cielo per raggiungere quell'ambiente di normalità e di pace che consenta il pieno sviluppo di una vera e proficua ripresa civile, religiosa e sociale.

Nel presentare quindi gli auguri per il nuovo anno a voi, alle vostre famiglie e a tutti i vostri cari, vi assicuro il più fervido quotidiano ricordo nelle mie preghiere, in quelle dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice e di tutta la gioventù raccolta nelle nostre Case e nelle nostre Missioni.

Sia davvero un anno felice, allietato dalle più abbondanti benedizioni, a conforto di tante popolazioni ancora duramente provate, a sollievo del mondo intero!

Educati alla scuola di San Giovanni Bosco, sempre serenamente ottimista anche nelle più dure procelle della vita, noi guardiamo con fiducia all'avvenire, perchè, pur fra le più trepide vicende, il Signore non ha mancato di consolarci con paterna bontà.

La prima gioia che ci inonda l'anima al chiudersi di quest'anno che muore, è la vostra costante bontà e beneficenza, che ci permette di continuare la missione di Don Bosco; di sostenere tante opere fiorenti e di promuoverne altre sempre provvidenziali; di dare una buona educazione e assicurare un sodo avvenire a tanti poveri giovani; di aiutare migliaia di cuori generosi che aspirano all'apostolato salesiano sforzandosi di raggiungere quella formazione religiosa, culturale, pedagogica, tecnicoprofessionale che deve abilitarli ad essere validi strumenti nelle mani di Dio per la salvezza delle anime e a vantaggio della società.

Altra ineffabile gioia è quella di veder maturare, dietro il soave impulso di particolarissime benedizioni celesti, squisiti frutti di santità nella nostra famiglia.

Nel 1950 è stata la Beatificazione dell'angelico alunno di Don Bosco, Domenico Savio. Quest'anno testè trascorso, la suprema esaltazione dell'umile figlia di Mornese, la prima Superiora, Confondatrice dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Santa Maria Domenica Mazzarello.

La gloria della Madre s'irradia ormai su tutta la fervente Congregazione a letizia delle anime, a crescente stima dell'Istituto, stimolando religiose e alunne all'imitazione delle sue preclare virtù.

Dagli splendori della solenne Canonizzazione nella Basilica Vaticana, è un susseguirsi di feste che, dopo Roma e Torino, diffondono i fulgori della sua santità fino alle terre più lontane, suscitando ammirazione e divozione in tutte le classi sociali.

Altre undici Cause di Beatificazione e Canonizzazione fanno il loro corso presso la Sacra Congregazione dei Riti, tra cui primeggiano quelle dei Servi di Dio Don Michele Rua, Don Filippo Rinaldi, Don Andrea Beltrami e Principe Don Augusto Czartoryski.

Con i due nostri martiri Mons. Luigi Versiglia e Don Callisto Caravario, sono a buon punto anche Don Luigi Mertens, Madre Maddalena Morano, Suor Teresa Valsè Pantellini, Donna Dorotea de Chopitea e Zefirino Namuncurà.

Date memorande.

Il corso della storia ci ha poi recato delle date veramente memorande e altre ce ne prospetta vicinissime.

Abbiamo celebrato, nel 1950, il 75° delle Missioni Salesiane. Avete letto le relazioni dei festeggiamenti culminati in Argentina e soprattutto nella città di Buenos Aires, che ricordò i primi missionari con dimostrazioni di gratitudine ed esultanza di incomparabile grandiosità. Non era ancora esaurito il programma giubilare delle Missioni, che un altro 75° destò un particolare entusiasmo nei nostri cuori: il 75° del pontificio riconoscimento della Pia Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane. Fu infatti il Breve del Santo Padre Pio IX del 9 maggio 1876 che l'accreditò ufficialmente alla Chiesa universale e l'arricchì di tante preziose Indulgenze.

Questa ricorrenza segna per voi, Benemeriti Cooperatori e Cooperatrici, una grande ora. E noi seguiamo con compiacenza le celebrazioni che ne fate nei convegni locali, regionali e nazionali, sotto la guida degli zelanti Direttori Diocesani e Decurioni.

Degna corona sarà il Convegno Giubilare che si terrà in Roma nel mese di settembre del prossimo anno.

Spero che la partecipazione vostra sarà numerosa. Per parte mia saluto già fin d'ora i rappresentanti che converranno sia a Roma che a Torino.

I programmi vi verranno specificati di mese in mese dallo stesso Bollettino.

Intanto, come avete appreso dal numero di Dicembre, un'eletta rappresentanza della vostra Unione ha partecipato, nella prima metà dell'ottobre p. p., al Congresso Mondiale dell'Apostolato dei Laici che segnò nella storia della Chiesa una tappa gloriosa. Con i Delegati dei Cooperatori e delle Cooperatrici parteciparono anche vari dirigenti delle nostre Compagnie Religiose, fondate da Don Bosco, fin dalla metà del secolo scorso, per formare alla pietà e all'apostolato le masse dei suoi giovani.

Abbiamo così portato al grandioso Convegno il nostro modesto ma cordiale contributo mediante gli apostoli in atto, Cooperatori e Cooperatrici, e attraverso la formazione degli apostoli di domani, secondo lo spirito e lo zelo del nostro Fondatore. Grande gioia fu per tutti noi sentirci uniti alle magnifiche e multiformi Associazioni e Istituzioni, sia di Azione Cattolica sia di apostolato specializzato, approvate e benedette dalla Chiesa. E gioia maggiore, del tutto speciale, constatare la mirabile corrispondenza dello spirito e dei programmi dati a queste nostre organizzazioni da Don Bosco un secolo fa. A ragione il Decreto del Tuto per la sua canonizzazione ha qualificato la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani come un « notevole primo abbozzo di Azione Cattolica ». Il Breve di Pio IX fu infatti la corona a esperimenti che il Santo aveva iniziato prima del 1850. Egli sentì il bisogno del concorso dei laici all'apostolato fin dai primordi dell'opera sua e ne promosse strenuamente l'organizzazione fin d'allora.

Il 1952 segna pure il centenario di due avvenimenti di capitale importanza. L' infatti del 1852 - cento anni fa - la nomina canonica di Don Bosco a « Direttore-Capo » degli Oratori di S. Francesco di Sales, di S. Luigi e dell'Angelo Custode e il suo riconoscimento di « Fondatore della Pia istituzione», fatta dall'Arcivescovo di Torino Monsignor Fransoni, che gli conferì anche le facoltà inerenti, compresa quella di dar l'abito ecclesiastico ai giovani desiderosi di consacrarsi a quell'apostolato.

Ed è ancora del 1852 la prima sistemazione, nella Casa-madre di Valdocco, dell'Ospizio, che contava 36 interni, e l'avviamento di undici giovani scelti a un programma più intimo di pietà e di apostolato, coronato con la vestizione di Rua e di Rocchietti: deciso preludio alla costituzione della Società Salesiana. Il 20 giugno 1852, il Santo vide benedire e aprire al culto la sua prima chiesa dedicata a S. Francesco di Sales. E poco dopo iniziava la costruzione di quegli edifici che dovevano sostituire la povera casa Pinardi e che tuttora gelosamente si conservano come la culla di tutta l'Opera.

Cari ricordi, che meritano pure una degna commemorazione, mentre già si prospettano altre grandiose date giubilari per il 1953. Ve le accenno appena, riserbandomi di notificarvi il programma delle celebrazioni appena determinato.

Nel 1953 ricorre: il primo Centenario della Stampa Salesiana, organicamente iniziata con le Letture Cattoliche nel mese di marzo; e il primo Centenario delle Scuole Professionali Salesiane, iniziate nell'autunno dello stesso anno 1853.

Da allora ad oggi, quanta strada! Quante tipografie e librerie! Quante scuole professionali e agricole, dall'arte del libro a quelle dell'abbigliamento, del ferro e del legno! Quanti altri Istituti inferiori, medi, superiori per la cristiana educazione della gioventù sia maschile che femminile!

Abbiamo proprio da ringraziare il Signore e la Vergine Santa. Ausiliatrice che si degnò riversare sull'umile Famiglia Salesiana benedizioni del tutto straordinarie. E ancora nel 1953, quasi a coronamento di queste ricorrenze, cadrà il giubileo d'oro della Pontificia Incoronazione della sua immagine taumaturga, compiuta il 17 maggio 1903 dall'Em.mo Card. Richelmy, Legato Pontificio. Anche di queste celebrazioni vi verrà presto comunicato il programma.

Nuove fondazioni.

Intanto, ho il piacere di elencarvi le nuove fondazioni attuate in quest'anno nelle varie parti del mondo:

Salesiani:

In ITALIA: a Campobasso, per Orfani di guerra del Molise; ad Abbadia S. Marta (Cremona), Orfanotrofio e Scuola agraria; a Civitanova (Marche), Parrocchia ed Oratorio festivo; a S. Salvatore Monferrato, assistenza spirituale alle Figlie di Maria Ausiliatrice; a Todi (Perugia), Oratorio festivo; a Vietri (Salerno), Oratorio quotidiano; a Frascati-Capocroce, riapertura dell'Oratorio quotidiano.

In AUSTRIA: a Blodenz, Ospizio per Artigiani.

In FRANCIA: ad Orleans, Seminario per Ucraini; a Decazeville, Scuole elementari e ginnasio; a Mulhouse, Parrocchia e Oratorio festivo.

In GERMANIA: a Velbert, Ospizio artigianelli.

In OLANDA: a Den Haag, Esternato e Oratorio festivo.

In POLONIA: a Bytom, assistenza spirituale alle Salesiane; a Kretkow, Parrocchia Ognissanti; a Kuznica Cieszycka, Opera salesiana; a Lesnica Opolska, assistenza spirituale alle Suore; a Miedzyborz, Parrocchia S. Giuseppe; a Rabka, Orfanotrofio; a Zori, assistenza spirituale all'Ospedale e alle Salesiane; a Chocianów, Parrocchia; a Cieszkow, Parrocchia; a Katowice, Cappellania ospedale; a Kobylnika, Parrocchia; a Kowalewo, Parrocchia; a Nowo Grodek, Parrocchia; a Oswiecim, Studentato Teologico; a Poniatowice, Parrocchia; a Portba, Cappellania; a Rumia Zagorze, Parrocchia; a Siemianowice, Cappellania; a Sulow, Parrocchia; a Szczodrów, Parrocchia; a Wroclaw, Ospizio giovani mutilati,

In PORTOGALLO: a Viana do Castello, Scuole elementari e Oratorio festivo; a Oporto, Orfanotrofio e Scuole professionali.

In SPAGNA: a Barcellona, Parrocchia S. Giovanni Bosco.

Nelle ANTILLE: a Vista Alegre (Habana), Collegio e Oratorio S. Giovanni Bosco; a Haitì-Petionville, Aspiranti e Oratorio festivo.

Nell'ARGENTINA: a Buenos Aires, la Casa del Bollettino.

Nel BRASILE: a Barbacena, Istituto Salesiano.

Nel CANADÀ: a Edmonton, Collegio ed Ospizio S. Cuore, per l'assistenza agli Emigrati Italiani, Polacchi, Tedeschi.

Nel CENTRO AMERICA: a S. Vicente, Scuole e Oratorio.

Nella COLOMBIA: a Fusagasuga, Istituto Salesiano.

Nell'EQUATORE: a Bomboiza (Gualaquiza), Missione « Domenico Savio » con internato per Kivaretti.

Nel PARAGUAY: ad Asunción, nuova Opera salesiana.

Negli STATI UNITI: a Mahwah, Parrocchia per polacchi.

In CINA: a Macao, Salesian Press, Tipografia e Libreria editrice; a Hong-Kong-Shaukiwan, Scuole elementari, medie e serali; a Hong-Kong-Kowloon, Scuole elementari, medie e professionali.

Nel GIAPPONE: a Tokyo-Merima, Casa S. Francesco di Sales per la Stampa.

In INDIA: a Maliapota, Scuole e Oratorio; a Colagat, Opera salesiana.

Nelle FILIPPINE: a Tarlac, Scuole medie per esterni; a Victorias, Scuole professionali e Oratorio festivo.

Figlie di Maria Ausiliatrice:

In ITALIA: a Mornese (Alessandria), in omaggio alla Canonizzazione di S. Maria D. Mazzarello, riaprirono, ricostruita, la vera Casa Madre dell'Istituto, con Orfanotrofio per le orfane dei Carabinieri; a Cervinara (Avellino), a Grignana Prato (Firenze), a Issogne (Aosta), a Milano-Ss. Silvestro e Martino, a Noto (Siracusa), a Roma-Cinecittà, a Senorbi (Cagliari), a Sicignano degli Abruzzi (Salerno) Scuola materna e di lavoro, Dopo-scuola, Oratorio festivo e Opere parrocchiali ; a Torino-Mirafiori, le stesse opere e Scuole elementari; a Palermo una Casa di cura per Figlie di Maria Ausiliatrice; a Pavia, altre due Case: una con Pensionato studenti, Scuole elementari, laboratorio e Oratorio festivo; l'altra con Scuola materna; a Belluno e a Pedara (Catania) s'incaricarono della cucina e guardaroba dei locali Istituti Salesiani.

Nel BELGIO: a Grand Bigard, una Casa di Formazione per Aspiranti e Postulanti con annessa Scuola e laboratorio.

In GERMANIA: a Bottrop e a Monaco - S. Ulrico, Scuola materna, Dopo-scuola, Oratorio festivo e Opere parrocchiali.

Nell'INGHILTERRA: a Torreridge (Londra) assunsero la direzione di un Ospizio preservativo dell'infanzia, della Società Cattolica di Soccorso.

Nel PORTOGALLO: a Oporto, assunsero la direzione del « Patronato di N. Signora Addolorata e di S. Giuseppe », per fanciulle orfane e bisognose; a Golegà, due Case, una con Scuole, Oratorio e Opere sociali; l'altra con Ambulatorio e Dispensario.

Nella SPAGNA: a Barcellona - S. Andres de Palomar, una Casa con Scuole elementari e professionali, Scuola di lavoro, Refezione scolastica e tre Oratori festivi ; a Barcellona-Horta e Barcellona-Sarrià, altre due Case per la cucina e guardaroba dei due rispettivi Istituti Salesiani; a Madrid- S. Bernardo, assunsero la direzione d'una Scuola professionale; a Santander, una Casa con Scuola materna ed elementare, Oratorio festivo, oltre all'incarico della cucina e della guardaroba del locale Istituto Salesiano.

Nell'INDIA: a Bandel nel Bengala, una Casa Missione con Scuole, Oratorio festivo, Dispensario.

Nel BRASILE: a Natal, Scuola materna ed elementare, Scuole serali, Oratorio festivo; a Parà de Minas, un Orfanotrofio; a Porto Velho, una terza Casa con Pensionato studenti.

Nel CILE: a Puerto Aysen, Scuola materna ed elementare, Laboratorio, Oratorio festivo, Catechismi.

Nella COLOMBIA: a S. Rosa da Viterbo, Scuole elementari e ginnasiali, Oratorio e Scuola festiva.

Nel PARAGUAY: a Puerto Pinasco nel Chaco Paraguayo, una Casa Missione con Scuole, laboratorio per le indie e per le figlie dei lavoratori addetti alle locali fabbriche di tannino.

Ansie e dolori.

Vorrei chiudere qui la lettera e lasciarvi solo la dolce impressione di buone notizie. Ma voi sapete che, fin dall'anno scorso, ben 150 delle nostre Case venivano travolte dalla bufera scristianizzatrice; 1900 con fratelli e centinaia di Figlie di Maria Ausiliatrice, deportati, esiliati, incarcerati e vessati. In parecchie regioni la situazione si è ancora aggravata: non una casa risparmiata; il numero degli incarcerati e dispersi aumentato: le loro sofferenze Dio solo le può misurare! Impossibile soccorerli; neppure si riesce a comunicare con loro. Non ci resta che pregare il Signore perchè disponga che al periodo dell'odio sottentri quanto prima l'amore e frattanto sostenga e conforti i nostri cari nella tremenda prova, liberandoli da tante angustie e riconducendoli al seno della loro Famiglia religiosa.

Strenna per il 1952.

Dal canto nostro, persuasi che fonte di tante tribolazioni e, possiamo ben dire, di ogni male, è l'egoismo e l'orgoglio insano, coltiviamo con più intensa cura la virtù dell'umiltà che propongo anche a voi come «strenna » pel 1952.

L'umiltà è splendore di verità: rende possibile e gioconda la vita familiare e sociale; è lo scudo della castità; è la virtù che allarga il cuore a servizio del prossimo ed è fonte di bontà e mitezza. Ce n'è tanto bisogno! Pratichiamola ed inculchiamola anche agli altri, sicuri che solo con l'umiltà si sanano le nazioni, si affratellano i popoli, si fondono i cuori.

Il Signore faccia scendere su tutti voi e sulle vostre care famiglie copiose benedizioni. Maria SS. sia la vostra Ausiliatrice, e San Giovanni Bosco vi dica la gratitudine di tutta la famiglia salesiana e particolarmente del vostro

aff.mo in G. e M.

SAC. PIETRO RICALDONE

Rettor Maggiore.

PROFILO DELL'UOMO

dettato dal suo coetaneo Don Ceria, biografo di San Giovanni Bosco.

D. Ricaldone sortì da natura un'anima squisitamente sacerdotale, e al sacerdozio aspirò fino dalla tenera età. Il sacerdote è uomo di Dio, del quale ha sposato gli interessi, ed è uomo del prossimo, al cui bene spende la propria vita. A questo duplice obiettivo D. Ricaldone si preparò negli anni dell'adolescenza e della giovinezza, tenendosi lontano dalle contaminazioni mondane e dedicando il meglio del suo tempo al lavoro intellettuale e alle pratiche della cristiana pietà.

D'ingegno aperto, lo irrobustì apprendendo dai maestri e dai libri quel sapere che, fecondato dallo studio e vivificato dall'esperienza, doveva poi metterlo nella possibilità di affermarsi lodevolmente e utilmente prima in pubblicazioni di carattere sociale e appresso in ampie trattazioni di argomento ascetico, ma che specialmente non gli lasciò mai esaurire una vena benefica nel sacro ministero della parola.

Il cuore ebbe all'altezza dell'ingegno. Senza indagare qui le disposizioni innate e le manifestazioni giovanili, il certo si è che, non appena entrò nella vita vissuta, venne rivelando sentimenti di sempre più nobile e virile generosità, i quali erano presagio d'un avvenire di gran lunga superiore alla comune mediocrità. Con questo si rivelò tosto anche uomo di governo e si trovò aperta la via a impiegare i suoi talenti nell'esercizio dell'autorità, passando per tutti i gradi, dal più umile di un povero oratorio festivo, su su fino al fastigio, del potere in una famiglia religiosa che conta membri di tutte le nazioni, che ha funzioni di svariato genere, che suscita opere quasi in ogni plaga del globo. Le sue graduali elevazioni partivano dall'alto della gerarchia domestica, ma incontravano il plauso dei dipendenti di qualsiasi condizione. Indubbiamente senza esimie doti non si ascende così la scala del comando in sodalizi, donde è sbandita assolutamente la lusinga del far carriera.

Orbene, in tutte le cariche esercitate da D. Ricaldone, se si ammirava lo spirito d'iniziativa, di ordine, di disciplina, non si poteva non ravvisare anche quale fosse l'impulso interiore, che moveva la sua instancabile e feconda attività. Il movente sacerdotale agiva costante dentro di lui e ne ispirava e animava le imprese esterne.

Queste imprese a persone non volgari, ma alquanto pavide, sembravano talora alquanto azzardate. Ma D. Ricaldone aveva imparato da Don Bosco una gran lezione. Il santo Fondatore, quando un disegno dopo matura riflessione accompagnata da fervida preghiera gli appariva conforme alla gloria di Dio e rispondente a reale beneficio del prossimo, non si attardava in ragionamenti, ma, sommergendo esitazioni, titubanze e incertezze, si lanciava con prudente fermezza all'esecuzione. Così accadeva che la prova del tempo smentiva le paure dei timidi, di coloro che erano giunti perfino a credere avergli dato volta il cervello.

Naturalmente Don Ricaldone non dovette emulare la grandiosità delle opere create da D. Bosco; pur tuttavia palesò genio non ordinario nel dare sviluppo agli ideali del Santo, lottando con non minore fermezza per vincere immancabili difficoltà.

Insomma D. Ricaldone possedette la tempra di grande sacerdote, che molto operò per la gloria di Dio e il bene del prossimo, che molti sollevò da miserie spirituali e materiali, che a moltissimi dispensò a larga mano tesori di consigli, d'incoraggiamento e di umano e divino conforto.

Ed ecco che il popolo nel suo profondo senso cristiano ha compreso tutto ciò. In quella specie di commiato che i vivi prendono dai defunti visitandone le spoglie mortali, il popolo affluì spontaneo, numeroso e commosso intorno al letto funebre di D. Ricaldone; e l'afflusso non cessò fino a che la salma, sottratta agli sguardi del pubblico, venne finalmente chiusa nella bara. Simili dimostrazioni popolari non sono frequenti, ma si ripetono ogni volta che scendono nella tomba veri amici e benefattori del popolo.

Le condoglianze di Sua Santità Pio XII.

Città Vaticano 25 - XI - 1951

Notizia pio trapasso Rettore Maggiore Don Ricaldone rattrista cuore Sua Santità che memore tuttavia quale servizio abbia reso servo buono e fedele alla Chiesa e quale spirito abbia sempre sostenuto e guidato degno successore Don Bosco nel suo lungo e fruttuoso cammino raccomanda al Signore anima eletta fidente suo premio eterno mentre alla grande Famiglia Salesiana orfana tanto padre invoca consolazioni della Fede e invia particolare confortatrice benedizione.   MONTINI Sostituto.

Il IV Successore di S. Giovanni Bosco

NOTE BIOGRAFICHE

Famiglie di una volta.

Mirabello Monferrato, grazioso paese ricco di vigneti, vanta l'onore di aver dato i natali al IV Successore di San Giovanni Bosco.

Pietro Ricaldone nacque il 27 luglio 1870 da Luigi e Raiteri Candida. Lo stesso giorno, verso le ore 18, fu battezzato dall'Economo parrocchiale Don Carlo Cognasso, essendo padrino lo zio Ricaldone Luigi, e madrina la zia Buzio Luigia in Ricaldone.

Nella famiglia profondamente cristiana trovò l'ambiente ideale per la sua prima educazione.

La mamma, piissima, traeva dalle lunghe preghiere fatte in casa, mattino e sera, in ginocchio sul nudo pavimento, dall'assistenza quotidiana alla santa Messa e dalla quasi quotidiana Comunione, ispirazione all'esercizio delle più nobili virtù domestiche e sopratutto della carità verso i poveri.

Il babbo, tempra forte e cuore generoso, assecondava pienamente la mamma, offrendo ai figli l'esempio di una fede che animava tutta la sua vita privata e pubblica. Fu sindaco di Mirabello, e col suo buon senso cristiano, con la sua rettitudine e con la sua attività, seppe rendere preziosi servizi al paese.

Nel santuario domestico, il piccolo Pietro ebbe così quella prima formazione alla pietà e al senso del dovere che assicurò le basi per i progressivi sviluppi della sua educazione.

Frequentate la prima e la seconda elementare al paese natìo, proseguì gli studi nei nostri collegi di Alassio e di Borgo S. Martino.

Incontro con Don Bosco.

Nel nostro collegio di Borgo S. Martino il giovane Ricaldone ebbe la gioia di incontrarsi la prima volta con Don Bosco. Il buon Padre aveva regalato agli alunni una di quelle visite che erano attese come una benedizione. Dopo il solenne ricevimento, si era ritirato nella sua stanzetta, dove superiori e giovani passarono ad aprirgli il loro cuore. Il piccolo Pietro attese il suo turno. E quando fu solo col Santo, si sentì subito guadagnato dalla sua bontà. Gli fece le sue confidenze, ne ascoltò i preziosi consigli e ne subì quel fascino che aumentò col crescere degli anni e della conoscenza del grande apostolo della gioventù.

Lo rivide poi nel 1882 in Torino quando, con tutto il collegio, partecipò alla consacrazione della chiesa di S. Giovanni Evangelista.

Proseguiti gli studi a Casale Monferrato e ammesso al Seminario Vescovile, il giovane chierico sentì decisamente la chiamata alla vita salesiana e passò a compiere il suo aspirantato e noviziato a Torino nell'Istituto di Valsalice dal 1889 al 189o, prendendo contatto con i Servi di Dio Principe Don Augusto Czartorisky e Don Andrea Beltrami.

All'estero.

Nel settembre del 1890 partì, ancora chierico, per la Spagna, ove l'Ispettore, il Servo di Dio Don Filippo Rinaldi, seppe lanciarlo nell'apostolato salesiano e dirigerne saggiamente i passi. L'affermazione fu così rapida che il futuro terzo successore di Don Bosco non esitò ad affidargli una delle opere più provvidenziali dell'Ispettoria: l'Oratorio festivo di Siviglia. Il 23 luglio 1892, il ch. Pietro Ricaldone, tuttora studente di teologia, cominciò ad accompagnarvi settimanalmente il direttore Don Atzeni, e il 5 gennaio dell'anno seguente prese con lui stabile dimora nell'ex convento della SS. Trinità, offerto provvisoriamente dalla Curia.

Giovane pieno di zelo e ricco di doti di mente e di cuore, divenne ben presto l'anima dell'Oratorio, acquistando tale ascendente sui 500 birichini, che Don Rinaldi non tardò ad addossargli l'intera direzione, appena assunto alla dignità sacerdotale.

Giorno radioso per lui, il 28 maggio 1893, quando potè salire l'altare per la sua prima Messa !

Alba luminosa di un ministero che il Signore benedisse con una fioritura di opere mirabili. Con la grazia di Dio e con l'aiuto dei buoni, Don Ricaldone riuscì infatti ad attuare un programma che all'Oratorio aggiunse dapprima corsi di scuole elementari per esterni, poi scuole professionali e infine anche il corso classico, con tale impulso che in breve si affermarono con uno sviluppo meraviglioso. Oggi vi si affianca anche la casi Universitaria. Nel 1898, per prodigare educazione cristiana alla gioventù di un altro rione, aperse un secondo Oratorio dedicato a S. Benedetto di Calatrava.

Ispettore (1901-1911).

Nel 1901 il Servo di Dio Don Michele Rua, chiamando Don Filippo Rinaldi a succedere a Don Belmonte come Prefetto Generale della Società Salesiana, divise l'Ispettoria Spagnola in tre: Betica, Celtica e Tarragonese, e affidò la prima al Direttore di Siviglia.

Don Ricaldone, pur continuando a tenere anche la direzione dell'Istituto, si accinse subito alla nuova missione con quel fervore e con quello spirito di organizzazione che furono la caratteristica del suo zelo. Alla sua giurisdizione vennero assegnate sette Case con 86 confratelli.

Rilevando con amarezza che il personale salesiano era in numero troppo esiguo per far fronte alle vaste possibilità di apostolato, si affrettò a mandare un sacerdote per le province della Castiglia, ricche di ottime vocazioni, a reclutare giovani aspiranti alla vita salesiana, e aprì per loro un apposito aspirantato. Grazie a questa forma di apostolato, in un decennio riuscì a portare il numero dei confratelli a 184 e a fondare: il Collegio di Córdoba con annesso un fiorente Oratorio festivo, la casa di Ronda con scuole per esterni e Oratorio festivo, l'Orfanotrofio di Cadice con scuole professionali, la casa di S. José del Valle col noviziato e lo studentato filosofico.

Provvide pure a organizzare gli Ex allievi e i Cooperatori salesiani, che risposero cordialmente a tutte le sue iniziative. Sensibilissimo anche all'urgenza dei gravi problemi suscitati dalla questione sociale e dalle esigenze della classe operaia, mentre dava il massimo incremento agli Oratori festivi e alle Scuole professionali, prese ad interessarne i buoni e soprattutto il clero con opportune pubblicazioni.

In quegli anni Don Ricaldone trovò anche tempo per dedicarsi ad una impresa grandiosa che gli procurò bella fama. Ideò e pubblicò la Biblioteca Agraria Solariana composta di 140 volumetti e che la giuria dell'Esposizione Nazionale e Internazionale di Torino del 1928 volle premiare col Gran Premio e con Medaglia d'argento del Ministero. Ecco un tratto della motivazione di sì distinta onorificenza: «La Biblioteca intitolata al nome del grande Italiano Stanislao Solari, pioniere insigne della nuova agricoltura, per merito e tenacia di un altro distinto Italiano, il Sac. Pietro Ricaldone, si rese, forse, la pubblicazione agricola più benemerita e di maggior diffusione nella lingua di Cervantes ».

Buon intenditore di musica e zelante del decoro delle sacre funzioni, fu uno dei primi ad attuare la riforma del canto sacro promossa dal Santo Padre Pio X.

All'apostolato salesiano, particolarmente a quello educativo, impresse un fervore che portò l'Ispettoria ad una mirabile fioritura.

Seppe poi assimilare così bene il carattere e la lingua degli Andalusi, che egli passava per uno di loro, cordialmente amato e stimato da autorità e popolo, amici e benefattori.

In Patagonia, nell'Uruguay e nella Terra del Fuoco.

L'abilità dimostrata nel governo dell'Ispettoria indusse Don Rua a incaricarlo di una visita straordinaria alle Case salesiane dell'America meridionale. Vi dedicò più di un anno, dal 1908 al giugno 1909, visitando complessivamente 60 Case salesiane e quasi altrettante delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Fu una visita delle più fruttuose, perchè condotta con grande diligenza, larga comprensione, vasta competenza e cordiale amabilità. Lo accompagnò il direttore della casa di Utrera, Don Antonio Candela, oggi Direttore Generale delle Scuole agricole e professionali salesiane. Partito da Cadice il 7 marzo, sbarcò a Buenos Aires il 24, e l'indomani iniziò la visita alle Case della capitale e dell'Ispettoria affidata allora all'indimenticabile Don Giuseppe Vespignani.

Il 20 luglio proseguì per l'Uruguay, accolto a Montevideo dall'Ispettore Don Gamba. E spinse la sua visita fino alle due case di Rio Grande e di Bagé nel Brasile, che allora appartenevano all'Ispettoria Uruguayana. Scese quindi al Chubut e alle Missioni della Pampa. Poi, il 25 novembre, iniziò la visita alle Missioni della Patagonia, affidate all'Ispettore D. Pagliere.

Da Patagones passò a Viedma, a Pringles, a Conesa, a Choele-Choel, riuscendo a celebrare la festa di Natale a Roca. La notte del 31 dicembre lo sorprese in viaggio per Chosmalal. A mezzanotte, tra lo scalpitar dei cavalli, cantò il Te Deum con i compagni, sotto il cielo stellato nella immensa solitudine patagonica. Il 3 gennaio 1909, dopo sei giorni di vettura, era a Chosmalal, ove trovò presso la povera chiesa parrocchiale, in una miserrima casetta di fango, due infaticabili missionari, Don Matteo Gavotto e Don Bartolomeo Panaro, venerati allora come apostoli e oggi compianti e onorati come santi.

Incontri con pionieri e missionari,

Da Chosmalal Don Ricaldone tornò a Roca, ove contribuì con la sua eccezionale perizia agraria a incoraggiare e a incrementare l'opera di Don Stefenelli che, superando ostacoli umanamente insormontabili, aveva iniziato lo sfruttamento del deserto patagonico, ricco di una fecondità meravigliosa sino allora sconosciuta.

Il 21 gennaio partì per il Neuquén con Don Domenico Milanesio, anima di apostolo e tempra di santo pioniero, il « Padre degli Indi i, com'era chiamato, che doveva condurlo a Junin de los Andes. Impiegarono sette giorni, sballottati su di un affusto di cannone adattato a carro, che correva per l'aperta campagna. Strade quasi non ve n'erano. Guadarono vari affluenti del Limay, fiumi vorticosi, riposando, la notte, per terra, sotto le stelle.

Giunse a Junin de los Andes la vigilia della testa di S. Francesco di Sales, a tempo per presiedere gli Esercizi spirituali dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Proseguì quindi per S. Martìn de los Andes, donde cominciò la traversata delle Cordigliere che compì a cavallo in quattro giorni, giungendo a Valdivia, nel Cile, il 7 febbraio. Duecento chilometri a cavallo, senza contare la traversata dei laghi Piribueco e Panguipulli.

Il viaggio in Cile doveva servire solo di passaggio per imbarcarsi a Valparaiso alla volta di Puntarenas (Magellano). Ma, nella settimana che vi si trattenne, regalò una visita anche a quelle Case. Il 16 febbraio, il piroscafo Orissa fece rotta per Puntarenas, sbarcandovelo il 21. Con il Prefetto Apostolico Mons. Fagnano visitò le Missioni dell'isola Dawson e della Terra del Fuoco, spiengendosi poi fino a Gallegos e a S. Cruz.

Ebbe quindi agio di conoscere a fondo quell'anima di apostolo, dotata di non comune talento organizzatore, dal cuore grande e pronto a soccorrere ogni sorta di miseria. Ed ebbe anche occasione di constatare l'eroismo dei nostri missionari.

A Santa Cruz s'incontrò con Don Beauvoir, missionario dal cuor d'oro e dalla tempra d'acciaio, che emulava nella missione della Terra del Fuoco le gesta ammirabili di Don Milanesio tra gli indi della Patagonia.

Attraverso la Patagonia e la Terra del Fuoco dovette percorrere in gran parte regioni prive di strade, a cavallo o sballottato in una vettura che attraversava la brulla campagna coperta di rovi e di sterpi. Il calore soffocante di giorno, e di notte le zanzare, le vinchucas, terribili parassiti della regione, la monotonia schiacciante del paesaggio e la interminabile durata di quei viaggi, fecero esperimentare a Don Ricaldone buona parte dei sacrifici della vita missionaria. Di lì nacque in lui quel sentimento di affettuosa venerazione che manifestò sempre per i missionari e quello zelo nel prestar loro aiuto, che diede origine più tardi alla Crociata Missionaria.

Ripreso il piroscafo per Montevideo, sostò alle Isole Malvine per far visita al cappellano salesiano e alle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Raggiunse Torino il 1° giugno, recando a Don Rua notizie particolareggiate dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, delle Case e delle Opere.

In America, ove era passato Don Ricaldone, alla soddisfazione e alla gratitudine dei confratelli e delle suore, che avevano apprezzato i sacrifici compiuti per giungere alle più impervie regioni fra disagi che solo essi erano in grado di valutare, s'era aggiunta l'ammirazione delle autorità civili e religiose, dei cooperatori e degli ex allievi, entusiasti delle doti e del tatto del visitatore e commossi dalla sua affabilità.

In realtà egli non si era risparmiato. Si era prodigato senza misura nelle udienze e nella predicazione, in conferenze e riunioni, in convegni di ex allievi e benefattori, con tanto affetto e tanta edificazione da lasciare in tutti la più viva soddisfazione.

A capo delle Scuole Professionali e agricole salesiane.

Don Ricaldone veniva da un ambiente popolare.

Forse fu questa la ragione della sua spiccata predilezione per il popolo lavoratore.

Il Servo di Dio Don Rua prima e poi Don Albera, intuirono le meravigliose risorse dello spirito d'iniziativa di Don Ricaldone nel settore lavoro e lo chiamarono dalla Spagna a Torino per metterlo a capo del movimento professionale e agricolo salesiano.

Da quel giorno a oggi sono passati oltre 40 anni, nei quali Don Ricaldone profuse tesori di mente e di cuore per attrezzare e adeguare ai tempi le scuole professionali e agricole, create da Don Bosco per dare ai figli degli operai un'adeguata preparazione tecnica, elevandone in pari tempo il livello culturale e morale.

Don Ricaldone, anima di geniale apostolo in qualsiasi campo di bene, apparve gigante nel campo professionale.

Durante gli undici anni che fu Direttore Generale delle scuole professionali e agricole, diede all'insegnamento professionale un impulso così poderoso che ancora oggi perdurano gli effetti salutari.

Egli sostituiva Don Giuseppe Bertello, intelligenza eletta, che aveva segnato la via alle nostre Scuole con norme didattiche e pedagogiche, con programmi di cultura generale e tecnica e con disposizioni pratiche fedelissime allo spirito di Don Bosco. Perciò, tenendo conto di ogni elemento acquisito dal suo antecessore, vagliando acutamente ogni disposizione e soprattutto la pratica operante in Italia e all'estero, completò i programmi, li semplificò e li elucidò con sviluppi teorico-pratici che costituiscono veri tesori del genere, ai quali si deve la massima parte del progressivo e rapido fiorire del ramo professionale e agricolo salesiano.

Purtroppo tali programmi, di fronte alla necessità di rilasciare agli allievi un attestato di valore legale, dovettero modificarsi alquanto per conformarsi alle scuole similari dello Stato, pur conservando la caratteristica impressavi da Don Bosco di scuole teoricopratiche per l'insegnamento dei mestieri.

Malgrado le modificazioni subite, le Scuole professionali salesiane ebbero tale successo in Italia e all'estero che in un lampo si moltiplicarono, furono e sono richieste continuamente ovunque da autorità ed enti privati e conoscono un solo freno al loro cammino: la scarsità di personale salesiano tecnico.'

Don Ricaldone, quando assunse la direzione generale delle Scuole professionali e agricole salesiane, trovò 37 Scuole professionali e 42 Scuole agricole. Oggi, alla sua morte, lascia 151 Scuole professionali e 94 Scuole agricole.

Il compianto Rettor Maggiore aveva il dono di vedere subito e molto lontano. Perciò di fronte ai grandi problemi sociali il suo entusiasmo si accendeva non di una fiamma passeggera, ma di una volontà e di un ardimento ferrei, diretti da una preclarissima intelligenza. Così si spiega per es. la sua singolare propensione per l'agraria. Oltre la citata Biblioteca Solariana, basterebbe il suo bel volume Scuole agricole salesiane. Programmi e norme; e soprattutto la sua grande monografia in quarto- Scuola agricola salesiana. Norme per gli edifici e loro arredamento per immortalarne il nome in questo settore. Questa monografia, fatta in collaborazione con il prof. architetto Mario Cerradini, Preside dell'Accademia Albertina di Torino, fu tanto più apprezzata in quanto è l'unica opera in fatto di costruzioni di grandi scuole agrarie. La monografia, stampata nel 1922, è ancora ricercata oggi dai competenti come un gioiello di dottrina e di esperienza.

Organizzatore di esposizioni e di mostre professionali.

Come efficace stimolo all'emulazione tra gli allievi e al credito presso il pubblico, egli promosse non solo la partecipazione delle nostre Scuole professionali e agricole alle esposizioni regionali e nazionali, che gareggiarono in encomi e premi di prim'ordine, ma anche l'organizzazione di « Mostre didattico-professionali » annuali nei singoli istituti. Mostre locali dirette a preparare le mostre regionali, nazionali e internazionali, che portarono il nostro sistema e i nostri programmi a conoscenza di tanti competenti e richiamarono l'attenzione delle autorità, degli stessi governi e delle istituzioni industriali.

All'Esposizione Internazionale del Libro e d'Arte Grafica - per citarne una - tenutasi a Lipsia nel 1914, parteciparono 53 scuole tipografiche salesiane, s1 di legatoria, 4 di fonderia di caratteri, 3 di litografia, con 42 librerie, concorrenti da 18 stati d'Europa, America, Africa e Asia, e fiorenti di 3675 allievi (189o tipografi, 1753 legatori e 32 litografi). La grandiosa esposizione non potè avere il successo che meritava per lo scoppio della grande guerra; ma alle nostre scuole venie assennato il Diploma d'Onore.

Riuscitissima la « Mostra didattico-professionale » allestita, sotto la direzione personale di Don Ricaldone, all'Oratorio di Torino, nel 1920 in occasione della inaugurazione del monumento a Don Bosco. Mostra completa che, mentre illustrava i programmi delle nostre Scuole professionali e agricole, offriva i saggi progressivi dell'abilitazione degli alunni. Studiosi e tecnici di vaglia, sociologi eminenti ne fecero i più lusinghieri elogi. Ma anche la folla del pubblico vi trovò grande interesse, perchè Don Ricaldone seppe curarne i più minuti particolari e farla parlare con la genialità della disposizione e la proprietà delle indicazioni.

Prefetto Generale.

Con la elezione di Don Filippo Rinaldi a Rettor Maggiore, Don Ricaldone venne eletto alla carica di Prefetto Generale della Società Salesiana, che equivale a Vicario del Rettor Maggiore.

La sua attività fu quindi assorbita dalla collaborazione più stretta col terzo successore di Don Bosco, sicchè, il più delle volte, si fuse con essa. Tuttavia la sua opera personale rifulse specialmente nella Crociata missionaria, nell'organizzazione della Pia Unione dei Cooperatori e nelle grandiose feste della Beatificazione di Don Bosco.

La Crociata missionaria oggi continua con le « borse missionarie ». Ma investì un complesso di iniziative. Anzitutto, la preparazione del personale, quindi: il reclutamento di aspiranti missionari, l'allestimento di Case di formazione specializzate per futuri sacerdoti, per capi d'arte e per catechisti e tutta la cura per la loro formazione. Dall'Istituto Card. Cagliero alla Scuola agraria di Cumiana, all'Istituto Conti Rebaudengo, a quello Bernardi-Semeria sul Colle Don Bosco a Castelnuovo, tutte le Case per aspiranti missionari ebbero da lui l'impronta, i programmi, le direttive e l'assistenza diretta fino alla loro completa sistemazione.

Per ottenerne il finanziamento non esitò a proporre al Rettor Maggiore Don Rinaldi la Crociata missionaria che gli permise di allestire numerose spedizioni missionarie annuali. Per interessare poi tutto il mondo al gran problema delle Missioni, seguì personalmente il concorso della Società Salesiana all'Esposizione Missionaria Vaticana nel 1925, e organizzò l'Esposizione Missionaria Salesiana, commemorativa del Giubileo d'Oro delle nostre Missioni, per l'anno seguente, nella casa madre di Torino.

Dà impulso alla Pia Unione dei Cooperatori.

Grande impulso diede pure, come Prefetto Generale, alla Pia Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici salesiane col coordinamento di una vasta attività di propaganda e la sistemazione dell'Ufficio centrale. Aggiornò l'Ufficio Corrispondenza e l'Ufficio Stampa Salesiana, con modernità e praticità di criteri che sveltirono il servizio informazioni e pubblicità. Lanciò conferenzieri e propagandisti nelle città e nei paesi, con materiale scelto, a far conoscere Opere e Missioni di Don Bosco, suscitando vivissimo interesse e generosa cooperazione. Promosse convegni locali e regionali e la creazione di uffici ispettoriali per seguire più facilmente il movimento e diffondere anche l'associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice. Favorì le iniziative dell'Ufficio Propaganda che preparò una serie di opportune pubblicazioni e un interessante assortimento di materiale. Preoccupato poi di concorrere, secondo lo spirito di Don Bosco, al bene delle anime dei cooperatori, pubblicò proprio per loro il prezioso manuale per l'Esercizio della Buona Morte, che incontrò tanto favore.

Il frutto del complesso lavoro emerse in occasione delle feste per la Beatificazione, quando a centinaia di migliaia cooperatori e cooperatrici risposero all'appello del Rettor Maggiore, e Don Ricaldone potè dare al programma il massimo sviluppo e organizzare in Torino quel corteo della traslazione da Valsalice alla Basilica di Maria Ausiliatrice che fu il gran trionfo della salma gloriosa di Don Bosco. Il volume XIX delle Memorie Biografiche ne ha perpetuato la descrizione; ma bisognava essere a fianco di Don Ricaldone nei mesi di preparazione per valutarne la grandiosità della concezione e la perfezione dell'attuazione. Il Signore lo benedisse con una riuscita che più splendida non si poteva bramare.

Quanto alla sua attività specifica di Vicario del Rettor Maggiore, diciamo tutto quando affermiamo che fu il braccio destro di Don Rinaldi nel governo dell'intera Congregazione.

Negli Stati Uniti e nel Messico.

Come seppe corrispondere alla fiducia di Don Rua, di Don Albera e di Don Rinaldi in tutte le mansioni che gli affidarono, così seppe rappresentarli e fedelmente interpretarli come visitatore delle Case lontane.

Dal novembre 1912 al maggio 1913, fu mandato alle Case salesiane degli Stati Uniti e del Messico. Si imbarcò a Liverpool (Inghilterra) il giorno 16, e giunse a New York il 22.

Compiuta la visita alle Case dell'Est, il 12 gennaio partì per la California e il 22 del mese seguente raggiunse il Messico. A Tampico, il treno su cui viaggiava fu assalito dai rivoluzionari e fu grazia di Dio se non ebbe a soffrirne. Accolto, il 27, a Huichapan dall'Ispettore Don Piani e dai confratelli, vi si trattenne quasi due mesi visitando accuratamente le Case dei Salesiani e quelle delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

L' 11 aprile si imbarcò a Vera Cruz per Cuba e giunse all'Avana il 15. Dall'Avana ritornò a New York, donde, dal 28 aprile al 4 maggio, fece una punta fino a Montréal e a Ottawa nel Canadà. Lasciò New York il 10 maggio per essere a Torino la vigilia della festa di Maria Ausiliatrice.

Con diversi incarichi e per varie circostanze, fu, negli anni seguenti, nella maggior parte delle Case di Europa e in Palestina, valendosi della conoscenza delle lingue principali per affiatarsi con tutti i confratelli e trattare con autorità, cooperatori e amici.

In India, in Siam, in Birmania, in Indocina.

Il 24 dicembre del 1926 partì da Torino per l'Estremo Oriente. Con un gruppo di missionari celebrò il Natale a Venezia e la sera stessa s'imbarcò per l'India.

Giunse a Bombay il 10 gennaio e proseguì subito per Calcutta, accolto a festa il giorno 13 da Mons. Mathias e da altri confratelli. Sceso a Madras, percorse tutta l'Archidiocesi, giungendo alle varie Missioni, a Tanjore e Maylapore.

Tornato a Calcutta e visitate le opere esistenti, si diresse all'Assam. Da Shillong visitò dapprima la regione montana e poi la pianura, parte a piedi, parte a cavallo e parte su elefante, assistendo a spettacoli di fede che gli richiamavano il fervore dei primi cristiani. Ovunque comunioni numerose e una pietà commo vente. In un villaggio presso Cherrapunnjee celebrò la Messa sul piazzale dinanzi a 1500 persone che assistevano con mirabile devozione, sotto i raggi del sole indiano. Nel pomeriggio presiedette un'accademia popolare di 3000 persone e la chiuse leggendo un discorsetto in lingua Khassi.

Simili omaggi si rinnovarono negli altri villaggi assamesi e raggiunsero la massima solennità a Shillong.

Tornò a Calcutta il 6 aprile. Il 10, si imbarcò per Rangoon (Birmania) e raggiunse Penang il 17. Era ad attenderlo l'Ispettore delle case della Cina Don Canazei. Da Penang, in treno, passò a Bangkok nel Siam per visitare le residenze della Missione di Rajaburi affidata ai PP. delle Missioni Estere di Parigi, che la S. Sede aveva offerto a noi proprio quell'anno. Proseguì quindi per l'Indocina francese, Puonglenk (Cambodgia), Saigon, Hanoi e, imbarcatosi ad Haiphong, giunse a Hong-Kong il 16 maggio e il 23 a Macao.

In Cina e nelle Filippine.

Tre giorni dopo partì per Shanghai, ove si trattava di trovare la via per l'opera nostra provata con gravi difficoltà provocate dall'incerta situazione cinese; di là proseguì per il Giappone.

Tra il 7 giugno e il 4 luglio visitò Tokio e la Missione di Miyazaki, predicando gli Esercizi ai salesiani della Prefettura Apostolica allora affidata a Mons. Cimatti. A Oita assistette a una gara catechistica originale: concorrenti tutti pagani, meno uno; vinse il trofeo un pagano.

Dopo la gara vide con commozione lo spettacolo di quell'Oratorio festivo esuberante di vita e popolato nella quasi totalità da pagani. Vi battezzò 7 catecumeni, tra cui una mamma con quattro figli. Coronò l'indimenticabile giornata un'accademia, al termine della quale rivolse paterne parole di ringraziamento e di incoraggiamento che uno dei presenti traduceva in giapponese. A Miyazaki invece si avventurò a leggere un discorsino in giapponese che venne attentamente ascoltato e calorosamente applaudito. « Il bello era, commentava poi argutamente, che tutti capivano, meno chi parlava ! ».

Il 13 luglio giunse a HongKong e proseguì per Macao, ove predicò pure un corso di Esercizi spirituali, visitò tutte le opere, e preparò il personale per la Missione del Siam.

Dal 6 agosto al 30 settembre, visitò il Vicariato Apostolico di Shiu-Chow con il Servo di Dio S. E. Mons. Versiglia, predicando gli Esercizi anche a quei missionari. Coll'eroico Vescovo, che quattro anni dopo doveva dare la prova suprema del suo amore per le anime col martirio, Don Ricaldone trattò a lungo i vari problemi della Missione.

Da Shiu-Chow a Chi-Hing, attraversò la zona infestata dai pirati, in cui tanti missionari erano stati affrontati e derubati. Non ne sofferse perchè provvidenzialmente nella barca su cui viaggiava avevano preso posto da padroni, senz'avviso nè intesa, due figuri conosciuti come capi briganti. Durante il giorno quei poco graditi compagni fumavano l'oppio e durante la notte si sdraiavano comodi sullo stretto tavolato; e Don Ricaldone doveva dormire affiancato a quegl'individui!

Quindici giorni dopo, mentre viaggiava in barca da Lok-Chong a Shiu-Chow, giunto a Jeng-Khai, fu obbligato ad approdare da un gruppo di pirati con i fucili spianati. Per fortuna non gli fecero del male: dopo qualche scambio di parole, lo lasciarono ripartire senza esigere nulla.

A Nam-Yung amministrò il S. Battesimo a 7 adulti e durante la santa Messa li ammise alla santa Comunione che distribuì pure a numerosi cristiani. Continuando il viaggio fu sorpreso più volte in aperta campagna dai temporali, e dovette attraversare torrenti straripati, senza trovare di che cibarsi. Il cavallo a un certo punto non resse più, e Don Ricaldone dovette proseguire a piedi, nonostante la sfinitezza.

Da Lin-Kong-Haw a Yeung-Shang percorse in barca 140 km. in 4 giorni, in compagnia di tre pirati che vollero essere ammessi a bordo. Quando mancavano 20 km. Don Ricaldone-e Don Boccassino che lo accompagnava preferirono scendere a terra e percorrere a piedi il tratto rimanente. Ma, sorpresi dalle tenebre, due volte sbagliarono il sentiero; e quando giunsero finalmente a Yeung-Shang, trovarono chiuse due porte della città. Fecero allora il giro delle mura passando vicino al luogo ove giaceva cadavere un uomo vittima dei pirati, e, trovata aperta la terza porta, raggiunsero la residenza missionaria alle due di notte; ma non poterono dormire per l'eccessiva stanchezza.

Ritornato a Macao, il 30 partì per Manila, ove l'attendeva il Delegato Apostolico S. E. Mons. Piani. Ritornò poi ad Hong-Kong, donde riprese la via del Siam conducendovi un notevole gruppo di Salesiani per inaugurare definitivamente la nuova missione. Giunse a Bang-Nok-Kuek il 26 ottobre; e il 29, dopo la S. Messa, consacrò la Missione a Maria Ausiliatrice. Il 2 novembre, per PenangCalcutta fece ancora una rapida visita nell'Assam. Il 19 lasciò Calcutta per Bombay, ove si imbarcò per l'Italia giungendo a Torino il 9 dicembre.

Bandisce la Crociata Missionaria.

Di un viaggio così importante egli fece relazione non solo al Rettor Maggiore, ma a tutti i Cooperatori, sia attraverso le corrispondenze del Bollettino, sia con le interessantissime conferenze che tenne a Torino e nei principali teatri di molte città d'Italia, documentandole con film missionari da lui stesso fatti girare nelle missioni visitate, che suscitarono grande ammirazione e amore per la Missioni in Italia e all'estero.

Compilò quindi un apposito libretto, diffuso in centinaia di migliaia di copie, per lanciare quella Crociata Missionaria che diede tanti frutti fin dal primo anno e che continua ancora oggi a sostenere l'opera provvidenziale della dilatazione del Regno di Dio nel mondo.

Fu un viaggio di ispezione e di espansione: visitò le opere, rinfrancò i missionari e li incoraggiò a superare le difficoltà che il clima, l'ambiente, gli usi, la lingua e soprattutto la mentalità resa tenace da una civiltà plurimillenaria oppongono al lavoro di evangelizzazione. Si prodigò in viaggi, visite, conferenze, predicazione di Esercizi spirituali. Particolarmente fruttuosi i convegni missionari, in cui trattò direttamente i problemi locali dando sagge direttive per l'applicazione dello spirito di Don Bosco anche nelle nostre Missioni.

Viaggiò in battello e in barca: viaggi quanto mai noiosi e sfibranti per la mancanza di movimento, per il caldo soffocante e per la compagnia non sempre gradita. In barca percorse oltre 730 km. Altre migliaia di km. fece in treno, in auto, a cavallo, sull'elefante, in vetture tirate da buoi, in portantina, a piedi. Il sole tropicale, il caldo soffocante di giorno, e spesso anche di notte, gli alimenti diversi dai nostri, le scomodità dei viaggi, delle residenze missionarie e dei ricoveri notturni nei quali tante volte sostò dormendo per terra, le zanzare e molti altri disagi diedero alla sua visita l'impronta di un viaggio veramente apostolico

Rettor Maggiore.

Preparato dalla Divina Provvidenza con una conoscenza così vasta di tutte le Opere e Missioni salesiane, da un capo all'altro del mondo, parve proprio l'uomo predestinato al governo generale della Società Salesiana, alla morte del Rettor Maggiore Don Filippo Rinaldi. Perciò, gli Ispettori e Delegati, convenuti anche dalle più remote regioni, furono unanimi a eleggerlo Rettor Maggiore, il 17 maggio 1932. L'elezione plebiscitaria confermò l'aspettazione non solo dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ma di tutti i cooperatori, ex allievi e amici, delle autorità ecclesiastiche e civili: tutti apprezzarono in lui l'uomo degno di essere il IV Successore di Don Bosco.

Dal Santo Padre Pio XI, da sovrani e capi di Stato, da eminenti personalità d'Europa, di America e di Asia giunsero felicitazioni che rivelavano l'altissima stima in cui Don Ricaldone era tenuto.

Le difficoltà eccezionali dell'epoca del suo Rettorato non fecero che dar rilievo alle sue eccezionali qualità.

Il primo decennio è distinto da un'intensa attività interna per la formazione religiosa dei Salesiani e la disciplina del loro apostolato. Voluminose circolari impartirono le norme per l'applicazione dello spirito di Don Bosco in tutti i settori.

Ai cooperatori è più noto l'impulso dato agli Oratori festivi, all'organizzazione degli ex allievi, e la Crociata Catechistica intrapresa per aggiornare e diffondere, secondo le difettive della Santa Sede, l'insegnamento della Religione. A servizio della Congregazione e delle Diocesi egli creò l'Ufficio Centrale Catechistico Salesiano e la Libreria della Dottrina Cristiana sul Colle Don Bosco.

In pari tempo curò la preparazione di sacerdoti bene attrezzati all'apostolato, al ministero e all'insegnamento, imprimendo agli studi l'impulso voluto dall'indimenticabile Pio XI fino a ottenere dalla Santa Sede la più augusta approvazione con l'erezione del Pontificio Ateneo Salesiano. E per favorire la cultura dei Ministri del Santuario, completò il programma dell'apostolato della buona stampa con la fondazione della Corona Patrum Salesiana e del periodico Salesianum.

La Canonizzazione di Don Bosco e la Beatificazione di Madre Mazzarello gli ispirarono l'audace impresa dell'ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice, alla quale pose mano fidando nella Divina Provvidenza, che premiò ampiamente la sua fiducia.

Monumento della sua attività rimangono le nuove fondazioni che in meno di vent'anni assommano a 407 case salesiane e a 646 delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Quando fu eletto Rettor Maggiore i Salesiani erano 8411 e le Figlie di Maria Ausiliatrice 5205.

Oggi, alla sua morte, i Salesiani, compresi i novizi, sono 16.364; le Figlie di Maria Ausiliatrice 13.580.

Re Vittorio Emanuele III, di motu proprio lo nominò Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia, decorandolo del Gran Cordone, con decreto del 6 dicembre 1934. E il 21 aprile 1938 gli riconobbe le grandi benemerenze nel campo delle scienze agrarie conferendogli la Stella d'Oro al Merito Rurale, con Diploma di Prima Classe. Così il 25 aprile 1940 premiò in lui l'apostolato educativo della Società salesiana con la Stella d'Oro al merito della Scuola.

Omettiamo gli altri solenni riconoscimenti che gli vennero da varie nazioni estere, società e accademie scientifiche.

Il programma della sua attività suscitatrice e organizzatrice contemplava un imponente sviluppo, specialmente nel campo degli Oratori e della Crociata Catechistica, in occasione del Centenario dell'inizio dell'Opera, 1941. La guerra lo ritardò, stroncando purtroppo quant'era già avviato e accumulando nel suo cuore esacerbato inenarrabili dolori: istituti distrutti o confiscati; Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice dispersi, randagi, affamati; rinchiusi in campi di concentramento, imprigionati, maltrattati e trucidati; gioventù sottratta alla loro educazione e variamente vessata e seviziata; cooperatori e cooperatrici martoriati; missioni e opere paralizzate!...

Oasi di cielo in mezzo a tanti dolori venne nel 1943 la sua Messa d'oro che, sebbene celebrata in clima di guerra, riuscì una grandiosa manifestazione di affatto e di ammirazione da parte di tutti i componenti la famiglia salesiana che in quei tristi anni furono in grado di venirne a conoscenza.

Altre sorgenti di ineffabili consolazioni per lui furono la Beatificazione di Domenico Savio nel 1950 e la canonizzazione di Santa Maria Mazzarello nel corrente anno: in quelle occasioni lo vedemmo così radioso che oggi, dopo la sua scomparsa, ci viene spontaneo pensare a quelle due date come a preludi di gaudi celesti.

Nel chiudere questi cenni non possiamo dimenticare la preziosa attività svolta dall'indimenticabile nostro Rettore quale Delegato Apostolico delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Nella commossa partecipazione della morte alle Suore la Rev.ma Superiora Generale dell'Istituto scrive: « Io sento il bisogno di richiamare a me e a voi il ricordo dell'immenso bene fatto da un sì saggio e santo Superiore al nostro Istituto, che egli con tanta benevolenza soleva chiamare "il caro Istituto"; l'aiuto datoci in tutte le molteplici circostanze in cui siamo ricorse a lui per consiglio e per appoggio; le sagge direttive con cui ci ha sempre indirizzate e guidate; la paternità di cui ci è sempre stato largo. Non è possibile dire tutto quello che da lui abbiamo ricevuto, nè la nostra riconoscenza varrà mai a ricambiarlo; valga almeno la nostra preghiera».

Un ultimo dono volle concedergli il Signore risparmiandogli la decadenza della vecchiaia. Don Ricaldone morì sulla breccia, ancora vigoroso nello spirito e gagliardo nel lavoro. Lavoratore eccezionale, non si smentì neppure sul letto di morte. Pochi giorni prima di morire, già gravemente malato, volle continuare a correggere le bozze della sua ultima grande opera Don Bosco Educatore, finchè, vinta dal male, la mano stanca si fermò.

Ancora una voltasi avverava la parola del santo Fondatore: « Quando avverrà che un Salesiano muoia per eccessivo lavoro, la Congregazione avrà riportato un grande trionfo»

Papà Luigi e mamma Candida

Papà Luigi: gran lavoratore, gran cattolicone, austero. « Lo vidi piangere una sola volta, quando tornai dalla Spagna, dopo che la mamma era morta. Entrai in casa e papà mi accolse con queste sole parole: - Non c'è più. - E due lacrime gli solcarono le guance. Ma subito si ricompose ».

Ebbe sempre cura che la beata innocenza del suo Pidrin non fosse per nulla turbata. Trovava modo di allontanarlo bellamente da situazioni, da conversazioni, da eventi, che potessero influire sinistramente sulla vergine anima del figliuolo. Don Pietro gliene serbò eterna riconoscenza, parlandone con affettuosa ammirazione per sì alto sentire e cristiano rispetto al fanciullo.

Uomo dalla fibra monferrina. Una volta si sentì male: chiese alla mamma una scodella di brodo. Gli fu portata. Non andava giù. Allora domandò un dito di vino, ma di quello là. Venne per l'appunto dall'« infernotto ». E giù nel brodo un dito di vino; e poi una sorsata di quella miscela. Poi due dita, e un'altra sorsata. In breve, tutta la bottiglia di un litro andò a finire nella scodella. Alla fine restituì dicendo: «Grazie, Candidin: il tuo brodo mi ha fatto proprio bene».

Si accorse una volta che Pidrin (durante le vacanze autunnali) faceva di mala voglia il compito datogli dal cugino, incaricato di fargli un po' di ripetizione. Si limitò i dirgli: « Domattina verrai ad arare ». E così il ragazzetto dovette alzarsi alle 4 e guidare i buoi all'aratura, mentre il padre teneva l'aratro.

Gli rimase impressa per tutta la vita la sana allegria della vendemmia sui colli monferrini, e specialmente il lieto ritorno sul carro ricolmo d'uva tra i cori festanti dei vendemmiatori. Tali rimembranze gl'ispirarono poi, a Canelli, l'adattamento «vendemmiale» alla musica veramente munfrina di « Magna Giuana »:

Viva l'Autunno - dolce stagion, dolce stagion - della vendemmia oh! oh! oh!

ecc. ecc

Don Fascie, Direttore Generale. degli Studi, a Penango, si divertiva a interpellare il famiglio Provera: « Com'era Don Pietro da piccolo ? ». Invariabile risposta, nel caratteristico dialetto: « Dun Pietro a l'era svicc c'me 'n fuin » (Don Pietro era sveglio come una faina).

Mamma Candida: vera regina di casa.

Il pomeriggio della domenica, mentre i figli giocavano alle bocce (specialmente ad allenarsi al bersaglio, colpendo a volo la boccia con sopra una piccola moneta), la mamma leggeva la Filotea oppure il Bollettino Salesiano: le uniche sue letture.

Al tocco dei Vespri sospendeva e si faceva premura di invitare tutti a lasciare il gioco per andare in chiesa.

« Era una santa - esclamava più tardi Don Ricaldone - e mi rincresce di non aver potuto fissare per iscritto tanti episodi edificantissimi. Non potei farlo, essendomi allontanato troppo giovane dalla casa paterna e poi anche dall'Italia ».

Aveva sempre vivo il ricordo dei Novissimi. «Pazienza! - soleva dire - dopo tutto andremo a riposare alla remulina » (località adibita a Cimitero).

Che spirito di fede! Una volta, vicino alla vendemmia, una tempesta fece scorrere il mosto per le vigne. Immaginarsi gli uomini! La mamma si limitò a dire: « Preghiamo... Ah, i nostri peccati!».

Don Pietro ricordava pure che, d'inverno, dopo la cena si riunivano tutti nella stalla: le donne a lavorare, gli uomini a conversare, i ragazzi a divertirsi fino a cadere dal sonno. Quando la mamma si accorgeva che il figliuolo era mezzo addormentato, lo trascinava o lo portava a riposo. Frattanto lo invitava a dire le preghiere: ma sì, gli era impossibile tenere gli occhi aperti. E la mamma, amorevolmente: « Ah, Pidrin! Pensi soltanto a giocare, e non a pregare. Suvvia, ripeti con me almeno l'invocazione a San Giuseppe:

San Giuseppe Verginello,

Custode di Maria e Gesù bello, Custodisci l'anima e il corpo mio, affinchè non offenda il mio Dio; lo riceva in Sacramento, per morire poi contento.

Il ricordo di queste semplici, ma religiosissime espressioni apprese dalle labbra materne, commoveva ancora in questi ultimi giorni il signor Don Ricaldone, specialmente quando le ripeteva sul letto dei suoi dolori.

Il Collegio di Borgo prima si trovava a Mirabello ed era sorto come Piccolo Seminario. Cosicchè era naturale che di lì si passasse al Seminario di Casale.

Lo zio di Don Ricaldone - uomo di gran consiglio, sacerdote esemplarissimo e stimatissimo in Mirabello, già professore di Teologia al ch. Bonetti della casa di Mirabello - quando il nipote passò come chierico al grande Seminario, gli fece un regalo, che influì su tutta la sua vita avvenire: la Somma di S. Tommaso. Grazie alla Somma, il vivace ingegno del chierico non si perdette dietro alle filosofie del momento; ponderò bene la sua vocazione; fece tesoro a Valsalice dell'insegnamento del celebre teologo Don Piscetta ; diede alla sua vivacità oratoria un solidissimo fondamento dottrinale; lo attrezzò a fare i succosi commenti delle Strenne (Collana « Formazione salesiana »).

SPIRAGLI DI LUCE

Bontà paterna. - Nel 1944, durante la guerra partigiana, un confratello sacerdote venne arrestato, ritenuto colpevole di non commessi reati. Don Ricaldone, appena lo seppe, mandò uno dei Superiori maggiori a visitarlo e non si diede pace finchè col suo altissimo prestigio non ne ottenne la liberazione. Saputolo finalmente fuori del carcere, per quanto ancora a domicilio coatto in una casa salesiana di Torino, alle 8,3o del mattino era già là per stringersi al petto il figlio, vittima innocente. Alle espressioni di meraviglia e di confusione del confratello per tanta degnazione, Don Ricaldone rispose con naturalezza: « La tua vita mi sta a cuore quanto la mia ».

A un sacerdote che si lamentava molto del lungo tempo che doveva trascorrere lontano dalla propria casa, essendo destinato alla vita di .propaganda, cercava in mille modi di far coraggio. Quando però s'avvide che l'interessato insisteva, non gliene mosse rimprovero e tanto meno arrivò a una imposizione appellandosi all'ubbidienza religiosa.

Non per questo diminuì la sua paterna benevolenza verso di lui, anzi non lasciava passare occasione di ringraziarlo per ogni più piccola cosa.

Ogni tanto però gli diceva sorridendo: « Ti procureremo un buon paio di scarpe perchè possa riprendere a camminare».

Agli inizi, l'attività del Centro Catechistico gravava su pochi individui, i quali, alcune volte, per l'urgenza di determinati lavori, si vedevano costretti a vegliare fino a tarda notte. Il buon Padre a una certa ora scendeva dal suo ufficio e bussava alla porta.

- Figliuoli, è ora di andare a letto !

- C'è ancora parecchio da sbrigare e poi... l'esempio ce lo dà lei !

- Prima la salute. Solo quando avrete la mia età potrete permettervi il lusso di lavorare anche di notte.

E più di una volta tolse loro di mano lavori urgenti che al mattino dopo restituiva, dopo d'averli revisionati lui stesso con l'accuratezza sua propria.

Una volta, non potendone più, un giovane sacerdote gli scrisse una lunga lettera, pregando di essere mandato ovunque, anche a compiere il lavoro più umile, pur di non dover stare inchiodato a tavolino.

«Bravo - rispose - ho letto attentamente. Fa' sempre così. Quando hai qualche dispiacere sfogati con me, vedrai che passerà tutto. E ora ritorna tranquillo al tuo posto; sai che il Rettor Maggiore ti è sempre vicino ».

Verso il medesimo ebbe ancora poco prima di morire un ultimo tratto di paterna delicatezza. Sapendo che era molto stanco e che ciò nonostante si trovava impegnato in un grande congresso, scrisse a quel Vescovo che non lo facesse lavorare troppo e avesse cura della sua salute.

Ascendente e fascino sui giovani. - Don Ricaldone era diacono e lavorava nell'incipiente Oratorio di Siviglia. La gioventù del rione era più che turbolenta. Prospiciente la chiesa si stendeva a perdita d'occhio una spianata che in certe ore del giorno si trasformava in un campo di battaglia nel quale si affrontavano, armati di robuste fionde, due orde di ragazzi per risolvere con le pietre le loro rivalità rionali. Un giorno il diacono Ricaldone vide, passando, una fiera zuffa fra quelle canaglie. Cacciatosi in mezzo, fece sospendere la mischia. Quindi ne prese in braccio uno che grondava sangue da una larga ferita e lo portò in una barbieria e mentre lo si medicava, fuori gli avversari sbraitavano brandendo i coltelli.

Fu allora che a Don Ricaldone venne un'idea geniale: disarmare quella turba bellicosa.

Approfittò del mese di maggio predisponendo abilmente gli animi al sacrificio. Una sera poi propose a tutti un bellissimo fioretto che sarebbe tornato graditissimo alla Madonna: offrire a lei le fionde. Forse neppure Don Ricaldone si aspettava l'effetto miracoloso che ne seguì: ogni giorno ai piedi della Vergine si ammucchiavano le fionde a centinaia, sicchè alla fine del mese se ne contarono parecchie migliaia, poichè ciascuno ne possedeva più di una. Allora quelle armi giovanili furono portate in mezzo al cortile e con grande solennità, presente gran folla, vi si appiccò il fuoco e se ne fece un bel falò, quasi sacrificio in onore di Maria Ausiliatrice.

In tutta la città si fece un gran parlare del fatto e di quella figura slanciata di giovane prete dagli occhi vividi, che esercitava sulle masse giovanili un fascino nuovo.

Disinvoltura. - 10 giugno 1929, il giorno dopo la traslazione di Don Bosco da Valsalice a Valdocco. Alla Fiat si vide uno spettacolo unico: Em.mi Cardinali, numerosissimi Vescovi e Missionari erano presentati al Sen. Agnelli da un semplice prete. Erano i Prelati convenuti a Torino per le feste della Beatificazione di Don Bosco. Don Ricaldone ne fece la presentazione osservando come tutto il mondo fosse ivi rappresentato. Infatti con i Prelati italiani e stranieri c'erano Vescovi, Vicari e Prefetti Apostolici che venivano da diverse parti dell'Asia, dell'Africa e dell'America. Il Sen. Agnelli diede loro il benvenuto ricordando di aver conosciuto personalmente Don Bosco, la cui «immagine illuminante - disse - parla sempre al mio spirito ».

Qualcuno dei presenti, vedendo la disinvoltura di Don Ricaldone in mezzo a quell'illustre consesso, disse: «Quel prete lì dev'essere più di un cardinale».

Nell'anno 1927, mentre visitava le Missioni della Cina, seppe che il Direttore della Missione si trovava in imbarazzo per l'accoglienza ad un grande personaggio inglese, che era stato annunziato. Don Ricaldone si accinse subito a togliere dall'imbarazzo il buon Direttore. Chiamò a sè i cinesini e cominciò a insegnare a cantare in piemontese:

Che bel nasìn c'à l'à 'l furmighìn, che bel nasùn c'à l'à 'l furmigùn...

In meno che si dice Don Ricaldone aveva insegnato parecchi canti in dialetto piemontese ai ragazzi cinesi.

Arrivò il personaggio, un saluto e poi « musica ». L'Ambasciatore restò conquistato dal cordialissimo ricevimento e domandò che lingua fosse quella. « La lingua materna di Don Bosco », rispose prontamente Don Ricaldone.

Umiltà. - Quando s'iniziò la pubblicazione della popolarissima «Collana Lux», egli stesso stabilì che ogni libretto fosse giudicato da una commissione che doveva pure indicare gli eventuali ritocchi.

Anche per i suoi lavori non ammise alcuna eccezione. Uno di questi: Si dice... subì delle vere mutilazioni e forti correzioni. Quando si vide presentare il manoscritto ridotto in quello stato: « Già - disse scherzosamente - si vede proprio che il Rettor Maggiore sta diventando vecchio e non sa più tenere la penna in mano... Voi invece, giovani, sapete tutto, avete studiato i libri grossi... ».

Ma poi, facendosi serio, soggiunse:

« Avete fatto bene! Anche il Rettor Maggiore deve stare a quanto si è deciso: la legge è uguale per tutti ». E accettò, senza discuterle, tutte le osservazioni.

Solidarietà. - Nei primi anni del suo Consiglierato professionale Don Ricaldone aveva molto a cuore una certa iniziativa. Ne aveva parlato confidenzialmente col segretario; ne aveva scritto nella Spagna, aveva già ottenuto quanto gli occorreva per la realizzazione, nella certezza che il Capitolo Superiore avrebbe approvato a pieni voti. Invece, portata la cosa in Capitolo e discussa, l'idea non venne approvata. Allora egli non ne fece più parola, e al segretario che gli chiedeva perchè non attuasse la sua idea, senza accennare minimamente al Capitolo, disse: « Ho ponderato meglio la cosa e ho trovato che non merita di essere attuata ».

Egli, per principio, faceva sempre rigorosamente suo quanto venisse deciso in Capitolo.

Geloso conservatore dello spirito di Don Bosco. - Eletto Rettor Maggiore, volle regalare una delle sue prime visite all'Istituto Missionario d'Ivrea. Superiori e giovani gl'improvvisarono un'accoglienza affettuosissima. Quando cessarono gli evviva, Don Ricaldone fece cenno di voler parlare e sorridendo disse: « Io indovino che cosa pensate in questo momento. Chissà - direte tra di voi - che cosa ci dirà di bello il nuovo Rettor Maggiore? Io vi dico che se cambiassi una virgola di quello che ha fatto e detto Don Bosco, guasterei tutto. Perciò, cari figliuoli, ecco la parola del vostro Rettor Maggiore: conserviamo gelosamente lo spirito e le tradizioni di Don Bosco ».

Correggeva con una abilità tutta sua qualunque stortura venisse a conoscere, anche in cose non gravi. Parecchi anni or sono un confratello coadiutore missionario era arrivato a Torino con un cappello di color chiaro. Si trovava in cortile durante la ricreazione con un gruppetto di altri quattro o cinque coadiutori. Don Ricaldone naturalmente era l'anima del gruppo: parlava, interrogava, scherzava sapientemente con tutti, meno che con quello dal cappello chiaro. A un certo punto costui se ne accorge e dice al Superiore che lui pure è confratello. « Tu confratello ? - gli dice Don Ricaldone - impossibile, con quel cappello!... ». Allora l'imputato spiegò che dovendo partire, ed essendo sprovvisto del cappello, il Prefetto lo aveva provvisto di denaro per comperarne uno e che egli non trovandolo nero, lo aveva preso chiaro.

« Bene, - disse allora Don Ricaldone - tutto spiegato; e tu, - disse al sacerdote presente - faglielo tingere» e cominciò a scherzare anche con lui.

Laboriosità. - Un anno prima della morte un salesiano anziano fu ricevuto da Don Ricaldone. Approfittando della familiarità con cui il buon Padre lo accolse, gli disse: « Sig. Don Ricaldone, ieri incontrai il medico che saliva da lei ed ebbi una forte tentazione. Avrei voluto fermarlo e dirgli: - Signor dottore, scriva al sig. Don Ricaldone una ricetta che sarà certamente efficace: gli dica che spezzi tutte le penne!». Don Ricaldone sorrise e disse: «Hai ragione sai, ma ho ancora tanti lavori tra mano: devo correggere le bozze del tal libro, poi ho ideato il tal altro lavoro... Del resto - soggiunse - sono in buona compagnia: anche Don Bosco lavorò fino all'ultimo ».

Nessun lavoro è ignobile. - Un giorno Don Ricaldone visita una casa salesiana del Piemonte. I Superiori gli offrono la stanza più bella, una sala con stucchi e affreschi di antica casa gentilizia. Passano i confratelli a parlare col loro Padre. Tra gli altri un chierico che ha una pena da confidare al buon Padre. Davanti al Rettor Maggiore e in quella sala esita alquanto, ma poi, vinto dalla bontà accogliente e scherzosa del Superiore, si fa coraggio e manifesta la sua spina: «Sig. Don Ricaldone, è il terzo anno che mi tocca scopare i luoghi di decenza!... ».

Don Ricaldone lo ascolta, poi gli dice sorridendo: « Voglio raccontartene una. Mentre mi trovavo all'Oratorio di Siviglia, in un tardo pomeriggio, gli oratoriani erano tornati alle loro case e io stavo facendo pulizia ai luoghi che hai nominato ora. A un tratto sento un vociare di ragazzi, rientrati nell'Oratorio, che gridavano: - Don Pedro, la Infanta ! Don Pedro, la Infanta! - Mi affacciai nel cortile, e pensa come rimasi quando mi vidi davanti la Principessa reale, che nella sua passeggiata serotina si era degnata di far fermare la carrozza e scendere per farci visita!».

Il chierichetto sorrise e si affrettò a cambiare discorso

Racconta un ex allievo di Siviglia:

« Nei primi anni in cui la casa ospitava un gruppo di giovani poveri, un giorno venne a trovarlo una benefattrice. Mentre gioco, in cortile, mi si avvicina e mi prega di cercarle Don Ricaldone. Io giro per la casa, ma inutilmente. Finalmente lo trovo in cucina in tenuta di cuoco, intento a preparare il pranzo.

- Vado subito - mi dice -- ma tu fermati qui e sta attento a non lasciar bruciare la pietanza e a non lasciar mancare il fuoco sotto la pentola.

»Accetto la consegna ed egli va a dar udienza alla signora. Ora non saprei dire quale attrattiva mi abbia riportato in cortile, so soltanto che quando Don Ricaldone tornò, la pietanza era bruciata nella padella e il fuoco sotto la pentola era spento. lo attendevo il meritato castigo o almeno una sgridata; invece si limitò a dirmi: - Peccato! dovremo ritardare il pranzo. - E con tutta naturalezza si rimise all'opera ».

Primavera 1920. La IV ginnasiale dell'Oratorio di Valdocco, mentre assiste alla lezione di matematica, viene distratta da colpi vigorosi di mazza che salgono dal sottostante orto. Il professore, alquanto impazientito, si sporge dalla finestra e un «Oh!» di meraviglia gli sfugge spontaneo. Nell'orto c'è Don Ricaldone che sta iniziando i lavori per la grandiosa mostra professionale e agricola.

La piena vigoria dei cinquant'anni poteva allora fargli dimenticare la sua carica di Direttore Generale delle Scuole professionali e agricole. Ma quando alla fine di novembre del 1943 volle recarsi a dirigere personalmente lo sgombro delle macerie nel Pontificio Ateneo Salesiano, facendo tranquillamente a piedi il tratto Valdocco - Via Caboto, sostando alle correnti d'aria create dalla mancanza dei vetri e dai varchi aperti dal bombardamento, i settantatrè anni erano suonati.

Eppure chi lavorava tra i calcinacci vedeva comparire ogni tanto tra il polverone, Don Ricaldone che recava, col sorriso paterno, qualche supplemento-razione che placasse l'appetito di quei tempi di razionamento.

Finezze. -- Primavera 1932. Il Liceo Valsalice si recò in massa a visitare la Scuola agraria di Cumiana. Quando Superiori e liceisti vi giunsero, ebbero una sorpresa che li fece strabiliare. Il Rettor Maggiore si era recato là appositamente per trovarsi a riceverli e accompagnarli lui stesso attraverso i modernissimi locali e l'ampia tenuta dando loro spiegazioni atte a far capire l'importanza delle trasformazioni compiute in uno dei più ingrati terreni di aziende, che oggi dà ogni prodotto, compreso il vino e l'uva.

Generosità. - 28 maggio 1893, giorno della prima Messa di Don Ricaldone, ore 19. I giovani oratoriani di Siviglia sciamavano dall'Oratorio effondendosi clamorosamente nel salutare il novello Sacerdote, il loro «Don Pedro ». Ma erano appena usciti in istrada i primi gruppi, che videro avanzarsi una cooperatrice a loro ben nota, accompagnata dalla fantesca che recava un ricco vassoio di dolci da offrire al festeggiato. La turba non esitò un istante. Sapendo per esperienza che quello che si offriva a Don Ricaldone finiva sempre a loro, pensarono di risparmiargli la fatica della distribuzione. In un baleno furono sopra al vassoio, gridando ad una voce: «Sono per noi! sono per noi!»; e fecero piazza pulita. La buona signora ebbe un momento di sconcerto, ma poi osservando il sorriso espressivo di Don Ricaldone, comprese tutto e fece buon viso a cattivo gioco. Uno dei piccoli però, con ingenua delicatezza, corse a offrire al festeggiato il suo bottino: un dolce che gli colava fra le dita. Scena di famiglia, di quelle famiglie che Don Bosco ha saputo formare anche tra i ragazzi della strada

Durante la guerra, dopo una notte di bombardamenti, un parroco di Torino che nella notte aveva avuto la chiesa e la canonica bombardata, il mattino di buon'ora si vede arrivare un biglietto di Don Ricaldone nel quale gli diceva che avrebbe potuto scegliere qualunque casa salesiana, sicuro di trovarsi a casa sua. Quel buon parroco raccontava la cosa lacrimando dinanzi alla salma di Don Ricaldone.

Un canonico di Torino, la cui abitazione era rimasta gravemente sinistrata la stessa notte, il giorno dopo si vede arrivare l'ing. Valotti, l'architetto dell'ampliamento della Basilica, che gli dice di aver avuto ordine da Don Ricaldone di fare un sopraluogo per vedere quali lavori urgono e mandare i muratori.

Dominio di sè. Nella notte terribile del bombardamento che ci privò del palazzo delle camerate per gli studenti, Don Ricaldone si trovava con noi sotto la Basilica di Maria Ausiliatrice. Allo schianto della bomba fatale, tremò tutto il rifugio e sembrò che ci dovesse seppellire. Don Ricaldone, dominandosi completamente, mormorò soltanto: « Siamo stati colpiti! Don Bosco!... Maria Ausiliatrice!... ».

Poco dopo la sua elezione a Rettor Maggiore, Mirabello fece una strada di circonvallazione del paese e la dedicò al suo figlio più illustre, Don Ricaldone. Perciò fu invitato a inaugurarla e a benedirla. Tutto il paese era mobilitato. Fu ricevuto con grande apparato di festa e di solennità. Tutti seguirono il loro conterraneo, fatto segno a tanta stima. Dopo si portarono nella chiesa della Parrocchia e Don Ricaldone salì il pulpito. La chiesa era stipatissima. Egli parlò, come era solito, con parola facile e concetti pratici per gli ascoltatori e li commosse rievocando la mamma, che rivedeva viva su di un banchetto vicino alla balaustra dell'altare maggiore. Di lì tutti i giorni essa si recava a ricevere la S. Comunione. L'allusione alla mamma, donna virtuosissima, ancora ricordata oggi nel paese, per la quale egli aveva quasi un culto, avrebbe strappato lagrime a qualunque altro, che non avesse su di sè il dominio che aveva Don Ricaldone. Egli ebbe un piccolissimo arresto di un secondo; poi riprese come se parlasse della mamma di un altro.

16 giugno 1946. Commemorazione solenne del 1° centenario dell'Oratorio. All'acca