A.LXXVI.N.19   BOLLETTINO SALESIANO   1° OTTOBRE 1952

Il nuovo Rettor Maggiore ai Cooperatori Salesiani

Torino, 24 agosto 1952.

Benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici,

la raccomandazione che S. Giovanni Bosco fece morendo al Servo di Dio Don Rua, di ringraziare da parte sua tutti i Cooperatori e Benefattori di quanto avevano fatto per Lui, è un testamento perenne che si trasmette a tutti i suoi Successori e che anch'io adempio con gioia nell'assumere la grande responsabilità che mi fu addossata dal XVII Capitolo Generale.

Ho toccato con mano in questi memorabili giorni che cos'è S. Giovanni Bosco e la sua Congregazione nel concetto dei nostri Cooperatori e delle Autorità Ecclesiastiche e Civili del mondo intero. Il cumulo quotidiano di telegrammi e di lettere giunto da ogni angolo della terra, le espressioni di felicitazione, di gioia, di auguri, di preghiera che furono dettate da cuori affezionati o da ammiratori cordiali di ciò che Don Bosco e i suoi Figli fanno dovunque per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime, mi hanno commosso nel profondo dell'animo e mi hanno persuaso che la mia povera persona è un semplice prestanome, mentre Don Bosco dal Cielo continua a essere il vero Rettor Maggiore, recinto dell'aureola della Santità, e prosecutore vivente dell'Opera da Lui sapientemente iniziata. A noi non resta che calcare le sue orme, guardare i suoi esempi, eseguire i suoi desideri, interpretarne il pensiero nel succedersi dei nuovi eventi storici e dilatare la cerchia dell'azione mirabile sotto il suo impulso animatore, irresistibile.

Chiaramente appare come S. Giovanni Bosco oggi è un Maestro di vita sacerdotale, un educatore suscitato da Dio per i tempi nostri, un precursore del movimento e dei problemi dell'artigianato e del lavoro professionale, un divinatore di mezzi d'apostolato che nel secolo scorso parvero novità ed oggi sono adottati su vasta scala, producendo frutti ubertosi di bene e rendendo simpatico e popolare chiunque sa approfittarne.

Ne sia ringraziato il Signore, che ci ha concesso di far parte di questa Famiglia e di concorrere così all'estensione del Regno di Gesù Cristo.

Voi, carissimi Cooperatori e benemerite Cooperatrici, siate sempre il nostro valido sostegno con le vostre preghiere, col vostro aiuto e soprattutto portando nell'ambiente ove il Signore vi ha voluti lo spirito di S. Giovanni Bosco, ossia l'amore alla gioventù bisognosa, lo zelo per la vita cristiana, l'aiuto ai sacerdoti e alle pie associazioni, la generosità verso i poveri e l'ossequio alle autorità costituite per il buon ordine della società. Questa è la grande scuola di S. Giovanni Bosco, e voi ne dovete essere i propagatori più efficaci, gli zelanti imitatori.

Vi benedicano Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco dal Cielo, come vi benedice di gran cuore il vostro obbl.mo in Gesù e Maria

SAC. RENATO ZIGGIOTTI

Rettor Maggiore.

Il quinto Successore di San Giovanni Bosco

Il Rev.mo Don Renato Ziggiotti, novello Rettor Maggiore della Società Salesiana, è nato il 9 ottobre 1892 a Bevadoro, frazione del comune di Campodoro (prov. di Padova, diocesi di Vicenza), ottavo degli undici figli di Eustachio e di Luigia Castegnaro.

Di questi undici figli meritano di essere ricordati, oltre il nostro Rettor Maggiore, la sorella Assistente Generale delle Figlie di Sant'Anna, e la sorella Emilia, madre di sette religiosi: tre Salesiani, una Fìglia di Maria Ausiliatrice, due Figlie di Sant'Anna, una religiosa contemplativa delle Suore di S. Brigida.

Quattro anni prima che nascesse Renato, nel 1888, alla morte di Don Bosco, il Parroco, Cooperatore Salesiano, ne parlò alla popolazione e la invitò a suffragare l'anima del grande Apostolo della gioventù con la raccolta di denaro e di indumenti per le Missioni Salesiane. La sorella maggiore, che aveva già dieci anni, ricorda che la mamma in quella occasione portò al Parroco un pacco di biancheria. Grazioso episodio che segna il primo rapporto intercorso tra Don Bosco e quella santa mamma, che doveva dargli il quinto Successore.

Quando Renato ebbe frequentato la 1a elementare al paese, il babbo, desiderando dargli un'educazione più completa, lo affidò ai Salesiani del Collegio Manfredini di Este, dove continuò le scuole elementari. L'essere entrato in una casa di Don Bosco appena settenne fu poi sempre per lui motivo di intima compiacenza e gli farà esclamare, appena eletto Rettor Maggiore: « Posso dire di essere salesiano dal primo uso della ragione!».

Al termine della 5a elementare, dovendo iniziare gli studi ginnasiali, il parroco del paese si diede premura di persuadere i genitori a trasferirlo in una sede più comoda e in un ambiente altrettanto pio e adatto allo studio, quale sarebbe stato il Seminario Vescovile di Vicenza, a soli 15 chilometri da casa. Le ragioni del buon prete pare abbiano persuaso i genitori, perchè un giorno il papà decise di andare con la carrozzella a Este per ritirare il corredo del figlio e congedarsi dai suoi superiori. Papà volle che Renato lo accompagnasse per un doveroso saluto ai suoi educatori, che per quattro anni lo avevano circondato di tante cure paterne, ma quando furono al Collegio Manfredini e il brav'uomo espose il suo progetto al Direttore, Don Natale Signoretti, comprese il dispiacere che avrebbe loro recato portando il figlio in altra sede. Parlò anche con qualcuno dei suoi insegnanti e si persuase ancor di più che gli volevano molto bene, sicchè chiamò il suo Renato e gli domandò:

- E tu vuoi restare qui o andare in Seminario ?

- Ah, io sto molto volentieri qui - gli rispose.

- Allora lasciamo qui la roba: anch'io sono contento che resti.

Detto, fatto. Lasciarono in guardaroba il corredino che era già stato raccolto e ripartirono in serata per Bevadoro. Il povero parroco rimase deluso e molto spiacente, ma ormai la decisione era presa e Renato continuò il suo ginnasio sotto l'egida di Don Bosco.

Vivacissimo e pronto, ma di indole felice, non tardò a distinguersi tra i compagni per la sua schietta pietà, per l'amore allo studio e per la docilità alla disciplina; e rivelò ben presto anche quelle svariate attitudini che dovevano prepararlo alla vita salesiana. Ancora bambino fece con onore le sue prime prove sul palcoscenico e nelle accademie; poi fu iscritto alla schola cantorum facendovi da solista con la sua bella voce di contralto e, passato al Collegio Civico della stessa città, pure diretto dai Salesiani, entrò nella banda suonandovi il trombone cantabile, e fu socio attivo della società sportiva In motu vita, distinguendosi nei giuochi e riportando premi nelle gare ginnastiche.

Con Don Bosco per sempre!

Intanto, giunto alla soglia della licenza ginnasiale, era assillato dal problema del suo avvenire. Ci pensava, pregava, si consigliava volentieri con i suoi Superiori. Nell'anno di quinta si tenne pure in relazione epistolare con Don Cojazzi, che stava preparandosi al sacerdozio nel collegio di Mogliano Veneto. «Beato Lei - gli scriveva felicitandosi per l'Ordinazione Sacerdotale - che ha già raggiunto la meta! Io invece sono ancora qui agitato dal pensiero del mio avvenire... ». Don Cojazzi gli rispose invitandolo a pregare e a riflettere sulla bellezza dell'ideale salesiano. Il giovane iniziò una novena di sante Comunioni, chiese ancora consiglio al suo Direttore Don Felice Mussa e poi prese la grande decisione: con Don Bosco per sempre ! Era il 17 maggio 1908.

Ma al ritorno in famiglia, dopo la licenza ginnasiale, si trattava di svelare ai genitori il proposito preso. Una sera di luglio, tornato dalla chiesa ove si era recato con la mamma a dire le preghiere della sera, l'accompagnò nell'orticello che stava davanti alla casa e si sedettero sull'erba.

- Mamma, ho una cosa importante da dirti.

- Che cosa?

- Ho pensato di farmi Salesiano. - Come? Salesiano?

- Sì, voglio farmi prete e vivere come i miei Superiori del Collegio Manfredini.

- Ci hai pensato sul serio?

- Sì, sì, mi sono consigliato con i miei Superiori: spero che sarete contenti anche voi.

La mamma scoppiò in pianto, lo abbracciò e baciò a lungo. Erano lacrime di gioia, ma anche di dolore al pensiero del distacco.

Poi Renato la pregò che facesse essa la parte sua presso il papà, a cui non avrebbe osato comunicare direttamente il proposito preso, dopo che per nove anni lo aveva mantenuto agli studi con tanta fatica e dispendio.

Il mattino seguente, all'albeggiare, Renato svegliatosi, sentì nella camera vicina babbo e mamma che parlavano fra di loro abbastanza alto per poterli udire - si era in piena estate e la porta della camera era aperta - e colse completo il piccolo dialogo che si riferiva al suo problema. Parlava la mamma:

Sai che cosa mi ha detto Renato ieri sera ? che vuol farsi salesiano e diventare prete

Il cuore di Renato trepidava nell'attesa di difficoltà, dubbi o, peggio, di opposizioni da parte del padre ; invece da quel cuore generoso e profondamente cristiano uscì una risposta che aprì il cuore del figlio alla più serena letizia. Rimase un po' in silenzio e poi, come traendo un sospiro rassegnato, disse:

Ebbene, faccia come il Signore lo ispira !

Era il suo primogenito maschio e viveva coi babbo in una intimità che gli faceva sognare tante belle cose per l'avvenire, in suo aiuto e conforto. Ma non esitò a compiere il sacrificio e dopo soli tre anni il Signore lo chiamava al premio, colpito da paralisi.

Primi contatti con la vita salesiana.

Pienamente libero di seguire la sua vocazione, volò a Foglizzo Canavese, dove compi il suo noviziato sotto la direzione del Maestro Don Giovanni Zolin, tuttora vivente, che lo ricorda come uno fra i migliori di quell'anno.

Carattere buono, aperto, familiare con tutti, prendeva ogni cosa sul serio e dava a divedere che gustava in pieno quel genere di vita che aveva liberamente scelto e che sarà poi sempre da lui generosamente perseguito.

Il 15 settembre 19o9 ebbe la gioia di emettere i voti religiosi nelle mani del 1° Successore di Don Bosco, il Servo di Dio Don Michele Rua, che per l'ultima volta quell'anno potè recarsi a ricevere i voti dei novelli salesiani.

Passò quindi all'Istituto di Torino-Valsalice per frequentare il liceo. Durante il primo anno (1909-10) ebbe la fortuna di avere un colloquio privato con Don Rua e di assisterlo nell'ultima malattia, in una delle ultime notti, per tre ore, dalle ventidue all'una. Il venerato Superiore soffriva molto, anche per le piaghe di decubito che si erano fatte profonde, e il chierico Ziggiotti con l'infermiere lo avevano girato e rigirato nel letto per trovargli una posizione meno tormentosa. A un tratto il chierico rompe il penoso silenzio:

- Soffre molto, signor Don Rua ?

- Eh, sì, risponde sereno.

Allora il giovane chierico si fa a confortare il santo Patriarca:

- Ha sofferto molto anche Nostro Signore in Croce!

E Don Rua sorridendo:

- Bravo, Ziggiotti !

Il secondo anno di liceo dovette interromperlo perchè inviato a Varazze a sostituirvi un confratello laureando. Così potè passare alcuni mesi con Don Viglietti, già segretario di Don Bosco e allora Direttore di quel collegio.

A Natale tornò a Valsalice per riprendere gli studi, ma a marzo fu mandato a Bologna per sostituire un altro confratello fino alla fine dell'anno.

Durante le vacanze successive preparò l'esame di ammissione alla classe terza, che potè frequentare regolarmente coronandola con la licenza d'onore, la quale gli servì poi all'università per l'abbuono completo delle tasse.

Durante i tre anni passati a Valsalice, scendeva ogni domenica a Valdocco per passare la giornata tra i numerosi ragazzi del 1° Oratorio festivo fondato da Don Bosco, che fu così anche il primo campo di apostolato giovanile del suo V° Successore. Dominavano allora nell'Oratorio di Valdocco due popolarissime figure di salesiani: Don Pavia, Direttore, e il comm. Garbellone, maestro di banda, che con il loro esempio gli resero sempre più amabile il lavoro tra i figli del popolo.

Nel 1912 fu destinato alla grande casa di Verona, diretta dall'attuale Economo Generale Don Giraudi, dove compi il tirocinio di vita pratica salesiana, durante il quale fu insegnante nella prima ginnasiale. E quasi non gli bastasse l'onere di una classe numerosissima, nel tardo pomeriggio faceva anche scuola di italiano agli artigiani dell'ultimo corso.

Parentesi militare.

Iniziato lo studio della sacra Teologia, dovette interromperlo per lo scoppio della prima guerra mondiale. Chiamato alle armi nel giugno del 1915, fu iscritto al Corpo di Artiglieria da Campagna di Verona, 8° Reggimento. Fece il soldato semplice per tre mesi e intanto, col permesso dei Superiori, presentò la domanda per essere ufficiale. Nel settembre successivo ottenne la nomina di sottotenente, passò al corso del 9° Artiglieria da Fortezza di Verona e fece l'istruttore delle reclute in quella città e a Mantova fino all'agosto del 1916, quando venne sorteggiato come bombardiere e inviato sul Carso. Il suo primo Comandante - oggi Gen. Gabriele Boglione - conserva del Tenente Ziggiotti il più caro ricordo, e, appena appresa la sua nomina a Rettor Maggiore dei Salesiani, gli mandò affettuose felicitazioni.

Da settembre a gennaio prese parte a parecchie azioni. Il 1° gennaio del 1917 si trovava in un distaccamento con una sezione di bombarde, unico ufficiale in una dolina ai piedi del Dosso Fatti, nella zona di Oppacchiasella. Nella notte avevano fatto una lotteria per festeggiare il capodanno con i soldati e si erano coricati verso la mezzanotte. Egli dormiva accanto a un deposito di un centinaio di bombe da 240, allo scoperto. Una granata austriaca, casualmente, colpì in pieno le bombe producendone lo scoppio immediato e simultaneo che lasciò nelle trincee circostanti l'impressione di un vulcano in eruzione. Tale fu il fragore e il lancio di proiettili in tutta la periferia che ne fu destata per larga zona tutta la truppa delle trincee nostre e austriache. Egli dormiva nella sua baracchetta, fortunatamente coperta da robuste travi, che lo ripararono dall'enorme valanga di sassi e di terra sollevati dallo scoppio e precipitati sulla baracca. Ma siccome il ricovero aveva soltanto un telo da tenda davanti, qualche scheggia o sasso penetrò e lo ferì. Destato dallo scoppio e dal dolore, sentendo tutt'intorno gemere e invocare soccorso, si rese conto che doveva essere acca duto qualche cosa di grave. Invocò la Madonna, ma poi dovette perdere i sensi perchè non si accorse del parapiglia successo nella dolina, donde furono estratti oltre 50 morti e più di un centinaio di feriti tra i soldati di fanteria che dormivano sotto le tende. I suoi soldati invece stavano in ricoveri scavati entro terra e furono tutti salvi, sicchè poterono orientarsi nella ricerca del loro comandante, liberando dal cumulo di sassi la piccola baracca ed estraendolo dopo due o tre ore per trasportarlo al primo posto di medicazione. Lo credevano ferito grave e invece era stato colpito soltanto al braccio sinistro, con paralisi del nervo radiale. Dopo dieci giorni trascorsi nell'ospedaletto, siccome il braccio esigeva una cura piuttosto lunga, il Tenente Ziggiotti fu internato nell'Ospedale Principale di Bologna, dove occupò i mesi della degenza nel ripasso della teologia e nello studio delle dispense universitarie, giacchè i Superiori gli avevano già permesso di iscriversi all'Università di Padova. Uscì dall'Ospedale di Bologna soltanto nel luglio seguente, in licenza di convalescenza, dopo la quale tornò in trincea. Il resto della guerra lo trascorse tutto nelle trincee di Gorizia e, dopo la ritirata, sul Piave, fino all'armistizio del 4 novembre 1918.

Il nuovo Rettor Maggiore ama ripetere che del suo servizio militare le ore più belle furono quelle dei brevi permessi, dei quali approfittava per far ritorno a Verona o recarsi a Venezia a trascorrere qualche giorno con i confratelli salesiani.

Nell'aprile del 1919 fu congedato col grado di capitano e si dedicò con gioia più consapevole a completare gli studi teologici e a prepararsi al Sacerdozio.

Fu ordinato Suddiacono nel settembre del 1920, Diacono in ottobre e Sacerdote l'8 dicembre, festa dell'Immacolata.

Conseguì la laurea in lettere a Padova nel 1921 e lavorò a Este come Consigliere e Insegnante nel ginnasio superiore fino al 1924.

Progressiva ascesa.

All'età di 32 anni fu eletto primo Direttore salesiano della Casa di Pordenone, dove esisteva già un collegio iniziato dal nostro benefattore Sacerdote Giuseppe Marin e dal Clero della Diocesi di Concordia. I Salesiani subentrarono e svilupparono l'opera a mano a mano che i locali poterono essere ampliati e rinnovati per un internato di circa 200 giovani e un folto stuolo di esterni. In quei sei anni di direzione Don Ziggiotti portò a compimento la costruzione del corpo centrale del collegio su disegno dell'architetto Domenico Rupolo, e con l'aiuto dei generosi benefattori di Pordenone, che sempre corrisposero largamente alle iniziative dei figli di Don Bosco, potè portare l'Istituto a grande floridezza.

Terminato il sessennio di direzione a Pordenone, l'attività di Don Ziggiotti prende proporzioni assai più vaste, ma qui è opportuno un rilievo. Colui che la Divina Provvidenza avrebbe posto a capo di tutte le Missioni Salesiane, senti sempre forte il desiderio di essere missionario. Nel 1917 dalle trincee del Carso scrisse al Rettor Maggiore Don Albera offrendosi per le Missioni se fosse sopravvissuto alla guerra. Al ritorno rinnovò la domanda ogni anno e per ben tre volte fu messo in lista con i Missionari destinati alla partenza: nel 1921 avrebbe dovuto partire per l'Equatore; nel 1923 per il Kimberley (Australia); nel 1924 era già nel gruppo scelto dai Superiori per la fondazione della Missione Salesiana del Giappone. Ma tutte e tre le volte sopravvenne qualche ragione che impedì la sua partenza: misteriose vie della Provvidenza!

Egli però negli anni passati nell'aspettativa a Este e a Pordenone dava sfogo al suo amore per le Missioni con un'intensa propaganda missionaria, e parecchi confratelli, infervorati dal suo zelo, in quel periodo partirono dalle due case per andare a lavorare nelle nostre Missioni.

Nel 1931 il Servo di Dio Don Rinaldi lo chiamava a reggere l'Ispettoria Centrale, la più cara al suo cuore perchè composta in gran parte di giovani salesiani in formazione e di aspiranti alla vita salesiana e missionaria.

Nel 1935 passò a reggere l'Ispettoria della Sicilia, dove si distinse per la sua attività e per l'abilità organizzativa, trovando in quegli ardenti confratelli piena corrispondenza al suo entusiasmo per l'apostolato salesiano.

Vi rimase però soltanto due anni, perchè il compianto Rettor Maggiore Don Ricaldone lo chiamò a far parte del Capitolo Superiore in qualità di Consigliere Scolastico Generale, al posto del defunto Don Bartolomeo Fascie. E nei Capitoli Generali XV° e XVI° venne confermato all'unanimità nell'alta carica che tenne fino al 1950. In questo perìodo, oltre le sue benemerenze per l'ordinamento degli Studentati teologici e filosofici e lo sviluppo delle Scuole salesiane, merita di essere ricordata la fortezza d'animo e l'abnegazione da lui dimostrata durante i bombardamenti di Torino dal 1942 alla fine della seconda guerra mondiale. Seguendo le direttive del Rettor Maggiore sempre presente, stava in vedetta, pronto a correre sui luoghi colpiti dalle bombe o dagli spezzoni incendiari per dirigervi l'opera di soccorso. Una notte dal dicembre 1942, entrò nella sala della vecchia biblioteca in fiamme riuscendo ad aprire una finestra e a salvare, con i volumi, anche le pericolanti camerette di Don Bosco. E quando non era richiesta la sua opera in casa, non esitava a correre in soccorso di altri Istituti e case vicine. Cooperò cosi a salvare la S. E. I., il « Buon Pastore », il « Rifugio », un piano adibito a deposito di mobili della casa di via Cigna confinante con l'Oratorio bloccando il fuoco al primo piano, e altre abitazioni.

Il 24 maggio del 1950, a colmare il gran vuoto lasciato nel Capitolo Superiore dalla scomparsa della grande anima di Don Berruti, il Rettor Maggiore lo elesse Prefetto Generale, chiamandolo cosi a occupare il secondo posto di comando nella Società Salesiana. La nuova responsabilità non lo trovava impreparato, perchè nelle prolungate assenze del Prefetto Generale lo aveva già ripetutamente sostituito con lode, arricchendo la sua esperienza di governo attraverso la progressiva ascesa alla suprema responsabilità di Erede e Successore di San Giovanni Bosco.

Di tempra robusta, comincia la sua giornata alle 4,30 del mattino. Alle 5,20 celebra all'altare di S. Giovanni Bosco - ogni sabato a quello di Maria Ausiliatrice -; alle 6 fa la santa Meditazione col primo turno di confratelli; quindi un'altra mezz'ora di preghiera, e alle 7 è già al lavoro, che continua fino alle 8 di sera, con le interruzioni necessarie per i pasti e per le brevi ricreazioni che li seguono. E questo suo intenso ritmo di lavoro da molti anni non conosce soste nè vacanze.

Un uomo così allenato e preparato al governo di una Società religiosa che, benchè tanto giovane, è tra le più diffuse nel mondo, è la più sicura garanzia che l'Opera di Don Bosco continuerà il suo cammino per l'attuazione del compito educativo religioso sociale lanciato dal santo Fondatore ai suoi figli.

Il suo programma quale Rettor Maggiore è già tracciato nei temi che furono argomento delle trattazioni dell'ultimo Capitolo Generale: perfezionare e moltiplicare le scuole professionali per i figli del popolo, dar incremento alle Missioni Salesiane. È un programma della cui attualità e importanza tutti i nostri Cooperatori e Amici sono convinti. Preghiamo perchè Maria SS. Ausiliatrice e San Giovanni Bosco gli concedano di poterlo attuare in vaste proporzioni, a gloria di Dio e a salvezza di tante anime.

L'elezione

L'elezione avvenne il 1° agosto nella Casa Madre di Valdocco, sull'ampio palco del nuovo teatro, convenientemente adattato a sala. Erano intervenuti i Superiori del Capitolo cessante, il Segretario Generale, gl'Ispettori e i Delegati delle singole Ispettorie, il Procuratore Generale e il Direttore dell'Oratorio Salesiano di Torino. Mancavano solo gl'Ispettori e Delegati residenti al di là della « cortina di ferro ». I presenti erano 102.

Compiute le formalità prescritte, si diede lettura alle lettere dell'Em.mo Card. Benedetto Aloisi Masella, nostro venerato Protettore, dell'Em.mo Card. Maurilio Fossati, Arcivescovo di Torino, e dei nostri Ecc.mi Mons. Piani e Mons. Mathias.

Quindi si procedette all'elezione del Rettor Maggiore e subito al primo scrutinio venne eletto il Reverendissimo Don Renato Ziggiotti. Scoppiò allora un caloroso applauso e tutti sorsero in piedi a rendere il primo omaggio al V° successore di Don Bosco. Quindi il Rev.mo Don Fedele Giraudi, quale membro più anziano del Capitolo Superiore cessante, sale al banco di presidenza e tra rinnovati applausi proclama l'eletto Rettor Maggiore della Società Salesiana. « Sono lieto - egli aggiunge - di porgere al novello Rettor Maggiore il primo saluto e il primo omaggio di tutta la Famiglia Salesiana, protestandogli tutto il nostro affetto filiale e la nostra obbedienza. Desidero, anche a nome vostro, baciargli per il primo la mano, che in questo momento si posa sul timone della grande Famiglia di Don Bosco per guidarla con saggia e paterna fermezza a nuove e sempre più grandi conquiste». E mentre Don Giraudi si china per baciargli la mano, il Rettor Maggiore lo solleva per dargli un fraterno abbraccio, tra la più viva commozione dei presenti.

Successivamente tutti i Capitolari passano a fargli il primo omaggio con un affettuoso bacio alla mano, ricevendo da lui l'abbraccio paterno. Nel frattempo gli stessi capitolari cantano in un fremito di entusiasmo Don Bosco ritorna, seguito dal Cantiam di Don Bosco e dalle acclamationes, a cui fanno eco anche i numerosi confratelli e amici che fuori dall'aula attendono la lieta novella.

Graziosa la scena che ha luogo quando gli si avvicinano i Capitolari missionari dell'India e gl'impongono la pittoresca collana d'onore con la quale gl'indiani sogliono onorare le grandi personalità.

Il Rettor Maggiore ringrazia tutti, commosso, elevando un pensiero di riconoscenza ai suoi antichi superiori - parecchi dei quali sono presenti nell'aula - che lo hanno guidato nella vita salesiana dal suo primo contatto con i figli di Don Bosco. Ringrazia quindi i Capitolari della fiducia che hanno riposto in lui e promette di fare il possibile per compiere quanto domandano le Costituzioni al Rettor Maggiore, seguendo fedelmente Don Bosco per la santificazione propria, dei confratelli e di tutte le anime affidate alla Congregazione.

Frattanto l'annunzio si diffonde nell' Oratorio, squillano le campane della Basilica e tutti accorrono verso il teatro per dare il loro primo saluto al nuovo Rettor Maggiore che esce per il primo, recante scolpiti sul viso, egualmente forti e solenni, due sentimenti: una profonda commozione e una intensa espressione di alta bontà paterna. Alla sua comparsa si moltiplicano gli applausi e tutti gli si stringono attorno, ansiosi di baciargli la mano. Tutti insieme poi si recano nel Santuario a salutare Gesù Sacramentato, esposto per il

1° venerdì del mese, e dànno sfogo al giubilo comune col canto del Magnificat davanti all'immagine di Maria Ausiliatrice. La gioia è in tutti i cuori perchè Don Bosco ha ormai il suo V° Successore.

Segue un familiare banchetto, durante il quale s'improvvisa uno spontaneo omaggio al Rettor Maggiore. Arriva da Chiari (Brescia) un colombo viaggiatore recante il caldo saluto di quegli affezionati Cooperatori. «Anche le colombe - commenta l'ottuagenario Arcivescovo Salesiano cieco Mons. Pittini - sono scese a Valdocco, quasi a confermare l'assistenza dello Spirito Santo nella scelta del Successore di Don Bosco*. Intanto si susseguono le scene commoventi di confratelli che salutano il novello Rettor Maggiore nella persona del loro antico allievo o condiscepolo o Superiore.

Il giubilo giunse al completo quando, nella seduta pomeridiana, fu compiuta l'elezione degli altri otto membri del Capitolo Superiore, avvenuta in una atmosfera di calma e fraterna unione. Il risultato fu una riconferma della universalità della Congregazione Salesiana: risultarono infatti rappresentate nazioni dell'uno e dell'altro mondo: l'Argentina, il Brasile, la Francia, la Spagna, gli Stati Uniti, l'Ungheria.

La notizia comunicata al Santo Padre e al mondo.

La notizia dell'elezione venne immediatamente comunicata al Santo Padre, al Card. Aloisi Masella, al Card. Fossati, al Prefetto e al Sindaco, mentre la radio la diffondeva nel mondo.

Nello stesso giorno cominciarono a giungere da ogni parte telegrammi e messaggi di felicitazioni da parte di Em.mi Cardinali, Ecc.mi Nunzi, Arcivescovi e Vescovi, di Ministri, Senatori e Deputati, di Ambasciatori e Consoli, di Prefetti, Sindaci e Presidi di Provincia, di Superiori Generali di Ordini e Congregazioni religiose, della Presidenza Centrale di A. C., dell'Università Cattolica di Milano, di Autorità militari e personalità rappresentanti ogni ceto sociale, di Cooperatori e amici dell'Opera di Don Bosco. Tra i primi quelli dei confratelli della lontana Australia.

Ci limitiamo a trascrivere i tre seguenti.

Reverendissimo Rettor Maggiore Ziggiotti Via Cottolengo - Torino

Città del Vaticano, 1° agosto 1952. Augusto Pontefice est lieto inviare Quinto Successore San Giovanni Bosco in governo benemerito Istituto Salesiano ampia et paterna benedizione confortatrice suo grave ufficio e propiziatrice abbondanti superni lumi per sempre più felici incrementi santificazione Famiglia Salesiana et sue opere apostolato.

MONTINI sostituto.

Palestrina, 2 agosto 1952. Congratulandomi elezione Vostra Riverenza Rettor Maggiore coi migliori auguri la benedico con Capitolari amata Famiglia Salesiana.

Cardinale ALOISI MASELLA, Protettore.

Borgovalsugana, 12 - 8 - 1952. Mi felicito per sua elezione augurandole ogni miglior successo sua ardua fatica.   ALCIDE DE GASPERI.

Il giorno stesso dell'elezione, durante la seduta pomeridiana, arriva Sua Em.za il Card. Fossati. Ricevuto nella sala del Capitolo e accolti gli omaggi dell'assemblea, rivolge la parola ai Capitolari e dà al novello Rettore le più splendide prove della sua benevolenza paterna.

Il giorno seguente il Rettor Maggiore col Prefetto Generale restituisce la visita a Sua Eminenza, accompagnato dalle LL. EE. l'Arcivescovo Mons. Pittini e Mons. Rotolo, predicatori degli Esercizi Spirituali ai membri del Capitolo Generale.

Il Prefetto della Provincia Eccellenza Carcaterra, il Sindaco della città Avv. Peyron, il Preside della Provincia Prof. Grosso, hanno voluto prevenire il Rettor Maggiore nel fargli visita alla Casa Madre. Il signor Don Ziggiotti a sua volta sentì il dovere di portare loro l'omaggio della Famiglia Salesiana restituendo la visita.

Giunsero pure graditissime all'Eletto le visite del Superiore Generale dei Missionari della Consolata, del Can. Accomasso in rappresentanza del Signor Padre della « Piccola Casa della

Divina Provvidenza» e di altre Autorità e Cooperatori di Torino.

Le prime visite che il Rettor Maggiore volle fare fuori città furono a Piossasco, dove dimorano i nostri confratelli infermi, tra cui l'architetto della Basilica ing. Valotti; a Villa Salus (Cavoretto), casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice malate; e a Mathi Torinese, alle mamme dei Salesiani raccolte nell'antica Casa Chantal.

Merita di essere ricordata anche la visita che volle fare al « Collegio Paterno » di Castelnuovo Don Bosco, che da quest'anno accoglie un gruppo di giovani Lituani profughi dalla loro patria invasa dall'ateismo rosso. Il Rettor Maggiore si è intrattenuto paternamente con loro interessandosi delle loro famiglie, compiacendosi dei loro patetici canti, sottolineando la fedeltà del popolo lituano alla Chiesa e al Papa, il suo amore a Don Bosco e l'instancabile zelo dei numerosi Cooperatori Lituani.

Passò quindi a benedire la piccola tipografia «B. Domenico Savio», che stampa già il Bollettino Salesiano lituano, la biografia del Beato e altri libri scolastici ed educativi per la gioventù lituana dispersa nel mondo.

La prima "buona notte"

La sera dell'elezione, raccolta tutta la comunità nella Basilica, il V° Successore di Don Bosco diede la tradizionale « buona notte », che siamo lieti di poter riportare letteralmente, perché registrata su nastro magnetico.

Ben a ragione, carissimi confratelli, abbiamo cantato il Te Deum di ringraziamento questa sera, e quanto mai opportunamente la Provvidenza ha disposto che ci trovassimo proprio noi soli confratelli a godere così maggiormente l'intimità di questo nostro ringraziamento, perchè quello che hanno constatato i confratelli capitolari nei giorni degli Esercizi e specialmente quest'oggi è stata un'unione di cuori, una serenità dì spiriti, una gioia interiore che veramente ha dello straordinario. Mi pare dover attribuire questa fortunata coincidenza alle preghiere che intensamente sono state rivolte in tutto questo tempo di lutto perchè il Capitolo Generale si aprisse sotto buoni auspici con la protezione della Vergine Santa e di Don Bosco e con una effusione abbondante dello Spirito Santo.

Tra coloro che hanno maggiormente contribuito a rendere così bella questa giornata e così profondamente sentiti i nostri Esercizi non vado certamente errato dicendo che sono stati i nostri tre Capitolari defunti in questi ultimi due anni: il primo a scomparire, l'angelica figura del nostro caro sig. Don Berruti, che era proprio preparato dal Signore per succedere al signor Don Ricaldone e che la Provvidenza invece nei suoi disegni misteriosi, dopo averlo portato fino alla completa preparazione, ha creduto bene portarlo con Sè in Cielo per essere di là nostro valido protettore. È stata certamente la sua preghiera, la preghiera del nostro caro Don Fanara, che abbiamo goduto appena per pochi mesi e che è stato stroncato dalla sua malattia quando presentava per il Capitolo Superiore le più belle speranze. Ed ora specialmente il nostro venerato defunto Rettor Maggiore signor Don Ricaldone in questi otto mesi ha fatto veramente la parte sua da Maestro e da Padre. Ci ha aiutati a condurre innanzi questa immensa nave, questo esercito veramente innumerevole di salesiani, di allievi, di cooperatori e di ex allievi, che stanno intorno e che aspettano di qui, da Torino, il via per le sante battaglie, per le più belle imprese. Egli ci ha aiutati e continuerà certamente ad aiutarci insieme con tutti i Successori di Don Bosco e col posti, santo Patrono perchè questa famiglia possa continuare il suo viaggio trionfale nel mondo, nella Chiesa, apportando a tante anime quella salute che aspettano dai figli di Don Bosco.

Per questo dobbiamo innalzare il nostro Te Deum di ringraziamento perchè, terminato questo periodo di lutto e rifornito il Capitolo dei suoi membri, dopo aver affrontato lo studio dei problemi e degli argomenti che abbiamo appunto da trattare in questi giorni, possiamo continuare sulla via tracciataci da Don Bosco, senza deflettere, sempre in meglio, preparando bene i nostri giovani alla vita cristiana, praticando il sistema preventivo in tutte le nostre case, arricchendoci di zelo per la salvezza vera delle anime e per resistere al male, alle tenebre, che purtroppo impediscono sempre al Vangelo, alla verità di N. S. Gesù Cristo di seguire la sua luminosa strada.

Grande compito spetta ai figli di Don Bosco, e mentre ci troviamo qui riuniti solo noi confratelli a rappresentare tutta la nostra immensa famiglia, che in parte ha già saputo le notizie e che fra breve sarà messa al corrente di quello che si i fatto quest'oggi e che si farà nei giorni seguenti, mentre così avviene, rappresentiamoli tutti, o carissimi, rappresentiamo i nostri giovani che mancano e che sarebbero lieti di festeggiare con noi questi avvenimenti, rappresentiamoli con una più intensa preghiera, con un ringraziamento più vivo, e soprattutto ravvi vando la nostra volontà di essere fedeli alla nostra vocazione, più fedeli: abbiamo sempre qualche cosa da migliorare nella nostra condotta, e se siamo veri religiosi, a questo dobbiamo arrivare, a renderci sempre migliori, a perfezionarci, a piacere sempre di più al Signore e alla Madonna. Questa è la nostra missione: attraverso questa via possiamo veramente salvare la nostra anima e rendere gloria a Dio.

Domani mattina la prima Messa come Successore di Don Bosco - pensate che cos'è essere successore di Don Bosco: quale trepidazione, quale gioia e quale timore nello stesso tempo ingombrano e opprimono il mio povero cuore! - la prima Messa come successore di Don Bosco è naturale che la celebri qui a questo altare, sotto gli occhi di Colei che è la Regina della nostra Famiglia, che è l'Ausiliatrice potente di ciascuna e di tutte le nostre imprese, perchè

Essa sia la vera guida, la Rettrice di questa grande famiglia, perchè essa e il nostro caro Padre ispirino me, i Superiori presenti, i Capitolari che si diffonderanno in tutto il mondo, a portare dappertutto, a tutti i confratelli, a tutti i nostri giovani, a tutte le anime a noi affidate la parola di Don Bosco, il desiderio di Don Bosco, lo spirito di Don Bosco, chè nessun'altra cosa deve starci maggiormente a cuore che questa. La Madonna ce l'ottenga!

La S. Messa la celebrerò domani alle 7. Tutti quelli che potranno si uniscano a me nella preghiera in primo luogo nel Confiteor per domandare a Dio perdono delle miserie di cui siamo ripieni, ma nello stesso tempo per prendere coraggio, annunziare il Vangelo, dire la verità a chi la vuol sentire e a chi non la vuole sentire, offrire al Signore l'Ostia santa, il Calice salutare, consacrarlo, cibarci di Gesù sacramentato (è il compito primo della Famiglia Salesiana: la pietà eucaristica e la pietà mariana) e unirci nella Comunione o nella santa Messa che i Sacerdoti celebreranno, tutti con questo unico intento: che si formi di noi un cuor solo, un'anima sola, una volontà risoluta di portare dappertutto lo spirito genuino del nostro caro Padre, di studiarlo, di comprenderlo, di diffonderlo. Solo così otterremo dalla Vergine Santa e dal nostro caro Padre Don Bosco e da tutti i nostri Santi, che si vengono moltiplicando intorno a noi, le grazie di cui abbiamo bisogno per il bene prima di tutto delle nostre anime e poi di quelle che il Signore ci affida.

Buona notte!

UN PO' DI CRONACA dei giorni successivi

Nella prima quindicina di agosto andarono seguendosi mattino e sera le sedute capitolari per la trattazione dei temi proposti. La sera, dopo cena, venivano offerte ai membri del Capitolo Generale e ai confratelli della Casa Madre rappresentazioni cinematografiche illustranti opere salesiane e missioni di varie parti del mondo.

Il 9 agosto, seguendo una cara tradizione degli ultimi Capitoli Generali, ebbe luogo il pellegrinaggio alla casa natia di Don Bosco. Durante il percorso pieno di ricordi del santo Fondatore, i pellegrini alimentarono la loro commozione e gioia col canto di laudi sacre e la recita del S. Rosario.

Celebrò la S. Messa il Rettor Maggiore nel Santuarietto di Maria Ausiliatrice, che sorge davanti all'umile casetta, e rievocò con efficacia la povertà di Giovannino Bosco, il suo generoso distacco dal danaro e la sua eroica fiducia nella Provvidenza.

Seguì l'inaugurazione e la visita alla Mostra didattico-professionale dell'arte del libro, preparata accuratamente dai nostri bravi maestri d'arte, eloquente dimostrazione dei progressi scientificopedagogici operati dai figli di Don Bosco nell'arte tipografica.

Durante il pranzo parlarono alcuni Capitolari, fra i quali tre Ispettori: l'Ispettore di Parigi

Don Amielh per l'Europa; Don Borra, Ispettore nel Brasile, per le Americhe; l'Ispettore della Cina Don Braga per l'Oriente. Viva commozione suscitò quest'ultimo quando parlò della fedeltà alla Chiesa e a Don Bosco dei figli provati nelle persecuzioni, nelle carceri, nei campi di lavoro; « fedeltà - disse - che alcuni hanno portato fino all'effusione del sangue».

Dal Colle Don Bosco si scese alla casa di Cumiana, Scuola Agraria Salesiana modello, frutto dei sudori e dello zelo del compianto Don Ricaldone. Ivi attendeva la visita dei Capitolari una simpatica Mostra Agricola, preparata con diligenza dai maestri e allievi della Scuola.

Già in antecedenza si erano inaugurate due altre Mostre professionali: quella di elettromeccanica e dell'arte di abbigliamento nella Casa Madre, e quella di meccanica e dell'arte del legno nell'Istituto Rebaudengo in Torino. Tutte e due frutto dell'intelligente lavoro dei nostri capi e maestri d'arte.

Queste mostre, eleganti e sobrie, volute dal novello Rettor Maggiore già prima della sua elezione, mirano a far conoscere l'organizzazione e i programmi delle nostre scuole professionali e agricole, più che i prodotti delle medesime.

Interessantissima poi riuscì per tutti i visitatori la Mostra di orientamento professionale, curata dall'Istituto di Psicologia sperimentale del Pontificio Ateneo Salesiano, allo scopo di dimostrare come si può indirizzare per una buona scelta della professione.

Il 14 agosto, alle ore 19, terminate le discussioni sui temi proposti, il XVII Capitolo Generale fu chiuso solennemente col canto del Te Deum e la benedizione solenne impartita dal Rettor Maggiore ai Capitolari nella storica chiesa centenaria che vide gl'inizi della Società di S. Francesco di Sales.

Il giorno dell'Assunta, dopo la solenne funzione religiosa nel Santuario di Maria Ausiliatrice, tutti i Superiori e i Membri del Capitolo Generale, presente anche la Madre Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice col suo Consiglio e numerosi Cooperatori e amici convenuti nella Casa Madre per la circostanza, si raccolsero nell'area ancora libera presso il Santuario - fino a ieri ingombra di macerie delle distruzioni belliche - per assistere alla benedizione e collocazione della prima pietra di un importante edificio destinato a completare i locali delle Scuole Professionali.

All'inizio della cerimonia fu data lettura della pergamena chiusa nel blocco di marmo già appartenente all'altar maggiore dell'Ausiliatrice rimosso durante l'ampliamento. Diamo il testo del documento, che fu dettato dal venerando Don Ceria, storiografo della Società Salesiana.

Sedendo Pio XII sulla Cattedra di San Pietro, essendo Presidente della Repubblica d'Italia Luigi Einaudi, reggendo l'Archidiocesi il Cardinale Maurilio Fossati e governando la Società Salesiana il novello Rettor Maggiore Don Renato Ziggiotti, l'anno del Signore mille novecento cinquantadue, nel dì dell'Assunta, fu benedetta e collocata la prima pietra di un capace edificio destinato alle scuole professionali di questo Oratorio. Fu scelto questo luogo perchè qui accanto all'umile casetta Pinardi San Giovanni Bosco, volgendo nell'animo alti ideali, aveva dato cento anni fa cominciamento, con appena tre rudimentali laboratori, ad un'opera di straordinario avvenire.

Il Fondatore, al chiudersi della sua mortale carriera, poteva già vedere la propria Istituzione a pro della gioventù operaia non solo grandeggiare in Valdocco, ma ben sei volte propagginarsi vicino e lontano, in Italia, Francia, Spagna e Argentina.

Dal medesimo ceppo ormai così saldamente radicato continuarono a moltiplicarsi le ramificazioni nel mondo intero, sicché parve giusto commemorare, nel centro di origine, la centenaria data di fondazione, erigendo ed attrezzando per la scuola giovanile del lavoro, un palazzo che, adeguato alle esigenze dei tempi, rispondesse ognor più al lungimirante zelo dell'Apostolo moderno e fosse nei secoli degno monumento alla memoria dell'Uomo provvidenziale e santo.

Rendevano più solenne la storica cerimonia oltre a cento fra Ispettori salesiani e Delegati ispettoriali, convenuti qui nell'Oratorio dalle quattro parti del globo per il decimo settimo Capitolo Generale della Congregazione Salesiana e per l'elezione del V° Successore di S. Giovanni Bosco. La costruzione, preparata su disegno dell'architetto salesiano Giulio Valotti, è affidata alla cura dell'Economo Generale Don Fedele Giraudi, auspice la Divina Provvidenza.

Terminata la lettura, il Rettor Maggiore benedisse la prima pietra, che fu immediatamente deposta nel luogo appositamente preparato, e rivolse ai presenti brevi parole d'occasione.

Superiori, membri del Capitolo Generale e quanti avevano assistito alla cerimonia passarono quindi presso la tipografia creata da Don Bosco nel 1882 per inaugurare un busto alla memoria del Papa Pio XI. Una lapide dice il perchè della cerimonia. Eccone il testo:

DON ACHILLE RATTI

VISITAVA NEL 1883 QUESTA TIPOGRAFIA - LO ACCOMPAGNAVA DON BOSCO CHE - UDENDO LE ESPRESSIONI AMMIRATIVE DEL GIOVANE SACERDOTE - GLI DICEVA: IN QUESTE COSE DON Bosco VUOLE SEMPRE ESSERE ALL'AVANGUARDIA DEL PROGRESSO - IL CARDINALE RATTI DIVENUTO NEL 1922

PAPA PIO XI

E GRANDE GLORIFICATORE DI DON BOSCO - AMAVA RICORDARE IL SUO INCONTRO COL SANTO E COMMENTARE QUELLE PAROLE.

Successivamente, passati presso la chiesa di S. Francesco di Sales, venne scoperto un altro busto in marmo bianco alla memoria del Card. Cagliero. La lapide collocata sotto il busto ricorda le date più memorande della lunga vita di questo grande figlio di Don Bosco. Vi si legge:

GIOVANNI CAGLIERO

UNO DEI PRIMISSIMI ALLIEVI DI DON BOSCO NEL 1851 - CELEBRO LA I° MESSA NEL 1862 IN QUESTA CHIESETTA DI SAN FRANCESCO DI SALES - DOVE PER DUE LUSTRI RISONARONO LE SACRE MELODIE DELLE SUE COMPOSIZIONI MUSICALI - Fu MISSIONARIO INTREPIDO NELLA LONTANA PATAGONIA - 1° VESCOVO E I° CARDINALE SALESIANO.

I ricordi dei primi tempi della casa madre dei Salesiani sono stati anche rievocati con altro piccolo monumento a Don Bosco, collocato sullo sfondo panoramico di un grande affresco del prof. Crida, che rappresenta il monumentale Istituto che i figli riconoscenti hanno innalzato sulla collina di Castelnuovo, accanto alla povera casa natia del Santo.

Il giorno 17, molti Capitolari che non avevano potuto partecipare alle feste della canonizzazione di S. Maria Mazzarello, vollero fare un devoto pellegrinaggio a Mornese, sua terra natale. Si degnò di accompagnarli lo stesso Rettor Maggiore. Grande fu la commozione che tutti provarono nel visitare quei luoghi nei quali si ha l'impressione di respirare ancora l'atmosfera di profonda pietà cristiana che si viveva negli anni in cui fiorì la santa Madre. La Rev.ma Madre Generale volle far preparare ai pellegrini un banchetto fraterno, che fu rallegrato dai canti tradizionali salesiani, nonchè dagli assolo di Mons. Cimatti e dello stesso Rettor Maggiore, che parve tornare ai begli anni nei quali soleva improvvisare stornelli e strambotti per mantenere in sana allegria i suoi allievi.

Il pomeriggio fu dedicato alla visita dei luoghi santificati dal lavoro, dalla preghiera e dalle sofferenze della Santa, non esclusa la finestrella del sottotetto della Valponasca, che ancora oggi dice ai visitatori quale fosse l'ardenza dell'amore divino nel cuore della fanciulla predestinata.

COMUNICAZIONE

Rendiamo noto ai nostri lettori che quest'anno, con notevole sacrificio, abbiamo potuto riprendere la pubblicazione regolare del numero di Novembre del BOLLETTINO. Per questa ragione, non possiamo offrire, almeno per quest'anno, il solito Calendario Salesiano a tutti i nostri lettori; terremo tuttavia a disposizione di chi ne farà richiesta un grazioso calendario a colori.

Riceviamo e pubblichiamo

Onorevole Direzione del Bollettino Salesiano

Via Cottolengo 32, Torino.

lettore assiduo e appassionato del Bollettino Salesiano, ho ponderato e altamente apprezzato l'articolo «Galeotto fu il libro, ecc.» apparso nel numero del 1° giugno 1952.

Formo la presente per trasmettere l'assicurazione della mia più ampia e ,fattiva adesione alla vera e propria Crociata cui bisogna dare corso contro l'indecente speculazione dei «fumetti», che già da oltre un quinquennio vengono profusi ai nostri figliuoli da una organizzazione di stampa criminosa che sa benissimo quanto male produca nell'animo e nella mente dei giovani, ma non si arresta e anzi, piovra maledetta, estende sempre più di giorno in giorno il suoi tentacoli.

Siamo pronti, noi padri di famiglia, a intervenire in quel miglior modo che codesta Onorevole Direzione vorrà suggerirci, ma il primo, più efficace, e risolutivo passo deve farlo il Governo.

Come mai un Governo che deve avere sentimenti perfettamente conformi a quelli espressi nel precitato Bollettino Salesiano e sa e vede quanto danno si arreca alla parte più delicata e sensibile della nostra compagine sociale e cioè alla fanciullezza e all'adolescenza, come mai non interviene col dovuto rigore e non fa sequestrare nelle edicole, appena esposti, i maledetti fogli?

E se le leggi attuali ciò non consentono, prenda il Governo l'iniziativa di proporre al Parlamento apposite norme legislative che non mancheranno di ottenere approvazione.

Vi saranno, forse, i piagnucolamenti di chi fingerà interessarsi alle sorti di scrittori, di disegnatori e di tipografi che dalla stampa dei «fumetti» traggono vita, ma, alla stessa stregua, bisognerebbe tollerare le malefatte dei tagliaborse e degli scassinatori di case altrui col pretesto che costoro, creature umane come le altre, hanno ben diritto di vivere!

Col massimo ossequio

Ing. T. FINOCCHIO.

Borgio Verezzi (Savona), 7-VII-1952.

Riingraziamo e rispondiamo

Proprio in questi giorni Mons. Finbar Ryan, Arcivescovo di Port of Spain, ringraziandoci per l'invio della reliquia del B. Domenico Savio, ci ha scritto parole che sembrano offrire la miglior risposta all'accorata lettera del degnissimo nostro Amico: «Tutte le legislazioni e le censure del mondo non salveranno i nostri giovani senza il controllo personale, fatto di virtù».

Il credere di poter ottenere un'abolizione totale della stampa pericolosa, come dei cinema cattivi, a forza di legislazione sarebbe un illudersi, perchè le norme del cristianesimo non si possono imporre a credenti e non credenti. Tutt'al più si può esigere - come noi esigiamo con tutti gli onesti - che si rispettino i limiti della decenza umana. Così riguardo alle stampe le leggi proibiscono certe forme, le più spudorate; ma è chiaro che queste limitazioni non sono sufficienti per la conservazione della morale cristiana nella società.

Bisogna quindi sempre far appello alla coscienza individuale, che, nel caso dei figli, deve essere formata dai genitori, ai quali incombe la difficile missione della sorveglianza sulle letture dei figli, come sulle compagnie che frequentano. Nessuna legge riuscirà mai a rendere buoni gli uomini, se essi non collaborano con la loro libera volontà. Non ci è riuscita nemmeno la legge di Dio, appunto perchè non intacca la libertà umana.

La risposta dunque è chiara: l'Autorità deve fare la parte sua di vigilanza a tutela della moralità pubblica, specialmente nel campo giovanile; ma la parte praticamente più efficace spetta ai genitori, la cui responsabilità è veramente grande davanti a Dio, che ha affidato alla loro custodia l'anima dei figliuoli, che gli è cara come la pupilla degli occhi.

« Mi pare quasi innocente l'assassino di strada rispetto a colui che deliberatamente e a sangue freddo stampa libri e fogli atti a corrompere la gioventù ».

IPPOLITO PINDEMONTE.

Dalle Nostre Missioni

CINA

Dalla Missione di Mons. Michele Arduino.

Qualche breve notizia per informare i nostri cooperatori di quanto è avvenuto nella Missione di Shiu Chow dopo l'espulsione del Vescovo Mons. Michele Arduino.

L'Episcopio, la pro-cattedrale e le opere annesse, dopo essere state occupate dallo stato maggiore di un'armata che si è spostata al Sud, ora sono in possesso della Gestapo cinese o polizia generale della Regione. La pro-cattedrale funziona da carcere e il dito di Dio vi ha incluso un capo poliziotto che tanto male fece alla nostra Missione e che ora forse sarà giustiziato, essendo accusato di ben 120 delitti.

Rimaneva ancora in città una chiesetta con il noviziato delle Suore indigene, che funzionava come parrocchia e casa parrocchiale. Ma giorni fa il sacerdote cinese padre Ha e le Suore che l'occupavano furono sfrattate e obbligate a rifugiarsi in periferia al di là del fiume, e i cristiani rimasero privi di un luogo di convegno.

A Lok Chong-Pak Shan (un paesetto tutto di cristiani) il buon padre cinese Chong aveva potuto continuare ad accudire i cristiani e a far da maestro nella scuola. Ma una recente notizia ci riferisce che fu preso con alcuni cristiani, legato, battuto e condotto alla polizia mandamentale.

A Lin Chow, ad accudire la bella chiesa di Maria Ausiliatrice e i numerosi cristiani, è rimasto un sacerdote salesiano cinese, Don Leung Simone. Quanto ha dovuto soffrire! Ultimamente subì un giudizio pubblico, accusato di essere seguace degli imperialisti e di aver parlato nella scuola della bomba atomica, turbando così la tenera mente dei bambini. Dovette subire 15 giorni di carcere, ma prima ancora che finissero, un Giuda, con un manipolo di milizia del popolo, lo richiese al Governo per sottoporlo ad un altro processo nel paese di Tche Tchi Tam, un paesetto 6 km. lungi da Lin Chow e per metà già cristiano. Qui gli furono legate le mani dietro la schiena e in ginocchio dovette domandare perdono al popolo di avere spesso, nelle sue prediche, incitato i ragazzi a farsi sacerdoti e le ragazze a farsi suore. E dicevano di avere i fatti in mano perchè parecchi ragazzi sapevano già il latino. Erano i ragazzi del piccolo clero a cui il sacerdote aveva insegnato le parole della messa! Come Dio volle, dopo 8 giorni di sevizie e legnate, fu rilasciato male in arnese e in preda ad un grave choc nervoso.

Il motivo per cui infieriscono contro questo mite e buon sacerdote cinese salesiano è questo. Fu richiesto parecchie volte di abbandonare la sua chiesa e rifugiarsi altrove. Ma egli non vuole e finchè non glielo impongono con la forza, vuol rimanere custode del Santuario di Maria Ausiliatrice e dei numerosi cristiani di quella città, che lo frequentano.

In un paese vicino a In Tak una suora cinese è a letto gravemente ammalata di tisi polmonare. Vedendo arrivare la fine dei suoi giorni, vuole ricevere i Sacramenti. Manda una cristiana appartenente alla Legio Mariae a chiamare il sacerdote cinese P. Agostino Tòng che abita a In Tak, 15 km. distante. Ma gli viene rifiutato il permesso di muoversi. Egli non abita più presso la chiesa da cui fu sfrattato 5 mesi fa, ma in una misera stanza di affitto e vende medicine per campare la vita. Che fare? Un'idea gli balena alla mente. Al mattino celebra la S. Messa nella sua stanzetta a porte chiuse. È presente la legionaria, che fa la sua Comunione. Finita la Messa, le presenta un pannolino in cui è accuratamente involta una piccola particola. « Va, le dice, e comunica suor Kong; dille che basterà un atto di dolore prima del Viatico ». La legionaria pone sul cuore il pannolino e arriva al letto della suora moribonda: « Sorella, le dice, il sacerdote non ha avuto il permesso di venire, ma è venuto Gesù che non ha bisogno di permesso. Su, un bell'atto di dolore e poi... il Corpo di N. S. Gesù Cristo custodisca la tua anima per la vita eterna!». Suor Kong, raggiante, fa la S. Comunione. Nella notte volava al Cielo.

A Nam Hung è in prigione un sacerdote cinese, P. Siong Vincenzo. Fu condannato a 5 anni di lavori forzati insieme col suo vecchio padre. Un fratello è già morto in prigione. Fu accusato perchè al suo paese, anni fa, fu ucciso un comunista e la sua famiglia vi prese parte. « Ma io non ero a casa, ero a fare i miei studi nel Seminario Regionale di Hong Kong, come posso aver parte all'uccisione?». « Chiacchiere, amico, gli fu risposto, tu sei stato ad Hong Kong per organizzare con gli imperialisti la lotta contro il popolo; e poi sappiamo che tuo padre è ricco e che avete tante volte oppresso il popolo».

E il povero padre Vincenzo lo si vede tutti i giorni a portare grossi pesi: riso, concime o altro. Lavora per il popolo e a stento soddisfa la sua fame. Ma ha anche un'altra fame, fame di Gesù che gli dia forza di pregare per i suoi persecutori. Ha una nipotina di 16 anni, Liong Rosa, che appartiene alla Legio Mariae del paesetto di Kam Kong. Una volta alla settimana, secondo la legge del carcere, può andare a vedere lo zio, che le dice: « Va alla chiesa cattolica e vi troverai Don Geder o Don Dal Curto, due missionari salesiani che. non possono uscire dal recinto della loro casa, e di' loro che mi mandino Gesù ». Rosa fa la comunicazione e i missionari le danno una scatola di fiammiferi che racchiude, avvolti in carta velina, due frammenti di Ostia. Rosa viene messa a parte del mistero, tremante prende la scatola e torna a trovare il nonno e lo zio. Questi ricevono il dono, lo collocano vicino al lumicino di notte e al mattino, prima che si inizi il lavoro, il sacerdote confessa e comunica suo padre e poi fa anche lui la S. Comunione.

Rosa raccontò il fatto alle compagne della legione che, malgrado tutto, hanno il coraggio di radunarsi periodicamente a notte alta, e ciascuna di esse giurò ancora una volta di lavorare per il trionfo di Gesù.

Sembrano leggende, eppure Don Geder, il missionario che mandò le particelle dell'Ostia Santa e che ultimamente venne espulso, in questi giorni è giunto in Italia e a voce potrà confermare l'accaduto.

Il Nunzio Apostolico, Mons. Antonio Riberi, quando seppe questi fatti, esclamò: « Siamo tornati alle Catacombe, ma con cristiani di questa fatta arriveremo presto al trionfo di Costantino».

Pregate, ottimi cooperatori e cooperatrici, e la vostra preghiera a Maria Ausiliatrice, Regina delle Vittorie, affretterà il giorno del trionfo.

Mons. GIUSEPPE CUCCHIARA, Vicario Generale della Diocesi di Shiu Chow.

INDIA

Nella terra delle cinque tribù.

Il 5 gennaio 1952 Sua Eccellenza Mons. Ferrando, Vescovo di Shillong, apriva la nuova stazione missionaria di Nongpoh, centro situato a metà della camionabile che unisce la vallata del Bramaputra con Shillong, a 2000 metri di altezza.

Il nuovo distretto missionario ha una superficie di 4000 miglia quadrate e comprende la selvaggia regione a nord di Shillong, chiamata Bhoi.

È la terra delle cinque tribù, regione poco progredita, tanto che i Bhoi sono considerati come i Beoti delle colline Khasi ed è un insulto chiamare un Khasi Bhoi, anzi bisogna guardarsi dall'usare tale vocabolo anche parlando con un Bhoi bene educato, perchè si offenderebbe.

La regione Bhoi durante la stagione delle piogge è malsana e malarica, come erano le Paludi Pontine. È una terra ferace, ma che divora i suoi abitanti. Vi sono 52 villaggi ai margini delle foreste, dove tigri, orsi ed elefanti si disputano il predominio. I cacciatori vi trovano abbondante selvaggina: cervi, cinghiali, daini, bisonti, lepri. Tale è la Bhoi, il nuovo distretto missionario.

I cattolici sono circa 3000 sparsi in tutti i villaggi. La Missione vi conta 19 povere scuole primarie di scarso rendimento. Stiamo aprendo una scuola modello al centro per collaborare col Governo, che cerca di combattere l'analfabetismo, che raggiunge l'80%. I protestanti sono forti e bene organizzati con villaggi separati, nei quali nessun altro può abitare.

Vita sociale.

Gli abitanti sono addetti alla coltivazione del riso. Non coltivano altro, ma il raccolto del riso non è sufficiente a nutrire il popolo per tutto l'anno. Perciò per tre mesi almeno vivono di radici, tuberi ed erbe selvatiche che trovano nelle foreste. Le donne tessono e filano il cotone con telai primitivi. Gli uomini intrecciano stuoie, cestini e vanno alla caccia o alla pesca. I mercati sono il mezzo di comunicazione col resto del mondo, ma sono così distanti e così pochi che gli uomini devono camminare due o tre giorni, e talora solo per comperare un chilo di sale!

Vie di comunicazione.

Nell'interno della Bhoi vi sono solo sentieri o piste aperte nell'alta erba dal passaggio degli elefanti. Il catechista che accompagna il missionario ripete sempre uno speciale memento homo, come un segnale di allarme: «Padre, bisogna arrivare al villaggio prima che la notte cada ».

Ancora è viva nella memoria la brutta avventura capitata di notte allo zelante Don Mlekus, quando improvvisamente si trovò faccia a faccia con un elefante selvaggio che era per di più di pessimo umore. Solo un vero miracolo salvò il missionario. La mancanza di strade costringe a fare . lunghe e snervanti marce che sovente sono anche pericolosissime. Ben lo seppe il predecessore di Mons. Mathias, che dopo un lungo giro nella Bhoi, ritornò a casa e si mise a letto assalito da una misteriosa malattia che in due giorni ne stroncò la forte fibra. Ora la scienza medica protegge e immunizza il missionario, ma i sentieri interminabili sono sempre quelli, l'acqua è ancora infetta, e il sole scottante.

Condizioni sanitarie.

Vi è un solo ambulatorio medico a Nongpoh. Ma ove abbondano le malattie, spuntano i medici come i funghi. In ogni villaggio vi sono questi medicastri, generalmente vecchi e vecchie che pretendono di conoscere tutte le magie delle erbe e sono veri vampiri che succhiano tutto quello che possono dagli ammalati, facendo anche stregonerie. La maternità è completamente trascurata. Nessuna assistenza o cura medica. Quante povere mamme muoiono per mancanza del più elementare aiuto e con esse la creaturina! L'anno scorso, di 20 bambini nati nel villaggio di Umpanai, 15 morirono. Non è raro il caso che io, arrivando in un villaggio, trovi la totalità colpita dalla malaria o dissenteria o colera in forma epidemica. L'apparire del missionario perciò è salutato come l'arrivo di un celeste messaggero che porta salute e sollievo. La cassetta delle medicine è importante come l'altarino, perchè mi serve per adempiere il precetto di Gesù: « Curate gli infermi ».

La tigre reale.

Questo felino infesta la Bhoi Country. Non tutte le tigri sono pericolose, ma bastano alcune di quelle chiamate «mangiatori di uomini» per far tremare le vene e i polsi. L'anno scorso, in un nostro villaggio, la tigre entrò di notte in una capanna che aveva la porta semichiusa. Una mamma dormiva con i tre bambini vicino al focolare, che è situato nel mezzo della capanna. Il fuoco arse per buona parte della notte e la tigre stette accovacciata sull'uscio in agguato. Al primo canto del gallo il fuoco era spento. I bambini, senza coperte, cominciarono a sentire freddo, perchè si era in dicembre. La mamma si alzò per andare a prendere legna. Ma la tigre le si avventò contro, asportandole mezza spalla.

Poi nella sua ferocia si slanciò sui bambini facendo scempio delle tenere carni. Solo la mamma sopravvisse, ma mutilata, e come una novella Niobe va in giro mendicando e piangendo i figli perduti. Si crede che sia la medesima tigre che nel giugno di quest'anno in quei paraggi assalì un uomo col suo bambino di quattro anni. Uccise il bambino e trascinò il padre nella vicina foresta e lo divorò lasciando solo la testa. La mamma, disperata, impazzisce dal dolore e con urla continua a chiamarli. Quest'uomo apparteneva alla tribù dei Mikir, che credono che un diavolo si sia incarnato nel felino. Io spiegai ai nostri cristiani l'inconsistenza di tante superstizioni che aggravano solo il male; li esortai ad avere fiducia nella Madonna. Alcuni pagani Mikirs, impressionati da quel fattaccio e mossi dalla grazia di Dio, domandarono di essere istruiti e oggi sono più di un centinaio quelli che ricevono l'istruzione catechistica.

Vita spirituale.

I nostri cristiani in generale hanno buono spirito. Sono ignoranti, specie le donne, ma quando arriva il missionario, bevono le parole di Dio e in massa si accostano ai Sacramenti. Le malattie spingono alcuni a ricorrere a sacrifici pagani per cacciare, come essi dicono, i cattivi spiriti. Se qualche villaggio si allontanò dalla fede, fu solo perchè il Missionario non potè visitarli neppure una volta all'anno. Il vincolo matrimoniale è abbastanza stabile. La ragazza è data in isposa in giovane età e il missionario deve vigilare perchè siano osservate le leggi riguardanti l'età. Ma la famiglia non può avere la desiderata stabilità, perchè la povertà molte volte spinge il marito a vagare lontano senza dare nuove di sè, non sapendo come mantenere i figli.

Per il momento io sono ancora solo in un distretto così vasto. Urge perciò promuovere l'apostolato laico e aumentare il numero dei catechisti. Si cerca di organizzare villaggi cristiani, in cui vi siano capi responsabili del buon andamento e giovani volenterosi che si facciano apostoli. Le madri cattoliche unite in associazione danno già un buon aiuto. In sei mesi ho potuto amministrare 250 battesimi e benedire più di 50 coppie di sposi novelli. Attualmente ho 300 catecumeni sotto istruzione.

Risorse finanziarie.

Per aumentare i catechisti bisogna dar loro usa mezzo per vivere. Poveri come sono, i nostri cattolici si sono tassati 130 lire italiane mensili per famiglia. Ma non si raccoglie molto e se dovessimo contare su quello, poveri noi ! Vi sono poi le entrate derivanti da tre risaie: 65.000 lire annue. Ecco tutta la mia ricchezza per assolvere un compito di civiltà, religione e carità che richiederebbe milioni. Abito in una povera capanna. Ho già incominciato a fare una piantagione di caffè, sto studiando la coltivazione di un foraggio, una specie di sorgo, che promette bene e risolverà il problema per avere una buona stalla. Così, a Natale, quando la nuova casetta sarà pronta, sorgerà su una collina dove la terra non sarà più matrigna, ma madre. E potremo insegnare ai cattolici non solo la religione, ma come vincere la malaria, come coltivare la terra che dà tutto. È un'opera gigantesca e noi siamo troppo piccoli, ma la fiducia in Dio ci sostiene e il Signore ispirerà anime buone a venirci in aiuto.

D. MARIO BOTTO, Missionario Salesiano.

SIAM

La benedizione pasquale alle case.

Da poco ero arrivato in questa parrocchia missionaria. Avevo visto i cristiani accorrere sempre numerosi alle funzioni della settimana santa e il giorno di Pasqua. Avrei desiderato di conoscerli uno a uno, come di molti avevo già avvicinato le anime in quelle lunghe e soffocanti ore di confessionale! L'occasione propizia venne con la benedizione delle case. Consacrai a ciò i giorni dal 12 al 20 maggio. I primi furono i più lontani.

Oltre l'occorrente per la benedizione, preparai immagini, medaglie, libri, dolci per i bambini, perchè in questa occasione il missionario è atteso come da noi la Befana: guai se non è ben fornito!

Parto col chierichetto per guida, in bici. Chissà quante volte il ragazzo ha fatto questa strada, perciò va come il vento. Io dietro (guai se lo perdo di vista!) attraverso mille sentieri tutti uguali, all'ombra di foltissimi boschi. Ogni tanto bisogna buttarsi chini sul manubrio, poichè in quei viali naturali i rami sono bassissimi. Poi si esce all'aperto e comincia una risaia sterminata, attraversata da sentieri larghi poche spanne e per di più rialzati di qualche metro. Se si sbaglia di pochi centimetri, sono ruzzoloni. Bisogna essere sicuri, aver occhio e polso fermo, perchè cadendo, oltre a farsi del male, ci si fa rider dietro da chi, abituato a percorrere in bici quei sentieri fin da piccolo, non sa capire come si possa provare qualche difficoltà.

Altro fastidio è che devo rivolgere il saluto a quanti incontro o stanno lavorando nei campi, e dire loro dove vado, donde vengo: se non si fa così, si offendono. Intanto quel marmocchio davanti pare faccia apposta ad accelerare; dire che vada più adagio non si deve, perchè «perderei la faccia», come dicono qui; allora avanti sempre. Così, dopo ore di tensione di nervi tale che solo chi prova può farsene un'idea, si arriva all'ultima casa della parrocchia in quella direzione.

Tutti sono ad attendere lo zio d'America, che deve avere ogni ben di Dio, chè non si contentano di poco. Comincia la presentazione: quanti sono, che cosa fanno, come vivono; preghiere, sacramenti, Pasqua; difficoltà materiali e spirituali. Visita speciale agli ammalati e ai vecchi. Intanto arrivano i pochi che per qualche motivo erano fuori di casa. I bambini gustano i dolci e ammirano le medaglie e le immagini. Al posto d'onore è apparsa una bella immagine dell'Ausiliatrice, che il padre stesso ha voluto affiggere.

In ginocchio, tutti pregano, mentre il missionario benedice la casa e i vari ambienti. Poche parole di raccomandazione, e così la prima casa è benedetta; poi, ritornando, si benedicono tutte le altre.

Fu una settimana faticosa, ma solo così potei farmi un'idea delle abitazioni dei cristiani, dei loro bisogni, spirituali e materiali, dei pericoli in cui vivono. Quante volte una famiglia cristiana vive tutta circondata da pagani che, alle volte, si trovano nella stessa famiglia!

Bilancio: 130 famiglie visitate, con più di 1000 cristiani ; medaglie e immagini per tutti; D'Ausiliatrice intronizzata in ogni casa; in ogni famiglia un buon libro; ovunque accolto qual padre e fratello.

Anche tra i pagani il missionario suscita simpatia col suo sorriso e col distribuire dolci ai bambini. Forse quei sorrisi, quei doni prepareranno in tanti cuori la via a Gesù e alla sua grazia.

Sac. EMILIO BARONI, Missionario Salesiano.

La potente intercessione Maria Ausiliatrice e del suo Apostolo

Guarigione istantanea. - Con la presente mi pregio segnalare a cotesta Direzione quanto avvenuto nella mia famiglia nei giorni 21-22 agosto. Il 16 agosto mia moglie ebbe la fortuna di avere il quinto figliuolo.

Evento relativamente lieto, ma subito dopo si presentò una occlusione intestinale acutissima, tanto che il 21 al mattino le condizioni della mamma erano gravissime con inizio di alta temperatura e vomiti violenti. Nonostante le cure mediche le più intense e urgenti, la completa occlusione faceva prevedere una rapida fine. Invocato l'aiuto celeste e messa una reliquia di S. Giovanni Bosco, dopo poche ore si notò come un apporto di energie vitali e il giorno 22, invocato anche l'aiuto della Gran Madre Celeste, l'Ausiliatrice di Don Bosco, istantaneamente ebbe termine l'occlusione intestinale.

Con animo profondamente commosso, anche perchè è il secondo miracolo palese avvenuto nella mia famiglia, rilascio la presente dichiarazione.

Sassari.

Dott. DELIO LUMBAU

Direttore Istituto Batteriologico Prov. - Istituto Antirabbico - Centro Profilattico Provinciale.

Macchina fracassata, autista illeso. - Mentre facevo, con la topolino, il mio solito giro per Milano nel disimpegno del mio dovere, viaggiando a 65 km. orari, in una curva cozzai in pieno contro un grosso camion carico di ghiaia, fracassando varie parti del motore del camion e rendendo quasi inservibile la mia topolino. Io ebbi un urto formidabile allo stomaco e picchiai fortemente la testa contro il parabrise, restando prigioniero nella macchina. Le persone accorse scassinarono la portiera e mi portarono, fuori dei sensi, alla Guardia medica di via Paolo Sarpi. Qui si provò la prima meraviglia al sentire dai dottori che non c'era niente, mentre si era visto che il mio stomaco nell'urto aveva piegato fortemente il volante. Per mia tranquillità, nel recarmi a casa, mi recai all'ospedale di Codogno e anche qui i medici, dopo attenta visita, dissero che il mio caso era un vero miracolo. Il segreto lo svelai io: sono devotissimo di Don Bosco e porto sempre meco la sua immagine.

Cavacurta.   GINO GHIDOTTI.

Questo mio esemplare parrocchiano, miracolato veramente, mi consegna un elegante cuore d'argento, in ricca cornice, da ornare il quadro di S. Giovanni Bosco, da tempo esposto nella mia Chiesa Parrocchiale, quale dono di ringraziamento per il miracolo ottenuto.

Don FRANCESCO Pozzoni, Parroco.

«Ebbi netta la visione di Don Bosco che mi guardava dai piedi dei letto ». - Da tre anni soffrivo di polinevrite, che mi dava dolori acutissimi, togliendomi ogni possibilità di lavoro. Improvvisamente, una mattina, mi ritrovai senza dolori, ma la gioia fu brevissima perchè dovetti riscontrare che era subentrato il morbo di Werlof: malattia rarissima che provoca incessanti emorragie, per la guarigione della quale necessita l'asportazione totale della milza. Si attendeva il momento propizio per l'operazione, ma, malgrado una quarantina di trasfusioni, le emorragie continue mi avevano ridotta in fin di vita, e i medici avevano tolto ai miei parenti ogni speranza di salvezza. Giunsi così al pomeriggio della domenica 28 luglio: al limite delle mie forze, ma in piena conoscenza. Mentre sentivo accanto i miei cari piangenti, ebbi netta la visione di Don Bosco che mi guardava dai piedi del letto, tenendo per mano il Beato Savio.

Rinacque in me la speranza e, piena di fiducia nell'intercessione del grande Santo, stipulai con Don Bosco un patto. lo mi impegnavo a versare la somma necessaria per stabilire una borsa missionaria, affinchè un nuovo milite potesse continuare la la sua missione di bene per il popolo, se Egli mi avesse ottenuto da Dio la sospensione delle emorragie, così da poter tentare l'operazione. Il sorriso comparso sul suo volto mi assicurò che la mia promessa era stata accettata, e difatti il flusso sanguigno cessò, tanto che tre giorni dopo potevo superare felicemente la grave e pericolosa operazione. Oggi, in buona salute, adempio la mia promessa ed esprimo pubblicamente la mia riconoscenza a Dio e al grande Don Bosco.

Milano.   GINA DEL SIGNORE.

S. Giovanni Bosco le conserva la vista. -- Affetta da «tumore sellare» e sul punto di perdere completamente la vista, fui consigliata da professori e specialisti di tentare l'operazione chirurgica. Ma nella clinica il chirurgo, dopo attento esame, rimase in dubbio sul da farsi, dato l'avanzato stato del processo tumorale. Non solo era incerto il ricupero della vista, ma non mancava neppure la possibilità che l'intervento avesse esito letale. Tuttavia mi sottoposi fiduciosa all'operazione, mentre da molte parti si pregava. Durante la lunga e laboriosa operazione ebbi continuamente negli occhi la visione del quadro di S. Giovanni Bosco, che è esposto nella Cappella del Noviziato delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ove mia figlia stava preparandosi ai santi Voti.

L'operazione ebbe un esito superiore al previsto, tanto che qualche medico non esitò a definire il fatto un miracolo. Ora sto bene e ho riacquistato la vista. In ringraziamento di grazia così segnalata, invio un'offerta.

Lu Monferrato (Alessandria).

AIMETTI ADELAIDE in CAPRA.

Mi rivolsi con immenso slancio e salda fede a M. A. e a S. G. B. - Il cognato di mia figlia, sig. Francesco Salto, era stato trasportato all'ospedale per una infiltrazione cavernizzata al polmone destro per cui si rendeva necessario il pneumotorace. Ma, in seguito a tale intervento, sopravvenne l'embolia cerebrale, per cui l'ammalato entrò in istato comatoso e ricevette il S. Viatico. Sua moglie e mio suocero, venuti a casa mia, mi comunicarono il suo gravissimo stato, aggiungendo che i medici si trovavano nell'assoluta impossibilità di salvarlo. La moglie, in preda a desolazione straziante e a pianto irrefrenabile, non poteva essere sollevata da parole di conforto nè di rassegnazione.

Fu allora che mi risolsi, con immenso slancio e salda fede, a Maria SS. Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, miei protettori, invocando il loro intervento per una pronta e completa guarigione dell'ammalato. Formulai subito il mio voto e iniziai la novena, invitando la moglie ad unirsi alle mie preghiere. Ed ecco che il giorno successivo fummo informati che il sig: Salto era salvo e incominciava a migliorare. Il miglioramento seguì con grande rapidità ed ora, dopo un periodo di convalescenza, ha ripreso il suo quotidiano lavoro.

I medici attribuiscono la sua pronta guarigione ad un portentoso miracolo. Mentre, dal profondo del cuore, ringrazio vivamente Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, adempio il mio voto.

Avv. CARLO RUGGERI.

Ingoia l'immagine di Don Bosco. - Mi trovavo all'ospedale in gravissime condizioni di salute, in pericolo di vita. Avendo un'immagine di S. G. Bosco, ne feci una pallottola e la ingoiai supplicandolo di ottenermi da Maria Ausiliatrice la grazia della guarigione.

L'indomani il dottore trovò un misterioso miglioramento e io in pochi giorni riebbi la primitiva salute. In quell'occasione feci voto di continuare ad aiutare le Opere e Missioni di Don Bosco e di portare personalmente a Torino olio per la lampada di M. A.

Sono l'affezionata cooperatrice

S. Remo, Salita S. Bartolomeo.

ANNA Roscio.

Un invito.

Nei mesi estivi i pellegrinaggi al Santuario di Maria Ausiliatrice sono stati numerosi e vari: parrocchiani, seminaristi, oratoriani, soci di A. C., allievi di istituti, pellegrini esteri. Furono pure molti i pellegrini che vennero al Santuario privatamente per ringraziare la Madonna, Don Bosco, S. Maria Mazzarello e il B. Domenico Savio per grazie ricevute o per impetrarne altre. Non tutti però hanno la possibilità di fare un pellegrinaggio reale a Valdocco. Perciò, riprendendo una cara tradizione che risale ai tempi di S. Giovanni Bosco, invitiamo tutti i divoti di Maria Ausiliatrice a compiere un pellegrinaggio spirituale il 24 di ogni mese sia procurando di fare le proprie divozioni, con la Confessione e Comunione nella propria chiesa o nella chiesa salesiana vicina, sia unendosi spiritualmente alle preghiere particolari che in detto giorno s'innalzano nella Basilica per tutti e per ciascuno dei nostri Cooperatori.

« Vai pure, Maria: sei bell'e guarita ». - La nostra piccola Maria Bernardina di anni tre e mezzo, non ancora rimessa da influenza, fu colpita da infezione alle ghiandole nel collo in forma così violenta che fu necessario un intervento operatorio. Si era nella novena di Maria Ausiliatrice e noi l'affidammo con viva fede a Lei, pieni di spavento, avendo già una figlia inabile al lavoro in seguito a paralisi infantile. Venne la vigilia della festa e noi preparammo l'illuminazione. Mentre si esponeva il quadro della Madonna, la bambina ci disse: « Non mettete la Madonna che guardi nella strada, mettetela che guardi me! ». Allora il papà girò il quadro, quindi non potendo andare nella Basilica, ci riunimmo a recitare con grande devozione e angoscia il S. Rosario. Nella notte la Madonna apparve in sogno alla piccola Maria e le disse: « Vai pure, Maria: sei bell'e guarita ». In quel momento la bambina si svegliò, si tolse le bende e noi con grande emozione ci accorgemmo che non le rimaneva che una piccola quasi invisibile cicatrice.

Con infinita riconoscenza a Maria Ausiliatrice, preghiamo si pubblichi quanto sopra sul Bollettino Salesiano.

Torino, Via Brindisi 14.   Famiglia GROPPO.

Effetti miracolosi della fiducia riposta in Don Bosco. - Ridotta agli estremi per ernia strozzata con i miei 84 anni, mentre il-medico dava ordini per far venire l'autoambulanza, presenti due vicine, mi rivolsi con gran fervore e fiducia a S. Giovanni Bosco perchè m'intercedesse la grazia. Come per incanto, sull'istante, si calmarono i dolori, ritornò il polso, il cuore riprese il battito normale e l'ernia sparì.

Due mesi fa, colpita da bronco-polmonite, che alla mia età è pericolosa, vedendo che dopo 29 giorni di sollecite cure andavo di male in peggio, rifiutai energicamente tutti i rimedi, e con la mia solita fiducia mi rivolsi a S. Giovanni Bosco. L'indomani incominciai a migliorare e dopo sei giorni lasciai il letto.

Mantengo la promessa di far pubblicare queste grazie a conforto di chi soffre.

Catania, Barriera del Bosco. MARIA D'AMICO.

Altre cento grazie di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco

Abello F. (Lanzo T.) ringrazia per la guarigione del bambino.

Actis Celestina Boschetto (Casabianca) è riconoscente a D. B. per l'evidente aiuto nell'operazione di appendicite acuta.

Allorio Felicita e- Giovanni (Villata) rendono nota la guarigione del piccolo Piero da otite con complicazioni.

Anfossi famiglia (Carmagnola) è grata per la guarigione del nipotino Sergio.

Anfossi Maria Teresa (Torino) fu estratta quasi illesa dalla macchina precipitata da una scarpata, capottata tre volte e fracassata.

Angugliaro (Lione) ottenne la guarigione del fratello operato di un tumore al cervelletto.

Ansaldi Rossotti Maria (Torino) è riconoscente a M. A. e a S. G. B. per la doppia guarigione del fratello.

Aprile Gemma in Foglia (Trivero Ferrero) evita un'operazione pericolosa con una novena a S. G. B.

Arena Giulio (Messina) ottenne da S. G. B. la guarigione del figlio in circostanze che fanno pensare ad un prodigioso intervento del Santo.

Baldiserri Maria (Siena) ebbe esito felice in difficili esami. Balzaretti famiglia (Borgo Vercelli) ringrazia per la guarigione del figlio da un tumore alla fronte.

Barberis coniugi (Torino) sono riconoscentissimi per due

importanti grazie.

Bassi famiglia (Torino) ringrazia M. A. e S. G. B. per la buona riuscita di una operazione.

Bellussi Giovanni (Torino) da nove mesi disoccupato, con famiglia, in condizioni finanziarie disperate, inizia una novena a S. G. B. e, « con miracolosa sorpresa «, trova lavoro

Bendino Rita (Collegno) ottenne la guarigione a una gamba, alla quale le medicine non avevano giovato.

Bernareggi Ariella (Garbagnate), bambina di 11 anni, malata di nefrite e debole di cuore, superò il caso dichiarato disperato, facendo una novena a S. G. B.

Bertolone Piera (Torino) per le preghiere della mamma a M. A. e a S. G. B. guarì da meningite.

Bologna Marisa (Torino) si rivolse a M. A. e a S. G. B. e trovò la pace del cuore.

Bardizzo Maddalena (Torino) fu liberata da dolori artritici, che la scienza era solo riuscita a lenire.

Bordoni C. T. professa viva riconoscenza a M. A. per la buona sistemazione di un interesse familiare e per altri favori.

Bosco Pastor Ris (S. Giorgio) ringrazia per un segnalato favore.

Bosco Rita (Piancerreto) ebbe l'assistenza di M. A. e di S. G. B. in due difficili esami.

Bosio Aristide (Strambino) ottenne la guarigione della mamma, che in un incidente stradale riportava tali lesioni da essere dichiarata in pericolo di vita.

Bosio Flora Erminia e A. (Torino) rendono pubblica !a guarigione della mamma che era già agli estremi.

Bussi Pasqualina in Cerruti (Cossano Belbo) ringrazia M. A. per la guarigione della figlia Malia da difterite acuta e di nefrite.

B. C. offre un fermaglio d'oro per una grande grazia ricevuta.

Cagnani Agnese ed Emilia (Torino) ottennero due volte la guarigione del piccolo da grave bronco-polmonite.

Capra famiglia (Chieri) è riconoscente a M. A. e a S. G. B. per la guarigione della mamma.

Cartotta Giuseppe (Cerignola) ringrazia S. G. B. per il felice esito di un esame.

Casalegno V. C. (Torino) ringrazia M. A. e S. G. B. per la guarigione da malattia di fegato e per altre segnalatissime grazie.

Castellano Lucia (Torino) dichiara che a nulla valsero tante cure per guarire da un forte esaurimento nervoso, mentre la novena consigliata da D. B. le ridonò la salute.

Cerrato Carlo (Revigliasco d'Asti) ringrazia D. B. che gli guarì il figlio da crisi nervose.

Clerici M. (Torino) rende noto che S. G. B. ottenne un impiego al figlio.

Combi Cesare (Cremona) ottenne da S. G. B. la pronta guarigione del bimbo, gravissimo per broncopolmonite fulminante.

Compagnoni Giuseppina in Goretti (Cremeno) è grata a M. A. per averle salvato il marito colpito a morte sul lavoro da un sasso.

Corona Ida (Fossano) ottenne due grazie: la propria incolumità in una caduta e la guarigione dei figlio senza intervento chirurgico.

Costa Giuseppe (Catania) con l'aiuto di M. A. superò due difficili esami.

Daielli Lina (Milano) guarì da leucemia acuta. Anche i medici curanti dovettero convenire che ciò fu per un miracolo.

Dalmasso Paolina ved. Dompè (Castellar di Saluzzo) ottenne da S. G. B. il buon esito di difficile e dolorosa operazione.

Donate Lino e Guglielmina (Mondovì) ringraziano di cuore M. A. e S. G. B. per la grande grazia a favore del loro piccolo Mario.

Fanciotto Maria (Torino) appena si raccomandò a S. G. B. ottenne al nipote un trasloco che gli era necessario.

Ferrari Lilla (Vallecresia) colpita da bronco-flebite con tre embolie, invocò M. A. e guarì.

Ferreri Teresa (Montanaro) ringraziano M. A. e S. G. B. per la protezione accordata alla famiglia in momenti di dure prove.

Fioretta Maria (Cloz) guarì da lussazione al femore, che dal dottore curante era stata dichiarata inguaribile.

Fortino Amelia (Messina) ringrazia M. A. per la guarigione della sorella.

Gagliasso Romildo (Serralunga d'Alba) guarì da ulcera perforata con meraviglia del professore stesse che lo sperò.

Garetto Gina (Torino) ringrazia M. A. e S. G. B. per averle ottenuto di superare felicemente un intervento chirurgico.

Gattoni Adriana (Milano) invocando S. G. B. guarì bene da frattura multipla alla caviglia.

Giorda Maria (Rubiana) guarì da gravi disturbi al cuore. Goni Paolo (Carbonate) rende grazie per la guarigione della signora da appendicite acuta.

Gr2ziani Emilia (Lugo) ringrazia S. G. B. per averle ottenuto che una persona cara migliorasse in salute e si accostasse ai Sacramenti.

Gulino Pina (Maletto) malata di pleurite, iniziando una novena a M. A. e a S. G. B. sentì scendere la febbre fino a guarigione.

Iolis Ernestina ved. Zanotti (Ivrea) è riconoscente per tre segnalate grazie.

Lachello Francesco (Scandeluzzo) invocando M. A. e S. G. B. potè evitare un'operazione delicata e pericolosa.

Mancini ch. Dino, S. D. B., avendo il padre disoccupato dal novembre '49, consigliò la famiglia a raccomandarsi a D. B. e prontamente il padre trovò lavoro.

Maranzana coniugi (Asti) coinvolti in una grave situazione finanziaria, poterono uscirne con onore.

Maraschin Lucia (Brogliano Veneto) ricevette da M. A. e da S. G. B. una serie di grazie di cui sente il dovere di ringraziare pubblicamente.

Marchesi Don Giuseppe, S. D. B. (India) ebbe da M. A. un aiuto evidente in esami per lui assai difficili.

Martinetti Luigi (Larizzate) guarì da grave frattura al piede con pericolo di amputazione per infezione.

Merlo F. (Torino) sente il dovere di ringraziare M. A. e D. B. per tre grazie assai importanti.

Merlo Leontina (Ticineto Po) sentì crescere la propria fede in M. A. e S. G. B. per l'ottimo esito di un'operazione.

Miglioli Angelo (Cremona) ringrazia per lo scampato pericolo in un incidente di auto.

Monticone Rita (S. Damiano d'Asti) dopo aver pregato per oltre due anni perchè il fratello trovasse lavoro, si raccomandò a S. G. B. promettendogli parte dello stipendio per un anno, e il fratello ebbe un impiego superiore alle sue aspettative.

Morandi Giuseppe (Torino) si rivolse con viva fede a D. B. e trovò lavoro.

Muzio Olga in Mariani (Milano) guarì da mesenterite tubercolare da tre anni ribelle ad ogni cura.

Nativo Giovanni (S. Croce Ca.) disoccupato con famiglia a carico, tentate invano tutte le vie, invoca D. B. che gli appare in sogno, gli premette e gli ottiene lavoro.

Olivari Maria (S. Martino Strada) spedita dai medici curanti, invocò S. G_ B. e guarì da pleuro-bronco-polmonite.

Palma Luigina ved. Quaglia (Canale d'Alma) ringrazia M. A. e S. G. B. per l'evidente protezione accordata al fratello e alla cugina.

Panzetti Lucio (Bruzzano) è grata a M. A. per aver trovato un buon posto di lavoro e per il felice esito degli esami della sorella.

Paschetto Celeste e Teresa (Torino) rendono grazie a M. A. e a S. G. B. per la guarigione del nipote Antonio.

Pasturino coniugi (Campo Ligure) attennero lavoro al figlio da 6 anni disoccupato, proprio al termine della novena.

Perazzo Rita (Visone d'Acqui) rende pubbliche grazie a M. A. e a S. G. B. per una grazia pronta e straordinaria.

Perrero Clara (Torino) ottenne la guarigione della figlia ridotta in fin di vita dopo un'operazione.

Piacentino Rosa ved. Desana (Torino) fu operata al fegato e guarì bene.

Pisu Clizia (Guspini) è grata a S. G. B. per la felice soluzione di una causa complicata e delicatissima.

Pitti suor Michelina dichiara di aver pregato M. A. la sera e di essere stata esaudita il mattino seguente.

Pozzi Maria ved. Maino (Busto Arsizio) ringrazia M. A. di averla salvata da sicura morte dovuta a collasso al cuore.

Plucani Marina Onorina (Podenzano) ottenne la guarigione del marito, a cui i medici avevano pronosticate l'amputazione della gamba.

Ridoni Teresa (Granozzo) rende nota la guarigione completa del nipote da gravissima caduta per ribaltamento della moto.

Rizzi Giulia (Calcinato) ottenne da M. A. felice esito in una operazione al rene destro.

Roccasalva suor Concettina ringrazia S. G. B. per averle guarita la mamma.

Rubin Fiorina (Gavi Ligure) ebbe la guarigione della bimba da eritema.

Rustichelli Cristina (Asti) rende grazie per la guarigione del figlio, vittima di incidente stradale.

Salzone Alba (Villa S. Giovanni) ringrazia S. G. B. per il buon esito di una causa.

Sciborne Mariano (Rochester), militando in Corea, gravemente ferito al petto, fu salvo portando e baciando l'immagine di S. G. B.

Signorino Anna in Cambursano (Verolengo) benedice M. A. e S. G. B. per la guarigione della sorella da forte nefrite.

Simona Ida (Berna) esprime la stia riconoscenza per una « grandissima insperata grazia ricevuta ».

Sommariva Ida in Robotti (Genova Pegli) ottenne la guarigione del figlio, dopo 18 mesi di sofferenze.

Sosa Nuñez Giorgio, S. D. B. (Torino) è riconoscente a M. A. per varie belle grazie ricevute quest'anno.

Spartà Giuseppe (Rema) ringrazia commosso S. G. B. che gli salvò miracolosamente la figlia colpita da terribile e imperdonabile male e licenziata dai medici. Approfitta pure per dichiarare che durante la guerra M. A. e S. G. B. lo salvarono in forma prodigiosa.

Stucchi;Lino (Pietra Ligure) riconosce la potenza di M. A e di S. G. B. per tre segnalate grazie.

Tita Maria e Concettina (Mistretta) ottennero da M. A. e da S. G. B. la guarigione di una nipotina da commozione cerebrale in seguito a grave caduta.

Torricelli Antonio (Nibionno) evitò un'operazione per calcoli renali, dichiarata indispensabile dai medici.

Trucco Marcello e Gina (Montà d'Alba) sono grati a M. A. che ha protetto il loro piccolo Medardo da gravi ustioni di olio bollente.

Vacca Piroddi Gilda in Seste (Muravera) ebbe la guarigione del piede sinistro.

Vacchino Rosa in Brunero (Settimo Rottaro) ringrazia M. A. e S. G. B. per la guarigione della figlia.

Valenzano Dam. Ceratto (Torino) ottenne la guarigione della figlia Lucia colpita da emorragia intestinale.

Vico Emma ved. Sala (Canale d'Alba) ottenne da M. A. la grazia di superare serenamente una delicata operazione.

Volcan Benedetto (Verona), trasferito in una residenza lcntano dalla famiglia, si affida con piena fiducia a M. A. e, contro i pareri tutti negativi, ottiene il nuovo trasferimento desiderato.

Volpi Pietro e Lavinia (Lanuvio) ringraziano M. A., S. G. B. e S. M. Mazzarello, che hanno salvato loro il figlio Mario da intossicazione alimentare e da broncopolmonite diffusa.

Zorzi Don Francesco, S. D. B. (Piossasco), affetto da gravissima malattia, trovata inutile ogni cura, si affidò a M. A. e superò bene un difficile intervento chirurgico, nonostante lo stato di estrema debolezza.

Grazie di Santa Maria Mazzarello

"Beve speditamente, con la reliquia, una tazzina di latte ". - Il nostro piccolo Mauro di due anni e mezzo, fu colpito da morbillo acuto con focolai ai polmoni.

Tutte le cure del caso gli furono prodigate con amorevole sollecitudine dal medico dott. Giuseppe Carganico, che non nascose la gravità del male: pressochè negativo fu l'effetto della penicillina e della streptomicina.

Angosciati ci rivolgemmo allora al Cielo. La Direttrice dell'Istituto « M. Ausiliatrice », dove il nostro Mauro frequentava la Scuola materna, consigliò di fargli inerire una reliquia di S. Maria Domenica Mazzarello, mentre all'Istituto tutti i bimbi pregavano.

Ed ecco il miracolo. Il piccolo, che da una settimana non riusciva più a trangugiare che poche gocce di liquido, beve speditamente, con la reliquia, una tazzina di latte, sorride all'immagine della Santa ed esclama: Oh, bella Madre Magiarello, bella. La bacia con trasporto, la vuole con sè nel lettino e non la lascia più.

All'arrivo del Dottore: Guarda, bella Madre Magiarello! « Oh -- risponde questi - in simile compagnia non si può a meno che guarire ».

Da quel momento incomincia a nutrirsi, la febbre scompare e in pochi giorni riacquista il vigore di prima. Ora ha ripreso a frequentare la Scuola materna e a quelli che gli domandano chi l'ha guarito risponde invariabilmente il suo caratteristico: Madre Magiarello, mostrando la reliquia della Santa, che gelosamente tiene appuntata sul suo golfino.

Riconoscenti inviamo tenue offerta e preghiamo che sia resa nota la potente intercessione della Santa.

I genitori: TOMAT REDO SILVIA. Il dottore: Giuseppe CARGANICO.

Due grazie che hanno del miracolo. - Desiderando manifestare la mia riconoscenza a S. Maria Mazzarello, faccio pubbliche due grazie, fra le molte da lei ricevute.

Ai primi di settembre mi apparve nel naso un'infiammazione, che fu dichiarata cancro. I medici, esauriti tutti i mezzi che erano in loro potere per vincere il male durante due mesi, ordinarono che fossi internata nell'ospedale per le applicazioni radiologiche. Sconsolata per tale determinazione ricorsi, in unione con l'ottima mia Direttrice e con tutta la comunità, a Madre Mazzarello, chiedendo la grazia della guarigione.

La notte del 7 novembre, vigilia della mia entrata all'ospedale, la passai invocando l'aiuto della Santa.

Il giorno seguente notai, con mia grande sorpresa, che la bambagia che copriva la parte ammalata era completamente asciutta; il muscolo aveva ricoperto le cavità che si erano formate, non rimanendo che una piccola macchia nera, la quale scomparve dopo pochi giorni, e io rimasi solamente con un segno insignificante a ricordo della grazia ricevuta, e come monito a magnificare Iddio che tanto potere ha dato ai suoi Santi.

Mio fratello si trovava gravemente ammalato; le notizie che mi giungevano erano allarmanti. Afflitta, ma fiduciosa, ricorsi alla mia santa Protettrice, supplicandola che andasse lei a casa mia a guarire mio fratello. Anche questa volta esaudì la mia povera supplica, poichè il giorno seguente udii tra lagrime di gratitudine, dalle labbra stesse dell'infermo, la relazione del sogno avuto la notte innanzi.

Si vide arrivare, accompagnata da un medico, una Figlia di Maria Ausiliatrice, la quale, avvicinandosi al capezzale, gli disse: « Vengo per guarirti »; e ciò che era sogno si cambiò in consolante realtà, poichè svegliatosi e chiesto alimento, lo prese con appetito, e quello stesso giorno si alzò, dopo averne passati 22 tra la vita e la morte.

Scrivo queste grazie con gioia e gratitudine. Siano esse come rose che profumino il suo altare e dicano al mondo che non s'invoca invano S. Maria Mazzarello.

Santa Tecla (El Salvador) - Centro America.

Suor BEATRICE DIAZ, F. di M. A.

Il desiderio di aggiornarci, il gran numero di relazioni giacenti e la mancanza di spazio ci obbligano a pubblicare molte grazie riassunte.

Grazie del B. Domenico Savio

Molinario Maria (Torino) ottenne al figlio la grazia di superate un periodo di particolari difficoltà.

Maria Vinciguerra in Punzi (Cisternino) è grata al Beato che rese possibile al marito un'operazione difficile per l'età e il mal di cuore.

Giovanni e Giuseppina Lazzarini, coniugi (Verona) invocando D. S. poterono superare con onore una grave e odiosa accusa.

Erminia Rebecchi (Verona) ottenne dal Beato una grazia per vie inaspettate, proprio miracolose ».

Michelina Cagnetta (Taranto) ricevette dal B. D. S. una grazia che da anni chiedeva ad altri Santi.

Luigia Romagnani (Pieve del Cairo) nutre per il Beato una devozione tenerissima e ne riceve aiuti continui ed evidenti.

Anna Gambino Visconti (Isolabella) ottenne la guarigione della bimba da un viale alla gamba che la rendeva quasi sciancata.

G. Arrobbio (Torino) invocando il B. D. S. guarì da una malattia nervosa che gli dava dolori in tutto il corpo.

Alberto Novo ottenne la guarigione del figlio.

Giuseppe Lavera (Torino) ringrazia il B. per cinque grazie.

G. Morandino (Torino) ottenne un notevole miglioramento d'una parente.

Carolina Viotti (Acqui) è grata al Beato per la promozione dei nipote negli esami di maturità.

Ida Anfossi ringrazia D. S. di aver guarito il figlio Renato.

Eugenio Ramelli ebbe dal Beato la guarigione propria e quella della mamma.

N. N. (Favria) trovandosi in una situazione finanziaria gravissima, si raccomandarono al Beato e furono aiutati in modo veramente miracoloso.

Carlo Giulio Garcia, allievo del collegio salesiano di Cali (Colombia), mentre lavorava nel laboratorio di meccanica, ebbe l'occhio squarciato da una scheggia di acciaio. Due medici specialisti dichiararono necessaria l'asportazione dell'occhio. Per invito del sig. Ispettore si pregò ardentemente D. S. e l'occhio fu salvo.

Carmela Barlotti ved. Guida (Pesto) sente viva riconoscenza al Beato per tre belle grazie.

Annunziata Mannelli (Montano Lucino) pregando D. S., trovò lavoro al nipote da anni disoccupato.

Castiglioni S. (Busto Arsizio) ottenne l'assoluzione del figlio da un'ingiusta accusa.

Geppina Schioppa (Frattamaggiore) ringrazia il B. D. S. per averle guarito la bimba gravemente ferita a un occhio.

Pasquina Masi (Coltane) essendo vedova con tre figli e urgendole lavoro, invocò D. S. e lo ottenne con prontezza.

Altre anime riconoscenti al B. Domenico Savio:

Antonio M. Martinelli - Maria Rosa Berardi - Assunta Bonino - Silvio e Pina Corso - Maddalena Camisassi - Ottone Colombo - Carina Dallorto - Teresa Giachino - Emilia Merenda - E. Morelli ved. Arnaldi - M. Campostrini - C. Ferreri - F. De Catterina - P. Butta - D. C. Cascio Bosco - C. Righetti - N. Torterolo - M. Savarese - D. M. Sereno - A. Gavassin - T. Vallero.

Grazie di Don Rinaldi

Carlotta Nannola (Caserta) è riconoscente a D. F. R. per la pensione di guerra ottenuta invocando il Servo di Dio, mentre le era stata negata per più anni.

Guido M. Loschi, salesiano, e fratelli (Dolfasco) ottennero che la mamma, colpita da cancro alla lingua, evitasse i dolori pronosticati dai medici.

Suor Antonietta Scolari, Direttrice Asilo M. A. (Arma di Taggia) ringrazia il Padre buono per i fastidi toltile e i favori che le ha ottenuto.

Anna Fumagalli (Seregno) applicando la reliquia di D. R. fu liberata da atroci dolori che la torturavano da quattro anni.

Nora Colloca (Mileto) rende nota la grazia che è quasi miracolo della guarigione da stenosi pilorica con complicazioni.

Sac. Antonio Barbacci, salesiano (Trieste) ottenne da D. R. la guarigione della regione polmonare destra e da depressione plico-nervosa.

Franca Pagliaricci (S. Paolo-Brasile) professa imperitura riconoscenza a D. R. per la guarigione da grave mal d'occhi e da esaurimento mentale.

Giuseppe Benedetto de Freitas (Jambeiro-Brasile) applicando la reliquia di D. R. all'orecchio malato di cancro, a poco a poco migliorava fino a guarire.

Isabella Correa Aquino (Guarantiguetà-Brasile) potè evitare un intervento chirurgico al fegato, che pareva inevitabile.

Suor Enma Tomasella, Direttrice Ospedale di Guarantiguetà, ringrazia D. R. per vari favori ottenuti.

Rag. Rambaldo Zuccaro rende noto che la sorella Maria Andrighetto, versando in gravi condizioni per malattia e caduta da una scala, raccomandata a D. R., ottenne la guarigione, che a detta di tutti fu un vero miracolo.

Suor Anna Zanini, Ispettrice F. M. A. (S. Josè de Costa Rica) ringrazia il gran Servo di Dio per tre segnalate guarigioni.

Lidia Vallino (Genova) ringrazia D. R. che trovò lavoro al marito e rese felice la famiglia.

Albina Laveggi (Domodossola) fu guarita da persistente febbre.

Suor Luisa Betti, F. M A. (S. Cassiano) invocando D. R. evitò la rigidità al ginocchio diagnosticata dai medici.

Irma Maggiora (Asti) si raccomando a 1). R. e tosto le giunse una lettera con offerta d'impiego per il marito.

Cesarina Cimarelli (Fossombrone) guarì da frattura alla seconda vertebra lombare.

Ci hanno segnalato grazie ottenute per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Mazzarello e degli altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte per la celebrazione di sante Messe di ringraziamento - i seguenti:

Aiassa A., Aitelli L., Alberti B., Alberto M., Allara R. e P., Ameno C., Appiano A., Arduino M., Arpini E., Arsalice G., Audino D., Audisio M., Bagaggia E., Baldini M., Baratelli F., Barbero M., Barolo M., Bassino M., Bausssano F., Bausardo G., Bergetto G., Berruti S., Berta E., Bertoglio G., Bertoldi P., Bietto G., Blanda Serra L., Boasso A., Bocchero M., Bonomello F., Bonomi R., Bonomo M., Borello G., Bozzola I., Broccardo B., Broda Martinetti G., Brunetto B., Bulletto fam., Bussone R., Cacopardo con., Calvo L., Candela C., Cappello C., Careggio A., Carosso C., Carosso D., Castellano L., Caverzari M., Cerrato T., Chiamerlando R., Ciglia A., Clerico M., Coalova A M., Cometti C., Comoglio G., Cornetto M., Coppo M., Coraglia con., Cortassa C., Costa A., Cravetto M., Crevola I., Culla A., Dagna V., De Angeli M., Debrandi R., Dellavalle A., Dessi, De Stefanis 1L, Dogliani M., Dutto O., Fagnoni D., Fantino-Cavasero, Ferravi R.. Ferrero C., Ferrero con., Ferrero G., Ferrero M., Fietta A., F. M., Fochi M. Foffano S., Fontini C., Gabutti A., Gabuto E., Gallea P., Gallione E., Gallo I., Gallo F., Garione A., Garrone G., Gatti M. e B.. Gedda fam., Genova V., Gerhosiu AI., Giaccone F., Giai Pron G., Giardino M., Gili A., Giraudo F., Glaudo C., Granero V., Grioglio G., Grosa D., Guerriero C., Guidotti F., Ilario I., Jovenzana L. e D-, Lanza A., Lanza M., L. C., Lisa A., Lora R., Mabrito faro., Maggi M., M. Grazia B., Maierano O., Maina M., Mantello O., Marchisio G., Marengo G., Margara P., Marmorito L., Marte,gani I,., Masante fam., Massazza. Melle M., Miglietti F., Millero A., Montagnani S., Montagnino P., Morivo M., Morra G., Mosca M., Mucciaccia G., Nasi G., Navarra M., Nicolin C., Nicolini G., Norza C.. Omarini fan., Orio M., Ostellino G., P. A., Pace F., l'elizzari R., Perino O., Petitti D. G., piana M., ficca, Pii, re, Pilosio 1.. e I., Pozzi A., Pozzi R., Pugno B-, Quaglia L., Quatrocchi R., Reburdo A., Ricci V., Riccona T., Riva S. e M., Roaro A., Rullando C., Rossetti I, , Q. S. C., Ruhatto M., Saino A., Saletta Ferrario M.,, Sini F., Smaldun S., Spinelli A., Suore di Milanino, Talentino S. e F., Tamagno M., Tarasco T., Tealdi-Capuccini con., Traversa Distefano L., Trezzi F., Trihcrti B., Turbani A., Una figlia di M. A., Una manna, Vaibursa S., Val lana P., Vandoni C., Vaschetto C., Vignali R., Villa fam., Villzii I., Virano D.. Vola R., Ziribotti C.,

Raccomandiamo caldamente alle preghiere di tutti i devoti di Maria Ausiliatrice le particolari intenzioni delle seguenti persone:

Alhonetti G., Alloriu M., Anfossi M., Antonello N., Araighi prof., Autino A., Barbere A., Barrovero E., Bellora L., Bertaminu D., Bertotti M., Borghesio fam., Bottino M., Braga R., Brioglio R., Bulfa L., Caccia R.. Cane M., Cavallero E., Chiappo A., Chien C., Cibrario A., Clemente E.. Corallo A., Cornero P., Cristino G., Cresetto L., Dellavcdova L., Demichelis C., Dentis M., Fcrrero T., Fiore-Barale, Frola s.lle, Gai R., Garrino P., Gastaldi L., Gatti R., Ghendi C., Greco A., Mensa R., Mondini I., Mussa con., Negro G., Negro N., Orsola G. Ottolia M., Pasino E-, Patrito G., Pedrola F., Perotto N., Porne F., Rarnoino B.. Ravarino L., Ravera A., Riquier A., Rudelli M., Salerne S., Schenone G., Scotti C., Turletti V., Vercelli M., Vergnano L., Vialardi L., Zanetta A., Zanotto M.

BEATI I MORTI CHE MUOIONO NEL SIGNORE

SALESIANI DEFUNTI:

Sac. GIUSEPPE MARMO, da Castiglione Tinella (Cuneo), † ad Agua de Dios il 4-III-1952 a 79 anni.

Giovanotto sui 20 anni, pieno di robustezza fisica e di energia di volontà, fu inviato a Barcellona (Spagna), dove compì il noviziato sotto la direzione del Servo di Dio Don Rinaldi. Più tardi meritò la grazia di consacrarsi alla cura dei lebbrosi di Agua de Dios (Colombia). Instancabile e generoso, lavorava di giorno e di notte e non v'era opera di carità cui non mettesse mano: ampliò e restaurò l'asilo dei bambini lebbrosi, organizzò i laboratori, costrusse il cimitero attuale, dotò il lazzaretto di ponti e strade, arrivando persino a fondare una scuola agro-pecuaria per impedire il caro-viveri del lazzaretto. Fu anche Direttore spirituale delle « Figlie dei Sacri Cuori », fondate dal nostro confratello Don Luigi Variara per la cura dei lebbrosi. Sotto la sua direzione questa Congregazione prese uno sviluppo sorprendente. Fu tempra di grande apostolo, amò immensamente Don Bosco e non disse mai di no quando si trattava di sacrificarsi per le anime.

Sue. CESARE CESARI, da Gradara (Pesaro), † ad Agua de Dios il 2-III-1952 a 74 anni.

Anche Don Cesari fu apostolo dei lebbrosi. Anima ardente e assetata di sacrificio, aveva chiesto di partire per le Missioni per immolare la sua vita tra i lebbrosi. Fu esaudito, ma prima ebbe modo di risplendere per le sue virtù come Maestro dei novizi, parroco e Direttore di varie Case. Dimentico dei malesseri fisici che lo travagliavano, si donava senza riserva in un lavoro continuo, sfibrante, sempre con giaculatorie sulle labbra o il Rosario tra le mani. Ovunque seppe far onore a Don Bosco, ma specialmente tra i poveri - fondò, tra l'altro, un dormitorio per i lustrascarpe che vagavano per le strade non trovando dove pernottare con grave scapito della loro moralità e tra i lebbrosi, che ebbero la fortuna di godere i frutti del suo apostolato.

Sac. MACCHI LUIGI, da Casbeno (Varese), † a Buenos Aires il 30-V-1952 a 82 anni.

Terminate le scuole elementari, il padre lo accompagnò all'Oratorio di Valdocco, dove sotto lo sguardo paterno di Don Bosco, al quale apriva il suo cuore in confessione, maturò la sua vocazione salesiana. Infervorato dalle conferenze di Mons. Cagliero, decise di consacrare la sua vita alle Missioni della Patagonia e realmente partì per l'Argentina, ma l'ubbidienza lo fermava a Buenos Aires, dove rivelò anima di apostolo specialmente attraverso il ministero delle confessioni e della predicazione.

Sac. GIOVANNI VAIRA, da Montemagno (Alessandria), † a Fortin Mercedes, (Argentina) il 29-X-1951 a 81 anni.

A 14 anni di età, lavorando da fabbro al paese, fu gravemente ferito a una gamba. I medici giudicarono necessaria l'amputazione dell'arto, ma la pia mamma, che conosceva Don Bosco di fama, lo portò. a Torino. Dopo la benedizione del Santo, la ferita si cicatrizzò perfettamente. Alla grazia della guarigione seguì quella della vocazione e così nel 1893 Don Vaira partiva col suo illustre conterraneo Mons. Luigi Lasagna per l'Uruguay. Passò la sua lunga vita di missionario nella Patagonia, in pia umiltà e totale dedizione di se alla ricerca delle anime.

Sac. GIUSEPPE GALLI, da Varese, † a Watsonville (U. S. A.) il 19-V-1952 a 75 anni.

Sac. GIOVANNI ROMERO, da Marinaleda (Spagna), † a Cadice (Spagna) il 10-V-1952 a 7o anni.

Sac. LUIGI ALEMAN, da Granada (Nicaragua), † a Granada il 3-XII-1951 a 5o anni.

Sac. ENRICO FIORANI, da Bovisa (Milano), † a Rio Negro (Brasile) il 26-1-1952 a 44 anni.

Coad. GIOVANNI SEDRASCHI, da Salto (Uruguay), † a Montevideo l'11-v-1952 a 79 anni.

Coad. GIOVANNI VILLA, da Ponderano (Vercelli), † a Punta Arenas (Chile) il 2-IV-1952 a 76 anni.

Coad. CARLO MAZZUCCHELLI, da Morazzone (Varese), † a Lanzo T. il 25-V-1952 a 82 anni

COOPERATORI DEFUNTI:

S. E. Mons. UMBERTO ROSSI, Vescovo di Asti, † il 6-VIII-1952.

Nella sua lunga missione episcopale compiuta a Susa prima e poi ad Asti rivelò tanto zelo e tanta bontà paterna.

Per questo la sua morte ha suscitato vivo rimpianto e la sua memoria resterà indelebile nel cuore di tutti.

La perdita di Mons. Rossi è sentitissima anche dai figli di Don Bosco, che lo consideravano come di famiglia. Legato da vincoli di personale amicizia con i Successori di Don Bosco e affezionatissimo alla nostra famiglia, partecipava ad ogni avvenimento nostro, lieto o triste, dava il suo saggio consiglio a sosteneva col suo impulso animatore ogni nostra iniziativa di bene.

Fu presente alle varie fasi della glorificazione di Don Bosco e non disse mai di no agl'inviti per celebrazioni salesiane nella Basilica di Torino, come ad Asti era ormai tradizionale il suo intervento alla festa di S. Giovanni Bosco.

Accompagnò sempre con paterno compiacimento il graduale sviluppo della nostra opera in Asti e di quella delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Per questo la nostra riconoscenza sarà imperitura.

Mons. UGO MASOTTI, † a Udine l'8-VII-1952.

Un gran lutto ha colpito il clero friulano con la morte di Mons. Masotti. Figura assai nota di oratore e di giornilista, serbava per i figli di Don Bosco tenerezze di amico e collaborazione di vero « salesiano di elezione », come amava chiamarsi. Nella sua carica di Decurione dei Cooperatori, fu sempre tra i primi e più zelanti nell'assecondare le iniziative del Centro e -nel diffondere, con lo spirito di Don Bosco, la divozione a Maria Ausiliatrice.

Poche ore prima della morte volle dare l'ultimo abbraccio ai Salesiani nella persona del nostro Direttore di Udine pregandolo di dire ai Superiori Maggiori di Torino che offriva la sua vita per la Congregazione, per il prossimo Convegno dei Cooperatori a Roma e che desiderava vivamente che i Cooperatori Friulani rimanessero fedeli come sempre alle Direttive dei Superiori Maggiori e a Don Bosco.

E noi gliene serbiamo viva riconoscenza, sicuri che Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco gli avranno già ottenuto un alto posto di gloria.

Don AUGUSTO SAVORANI, Direttore Diocesano dei Cooperatori, parroco di S, Eufemia in Ravenna, † il 17-VII-1952.

Dedicò la sua lunga giornata sacerdotale a seminare la parola di Dio, a cercare anime smarrite, a raccogliere fedeli intorno all'altare. Fu, in tempi difficili, il primo organizzatore e l'intrepido Assistente della nascente Gioventù di A. C, e degli Esploratori Cattolici.

Amò grandemente S. Giovanni Bosco e l'opera sua e procurò in ogni tempo di praticare e far conoscere lo spirito salesiano.

GIOVANNA ANDRONICO ved. SCIACCA, † a Palagonia (Catania) il 2-VIII-1952.

Donna di preclare virtù, consacrò la sua esistenza in opere di carità cristiana e nel culto della famiglia. Cooperatrice Salesiana ed ammiratrice entusiasta di S. Giovanni Bosco, - eri lietissima di avere un fratello Salesiano, e di aver dato all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice due figliuole, le uniche sopravvissute dei sei figli avuti.

PUERARI CARLO, † a Cremona a 67 anni.

Uomo retto e di profonda fede cristiana, si disse fortunato di aver dato il figlio Don Pietro alla Congregazione Salesiana. Visse di lavoro nell'intimo della famiglia, contento di render felici i suoi figliuoli e nipotini.

ALTRI COOPERATORI DEFUNTI:

Alberghi Don Cirillo - Amighetti Ciocca Domenica - Avere Caterina - Bastari Angiolina - Beneitore Don Giovanni - Bettani Maria - Boero Marcellina - Bonardi Emilia - Canonero Luigi - Cardellini Carlo - Ceretto Giovanni - Ciangottini A. - Conti Giobattista - Crivelli Elena - Curci Francesca - Defassi Margherita - Demanuele Rosa - De Marco Eufemia - Ferrando Don Giuseppe - Filippi Matteo - Frascarolo Lucia - Gavonetti Adalgisa - Lorenti Giustina - Marcaccini Cherubino - Mirai Francesco - Mussa Giuseppe - Musso Luigi - Passaro Can. Luigi - Pellegrini Pellegrino - Pescador Gerolamo - Piccirilli Antonia - Radogna Col. Francesco - Rutigliani Cav. Giuseppe - Salini Giuseppina - Scaratti Giovanni - Sello Pagano Maria - Soresino Mons. Adelmo - Strasarier Giacomo - Tamagni Maria - Vagnone C.ssa Adelaide - Vassallo Suor Maria Giovanna - Zappini Teresa - Zeni Don Pietro.