A SUA EMINENZA REV.MA

BENEDETTO ALOISI MASELLA

VESCOVO DI PALESTRINA PRO-PREFETTO DELLA S. CONGREGAZIONE DEI SACRAMENTI PROTETTORE DELLA SOCIETÀ SALESIANA E DELL'ISTITUTO DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE NELLA RICORRENZA DEL SUO GIUBILEO SACERDOTALE LA FAMIGLIA DI SAN GIOVANNI BOSCO DA TUTTI I CONTINENTI PRESENTE IN ISPIRITO ALLA SACRA CELEBRAZIONE ESPRIME RIVERENTI FELICITAZIONI E AUGURI MENTRE INVITA LA INNUMERE SCHIERA DEI SUOI GIOVANETTI I RELIGIOSI, LE RELIGIOSE I COOPERATORI E GLI ANTICHI ALLIEVI AD ATTESTARE ALL'EMINENTISSIMO FESTEGGIATO L'UNANIME AFFETTO RICONOSCENTE CON L'INVOCARE SU DI LUI LE BENEDIZIONI DI DIO E LA PROTEZIONE DEL SANTO FONDATORE

A.LXXVI-N.11   BOLLETTINO SALESIANO   1° GIUGNO 1952

" Galeotto fu il libro e chi lo scrisse "

Non passa settimana, giorno si può dire, senza che le cronache di questo o quel paese registrino una rapina, un omicidio, un suicidio, un fatto crudele compiuto da minorenni.

Di questi delitti sono state edite di recente statistiche impressionanti: tra l'altro i tribunali hanno dovuto occuparsi in un solo anno dei casi clamorosi di Claudio Panconi, diciasettenne omicida parigino, dei cinque giovinetti sacrileghi di Argenta, del ragazzo bolognese che uccise il piccolo Tato dopo averlo prelevato all'Asilo. Sono i casi più noti, ma nel frattempo i giornali continuarono a parlare di studenti suicidi, di fughe rocambolesche, di piccoli aguzzini specializzati nella tortura, e di un'infinità di simili cose che sarebbe troppo lungo e troppo triste enumerare.

La causa di questa mentalità criminosa, che di tanto in tanto sfocia nel delitto, non è una sola. Certamente però ve n'è una, fra tante, che possiamo denunciare senza timore di smentita: la stampa. È un pericolo vecchio, che preoccupava già molto Don Bosco e che ora è diventato molto più vivo e sensibile; un pericolo che è meno appariscente del cinema, perchè dato da una cosa che ognuno si sceglie e si legge in solitudine, ma ancor più pericoloso perchè accompagna i nostri ragazzi per la strada, in casa, nella scuola, di giorno e di notte, senza svanire come svanisce la luce dello schermo, ma resistendo davanti agli occhi, penetrando nella fantasia e traducendosi così molto più facilmente nelle imitazioni della vita pratica.

Se la vostra parola passa e si dimentica - diceva Don Bosco - date un libro, e state sicuri che questo rimarrà, cadrà sottomano e uno vi tornerà sopra per meditarlo e ricavarne qualche pensiero o qualche massima per la sua vita. È una verità profonda e sempre più attuale, che vale per la stampa buona e, purtroppo, anche per quella perversa

Come si presenta la stampa.

Le prime impressioni che ricevono le menti vergini e i teneri cuori dei giovani, durano tutto il tempo della loro vita; i libri e periodici sono una delle cause principali di esse. La lettura ha per loro una vivissima attrazione, sollecitandone la smaniosa curiosità, come avviene nei fumetti. I nemici delle anime - scrisse Don Bosco in una di quelle grandi pagine pedagogiche che paiono pensate oggi - conoscono la potenza di quest'arma e l'esperienza insegna quanto sappiano scelleratamente adoperarla a danno dell'innocenza. Stranezza di titoli, bellezza di carta, nitidezza di caratteri, finezza di incisioni, modicità di prezzi, popolarità di stile, varietà d'intrecci, fuoco di descrizioni, tutto é adoperato con arte e prudenza diabolica (M. B. XVII, 197).

Ecco un'edicola: pubblicazioni buone e cattive, belle e brutte, sono affastellate senza nessun criterio. Così il bambino che si avvicina con i soldi in mano, si arresta perplesso davanti a un «fumetto» dove si vede l'uomo armato lottare contro un altro uomo armato, entrambi con la maschera sul volto, con parole e pensieri disumani, mossi da fini tutt'altro che nobili e tristamente immorali. Questi e peggiori sono i fatti e le figure dei periodici per la nostra infanzia e per i nostri giovani. Al Congresso Internazionale della Stampa periodica, Cinematografia e Radio per ragazzi svoltosi ultimamente a Milano (19-23 marzo), fu presentata una eloquente documentazione francese sopra le letture illustrate: abbiamo assistito a una preoccupante successione di quadri dove la forza bruta, l'esaltazione degli istinti, l'invulnerabilità irreale, la grossolanità del fatto, la suggestione fantastica, gli elementi - in una parola - più irrazionali e antisociali erano il pernio della produzione, basata solo sulla preoccupazione di far soldi a prezzo di anime. È ancora sempre Giuda, che per trenta denari vende l'Innocenza.

Le conseguenze nei ragazzi.

Inutile e deplorevole sarebbe illudersi che queste cose non facciano presa sull'animo dei giovani o che i giovani siano capaci di reagire spiritualmente a tanto male. Essi non sono mai provveduti della forza necessaria, perchè si trovano ancora nel delicato periodo della curiosità e dell'apprendimento quasi supino di ciò che vedono.

Dovendo un giorno far visita a un illustre generale torinese, Don Bosco venne a trovarsi in presenza del figlio di lui, un ragazzo tredicenne che se ne stava in disparte, con aria di disprezzo e di sussiego. Invitato dal padre a salutare il santo ospite, si limitò a sussurrare tra i denti: «Porcheria». Il generale restò mortificato, Don Bosco sorpreso. Si intavolò conversazione e finchè si parlava di storia, di geografia, di indipendenza italiana, di musica, il giovane - che era intelligente, buon parlatore, di belle maniere e amorevole verso i parenti - sapeva a tempo e luogo entrare nel discorso; ma se appena lontanamente si accennava a cose di religione, diventava improvvisamente assente ed estraneo. Quando il ragazzo si fu ritirato, il padre con dolore disse a Don Bosco: « Ma come avrà fatto mio figlio a mutar così sentimento ? Noi lo abbiamo sempre custodito, non gli abbiamo mai permesso, di frequentare amici sospetti o società pericolose. Cosa dunque sarà accaduto? ». Don Bosco, che conosceva la sincerità e la bonomia del suo ospite, volse lo sguardo intorno e indicò sul tavolo una congerie di stampe, periodici e giornali d'ogni genere. « Lei cerca la causa di queste cose ? - soggiunse dopo un istante - Eccola là, sopra al suo tavolo: si persuada, generale, che la fantasia di un giovane si riscalda per ciò che predilige e non si cancellano mai più le prime impressioni ». (M. B. V, 330)•

Oggi, che sono diventate di moda le inchieste e le statistiche, è possibile cogliere dalle labbra degli stessi ragazzi le impressioni ricavate da letture amorali o immorali, dove i protagonisti sono banditi, gangster, malfattori, uomini e donne disonesti. I ragazzi del nostro tempo hanno scritto frasi come queste: « Mi piacciono di più Tex e Fulmine perchè i protagonisti sono abili nell'uccidere; vorrei imitare Fulmine perchè uccide più persone in una volta »; « Vorrei imitare Piccolo Sceriffo perchè è un uomo feroce e senza pietà e perchè leggendo le sue gesta imparo sempre qualche trucco ».

Il lato più allarmante di questa mentalità giovanile - scrisse recentemente la Dott.ssa Carmela Rossi, Presidente centrale dell'Unione Donne di A. C. - lo si riscontra negli eroi a cui i ragazzi vorrebbero somigliare. Solo un quarto indica preferenze per protagonisti buoni e coraggiosi, o scienziati, esploratori, ecc. Quasi il 40% ha per ideale i banditi, i gangster, gli uomini senza legge; tipi sanguinari, ribelli; miss di bellezza, attrici, miliardari, artisti del, cinema, ecc. ; e spesso spiegano che sono attratti dai loro prediletti eroi e li vorrebbero imitare per essere acclamati, celebri, molto ricchi, indossare abiti lussuosi, e non far niente come loro.

Quale società sta per sorgere nelle varie nazioni del mondo, se è questa l'educazione che viene impartita o lasciata sviluppare nei piccoli ?

Che cosa dicono i competenti educatori.

La società di domani sarà quella che noi avremo preparato oggi. E se oggi si trovano molti giustamente preoccupati della piega che prende la nuova generazione, molti sono anche gli incoscienti che inconsideratamente parlano di libertà e vorrebbero lasciare - se non proprio ai ragazzi - almeno agli editori e ai rivenditori il diritto di controllare la stampa giovanile. È invece solamente vero che tale diritto spetta alla Famiglia e alla Chiesa, oltre che allo Stato che deve salvaguardare la Famiglia e la Chiesa. I ragazzi non possono scegliere con criterio e sono soggetti ai genitori e agli educatori nelle letture come in tutte le altre cose: essi non possono essere liberi, perchè non hanno raggiunto la maturazione dell'uomo. E quanto a editori e rivenditori, è molto triste che se ne voglia difendere la libertà, quando è noto che essi non mirano generalmente a educare, ma a vendere e a far quattrini. La libertà vera, che dobbiamo difendere ogni momento, è la libertà dal male che invochiamo ogni giorno nella preghiera insegnataci da Gesù: Liberaci dal male, liberaci dall'errore, perchè è la verità che ci rende liberi (Mt. VI, 13; Jo. VII, 32).

Eloquente e del tutto diverso da quello dei falsi cultori di libertà è l'insegnamento della Chiesa. Pio XI, in un suo discorso del 1933 diceva: È ben noto che vi sono alcuni soggetti la cui diffusione significa la diffusione del male individuale, familiare, sociale: vi sono, ad esempio, dei libri che per se stessi devono essere altamente riprovati e respinti... Ricorderò due grandi parole, dette da due grandi uomini (e c'è da ringraziare la Provvidenza che siano state dette), due grandi uomini che non solo onorano il loro paese, l'Italia, ma tutta l'umanità. Dante, il nostro Dante, dice di un certo libro: « galeotto fu il libro e chi lo scrisse », alludendo al male di cui quel libro si era fatto complice. E Alessandro Manzoni ebbe a sua volta espressioni di primaria grandezza, di una bellezza e verità e perfezione unica, che rispondono al bisogno di perfezione dell'anima nostra, alle esigenze più nobili del nostro spirito: « Il santo Vero mai non tradir, nè proferir mai verbo che plauda il vizio e la virtù derida ». C'è proprio la perfezione, la regola che deve sempre accompagnare le pubblicazioni.

Con più profondo accoramento Pio XII nel febbraio 1950 parlava ai Congressisti della Stampa Cattolica: « Chi non percepisce le angosce, lo sbandamento morale in cui è caduta la coscienza degli uomini della Stampa? In realtà noi avevamo sperato che le troppo dure esperienze del passato avrebbero almeno servito di lezione per liberare definitivamente la società da una così scandalosa tirannia e per mettere fine a un oltraggio tanto umiliante per i giornalisti e per i loro lettori. Sì, noi l'avevamo sperato, e la nostra delusione non è meno amara della vostra».

Nè meno chiara è la parola dei Vescovi cui è affidato il popolo di Dio: « Da tutti i veri amatori del bene, da tutte le persone oneste - scrive il Cardinale Elia Dalla Costa nella sua ultima pastorale - è ammesso che alle pubbliche autorità spetta il diritto e il dovere di frenare e sopprimere, occorrendo, la libertà di stampa. Solo si discute sulla natura del provvedimento e cioè se sia necessaria la censura preventiva o se basti impedirne la diffusione a mezzo della censura repressiva. Che quella sia di gran lunga più rassicurante ce lo dimostra il Bonomelli. « Niuno può affermare, egli scrive, che sia più rassicurante punire l'errore o la colpa quando sono stati commessi, piuttosto che impedire che vengano commessi. La censura che previene esclude qualunque processo con tutti gli inconvenienti che l'accompagnano».

È questo il concetto di Don Bosco: prevenire mettendo gli allievi nell'impossibilità di commettere mancanze, piuttosto di dover punire le mancanze medesime. A tal fine il Santo della gioventù esigeva a ogni inizio d'anno l'elenco dei libri in possesso dei suoi ragazzi e si adoperava in ogni modo perchè essi stessi sentissero il bisogno di rimuovere da sè il pericolo della cattiva stampa. Narrando un giorno l'episodio di San Paolo distruttore di libri perversi a Efeso, si rivolse di punto in bianco agli uditori e con squisito metodo attivo chiese loro: « Perchè San Paolo fece bruciare sulla pubblica piazza una sì grande quantità di libri che avrebbero potuto valere una enorme somma, invece di venderli e dare quel denaro ai poveri o custodirli gelosamente per sè ? ». Un ragazzo osservò: «Se quei libri fossero caduti in altre mani, quante persone di più si sarebbero rovinate!» E Don Bosco: « Hai detto bene, perchè se una bevanda venefica può far male a me, può far male anche agli altri; e non c'è vantaggio materiale che compensi un solo danno morale ». (M. B. V, 556).

« Se per sventura taluno vi offrisse libri e giornali cattivi - insisteva altra volta - aborriteli e rigettateli da voi con quell'orrore e disprezzo con cui rifiutereste una tazza piena di veleno. Se a casa ne aveste qualcuno presso di voi, consegnatelo al fuoco. È meglio che il libro o giornale bruci nel fuoco di questo mondo, che mandare l'anima nostra a bruciare per sempre nelle fiamme dell'inferno » (M. B. IV, 536).

Questo, non l'incontrollata libertà di editori e lettori, è l'insegnamento della tradizione cristiana.

Il nostro compito.

L'insegnamento è esplicito. A noi, Cristiani e uomini di onore, agire di conseguenza. Mentre i responsabili delle leggi e delle loro applicazioni agiscono secondo la propria responsabilità, a noi, genitori e. educatori di una società civile e cristiana, il far intendere praticamente in ogni modo il nostro buon senso. Se la stampa corruttrice non trovasse chi la compera e la sostiene finanziariamente, morirebbe d'inedia; e se i nostri ragazzi incontrassero sempre un rigoroso controllo superiore, presto diserterebbero il mercato di Giuda e si formerebbero una coscienza più seria. È questa la missione affidataci da Dio. Giorno per giorno, momento per momento, una parola perversa tenta di farsi strada e di diventare vita nei nostri figli. Non è questo il programma di Dio. Egli vuole che la sola Parola Eterna, la Parola di verità che si è fatta carne per mezzo di Maria Vergine, si tramuti ora in sangue e vita della gioventù cristiana che forma la parte più bella e la speranza più viva del Corpo Mistico di Cristo.

Nutriamo di svaghi onesti, di letture sane, la società che nasce, se vogliamo che l'orizzonte di domani sia sereno e senza nubi il nostro tramonto.

Bravissimo!

Un giorno avvenne che un giovinetto estraneo inconsideratamente portò seco un giornale sopra cui erano figure sconce ed irreligiose. Una turba di ragazzi lo circonda per vedere le meraviglie di quelle figure che avrebbero fatto ribrezzo ai turchi e ai pagani medesimi. Corre pure il Savio, pensandosi di lontano che colà si facesse vedere qualche immagine divota.

Ma quando ne fu vicino, fece atto di sorpresa, poi quasi ridendo prese il foglio, e lo fece a minuti pezzi. Rimasero i suoi compagni pieni di stupore, sicchè l'uno guardava l'altro senza parlare.

Egli allora parlò così: - poveri noi ! il Signore ci ha dato gli occhi per contemplare la bellezza delle cose da lui create, e voi ve ne servite per mirare tali sconcezze inventate dalla malizia degli uomini a danno dell'anima nostra ? Avete forse dimenticato quello che tante volte fu predicato ? Il Salvatore ci dice, che dando un solo sguardo cattivo macchiamo di colpa l'anima nostra; e voi pascete i vostri occhi sopra oggetti di questa fatta ?

- Noi, rispose uno, andavamo osservando quelle figure per ridere.

-- Sì, sì, per ridere; intanto vi preparate per andare all'inferno ridendo... ma ridereste ancora se aveste la sventura di cadervi?

- Ma noi, ripigliò un altro, non ci vediamo tanto male in quelle figure.

- Peggio ancora; il non vedere tanto male in guardar simili sconcezze è segno che i vostri occhi sono già abituati a rimirarle; e queste abitudini non vi scusano dal male, ma vi rendono più colpevoli.

A quelle parole tutti si tacquero e niuno più osò di fargli alcun rimprovero, neppure altra osservazione.

SAN GIOVANNI Bosco, Vita del Beato Domenico Savio. Capo XVI.

A Valdocco cento anni fa

IL CENTENARIO DELLA PRIMA CHIESA SALESIANA

La festa della Consolata di questo nostro 1952 ci fa salire col ricordo a quella di cento anni fa poichè ad essa si ricollega la benedizione e l'apertura al culto della chiesa di San Francesco di Sales accanto alla casa Pinardi, in Valdocco, allora non altro che una distesa di prati.

Il 20 giugno 1852 è una data che, sebbene distante un secolo dai nostri giorni, merita d'essere rievocata per un insieme d'avvenimenti che dalla cronaca modesta d'allora sono risaliti alla storia di oggi.

Ricorreva in quella lontana domenica terza dopo Pentecoste la solennità della Madonna tanto cara ai Torinesi, e la cittadinanza guidata dal suo sindaco G. Bellono accorreva in fiumana al santuario dell'augusta Patrona, perchè aveva alcunchè d'insolito e di straordinario da esprimere: la sua profonda gratitudine per lo scampato pericolo durante lo scoppio della polveriera di Borgo Dora del 26 aprile precedente. L'eroico furiere Paolo Sacchi aveva fatto ben intendere che quel suo gesto di fermare il fuoco perchè non corresse ad attaccare il grosso del deposito delle polveri era stato guidato dalla Madonna, ancora una volta corsa in difesa della sua città.

TORINO A VALDOCCO

Per essere esatti, si deve riconoscere che era quella del 20 giugno la seconda volta che la cittadinanza fluiva in massa ai prati di Valdocco. Vi era discesa non meno numerosa undici mesi prima, esattamente il 20 luglio dell'anno precedente allorchè Don Bosco, a corona dei primo decennio dell'Oratorio, poneva la prima pietra a quella chiesa che in così breve tempo era giunta al compimento.

A chiamarvi tutta quella gran folla dovettero essere anzitutto le mille (davvero mille) voci dei giovani dei tre oratori di Valdocco, di Porta Nuova e di Vanchiglia in piena efficienza, e non ultima tra le voci quella lotteria così famosa che aveva richiamato l'attenzione di mezzo Piemonte sull'opera di Don Bosco 2 sulla nuova chiesa.

Le grandi istituzioni caritative che la Provvidenza andava adagiando nella bassa di Valdocco erano passate tutte dalla Consolata; così il Santo Cottolengo, la marchesa Barolo e per ultimo Don Bosco. Anche Torino sarebbe passata dalla sua Patrona per comprendere e spiegarsi allora e in seguito il meraviglioso successo che le opere attestavano e attestano ancora assai più luminosamente ad un secolo di distanza.

La felice abbinazione delle due feste non dovette essere una casuale coincidenza, ma una occasione propizia per esprimere ancora una volta, e più solennemente della prima, la filiale riconoscenza di Don Bosco e dei suoi giovani alla Consolata, che due mesi prima aveva risparmiato all'Oratorio i tremendi effetti della polveriera saltata in aria a poche centinaia di metri appena.

La nuova chiesa, isolata nei prati e con la casetta Pinardi al fianco tanto umile, assumeva una particolare imponenza vista dal Rondò e attirava l'attenzione ammirata di quei tanti ch'erano scesi a partecipare alla festa. Un'arco trionfale li accoglieva all'ingresso del cortile con questa scritta a grossi caratteri " In caratteri dorati - scriveremo in tutti i lati - viva eterno questo dì".

Che sia stato un gran giorno quello non occorre testimoniarlo oggi, poichè così fu sentito da Don Bosco e dai suoi cooperatori e alunni fin d'allora. Ancora qualche mese prima la chiesa aveva soltanto le mura e il tetto, squallida in tutto il rimanente; alla solenne benedizione nella mattinata del 20 giugno nulla più lasciava a desiderare. Ogni altare, ogni statua, ogni suppellettile del culto sacro era al suo posto e recava seco espressi o taciti i segni della munificenza dei donatori. Per questo ancor oggi gli umili arredi di S. Francesco di Sales sono documenti gloriosi nella storia tanto ricca e commovente dei Cooperatori e delle Cooperatrici di Don Bosco nella primissima ora.

L'insigne famiglia Vallauri aveva provveduto l'altare maggiore; il comm. Duprè la cappella laterale con l'altare dedicato a S. Luigi Gonzaga; il marchese Fassati l'altare della Madonna; il santo Don Cafasso il pulpito; chi l'orchestra, chi i candelieri, chi gli indumenti e la biancheria. Fu una gara che commosse profondamente l'animo di Don Bosco, che non volle chiudere quella grande giornata senza un numero specialissimo da dedicare ai suoi illustri e tanto benemeriti benefattori.

LA PRIMA CONFERENZA SALESIANA

Don Bosco aveva composto e fatta musicare una dolcissima ode che i suoi giovani fecero echeggiare ovunque quel giorno. Nel pomeriggio dopo la funzione che vide gremita la nuova chiesa fino all'incredibile alla predica commovente del Santo e, dopo che la Guardia Nazionale ebbe fatte le sue sparate a salve e il caporale Brosio, l'impareggiabile " bersagliere " di Don Bosco, il suo gran saggio ginnico con i fucili di legno, vi fu gran ricevimento nella vecchia capella Pinardi dei promotori e delle promotrici della lotteria. Erano membri del clero e del patriziato di Torino, molti che avevano concorso alla costruzione della chiesa, in tutto una sessantina d'invitati. Gli onori, straordinarii veramente, non solo risentivano della solennità del giorno, ma esprimevano da una parte la magnanimità del' povero prete di Valdocco verso i suoi benefattori e dall'altra la magnificenza loro verso di lui. Una stupenda gara di carità genuina insomma.

Erano state infatti le pie cooperatrici a predisporre un abbondante servizio di rinfreschi e di caffè apprestati con un'eleganza che si vedeva per la prima volta a Casa Pinardi sotto gli occhi di mamma Margherita. Dopo canti, suoni, declamazioni da parte dei giovani, che Don Bosco aveva ben preparati e che riscossero con le loro belle voci bianche la generale simpatia degli illustri convenuti, prese la parola il Santo. Riassunto brevemente quel tanto che s'era fatto, si fermò a dar rilievo all'opera così insigne e preziosa degli uni e degli altri che aveva condotto l'impresa a lieto e consolante fine mercè l'aiuto della Provvidenza. Ricordò con parola commossa e toccante che egli si sentiva grandemente indebitato verso tutti, ma che non avendo modo di assolvere il suo gran debito, avrebbe pregato lui e fatto pregare dai giovani dell'Oratorio Iddio pietoso, perchè li rimunerasse con l'abbondanza delle sue grazie nella vita presente e con una splendida corona di gloria nella futura.

A notte grandi fuochi artificiali fabbricati e accesi dal teol. Chiaves. Quella fu la prima sagra salesiana sulla quale s'è andata formando una tradizione familiare tanto cara al mondo di Don Bosco.

Al chierico Felice Reviglio che si meravigliava dell'ardimento nel gettare le fondamenta della prima chiesa, il Santo rispondeva: " Oh! questo è nulla! Vedrai che si fabbricherà qui.... davanti...''. E davanti, a pochi metri sta la basilica di Maria Ausiliatrice; e allineate con essa al seguito della chiesetta di S. Francesco di Sales quante se ne possono mettere, raccogliere in un quadro dioramico che l'occhio non saprebbe abbracciare oggi alla distanza di questi cento anni trascorsi! Cento, mille chiese!

Quella lontana dedicazione quale e quanta solennità riveste ora che ci è dato di considerarla come punto di partenza segnato da Don Bosco alla conquista delle anime!

3 GIUGNO: 1° ANNIVERSARIO DELLA BEATIFICAZIONE DI PIO X

Una profezia di San Giovanni Bosco sul pontificato di Pio X

Mentre prosegue, in un crescendo di significativo entusiasmo, la filiale richiesta al Santo Padre perchè si compiaccia disporre la riassunzione della Causa di Canonizzazione del santo Suo Antecessore, il Beato Pio X, desideriamo rendere anche noi omaggio al Beato Cooperatore Salesiano pubblicando questa nuova autorevole interpretazione data dall'Em.mo Cardinal Schuster a uno dei più noti sogni di Don Bosco.

Mi riferisco al sogno profetico narrato dal Santo ai suoi giovanetti la sera del 30 maggio 1862.

Il Veggente su d'un mare burrascoso vide la nave del Pontificato Romano attaccata acremente da molte altre navi rostrate e ben munite di cannoni e di armi d'ogni specie In mezzo alle onde che mugghiavano spaventose, si elevavano però due robuste colonne, altissime, e poco distanti l'una dall'altra. Sulla colonna più alta era un'Ostia col cartello: Salus credentium, mentre in quella alquanto inferiore stava la statua della Vergine Immacolata, colla scritta: Auxilium Christianorum.

Il Concilio Vaticano.

Siccome l'ora si faceva sempre più pericolosa, il Papa dalla nave capitana indisse un consiglio straordinario di tutti i suoi piloti delle navi minori. Essi si raccolsero bensì insieme; ma dopo poco tempo, il Papa, infuriando sempre più la tempesta, fu costretto a rimandare questi piloti al comando delle rispettive navi pericolanti.

(Queste cose diceva Don Bosco nel 1862, mentre la convocazione, la celebrazione e la sospensione del Concilio Vaticano avvennero solo otto anni dopo).

Si succedono due Papi.

Il Papa resta al timone, e dopo qualche tempo, approfitta d'una breve bonaccia per adunare un'altra volta i suoi capitani, ma anche questa volta la burrasca si fa più spaventosa.

(Pio IX vide raccolto intorno a sè ben quattro volte tutto l'Episcopato Cattolico. La quarta volta fu nel maggio 1877 in occasione del suo Giubileo Episcopale).

Mentre la lotta contro la nave della Chiesa sempre più si fa minacciosa, per ben due volte il Papa soccombe alla morte. Ma il successore viene eletto con tale celerità dal Collegio dei Cardinali, che la notizia della morte del Pontefice giunge quasi contemporaneamente all'annunzio dell'elezione così di Leone XIII, come di Pio X.

(Pio IX, infatti, spirò la sera del 7 febbraio 1878, ed il Cardinale Pecci fu chiamato a succedergli, dopo appena 36 ore di conclave, la mattina del 20 febbraio successivo).

(Così del pari Pio X, il quale il 4 luglio 1903 successe a Leone XIII, dopo appena due settimane di Sede Vacante. I Cardinali delle lontane regioni non fanno neppure in tempo a partecipare agli scrutini).

Don Bosco parlò espressamente di tre papi che si succederono nella sede di Pietro; tanto che parecchi anni dopo quel sogno, a Don Lemoyne che sosteneva contro Don Bourlot che i Papi da lui predetti erano solamente due e non già tre, il Santo disse recisamente: Ascolta ciò che dice Don Bourlot. Ti dico che tu sai niente!

Il terzo Papa.

Il nuovo Papa, cioè Pio X, sbaragliando e superando ogni ostacolo, riuscì a condurre la sua nave tra le due colonne, legandole ad entrambe le parti a due potenti ancore che pendevano dalle due stele dell'Eucarestia e dell'Immacolata.

Allora succede un grande rivolgimento. I nemici vengono sbaragliati, e le navi minori, anche quelle che per timore della battaglia se ne stavano appartate e lontane, si riavvicinano alla nave Capitana attaccandosi ai ganci che pendono dalla medesima.

Don Bosco conchiuse: Due soli mezzi restano per salvarsi fra tanto scompiglio: Divozione a Maria Santissima e frequenza alla Santa Comunione. Costituiscono appunto il programma a cui si ispirò Pio X.

Tutto il testo del sogno del Veggente trovasi nell'Opera: Memorie biografiche del Ven. Servo di Dio Don Giovanni Bosco Vol. VII, cap. XVIII, pp. 169 e seguenti.

L'ancora di Pio X.

Il terzo Papa è dunque quello dell'Ancora, quale appunto figurava nello stemma gentilizio di Pio X.

Il novello Pontefice, a condurre la nave della Chiesa in luogo sicuro, mentre al di dentro già cospiravano contro la Fede gli eretici Modernisti, promulgò la sua famosa Enciclica « Pascendi dominici gregis » dell'8 settembre 1907.

Le colonne viste da Don Bosco erano due, quella dell'Eucarestia e quella della Madonna.

Il Papa dell'Eucarestia.

Il 20 dicembre 1905 fu un giorno di festa per tutti i devoti dell'Eucarestia. Col decreto « Sacra Tridentina Synodus» il Papa poneva termine a tutto un lungo periodo di discussioni teologiche, invitando alla S. Comunione, anche quotidiana, tutti i fedeli in grazia di Dio e con retta intenzione di fede e di amore.

Il dì 8 agosto 1910 fu la volta dei fanciulli. Prima di allora, l'ammissione alla Prima Comunione veniva differita sino ai dodici, o quattordici anni.

Pio X invece volle che all'Eucaristica Mensa venissero offerti, non già dei fiori avvizziti, ma dei gigli sbocciati, candidi e profumati di verginità, stabilendo che i fanciulli fossero ammessi alla Prima Comunione al primo uso della discrezione, dopo una sufficiente istruzione elementare catechistica.

L'opera eucaristica di Pio X gli valse il titolo di Papa dell'Eucaristia. Ecco che la nave di San Pietro viene legata alla prima colonna. Rimaneva l'altra: quella della Madonna.

Il Papa della Madonna.

È universalmente nota la devozione del Pontefice di Riese verso la sua Vergine delle Cendriole, verso la Nicopeia di Venezia, e finalmente verso quella di Lourdes nei giardini vaticani, che visitava giornalmente.

Appena Papa, dopo d'aver proclamato subito la Vergine Patrona del suo Pontificato, poco appresso pubblicò l'Enciclica in occasione del cinquantesimo della definizione del Dogma dell'Immacolata Concezione. In quei mesi pubblicò altresì una sua devota preghiera alla Madre di Dio e poi raccolse egli medesimo da tutte le parti del mondo le pietre preziose per la corona che collocò in San Pietro sulla fronte dell'Immacolata il giorno 8 dicembre 1904.

Il sogno profetico di San Giovanni Bosco si è dunque successivamente svolto ed evidentemente compiuto.

Pio X rafforza l'unità dell'Episcopato.

Oggi che salutiamo Pio X redimito della corona dei Beati, possiamo comprendere meglio il merito del suo pontificato: quello d'aver ancorato vigorosamente la nave di Pietro alle due inconcusse colonne della S. Eucarestia e dell'Ausiliatrice dei Cristiani. A queste vittorie della Fede seguì subito il premio. Anche le navi minori, persino quelle che si tenevano a rispettosa distanza per timore della lotta, un po' alla volta, si sono avvicinate alla nave capitana, agganciandosi definitivamente ad essa.

Quando Pio X il 25 febbraio 1906 consacrò in San Pietro i primi quattordici Vescovi non concordatari francesi, chi ricordava i presagi di Don Bosco dovè facilmente riconoscere, che anche quell'episodio di ravvicinamento era stato preveduto.

(Da L'Italia di Milano).

Sopra un messaggio di Don Bosco a Pio IX

Sul principio del 1870 stava radunato a Roma da alcune settimane il Concilio Vaticano. Il 6 gennaio doveva tenersi la seconda Sessione. Orbene alla vigilia Don Bosco ebbe una rivelazione dall'alto, nella quale si conteneva pure un messaggio particolare per il Papa.

Don Bosco stesso scrisse quanto vide e udì, esordendo in questo modo: «Dio solo può tutto, conosce tutto, vede tutto. Dio non ha nè passato nè futuro; ma a Lui ogni cosa è presente come in un punto solo. Davanti a Dio non v'è cosa nascosta, nè presso di lui avvi distanza di luogo o di persona. Egli solo nella sua infinita misericordia e per la sua gloria può manifestare le cose future agli uomini».

Dopo un tale esordio, entrava così nella sua esposizione: « La vigilia dell'Epifania dell'anno corrente 1870 scomparvero tutti gli oggetti materiali della camera e mi trovai alla considerazione di cose soprannaturali. Fu cosa di brevi istanti, ma si vide molto. Sebbene di forma, di apparenze sensibili, tuttavia non si possono se non con grande difficoltà comunicare ad altri con segni esterni e sensibili. Se ne ha un'idea da quanto segue. Ivi è la parola di Dio accomodata alla parola dell'uomo ».

A un certo punto della sua esposizione Don Bosco prosegue: « Ora la voce del Cielo è al Pastore dei pastori. Tu sei nella grande conferenza coi tuoi assessori; ma il nemico del bene non istà un istante in quiete; egli studia e pratica tutte le arti contro di te. Seminerà discordia tra i tuoi assessori, susciterà nemici tra i figli miei. Le potenze del secolo vomiteranno fuoco, e vorrebbero che le parole fossero soffocate nella gola ai custodi della mia legge. Ciò non sarà. Faranno male, male a se stessi. Tu accelera; se non si sciolgono le difficoltà, siano troncate. Se sarai nelle angustie, non arrestarti, ma continua finchè non sia troncato il capo all'idra dell'errore. Questo colpo farà tremare la terra e l'inferno, ma il mondo sarà assicurato e tutti i buoni esulteranno. Raccogli adunque intorno a te anche solo due assessori, ma ovunque tu vada, continua e termina l'opera che ti fu affidata. I giorni corrono veloci, gli anni tuoi si avanzano al numero stabilito, ma la gran Regina sarà sempre il tuo aiuto, e come nei tempi passati così per l'avvenire sarà sempre magnum et singulare in Ecclesia praesidium ».

Evidentemente la « grande conferenza » era il Concilio; «assessori» del Papa sono i Cardinali, suoi consiglieri, parecchi dei quali erano contrari alla definizione dell'infallibilità pontificia, e vedremo perchè; «le potenze del secolo» erano le prepotenze di certi governi che osteggiavano la definizione. Il 12 febbraio fu da Don Bosco data comunicazione al Papa di tutta intera la rivelazione.

Opportuno commento a quanto sopra (e qui sta il motivo dell'articolo) sono alcune pagine del benedettino Don Cuthbert Butler nella sua Storia del Concilio Vaticano (vol. II, pp. 17-24). L'autore descrive prima l'opposizione della minoranza dei Padri e la crescente ostilità dei Governi. Il 20 febbraio il Ministro Daru del Governo liberale francese mandava a Roma un Memorandum da presentarsi al Papa, dichiarando che gli articoli dello schema De Ecclesia e specialmente l'accenno alla infallibilità del Papa riguardavano non solo la Religione, ma anche lo Stato; quindi minacciava intervento, se la discussione avesse avuto luogo. Tale comunicato era stato presentato anche ai Governi bavarese e inglese, che l'avevano approvato in massima. Una simile dichiarazione era giunta a Roma il 10 febbraio dal Ministro austriaco Conte von Reust. In marzo una corrispondenza da Roma del Dr. Nortcote di Birmingham, indirizzata a persona in Londra, accennava ad un movimento diplomatico in Roma assai intenso per far pressione sul Concilio e impedire la discussione dell'articolo sulla infallibilità.

Il Butler quindi continua: « Così minacciosa era diventata l'attitudine dei Governi durante la seconda metà di marzo, che il Card. Antonelli si mostrava grandemente allarmato e, come risulta dal diario di Mr. Icard (MOURRET, Concile Vatican, p. 267) radunò i Cardinali suoi consiglieri in affari di Stato e il 25 marzo andò con loro dal Papa e consigliò con grande energia a S. S. che ritirasse dall'Agenda l'articolo sulla infallibilità. Pio IX rispose testualmente: Si vada avanti a pieno vapore (full steam ahead). Io ho la Vergine con me Sono quasi le stesse parole di Don Bosco.

Un altro Memorandum fu presentato a Pio IX dall'ambasciatore francese a nome di Daru il 25 aprile. Il Papa promise di studiarlo diligentemente, ma si oppose alla domanda che fosse comunicato al Concilio.

Ed ecco improvvisamente Daru dimettersi dal Governo e succedergli il più conciliante Ollivier al ministero degli esteri. Nello stesso giorno arrivò a Roma da Parigi il seguente telegramma: Daru se retire. Ollivier remplace. Concile libre.

Che il Papa abbia dato importanza al messaggio di Don Bosco, sembra dimostrarlo il fatto che in quella occasione propose al Santo di stabilire la sua dimora in Roma. Può confermarlo pure l'avere voluto Pio IX conoscere il pensiero di Don Bosco circa l'andar via o no dalla città, quando fosse stata occupata dai belligeranti. Autorevoli personaggi consigliavano la partenza. Don Bosco gli mandò allora per mano fidata questa risposta: « La sentinella, l'Angelo d'Israele si fermi al suo posto e stia a guardia della rocca di Dio e dell'arca santa ». Il Card. Cagliero affermava di aver copiato la lettera da inviare al Papa. Gran servizio rese il Santo in quella grave congiuntura alla Chiesa e all'Italia!

L'Em.mo Card. Micara coi nostro Em.mo Protettore Card. Masella al Convegno di Roma

Abbiamo annunziato, all'inizio della proposta del Convegno Generale a Roma nel prossimo settembre, la partecipazione del nostro Em.mo Cardinal Protettore Benedetto Aloisi Masella, che presiederà il Convegno e sarà con noi in tutte le manifestazioni.

Ora abbiamo la gioia di aggiungere che celebrando Sua Eminenza, il 1° di questo mese, il cinquantennio della sua Ordinazione Sacerdotale, coglieremo la fausta occasione per festeggiarne la Messa d'Oro, secondo il programma che più sotto presentiamo.

Con Sua Eminenza parteciperà pure al nostro Convegno l'Em.mo sig. Cardinale Clemente Micara, Vicario di Sua Santità, il quale, rinnovando il gesto dell'Em.mo Card. Monaco La Valletta, ai tempi di Don Bosco, ha voluto onorare la Pia Unione col darle il suo nome e chiedere il diploma di Cooperatore Salesiano. Sua Eminenza ci conferma così, nella forma più ambita, la sua paterna benevolenza e noi gli esprimiamo anche da queste colonne la nostra sentita gratitudine e sincera devozione.

Non possiamo ancora precisare il programma nei particolari, tuttavia possiamo darne l'abbozzo nelle linee generali.

PROGRAMMA DEL CONVEGNO

GIOVEDÌ 11 settembre:

Ore 9: Santa Messa nella Basilica di S. Pietro, celebrata dal nuovo Rettor Maggiore all'altare del B. Pio X, primo Cooperatore elevato all'onor degli altari. Recita del Credo all'altare della Confessione.

Ore 10: Apertura del Convegno nell'Auditorium di Palazzo Pio, sotto la presidenza dell'Em.mo Card. Protettore Benedetto Aloisi Masella. Saluto dei Cooperatori di Roma (S. E. il Sen. Mario Cingolani). Saluto del Presidente Internazionale degli Ex allievi (Grand'Uff. Arturo Poesio). Saluto del Comitato Internazionale Apostolato Laici (Avv. Comm. Vittorino Veronese).

1° Tema: Cooperazione alle Opere Salesiane (S. E. l'On. Avv. Angelo Raffaele Jervolino).

2° Tema: Il Sistema educativo di Don Bosco (S. E. il Prof. Ing. Modesto Panetti, Accademico Pontificio).

3° Tema: Cooperazione all'Apostolato Universale della Chiesa (Sen. Prof. Domenico Magrì).

Ore 16,30: Commemorazione ufficiale del Giubileo di Diamante della Pia Unione e del Bollettino Salesiano, fatta dal Sindaco di Torino, Avv. Comm. Amedeo Peyron.

- Il Cooperatore secondo la mente di S. Giovanni Bosco (S. E. Mons. Giuseppe Angrisani, Vescovo di Casale Monferrato).

VENERDÌ 12 settembre - Festa del SS. Nome di Maria:

Ore 9: S. Messa di S. Em. Rev.ma il sig. Card. Clemente Micara, nel tempio di Maria Ausiliatrice in via Tuscolana (Istituto Pio XI).

Quindi a Cinecittà: Benedizione e posa della prima pietra dell'erigendo Tempio a San Giovanni Bosco, fatta dallo stesso Em.mo Card. Vicario di Sua Santità.

SABATO 13 settembre, in ora da determinarsi:

Messa d'Oro dell'Em.mo sig. Card. Benedetto Aloisi Masella, Protettore della Società Salesiana e dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, nella Basilica salesiana del Sacro Cuore di Gesù, in via Marsala.

All'ora che il Santo Padre si degnerà di fissare, Udienza Pontificia.

Cronaca del Santuario

Aumenta di giorno in giorno l'affluenza dei visitatori e dei pellegrini che, favoriti dal mite clima di aprile, giungono numerosi a gruppi e alla spicciolata. Elenchiamo alcuni gruppi che abbiamo potuto notare. 2 aprile: Da S. Germano, alunne elementari con Insegnanti.

4 aprile: Gli allievi dell'Istituto Tecnico del cuoio Principe di Piemonte vengono a fare Pasqua.

6 aprile: Domenica delle Palme. Hanno inizio le grandiose funzioni della Settimana Santa. Pasqua dei ferrovieri della Ciriè-Lanzo.

8 aprile: Circa mille allievi dell'Istituto Tecnico Industriale Amedeo Avogadro adempiono al precetto pasquale.

9 aprile: L'Istituto Tecnico Tessile compie il suo pellegrinaggio pasquale.

10 aprile: Giovedì Santo. Continuo affluire di fedeli al Santuario in visita al grandioso santo Sepolcro. Tra le solenni funzioni del giorno, caratteristica la « lavanda dei piedi» a 13 giovanetti rappresentanti degli studenti, artigiani e oratoriani, compiuta dal Rev.mo Prefetto Generale Don Ziggiotti.

11 aprile: Funzioni del Venerdì Santo e solenne Via Crucis predicata. dal salesiano Don Pietro Ciccarelli.

13 aprile: S. Pasqua. Una folla straordinaria di fedeli accorre alla Basilica per adempiere al precetto. I confessionali sono assiepati, l'ampia sacrestia rigurgita di uomini che si confessano, alle balaustre le sante Comunioni continuano, si può dire, senza interruzione per tutta la mattinata.

14 aprile: Da Cervere (Cuneo): pellegrinaggio di 57 parrocchiani. Celebra il Rev. Don Carlo Cavallo. Da Tesserete (Lugano): 52 aspiranti del Circolo S. Stefano, rappresentanti 20 chiese. Celebra Don Franco Buffoli. Da Monaco di Baviera: 25 alunni della Scuola Salesiana, guidati dal salesiano Don Traussel. Da Villanova (Pavia): 52 parrocchiani col Parroco. Da Pagazzano (Bergamo): 44 parrocchiani col Parroco

15 aprile: Comitiva di giovani diretti da Don Luigi Colombo di Arese (Milano). 110 aspiranti della Scuola Apostolica dei Marianisti di Brusasco, accompagnati dal Direttore Sac. Secondo Casella. 52 Oratoriane delle Figlie di M. Ausiliatrice di Livorno Colline.

16 aprile: Pellegrinaggio da Vienna: 40 persone col Rev. Don Rudolph.

17 aprile: Pellegrini francesi: 40 giovani e 9 sacerdoti, guidati dal Sac. Guyonvarch.

io aprile: Dalla Francia: 53 Oratoriane Figlie di Maria Ausiliatrice di Thenen.

20 aprile: Pellegrinaggio ex Allievi Casa Madre. - Le ACLI di Pognano (Bergamo) col cappellano Don B. Zamblea.

22 aprile: Solenne Messa d'Oro del Rev.mo Don Francesco Antonioli, Ispettore Salesiano. Da Tortona 52 pellegrini diretti da Don Pietro Armavera.

23 aprile: Devoto inizio del Mese di Maria Ausiliatrice con triplice predicazione quotidiana.

25 aprile: Da Abbiategrasso (Varese) 6o oratoriani col Parroco. Da Rogoredo (Milano) 50 ragazzi con Don A. Crespi. Da Genova: oratoriane delle Figlie di M. Ausiliatrice. Da Marnate (Varese): Parroco e Suore con 50 signorine. Da Cantò pellegrinaggio giovanile con Don G. Vaghi. Da Bergamo ioo studenti col Rettor Don F. Seghezzi. Da Vimercate (Mirano) 120 parrocchiani con Don C. Mairani. Da Milano: 40 parrocchiani di S. Gottardo; 53 oratoriani col Parroco della S. Famiglia. Da Valdagno (Vicenza) 56 orfanelle delle Figlie di M. Ausiliatrice.

26 aprile: Comunione Pasquale della Scuola Valperga di Torino. Da Modena: 6o pellegrini diretti da Mons. Dott. D. Grandi. Da Gravedona (Como) 40 pellegrini diretti da Don Faletti. Amministrazione della santa Cresima ai bambini della Parrocchia M. Ausiliatrice.

27 aprile: Pellegrini svizzeri da Campo Blenio. Parrocchiani di Soave (Verona) con Don G. Zanetti. A. C. e ACLI da Borgo S. Giacomo (Brescia) con Don G. Pietrobelli.

TORINO - Convegni ispettoriali dei Sacerdoti Salesiani Incaricati diocesani e locali dei Cooperatori Salesiani.

L'Ispettoria Subalpina lo tenne il 5 gennaio u. s. sotto la presidenza del Rev.mo Signor Ispettore Don Michelangelo Fava, relatori Don Favìni, Segretario Generale dei Cooperatori, e Don Olivini, Incaricato Ispettoriale dei medesimi.

Nell'Ispettoria Centrale ebbe luogo il 30 aprile e fu presieduto dal Rev.mo Don Antonio Toigo, Ispettore. Furono relatori Don Favini e l'Incaricato Ispettoriale.

In tutti e due i convegni si trattò della riorganizzazione dei Cooperatori e si presero pratiche deliberazioni che furono affidate allo zelo dei singoli Incaricati e che serviranno a dare alla celebrazione del 75° della Pia Unione il carattere di una decisiva ripresa che ponga in atto le profetiche parole di Don Bosco: « L'Opera dei Cooperatori si dilaterà in tutti i paesi, si diffonderà in tutta la cristianità».

* Saremo grati ai Rev.mi Direttori Diocesani e Decurioni, come pure ai Sigg. Zelatori e Zelatrici che vorranno cooperare con i Sacerdoti Salesiani Incaricati locali nel lavoro preliminare diretto ad aggiornare gl'indirizzi del Bollettino per evitare dispersione di copie e spreco di carta.

AZIONE SALESIANA

Agricoltori Salesiani a Convegno.

La scarsità di tempo e la disparità dei problemi inerenti alle nostre scuole professionali e a quelle agricole, non permisero di tenere contemporaneamente il convegno per capi e vice capi delle due sezioni. Furono quindi stabiliti per il Convegno della sezione agricoltori i giorni 14 e 15 aprile scorso.

Il giorno 14 si dedicò alla trattazione e alla discussione dei due temi:

1) Le scuole agricole nella tradizione e pratica salesiana.

2) Determinazione dei profili nella formazione salesiana dell'agricoltore.

Mancò il tempo per una trattazione completa dei vari argomenti, per cui alle discussioni, svoltesi in un'atmosfera di fraternità, seguì il proposito di un nuovo incontro allo scopo di consolidare maggiormente le basi già poste.

Le adunanze furono presiedute dal Rev.mo Prefetto Generale, Sig. Don Ziggiotti, e dai due Consiglieri Generali Sigg. Don Candela e Don Manione.

Il giorno 15, dopo la meditazione predicata dal Rev.mo Sig. Ispettore Don Fava, e la Santa Messa celebrata dal Rev.mo Don Candela, i Convenuti (oltre 50 provenienti dalle varie scuole agricole d'Italia), si recarono in visita-studio alle tre scuole agrarie di Lombriasco, Bivio di Cumiana e Colle Don Bosco. Ogni scuola accolse i partecipanti al Convegno col cordiale benvenuto e con una relazione che ne delineava le origini, lo sviluppo e i progetti.

La visita all'umile Casetta natia di Don Bosco, sì cara a ogni cuore salesiano, pose sigillo al riuscito convegno.

TORINO - Cinquecentoquarantadue chierichetti sfilano oranti per la città. - Il 10 aprile, Giovedì Santo, i soci del « Piccolo Clero » degli Oratori e Istituti Salesiani di Torino visitarono in devoto e compatto corteo i santi Sepolcri del Duomo, della Consolata e di Maria Ausiliatrice, suscitando la più viva ammirazione nei fedeli. Si volle così rendere omaggio al SS. Sacramento, richiamare l'attenzione sulla Giornata delle Vocazioni e preludere alle celebrazioni centenarie delle Compagnie della Gioventù Salesiana.

CATANIA - L'Episcopato di Sicilia ospite dei Salesiani. - Tutti gli Arcivescovi e Vescovi della Sicilia, convenuti a Catania per la chiusura del Centenario della Patrona della Città, S. Agata, e per la Conferenza Episcopale, hanno onorato con la loro presenza la Casa Ispettoriale.

Accolti dalle note festose della Banda dell'Orfanotrofio Salesiano della città e dagli evviva dei giovani e dei Superiori, venivano salutati a nome di tutti da un baldo liceista, che protestava l'amore più fervido degli alunni di Don Bosco per i loro Pastori, di cui si preparano ad essere, specie con l'esempio di una vita integralmente cristiana, gli efficaci collaboratori nelle singole Parrocchie.

Rispose Sua Eminenza il Cardinale Ernesto Ruffini, con una mirabile allocuzione, tessendo l'elogio di San Giovanni Bosco educatore, e augurando ai giovani di trarre il massimo profitto dalla sua Scuola.

Durante l'agape che seguì, il nostro Ispettore Don Gugiatti espresse i sentimenti di viva riconoscenza dei Figli di Don Bosco, che da oltre settant'anni svolgono la loro fervida attività nell'Isola del sole, sostenuti dalla paterna comprensione e bontà degli Eccellentissimi Presuli. Manifestò in particolare la riconoscenza dei Salesiani a Sua Eminenza il Cardinale di Palermo, per il prezioso aiuto dato alla Congregazione nella fondazione del Pontificio Ateneo Salesiano.

FORLÌ - Corsi di cultura religiosa per maestri e catechisti. - Il 1° marzo 1952 S. E. Mons. Paolo Babini, Vescovo diocesano, chiudeva con la celebrazione della S. Messa i due corsi di cultura religiosa cui si erano iscritti duecento maestri elementari. Ogni corso comprendeva otto lezioni di « apologetica » tenute dall'ass. eccles. diocesano dell'Associazione Italiana Maestri Cattolici, Don Pietro Garbin, direttore dei Salesiani; otto lezioni di « dommatica » svolte dal Can. Sergio Scaccini; e otto di « sacramentarla » illustrate dal salesiano Don Stefano Cozzi.

All'esame, in seguito al quale venne rilasciato un diploma valevole per i concorsi, presenziava l'ispettore scolastico rappresentante del Provveditore agli studi.

Contemporaneamente, presso l'Istituto Salesiano, si svolgeva il quarto corso di cultura religiosa per maestri catechisti negli Oratori e nelle parrocchie, che ha per iscopo di preparare culturalmente e didatticamente i coadiutori del parroco nell'insegnamento della Dottrina cristiana. Gli iscritti sono una quarantina, numero indispensabile per mantenere in efficienza le 22 classi di catechismo dei due oratori interparrocchiali, e disciplinare una massa giovanile di oltre 500 iscritti.

FARRA (Belluno). - Posa della prima pietra della « Casa Don Bosco ». - Ebbe luogo il 30 marzo, Domenica di Passione.

Ecco il testo della pergamena murata nella pietra benedetta: « Il Vescovo Diocesano Gioacchino Muccin, nell'occasione della prima visita pastorale, pose la prima pietra, dopo averla solennemente benedetta, alla presenza del clero e del popolo, a base di questa casa che, secondo il disegno proposto dall'architetto Carlo

Canella, adattata ad asilo dei bambini, ad istruire nella Dottrina cristiana i fanciulli e ad accogliere dirigere istruire ad ogni opera buona a vantaggio della vita parrocchiale, le altre associazioni dei fedeli, Don Giuseppe Pante, parroco, ed i parrocchiani di Farra, confidando nella divina provvidenza, si accingono a costruire dalle fondamenta dedicandola a S. Giovanni Bosco».

Una Cooperatrice Salesiana candidata agli altari. - L'Osservatore Romano del 23 aprile pubblicava che la S. Congregazione dei Riti ha esaminato gli scritti della Serva di Dio Dorotea Chopitea y Villoto in Serra. La notizia c'invita a dare ai nostri Cooperatori un breve cenno della vita mirabile di questa grande Cooperatrice Salesiana.

Nacque a Santiago de Chile il 4 giugno 1816.

A motivo della guerra dell'Indipendenza delle Colonie Americane, con tutta la famiglia si trasferì a Barcellona (Spagna) nel 1819. Ai 16 anni contrasse matrimonio con il Sig. Giuseppe M. Serra col quale convisse per 50 anni, modello perfetto di tutte le virtù specialmente della carità verso i poveri, tanto vivente il marito come nei 9 anni di vedovanza. Nella trasformazione che subì Barcellona nel secolo XIX fu la Donna provvidenziale suscitata da Dio perchè la metropoli catalana potesse figurare tra le città più caritatevoli del mondo. Sono più di 30 i Collegi, Ospedali e Ospizi che fondò o aiutò a sorgere.

La Congregazione Salesiana le è debitrice delle Scuole Professionali di Sarrià, delle Scuole popolari gratuite di Hostafranchs e del Collegio di Sta. Dorotea delle Figlie di Maria Ausiliatrice. A lei si deve in gran parte anche l'andata dei Salesiani nel Cile. E queste dispendiose fondazioni le faceva nonostante che dovesse pensare all'avvenire di 5 figlie, che educò santamente, inculcando loro un grande amore verso i poveri.

Dopo una vita santissima, piena di opere buone, morì a Barcellona il 3 aprile 1891 a 75 anni di età.

Belgio

S. E. Monsignor Cento, Nunzio Apostolico nel Belgio, in visita all'Istituto Salesiano di HOBOKEN. - I salesiani di Hoboken e i loro cooperatori non dimenticheranno facilmente la data del 7 febbraio 1952, che segnò la visita di S. E. Mons. Cento, Nunzio Apostolico.

Egli giunse alla casa salesiana giovedì 7 febbraio verso le ore 15. Prima di ogni cosa volle visitare la cappella dell'Istituto, dove si trattenne in devota preghiera. Quindi fu condotto a far visita ai laboratori di meccanica, di elettricità e di falegnameria, e al grande cantiere dei lavori in corso, che presto daranno a quell'Istituto una nuova ala di edificio, resa necessaria dall'imponente sviluppo di questi ultimi anni.

Seguì un solenne atto di omaggio nel salone-teatro. L'Eccellentissimo Rappresentante del Papa si assise sul palco d'onore, attorniato dalla Signora Elena Montens, presidente del Comitato Dame Patronesse, dal Sig. Ispettore delle case salesiane del Belgio, Rev.mo Don Francesco Lehaen, dal Direttore della Scuola Professionale, dal parroco e dalle Dame Patronesse.

La banda, composta esclusivamente di allievi del collegio, come pure la scuola di canto, eseguirono scelta musica in onore dell'illustre ospite.

Un alunno lesse un indirizzo di ringraziamento per l'opera di bene che i Salesiani vanno svolgendo nell'Istituto, sorretti ed aiutati dall'opera fattiva dei Cooperatori e delle Cooperatrici. Quindi prese la parola il Direttore, che ringraziò vivamente S. E. Mons. Cento della sua grande benevolenza verso i Salesiani, e tutti i benefattori « senza il cui aiuto », - come ripeteva Don Bosco - « i Salesiani non potrebbero fare il bene che vanno facendo »,

Allora S. E. il Nunzio si alzò in piedi, e con lui tutta l'assemblea e a nome del santo Padre decorò la Presidente delle Dame Patronesse, Signora Elena Montens, dell'onorificenza pontificia Pro Ecclesia et Pontifice, tra le vibranti acclamazioni degli astanti, specie delle Dame Patronesse, onorate nella persona della loro Presidente.

Quindi Sua Eccellenza, in un affettuoso discorso, si congratulò con la neo-decorata, con i Cooperatori e con i Salesiani, incoraggiandoli a sempre più alte mete di apostolato -

E così, in questa atmosfera di simpatica cordialità, finì la cerimonia che resterà a caratteri d'oro negli annali del giovane fiorente Istituto.

Cina

Il nuovo Collegio Don Bosco a Macao. - Preparata da un triduo di predicazione nella Cattedrale di

Macao per i fedeli portoghesi, e nella chiesa di San Domenico per i cattolici cinesi, venne celebrata a Macao la festa di San Giovanni Bosco, per dare maggiore solennità alla inaugurazione del grande collegio di arti e mestieri, intitolato al Santo.

Con la partecipazione di S. E. il Vescovo diocesano Mons. Ramalho, S. I., grande amico dei salesiani, dell'Ecc.mo Governatore della Colonia, del Comandante Militare, di altre autorità e di amici e benefattori, domenica 10 febbraio si venne alla inaugurazione e visita dei locali.

Lo scopo del Collegio Don Bosco è di accogliere tutti quei ragazzi portoghesi che non possono andare alle Scuole Professionali frequentate da cinesi. Don Mario Acquistapace, presentemente direttore dell'Opera salesiana di Pechino, lanciò la prima idea concreta di questa scuola, che ancor prima di avere una sede stabile diede frutti consolanti. Infatti per vari anni il Collegio Don Bosco, forte di oltre 100 alunni, fu ospite dell'Istituto Salesiano Immacolata Concezione, della medesima città. Ora la nuova moderna sede in cemento armato potrà più che duplicare il numero dei giovani. Gli alunni in maggioranza sono portoghesi di Macao, ma non mancano figli di europei provenienti da Singapore, Manila, Shanghai. Le sezioni principali sono quelle di meccanica, elettromeccanica e radiotecnica.

PARLA IL PAPA

OGGI I CATTOLICI DEBBONO ESSERE TUTTI APOSTOLI

Non basterebbe che voi stessi foste risoluti a vivere sempre più intensamente, se rimaneste insensibili a che altri muoia intorno a voi. Perciò Noi ameremmo che, in questa piazza, da migliaia e migliaia di cuori si levasse come un grido solenne: « vogliamo far vivere anche i nostri fratelli: ovunque incontreremo la morte. vogliamo arrecare la vita! ». Noi ameremmo che sorgessero immense falangi di apostoli, simili a quelli che la Chiesa,, conobbe ai suoi albori. Parlino i sacerdoti dai pulpiti, per le vie e per le piazze, ovunque è un'anima da salvare; e accanto ai sacerdoti parlino i laici, che hanno appreso a penetrare con la parola e con l'amore le menti e i cuori. Sì, penetrate, portatori di vita, in ogni luogo, nelle fabbriche, nelle officine, nei campi, ovunque Cristo ha diritto di entrare. Offritevi, riconoscetevi fra voi, nei diversi centri del lavoro, nelle medesime case, uniti tutti, strettamente, in un solo pensiero e in una sola brama. E poi aprite grandi le braccia ad accogliere quanti verranno a voi, ansiosi di una parola soccorritrice e rasserenatrice in quest'atmosfera di tenebra e di sconforto. Contro gl'industriali del peccato mettetevi all'opera voi, edificatori della casa di Dio! In tal guisa la vittoria della fede, della virtù e dell'amore, che auspichiamo nel più vasto e compiuto significato, accrescerà in voi la letizia cristiana, estenderà salutarmente i suoi frutti anche al mondo ignaro o dimentico di Cristo, stabilendo e assicurando quella pace, per la quale incessantemente leviamo le Nostre suppliche.

(Pasqua 1952).

Colombia

BOGOTA - Visita illustre. - Il 9 marzo S. E. Rev.ma Monsignor Antonio Samoré, Nunzio Apostolico in Colombia, si degnò di visitare il nostro Collegio, ricevuto da tutti i Superiori della Casa, dai teologi e filosofi e dai nostri aspiranti e alunni del Collegio Leone XIII.

Ebbe pure la bontà di compiere la vestizione dei nostri 34 novizi e dirigere parole di animazione e di vivo encomio per la Società Salesiana, unite a saggi consigli per aumentare e migliorare sempre più le nostre vocazioni.

Malta

SLIEMA - Il 2 febbraio u. s. la graziosa cappella del nostro grandioso e fiorente Oratorio Juventutis Domus, si è arricchita di una nuova gemma con l'inaugurazione di un artistico altare marmoreo dedicato a Maria Ausiliatrice, dono munifico dei signori coniugi Cassàr, grandi benefattori dell'Opera nostra. Il giorno seguente venne celebrata con grande solennità la festa di San Giovanni Bosco. Le funzioni furono officiate dai RR. PP. Minori Francescani.

Segni dell'attività che ferve nel fiorente Oratorio sono: la diffusione della devozione a Maria Ausiliatrice fra i giovani, che portò all'accettazione di numerosi ascritti nell'Associazione dei Devoti di M. A., celebrata al nuovo altare della Madonna il 24 marzo u. s.; una Mostra Catechistica, con gara Catechistica in grande stile fra i 500 frequentanti; gli Esercizi Spirituali organizzati per i giovani oratoriani, che vi parteciparono in massa con edificante pietà.

Dieci sono gli aspiranti salesiani nel nostro Oratorio di Malta; e altri dieci nel nuovo Oratorio di VictoriaGozo.

Siam

DONKRABUANG - Fu inaugurata la nuova Scuola, alla presenza del Prefetto della Provincia e del Sindaco. Nel discorso di apertura il Prefetto ebbe parole di alto encomio per il lavoro che svolgono non solo le scuole cattoliche, ma anche le varie chiese cattoliche che ha nella sua giurisdizione; e confessò che le comunità cristiane sono quelle che danno meno apprensioni alle autorità civili.

Venezuela

CARACAS - La scuola gratuita Don Bosco compie 50 anni di lavoro educativo. Diecimila alunni passati per le sue aule. Sacerdoti, militari, onorati professionisti nel quadro degli antichi allievi. - La scuola gratuita Don Bosco è un'opera genuinamente popolare sia per il suo carattere gratuito, sia perchè destinata ai figli del ceto popolare e operaio. Essa non ebbe mai assegnazione di alcun genere nè da persone particolari nè dalle autorità. L'Associazione « Opera Don Bosco » raccoglie mensilmente una piccola somma che viene totalmente spesa nel fornire libri e oggetti di cancelleria agli alunni.

L'opera di risanamento morale e intellettuale compiuta dalla scuola in mezzo secolo appare in tutta la sua eloquenza a chi considera che cosa erano i sobborghi di Caracas ancora 30 anni fa. Sarria, il Cortiho, S. Rosa erano borghi extra-urbani di gente poverissima, senza mezzi di comunicazione nè servizi di alcun genere, nè scuole. Se ora si pensa che per circa 30 anni l'unica scuola aperta in sì vasto territorio fu la scuola gratuita Don Bosco e che ad essa accorrevano in massa i fanciulli di quei sobborghi per imparare a leggere e a scrivere e soprattutto per assimilare i principi salvatori della morale cattolica e frequentare i sacramenti, si ha un'idea del lavoro educativo compiuto in questi 50 anni.

Oggi la Scuola occupa un moderno elegante edificio capace di accogliere 330 alunni ripartiti nelle 6 classi elementari, divise in varie sezioni.

Il Consiglio municipale del Distretto Federale volle darle un riconoscimento ufficiale decretandole la Croce di Benemerenza per premiare il e brillante lavoro pedagogico compiuto durante mezzo secolo dando istruzione a varie generazioni di Venezuelani, appartenenti a umili e povere famiglie ».

Tutta la città di Caracas accorse alle solenni cerimonie giubilari, che ebbero luogo il giorno della festa di Don Bosco. Erano presenti le massime Autorità, tra le quali S. E. Luca Guglielmo Castillo, Arcivescovo di Caracas, S. E. Mons. Francesco Iturriza, salesiano, Mons. Secondo Garcia, Prefetto Apostolico dell'Alto Orinoco, e l'illustrissimo prof. Carlo Gross in rappresentanza del Ministro dell'Educazione, il quale decorò con la Medaglia dell'Istruzione Pubblica il Rev.mo Sig. Ispettore Don Pietro Tantardini e pronunciò un nobile discorso in lode dell'educazione salesiana. Lo seguì il dott. Guerriero, Presidente della Municipalità, che dopo aver tessuto gli elogi del lavoro compiuto dalla Scuola Don Bosco, lesse il Decreto che le conferiva la «Croce di Benemerenza». Chiuse l'Accademia commemorativa il Rev.mo Padre Plaza, Presidente dei Collegi Cattolici, esaltando l'opera dei Salesiani, che si occupano della gioventù povera e abbandonata. Quindi a nome dell'Associazione cui presiede, donò un gagliardetto quale distinzione onorifica della Giunta direttiva dell' « AVEC » alla Scuola Don Bosco per i suoi 50 anni d'insegnamento gratuito.

DALLE NOSTRE MISSIONI

BRASILE - Fervore di opere nel Rio Negro.

La Prelatura Apostolica del Rio Negro, affidata ai Salesiani, comprende un territorio vasto quasi come l'Italia, mentre gli abitanti raggiungono l'esigua cifra di 33.500. Il Rio Negro come gli altri fiumi della pianura amazzonica è percorso quasi unicamente da commercianti ed estrattori di gomma. Ma essi non fanno di questa regione la loro dimora. Solo il missionario vive sulle sponde di questi grandiosi fiumi, in mezzo a sterminate foreste, in un clima micidiale, fra continui pericoli.

Nel Rio Negro sono sorti villaggi e opere di cui difficilmente uno si fa un'idea. Otto centri stabili di Missione, ognuno con la sua grande chiesa, l'ospedale, la casa del Missionario e delle Missionarie, l'internato per bambini e bambine. Non manca mai la fabbrica di mattoni, poichè tutte le costruzioni della missione sono in cemento e mattoni, come pure in muratura sorgono i villaggi, vicino alle chiese principali o in altri punti importanti. Negli otto ospedali della Prelatura si trovano 320 letti, e le consultazioni dell'anno 1951 salirono a 39.960. Per formare le future famiglie cristiane si è reso necessario raccogliere, istruire ed educare i giovani. Presso gli 8 centri di Missione presentemente sono ricoverati 695 ragazzi e 643 ragazze. La loro vita trascorre serena, come in tutte le case salesiane, fra lo studio, il lavoro e gli esercizi di pietà. Il lavoro per i più grandi consiste nell'apprendere qualche mestiere utile, nel coltivare le terre e compiere le faccende di casa. Esistono a tal fine campi sperimentali e laboratori di arti e mestieri.

I Cristiani della Prelatura Apostolica sono saliti da 23.741 nel 1950, a 24.151 nel 1951. Furono amministrati 142 battesimi di adulti e 524 di bambini. Per un lavoro così vasto e complesso, in mezzo a poveri indi da tutti abbandonati, si sacrificano 18 sacerdoti, 24 coadiutori e 40 suore: tutti figli di Don Bosco.

INDIA

Un nuovo santuario dedicato a S. Giovanni Bosco.

Omaggio di cattolici e pagani al grande Educatore. - I Khasi appartengono ad una tribù indo-mongolica e abitano le colline al Sud del Bramaputra, confinanti col Pakistan. Vige fra di loro il matriarcato e hanno leggi, lingue e costumi propri. Fra le tribù aborigene i Khasi hanno la più bassa percentuale di analfabeti. Ciò è dovuto in gran parte all'opera dei Missionari che aprirono centinaia di scuole sulle Khasi Hills. I figli di S. Giovanni Bosco vi lavorano da 30 anni.

Cherrapunjee è uno dei tanti villaggi disseminati fra le pinete e gli aranceti di queste colline: è un centro importante del folklore e della cultura Khasi. Cherrapunjee ha il suo posticino nei libri di geografia, perchè ha la fama di essere il paese più piovoso del mondo. È situato sull'orlo di un altipiano alto da 1500 a 2000 metri, che cade con ripide pareti sulla pianura del Pakistan. I caldi vapori che salgono dall'infuocato piano, si condensano a tale altezza e l'incontro di altre correnti d'aria determinano quelle precipitazioni che l'anno scorso rovesciarono 23.000 mm. di acqua. Tale diluvio distrusse completamente il raccolto di aranci che con il carbone e la calce formano il principale prodotto del paese.

Il santuario a S. Giovanni Bosco. - La missione cattolica di Cherrapunjee è situata in un punto pittoresco e dominante. Vi si accede facilmente dalla capitale dell'Assam, Shillong, per una strada lunga 57 km., che corre sull'orlo di precipizi, burroni e valli profonde.

Il 27 gennaio 1952, il Vescovo di Shillong benediceva il nuovo santuario di San Giovanni Bosco. Tale chiesa costò lunghi anni di lavoro con forzate interruzioni. Ma finalmente il tempio sorge, massiccio e forte come le pietre granitiche che ne formano la struttura. La benedizione della chiesa fu un avvenimento per le Khasi Hills e attrasse una grande moltitudine. Nel primo giorno del triduo, Don A. Maschio, Direttore della nostra scuola « Don Bosco » di Bombay, e primo ideatore del Santuario, benediceva l'impianto elettrico e la pompa elettrica. La Missione cattolica è all'avanguardia del progresso. Da notarsi che nel paese più piovoso del mondo d'inverno scarseggia l'acqua.

La danza Khasi. - Le danze hanno la più grande importanza nella vita delle tribù dei monti: sono l'espressione più alta dei loro sentimenti religiosi, patriottici e domestici e variano di tribù in tribù. Quelle Khasi sono le più caratteristiche e belle. I Khasi vollero onorare S. Giovanni Bosco con la loro più bella manifestazione folkloristica, quale omaggio di gratitudine per l'opera di bene che compiono i suoi figli spirituali. Il Rajà di Cherrapunjee con il suo Dorbar (Consiglio), i missionari Protestanti e Hindù e tutta l'élite del distretto facevano corona al Vescovo, che volle presenziare a questa manifestazione, perchè la Chiesa non distrugge ma conserva, perfeziona e nobilita ciò che trova di bello e buono fra i popoli che evangelizza. Don Bosco dal cielo avrà benedetto tutti i danzatori e danzatrici, nella maggioranza pagani, che vollero poi sfilare nella solenne processione eucaristica. La danza stessa non è che una coreografia smagliante di colori e ricchi vestiti e profusione di collane d'oro e di avorio che adornano le danzatrici. Nelle danze delle donne solo le ragazze e le donne non maritate hanno il privilegio di prendervi parte, al ritmo cadenzato di una musica suonata da una orchestra di pifferi, tamburi e cimbali. Le donne si muovono in cerchio con passi quasi impercettibili, le braccia distese lungo i fianchi e con gli occhi sempre bassi. Mentre le ragazze si muovono con quei passettini, gli uomini, che rappresentano i cavalieri e i guerrieri, brandendo lunga spada e pennacchi, compiono evoluzioni attorno a loro. Ai Khasi piace molto questa danza e vorrebbero che durasse giorni intieri. Ma il nuovo tempio ci aspetta per la benedizione.

La nuova chiesa. - È lunga 48 metri e larga 16. L'architetto e costruttore è il nostro confratello, sig. Mantarro. Sull'altar maggiore spicca il quadro del Santo, un'imitazione di quello del santuario di Maria Ausiliatrice in Torino. Centinaia e centinaia di pellegrini accorsero da tutte le colline, e i sacri riti della chiesa, la musica e la pietà dei convenuti, lasciarono un'impressione indelebile nei cuori. I Khasi sono un popolo musico. Ne avemmo una prova nell'accademia tenutasi il lunedì all'aperto, davanti alla chiesa, con cori a tre e a quattro voci, per esprimere col canto la loro ammirazione e gratitudine ai Missionari e specialmente a Don Tonello, che con fede e amore riuscì a condurre a termine l'opera. Io poi mi sentivo commosso, quando l'eco del ritornello Ah, Don Bosco, ah Don Bosco! si diffondeva attorno; e guardavo al nuovo santuario e mi pareva che Don Bosco benedicesse l'India e il Pakistan, il cui verde piano chiudeva l'orizzonte, e invocasse per tutti pace e felicità.

+ STEFANO FERRANDO

Vescovo di Shillong.

L'Apostolato salesiano della stampa a Calcutta nel suo 25° anno.

Ricorre quest'anno il 250 dell'attività salesiana nella grande metropoli indiana di Calcutta. I Salesiani vi giungevano nel 1927, chiamati dallo zelante Arcivescovo Mons. Ferdinando Perier S. I., il quale aveva voluto affidare loro l'importante stamperia, conosciuta sotto il nome di « Catholic Orphan Press », nonchè l'ufficiatura della Cattedrale con la cura dell'annessa parrocchia, in uno dei rioni più popolati e più poveri della città.

La « Catholic Orphan Press » o Stamperia dell'Orfanello Cattolico, risale al 186o e fu una delle prime tipografie cattoliche dell'India. La diressero i PP. Gesuiti fino al 1927, quando l'Arcivescovo l'affidò ai figli di Don Bosco.

Quest'opera attraversò difficoltà e ostacoli d'ogni genere, ma a poco a poco s'impose e divenne col tempo una delle più rinomate in India. Oggi con macchinario moderno e in locali più spaziosi e adatti la Tipografia Salesiana di Calcutta fa bella cornice alla Cattedrale rinnovata.

La sua caratteristica è quella di essere la Poliglotta dell'India. A getto continuo essa va pubblicando libri di preghiere, vangeli, catechismi nelle lingue più disparate: inglese, bengalese, assamese, hindi, khasi, garo, santal, khond, uria, oraon, kharia, mundari, bhoro, lushai, kacin-birmano, e persino un dizionario anglo-cinese.

Le scuole cattoliche e non cattoliche si provvedono presso la nostra Editrice dei libri di testo, specialmente di algebra e matematica. Così pure molte ditte commerciali di Calcutta e piantagioni di tè dell'Assam fanno eseguire là i lavori perchè vi trovano prontezza e perfezione. La « Catholic Orphan Press » pubblica pure alcune riviste illustrate mensili che vanno per la maggiore, come il Don Bosco in India, Our Lady of Bandel, Property. Ma il suo apporto principale alla causa della buona stampa è la pubblicazione del grande settimanale cattolico « The Herald », diretto dai PP. Gesuiti, che è il più diffuso di tutta l'India. Per celebrare degnamente il suo giubileo la « Catholic Orphan Press » ha acquistato due nuove grandi macchine da stampa: una Nebiolo rapida di lusso e una Original Heidelberg, che hanno aumentato di molto la sua potenzialità. Si spera pure di acquistare una quarta «Linotype» durante l'annata.

Tre sacerdoti e due coadiutori salesiani sono a capo di questa attività editoriale che dà lavoro a oltre 40 operai. Ci sono alcuni giovani aspiranti salesiani che si preparano a diventare dei bravi coadiutori capi d'arte.

Un'altra importante opera salesiana sorge nel sobborgo Calcutta-Liluah, al di là del fiume. È la « Don Bosco Technical School ». Sono in corso lavori di ampliamento, ma già 120 giovani vi hanno preso dimora sotto la cura amorevole dei figli di Don Bosco. È un piacere visitare la bella cappella, le aule scolastiche, il teatrino, i dormitori e il laboratorio di meccanica con i suoi torni e macchine lucenti. Il coadiutore salesiano incaricato sorride contento: è pienamente soddisfatto dei suoi allievi e delle nuove macchine giunte dall'Italia. E il Direttore pensa già ai 200 e più gio vani, che dovrà ospitare fra qualche mese, appena il nuovo grande dormitorio sia ultimato.

Questa Scuola Professionale di Liluah riempie una grande lacuna nell'educazione dei giovani anglo-indiani di Calcutta. Era stata ideata da uno zelante parroco gesuita della periferia, allarmato delle tristi condizioni in cui versavano molti giovani della città. Spettava ai Salesiani di realizzare i desideri del buon parroco, che moriva contento vedendo sorgere la grande Scuola Professionale di Liluah. La guerra venne a troncare l'opera incominciata. Ma oggi l'imponente edificio sorge maestoso in quel miserabile sobborgo di Calcutta, a rifugio e salvezza di tanti poveri giovani. Dall'altar maggiore Don Bosco benedice quei fanciulli che aveva già visto in visione e che gli avevano gridato esultanti: « Ti abbiamo atteso da tanto tempo; ora non ti lasceremo più ».

GIAPPONE ~ La Missione Salesiana di Beppu.

Presso la bella chiesa inaugurata nel 1950 e dedicata a Maria Ausiliatrice, in Beppu, la vita cristiana scorre tranquilla, tra l'ammirazione del popolo e delle autorità pagane e un fervore prodigioso di opere. Dalla cura delle centinaia di cristiani alla libreria cattolica, dai catechismi per i catecumeni alla cura spirituale di due grandi comunità di Figlie di Maria Ausiliatrice, dall'oratorio quotidiano con 11 classi di catechismo alle 10 associazioni cattoliche, i pochi missionari salesiani non hanno riposo. E poichè il santuario di Maria Ausiliatrice è la costruzione più alta della città e si fa ammirare assai per il suo stile, molti visitatori affluiscono alla missione cattolica, anche in comitive considerevoli. A tutti il missionario fa sentire la sua parola ispirata al Vangelo.

A Beppu fiorisce la « Legio Mariae », femminile e maschile. Questi ottimi giovani sono un vero sostegno per il Missionario.

I fanciulli che intervengono alla Missione sono 250, ma dal giugno 1951 si incominciò a mandare ogni sabato dopo pranzo a due a due delle buone giovani in diverse parti della città. Là in camere di cristiani o affittate radunano ragazzi e ragazze, fanno vedere qualche storia sacra o educativa, illustrate con cartelloni a serie (in Giappone si dicono « kamishibai », cioè teatro di carta), poi insegnano il catechismo e qualche lode sacra. Sono sorti così sei oratori frequentati da 250 ragazzi.

La Libreria Cattolica di Beppu è molto conosciuta. Ai cristiani e catecumeni viene distribuito un giornaletto mensile in iooo copie, intitolato L'Angelo della Famiglia. Altre riviste, come la Vita Cattolica, Il Cavaliere della Madonna, un foglio a sfondo umoristico per ragazzi e stampe volanti per le lezioni di catechismo, fanno penetrare tra cattolici e non cattolici la parola del Vangelo.

Nel 1951 vennero amministrati 230 battesimi. Fu sistemato il cimitero cattolico, fatto a terrazzi, e il 25 marzo 1952 venne inaugurato il nuovo asilo «Stella del Mare », per un centinaio di bambini, attrezzato a tutto punto, come esigono le autorità giapponesi.

L'AUSILIATRICE ai suoi devoti

«Siamo venuti a fondare undici Borse Missionarie».- Il 12 luglio 1951 il nostro caro Antonio percorreva in bicicletta il piazzale delle scuole elementari di Mirano, quando sopraggiungeva a velocità sostenuta una balilla, che lo investiva in pieno scagliandolo a terra. Prontamente raccolto, veniva trasportato all'ospedale della città, dove il dott. Lago gli riscontrava le gravissime fratture alla testa di cui nell'unito certificato medico. Veniva quindi immediatamente sottoposto dal prof. Polichetti a intervento chirurgico. Subito dopo era internato in corsia con prognosi riservatissima Passò 10 giorni immobile in istato comatoso con fintomi di decesso imminente fino all'ottavo giorno. Si ebbe quindi un lentissimo processo di ripresa. Dopo tre mesi potè tornare a scuola, ma soffriva gravi disturbi. Noi allora invocammo con più fede Maria Ausiliatrice e Don Bosco e constatammo con gioia la perfetta guarigione.

Riconoscentissimi, siamo venuti personalmente a ringraziarli nel loro Santuario, a versare la somma per undici Borse Missionarie, quanti sono gli anni di Antonio, più l'oro della mamma, e ad accostarci tutti e tre ai Santi Sacramenti sotto lo sguardo materno della Madonna, che fu per noi davvero Ausiliatrice Padova, Piazza Signori, 3.

MARIO NAVE.

CERTIFICATO MEDICO. - Il sig. Nave Antonio di Mario residente a Padova è stato degente dal 2 luglio 1951 al 25 agosto 1951 in questo Ospedale per fratture multiple della volta e base cranica, una esposta fronte parietale sinistra, rottura della meninge, fuoriuscita materia cerebrale Ospedale Civile. Mirano Veneto

Prof. ENRICO POLICHETTI Primario Chirurgo.

Sorprendenti effetti della «Benedizione di Maria Ausiliatrice ». - Da qualche tempo la mamma accusava disturbi intestinali.

Un giorno l'attacco si ripetè sì violento che il dottore consigliò d'urgenza il ricovero in ospedale.

Fu sottoposta ad atto operatorio nell'Ospedale di Parma. Sopravvenne la peritonite con triplice occlusione intestinale.

I medici dissero chiaramente che non c'era più nulla da fare e consigliarono di riportarla al paese perchè spirasse fra le mura domestiche.

Si era deciso di trasportarla alle 2 del pomeriggio perchè si pensava non sarebbe giunta a sera.

Mentre si davano disposizioni per il viaggio, venne a trovarla un sacerdote salesiano, il quale le impartì la Benedizione di Maria Ausiliatrice e promise di celebrare una funzione di ringraziamento e di pubblicare la grazia sul Bollettino.

Subito dopo la benedizione e l'Ave Maria recitata da tutti gli astanti, la mamma diede segni di miglioramento sicchè si sospese il ritorno in famiglia.

Fu l'inizio della guarigione.

Da un anno la mamma continua a star bene e io, riconoscente, mantengo la promessa di ringraziare pubblicamente la Madonna.

Piazza di Basilicanova.

ERMINIO STRINA, ex allievo sal.

« Conféssati. fa una buona Comunione e guarirai». - Mio figlio, residente nelle Isole Eolie, si era ammalato con febbre alta.

Dopo alcuni giorni il medico curante diagnosticò trattarsi di tifo. È intuibile la nostra preoccupazione, tanto più che la febbre raggiungeva i 41 gradi, lasciando l'ammalato in condizioni estreme. Ad aggravare la situazione sopraggiunse una emorragia nasale, che lo abbattè completamente, lasciandolo esangue e senza conoscenza per due giorni. Fu visitato anche da altri tre medici. Le condizioni di salute erano disperate ed ambigui i sintomi della malattia tanto da avere diagnosi divergenti da parte dei medici. La notte fra il cinque ed il sei dicembre un altro attacco lo ridusse in fin di vita. Non c'era altra via se non quella di una grazia divina.

Mi rivolsi fiduciosa alla Madonna Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco perchè intercedessero per la guarigione di mio figlio che, fra l'altro, aveva una forte ritrosìa a confessarsi e a comunicarsi, tanto che aveva respinto più volte il prete. Senonchè la mano divina cominciava a stendersi sul suo capo e una visione influì a fargli cambiare idea e a variare il corso della malattia.

L'ammalato vide (ancor oggi lo ricorda esattamente e lo testimonia) circonfusa in un'aureola di luce la Madonna Ausiliatrice, che avvicinatasi al letto, pronunciò queste testuali parole: « Conféssati, fa una buona Comunione e guarirai ». Detto ciò, dileguò con un sorriso di amorevole bontà. L'ammalato subito cercò spontaneamente il prete e volle comunicarsi.

Raggiunta la salute dell'anima, restavano le disperate condizioni fisiche, in quanto la febbre non tendeva a diminuire, e il medico curante aperse le braccia in segno che non aveva più nulla da fare, dicendo che solo un miracolo avrebbe potuto salvarlo. Fiduciosa, intanto, continuavo a pregare la SS. Vergine Ausiliatrice perchè non permettesse che un giovane nel fiore degli anni venisse a mancare all'affetto della mamma. Ebbi allora l'ispirazione di portare fuori delle isole mio figlio e, malgrado le previsioni che l'ammalato sarebbe morto durante il viaggio, si raggiunse l'ospedale di Milazzo, dove dopo pochi giorni la febbre scomparve miracolosamente tra la meraviglia dei medici. Il nuovo medico curante non fece mistero dell'evidente miracolo. Ai primi di marzo dello stesso anno mio figlio poteva riprendere il suo impiego.

Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco gli hanno ridato i suoi 22 anni. Sento il dovere di pubblicare la grazia a gloria di Maria SS. Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, a dimostrazione che non vengono abbandonate le persone che fervidamente pregano.

Roccella Valdemone (Messina).

GINA MAGARACI.

La grazia venne proprio il 24 maggio. - La mia piccola Luce, di cinque anni, era affetta da una grave forma di pertosse che le procurava frequenti irrefrenabili epistassi, tanto che il suo stato destava serie preoccupazioni. Rivelatasi la malattia nel periodo pasquale, si giunse in breve alla fase peggiore. Fu allora che mi rivolsi con supplice anelito alla Madonna, pregandola di salvare la mia bambina. Il primo giorno di maggio si verificò un lieve miglioramento dal quale attinsi la certezza che la Vergine Madre non ci avrebbe fatto mancare la sua assistenza. Recitai per tutto il mese di maggio, lottando contro la prostrazione fisica e morale, il Santo Rosario; e alle mie preghiere si unirono la mamma lontana e un mio fratello sacerdote salesiano. Entrambi mi assicurarono che Maria Ausiliatrice mi avrebbe fatta la grazia. E realmente il 24 maggio, la piccola trascorse tutta la notte, dopo 40 giorni strazianti, per la prima volta tranquilla, preludio di una rapida e completa guarigione.

Adempio riconoscente la promessa della pubblicazione di quanto sopra nel Bollettino Salesiano e invoco dalla Vergine Benedetta la sua costante materna protezione.

Ronca, viale Ippocrate, 146.

SYRA LUONGO SALVESTRINI Pubblicista, cooperatrice salesiana.

« Vide improvvisamente passare Don Bosco ». - Il lunedì 25 settembre, mia sorella, mentre lavorava nella lavanderia delle Figlie di Maria Ausiliatrice, sentì improvvisamente un forte dolore al rene sinistro.

Il dottore, chiamato d'urgenza, diagnosticò una colica renale con pericolo di paralisi intestinale. Apprestate le prime cure del caso, fu necessario ricoverare l'ammalata all'ospedale.

Al sabato, dopo un momentaneo miglioramento, improvvisamente l'inferma peggiorò, ed al martedì seguente, con febbre a 42°, giunse in fin di vita per un sopravvenuto collasso cardiaco. Accorsa al suo capezzale, ebbi dal professore curante e dalla vista dell'ammalata stessa la conferma dell'ormai inevitabile prossima fine. Fu proprio al momento del collasso cardiaco che mia sorella, sentendosi venir meno, con tutto lo strazio di una mamma morente che pensa ai suoi bimbi, implorò la grazia della vita. Ed ecco che quando ormai intorno a lei tutto era già buio, vide improvvisamente passare Don Bosco. Allora con tutta l'anima invocò da Lui la propria guarigione, poi si accasciò. A sera, dopo un accertamento radiografico che rilevò l'assoluta gravità dell'infezione renale, venne esclusa la possibilità della salvezza mediante un intervento chirurgico. Da quel momento assistei l'inferma solo pregando D. Bosco che me la salvasse per i bambini che a casa attendevano la loro mamma.

Ed ecco al mattino del mercoledì un breve sonno ristoratore, poi l'improvvisa scomparsa della febbre e finalmente il miglioramento e la scomparsa di ogni traccia d'infezione, che permise, dopo otto giorni, l'intervento chirurgico per l'estrazione di un piccolo calcolo renale.

Passarono ancora pochi giorni e la cara inferma, con grande meraviglia dei medici e delle suore che, quando la vedono, la chiamano a la nostra miracolata », potè ritornare in famiglia, dove ormai gode buona salute ed è ogni giorno più riconoscente a Don Bosco, per la segnalatissima grazia ottenuta.

In fede

Nave (Brescia).   LETIZIA FENOTTI.

La preghiera di trecento giovani ottiene la guarigione in un caso disperato. - Nello scorso inverno venni colpito da un forte dolore al fianco destro. Visitato da vari medici, sottoposto a un esame di ben 24 radiografie, fui giudicato affetto da un male inguaribile, anzi fu detto che il caso era disperato e che mi restavano pochi giorni di vita.

Affezionato ex allievo di S. Giovanni Bosco, mi rivolsi al suo grande Cuore e a Maria SS. Ausiliatrice. A me si unirono i familiari e la Famiglia Salesiana con i 300 giovani dell'Istituto di Vallecrosia. Don Bosco e Maria Ausiliatrice esaudirono le nostre suppliche e, prima che terminasse la seconda novena, il giudizio dei radiologo cambiò completamente e fui giudicato guarito. Ora, a distanza di circa un anno, non ho più alcun disturbo e posso attendere alle mie quotidiane occupazioni.

San Giovanni Bosco e Maria Ausiliatrice vogliano continuare la loro protezione sopra di me e la mia famiglia, mentre io sarò loro riconoscente per tutta la vita.

Bordighera (Imperia)

TRAVERSO GIOVANNI.

Guarisce da violente coliche epatiche. - Da molti mesi la mia figlia Maria di anni 19 era affetta da colicistite con terribili attacchi di coliche epatiche. Sottoposta a intervento chirurgico perchè si riscontrarono calcoli alla bile, si sperava che le coliche cessassero; ma così non fu, ripresero anzi più terribili di prima. I medici non sapevano più che cosa tentare ed erano perplessi. Mi rivolsi allora con fede alla Vergine, a San Giovanni Bosco, a Santa Maria Mazzarello; e quando più nessuno se l'aspettava e meno di tutti i medici, le coliche cessarono improvvisamente e non tornarono più. Tornò invece l'appetito e in poco tempo si rimise, prendendo un aspetto più florido di prima. Ed ora viene in persona a portare la presente per la pubblicazione, a scioglimento della mia promessa

CELESTINA Pizio ALBERTINAZZI.

DICHIARAZIONE MEDICA. - Dichiaro io sottoscritto medico cerante che la sig.na Pizio Maria da tempo in cura per epatite e colicistite grave é guarita completamente in modo inaspettato

In fede,-   Dott. ANSELMO BRUNERO.

Ottantenne guarita da gravi complicazioni. - Nel febbraio 1951 la nostra amata mamma ottuagenaria si ammalò di influenza e, malgrado le cure energiche e sagaci del medico curante, il male proseguiva inesorabile. Prima venne curata la bronchite; poi si lottò con la polmonite; seguì una grave pleurite con estrazione abbondante di acqua per ben due volte; infine una nefrite che la portò una quarta volta sull'orlo della tomba.

Dal giorno che le vennero somministrati i Santi Sacramenti, tanto lei quanto noi, suoi figli, non cessammo di confidare e pregare. E la grazia, invocata con fede viva, ci fu concessa. Ora a ottant'anni compiuti vive arzilla e serena, può accudire discretamente alle sue occupazioni casalinghe e ci tiene amabile compagnia.

Grati e riconoscenti alla dolce Ausiliatrice e al caro San Giovanni Bosco, inviamo una modesta offerta in ringraziamento.

Foglizzo.   AQUILINA, ZITA E SOCRATE VALLERO.

DICHIARAZIONE MEDICA. - Dichiaro che la signora Rosso Angela di anni 80 fu da me curata per circa tre mesi per una grave forma influenzale complicata da broncopolmonite, pleurite essudativa, nefrite e ascesso della gamba destra di cui ora è guarita clinicamente.

In fede.

Foglizzo Canavese.   Dott. FEDERICO CLARA.

"Maria lo salvò". -- Verso la fine del giugno scorso il nostro bimbo di mesi 16, colto da pertosse e bronchite, era ridotto in fin di vita, sicchè il 25 dello stesso mese credevamo proprio di perderlo. Il medico locale, dopo avergli usate tutte le cure, ci disse che se guariva era un vero miracolo. Facemmo la promessa alla Vergine Ausiliatrice di pubblicare la grazia se ce lo avesse salvato. Maria lo salvò. In breve tempo si ristabilì ed ora gode ottima salute.

Ringraziando Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco, sciogliamo il voto aggiungendo un'umile offerta.

Novello (Cuneo).   Famiglia TARDITI ANGELO.

DICHIARAZIONE MEDICA. - Il sottoscritto dichiara di avere avuto in cura il bambino Tarditi Franco di Angelo di a. 1 per grave forma tossi-infettiva da broncopolmonite pertossica aggravata da uno stato eczematoso diffuso di origine alimentare preesistente. Il bambino suddetto per lo stato di estrema debolezza in cui i vissuto per buon numero di giorni e per successive ricadute ha corso reale pericolo di vita.

Dott. MARIO DADONE.

" A Lei mi affidai completamente ". - Adempio la promessa di rendere omaggio alla Madonna Ausiliatrice attraverso il Bollettino Salesiano per la grazia di guarigione ottenuta. A seguito di medicine prese inconsideratamente, perchè ritenute innocue, si era sviluppata in me in modo allarmante una malattia insospettata, tanto che già pensavo ad una operazione chirurgica. Ero enormemente prostrato nelle forze, limitato nei movimenti, soggetto a dolori continui.

Pensai allora alla Madonna Ausiliatrice e a Lei mi affidai completamente; e così, alimentando le mie speranze nella Divina Protettrice, notai un leggero miglioramento, che andò man mano aumentando, ed oggi ho ottenuto la guarigione completa senza alcuna medicina e senza alcun intervento chirurgico.

Sarezzo (Brescia)   Ing. GIOVANNI CORULLI.

Evita l'atto operatorio. - Compio la promessa di rendere pubblica la segnalatissima grazia ottenuta da mia figlia per l'invocazione di Maria Ausiliatrice. I medici avevano diagnosticato una grave malattia interna che esigeva l'immediato intervento chirurgico. Costernata mi rivolsi con grande fiducia alla Madonna di Don Bosco tanto onorata e amata nella nostra famiglia e la Madonna corse davvero in aiuto di mia figlia e in modo così efficace che, al momento di sottoporsi all'atto operatorio, si riscontrò la perfetta guarigione.

Alla nostra cara Ausiliatrice esprimo tutta la riconoscenza mia e dei miei cari.

Chieri.   MARIA GORGERINO.

Altri graziati di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco.

C. Gorla Catelli nell'istante stesso in cui invocava Don Bosco vedeva il suo piccolo Enrico riprendersi da grave polmonite e uscire di pericolo.

Teresina Crippa S. (Missaglia) rende nota una grande grazia spirituale.

Angelo e Tina Bruschi (Milano) pregano di pubblicare la guarigione completa dalle gravi conseguenze di un investimento..

Giacomo Pedretti (Grevo di Cedegolo) ringrazia per la guarigione di un nipotino ridotto in fin di vita da meningite.

Rosaria Scandurra Cutuli (Acicatena) ottenne la guarigione dei due figli da violento tifo che ne aveva ridotto uno in fin di vita.

Ettore Bon (Chieve) ringrazia S. Giovanni Bosco per lo scampato pericolo da morte per asfissia.

Maddalena Marino (Nizza Monf.) ottenne di guarire da mal di stomaco ribelle ad ogni medicina.

Elisa Buratti (Fornovolasco) comunica: « Mia madre di 98 anni era affetta da broncopolmonite con grave depressione cardiaca. Il medico, data l'età, disperava di salvarla. Invocai Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco e mia mamma lasciò il letto. Ora spero che arrivi al secolo».

Ebe Mesturini (Ticineto) guarì da pleurite e infiltrazione all'apice sinistro.

Antonia Cazzuli (Genova-Sampierdarena) invocando Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco evitò un'operazione. Villermina Marinai (Ponsacco) ringrazia per il buon esito degli esami del figlio.

Fulvia Tosi (Milano) ottenne la guarigione del marito da malattia renale senza intervento chirurgico.

Famiglia Burzio Mario (Cambiano) ringrazia per aver ottenuto la guarigione della piccola Marisa da lussazione all'anca sinistra senza alcuna ingessatura.

Coniugi Vallory Francesco e Garcin Pierina. (Bardonecchia) avevano il loro piccolo Ezio in gravi condizioni per difterite e otite: invocarono Maria Ausiliatrice e ottennero la pronta guarigione.

Irene Beltrami (Bergotto), trovandosi in caso che pareva disperato, invocò Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco e fu salva lei e la sua creaturina.

Ninetta e Giacomo Cipolla (Leonforte) per ben due volte ebbero salva la loro piccina da grave tifo invocando Maria Ausiliatrice.

Amalia Savio (Frassinello) ottenne la guarigione della nipotina da meningite mettendole sotto il guanciale la reliquia di Don Bosco.

Chiarina Valeri in Ricci (S. Maria in Selva) fa conoscere l'intervento di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, dichiarato miracoloso dagli stessi medici, a favore del marito, investito da una macchina e ricoverato all'ospedale con prognosi riservatissima.

Civallero Marianna in Deninotti (Chiusa Pesio) ringrazia Maria Ausiliatrice per tre segnalatissime grazie.

Bacchetto Alda (Mestre) per la guarigione della mamma, precipitata dal 2° piano.

Gatti Invernizzi (Abbiate) per la guarigione del marito da incipiente cancrena.

Coronel Silvia (St. Vincent) ringrazia commossa Maria Ausiliatrice di averle miracolosamente salvato la bambina che, attraversando la strada, fu investita da una macchina

Graziati del Beato Domenico Savio.

" Questo è un vero miracolo! ". - Fra il 5 marzo 1950. Mi trovavo a Messa quando le campane cominciarono a suonare a festa. Un sacerdote dal pulpito comunicò che quella era l'ora in cui a Roma Domenico Savio veniva proclamato Beato. Ne fui profondamente commosso e supplicai il caro giovane di liberarmi da ogni pericolo.

Alle ore 14 partivo in bicicletta con un cesto in spalla per un viaggio di 12 km. Dopo un km. circa, scesi per fare una commissione. Mentre alzo la bicicletta per portarla sul pianerottolo della scala, la ruota si stacca dallo sterzo e cade a terra. Il metallo, arrugginito per l'umidità, si era corroso e consumato. Il ciclista di via Livorno n. 6 da cui mi recai, non sapeva capacitarsi al sentire che la ruota anteriore si era staccata soltanto a sollevarla da terra, e non aveva ceduto al mio peso. «Questo è un vero miracolo! » disse; «del B. Domenico Savio - completai io che è stato beatificato poche ore fa e al quale mi sono raccomandato».

Ora ringrazio il Cielo e dico un bel grazie anche al mio Protettore.

Torino.   LUIGI LOSA.

" Mi sentii rinascere: ero perfettamente guarita ". -- Ero affetta, sin dal dicembre 1949, da sinusite frontale e mascellare. Sopraggiunta una forte influenza, la forma divenne purulenta e grave, per cui fui sottoposta ad una cura intensa di marconiterapia e di diversi preparati sulfamidici. Malgrado queste cure, il male progrediva, la febbre aumentava, l'occlusione della respirazione nasale era completa. Il medico allora decise un intervento chirurgico. L'operazione sarebbe stata difficile e delicata perchè si trattava di scoprire il seno sfenoidale e il bacino frontale del viso.

L'8 marzo, vigilia dell'operazione, mio marito portò in casa dei giornali col desiderio di distrarmi. Mi sforzai di aprirne uno e il mio sguardo cadde sulla simpatica figura di Domenico Savio. Subito mi prese una forte commozione e lo scongiurai di aiutare la mamma di quattro fanciulli e mentalmente rivolsi dei Gloria Patri alla SS. Trinità per la sua santificazione. Poco dopo mi addormentai, cosa che da 20 giorni non succedeva più. All'alba del giorno dopo mi svegliai di soprassalto: sentivo un forte batticuore e una cosa che, ostruendo naso e gola, quasi mi strozzava. Finalmente ecco uscire dalla bocca un pezzo solido cretaceo della grossezza di una noce. Mi sentii rinascere: ero perfettamente guarita. Era il 9 marzo, festa del B. Domenico Savio. Il medico non credeva a se stesso e dichiarò trattarsi di una grazia di primo ordine. Ma la più convinta ero io, e con me tutti i miei cari. Ora i miei figliuoli sono entusiasti del beato Giovanetto.

Lecce, Via A. Galateo, 4.   P. MIGLIETTA.

Ringraziano ancora il B. Domenico Savio:

Vigna coniugi (S. Benigno C.) per la guarigione della bambina da una grave forma di esaurimento.

Laiolo dott. Mario (Torino) per aver ottenuto dal Beato di laurearsi a pieni voti e di trovar subito l'impiego.

Fava Francesco (Sampierdarena) per essere guarito da un gravissimo male ribelle ad ogni cura applicando un fazzoletto che era stato a contatto diretto col cranio del Beato.

Santomarco Vincenzo, zelatore (Casalnuovo M.-Foggia) per la guarigione del nipotino da una grave e misteriosa malattia.

Gioia Assunta (Castelleone) per la guarigione del marito, infortunato sul lavoro.

Sottai suor Antonina (Roma-S. Saba), guarita da avanzata asma bronchiale.

Tripodi Mafalda (Serra S. Bruno) per il buon esito di un'operazione piuttosto difficile.

Pressacco Giuseppe (Palmanova) per avergli guarito il babbo da grave intossicazione al sangue, causata dal fegato. Padovani Piera (Verona) per la guarigione da grave malattia. Biancardi Mario (Frugarolo) ringrazia il Beato e Luigi Comollo per l'aiuto miracoloso concessogli in vari esami. Barabino Luigia in Del Sorbo (S. Remo) per il felice esito di una dolorosa operazione.

Zeppegno Angela (Piana S. Raffaele) per averle guarito la bimba Rosanna da una pericolosa malattia cutanea.

Blotto Egle in Mocca (Biella) perchè guarita da broncopolmonite ed embolo al cuore.

Mosca Adelina in Grennno (Biella) per la guarigione del marito da embolia polmonare-dichiarata inguaribile dai dottori.

Nannicini don Guglielmo, Benedettino-Silvestrino (Matelica), raccomanda al Beato il fratello Carlo, da sei anni disoccupato, e trova lavoro.

Ghiazza coniugi Pasquale e Maria (Villastellone) per l'improvviso miglioramento del loro Stefanino, dopo l'applicazione della reliquia.

Ballarlo Caterina ved. Rocco (Buttigliera d'Asti) per due grazie: la guarigione della sua piccola Angela dalle morsicature di un cane; la cessazione di un mal di denti divenuto insopportabile.

Zerbino Sebastiano (Carpeneto) per l'ottimo coronamento agli studi col diploma di ragioniere.

Osenga Mariuccia e Carlo (Trino V.) per la guarigione della loro piccola Giovanna dal morbillo e da infezione al cuoio cappelluto.

Gioca Pellegrini Iris (Cascina di Pisa) per la prodigiosa guarigione del suo piccolo Narciso di anni 5 da gravissima malattia diagnosticata: «setticemia, nefrite emorragica, peritonite incipiente ».

De Prosperis Caterina (Roma), precipitando da una scala, invoca Domenico Savio e, pur battendo la nuca, si rialza incolume.

Guala Giuditta (Masserano), dovendo subire il taglio di un'escrescenza a un dito del piede, invoca Domenico Savio e quando viene il chirurgo, l'escrescenza è sparita!

Poggi Amelia Rosa in Danielli (Genova-Bolzaneto), malata di calcoli renali, ricevette una doppia grazia: il Beato le tolse l'invincibile ripugnanza all'operazione; ottenne che l'operazione riuscisse felicemente nonostante i tristi pronostici dei medici.

Canepa Maria (Varazze) per la nipotina di 3 anni, guarita istantaneamente da un male che durava da 15 giorni.

Ussano Anna (Napoli) riceve il Bollettino, lo apre, vede la dolce immagine del Beato, lo invoca per due grazie importanti ed è prontamente esaudita.

Graziati del Servo di Dio D. Michele Rua.

P. Tani (Tivoli) incoraggiata dal giudizio di Don Bosco su Don Rua - « Se Don Rua volesse, potrebbe far miracoli» - lo pregò con viva fiducia e ne ottenne una grazia singolare, che non esita a chiamare miracolo.

M. V. Lavastida (La Habana) ottenne da Don Rua la guarigione dello sposo da nevrite e parotite con serie complicazioni.

Maria Battaglini (Roma) comunica due grazie:

1° Rosa Anzidei guarì da grave polmonite con complicazioni ponendo sotto il guanciale una lettera autografa di Don Rua;

2° essa stessa guari da emorragia prodotta da polipo ulcerato.

Teresa Agostini ottenne la cessazione di gravi disturbi allo stomaco.

Giuseppe Protonotari (Galeata) ringrazia Don Rua per l'ottimo esito negli studi.

Maria Bozzini Magnaghi (Cerano) ottenne da Don Rua una « segnalatissima grazia».

Maria Ranieri (Ravenna) invocando Don Rua trovò lavoro a un disoccupato.

Graziati del Servo di Dio D. Filippo Rinaldi.

Liberata da paurosa infezione. - Nel mese di novembre la nostra cara sorella Sr. Angiolina Puppione, insegnante di un numerosissimo Giardino d'Infanzia, accusò un'indisposizione alla gola.

Vedendo che la suora andava peggiorando, si chiamò il dottore. Questi non diede importanza al caso. Poichè la Suora andava di male in peggio e la febbre aumentava, si chiamò subito un altro dottore, il quale curò immediatamente l'infezione alla gola con una fortissima cura di penicillina. In pochi giorni diminuì la febbre, si calmarono i dolori e si sperava in una completa guarigione. Ma passato l'effetto della penicillina, il male rincrudì e la febbre aumentò con deperimento impressionante della povera Suora.

Il medico curante, impensierito della serietà del caso, volle un consulto e sottopose la Suora a tutte le radiografie possibili in una distinta clinica, privata della città (più di 50 radiografie). Cinque dottori visitarono l'ammalata con interrogatori lunghi e noiosi. Tutti conclusero mestamente: « Non abbiamo mai visto un caso simile ». L'esame del sangue indicava una fortissima infezione. Si temeva un cancro alla gola e si fecero esaminare tessuti carnosi estratti dalla medesima. Tutti i dottori, eccetto il medico curante, dichiararono il caso disperato.

La buona Suora deperiva a vista d'occhio, si sentiva molto depressa e scoraggiata. In casa regnava la tristezza e il timore di ricevere da un momento all'altro la notizia fatale di ogni speranza svanita. Fu allora che sentimmo vivo il bisogno di ricorrere alla potente intercessione del Servo di Dio Don Filippo Rinaldi e si diede principio a una novena in comune.

Oh, bontà veramente paterna dell'amato Superiore! Proprio il secondo giorno della novena si presenta al dottore curante un agente invitandolo a introdurre una medicina nuovissima non ancora in vendita dai farmacisti, che completa l'azione della penicillina nei casi di seria infezione. La Suora si sottopose volontieri a quest'ultimo esperimento e subito si sentì meglio. La febbre scomparve, ritornò l'appetito e con questo la guarigione.

I dottori stessi rimasero meravigliati nel vedere la Suora fuori di pericolo e riprendere le forze perdute. Ritornata alle sue occupazioni, potè finire bene l'anno scolastico ed ora continua serena e riconoscente a dedicarsi ai cari piccoli dell'Asilo.

Grazie, Don Rinaldi ! Continuaci la tua valida protezione! Con profonda gratitudine invio offerta.

Atlantic City (N. J. Stati Uniti).

Sr. ERMINIA Moiso, Direttrice.

Parve morta per parecchi giorni. - Il giorno 1° agosto, la giovane Scarafia Agostina di Felice, di anni diciannove, in un incidente ciclistico, rimase come morta. E parve morta per parecchi lunghi giorni; non vedeva nè conosceva nessuno, non inghiottiva nulla, fu tenuta in vita con sole iniezioni. Il corpo paralizzato per metà. Parlava solo nel delirio. Tutti dicevano che sarebbe morta. I dottori non davano speranza di guarigione. Dicevano che se non moriva sarebbe divenuta epilettica. Con fede grandissima, la raccomandai al Servo di Dio Don Rinaldi. Domandai la guarigione completa, tale che non le rimanessero conseguenze spiacevoli. E realmente la giovane guarì perfettamente bene.

Desidero che ciò sia pubblicato per la gloria di Dio e di Don Rinaldi, al quale professo la mia illimitata riconoscenza.

Cavour.   GIUSEPPINA BUTTIGLIERO.

Ch. Michele Kahit dello Studentato Filosofico di Sonada (India). Avendo la mamma spedita dai medici, rivolse accorata preghiera a D. Rinaldi perché gliela salvasse. E subito l'ammalata si riebbe e continuò a migliorare fino a guarigione completa.

Donato e Gemma Perlo si professano riconoscentissimi a D. Rinaldi per la felice nascita del primogenito che vollero chiamare Filippo in suo onore.

Testa Maria in Badino ringrazia D. Rinaldi per la perfetta guarigione della stia piccola Laura.

Maria Viecca, grazie all'aiuto di D. Rinaldi, riuscì a superare gli esami, pur essendo in condizioni precarie di salute.

Battaglino Vittoria di Andrea ringrazia D. Rinaldi e mette il nome di Filippo al quartogenito per due grazie ricevute.

Bruno Guglielmina ved. Ricci (Alessandria) attesta: « Mentre mio figlio manovrava il trattore in aperta campagna, questo si capovolse coprendolo totalmente col peso di 18 quintali. I professori di Asti lo dichiararono in fin di vita. Noi rivolgemmo fervide preghiere a Don Rinaldi e la grazia venne

Quaglia Elvira (Tigliole d'Asti) per la guarigione della mamma ottantenne da polmonite con complicazione.

Longo rag. Enrico (Imberido) in un duplice intervento operatorio vide chiara l'assistenza del Servo di Dio più volte invocato.

Catalàn Carmen (Madrid) ottenne da D. Rinaldi che il marito guarisse da una lesione polmonare ribelle ad ogni cura.

Andrina Delfina (Caluso) trovò alloggio invocando D. Rinaldi, mentre le ricerche precedenti erano state vane.

Chiavarino Don Luigi (Parroco a S. Benedetto Belbo) invocando D. Rinaldi guarì da un doloroso male al fianco destro, dovuto a grave urto.

Cottarelli Gina (Milano) ottenne dal Servo di Dio doppia guarigione, una delle quali istantanea.

Marotta sorelle (Mazara del Vallo) in procinto di partire insieme per l'Argentina, si sentono dire che manca un documento per una. Invocarono D. Rinaldi e poterono averlo con circostanze che parvero miracolose.

Emmanueli Caterina ved. Agazzi (S. Maria del Taro) fu liberata da dolorosa angoscia.

Maina Rina (Poirino) dichiara che le molte cure per guarirla da grave sciatica a nulla valsero, mentre l'invocazione a D. Rinaldi le ottenne pronta e piena guarigione.

Alessio Antonietta (Torino) fa sapere che ottenne da D. Rinaldi il seguente « miracolo »: il figlio, dopo due operazioni allo stomaco, ebbe a soffrire un'altra occlusione per cui g dottori dichiararono necessaria una nuova operazione. Essa allora invitò il figlio ad aver fede nell'intercessione di D. Rinaldi; l'operazione fu evitata e la guarigione completa.

Freddi Suor Angela (Frascarolo) fu liberata da calco] renali che le procuravano fortissime coliche.

Ravanetti Luigi (Seriate) si trovava disoccupato dal 1-V-1948 e non riusciva a trovare impiego. Si rivolse a D. Rinaldi e l'impiego venne prontamente.

Stregi Maria ved. Fabbri (Cesena) dichiara con giuramento di aver visto comparire in chiesa un Sacerdote nel quale riconobbe D. Rinaldi e dal quale ottenne la desiderata guarigione.

Una Figlia di Maria Ausiliatrice, Missionaria in Oriente, attesta di essere stata guarita due volte da D. Rinaldi, la seconda volta applicando la reliquia sulla parte inferma.

Ci hanno segnalato grazie ottenute per intercessione di Mario Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Mazzarello e degli altri Servi di Dio e alcuni hanno anche inviato offerte per la celebrazione di sante Messe di ringraziamento i seguenti:

Alasia E., Albesano M.. Alessio D. L., Amedeo A., An fosso C., Argazzi L. Avondolio C., Bacchio P., Bagnati E. Balla G., Barbassi L., Basso Prof. O., Bazzorio R., Bellini M.. Bergoglio E., Bertolina L., Bibolini J., Boasso G., Poggio e N., Boglino fam.a, Bonavero D., Bonfiglio L., Bonomi M., Bordino A. M., Borione T. M., Bossotti A., Braccio Dott U., Bramanti E., Bruneri E., Burlina A., Busilacchio fratelli, Bussetti V., Calleri M., Calliano A., Camosso M., Camosso S. Canale L., Capra R., Carbonero A., Casarotto I., Casetta coniugi, Castagnetti A. e A., Cavaglià G., Cavallero Dott. S.. Cerruti fama, Cerotti I., Chiappo E., Chiavassa M., Chiesa G., Col C., Conte T., Coppa T., Curino A., Costa A., Darnasso E., De Ambrogio R., De Ambrogio R., Della Santonione G., Delmontte S., Delpiano M.. Demaria R. A., De Poloni A., Destefanis D. G., Di Giovanni V., Donte A., Dor'ando M. A., Dusnasi L., E. A., Elli C., Fagotto P. A., Fasano R., Fasciolo R., l'aver T., Favilla D. G., Feola fama_ Ferraris D., Ferraris F<, Ferrario Dott. G., Ferrazzi R. e l.. Ferrero A., Ferrero E., Fezzoli L., Filippini M., Focolini N., Foglia B., Foglia M., Frairia G.. Fumagalli A., Galla fr.lli Gallinati A., Garessio C., Ghiglieno C., Ghignone E., Giarettaretta F., Giordana M., Giordano T., Girardi sor.lle, Girardi M., Giuliano R., Glarey O., Goitre E.. Gola sor.lle Goletto C:., Gondolo M., Grande, Greppi M., Gressio G. Grioni E., Guassotti N., Guglielmina M., Landra G., Lasagno M., Letta A., Liber O., Lovera L., Maccio L., Magone M., Maranzana A., Maranzana coniugi, Marchesotti M. .Iarcotti M., Margaria L. e mamma, Marsina R., Martinuzzi R., Masnano C., Maugeri A., Meloni M., Menozzio D. Mina P., Mondino R., Montaboni M., Montalenti G., Mont, coniugi, Monzeglio A., Mosso C., Musanti G., Napoleoni L. Negroz A., Nicco C., Oggero coniugi, Orecchia G., Ottaviano A., Pasotti T., Pedemonte M. V., Peiretti A., Perett,, fama, Perotti A., Piancastelli G., Ponticelli P., Porta coniugi. Provasoli A., Quaroni A., Quaroni T., Rahezzana M., Reimondi U., Raiteri E., Rattini A., Rebecchi C., Rebuffo T.. Reinaudo D., Repetto J., Rissolli T., Robiolio E., Roma C., Romeo A., Rossatto C., Rossia L., Rumi R., Sacco A.. Sala fam.a, Sanmarco F., Scarpolla L., Secchiardi G., Serratrice ti., Stasi C., Stradella F., Stroppiana, Tartaglino A. Terranova A., Trapani T., Trucchi V., Unia A., Usseglio T. Vagnino coniugi Vanni M., Vaschetto DAI. Verri A., Versi C., Verri D., Viglianco T., Vinorola L., Viola C., Vissani G. Vitulo G.. Volonté A.. Volta T., Zambiasi A.

Raccomandiamo caldamente alle preghiere di tutti i devoti di Maria Ausiliatrice le seguenti persone e le loro particolari intenzioni:

Alasia E., Alessio D. L., Arnione M.. Anfosso C., Bagnasco M., Balla G. Billa E., Boldi A., Bruneri E., Brusatazzi E., Canesi- A., Cavallo M., Chiarena G., Col C., Damosso E., Demartini R., Destefanis D. G., Fabris F., Fa - letti M., Ferreri E., Ferrero T-, Filippino Dott. M., Fogliato T., Frairia G., Gandolfo A., Garberoglio P., Gaudio P., Giorcelli M., D. e R., Girardi sor.lle, Lasagno M., Liberali G.. Maranzana coniugi, Marenco G., Massa E., Molino G., Moschetti B., Mosso E., Mussano fam.a, Neira A., Osi, M. A., Palermo T., Pepino C., Piana C., Piccenelli C. Podio A., Ponticelli P., Portis T., Pozzetti A., Ravasenga G., Rissolli T., Rossatto C., Rosso T., Sassi M., Scalini D., Tagliani M., Tartaglino A., Tessadori A., Thedy V., Trevisani M., Valinotti A., Valinotti C., Valletti E., Vergnano L.. Viale S., Zanetto P.

BEATI I MORTI CHE MUOIONO NEL SIGNORE

SALESIANI DEFUNTI:

Sac. SIKORA PIETRO, da Miechowice (Polonia), † a Oswiecim (Polonia) il 14-1-1945 a 84 anni.

Sac. ALBERTO PRIN, da Corbigny (Francia), † a Marsiglia (Francia) l'11-x-1951 a 74 anni.

Sac. NICOLAO KUHN, da Helweiler (Germania), † a Maroggia (Svizzera) il 2-VII-1951 a 74 anni.

Sac. ENRICO WITTHOFF, da Essen-Steele (Germania), † a Vienna (Austria) il 2-XI-1951 a 72 anni.

Sac. SIEICA ANDREA, da Dohrzén Wielki (Polonia), † a Czestochowa il 19-III-1942 a 64 anni.

Sac. ABELE ROMANO PECCI, da San Pedro del Paraguay, † nel collegio «Mons. Lasagna » di Asunción il 29-VII-1950 a 63 anni.

Sac CARLO MOTTA, da Vimercate (Milano), † a Nizza Monferrato il 4-III-1952 a 59 anni.

Sac. WLADIMIRO SZEMBEK, da Poreba-Zegoty (Polonia), † a Oswiecim, campo di concentramento, il 22-XI-1942 a 59 anni.

Sac GIUSEPPE WYBRANIEC, da Krasowy (Polonia), † nel campo di concentramento di Oswiecim il 23-VII-1941 a 48 anni.

Soc. NUNZIO DI GRAZIA, da Siracusa, † a Catania il 9-II-1952 a 36 anni.

Coad. LADISLAO CHOTKOWSKI, da Piotrkow Trybunalski (Polonia), † a Kielce il 16-1-1943 a 58 anni.

Coad. GIUSEPPE CZADERNA, da Kozy (Polonia). † nel campo di concentramento di Oswiecim l'11-VII-1941 a 51 anni.

Coad. GIOVANNI CESARE CASELLA, da Sorasio (Pavia), † a Pozzuolo Formigaro (Italia) il 4-XI-1951 a 5o anni.

Coad. ANTONIO PILAK, da Wygieldow (Polonia), † a Czestochowa il 10-IV-1945 a 35 anni.

Ch. GIUSEPPE HOLECKI, da Podlesie (Polonia), † a Dachau (Germania) in campo di concentramento il 3-IV-1944 a 23 anni.

Coad. MICHELE SOSINSKI, da Bolechow (Polonia), † a Leopoli (Polonia) l'11-VIII-1945 a 33 anni.

Ch. LUIGI PROCEK da Raszyce (Polonia), † in guerra presso Ostrojansko (U. R. S. S. ) il 9-1-1943 a 22 anni.

Ch. FRANCESCO KUREK da Szopienice (Polonia), † in guerra a Losowaja (U. R. S. S.) il 17-II-1942 a 21 anno.

Ch. GIULIO KOSKOWSKI, da Rio Ada-Santa Caterina (Brasile), † a Lorena l' 11-XII-1951 a 23 anni.

COOPERATORI DEFUNTI:

S. E. Mons. CARMELO PATANÈ, Arcivescovo di Catania. Decedeva piamente il 3 aprile u. s. all'età di 83 anni. Sessant'anni di Sacerdozio e trentaquattro di Episcopato spesi interamente al servizio della Chiesa e al servizio delle anime.

Nacque a Giarre (Catania) il 26 settembre 1869. Si laureò a Roma in Teologia e in ambo le leggi. Nel 1918 fu eletto Arcivescovo di Otranto, e nel 1930 veniva trasferito a Catania.

Paternità e carità furono le note caratteristiche che rifulsero nel governo episcopale di Mons. Patané. Nessuno lo avvicinò partendosene scontento. Praticò l'Elemosina evangelicamente, nel silenzio. Predilesse in modo tutto particolare i Salesiani. Fin dai primi giorni del suo governo episcopale catanese amò chiamarsi, nei nostri ritrovi, a l'Arcivescovo Salesiano ».

Aprì allo zelo dei Salesiani, a Catania, un largo campo di apostolato, donando terreno e Chiesa parrocchiale a S. Maria della Salette dove, per lo zelo dell'Ispettore, oggi

Consigliere Scolastico Generale, sorse una delle opere più belle e feconde dell'Ispettoria Sicula. Mons. Patané giunse a vedere i primi frutti della sua pastorale lungimiranza e ne gioì paternamente.

Assiduo lettore ed ammiratore del nostro Bollettino, proprio pochi giorni prima di morire diceva scherzosamente a un salesiano: « Leggendo il vostro Bollettino, vorremmo farci tutti Salesiani! ».

Suffraghiamo con generosità l'anima sua bella.

Mons. MARINO Dott. NICOLA, Primicerio del Capitolo Cattedrale di S. Severo (Foggia) deceduto il 24-III-1952 all'età di anni 73.

Zelante decurione dei Cooperatori Salesìani, fu sempre attivo e presente in tutte le manifestazioni e iniziative intese alla glorificazione del S. Fondatore e alla conoscenza e sviluppo delle sue opere.

Sar. MICHELANGELO MILITO, † il 3-IV-1952 a Giarratana.

Decurione Salesiano dal 1930, fervente cooperatore e devoto di S. Giovanni Bosco, introdusse nella sua chiesa il culto di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco beneficando il 31 gennaio di ogni anno bimbi poveri e orfani in onore del Santo.

TOMMASO RUBATTO, † a Torino il 4-1-1952 a 78 anni di età.

Cristiano fervente e padre esemplarissimo di cinque figli, che volle tutti educati nei collegi salesiani, sacrificò volentieri i progetti formulati sul figlio Giovanni per non intralciare minimamente i disegni di Dio che lo chiamava alla vita salesiana.

TERESA VOLPE ved. RISSONE, † a S. Damiano d'Asti il 10-IV-1952 a 83 anni.

Madre profondamente cristiana, ebbe la consolazione di donare alla Società Salesiana il figlio Pasquale.

LUIGIA CAMPORA MOMBELLO, deceduta in Savona all'età di 87 anni.

Fu per molti anni presidente delle Dame Patronesse delOpera salesiana, alla quale dedicò tutte le sue cure continuando l'opera del marito ing. Nicolò ideatore e costruttore della casa salesiana. Ebbe anche il merito di trasfondere il suo spirito di attaccamento a Don Bosco nei Figli, che sono tra i benemeriti cooperatori e sostenitori di ogni buona iniziativa.

FRANCESCA RASSIGA + a Druogno (Novara) 13 aprile 1952 a 80 anni.

Sorretta dalla sua viva fede, compi generosamente il sacrificio di restare sola per lasciar partire il figlio salesiano per le Missioni. Aiutò pure le opere salesiane.

BARTOLO SPADA, † il 12-3-1952 a Vilmaggiore di Scalve (Bergamo) a 67 anni

Uomo di profonda fede, visse nell'onestà e nel lavoro. Padre di 7 figli, ne donò uno, Don Francesco, alla Congregazione Salesiana.

ALTRI COOPERATORI DEFUNTI:

Alberto Caterina - Antoniazzi Giuseppina - Barbè M. Pietro - Bertanza Angela - Bossi Don Aldo - Bultrini Don Antonio - Capello Rosina - Cervato Carmelina - Chiarli Bevini Maria - Compagni De Berti Elena - Dall'Orto Pasquale - Eusebione Giovanna - Ferrari Guglielmo - Fontani Bice- Franco Oberto Vittoria - Fugazzi Antonio - Galeotti Chiara - Gallareto Cristina - Gelini Elisa - Giovanettino Camillo - Loreti Vincenzo - Marzorati Luigi - Mattiello Giovanna - Mussi Dr. France sco - Peruchini Angela - Reggiani Augusta - Rivalta Adele - Rivalta Antonietta - Rondolini Giovanni - Sandri Marietta Porta - Satta Giorgio - Savi Giovanni - Sist Benvenuto - Spada Bortolo - Teli Pietro - Vareschi Maria Angela - Vuga Giacomina - Zamburlin Luciano - Zucchelli Pestanelli.