ANNO LXXVI 1° FEBBRAIO 1952 NUMERO 3
Nel carnevale del 1869 Don Bosco volle che l'Oratorio di Valdocco partecipasse ad alcune allegre manifestazioni che si sarebbero tenute in Piazza Castello: « Ci andremo, - disse - ma in modo da non prenderne i pazzi costumi ; ci andremo da pari nostri, per obbligare lui a venire dove siamo noi ». E l'iniziativa riuscì tanto bene che il sacerdote Giovanni Francesia scriveva il 18 febbraio di quello stesso anno: « In Torino, alcuni che conoscono niente Don Bosco che di nome, si pensavano che fosse egli che la facesse da Gianduja. Il Gianduja di Don Bosco ha fatto epoca, ha predicato la morale in giorni di empietà ed insegnato che si può essere allegri senza offendere il Signore ».
Che cosa non farebbe ai nostri giorni il Santo Educatore, nel vedere che il divertimento si è sempre più allontanato dai principii della morale cristiana ? « Ho sempre fatto di tutto per far vedere che uno si può divertire, salva la legge di Dio», soleva ripetere. E di tutto fece veramente, come di tutto hanno sempre fatto i suoì successori: il Servo di Dio Don Filippo Rinaldi lasciò tra l'altro numerosi manoscritti di teatro e norme sapienti per gli spettacoli educativi, e il compianto Don Pietro Ricaldone ebbe a confessare: « Fui anche drammaturgo per necessità», lasciando alla sua morte numerose direttive circa il divertimento giovanile.
Esca pericolosa.
Oggi il divertimento giovanile è, per una constatazione facile a farsi, soprattutto il cinema. È un fatto che il cinema si è conquistato la gioventù. Ma è anche, purtroppo, vero che questa forma di spettacolo, per ora, non è in mano degli educatori ; che anzi, è contraria all'azione educatrice della famiglia e della società.
Una inchiesta condotta seriamente presso alcuni istituti di correzione per minorenni, fatta mesi or sono, ha rivelato tra l'altro un ragazzetto che per venti volte successive si era recato a vedere una stessa pellicola, con lo scopo segreto di imparare un particolare metodo di rapina, proiettato sullo schermo; poi aveva portato a compimento la medesima impresa per conto suo. Ecco un caso moltiplicabile all'infinito, che prova all'evidenza la funesta azione del cinema odierno.
Il cinema attuale è un cattivo sfruttamento del bisogno di svago, della curiosità naturale e dell'istinto di imitazione dei nostri giovani, che vengono trascinati a poco a poco e insensibilmente verso ciò che di corrotto ha la vita degli uomini. È sempre facile ferire i giovani nel sentimento e nella fantasia e così indurli al disordine delle passioni ; e di quì non rimane che un passo per intaccare il loro pensiero e la loro fede. Tale assalto, è vero, avviene a poco a poco, ma appunto per questo è più profondo e dannoso.
Facciamo il caso di un giovane che si abitui a vedere films classificati per adulti e talora anche esclusi. Lo spirito mondano, spesso antievangelico, ivi rappresentato, un falso concetto di libertà morale intesa come spregiudicata temerarietà nell'affrontare occasioni pericolose, il desiderio del piacere da ghermire fuori e contro di ogni legge, tutto ciò, imparato dalla lezione viva di questi films, non finirà forse per piegare sempre più il cuore di questo giovane alla stima, al desiderio, alla imitazione di quanto ha visto ? Se in un primo momento le sue non sono che scalfitture morali (tanto inavvertite da farlo giudicare tetragono al male), non c'è poi pericolo che esse diventino ferite sempre più profonde e forse addirittura incurabili ?
Responsabilità di molti.
Di fronte al pericolo di tanto male, ora aperto e ora subdolo, incombe il dovere di correre ai ripari. Mentre le forze dei Cattolici studiano la produzione e la distribuzione di films onesti ed educativi, non possiamo permettere l'avvelenamento più o meno inavvertito dei nostri figli, con la scusa che il cinema è diventato una necessità. Il quinto comandamento di Dio non ci proibisce solo l'av velenamento dei corpi, ma ci vieta anche e soprattutto l'avvelenamento delle anime, in qualsiasi modo raggiunto: fosse anche solo con l'accondiscendere, senza misurare la propria responsabilità, al divertimento di moda. I genitori che lasciano ai figli piena libertà di andare al cinema senza assicurarsi in precedenza che si tratti di un film lecito non si rendono meno colpevoli di chi permettesse al figlio o alla figlia di bere una tazza di latte nella quale fosse probabile che una mano nemica avesse introdotto qualche goccia di veleno. La vita dell'anima non è meno preziosa della vita del corpo. Perciò il permettere ai giovani la visione di qualsiasi film e il creare in loro l'abitudine settimanale a scadenza fissa, è contrario alla legge di Dio. Di qui la responsabilità di molti, nella società moderna.
La Chiesa per prima ha sentito questa responsabilità, dedicando al problema del cinema educativo la magistrale enciclica Vigilanti cura di Pio XI, che individuò quale rimedio più urgente al pericolo di tali spettacoli, la necessità di fornire una guida ai credenti, mediante giudizi formulati da apposite commissioni circa il valore morale dei films e la organizzazione delle sale cattoliche. L'enciclica Vigilanti cura, in tal modo, non ebbe soltanto carattere di difesa, ma fu una vera e propria controffensiva: « Mediante l'organizzazione delle sale cattoliche, scriveva il Papa - si può rivendicare un nuovo diritto: quello cioè che la stessa industria produca delle pellicole corrispondenti pienamente ai nostri principii ». Alla voce del Vicario di Cristo, mentre da ogni parte del mondo sorgevano Commissioni che si coordinavano con il Centro Cattolico Cinematografico di Roma, faceva eco di anno in anno la voce dei Vescovi; e ancora recentemente tutti i Vescovi della Germania, riuniti, affrontavano con una pastorale collettiva la scottante questione di un Cinematografo morale.
Ma gli stessi Governi, preoccupati dalla decadenza morale dei cittadini e dalla scarsa sensibilità educativa delle famiglie, sentivano la medesima responsabilità e intervenivano con leggi. Tali leggi in Italia sono ancora in discussione e non mancano coloro che le avversano accanitamente in nome di una malintesa libertà. Eppure, come esistono leggi che disciplinano il traffico stradale per salvaguardare la vita dei corpi, è doveroso e giusto che esistano anche leggi per disciplinare il traffico delle anime, ben più importante, non solo sotto l'aspetto religioso e morale, ma sociale e civico.
Constatazione penosa.
Bisogna però soggiungere che a nulla varrebbero gli interventi della Chiesa e degli Stati se la medesima responsabilità non fosse soprattutto sentita dalle famiglie e dagli educatori che rappresentano le famiglie. Questo è l'aspetto più lacrimevole della questione cinematografica. L grave l'inco-, scienza dei genitori e di molti cosiddetti maestri che forse misurano i danni evidenti che può fare una pellicola palesemente immorale, ma sono indulgenti sui piccoli danni, sul veleno contato a gocce, che l'industria cinematografica sa mascherare abilmente. Quando gli effetti di questo tarlo subdolo si manifestano, esso ha fatto un tale scempio di sentimento, di pensiero e di fede, che è troppo tardi per correre ai ripari. Con quale onere di coscienza dovremmo presentarci a Dio, se fossimo ciecamente indulgenti su questo punto!...
Attenzione, genitori e educatori: facciamo sì che i nostri giovani non si creino un'abitudine ai film. C'è chi vive e vive benissimo anche senza vedere pellicole: segno che questa non è una necessità. Il giovane non deve legarsi a una periodicità fissa nell'andare al cinema, e l'educatore deve insegnargli a vincersi in questo, mostrandogli che tale dominio gli donerà una gioiosa libertà spirituale. C'è del resto da mettere in chiaro un punto che impedisce l'uso indifferente del cinema: è possibile far cadere la nostra scelta su un numero di films adatti per la gioventù, che siano sufficienti (per esempio quelli classificati per tutti) o è necessario invece cedere alla tentazione, se quelli son pochi, di presentare anche films non adatti (classificati per adulti) ? Ecco la risposta dalle statistiche del Centro Cattolico Cinematografico di Roma. Dei films giudicati dal Centro sono adatti per sale di istituzioni cattoliche: nel 1949: 17 - nel 1950: 12 - nel 1951: 5. Non sono ammessi in tali sale, ma sono visibili in sala pubblica da tutti o tutti con riserva (cioè esclusi i giovanissimi): nel 1949: 123 - nel 1950: 94 - nel 1951: 89.
Risulta così evidente che, se il numero dei films visibili in sala pubblica è sufficiente per circa due spettacoli settimanali, quello dei films adatti per sale cattoliche, i soli, forse, ad essere sperabilmente educativi, è del tutto insufficiente e pone un grave problema di coscienza ai genitori e agli educatori che risolvono la questione a cuor leggero. Siamo proprio convinti di trovare sempre i films che non fanno del male? E quand'anche ciò fosse, è sufficiente per noi cattolici accontentarci di non far del male?
Ritorno a Don Bosco.
Massimamente attuale è dunque il richiamo di San Giovanni Bosco a scegliere spettacoli che « divertano, istruiscano, educhino, senza presentare scene che possono indurire il cuore dei giovani o far cattiva impressione sui delicati loro sensi ». Sono gli stessi princìpi affermati da Pio XI dapprima nella Enciclica Divini Illius Magistri e poi nella Vigilanti cura, dove il grande Papa sosteneva che «tutti i mezzi di divulgazione, come lo spettacolo, debbono essere retti da sane norme per giovare alla istruzione e alla educazione, e non fomentare i vizi illeciti e bassi». In modo molto concreto, nella citata pastorale collettiva dei Vescovi di Germania, i fedeli sono richiamati al dovere di «informarsi del giudizio morale dei films prima di andarli a vedere», di « astenersi dai films dichiarati sconsigliabili o esclusi », e di «educare la gioventù ». Come si vede, la Chiesa, in diversi modi e per diverse labbra, ha sempre detto la sua immutabile parola educatrice: non sarebbe certo prudente passare sopra di essa scusandoci con dire che sono mutati i tempi e altra mentalità occorre con i giovani di oggi, assuefatti al cinematografo e alla strada. Nè il cinematografo nè la strada hanno mai formato personalità o santità alcuna; ma soltanto la sana dottrina morale del Cristianesimo ha dato al mondo e a Dio autentiche grandezze.
Conforme al retto pensiero e alla dottrina dei Sommi Pontefici e particolarmente di Pio XII, la tradizione educativa della Famiglia di San Giovanni Bosco è per la serenità del volto, per la letizia del cuore, per l'allegria delle azioni, e sa che anche lo spettacolo come lo sport, il carnevale come ogni scherzo è per se stesso cosa buona. Ma è necessario che i responsabili dell'educazione e che i giovani stessi sappiano sempre essere padroni della situazione; è necessario che sull'esempio di Don Bosco e con il suo spirito si sia «fatto di tutto per far vedere che uno si può divertire, salva la legge di Dio», e con essa la pace delle coscienze, che è premessa di tutta l'auspicata pace sociale.
Convegno Cooperatori Salesiani a Roma - 11-12-13 Settembre 1952
È l'ultimo progetto approvato dal compianto Rettor Maggiore Don Pietro Ricaldone per la celebrazione ufficiale del 750 della Pia Unione. Ne diede l'annunzio nella lettera di Capodanno. Ne fissò i temi. Ci assisterà, speriamo, dal Cielo perchè riesca a gloria di Dio, a conforto del Santo Padre, a incremento di fervore e di apostolato.
Sono invitati tutti i Cooperatori e le Cooperatrici d'Italia. Vi parteciperanno anche varie delegazioni dall'estero.
Mese per mese daremo le indicazioni e le norme necessarie. Per ora annunciamo la costituzione dei Comitati organizzativi presso le sedi Ispettorialì, in tutte le nostre Ispettorie. I Comitati ispettoriali faranno capo al Comitato di Roma, il quale rilascerà le tessere di iscrizione e curerà la ricerca degli alloggi e la sistemazione. La quota di iscrizione è fissata in L. 500.
Chi può provvedere da sè al viaggio e all'alloggio e ha bisogno solo della tessera, può scrivere direttamente al:
COMITATO COOPERATORI SALESIANI - Via Marsala 42 - Roma (121)
il quale prenderà nota e spedirà la tessera numerata che darà diritto di partecipare a tutte le manifestazioni.
Gli altri si indirizzino, secondo la vicinanza, ai Direttori Diocesani, ai Decurioni, ai Direttori delle Case Salesiane, o direttamente all'Incaricato Ispettoriale della rispettiva Ispettoria. Eccone l'elenco:
ISPETTORIA CENTRALE: Piazza Maria Ausiliatrice 4 - TRINO (709).
ISPETTORIA SUBALPINA: Via Cottolengo 32 - TORINO (709). ISPETTORIA ADRIATICA: Istituto Salesiano - MACERATA.
ISPETTORIA LIGURE TOSCANA: Via C. Rolando 15 - GENOVA-SAMPIERDARENA. ISPETTORIA LOMBARDO-EMILIANA: Via Copernico 9 - MILANO.
ISPETTORIA NAPOLETANA: Via Alessandro Scarlatti 29 al Vomero - NAPOLI (I85). ISPETTORIA NOVARESE: Baluardo Lamarmora 14 - NOVARA. ISPETTORIA ROMANA: Via Marsala 42 - ROMA (121). IsPETTORIA SICULA: Via Cifali 7 - CATANIA (116). ISPETTORIA VENETA: Via Provolo 16 - VERONA.
Em.mi Principi della Chiesa,
Ecc.mi Vescovi, folle di fedeli si dànno convegno a Valdocco per onorare la Confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice (1)
Come i nostri Cooperatori ricordano, S. MARIA DOMENICA MAZZARELLO, fu solennemente canonizzata il 24 giugno u. s., da Sua Santità Pio XII, felicemente regnante. In quella occasione si svolse a Roma, nella basilica salesiana del S. Cuore, un solennissimo triduo. A Torino invece si credette opportuno rimandare le feste ad anno scolastico incominciato e si stabilirono per le celebrazioni i giorni 9-10-11 novembre, che di regola sono allietati dalla cosiddetta estate di S. Martino. Quest'anno invece tutti conoscono la dolorosa sorpresa provata in quei giorni di spaventose alluvioni. Anche durante il triduo la pioggia cadde quasi ininterrottamente. Eppure la basilica di Maria Ausiliatrice vide la folla delle grandi occasioni.
Partecipazione mondiale.
V'intervennero rappresentanze da ogni parte del mondo, perché con le pellegrine della Colombia, del Centro America e della Cina, non ancora ripartite dal giugno scorso, e le giovani Suore americane raccolte nelle vicine Case di Formazione, si ebbero per la circostanza nuovi arrivi dagli Stati Uniti, dal Cile, dall'Equatore, dall'India e dal Giappone.
Più larga, naturalmente, la rappresentanza dagli Stati Europei, con quasi tutte le Ispettrici e pellegrinaggi dall'Inghilterra e Irlanda; dal Belgio, con un bel gruppo di alunne ed ex allieve; dalle due Ispettorie Francesi, comprese la Tunisia e la Svizzera; dalle tre della Spagna; dal Portogallo e dalla Germania. Non mancò la partecipazione di Ispettori salesiani a dare maggior lustro alla rappresentanza delle Ispettorie estere.
Numerosi poi i pellegrinaggi da tutte le regioni d'Italia; complessivamente i pellegrini italiani prenotati superavano di molto i seimila.
Purtroppo il tempo non fu propizio neppure nella giornata di domenica, in cui avrebbero dovuto confluire i maggiori pellegrinaggi ; anzi pa recchi trovarono la via preclusa per i disastri causati dal grande nubifragio, abbattutosi in quei giorni sull'Italia settentrionale. Così una quarantina di torpedoni provenienti da Brescia, Varese, Milano e da molti altri centri della Lombardia e del Novarese rimasero bloccati dalle acque del Sesia poco prima di Vercelli, e dovettero retrocedere. Impediti pure gli altri della zona, nonchè il secondo da Nizza Monferrato e quelli dei dintorni. Fra tutte, furono non meno di 2600 le persone che, fermate durante il percorso, offrirono alla Santa, con i disagi del viaggio, la spina della loro penosa rinunzia.
Giornata delle comunità religiose.
Il giorno 9 la Basilica appariva tutta un fulgore di luci e un candore di fiori. Sull'altare maggiore spiccava la figura grande e dolce della Santa; ai lati pendevano, illuminati da potenti fari, i due arazzi dei miracoli ; nella cappella, che racchiude l'Urna venerata, altre luci e altri fiori.
I fedeli accorsero di buon mattino da tutte le parti della città, noncuranti del maltempo, per assistere alle Messe delle comunità celebrate da Don Reyneri, veterano degl'Ispettori salesiani d'America, e da S. E. Mons. Rotolo, Vescovo di Altamura e Acquaviva delle Fonti, già direttore dell'Oratorio di Valdocco.
Alle ore 10 fece il solenne ingresso nella basilica per la celebrazione del Pontificale S. E. Mons. Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova. Occupavano posti distinti la Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Madre Linda Lucotti, con le Madri del Consiglio Generalizio, circondate da una schiera di Ispettrici e Direttrici di ogni parte del mondo.
La cantoria dell'Istituto Missionario Conti Rebaudengo eseguì il seguente programma: FURLOTTI, Ecce Sacerdos Magnus; GOLLER, Messa B. V. di Loreto; PAGELLA, Ave Maria. E a sera: FURLOTTI, Tantum Ergo. Sotto la direzione del M° salesiano Don Scarampi le diverse composizioni a quattro voci ineguali riuscirono felicemente eseguite per sicurezza, precisione e buona vocalità.
Nel pomeriggio, presente una folla ancora più fitta, alle ore 17 s'iniziarono i Vespri Pontificati da S. E. Mons. Rotolo, mentre centinaia di occhi si rivolgevano ammirati al grande ritratto della Santa campeggiante sull'abside in un trionfo di fiori, di ori e di luci.
Al termine dei Vespri apparve sul pulpito la figura ascetica dell'Em.mo Card. Schuster, il quale esaltò la « umile e luminosa figura di S. Maria Domenica Mazzarello » sottolineando un'idea fondamentale: l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice non è opera umana ma divina, e Dio per creare quest'opera, che nei suoi brevi anni di vita ha già rivelato una fecondità prodigiosa, si è servito di un'umile figlia dei campi. « Perchè a nessuno venisse in mente -- proseguiva l'Em.mo Porporato -- che la nuova Congregazione fosse frutto dell'umana industria, Iddio scelse una illetterata per fondare un Ordine principalmente insegnante! Sono i miracoli della Provvidenza quando s'incontra con anime profondamente umili. Quei cinque pani e due pesciolini furono sufficienti a Don Bosco per compiere il miracolo di farli bastare, non dirò già a cinquemila, ma a cinquecentomila, quante sono le ragazze educate oggi nelle 1184 case delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Maria Mazzarello fu come una specie di ostia che Don Bosco volle come transustanziare per dare la vita al novello Istituto, da lui ideato per un invito dall'alto e dietro suggerimento di Pio IX. Poi l'umiltà, la ubbidienza, la carità della Santa compirono il miracolo ».
S. Em. rivestiva quindi gli abiti pontificali e impartiva la solenne benedizione, assistenti le LL. EE. Mons. Siri e Mons. Rotolo.
Prima di ripartire per Milano, l'illustre Successore di S. Ambrogio e di S. Carlo s'incontrava a Valdocco con S. Em. il Card. Fossati e s'intratteneva affabilmente col compianto Rettor Maggiore.
Alle ore 20, dopo il canto del Magnificat, saliva il pulpito S. E. Mons. Siri, il quale con la pacata e scultorea sua eloquenza presentò, cesellatore mirabile, la figura di S. Maria Mazzarello nella luce di San Giovanni Bosco.
La novella Santa risalta nella storia e nell'alone di Don Bosco perchè è con lui confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice e perchè, sotto quest'aspetto, ne completa la figura e la missione. Sono questi i due titoli sotto i quali essa si presenta commendevole e degna di essere storicamente ricordata: Essa è il complemento di quel grande uomo e grande santo che fu Don Bosco.
Non c'è dubbio - proseguiva Mons. Siri - che le grandi linee dell'Istituto le ha messe Don Bosco, non c'è dubbio che la visione complessiva della missione l'ebbe il Santo... Ma si sa che senza marmo statuario l'artista non fa statue, e il marmo statuario qui fu S. Maria Mazzarello, e qualche cosa di più del marmo statuario. Quando si dice che Don Bosco è stato l'apostolo della gioventù del secolo XIX, si dice una cosa giusta ma incompleta. C'è in lui qualche cosa di più universale: quest'uomo, nato nel forte Piemonte, è stato colui che nei grandi problemi dell'avvenire, che sono quelli dell'educazione, ha portato il buon senso concreto e semplice del cristianesimo. C'è una saggezza e sta in questo fissare principi così elementari ma così profondi e così concreti. Ora quando si dice che S. Maria Mazzarello completa, sotto un certo aspetto la figura del Fondatore, lo si dice proprio in questo senso: essa fu la donna del buon senso, di quello che sorge anche dalla natura umana ragionevole, ma che si concreta nell'azione della grazia di Dio. Dio la lasciò umanamente ignorante affinchè la carenza della scienza mettesse meglio in vista la sapienza, che è altra cosa; e dalla distanza delle due, meglio la seconda si levasse e dichiarasse quale fosse la sua origine.
S. E. continuava quindi domandandosi quale fosse stato il segreto del successo dell'Istituto e della sua mirabile fecondità: 1184 case e 14.000 suore! E rispondeva che questo segreto va ricercato nell'umiltà. L'umiltà di S. Maria Mazzarello è la logica della sua vita: con questa essa divenne capace di accogliere in sè lo spirito di Don Bosco, assimilarlo, renderlo in unità, farlo vivente, riesprimerlo, darlo in impronta alle sue figlie.
Lo stesso Ecc.mo Arcivescovo impartiva quindi la trina benedizione eucaristica.
I fedeli, all'uscita dal Santuario, potevano ammirare la parte superiore della cupola illuminata a lampadine multicolori, mentre la facciata e le adiacenze erano inondate da fasci di luci riflesse.
Giornata dell'Azione Cattolica.
Nella seconda giornata del triduo crebbe ancora il fervore delle solenni manifestazioni, nonostante il tempo sempre piovoso.
L'arrivo di S. Em. Rev.ma il signor Card. Benedetto Aloisi Masella, Pro-Prefetto della S. Congregazione dei Sacramenti e Protettore della Società Salesiana e dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice - che non esitò a sobbarcarsi al disagevole viaggio da Roma in quel periodo di alluvioni, giungendo con grave ritardo - portò una nota di letizia in tutti e accrebbe lo splendore dei sacri riti.
Le due Messe delle comunità furono celebrate da S. E. Mons. Rotolo e dal Rev.mo D. Puddu, segretario del Capitolo Superiore.
Alle 10 ebbe luogo il solenne pontificale dell'Em.mo Cardinal Protettore. Assistevano in presbiterio le LL. EE. Mons. Angrisani e Monsignor Rotolo.
La parte musicale fu eseguita dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. Esse solennizzavano la glorificazione in terra della loro Madre. Ben si comprende quindi con quale commozione di cuore fossero protese nel canto di ringraziamento a Dio e nell'inneggiare alla nuova Santa. Dirette dal M° Salesiano E. Scarzanella, fecero una esecuzione apprezzatissima sotto l'aspetto artistico. Seppero sottolineare i concetti dei sacri testi, alternando nei momenti opportuni finezze di una miniatura a divote effusioni, così da suscitare compiacenza ed emotività: s'intuiva che cantavano amando, lodando, invocando, cioè nel modo migliore di esprimersi con Dio nel canto. Ecco il programma eseguito, a tre voci femminili: SCARZANELLA. Sacerdos et Pontifex; ANTONELLI, Missa « Ignis Carmeli »; BELLONE, Audi filia et vide; BELLONE, Cantemus et jubilemus; CARISIO, Tantum ergo.
I due mottetti del M° salesiano Don V. Bellone, composti espressamente, piacquero in modo particolare, sia per aderenza alle diverse concezioni del testo, sia perchè soffusi di sacro lirismo. L'esecuzione fu tale da renderne pienamente soddisfatto anche l'autore che dirigeva nella chiesa il bel corale innestato, e ripreso a conclusione, del mottetto Cantemus et jubilemus, corale eseguito da una massa di 800 allieve.
Alle 17, dopo i Vespri pontificali di S. E. Monsignor Angrisani, apparve sul pergamo in tutto lo splendore della porpora romana l'imponente figura del nostro amatissimo Card. Protettore che, dopo di avere espresso la sua gioia nel trovarsi nel cuore dell'Opera Salesiana e nel parlare dal pulpito di Don Bosco nella basilica di Maria Ausiliatrice, pronunziò un'elevato panegirico della Santa, ispirandosi a quanto già nel 1936 aveva detto il grande Pio XI, che non aveva esitato ad accostare l'umile figura di Maria Mazzarello alla SS. Vergine, fino ad applicare a lei le parole del Magnificat: « Il Signore ha guardato con infinita compiacenza all'umiltà e alla semplicità della sua ancella... ». E le altre: « Tutte le generazioni mi chiameranno beata » perchè - proseguiva S. Em. - il grande Pontefice, spingendo lo sguardo nel futuro, vide che Maria Mazzarello avrebbe raccolto le acclamazioni del mondo intero.
Fu quindi ancora l'umiltà il tema centrale del discorso, ma con rilievi diversi. Disse come l'umiltà sia la virtù dei forti, per mostrare la fortezza virile dell'umiltà della Santa, scaturita dal suo amore al Crocifisso, progredita tanto da esser detta un eccesso. Ma all'eccesso dei Santi - rilevò Sua Eminenza - Dio risponde con l'eccesso delle sue grazie. Di qui in lei l'interiore ricchezza dei doni celesti fino a scoprire i più alti segreti dell'ascetica e della perfezione, e a giungere al talento del governo, al discernimento degli spiriti, alla stessa potenza dei miracoli...
Quando l'Em.mo Cardinal Protettore ebbe terminato il suo discorso, ascoltato dai presenti con devota ammirazione, S. E. Mons. Angrisani impartì la benedizione eucaristica.
A sera, alle ore 20,30 lo stesso Ecc.mo Vescovo di Casale tenne il suo smagliante panegirico davanti a numeroso uditorio, accorso nonostante lo scrosciare della pioggia. Presentò la Santa quale frutto autentico della terra piemontese, delle famiglie dei nostri bravi contadini che, quando vivono sotto la luce e la grazia di Dio, presentano queste tre caratteristiche: una laboriosità che è figlia di una volontà tenace, forte e coraggiosa - un'umiltà che fa da fondamento alla modestia e alla sobrietà della loro vita - un senso di religiosità che li fa continuamente muovere, lavorare e soffrire sotto l'occhio di Dio, poichè da Dio sentono che tutto dipende nella loro famiglia, nei loro campi. Maria Mazzarello ci si presenta quindi adorna di questa triplice aureola: una volontà virile, una umiltà profonda, una religiosità così intensa che la porta all'apice della perfezione cristiana. Illustrando questi tre punti, Mons. Angrisani tratteggiò il cammino ascensionale della Santa fino alla morte, a cui - disse - si preparò salesianamente, cantando...
La trina benedizione eucaristica poneva fine alla seconda riuscitissima giornata delle celebrazioni.
La giornata trionfale.
La terza giornata del Triduo in onore dell'umile Figlia di San Giovanni Bosco si può definire una vera apoteosi. La vasta basilica fu incapace di contenere la moltitudine accorsa in pio pellegrinaggio da vicino e da lontano. La piazza e le vie adiacenti erano occupate dagl'innumerevoli automezzi, mentre da ogni parte continuava ininterrotto l'afflusso dei fedeli al santuario.
Alle ore 7 celebrò la Messa della comunità degli artigiani S. E. Mons. Rotolo. Alle 7,45 la comunità degli studenti ebbe l'onore di assistere alla Messa del nostro Em.mo Card. Protettore. Alle 8,30 la S. Messa per gl'Istituti e Oratori delle Figlie di Maria Ausiliatrice fu celebrata da S. E. Mons. Giuseppe Dell'Omo, Vescovo di Acqui, la Diocesi che ha il vanto di aver dato i natali alla Santa.
Alle ore 10 ebbe inizio il solennissimo Pontificale celebrato da S. Em. il Card. Maurilio Fossati, Arcivescovo di Torino, con assistenza pontificale di S. Em. il Card. Aloisi Masella. I due cortei, composti del clero, dei Vescovi e degli Em.mi Porporati, stentarono ad aprirsi un varco tra la folla che gremiva la chiesa. L'ingresso nel tempio fu salutato dal coro grandioso del Sacerdos et Pontifex. Il Pontificale si svolse in tutta la magnificenza del rito romano. Mentre l'Em.mo Card. Fossati pontificava, S. Em. Aloisi Masella assisteva nella maestà della sacra porpora, su alto trono appositamente eretto. A fianco erano in apposite bancate le LL. EE. Mons. Rotolo, Mons. Dell'Omo, Mons. Bottino.
L'esecuzione musicale della giornata conclusiva toccava di buon diritto alla Schola Cantorum dell'Oratorio, la quale, diretta dal M° Salesiano R. Lamberto, eseguiva con la consueta bravura l'imponente Sacerdos et Pontifex del M° CAUDANA, la bellissima Missa S. Petri del M° Salesiano D. DE BONIS, l'efficace corale Date, pueri, lilia composto espressamente dal M° Salesiano Don LASAGNA, il vibrante Jubilate Deo dell'AIBLINGER e il bel Tantum ergo del M° Don MAGRI: programma tutto a quattro voci ineguali. In ciascuno dei tre giorni fu accompagnatore ed esecutore di pezzi organistici il M° Don Luigi Lasagna.
La benedizione papale con annessa indulgenza plenaria, che l'Em.mo Card. Fossati impartì per speciale concessione del S. Padre, pose fine al maestoso rito.
Nelle prime ore del pomeriggio cominciò a cadere una pioggia fitta e uggiosa che andò crescendo fino a scrosciare durante l'ultima funzione. Eppure la giornata culminò in un trionfo meraviglioso di pietà e di divozione. Parve anzi che il fervore religioso di tante anime buone trovasse alimento nell'inclemenza del tempo.
Alle ore 15 furono cantati i Vespri solenni. Tenne il discorso S. E. Mons. Dell'Omo, Vescovo di Acqui, che s'introdusse presentando una breve sintesi della vita di S. Maria Mazzarello. Quindi, ispirandosi al santo panegirista di S. Francesco d'Assisi, S. Bonaventura, che lo aveva definito Vir seraficus, propose l'argomento del suo panegirico, elevato e popolare insieme: Maria Mazzarello è stata un serafino su questa terra. I Serafini sono spiriti infiammati di amor di Dio che ardono essi stessi e infiammano gli altri angeli. Così fece la Santa: passò sulla terra ardendo di amore e infiammando tante e tante anime di amore per il Signore. Oggi sono 14.000 le sue figlie che continuano a infiammare di amore di Dio innumerevoli fanciulle in 45 nazioni. Ma dove si sono accese - si chiedeva S. E. - queste fiamme di amore nel cuore di Maria Mazzarello ? Nella famiglia e nella chiesa: ecco i due ambienti ideali nei quali « sbocciò un'adoratrice a Dio, una stella nella Chiesa, una plasmatrice di anime eucaristiche e mariane, un'educatrice di coscienze rette per la società».
Impartì la benedizione eucaristica l'Em.mo Signor Cardinale Aloisi Masella.
La moltitudine dei fedeli che uscivano dalla prima funzione s'incrociò allora con la folla dei devoti che entravano per assistere ai secondi Vespri, pontificati da Mons. Dell'Omo e per ascoltare il panegirico dell'Em.mo Arcivescovo di Torino, che avrebbe posto degno coronamento alle celebrazioni.
S. Em. il Card. Fossati esordì dicendo che dopo i panegirici detti da due Em.mi Cardinali e da tre Ecc.mi Vescovi, nulla gli pareva più opportuno che concludere invitando tutti a invocare la novella Santa e a imitarne i luminosi esempi. Svolse quindi i due punti: perchè dobbiamo invocarla, perchè dobbiamo imitarla. Nella prima parte ebbe felici spunti apologetici contro i nemici del culto prestato ai Santi, mentre nello svolgimento della seconda si sentì vibrare tutta l'anima del Pastore e del Padre che invitava piccoli e grandi a imitare la Santa nello studio del Catechismo per imparare a conoscere meglio e quindi ad amare e servire più fedelmente il Signore, nella santificazione del lavoro permeandolo di spirito cristiano, nello zelo generoso per la salvezza della gioventù, oggi tanto insidiata dai nemici di Dio.
E ricordando l'azione sacerdotale di Don Pestarino e di Don Bosco nella santificazione di M. Mazzarello, esortò a invocarla per ottenere dal Signore il dono di molti sacerdoti, di cui la Chiesa ha in quest'ora grande bisogno; e anche una nuova fioritura di vocazioni religiose, per non lasciar mancare le Suore a tante opere di assistenza e di carità. Ne invocò pure il celeste aiuto per le madri e i padri di famiglia e per quanti sono chiamati all'ardua missione educativa della gioventù.
Lo stesso Em.mo Card. Arcivescovo impartì la solennissima benedizione.
Chi fosse passato davanti alla Basilica durante la benedizione avrebbe potuto contemplare uno spettacolo di fede commovente: la porta maggiore del tempio era rimasta spalancata, nonostante la stagione e il tempo, per dar modo a tutti i fedeli di assistere alla funzione. A quella vista veniva spontaneo pensare alla memoranda giornata dell'8 aprile 1934, quando la pioggia non era riuscita a spegnere l'entusiasmo delle moltitudini che avevano portato in trionfo Don Bosco.
La carità e l'umiltà, quando sono vere, non esercitano la loro attrattiva soltanto sul Cuore di Dio, ma anche su quello degli uomini; e Maria Mazzarello, oggi proclamata santa perchè umile, profondamente umile, continua ad attrarre a sè le anime, trasfondendo in esse la sua predilezione per la virtù base della vita cristiana: l'umiltà.
Lieto epilogo.
A sera, a conclusione dei festeggiamenti, fu portata alla ribalta nel nuovo teatro di Valdocco la prima recita col dramma Le Pistrine di Don GIOVANNI BATTISTA LEMOYNE, rappresentato la prima volta alla presenza di San Giovanni Bosco.
Erano presenti Sua Em. il Card. Protettore, S. Ecc. Mons. Giuseppe Dell'Omo e S. Ecc. Mons. Giuseppe Angrisani; il compianto Rettor Maggiore con il Capitolo superiore dei Salesiani al completo; la Rev.ma Madre Linda Lucotti, Superiora Generale delle F. M. A. con il suo Consiglio e le Superiore giunte dall'Estero, e numerose altre personalità civili e religiose.
Degno di rilievo il particolare della presenza dell'Em.mo Cardinale Aloisi Masella. Il 3 novembre 1944, nel porre la prima pietra dell'erigendo fabbricato, l'Em.mo Presule si augurava di poter essere presente anche agli spettacoli che in quel maestoso edificio si sarebbero allestiti. Ora Egli adempiva cordialmente il suo voto, che era altresì quello di tutta la famiglia Salesiana, tra la gioia di oltre duemila giovinezze plaudenti.
La serata si svolse tra la più viva attenzione del pubblico, scosso solo dai numerosi applausi, scroscianti ad ogni aprirsi del velario dinnanzi alla fastosità delle artistiche ricostruzioni sceniche, o suscitati dalla valentìa degli attori che più di una volta furono salutati a scena aperta.
Negli intervalli dell'azione il pubblico ascoltò scelti pezzi musicali eseguiti dal complesso dell'Oratorio diretto dal M° Lamberto. Degni di ricordo i pezzi musicali del M° Scarzanella, che durante lo svolgersi dello spettacolo furono eseguiti a commento del dramma. La serata lasciò in tutti gli intervenuti un nobile senso di soddisfazione e di letizia.
Quarantaquattro anni di risparmi!
UN nostro Direttore in data 14 dicembre 1951 inviava al Prefetto Generale un assegno di lire centomila accompagnandolo con questa lettera: « Tempo fa mi si presentò una donna del popolo, che mi chiese quanto occorreva per far studiare un prete indigeno. Le risposi che si trattava di una somma elevata, ma che avrebbe potuto concorrere secondo le sue possibilità. Allora, timidamente, trasse dalla sua sdruscita borsetta un voluminoso involto. Lo svolse: dieci pacchetti da 10.000 lire ciascuno! Commozione e meraviglia da parte mia. Le chiesi: Ma come ha fatto a raggiungere questa somma? ". " Eh, sa, da quando andai a servizio, ragazza di 17 anni, ho pensato che sarei stata molto contenta se fossi riuscita a far studiare un prete indigeno. E così, in 44 anni di economia (tanto, io mangio poco: un po' di latte o formaggio, radicchio e polenta), ci sono arrivata. E oggi vengo da lei per liberarmi da questo denaro. Se non è sufficiente, spero che serva a qualche cosa. Per me ho ancora un piccolo podere che mi aiuta a campare. Tanto non durerò a lungo. E poi spero di lasciare tutto per le Missioni ". Non voleva dirmi il nome. Poi cedette alle mie insistenze, ma pregandomi di non pubblicarlo ».
Si tranquillizzi quella buona donna che noi non pubblicheremo il suo nome, perchè è già scritto in Cielo. Ci permetta però di rallegrarci con lei che ha saputo praticare, pur essendo poverissima, la parola di Gesù: « Non vi ammassate tesori sulla terra, dove la ruggine e la tignuola li consumano, e dove i ladri sfondano e derubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove nè tignuola nè ruggine corrodono, e dove i ladri non sfondano nè derubano; chè dov'è il tuo tesoro, quivi pure sarà il tuo cuore » (MATTEO, VI, 19-21).
Funerale di Trigesima del compianto Rettor Maggiore.
La solenne Messa funebre di trigesima del venerato Rettor Maggiore Don Pietro Ricaldone fu anticipata al 20 dicembre. In quel giorno ancora una volta la basilica di Maria Ausiliatrice si gremì di giovani, cooperatori, ex allievi, salesiani e figlie di Maria Ausiliatrice.
Cantò la Messa il rev.mo Don Giraudi, Economo Generale, assistito dai Direttori del Pontificio Ateneo Salesiano Don Valentini e Don Fiora. Intervennero personalmente il Preside della Provincia, il Presidente della Corte d'Appello, il Rettor Magnifico dell'Università, il Provveditore agli Studi. Il Sindaco era rappresentato dall'Assessore prof. Sisto. Tra le altre personalità si notavano il gen. Barco, l'ing. Burgo, la Presidente delle Dame Patronesse Marchesa Carmen Compans de Brichanteau e il Presidente dell'Unione Insegnanti Don Bosco prof. Corradi. Del clero erano intervenuti Mons. Garneri, Mons. Vacha, Mons. Rossi, Mons. Gorgerino e un'eletta rappresentanza dei PP. Gesuiti, dei Servi di Maria, della Piccola Casa della Divina Provvidenza, dei Giuseppini del Murialdo, deì Missionari della Consolata e di altri Ordini e Congregazioni religiose maschili e femminili della città, modestamente confusi tra la folla.
Con i Membri del Capitolo Superiore erano gl'Ispettori della Ispettoria Centrale, della Subalpina, di Parigi e di Lione. I Direttori delle Case Salesiane della città erano intervenuti con rappresentanza di allievi.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice erano presenti nella persona della Rev.ma Superiora Generale, del Consiglio Generalizio e di varie Ispettrici e Direttrici con rappresentanze di alunne degli Istituti e Oratori della città. Ai lati del tumulo presso i vessilli i parenti e un gruppo di orfani dei carabinieri dell'Istituto di S. Mauro.
Al termine della Messa S. E. Mons. Angrisani, Vescovo di Casale, che aveva assistito in presbitero, salì il pulpito per l'elogio funebre e per oltre un'ora con la sua eloquenza calda e affettuosa avvinse l'uditorio rievocando con cuore di figlio la grande figura dell'Estinto, illustrandone con i dati più salienti della vita e delle opere le doti preclare d'intelligenza e di cuore, il genio organizzatore, lo spirito d'iniziativa e lo zelo inesauribile. Vorremmo riportare alla lettera la magnifica orazione, ma ce ne manca lo spazio. Perciò l'abbiamo data alle stampe e speriamo che quando uscirà questo Bollettino sarà già a disposizione dei Cooperatori.
La commossa rievocazione ci fece sentire maggiormente la perdita di tanto Padre, che l'Ecc.mo Oratore seppe illuminare di luce soprannaturale col geniale accostamento del santo Fondatore col suo IV Successore, così evidente nei tratti essenziali della cura degli Oratori festivi e delle Scuole Professionali, dell'educazìone cristiana dei figli del popolo, della istruzione catechistica, della pedagogia e ascetica salesiana e delle Missioni.
Terminato l'elogio, lo stesso Don Giraudi impartì l'assoluzione al tumulo.
Ci giungono relazioni di solenni funzioni di suffragio da ogni parte del mondo, con partecipazione di Em.mi Cardinali, di Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi e delle massime Autorità di ogni paese. Ci duole di non poterle elencare per manifestare a tutti la nostra gratitudine; ma la storia documenterà a suo tempo questo plebiscito di compianto, di stima e di venerazione per il IV Successore di San Giovanni Bosco.
La consacrazione di Monsignor Oreste Marengo
Il 27 dicembre u. s. abbiamo avuto la gioia di assistere alla consacrazione episcopale di S. E. Mons. Oreste Marengo, al quale la Santa Sede, come annunziammo a suo tempo, ha affidato la nuova Diocesi di Dibrugarh, eretta con lo smembramento della Diocesi di Shillong nell'Assam (India) e assegnata anch'essa alla Società Salesiana.
Giunto tra noi per la festa dell'Immacolata dopo 28 anni di ininterrotta permanenza in Missione, dove si era recato giovane di 17 anni nel 1923, fece gli Esercizi Spirituali nel nostro Istituto Teologico di Bollengo e la mattina del gran giorno apparve in abiti paonazzi nel corteo che lo accompagnò alla basilica di Maria Ausiliatrice per il solennissimo rito.
Precedevano gli alunni del nostro Ateneo Pontificio che, nell'assenza dei giovani dell'Oratorio, prestarono il servizio liturgico e corale. Seguivano Mons. Baravalle, Mons. Garneri e il Can. Pas sera, assistenti all'Em.mo Cardinale Arcivescovo di Torino, Maurilio Fossati, il quale aveva ai lati i due Vescovi Conconsacranti, S. E. Mons. Carlo Stoppa, Vescovo di Alba, e S. E. Mons Angeleri, Ausiliare dell'Arcivescovo-Vescovo di Tortona. Gli occhi di tutti erano sull'Eletto, che spiccava per la nera barba. Non meno ammirata era la veneranda mamma ottuagenaria, che lo seguiva con l'altro figlio Parroco e con la figlia Suora. Venivano quindi i Superiori del Capitolo, gli Ispettori della Centrale, della Subalpina e dell'India Nord, altri parenti e numerosi compaesani guidati dal Parroco di Diano d'Alba, paese natio. Il Sindaco giunse in ritardo perchè era stato bloccato da un incidente stradale. Con la Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice era il Consiglio Generalizio al completo e la sua veneranda maestra, Figlia di Maria Ausiliatrice, residente a Napoli, che Mons. Marengo aveva desiderato fosse presente alla sua consacrazione.
La Basilica sfavillava di luce. In presbitero era stato eretto il trono per l'Em.mo Consacrante e un altro altare per l'Ecc.mo Consacrando. Diresse le cerimonie il Rev.mo Mons. Barale, Segretario di Sua Eminenza. Diede lettura della Bolla il Prefetto Generale Rev.mo signor Don Ziggiotti.
Prestato il giuramento e risposto all'esame, l'Eletto cominciò la celebrazione della Messa insieme col Cardinale, rivestì i paramenti pontificali e la proseguì fino al momento solenne della sua consacrazione, in cui si prostrò bocconi per tutto il canto delle litanie dei Santi. Poi venne l'imposizione contemporanea delle mani del Cardinale e dei Vescovi conconsacranti. Quindi il canto del Veni Creatore e l'unzione della tonsura e delle mani col sacro crisma, la consegna del pastorale, dell'anello e del Vangelo.
Quando fu consacrato, Mons. Marengo continuò la Messa con Sua Eminenza e da lui ricevette la S. Comunione bevendo allo stesso Calice. Prima dell'ultimo Vangelo, il Cardinale gl'impose la mitra, gli mise in mano il pastorale e, alzandosi dal faldistorio, lo fece sedere al suo posto mentre i cantori intonavano il solenne Te Deum. Un'onda di commozione passò per la chiesa quando il nuovo Vescovo, incedendo con la mitra e il pastorale, con a fianco i due Vescovi conconsacranti, scese a benedire la mamma, i superiori, i parenti, la folla tutta percorrendo quella chiesa che l'aveva visto fanciullo pregare e rispondere così generosamente alla divina vocazione. Ritornato all'altare, intonò la formola della benedizione episcopale e col triplice segno di croce suggellò la sua prima funzione pontificale.
All'uscita parenti, confratelli, compaesani e fedeli se lo disputavano per baciargli l'anello. Fra gli altri i suoi compagni di Missione presenti in bel numero a rappresentare le cristianità lontane, ma tanto vicine in quell'ora al cuore del nuovo Vescovo Missionario.
Nei giorni seguenti Mons. Marengo celebrò all'altare di Don Bosco e di Maria Ausiliatrice. L'Oratorio, lieto di avere in lui un sì illustre e zelante ex allievo, volle dargli un'affettuosa dimostrazione la domenica 30 dicembre. L'indomani partì per il nostro Studentato Teologico di Monteortone (Padova) per conferire le sacre Ordinazioni, esercitando così subito uno dei più grandi poteri vescovili. Per l'Epifania era atteso al paese nativo per una grandiosa manifestazione di giubilo, ma il suo cuore correva ai suoi carissimi fedeli della Diocesi di Dibrugarh, impazienti essi pure di riavere il loro amato Padre insignito della nuova dignìtà. E noi gli porgiamo il fervido augurio che il suo ritorno in Missione segni un passo decisivo nella evangelizzazione di quelle tribù, già così promettente.
Dall'Italia
Lieta notizia. - I nostri Cooperatori avranno letto con intima soddisfazione la notizia riportata dall'Osservatore Romano del 20-XI-1951: «Questa mattina nel Palazzo Apostolico Vaticano si è adunata la S. Congregazione dei Riti Preparatoria, nella quale gli Em.mi e Rev.mi Signori Cardinali, i Rev.mi Prelati Officiali ed i Rev.mi Consultori teologi han discusso sulla eroicità delle virtù del Servo di Dio MICHELE RUA, Sacerdote della Società Salesiana ».
Resta così spianata la via all'ultima discussione sulle virtù eroiche di Don Rua, da farsi nella Congregazione Generale, presente il Sommo Pontefice, dopo la quale suole seguire il Decreto sull'eroicità delle virtù del Servo di Dio, che gli dà il titolo di Venerabile.
Intensifichiamo le nostre preghiere perchè si compiano gli ardenti voti di tutta la Famiglia Salesiana che anela di poter venerare sugli altari, insieme col Padre, anche il suo primo degnissimo Successore
Pro figli alluvionati. - Il Rev.mo Rettor Maggiore di ven. memoria per concorrere all'opera di soccorso degli alluvionati mise a disposizione del Governo 330 posti nei nostri Istituti per ricovero gratuito di fanciulli dai nove ai 13 anni, colpiti da sì grave sventura.
La Rev.ma Madre Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice mise ugualmente a disposizione, negli Istituti da lei dipendenti, 200 posti per fanciulle.
Il Presidente del Consiglio il 20 novembre inviava al compianto Don Ricaldone il telegramma seguente: « Accolga ringraziamenti Governo et miei per viva parte presa sciagura Polesine et per offerta Famiglia Salesiana. Presidente Consiglio Ministri De Gasperi».
Ritorno a Mornese. - L'antico Collegio di Mornese - la vera Casa Madre, santificata da S. Maria Mazzarello - dopo i necessari restauri, è stato riaperto quest'anno per ospitare le care orfanelle dei Carabinieri.
Volle benedire e inaugurare i locali rifatti lo stesso Rev.mo Economo Generale Don Giraudi che, prima di dar principio al sacro rito, rievocò le care memorie della casa, soffermandosi in particolare sull'arrivo di Don Bosco a Mornese nel dicembre del 1867, per benedirvi l'antica cappella e celebrarvi per la prima volta il S. Sacrificio. E a rendere più vivo il ricordo, lesse i due sonetti di omaggio a Don Bosco composti per la venuta del Santo dal maestro del paese, offrendone poi gli originali autografi alla Rev.ma Madre Generale, perchè fossero conservati nel collegio, quale cara memoria del passato.
Ora la risorta Casa, con le sue piccole ospiti segnate dalla sventura, ha ricevuto la sua nuova e più bella consacrazione di carità.
Crociata Catechistica in Italia nel 1951.
ATTIVITÀ PROPAGANDISTICA Congressi 13 per un totale di 109 giornate
Convegni 41 » » » » 268 u Giornate 14
Missioni 3 55 "
Totale giornate 461. Totale conferenze, prediche 2305.
Mostre 5
Diocesi visitate 56.
ATTIVITÀ EDITORIALE
519.000 albi a colori.
Il mio catechismo: nuova edizione secondo gli ultimi programmi della S. Congregazione del Concilio:
500.000.
II mio quaderno di religione: oltre 150.000
e altre pubblicazioni per un Totale di 1.500.000 volumi.
Filmine: 97 soggetti nuovi oltre 500.000 fotogrammi 16.000 metri di pellicola.
Segnalabile l'attività teatrale: 35.000 volumetti nelle diverse collane drammatiche.
Riviste: sensibile aumento di abbonati alle nostre riviste: CATECHESI Scuole Medie; CATECHESI Scuole Elementari - Parrocchie - Oratori; Teatro dei Giovani; Teatro delle Giovani; Voci Bianche.
La Festa di Maria Ausiliatrice nella Diocesi di Tortona. - S. E. Mons. Arcivescovo-Vescovo, interpreta dei sentimenti e del desiderio del Clero e dei Fedeli, ha chiesto alla S. Sede di voler concedere la celebrazione in tutta la Diocesi della Festa Liturgica di Maria Ausiliatrice. La S. Congregazione dei Riti ha risposto affermativamente.
Perciò S. E. Mons. Arcivescovo-Vescovo, con il consenso del Capitolo della Chiesa Cattedrale, ha disposto che il 24 maggio in tutta la Diocesi si celebri la Festa di Maria Ausiliatrice, con Ufficiatura e Messa propria di rito doppio maggiore, secondo le norme liturgiche, indicate ogni anno nel Calendario.
La Festa di Maria Ausiliatrice, scrive la Rivista Diocesana, resterà come perenne ricordo dell'Anno e Congresso Mariano per richiamare a tutta la Diocesi gli impegni e le mete di vita cristiana a cui particolarmente tendiamo in questo anno: il ritorno al Catechismo, la santificazione della festa, la purezza della vita.
Un centenario caro alla Famiglia Salesiana. - L'11 dicembre u. s. nel Santuario della Consolata a Torino ebbe luogo la solenne commemorazione centenaria della nascita del Card. Agostino Richelmy, che per oltre un quarto di secolo fu zelante Arcivescovo di Torino. Celebrò la Messa funebre S. Em. Rev.ma il Card. Arcivescovo e tenne una dotta commemorazione il can. prof. Attilio Vaudagnorti, che fece un'acuta disamina del critico periodo storico nel quale il Caid. Richelmy passò la sua giovinezza, rilevando l'influsso decisivo operato sull'epoca dall'opera sociale dei Santi piemontesi, e di Don Bosco in particolare.
Il Rev.mo Pref. Gen. dei Salesiani Don Renato Ziggiotti volle intervenire personalmente per testimoniare la riconoscenza della Società Salesiana al compianto Porporato che, ancora giovane liceista nelle scuole pubbliche di Torino, si recava ogni domenica a Valdocco per fare il catechismo ai giovani dell'Oratorio; Vescovo d'Ivrea, diede inizio all'attuale grande nostro Istituto Missionario; divenuto Arciv. di Torino, affidò ai Salesiani le Scuole Apostoliche del Martinetto e legò il suo nome a due grandissimi avvenimenti: l'Incoronazione di Maria Ausiliatrice nel 1903 e l'imposizione dell'aureo scettro alla taumaturga immagine nel 1918
Nuovo Asilo intitolato a S. G. Bosco. -- Fu inaugurato a Borsea (Rovigo) il 10 novembre u. s. in forma solenne alla presenza del Prefetto, del Sindaco, del Sen. Merlin e di tutta la popolazione. S. E. Mons. Marzocco, Vescovo Diocesano, benedisse i locali e il monumentino a San Giovanni Bosco, eretto sulla facciata dell'Asilo. Prendendo lo spunto dall'atteggiamento di Don Bosco, rappresentato nell'atto di stringere a sè due teneri fanciulli, assicurò i genitori di Borsea che i loro bambini, sotto la protezione del Santo, sarebbero cresciuti cristiani coscienti e onesti cittadini.
Dall'Estero
Una visita pastorale di eccezione. - S. E. Mons. Chaves, Vescovo di Corumbà (Brasile - Mato Grosso) in data 3 novembre scriveva al compianto Rettor Maggiore: a Sono di ritorno dalla visita pastorale che durò da marzo a ottobre. Ho percorso un'estensione di 80.000 km. quadrati, quasi grande come il Portogallo che ne ha 90.000. Ho fatto quasi 5000 km. di strade poco buone in jeep. In tutta questa estensione ci sono soltanto quattro parrocchie. Risultato spirituale: 14.000 confessioni, 15.000 comunioni, 2000 battesimi (moltissimi adulti, molti per celebrare il matrimonio religioso), 500 matrimoni di persone unite con contratto civile, 10.000 cresime, oltre 500 prediche. Furono raccolti per il seminario una trentina di ragazzi, mentre 10 ragazze furono ricevute come aspiranti allo stato religioso. II popolo offerse 1.500.000 lire per la costruzione del seminario. Furono distribuiti 2000 catechismi, circa 20.000 medaglie, molti crocifissi e 460 corone del Rosario, fatte dai seminaristi. Due parrocchie sono dei Redentoristi americani e due dei Francescani tedeschi. Quanto più viaggio per la mia Diocesi, tanto più vedo la necessità di sacerdoti e di un grande seminario. Il popolo è in completo abbandono. Quasi tutti quelli che si confessarono e comunicarono lo fecero per la prima volta. Non sanno neppure pregare. Ora il Mato Grosso, che ha fertilissime terre, è meta di una corrente immigratoria dagli altri Stati del Brasile. Più di 30.000 persone entrano annualmente nella mia Diocesi. Tutto questo popolo è abbandonato religiosamente. Conclusione: ho deciso d'ingrandire il seminario e ho fatto fare un progetto per 300 seminaristi, del quale due fabbricati sono già costruiti e possono contenere 150 seminaristi. Per ora ne abbiamo 50, che quest'anno eleveremo a 150. Nessun seminario minore del Brasile ha più di 200 allievi; il nostro sarà quindi un seminario monumentale, il più grande del Brasile Affinchè Maria Ausiliatrice e Don Bosco ci assistano nella realizzazione dei nostri piani, chiedo a tutti molte preghiere ».
Benedizione della prima pietra della " Facoltà Don Bosco " di Campo Grande (Brasile-Mato Grosso). - Alla presenza di S. E. Mons. Antonio Campelo e di tutte le Autorità civili, religiose e militari della città, essendo padrini della cerimonia l'Ecc.mo Dr. Fernando Correa da Costa, Governatore dello Stato, e la sua Ecc.ma Consorte; fu solennemente benedetta la prima pietra della Facoltà di Filosofia, Lettere e Scienze che sarà intitolata a Don Bosco. Sarà questo il primo Istituto di studi superiori che avrà lo Stato di Mato Grosso, risolvendo il problema di tanta gioventù costretta a uscire dallo Stato per avere una formazione e un titolo. La pianta di linee moderne, sobrie ed eleganti è dell'ex allievo salesiano Dr. Attilio Faedo. L'edificio sorgerà nella più movimentata arteria di Campo Grande e misurerà 103 m. di lunghezza e 17 di larghezza, oltre i 6 m. di veranda che accompagna all'interno la costruzione di tre piani
Commemorazione del sessantesimo anniversario dell'arrivo dei Salesiani nel Perù. - Le celebrazioni organizzate a Lima per commemorare il sessantesimo dell'arrivo dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel Perù ebbero un esito straordinario.
Il 28 settembre nella chiesa di Maria Ausiliatrice di Lima si cantò un solenne Te Deum di ringraziamento con la partecipazione di S. Em. il Cardinal Giovanni
Gualberto Guevara, Arcivescovo di Lima e Primate del Perù, di Mons. Luigi Accogli, incaricato di affari della Santa Sede, di due Ecc.mi Arcivescovi e di due Ecc.mi Vescovi, di vari membri del Capitolo metropolitano, Superiori e Superiore di tutte le Congregazioni religiose residenti a Lima. Erano pure presenti il rappresentante del Ministro del Culto e numerosa rappresentanza del Corpo Diplomatico.
Il coro di 200 voci, composto da alunni dei nostri collegi di Lima e Magdalena del Mar, era accompagnato dall'Orchestra Sinfonica Nazionale.
L'ill.mo Mons. Dott. Luigi Lituma tessè un fervido elogio della Congregazione Salesiana e dell'opera svolta in questi primi sessant'anni di attività, mettendo in rilievo l'efficace apporto dei Salesiani alla soluzione del problema indigenista, il loro merito nella formazione di Sacerdoti, e facendo una accurata analisi del lavoro apostolico dei tre Vescovi Salesiani, Monsignor Ottavio Ortiz Arrieta, Mons. Fortunato Chirichigno e Monsignor Vittorio Alvarez
Nel pomeriggio del giorno 29 si solennizzò la fausta ricorrenza con un'imponente manifestazione nel cortile del Collegio Salesiano, cui intervenne, alla presenza di alti dignitari della Gerarchia Ecclesiastica e Statale, una folta rappresentanza di tutti i rami della famiglia salesiana.
S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione onorò della sua presenza i grandiosi festeggiamenti ed ebbe parole di profonda ammirazione per l'opera che i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice svolgono per l'educazione della gioventù peruviana, e per gli « incalcolabili » frutti che tale opera produce. Per questo dichiarò che la ricorrenza che si stava commemorando rivestiva i caratteri d'un avvenimento nazionale.
Quello però che destò più ammirazione e sorpresa in tutti i convenuti fu la lettura di un Decreto Ministeriale, col quale, in omaggio a S. Giovanni Bosco nel sessantesimo anniversario dell'Opera sua nel Perù, e secondo un vasto disegno che da tre anni S. E. il Ministro della P. I. sta attuando nella Repubblica, si decretava e di elevare alla categoria di Grande Unità Scolastica " S. Giovanni Bosco " la Scuola Agricola e d'Arti e Mestieri di Puno, che raggrupperà i seguenti Istituti, tutti intitolati a San Giovanni Bosco: Scuola Normale Rurale; Istituto Nazionale Industriale; Istituto Nazionale Agricolo; Scuola Prevocazionale ».
Il Ministero considera la Scuola di Puno come il massimo esponente dei suoi sforzi per la educazione degli Indi che formano una maggioranza nella popolazione del paese.
Anche le due Camere dei Senatori e dei Deputati resero ufficialmente omaggio al lavoro svolto dalla Società Salesiana in questi sessant'anni nel Perù.
L'Opera Salesiana in Austria. - Nonostante le condizioni sfavorevoli del dopoguerra, l'opera di S. Giovanni Bosco in Austria va svolgendosi e ampliandosi. Grazie all'aiuto dei nostri buoni cooperatori, si poterono in gran parte riparare le case e le chiese, che avevano subito gravi danni per cause belliche. Gli istituti che ci furono restituiti rigurgitano di fanciulli e di giovani.
Si potè anche acquistare una casa a Oberthalheim per il noviziato e aprire due ospizi per artigiani apprendisti, uno a Wien III e l'altro a Bludenz nel Vorarlberg; entrambi corrispondono a un grave bisogno della gioventù operaia, oggidì tanto insidiata. Confidando nella Provvidenza e nella protezione della Vergine Ausiliatrice, si spera di poter presto iniziare i lavori di costruzione di una grande chiesa dedicata a S. Giovanni Bosco.
Un trionfo dell'Opera di Don Bosco fu definito il Congresso Ispettoriale dei Cooperatori Salesiani di
Cordoba (Argentina). Il numero e la qualità dei Congressisti, la solennità degli atti religiosi e accademici, l'ambiente di intensa salesianità, l'importanza e praticità delle deliberazioni prese confermarono nei Congressisti la convinzione che lo spirito di Don Bosco e la sua pratica attuazione nelle famiglie e nella società costituiscono uno dei mezzi più efficaci per la penetrazione dello spirito cristiano nelle masse popolari. Partecipò al Congresso anche il Salesiano Sac. Roberto Pardo Murcia, dell'Ispettoria Colombiana, Presidente della Confederazione Interamericana di Educazione Cattolica.
In onore del B. Pio X (La Paz - Bolivia). - Il Seminario Centrale di Boliva, diretto dai Salesiani, che prepara al Sacerdozio gli alunni provenienti dalla maggior parte delle Diocesi della Nazione, ha voluto associarsi alle celebrazioni mondiali in onore di Pio X, con
una serie di solenni atti commemorativi nei giorni 11 e 12 ottobre u. s., con la partecipazione dell'Ecc.mo Nunzio Apostolico Mons. Sergio Pignedoli, e dell'Arcivescovo di La Paz, Mons. Abel Antezana. La stampa nazionale ebbe elogi per lo svolgimento delle celebrazioni e soprattutto per la perfetta esecuzione della Schola Cantorum del Seminario, definita una delle migliori della Bolivia.
Inaugurazione di una Casa Salesiana sospirata da anni. - S. E. Mons Camillo Le Blanc, Vescovo di Bathurst, lo scorso ottobre benediceva il nuovo Collegio Don Bosco a Rivière-Jacquet (Canadà). Al termine della inaugurazione tenne un discorso nel quale manifestò tutta la sua ammirazione per l'Opera di Don Bosco e svelò la sua segreta aspirazione di riuscire ad avere i Salesiani in tutti i centri della sua Diocesi.
DALLA TERRA DI GESÙ Accorato appello.
Sono circa quattro anni da che è scoppiata la guerra tra Arabi ed Ebrei. Nonostante l'armistizio e tutti gli sforzi dell'ONU, la pace non è ancora conchiusa. Intanto gli 800.000 rifugiati. rimasti senza tetto, senza sostanze, privi di tutto, vedono giungere il quarto inverno, che li sorprende ancora sotto le misere tende, ove anno per anno vengono declinati dalla morte, tra le sofferenze del freddo, della fame e delle malattie. Chi pensa a questi disgraziati ? Un fervore abbastanza intenso di umanità e di carità c'è stato nei primi tempi, da varie parti; molti furono così realmente salvati. Ma ora anche quella fiamma si è illanguidita e molte sorgenti di soccorso si sono estinte. Di più, una ostinata siccità, che dura nonostante la stagione inoltrata, è venuta ad accrescere i disagi e la miseria, e a farci intendere perchè proprio qui Gesù abbia promesso il Paradiso a chi dà un bicchier d'acqua da bere, mentre bisogna comperare, e a caro prezzo, anche l'acqua da lavarsi, se pur si riesce a trovarla.
A noi premono soprattutto i fanciulli. All'Orfanotrofio di Betlemme abbiamo moltiplicato lo spazio nei dormitori, nei laboratori, nelle aule scolastiche, e specialmente nei refettori. Tutto è stato riempito di fanciulli. Ma quanti ancora protendono le scarne braccia verso Don Bosco, supplicando aiuto. E come aiutarli senza mezzi sufficienti ? Occorre ricoverarli, risanarli, nutrirli, vestirli, istruirli, riscaldarli al calore della carità e illuminarli alla luce della fede.
Pochi giorni or sono mi trovavo alla nostra casa di Cremisan, succursale di Betlemme. Due fanciulli, scalzi, sporchi, ricoperti di cenci a brandelli, si avvicinano timidi alla porta, e con voce sottile e piangente chiedono qualcosa da mangiare. Il portinaio dà loro un bel pezzo di pane ciascuno. Ringraziano, più che con le parole, col sorriso, uno di quei sorrisi rarissimi che, da quattro anni, solo la carità riesce talora a destare su quei visini sciupati ed intristiti. E quanti fanciulli, da quattro anni, non sorridono più! Povere creature di Dio!
Di quegli 800.000 rifugiati, sono 50.000 i Cristiani della Terra di Gesù che implorano per i loro figliuoli, tanto cari al Figlio di Dio, il soccorso dei generosi Cooperatori e delle buone Cooperatrici Salesiane.
Chi, in nome di Don Bosco, Padre soprattutto dei fanciulli poveri e abbandonati, vorrà stendere loro la mano pietosa ? Presso la Culla di Betlemme i prediletti di Gesù Redentore imploreranno dal Divino Bambino le più preziose e soavi grazie del Cielo per chi avrà saputo far rivivere sui loro volti emaciati la gioia di un sorriso.
Dicembre 1951. D. SANTE GARELLI Ispettore.
DAL BRASILE (MATO GROSSO)
Tra i feroci Chavantes. - I nostri lettori ricorderanno che il 1° novembre 1934 nella regione inesplorata compresa tra il Rio das Mortes e il Rio Coluene, i due eroici Missionari Salesiani Don Pietro Sacilotti e Don Giovanni Fuchs, dopo un anno e mezzo di arditissime incursioni apostoliche per prendere contatto con i terribili Indi Chavantes, ancora pagani, finalmente li raggiungevano, ma cadevano barbaramente trucidati dagli stessi. Da quel giorno i vari tentativi per avvicinare i feroci Chavantes non approdarono a nulla. Ora però il veterano dei Missionari del Mato Grosso, Don Antonio Colbacchini, scrive da Xavantina: « Ho il piacere di poter comunicare che il mese scorso feci un'escursione lungo il Rio das Mortes, scendendolo fino al luogo che fu la residenza dei nostri due Missionari uccisi dai selvaggi. Sono circa 200 km. da questa Xavantina. Il luogo ov'era l'abitazione dei Salesiani è ritornato completamente selvaggio: la foresta ha coperto e distrutto tutto. In questi ultimi mesi si sta bilirono là vicino alcune famiglie di coraggiosi sertanejos per occupare quelle terre ancor vergini, affrontando il pericolo dei selvaggi. Essi mi accolsero con cordialità e mi diedero una notizia che ci fa aprire il cuore alla speranza che sia suonata l'ora della redenzione di quei poveri Indi. Mi dissero che i Chavantes mostrano buone e amichevoli disposizioni, facendo loro frequenti visite con le loro famiglie. Anzi nello scorso agosto passarono là vari giorni con donne e bambini e fecero presso la casa di un nostro ottimo amico, il sig. Ladislao, la loro aldea provvisoria. Andai a vederla e contai 50 piccole capanne, come essi costumano fare quando sono in viaggio, una per famiglia. Esplorai bene i luoghi, presi tutte le informazioni e mi convinsi che il posto scelto dai nostri due Martiri fu ispirato loro dalla Provvidenza perchè ha tutti i requisiti topografici per una nostra nuova residenza. È un campo magnifico di azione missionaria a cui il Signore ci chiama per continuare l'opera cominciata dai due nostri Confratelli e stroncata ma consacrata dal loro sacrificio cruento. Sono passati 15 anni e, come sempre, il sangue dei Martiri sarà seme di cristiani e dove regna satana, regnerà Gesù Cristo. La nostra presenza sarà pure preziosa per le famiglie dei civilizzati sertanejos, che vivono completamente isolati e lontani da ogni conforto della religione e della civiltà.
D'accordo col Sig. Ispettore, ritornerò ai primi di dicembre per incominciare la Missione nel grande, storico e solenne giorno dell'Immacolata ».
E noi lo accompagniamo con le nostre fervide preghiere e gli auguriamo che si avveri il misterioso presagio che si legge nel sogno che San Giovanni Bosco fece in S. Benigno Canavese nel 1883, la notte precedente la festa di S. Rosa da Lima, sull'evangelizzazione dell'America meridionale. Gli era di guida in quel viaggio ideale il figlio del Conte Fiorito Colle di Tolone, morto poco prima, che ad una sosta del treno gli offrì una cesta di fichi acerbi.
- E impossibile mangiare di questi fichi, - osservò Don Bosco - sono ancora verdi.
- Si fa così, - rispose il giovane. E li immerse successivamente in una tazza di sangue e in un'altra di acqua: - Col sudore e col sangue, - soggiunse - i selvaggi torneranno ad essere attaccati alla pianta e ad essere gradevoli al Padrone della vigna,
DALL'INDIA (ASSAM)
Riportiamo alcuni tratti di una interessante relazione di S. E. Mons. Ferrando, Vescovo di
Shillong.
Il primo Sacerdote Salesiano Nepalese. - Nel mese di novembre fu ordinato il primo Sacerdote Salesiano di nazionalità nepalese: Don Daniel. Il Nepal è uno stato indipendente alle frontiere dell'India sull' Himalaia. Il monte Everest è nel Nepal. La maggior parte della popolazione è di razza Gurka, e sono rinomati come valorosi soldati. Don Daniel sentì parlare di Don Bosco quando era studente nella bella città di Darjeeling ed entrò nella nostra Congregazione lavorando con successo nella scuola di Tezpur. Speriamo che ora possa esercitare il ministero fra le migliaia di Nepalesi che sono emigrati in Assam e che sono addetti all'agricoltura, specie all'allevamento dei bovini. In Shillong lavorò in un oratorio festivo di ragazzi Gurka. Era un oratorio domenicale in mezzo a un prato, eppure quei ragazzini gli erano molto affezionati e assidui.
In Tezpur ebbi la consolazione di ricevere la professione di due suore diocesane della tribù degli Ouraon. Commovente vedere con quale entusiasmo queste ragazze abbraccino la vita religiosa per consacrarsi totalmente all'educazione della gioventù e all'evangelizzazione del loro popolo. Sono già una trentina e alcune di esse vanno in visita ai villaggi a insegnare il catechismo alle donne e ai bambini.
Il giorno 8 dicembre a Shillong vi fu l'ordinazione Sacerdotale di un altro giovane indiano.
Apostolato laico in Missione. - Al Congresso dell'apostolato laico tenuto a Roma noi non potemmo mandare il nostro rappresentante. Ma consci dell'importanza di formare dei missionari tra i laici, abbiamo lanciato la campagna tra i cattolici invitandoli a diventare apostoli tra i loro fratelli. Vi sono già uomini e donne che hanno condotto a Gesù decine di pagani e persino villaggi interi. Un nostro bravo giovane recentemente laureato all'Università di Gauhati, col suo apostolato preparò per il Battesimo altri tre giovani studenti di famiglia ricca. Ricevettero il battesimo nel giorno dell'Immacolata. Con questo intendimento nella parrocchia di S. Giuseppe in Shillong, D. Vendrame tenne il Congresso della giovane cattolica. Più di 200 giovani vi parteciparono e alcune di loro parlarono sugli argomenti vitali moderni convincendo le altre a far sentire la loro influenza cristiana nella società pagana.
Missionari motorizzati. -- Un'altra novità nella nostra Missione è il privilegio che abbiamo ottenuto dalla S. Sede di celebrare la S. Messa la sera della domenica in posti lontani, dove al mattino il Sacerdote non può andare. Questa innovazione fu accolta con gratitudine dai nostri cristiani. Ma significava nuovo lavoro per i Missionari, che da veri soldati di Gesù Cristo diventano motorizzati. Con una buona e forte motocicletta ora si raggiungono moltissimi posti anche in collina e la parola di Dio corre veloce. È un peccato che la nostra povertà non ci consenta di motorizzarci di più. Chi sa che cosa vuol dire camminare ore e ore a piedi per giornate intere, benedice il progresso che ci permette di moltiplicare il lavoro. L'aiutare i missionari con questi mezzi di locomozione è ormai una vera necessità per favorire la propagazione del Regno di Dio in terra di Missione.
Tripudio di cuori intorno all'Ausiliatrice. Il 15 agosto u. s. fu celebrata a Shillong, capitale dell'Assam, la festa dell'Assunzione con una solenne e grandiosa processione notturna.
La magnifica statua dell'Ausiliatrice, alta più di 3 metri, dono di S. E. Mons. M. Olaechea, opera della Scuola Salesiana di Barcellona (Spagna) fu portata in trionfo per le vie della città su di un'automobile elegantemente addobbata. L'intervento della popolazione fu straordinario: si calcola che la processione fosse lunga quasi un chilometro e che vi partecipassero 3000 persone.
La processione presentava una scena veramente suggestiva ed indescrivibile; una scia di fiaccole e torce a vento si snodava serpeggiante fra le pinete e i quartieri della città, il suono della banda strumentale, nel silenzio della sera, intercalato dai cori e dalle preghiere e canti devoti in lingua Khassi dei diversi gruppi intervenuti, rese lo spettacolo indimenticabile!
Alta in una fantasmagoria di luci e di colori si elevava la dignitosa statua di Maria Ausiliatrice attorniata da uno stuolo di «angioletti»: i piccoli bimbi Khassi biancovestiti e alati, e scortata da un drappello di giovanotti a cavallo nel loro pittoresco costume nazionale. Tale avvenimento valse più di una predica per le centinaia e centinaia di Indù e di Khassi che facevano ala e che ammiravano rispettosi e trasognati il grandioso omaggio alla Madre Celeste. Non pochi al passaggio dell'effigie della Madonna, come avvinti da devota maestà, rompevano in esclamazioni e alzavano le mani giunte alla fronte volendo manifestare il loro espressivo saluto indiano. Furono viste delle madri pagane alzare i loro pargoletti verso l'Ausiliatrice.
Dopo circa due ore di sfilata la processione sostò di fronte alla Cattedrale, illuminata da migliaia di luci, che gettavano il loro riverbero sulle circostanti collinette e sul cielo dintorno, mentre gli altoparlanti diffondevano l'eco della preghiera per l'India (nella giornata si commemorava l'indipendenza indiana) e della Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria SS., quale supplica e speranza di pace per il popolo tutto.
I giornali cittadini rilevarono con soddisfazione l'ordine, il devoto raccoglimento e la religiosa suggestività della processione dei cristiani cattolici. Nel cuore di molti pagani rimase il desiderio di rivedere la bella statua della «Gran Madre del Cielo », e nei giorni seguenti chiesero più volte di poterla visitare nella Cattedrale, dove è stata collocata.
DAL GIAPPONE
Tokyo - Meguro. Un Oratorio festivo eccezionale. - Riportiamo da una lettera di D. Antonio Colussi: « ...Due anni fa venni a lavorare in questo magnifico Oratorio di Meguro che è il più fiorente e fruttuoso oratorio cattolico di tutto il Giappone. Più di 2000 sono gli iscritti; più di 1350 frequentano ogni domenica. Sono in gran parte pagani, solo una minoranza è cristiana. Siamo solo tre sacerdoti, del tutto insufficienti al lavoro. L'Oratorio si svolge così: verso l'una dopo pranzo incominciano a venire i ragazzi e fino alle 2,30 giocano nel vastissimo cortile. Alle due e mezzo i più piccoli si radunano nell'aula magna, che contiene più di mille marmocchi, per il catechismo; i più alti si raccolgono in aule diverse per ricevere istruzioni catechistiche adatte. Ogni domenica ai piccoli si svolge questo programma: 1° insegnamento di canti sacri; 2° istruzione catechistica con proiezioni luminose; 3° films istruttive e comiche.
» Ci sono poi varie associazioni di giovanotti, quasi tutti cattolici, un centinaio, suddivisi in vari club (baseball club; tennis-basketball; voliball club). Questi giovanotti ci aiutano per l'assistenza e l'istruzione catechistica degli oratoriani. Di regola i ragazzi dell'Oratorio non si battezzano, ma si dà loro l'istruzione religiosa e si attende che il buon seme a tempo opportuno fruttifichi. L'oratorio è soprattutto un mezzo per avvicinare le famiglie pagane per mezzo dei figli: in questo modo abbiamo già avuto la conversione di parecchie famiglie. L'anno scorso abbiamo avuto 72 battesimi di adulti: in Giappone questo è un bel numero.
» Altro efficacissimo mezzo per avvicinare le famiglie è l'asilo. La nostra Missione ha uno dei più belli e numerosi asili di Tokyo: abbiamo più di 300 bambini che ogni giorno frequentano la missione e imparano a pregare e a cantare le lodi al vero Dio. Per mezzo di questi bambini ogni giorno avviciniamo trecento famiglie pagane.
» Per il completo sviluppo della Missione occorrerebbe la scuola elementare: da tutti è voluta e appoggiata. Le famiglie dei bimbi dell'asilo hanno stima di noi, del nostro sistema pedagogico e della nostra religione e perciò vorrebbero che noi prendessimo cura dei loro fanciulli anche durante il periodo elementare. Anche il Delegato Apostolico e il Vescovo ci consigliano di aprire una Mission School per aver contatto con i bambini e con le loro famiglie per altri sei anni e così moltiplicare le conversioni delle famiglie. Il rione di Meguro in Tokyo è uno tra i più popolati: è il posto ideale per l'oratorio e per il lavoro missionario salesiano. Oltre l'Oratorio, ogni giorno ci rechiamo nei centri stabiliti per l'insegnamento del catechismo. Al presente abbiamo più di 130 catecumeni adulti, che speriamo diventino presto, con la grazia di Dio, tutti cristiani. D. Dal Fior due volte al mese fa delle conferenze sul cristianesimo a tutte le guardie (circa 250) del nostro rione. In uno dei più grandi ospedali di Tokyo, presso la nostra Missione, studiano catechismo sei dottori e 23 nurses. Altri bei gruppi studiano con D. Marega e col sottoscritto.
» Ci aiutino i nostri Cooperatori con le loro preghiere a salvare molte anime e, prima fra tutte, la nostra ».
DALLA CINA
« Nessuno ci pensi atterriti o terrorizzati ». - Scrive l'Ispettore Don Carlo Braga: « Ho cercato di vivere nascosto nelle diverse visite alle case, ma basta che uno dei nostri amici mi abbia incontrato sul tramvai o sulla corriera o sulla nave che, ovunque arrivo, mi assale una piena di visitatori, di ex allievi, di conoscenze che vengono e non si muovono finchè hanno, con tutta tranquillità, detto quanto avevano in cuore per manifestarmi la loro solidarietà. E poi in questi ultimi tempi non passa settimana che non arrivi qualcuno dall'interno della Cina e non posso sottrarmi alle loro giuste richieste di udienze, di colloqui, di necessari sfoghi del cuore. Ogni giorno constato come furono e sono ancora vere le affermazioni del signor Don Berruti che cioè sono l'ispettore più fortunato della Congregazione. Lo posso sentire anche oggi che l'Ispettoria ha perso metà delle sue case e si è vista privata da un buon numero dei suoi confratelli.
Non invidio nessuno, anche oggi che siamo nella tormenta, perchè essa ci ha ancora più strettamente uniti, ha rafforzato lo spirito salesiano, l'amore alla Cina, il desiderio di sacrificarsi senza misura. Nessuno di quelli che lasciarono questa terra cinese, vuole rimanerne lontano e appena tornerà il sereno, li vedremo giungere « compatti e fidenti », come cantava l'antico inno in onore di Don Bosco. Nessun disfattismo in mezzo a noi: si guarda alla realtà senza vestirla di tragico. È una sosta nel nostro cammino, non è una sconfitta, è una vittoria morale che vale tutte le altre materiali. Cosa mirabile! Mentre i comunisti ci tolgono le case, altre tre sono costruite e una quarta è stata iniziata. Siamo stati gli ultimi a cedere le armi e le abbiamo deposte contro la forza bruta, il sopruso, l'ingiustizia palese. Tutti i confratelli saranno cacciati dall'interno, ma nessuno con ignominia, nessuno con disonore. Sette sono in prigione, ma portano le catene per amore indefettibile al Papa, per fedeltà eroica alla Chiesa. Nessuno dunque ci pensi atterriti o terrorizzati ».
DAL SIAM
Bang-nok-Khuek. I miracoli della grazia. - Riportiamo da una lettera di S. E. Monsignor Carretto, Vicario Apostolico, in data 15 dicembre u. s.:
« Oggi Tarcisio Ciomphan, giovanotto di 21 anno, ha ricevuto il Battesimo ed è felice. Egli stesso ha scritto la storia della sua conversione in un quaderno di una cinquantina di pagine, che io riassumo in poche parole. Figlio di attaccatissimi buddisti (il padre, ex governatore di circondario, è attualmente il fac totum della pagoda del paese), viene mandato nel nostro collegio di Banpong all'età di 9 anni per i corsi secondari. " Impara tutto quello che t'insegnano gli Europei -- gli comanda il padre - ma odia la loro religione perchè tu sei buddista ". E la zia: " Guai a te se metti piede nella chiesa dei cristiani, perchè sotto la porta essi sotterrano un budda per calpestarlo ".
Il ragazzo, docile agl'insegnamenti, passò tre anni di odio: non poteva passare davanti alla chiesa senza sputare in segno di disprezzo. Non solo non accettava di frequentare la scuola di catechismo, ma distoglieva i compagni buddisti dal farlo. Finalmente riuscì a farsi togliere dal collegio che gli era diventato insopportabile. Ma dopo un anno di assenza e di dura esperienza, egli confessa di essere stato costretto dalle circostanze e dal rimorso a ritornare. All'odio succede ora la curiosità: incomincia a farsi chiaro nella sua anima. Ma ai suoi occhi si fa pur sempre più minacciosa la figura del padre e dei parenti che hanno saputo che il figlio va a scuola di catechismo. " Eppure Dio esiste, e se esiste come posso non curarmi di Lui?". E la storia del martirio di S. Tarcisio viene a dare il colpo finale: " Ah, potessi essere come lui!... ".
» Al termine degli studi, lascia il collegio di Banpong ed entra tra gli allievi maestri nella scuola governativa. Le lezioni del professore di storia medioevale e moderna, infarcite di errori contro il Papa e la Chiesa, stuzzicano maggiormente il suo desiderio di conoscere la verità e difenderla: questo diventa il suo ideale... E finalmente, giunta la maggiorità, sceglie: sa che il suo passo lo priverà dell'eredità paterna, forse lo allontanerà da tutti i suoi, eppure vuole ricevere il Battesimo e chiamarsi Tarcisio perchè nutre un segreto desiderio: testimoniare, come l'antico Martire, la fede col proprio sangue...
DAL CONGO BELGA
La popolazione del Vicariato Apostolico di Sakania, affidato ai Salesiani, continua a ricevere una evangelizzazione metodica e accurata. Ogni anno circa zoo catecumeni, dopo essere stati debitamente istruiti, entrano a far parte della. comunità cristiana. Da una recente statistica si ha che su di una popolazione di 41.500 ab., 14.713 sono cattolici, 9886 catecumeni, mentre i battesimi amministrati agli adulti nel corso di quest'anno assommano a 423. Come risulta dalla statistica, circa un terzo della popolazione è battezzata e, salvo rare eccezioni, mostra buona volontà di vivere cristianamente.
Soprattutto però i figli di Don Bosco sono ricercati per le scuole professionali e agricole. Il Governo ha loro offerto diverse scuole professionali governative. Il « Servizio Provinciale della agricoltura» ha fatto tali pressioni perchè si accettasse a La Kafubu una Scuola Professionale e Agricola per gl'indigeni, che il Vicario Apostolico ha dovuto accettare. Così i figli di Don Bosco rendono alla Chiesa un grande servizio: quello di rispondere con i fatti ai numerosi nemici delle Missioni che affermano audacemente che i Missionari sono incapaci di assicurare l'insegnamento professionale, che per conseguenza deve diventare laico. È cosa consolante vedere la simpatia che circonda il nome di Don Bosco in quelle terre e se i suoi figli riusciranno - come si spera - a far prosperare le scuole professionali anche a vantaggio dei religiosi indigeni di altri Vicariati, un grande passo sarà stato fatto per lo stabilimento della Chiesa nel Congo.
Abbiate fede in Maria Ausiliatrice... e vedrete che cosa sono i miracolí "
SAN GIOVANNI BOSCO
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« Solo Lei lo può salvare ».
Maria Ausiliatrice ha steso il suo manto sulla parrocchia salesiana di Taranto Vecchia. Specialmente dopo la Peregrinatio Domestica e l'incoronazione dell'artistica statua, il popolo si è abituato a ricorrere a Lei nelle sue difficoltà e tribolazioni, ottenendone grazie e favori.
Il 1° settembre u. s. Quarto Nicola di Mario, di circa anni due, mentre giocava con alcuni suoi coetanei in casa di amici, eludendo ogni vigilanza, abbandonava il gioco per recarsi al piano inferiore dai nonni. Nello scendere la scala, sdrucciolava e precipitava nel vuoto dall'altezza di quattro metri. L'insolito rumore faceva accorrere i familiari che raccolsero un corpo quasi esanime. Accorse il medico di famiglia, il quale consigliò l'immediato ricovero all'ospedale e ve lo trasportò egli stesso con la sua automobile. I sanitari dichiararono il caso disperato e inutile ogni tentativo per venirgli in aiuto. Il bambino, affetto da commozione cerebrale, era in fin di vita. La mamma, vedendo svanire ogni speranza nei mezzi umani, si rivolse con tutta li forza della sua fede alla Madonna.
« Solo Lei lo può salvare » affermarono i medici. Perciò il piccolo moribondo è ricondotto a casa e gli viene posto vicino il quadro di Maria Ausiliatrice. Allora il bambino, tra la commozione degli astanti. incomincia a dare segno di vita.
Il Parroco gli imparte la benedizione di Maria Ausiliatrice e gli fa applicare sulle tempie la Reliquia di Don Bosco. I genitori e i familiari, che seguono con ansia, minuto per minuto, ogni gesto, ogni movimento del piccolo Nicola con la ferma speranza di vedere da un istante all'altro il miracolo, esultano di gioia quando, in serata, il medico lo dichiara fuori di pericolo e libero da ogni conseguenza. Il giorno dopo, grazie al miracoloso intervento dei suoi celesti Protettori, il bambino poteva riprendere allegro e sorridente i suoi giochi.
Ma la bontà materna di Maria Ausiliatrice non si arresta qui. Il papà che, come tanti altri, in questi anni di smarrimento e di esaltazione, si era allontanato da Dio, ora commosso ha fatto risoluto ritorno alla Fede.
I genitori e i familiari tutti nell'esprimere la loro riconoscenza, hanno la piena fiducia che Maria Ausiliatrice e il suo apostolo Don Bosco continueranno sempre a proteggere le loro famiglie.
In fede: Sac. GIACOMO VENDITTI Parroco Salesiano.
ATTESTATO MEDICO: lo sottoscritto certifico che Quarto Nicola di Mario è stato affetto da commozione cerebrale in seguito a caduta, per cui, anche secondo il parere dei sanitari del locale ospedale, versava in fin di vita.
Taranto, Via Acciavio 37.
In fede: F.to Dr. LEOPOLDO PIGNATELLI.
Maria Ausiliatrice salva miracolosamente le sue figlie.
II 24 settembre u. s. tre suore facevano in autobus, attraverso le Ande, un lungo e pericoloso viaggio per recarsi alle Case di Merida e di S. Cristobal (Venezuela), ove erano destinate. Giunte, dopo un giorno e mezzo di cammino, in prossimità de La Vuelta del Aguila, verso le alture Mucuchies, luogo pericolosissimo per la ripidezza della salita e per le innumerevoli svolte della strada, l'autobus urtò contro la parete rocciosa; la violenza del colpo lo fece retrocedere, senza che si potesse arrestarlo, fino all'orlo di un precipizio profondo circa 16o metri. La catastrofe era inevitabile! I viaggiatori, appena ebbero la sensazione di ciò che li attendeva, levarono alto il loro grido di soccorso: « Maria Ausiliatrice! ». Avvenne allora cosa che parve miracolo. Il veicolo si arrestò, fermato nella sua corsa vertiginosa da poche pietre per se stesse insignificanti e insufficienti a opporre il necessario freno alla violenza con cui retrocedeva la macchina, la quale rimase così sospesa in modo inesplicabile.
Dei 22 viaggiatori, parecchi, fra i quali due suore: sr. Maria di Gesù e sr. Maria Luisa Estevez, riportarono ferite più o meno gravi. Sr. Antonia Zamora, invece, si può dire che fu salva per vero miracolo della Madonna. Infatti giaceva semi-sepolta, apparentemente esanime, in una pozza di sangue, avendo riportato due gravi ferite al capo. Tutti la ritenevano ormai perduta, data anche l'impossibilità di prestarle le urgenti cure del caso per la notevole distanza che li separava da Merida e dall'Ospedale. Come fare? Si prestarono ai feriti i soccorsi possibili, mentre da tutti si pregava, sotto la pioggia che continuava implacabile. Finalmente le suore di Merida, informate dell'incidente, dopo parecchie ore giunsero con una macchina per trasportare le povere Missionarie all'Ospedale della città.
Maria Ausiliatrice, invocata con fede, scampò tutti i viaggiatori da sicura morte. Ora le tre suore sono già al lavoro e non fanno che magnificare la bontà e la potenza di Maria Ausiliatrice e, con le Sorelle dell' ispettoria, Le sciolgono un canto di filiale riconoscenza.
Suor CLEMENTINA BONESCHI Ispettrice delle Figlie di M. A. in Venezuela.
« Secondo i medici era condannato a morire d'intossicazione del sangue ».
Desideriamo venga pubblicata questa grazia ottenuta dalla Vergine Ausiliatrice per intercessione di S. Giovanni Bosco e di D. Rinaldi.
Il nostro mezzadro Pierino Cartasegna di anni 25, trovandosi a tagliare rami su una pianta, cadeva malamente dall'altezza di circa quattro metri rimanendo tramortito sui grossi rami già tagliati. Trasportato all'ospedale di Alessandria, gli veniva riscontrata offesa una vertebra della spina dorsale e una grave alterazione delle funzioni intestinali e renali.
Questo fatto rendeva impossibile e inutile un intervento chirurgico alla colonna vertebrale, che avrebbe dato qualche probabilità di guarigione e, protraendosi per circa un mese, faceva ormai perdere ogni speranza: a detta dei medici il povero giovane era condannato a morire di intossicazione del sangue.
Ci rivolgemmo allora a M. Ausiliatrice con la novena consigliata da S. G. Bosco. Mentre le condizioni del giovane diventavano più preoccupanti, si univa a noi una comunità di Figlie di M Ausiliatrice interponendo l'intercessione del Servo di Dio D. Rinaldi. Subito le condizioni del malato cominciarono a migliorare e fu resa possibile una difficile operazione che, grazie all'aiuto divino, riuscì ottimamente. Il 21 febbraio il giovane usciva dall'ospedale col busto ingessato, ma con speranza di guarigione, che veniva infatti riscontrata in visite successive, tanto che nell'estate potè già riprendere il lavoro.
Con riconoscenza, adempiamo la nostra promessa, invocando ancora sulla nostra famiglia la protezione della potente Ausiliatrice.
Rovereto di Gavi. Coniugi GEMME.
Nonostante il rifiuto del chirurgo.
La mia cara nonna Bambara Antonina, di anni 77, fin dal 1947 constatava la lenta perdita della vista dell'occhio sinistro a causa della cateratta. Si dovette ricorrere subito a un intervento chirurgico e così si potè salvare l'occhio. Ma per poco tempo. Alla distanza di un anno perdette del tutto la vista all'occhio sinistro con forte indebolimento al destro che, a poco a poco, a causa della cateratta sopravvenuta, si spense.
Ed eccola cieca ! Ma essa accettò questa disgrazia con mirabile rassegnazione alla volontà di Dio
Stando così le cose, si decise di ricorrere ad un altro intervento chirurgico. Nello stesso tempo ci rivolgemmo con fiducia alla Vergine Ausiliatrice, verso la quale la nonna ha sempre avuta una speciale divozione. Iniziammo a tal fine fervorose preghiere e novene.
Il chirurgo disse che si poteva tentare l'operazione, ma che sarebbe stata difficile per l'età avanzata.
Fatta la iniezione anestetica, il medico osservò nella paziente un'anormalità cardiaca, per cui si rifiutò di fare l'operazione all'occhio. Ma nonostante il rifiuto del chirurgo, la paziente, fiduciosa nell'aiuto di Maria SS. Ausiliatrice, volle essere operata. Vistane la fermezza, il chirurgo si rassegnò a operarla e, con meraviglia sua e nostra, tutto riuscì felicemente.
È già trascorso circa un anno e la cara nonna ci vede magnificamente bene, con notevole miglioramento della salute, sì da poter attendere alle sue faccende domestiche.
Un secondo motivo ho per ringraziare la Vergine Ausiliatrice, per avermi fatto superare felicemente una operazione con un miglioramento generale della mia salute.
Riconoscente prego si pubblichino le due grazie, augurandomi che la Vergine Santa continui ad assistere sempre me e tutti quelli della mia famiglia.
Taormina.
D. BAMBARA ANTONINO Salesiano.
« La ruota del carro ben carico d'uva passò sulla manina del mio piccino ».
Il mio Roberto di anni 2 il giorno 22 settembre u. s. tornava a casa sul carro d'un nostro vicino, dormendo tranquillo.
Ad un tratto cadde e la ruota del carro ben carico d'uva passò sulla manina del mio piccino. Era già grande grazia che non fosse rimasto schiacciato dal carro, ma la Vergine Ausiliatrice e Don Bosco, ai quali avevo sempre raccomandato il mio bimbo, fecero di più: non permisero che la manina venisse danneggiata. Infatti rimase solo il segno e un po' di gonfiore, che passò in una settimana. La radiografia, tra lo stupore dei medici, non rivelò nessun indizio di frattura.
Rendo pubbliche grazie ai nostri Protettori e mando umile offerta.
Mirabello (Alessandria)
In fede: GARAVELLO NABLINA in POGGIO
« Preferii cominciare una novena al mio specialista San Giovanni Bosco».
Da tre anni soffrivo per ulcera ad un occhio con dolori fortissimi che mi davano l'impressione di una fiamma che mi bruciasse e m'impedivano di aprire l'occhio alla luce.
Mi recai dall'oculista, che giudicò il caso grave, mi mise in guardia sul pericolo di perdere l'occhio e mi consigliò di farmi visitare da uno specialista.
Preferii allora cominciare una novena al mio specialista S. Giovanni Bosco e a Maria Ausiliatrice. Intanto applicai con gran fede una reliquia all'occhio malato protestando che non l'avrei levata finchè Don Bosco non m'avesse guarita. Da quel momento cessarono i dolori e tre giorni dopo mi presentai al medico, che con grande meraviglia mi trovò perfettamente guarita.
Tutti si meravigliano nel constatare che da quel giorno non è più comparsa alcuna traccia del male e che non trovo difficoltà alcuna ad esporre l'occhio alla luce del sole.
Approfitto per dar lode a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco per aver guarito me da una pericolosa infezione al piede e per aver salvato la vita a un mio nipotino, investito da una macchina mentre usciva dal duomo.
La Vergine Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco non mi hanno mai negato le grazie che ho chiesto con questa condizione: « Se sono per il bene dell'anima mia ».
Siano quindi benedetti e si abbiano la più viva riconoscenza mia e di quanti vorranno condividere questi miei sentimenti.
Gemona. Cooperatrice GIUSEPPINA CASANI.
Il medico disse: « Come sia guarito, non lo saprei dire ».
Il mio bambino Luigi di mesi 8 da alcuni mesi era malaticcio e febbricitante. Essendo poi sopraggiunta la bronco-polmonite con crisi di meningismo e con emiplegia sinistra, ormai il bambino era condannato a sicura morte.
Con grande fede mi rivolsi allora a Maria Ausiliatrice supplicandola di guarirlo, unitamente a mia moglie. Al 3° giorno della novena era già fuori di pericolo e dopo dodici giorni fu dimesso dall'ospedale completamente guarito. Il medico disse: « Come sia guarito, non lo saprei dire».
Desidero rendere noto il nostro giubilo e la nostra riconoscenza alla Madonna di Don Bosco.
Torino
MURA GIUSEPPE. -
Ringraziano pure Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco:
NB. - La mancanza di spazio ci obbliga a riassumere le seguenti grazie, molte delle quali meriterebbero di essere pubblicate per disteso.
I coniugi Luigi e Vittoria Trainotti (Merano) per la guarigione della loro piccola Beniamina, ottenuta senza l'applicazione delle cure prescritte dai dottori.
L. Ferreri (Torino) per avere ottenuto che la nipote evitasse all'ultimo momento, miracolosamente, un intervento chirurgico già dichiarato necessario.
Mottura G. (Torino) per la guarigione della mamma con una difficilissima operazione.
Sardella Giuseppina (Riesi) per la visibile protezione accordata al nipote agli esami di maturità classica.
Simboli Luigia (Civitanova M.) per la guarigione da parecchie malattie che l'avevano ridotta a uno scheletro.
Lagutaine Bellati Elena (Torino) per la guarigione della figlia Nicoletta da grave tifo.
La famiglia Monosi per la protezione accordata in periodo di esami alla figlia Maria.
Loreo Antonia (Albano) è grata a S. G. Bosco e al B. Domenico Savio per due belle grazie concesse alla figlia.
Graglia Giuseppe, Insegnante (S. Stefano Belbo) per la guarigione da una grave malattia al sistema nervoso, ottenuta con la novena consigliata da Don Bosco.
Cavallero Rina (Villanova di Mondovì) invocò Maria Ausiliatrice perchè le salvasse la bimba sottoposta d'urgenza all'operazione di peritonite e ne fu miracolosamente esaudita.
Caldarone Fermiliana (S. Donato di C.) invia offerta per la guarigione della sorella da grave malattia.
La famiglia Barberi (Saluggia) rende pubblica la sua riconoscenza a M. A. per una serie di grazie ricevute, lieta di poter affermare che mai si rivolse a M. A. e a S. G. Bosco senza esserne esaudita.
Travasino Maria (Asti), scampata da morte per intercessione di Maria Aus. e di S. G. Bosco.
Portalupi Martino (Colmegna) per la sollecita guarigione ottenuta affidandosi alla bontà di Maria Aus. e di S. G. Bosco piuttosto che all'intervento del medico.
Minoli Concettina per la guarigione da un serio disturbo alla vena aorta.
Gandellini Francesco (S. Cristina di Pavia) per due grazie: egli stesso cadde dall'altezza di 5 metri travolto con 25 quintali di legna, senza gravi fratture; il figlio, sbalzato dalla moto alla distanza di 6 metri, rimase incolume, mentre la macchina si fracassò contro un palo.
Berardi Emilio (Poggi Cancelli) per la guarigione da grave piaga al ginocchio, ottenuta in forma prodigiosa nella notte successiva all'invocazione di Maria Ausiliatrice e di D. Bosco.
Suor Paci M. L. (Firenze) per una serie di grazie segnalate ottenute da diversi membri della sua famiglia.
Darvele Pierina (Varazze): Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, ardentemente invocati, ridonarono ad alcuni familiari la pace e la concordia.
Muti Giuseppina per la guarigione del figlio da grave ferita alla gamba.
Lorenzoni Teresa ved. Pancheri (Romallo) per il ritorno in patria di alcuni parenti, superate gravi difficoltà con una novena a Maria Ausiliatrice.
Olivari Luigi (Gandellino di Gromo) per l'insperata guarigione da forti dolori renali.
Ghizzardi Maria in Bertelli (Irma di Bovegno) per la guarigione del marito da grave malattia.
Baretta coniugi (Cavour) per la prodigiosa istantanea guarigione del loro piccolo Piero, dopo aver invocato Maria Aus. e Don Bosco.
Tazzioli Rinaldo (Barigazzo) dichiara di essere stato «salvato miracolosamente n invocando Maria Ausiliatrice e Don Bosco.
Conti Giuseppe (Treviglio) rende nota la grazia ottenuta dalla moglie, la cui vita versava in gravissime condizioni per frequenti e gravi perdite di sangue.
Garda Domenica Verna (Rosingo Monf.) desidera far noto a tutti il «miracolo» della guarigione della sua piccola Maria Ausilia.
Dott.ssa Boni Maddalena (Torino) è riconoscentissima a Maria Ausiliatrice e a S. G. Bosco per la pronta guarigione ottenuta.
Fissare Sala Margherita (Torino) invocando Maria Ausiliatrice e Don Bosco, potè superare una grave operazione con esito felicissimo.
Geom. Caravita Giuseppe (Massa Lombarda). Investito da un camioncino mentre rincasava in moto, invocò S. Giovanni Bosco nel terribile cozzo e se la cavò con qualche scalfittura.
Teresina e Carlo Massa (Sciolze) con la novena consigliata da Don Bosco ottennero la guarigione del loro piccolo Roberto
Saccagno Giuseppe (Desana) ringrazia S. G. Bosco per la visibile protezione accordata al figlio in circostanze dolorose.
Miglio Vera in Corazzo (Lenta) rende noto che il marito, caduto sotto le ruote del carro riportandone la commozione cerebrale e la frattura della spalla, per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, guarì perfettamente.
Famiglie Cavo e Suino (Lanzo Tor.) per la guarigione della loro piccola Maria Consolata da grave malattia.
Ricci Maria soffriva di un forte disturbo cardiaco e di esaurimento nervoso. Invocando Maria Aus. e S. G. Bosco. si sentì guarita.
PRODIGIO ATTRIBUITO A S. MARIA MAZZARELLO
« Uscii correndo e gridando: Sono guarita! ».
Otto anni fa, mentre giocavo, caddi e ricevetti un forte colpo al ginocchio destro, per cui, condotta all'ospedale, subii un'operazione e rimasi per molto tempo in riposo.
Il 26 aprile di quest'anno sentii un acuto dolore ai ginocchio sinistro al quale mi feci, con l'unghia, una piccola graffiatura. Il 28, tornando dalla scuola, il male mi aumentò: il ginocchio era violaceo con un circolo bianco, indice di infezione. Il medico dichiarò trattarsi di un principio di setticemia. Nell'ospedale ove fui trasportata, sentendomi grave, volli la gioia della santa Comunione. Ero rassegnata a morire. Ma poi, pensando alla prossima festa di Maria Ausiliatrice, feci la promessa di comunicarmi ogni giorno nonostante i dolori persistenti. Ricevetti in seguito la notizia della canonizzazione di Madre Maria Mazzarello il 24 giugno. Allora volli raccomandarmi a Lei con grande fiducia mentre continuavo l'adempimento dell'altra promessa, che mi costava assai per il tratto di strada da percorrere e per l'astenermi dal prendere calmanti durante la notte. Frequentai ancora la scuola nei mesi di maggio e giugno. La vigilia del gran giorno dicevo: « Domani sarò guarita ». Ma anche il 24 giugno, nonostante la mia fede, i dolori aumentarono. Trascorsi la mattinata davanti all'immagine della nuova Santa pregandola con fervidissime invocazioni. Passarono ancora giorni e settimane e io ripetevo sempre: « Madre Mazzarello mi guarirà ».
Il giovedì 12 luglio, recandomi a scuola, caddi due volte, ma potei ricevere ugualmente la santa Comunione che era tutta la mia gioia. Nello stesso giorno mi fecero una radiografia constatando che la malattia peggiorava. A mezzogiorno sentii una forte puntura nel ginocchio, tanto che dovettero accompagnarmi a letto Anzi nel dolore pregai di trasportarmi all'ospedale e di amputarmi la gamba. Quando il male si calmò un poco, la suora che mi stava accanto, mi volle persuadere a troncare gli studi e incominciare una cura energica. Questa per me era una grandissima pena, perchè desideravo ottenere il diploma ed aiutare la mia buona mamma. Con grandissimo sforzo scesi poi in cappella fermandomi ad ogni passo. Giunta dinanzi al quadro di Madre Mazzarello, di colpo mi inginocchiai. Sentii che l'osso del ginocchio fece un forte rumore producendomi un dolore acutissimo. Ma io non mi mossi e col cuore supplicavo così: « Com'è possibile che non mi esaudisca ? Te l'ho chiesto con grande fede. Non permettere che mi debba ritirare dalla scuola. Guariscimi ! Non dubito un istante della tua potenza ».
Ma non potei continuare perche mi accorsi che il ginocchio non mi faceva più male. Non posso descrivere che cosa provai. Mi alzai, potei fare la genuflessione, uscii correndo e gridando: « Sono guarita!».
Il giorno seguente, fra la gioia di tutti, le mie compagne organizzarono una processione: io portavo il quadro della Santa.
Non mi stancherò mai di ringraziare Madre Mazzarello e di dire a tutti la fiducia grande che in Lei dobbiamo avere ».
ELENA MENDOZA
Alunna del Collegio Maria Ausiliatrice.
San Salvador (Centro America).
Grazie attribuite a Don Rinaldi
Guarigione improvvisa da paralisi totale dell'intestino.
Mio figlio Romeo Puricelli, operato d'urgenza di appendicite e poi di peritonite grave, doveva quasi subito subire una terza operazione che, al dire dei professori, avrebbe avuto un esito molto incerto. Si trattava di paralisi totale dell'intestino.
Consigliata da un amico di famiglia, misi l'incerta sorte di mio figlio sotto la protezione del Servo di Dio Don Filippo Rinaldi. Tutti in famiglia, compreso il paziente, pregammo con gran fede con queste parole: « O potente Servo di Dio Don Filippo Rinaldi, interponete presso Dio tutta la vostra potenza in nostro favore ! ». Seguirono un Pater, Ave e Gloria.
Ed ecco che al momento di portare per la terza volta nella sala operatoria l'infermo, al contatto della parte malata con la reliquia, sentì un improvviso sollievo e l'intestino cominciò a funzionare quasi regolarmente con grande meraviglia degli stessi professori curanti. Questo repentino cambiamento salvò mio figlio da certa morte e gli permise di far ritorno in famiglia nella pace della preghiera e del lavoro, rallegrato dal sorriso di una sua cara creaturina. Riconoscente, invio offerta per la beatificazione di D. Rinaldi e per il mio abbonamento al Bollettino.
Cavaria (Varese).
ANGELA BOGNI ved. PURICELLI.
CERTIFICATO MEDICO: Si certifica che il signor Puricelli Romeo, d'anni 33 da Cavaria, entrato in questa Clinica il 9-X-1950 per peritonite da appendicite gangrenata e perforata. è stato da me operato la notte stessa di laparatomia ed appendicectomia. Ampiamente drenato, ebbe un decorso buono e regolare sino al giorno 21-X-1950, quando improvvisamente entrava in occlusione per fatti aderenziali con torsione di anse.
Lo sottoponevo la sera stessa ad un nuovo intervento operatorio liberando le cause adese e drenando ancora profondamente. Liberato così dall'occlusione, il Puricelli migliorò di giorno in giorno, anche se si era formata una piccola fistola che dopo pochi giorni si chiudeva spontaneamente.
Ma il 31-X-1950 il paziente entrava ancora in stato occlusivo con dolori fortissimi; stato generale alquanto grave che faceva temere per un nuovo intervento operatorio. Il collega prof. Fumagalli, chiamato dai parenti in consulto, consigliava l'intervento, pur riconoscendone la gravità.
Ho voluto soprassedere pero di qualche ora mentre facevo i preparativi per l'intervento, quando improvvisamente l'ammalato si senti meglio, l'alvo divenne aperto ai gas e l'addome, molto disteso e dolente, si andò piano piano normalizzando. Il fatto occlusivo era stato vinto spontaneamente, senza intervento, ed in modo insperato e direi quasi miracoloso!
Le condizioni del malato andarono quindi progressivamente migliorando, scomparve completamente la piccola fistola che si era riaperta ancora per qualche giorno ed oggi guarito lo posso dimettere dalla clinica in buone condizioni generali.
Casa di Cura Dr. P. Peroni Il Chirurgo Direttore f.to: PAOLO PERONI,
Perchè non fai una novena a Don Rinaldi ?
Ero caduta ed avevo battuto con forza un ginocchio. Nonostante cure continue e visite di dottori, per due anni non mi fu possibile articolare il ginocchio e camminare speditamente.
Un giorno una Figlia di Maria Ausiliatrice qui del collegio di Vallecrosia, mi disse: « Giuseppina, perchè non fai una novena a Don Rinaldi ? ». Non me lo feci dire due volte e cominciai subito la novena. Dopo soli quattro giorni io potevo muovere il ginocchio che non muovevo da due anni, senza dolori, senza calza ortopedica e con l'antica elasticità.
Rendo pubblica la grazia e invio modesta offerta.
Bordighera. GIUSEPPINA MAINFRI.
« Buon Padre, anche tu hai sofferto male agli occhi ».
Da qualche anno soffrivo male di capo. Da principio riuscivo a calmarlo con qualche medicina, ma poi tutti i rimedi furono vani. Per tre o quattro giorni alla settimana soffrivo dolori tali al cervello che mi pareva d'impazzire. Ne potevo nutrirmi per la nausea. L'inverno poi per me era terribile: non potevo più vivere perchè mi pareva che tutta l'aria pesasse sulla mia povera testa. A questo si aggiunse un disturbo agli occhi che presero a lacrimare continuamente. Lo specialista mi prescrisse delle gocce dicendomi che se fossero state inefficaci, si sarebbe dovuto bucare il sacchetto lacrimale. Tale operazione, a dire il vero, mi ripugnava grandemente. Perciò, al terminare delle gocce, non essendo seguito alcun effetto, mi recai in cappella per sfogare il mio dolore. Allora sentii in me come una domanda: perchè non mi raccomando a Don Rinaldi ? E subito estrassi dal libro l'immagine-reliquia e, per quanto me lo permettevano gh occhi lacrimanti, lo guardai fisso fisso negli occhi e gli dissi: « Buon Padre, anche tu hai sofferto male agli occhi. Se il Signore vuole che io lavori, fa' che mi passino questi disturbi ». Dette queste parole, i miei occhi si asciugarono come per incanto, cessò il mal di testa e a tutt'oggi non ho più sentito nè l'uno nè l'altro male.
Rendo grazie al buon Padre e invito quanti soffrono a ricorrere a lui con fede, sicuri che ne riceveranno sollievo e conforto.
Shanghai. In fede: Sr. ORSOLINA SERRA, F. M. A.
L'acqua zampilla limpida e fresca come non mai.
Iniziata felicemente la campagna balneare, a mezzo agosto e precisamente nel cuore della villeggiatura, d'improvviso viene a mancare l'acqua: un disastro ! La casa contava allora oltre 200 coloniste senza contare le signorine. Chiamato d'urgenza un idraulico di professione, non trova nulla di guasto; chiamato un secondo, nulla ancora. Che fare ? che manchi l'acqua nel pozzo? - ci si domanda -- occorrerà mettere un nuovo motore? Dopo aver interessati parecchi dell'arte, la Direttrice sente l'ispirazione di raccomandarsi a Don Rinaldi e promette un'offerta per la sua beatificazione a grazia ricevuta. Un'ora dopo ritorna il primo idraulico il quale, fatti gli accertamenti del caso, trova con grande sorpresa che l'acqua c'è e zampilla limpida e fresca come non mai ! L'intervento di Don Rinaldi era innegabile. Da quel giorno il motore funziona benissimo con soddisfazione generale.
Marina di Pisa. Suor TERESA NEGRO Direttrice.
Episodio inedito
Tra le tante che si contano di Don Rinaldi ci sta bene anche un aneddoto accaduto a Firenze quando il buon Servo di Dio visito quella casa salesiana nell'autunno del 1929, due anni prona della morte.
Una mattina, guidato dall'Ispettore, capitò nel laboratorio dei calzolai. Il maestro d'arte aveva fatto amicizia con un passero, il quale si pigliava con lui molta confidenza, sicchè passava la notte là entro e di giorno andava con gli altri uccelli, ma sul mezzodì, ci fossero o non ci fossero i ragazzi, volava sul deschetto del capo a beccare qualche robuccia lasciataci a bella posta. Degli uomini non aveva la paura che mette in fuga i suoi fratelli alati; se però qualcuno tentava di carezzarlo, erano beccate di santa ragione sulla mano che lo osasse toccare.
Orbene quel giorno anticipò di due ore la sua venuta. Appena dal palazzo vicino vide entrare Don Rinaldi nel laboratorio, spiccò il volo e filò diritto a posarglisi sulla spalla pigolando. E Don Rinaldi gli sorrideva, lo carezzava, lo lisciava e pareva proprio che la bestiola ne godesse. Finalmente, com'ebbe svolazzato e salterellato or sull'una or sull'altra spalla, se ne volò via.
Ancora oggi il coad. Baraldi, l'amico del passero, si domanda perchè mai quella sola volta, l'innocente animaluccio si fosse lasciato fare tante carezze. Forse la spiegazione è da chiedersi a San Francesco d'Assisi o ad altri Santi e Sante.
ANIME RICONOSCENTI
Ci hanno segnalato grazie ottenute per intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Mazzarello e degli altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte per sante Messe, per le Missioni Salesiane e per altre opere di D. Bosco - i seguenti:
Acornero V.. Acutis E., Airoldi A., Allario M., Amateis G., Angelino T., Arcangeli A., Ariagnu Fel., Ariano Fr., Arluno C.
Bagnasacco G., Barbero G.. Barbero M., Berta M., Bertani A., Bertoli A., Bertene G. Bertuzzi F., Bioletto P., Roarino M., Boccalatte A., Bogliolo M. e M., Bolognini P., Borgalla-coniugi, Borzini L., Boschetti A., Bosco C., Bosco F., Bosco V., Bosso E., Bottino J.. Botto I.. Brunero T., Bruno C,
Gagnolo M., Calliero G., Calliero M., Camera E., Canalis A., Canapero F., Canelotto S., Capra T., Carosso O., Castagnotto C. Cattoretti C., Cavallero G., Cena R., Cerotti B., Cerotti R., Chiaherto M., Citerio R., Coalova L., Cognonato I. Colenghi C., Congiu Ing. A., Converso 1,., Coppo L., Corniati C., Corte L., Cortinovis F., Cotta F., Crevola I., Cristino G., Cumino M.
Dagna G., Damilano G., Dai, D., De Bono Dott. E., Decaroli C., Decaroli F., Delpiano M., Delci C., Demichelis C., Dominici C., Dosio A., Durando G.
Fasolis T., Fassetta A., Fenoglietto T.. Ferraris R., Ferretti M., Finato M., Flosi A., Fracchia V., Fugilando G.
Gabutti A., Gallenca C., Gallo P., Garetto G., Gasparini E., Castaldi F., Gatta I,., Gaudio G.. Giacone M., Giaro C., Gignone M., Giordanino P. e G., Giovanni M., Girola V., Giuromello P.. Gola V., Gonella C., Gonella M., Goria G., Gragno F., Grea D., Grimaldi G., Guzzoni G.
Ivaldi M.
l.avesero C., Lazzarini M., Leoni M., Longo A., Loreo A., Povere G., Lusso A.
Macchi P., Magenti I., Manfredim I., Marchi F., Marchinati P., Margaria A., Maria Antonietta, Martignone T., Martore M., Marzio M., Mazzano M., Merlo A., M. D., Miglictta E., Miglietti L., Migliorati B.. Mirelli A., Molinari G., Monaco A., Mongni G., Montagnino M. e A.. Monzegho, Morhdli A.. Morello P.. Moriondo C., Mostorano M., Musso fam.a.
Naef Baglietti E., Nicola A.
Occhiena E., Oliva G., Orstn, G., Ozella G., Ozella L.
Paggi fr.lli., Pagliano L. Parisi R., Pantasso R., Peaquin C., Pellanda D., Perazzino P.. Picco E., Porati M., Porcellana M., Forra G., Prato C.
Rebagliati E., Ravizza E., Resta C., Rev M., Ricco F., Robino L. Rosso M.. Ruberto A.
Sambinell. M. P., Santero E., Santi R., Sartori M., Satragni G., Sesia T., Siboni C., Sizando M., Soglia M., Sofera M., Sossi M., Suor Maria Clemente.
Tabbia V., Talentino S. e T. Taparello M., Tibaldi M., Tortoroglio. Travaglini R.. Trinchero A., Trinchero M., Troje E.
Vagnino coniugi, Vallero P., Vassia G., Vercelli A., Vezzetti A., Viecca M., Viglianco E., Vizia M.
Zuccone D.. Zuoin,, G
IN FIDUCIOSA ATTESA
Raccomandiamo caldamente alle preghiere di tutti i devoti di Maria Ausiliatrice, le seguenti persone e le loro particolari intenzioni:
Accomasso F. e T., Accornero E., Actis Grosso E., Alcssi V., Alessio A., Andrina -U., Bagnati G., Barello M., Banlino C., Bianchi M., Bosco G., Busso O., Campagna R., Cerrato, I,., Cerutti B., Cevasco P., Chiardola, Litris R., Coggiola P., Colza C., De Giorgi O. Dentis C., Depaolì E., Gastaldi :A., Griva G , Guastelli F., Lo Presti T., Macchi P., Manfredi E., Margina G., Marengo M., Margaria A., Martini A., Maspero C., Mattio L., Mezza G„ Miglietto R., Montiglio O., Noero M., Orsini G., Paolini A., l'astore G., Pavese fare., Peano G., Perottino, Picchi G., Platone G., Porcellana M., Porzia A., Prando M., Prando T., Puddu R., Rebagliati E.. Ricco E., Ronco M., Rosso T., Ruella G., Sala G., Saluzzo C., Sambinelli M. P., Santero M., Scappini M. C., Sesia T., Simoni A., Spenori A., Trinchero M., Valetti F., Verna I.
Sac. GIOVANNI PIETRZAK, da Rogalinie (Polonia), † a Elisabeth N. Y. (Stati Uniti), il 27-X-1950 a 65 anni
Sac. GIUSEPPE HOLGADO, da Yecla de Yeltes, Salamanca (Spagna), † a Utrera (Siviglia) il 3-VII-1951 a 53 anni.
Sac. SERAFINO CARTIER, da S. Colombans des Villards, † a Chateau d'Aix (Francia) il 16-VIII-1951 a 47 anni.
Sac. ANGELO VISCARDI, da Verderio Superiore (Como), † a La Thuile (Aosta) il 5-IX-1951 a 41 anni.
Coad. GIUSEPPE GOITIA, da Vitoria (Spagna), † a Madrid-Fuencarral (Spagna) l'11-VI-1951 a 33 anni.
Coad. GIUSEPPE LORENZONE, da Varzo (Novara), † a Osada Koen (Giappone.) il 9-VI-1951 a 29 anni.
Coad. ascritto GIOVANNI PLATHOI TOTHIL, da Panthathala (Malabar), † a Shillong (India) il 4-IX-1951 a 23 anni.
Sac. PAGAN BALDOMERO, da Barcelona (Spagna), † a Pozoblanco (Spagna) il 19-II-1951 a 73 anni. Sac. RAIMONDI GIUSEPPE. † all'Avana (Cuba) il 24-V-1951 a 68 anni.
Sac. KINAST VITTORIO, da Santiago (Cile), † a Macul (Cile) il 26-VI-1951 a 57 anni.
Sac. BAEZA FRANCESCO, da Ardales (Spagna), † a Cordoba (Argentina) il 23-IX-1951 a 50 anni.
Coad. SIKORA GIACOMO, da Miechovitz (Germania), † a Bahia Blanca (Argentina) il 17-VIII-1951 a 87 anni.
Coad. MENGONI NAZARENO da Civitanova Marche, † a Roma (Pio XI) il 29-IX-1951 a 82 anni.
Can. dott. GAETANO BARAVELLI, Parroco della Chiesa dei Servi a Rimini, † il 26-X-1911.
Diresse l'oratorio Venturini (visitato da Don Bosco nel 1882) ove spese le sue giovanili energie formando una schiera di giovani col metodo e lo spirito di San Giov. Bosco. Fu zelante Direttore Diocesano dei Cooperatori Salesiani
PITTINI PIETRO, † l'8-IX-1951.
All'onore di avere un fratello Salesiano Vescovo, Mons. Riccardo Pittini, Arcivescovo di Santo Domingo e Primate celle Indie, potè unire la gioia di essere padre di un Sacerdote Salesiano, ambito premio alla sua virtù.
BRAGAGNI LUIGI, † a Strada Casentino, il 17-VII1951 a 75 anni.
Felice di donare a Don Bosco il figlio don Bruno, praticò egli per primo il programma salesiano lavoro e preghiera: un lavoro indefesso, spinto spesso fino al sacrificio eroico; una preghiera frutto di una fede semplice e solida che illuminò tutta la sua vita.
VINCENZA PLUCHINO, † a Modica Alta il 14-X-1951.
Serva fedele del Parroco Cav. Don Orazio Ragusa, fondatore dell'Istituto « Domenico Savio », visse una vita tutta intessuta di fede e di gioiosa sofferenza. Devotissima di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco, amò fraternamente i Salesiani e le Suore di Maria Ausiliatrice e per loro non risparmiò fatiche e sacrifici.
Benchè povera, fu una delle più grandi benefattrici dell'Opera Salesiana procurando aiuti e benefattori, assumendosi la cura della biancheria con la massima economia e cercando di provvedere con le sue industrie a tante necessità delle Suore e dei Salesiani, per cui fu madre e sorella.
Fu chiamata la « mamma Margherita dei Salesiani ». La sua scomparsa suscitò un largo universale rimpianto.
CATERINA ZACCHERO n. CHIANTARETTO, † a Foglizzo Canavese, l'8-IX-1951.
Aveva avuto la fortuna di conoscere, da giovinetta, S. Giovanni Bosco, del quale restò poi devotissima per tutta la vita. Zelante cooperatrice, e patronessa del locale Oratorio salesiano, fu felice quando uno dei suoi figli fu chiamato alla vocazione salesiana.
N. D. MARIA GALLO ved. PANARI, † a Buonalbergo il 18-X-1951 a 88 anni.
Donna di grande pietà eucaristica e di eroica carità, fece del bene a tutti, specie ai Figli di Don Bosco. Unitamente al suo nobile marito, il compianto Cav. Panari Pasquale, legò, ancor vivente, quanto possedeva all'Opera Salesiana locale, di cui fu confondatrice, riducendosi a vivere in un appartamentino, mirabile esempio di volontaria povertà, di sofferenza e di mortificazione. Fu la mamma di tutta Buonalbergo, da tutti sentitamente amata e compianta.
MARIA CUNIETTI DELLEPIANE, † a S. Ambrogio Olona il 15-X-1951
Affezionata per tradizione familiare alla Congregazione Salesiana, fu per tutta la vita una buona mamma per le Figlie di Maria Ausiliatrice, nel cui numero ebbe la grazia di contare una figliuola. Anche per i Salesiani ebbe tenerezze materne.
EMILIA D'ALBERTO, † a Torino, il 16-XI-1951 a 78 anni.
Anima costantemente protesa a fervore di pietà e di apostolato, visse più per gli altri che per sè, nel ricordo dei figli volati insieme d'un tratto al Cielo. Divotissima di S. Giov. Bosco e affezionatissima Cooperatrice, volle, anche in morte, devolvere parte dei frutti delle sue privazioni all'Opera Salesiana.
DINA VAGO, ved. VIGANÒ, † a Saronno il 5-XI-1951Anima eletta, effuse attorno a sè la bontà del suo cuore prediligendo le opere di San Giovanni Bosco
ALTRI COOPERATORI DEFUNTI:
Acciai Pasquale - Adam Giuseppina - Andreatta Benedetta - Balbi Giacinto - Berlasso Duca Francesca - Bertaina Antonio - Bianco D. Felice - Bollenti Domenica - Bono Comm. Dr. Giuseppe - Boselli Donna Luisa Rassaglio - Bosio Celestina ved. Castelli - Bottero Diotto Luigia - Bovio Celestina - Bozzoni Maria - Brentegani Maria - Brunetto Carlo - Bruno Giuseppe - Cadei Valentino - Carrara Dr. Carlo - Castelli Celestina - Castenazzi Dr. Emerico - Cerina Depau Raffaella - Colombani Strada Maria - Compostino Cristina - Corbanese D. Giovanni - Costa Marianna - Covolato Augusto - Delponte Antonietta fu Carlo - Demo Maria - Denasio Agnese - De Santa Luigi - Dibarbosa Maria - Donati - Fabbrica Livia - Fabris Lucilla - Felotti Pietro - Galletto Sebastiano - Garatti Margherita - Gatti Paolo - Gelli Virgilio - Ghirardelli Caterina - Ibba Pietro - Lamberti Can. Antonio - l,andisi Teta Grazia - Locaselli Maria ved. Musiselli - Lorenzetti Ermenegilda - Marchese . Teresa - Marzocco Angelo - Monticello D. Simone - Navone Narciso - Osenga Vincenzo - Pagliano Luigia - Pignari Martellina - Pini Giorgio - Pitta Elvira - Raimondi Giuseppe - Raiteri Giulietta - Restelli Ilario Angelo - Rocca Lucilla - Rosa Appiani - Rossini Giosuè - Rota Filom