Dall' 11 al 13 settembre u. s. si è svolto a Roma, come avevamo precedentemente comunicato, il Convegno Generale che raccolse attorno al Vicario di Cristo oltre duemila Cooperatori e Cooperatrici dalle varie parti del mondo a coronare le celebrazioni giubilari del 75° di fondazione della Pia Unione.
« L'avvenimento - scriveva L'Osservatore Romano del 13 settembre - accuratamente preparato, è riuscito uno dei più memorabili di quest'anno, per il devoto fervore degli intervenuti, la rinnovata promessa dei figli di S. Giovanni Bosco e dei loro Cooperatori a sempre più dedicarsi alla grande causa della Chiesa, ma soprattutto per le illuminate norme che il Sommo Pontefice si è degnato di dare a tutti coloro che, nel nome dell'eccelso Santo ed Educatore, intendono essere tra i primi nelle schiere dell'attività cattolica». E noi, prima di fare la cronaca, offriamo ai nostri benemeriti Cooperatori e Cooperatrici il testo del venerato discorso del Santo Padre che, come fu il più ambito ed augusto suggello alle celebrazioni, così rimane il più caro e più autorevole documento ad adeguare il nostro apostolato alle esigenze dei tempi secondo lo spirito del Santo Fondatore.
Il venerato discorso di Sua Santità.
La visita che oggi riceviamo di una così larga rappresentanza della grande Famiglia Salesiana - i Cooperatori e le Cooperatrici della valorosa milizia di San Giovanni Bosco - è uno di quei tratti delicati disposta dalla Provvidenza divina per metterCi ancora una volta dinanzi ad uno dei doveri più gravi e più cari al Nostro cuore, a quelle cioè che sono le cure d'ogni giorno, instantia quotidiana (2 Cor. II, 28), del Nostro apostolico ministero.
Tale dovere, a cui l'animo Nostro è assiduamente rivolto, ma al quale Ci richiama oggi anche più vivamente la vostra presenza, riguarda quella provvida Azione Cattolica, di cui i Cooperatori Salesiani sono ausiliari efficacissimi.
Voi infatti non ignorate, diletti figli, che la vostra pia Unione, innestata sul prolifico ceppo della Famiglia religiosa di San Giovanni Bosco, e partecipe della sua multiforme attività e dei suoi beni spirituali, non ha tuttavia per suo fine immediato di venire in ausilio alla Congregazione da cui prendete il nome, ma, piuttosto, come dichiarò il vostro Santo Fondatore, di « prestare aiuto alla Chiesa, ai Vescovi, ai Parroci, sotto l'alta direzione dei Salesiani; e questo, nelle opere di beneficenza, quali i catechismi, l'educazione dei fanciulli poveri, e simili ».
Apostolo nato e suscitatore di apostoli, Don Bosco divinò, or è un secolo, con l'intuizione del genio e della santità, quella che doveva essere più tardi nel mondo cattolico la mobilitazione del laicato contro l'azione del mondo nemico della Chiesa. Così un giorno del lontano 1876 l'uomo di Dio, parlando dei suoi Cooperatori, potè uscire in questi audaci pensieri: « Finora pare una cosa da poco; ma io spero che con questo mezzo una buona parte della popolazione italiana diventi salesiana e ci apra la via a moltissime cose».
Lo zelo lungimirante preconizzava, sotto i segni della istituzione salesiana, un nuovo provvidenziale movimento del laicato cattolico, che, sotto la spinta travolgente delle forze del male e la condotta illuminatrice dello Spirito, si preparava a scendere in campo, ordinato nei suoi quadri, formato all'azione, alla preghiera e al sacrifizio, affiancandosi alle forze di prima linea, cui per divino mandato spettano la direzione e la parte primaria nella santa battaglia.
Intimamente impregnati dello spirito salesiano, voi intendete bene, diletti figli, quali stretti rapporti siano i vostri col complesso di quelle opere che vengono sostenute e promosse dal laicato cattolico in aiuto alla Gerarchia secondo i tempi, i luoghi, le circostanze; e quale assegnamento Noi possiamo fare sulla vostra cooperazione. L'Azione Cattolica ha diritto di aspettarsi molto da voi nel campo della carità, della beneficenza, della buona stampa, delle vocazioni, dei catechismi, degli Oratori festivi, delle Missioni, della educazione della gioventù povera e pericolante. Questo è lo scopo precipuo che l'anima ardente di Don Bosco additava alla vostra attività; e il segnalarsi in questo canapo dev'essere, come fu sempre fin qui, la vostra gloria.
Oggi questo dovere e questo vanto sono, come vedete, di una urgenza che supera l'aspettativa stessa del vostro Fondatore. Il mondo cattolico è, come non mai, il bersaglio di tutte le forze del male, e la gioventù, cioè il domani del mondo, è di queste forze coalizzate la posta ambita, che dà la garanzia della vittoria.
Se nelle angustie del presente è Nostro imperioso ufficio rinnovare senza posa il grido di risveglio, chiamare a raccolta, destare i dormienti e gl'incoscienti, incoraggiare i volenterosi, «predicare la parola, insistere a tempo, fuori di tempo, riprendere, supplicare, esortare » (cfr. 2 Tim. 4, 2), è altrettanto stretto dovere di tutti i Nostri figli di non disertare l'arena, ma di far onore coi fatti alla milizia cristiana solennemente professata.
Ai fatti s'impegnano, con nuovo esplicito arrolamento, gli ascritti all'Azione Cattolica; e voi, che nel nome portate la insegna cooperare voi siete, all'ombra della Famiglia Salesiana, la milizia leggiera, gli « attivisti» della causa del beate, che sparsi in tutte le classi ed esposti a tutte le più varie circostanze, lavorate con la vita, con la parola, con l'azione, a riparare le rovine, a prevenire il male, a gettare negli animi i germi della verità, della virtù, della fede, della religione e della pietà.
Con la vita anzitutto - diciamo - voi, diletti figli, dovete condurre il buon combattimento spirituale, affiancati all'Istituto di cui siete il felice rampollo. Poichè in questo genere di attività non conta tanto il fare, lo strafare, il dimenarsi in tutti i sensi, quanto la specchiata condotta cristiana, che in seno alle vostre famiglie e alla società, di cui siete membri, renda la testimonianza dei fatti al vostro multiforme apostolato.
Tanto con le opinioni, la logica, i costumi del mondo contrasta in tutte le sue parti il messaggio affidato dal Divin Maestro a questo apostolato, che i suoi non possono pensare di esercitarlo efficacemente per il semplice fatto della loro azione esteriore. La società pagana o paganeggiante che lo riceve, sia nella collettività che nei singoli individui, anche se convinta e ammirata, non può non restar perplessa se l'apostolo dice e non fa; e quando anche l'effetto di tale apostolato non sia a rovina più che a edificazione, il mondo continuerà a ritenere utopistico o di pochi eletti l'effettivo ordinamento della vita a norma della fede e della morale cristiana.
Vita dunque esemplare in tutti i sensi deve essere la vostra, diletti figli, perchè la cooperazione, a cui siete votati, non sia una lustra, ma renda frutti di bene, qualunque voglia essere il campo sul quale è chiamata ad applicarsi. La forza irresistibile di ogni genere di apostolato cristiano è la pietà, di cui ha detto San Paolo che « è utile a tutto, ed ha la promessa della vita presente e della futura » (1 Tim. 4-8).
La pietà è essa stessa il primo, il grande apostolato nella Chiesa di Gesù Cristo; e chi pretendesse, in omaggio alla attività esteriore, di ridurne il culto o di averla in minore considerazione, mostrerebbe scarsa o nessuna intelligenza della essenza del Cristianesimo, del suo nucleo sostanziale, che è l'unione dell'anima con Dio nell'amore fattivo e ubbidiente.
Insistiamo su questo grave affare, cari Cooperatori e Cooperatrici, a finchè non vi sfugga, sia anzi continuamente presente al vostro spirito, la chiave del felice successo nella vostra attività di validi fiancheggiatori nello schieramento della Gerarchia cattolica. Vi hanno chiamato - e siete in realtà -- Terz'Ordine salesiano, a quel modo che hanno i loro Terziari altri istituti e Ordini religiosi, con la differenza che in questi è messo in maggior evidenza l'elemento pietà, in voi, il fattore carità. Ora, come il pericolo dei primi è che, accanto all'elemento principe, la preghiera, essi non lascino sufficiente campo all'azione, il pericolo vostro è, al contrario, che l'azione spenga la fiamma dell'orazione, e mancando questa, l'azione senza anima sia esposta ai capricci delle passioni e al processo di dissolvimento.
Pensate pertanto, diletti figli, come l'urgenza stessa del vostro molteplice lavoro, oggi, diremmo quasi, angosciosamente richiesto dalla Chiesa, vi obbliga alla più gelosa cura della vostra vita interiore; di quella vita, cioè, a cui ben provvide la sapienza del Santo dell'azione, dettando a voi, non meno che alla sua duplice famiglia dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, una Regola di vita spirituale, ordinata a formarvi, pur senza la vita comune, alla religiosità interna ed esterna di chi seriamente fa stia, nel suo mondo familiare e sociale, l'opera, di tutte la più eccelsa, della perfezione cristiana.
A questo punto, lasciate, diletti figli, che il Nostro paterno spirito, consapevole della sua tremenda vicaria missione, s'innalzi, con la speranza che non confonde, alla contemplazione di una società - disseminata in tutte le sue classi, professioni, impieghi, mestieri, - di uomini e di donne che l'ideale salesiano attuino appieno, con fede, costanza, amore, in mezzo al mondo dei distratti, dei superficiali, dei deboli, degli scandalosi d'ogni nome. « Sale della terra » che penetri con l'ardore della fede vissuta in tutti i meandri della famiglia e del consorzio civile, questo ideale, a fermato con la forza della mansuetudine evangelica, che nulla cerca, nulla teme dagli uomini e dalle cose, di quale magnifica, se pur lenta, trasformazione di cuori non sarà, a lungo andare, capace!
E voi, Cooperatori e Cooperatrici della grande complessa opera salesiana, che, nella data giubilare della vostra fondazione, riandate le origini e la storia di così fecondo movimento, voi più che altri, pur benedicendo il Signore del gran bene compiuto per vostro mezzo, oggi dovete ricordare sopra tutto le vostre responsabilità e l'impegno che vi lega al cospetto di Dio e degli uomini per collaborare allo stabilimento e alla diffusione del Regno di Dio sulla terra.
Grati Noi stessi e lieti del bene che seminate e dei frutti che raccogliete, tutti i Nostri voti in questa fausta circostanza sono per il maggiore incremento della vostra Pia Unione nel numero e nel fervore. A questo fine imploriamo su di essa la più larga effusione della divina Grazia. E mentre chiediamo al Signore che lo zelo attivo dei Cooperatori e delle Cooperatrici non perda mai nulla del suo vigore, e la vostra istituzione sotto gli auspici di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco sia fiorente in ogni tempo di opere e di spirito, impartiamo di gran cuore ai suoi Dirigenti, ai suoi membri, a tutte le sue sante imprese l'Apostolica Benedizione.
Prima giornata
SESSIONE DEL MATTINO
Il grande Convegno Romano dei Cooperatori salesiani ebbe inizio nella basilica di S. Pietro, il giorno 11 settembre alle ore 9.
Dopo una breve adorazione all'altare del Santissimo Sacramento e il canto del Credo a quello della Confessione, i Cooperatori si volsero alla statua di Don Bosco e recitarono la preghiera al Santo; quindi sfilarono cantando il Magnificat all'altare del Beato Pio X, dove il nuovo Rettor Maggiore, Rev.mo Don Renato Ziggiotti, celebrò in onore del più illustre dei Cooperatori salesiani. Servirono la Santa Messa due dei più affezionati Cooperatori, gli ex allievi Grand'Uff. Arturo Poesio, Presidente Internazionale, e S. E. Gaetano Pulvirenti, v. primo Avvocato generale on. dello Stato. Con i Vescovi Salesiani assistettero anche gli Ecc.mi Mons. Rizzo, Arciv. di Rossano Calabro; Mons. Bertazzoni, Arciv. di Potenza; Mons. Bartolomasi, Arciv. tit. di Petra; Mons. Petroni, Vescovo di Melfi, Rapolla, Venosa; e Mons. Orlando, Vescovo di San Severo.
Quella stessa mattina quattro Vescovi salesiani, le LL. EE. i Monsignori Arduino, Emanuel, Lucato e Rotolo, avevano già offerto il Divin Sacrificio nelle basiliche di S. Lorenzo fuori le mura, di S. Giovanni in Laterano e nelle Sante Grotte Vaticane, in suffragio dei Sommi Pontefici Pio IX, Leone XIII, Benedetto XV e Pio XI, quale atto di filiale riconoscenza ai vari Papi che hanno autorevolmente approvato e incoraggiato la Pia Unione.
Un improvviso rovescio di pioggia impedì la sfilata per la Via della Conciliazione. Favoriti dai pullmans e dalle macchine private, i congressisti si recarono a Palazzo Pio, prendendo posto nella vastissima sala dell'Auditorium, dove fu aperto il Convegno sotto la presidenza del nostro Cardinale Protettore, Em.mo Benedetto Aloisi Masella, cui facevano corona numerosi Arcivescovi e Vescovi, membri del Corpo diplomatico e altre personalità ecclesiastiche e civili.
Prolusione del Cardinal Protettore.
Inaugurò i lavori lo stesso Eminentissimo Porporato, il quale si disse lieto di aprire il Convegno non solo per la sua qualità di protettore della Società Salesiana, che lo lega profondamente ai Figli di San Giovanni Bosco, alle loro benefiche imprese, ed alle gloriose ricorrenze della loro storia più che centenaria, ma per la sua condizione di Cooperatore salesiano.
Il 22 marzo 1923, a Santiago del Cile, dov'era Nunzio Apostolico, dalla santa e cara memoria di Don Luigi Nai egli riceveva infatti il diploma di Cooperatore. Coi suoi occhi aveva potuto ammirare nelle terre magellaniche, agli estremi confini del continente americano, i prodigi dell'azione e della cooperazione salesiana, in mezzo a popolazioni civili abbandonate, e tra aborigeni da poco venuti alla luce della Fede.
Gli orizzonti si dilatarono, quando dal Cile Egli passò in Brasile. Impiantatavi da quell'intrepido ed eroico missionario che fu Mons. Luigi Lasagna, l'Opera Salesiana in Brasile non fioriva unicamente nelle città costiere, ma era penetrata nelle selve del Mato Grosso, ed aveva risalito l'impetuosa corrente del fiume delle Amazzoni, spingendosi fin quasi alle sorgenti. Ed è così - ha aggiunto l'Em.mo Oratore -- che io amai e apprezzai sempre più l'azione salesiana, e la cooperazione da cui è sostenuta e resa più efficace.
Lo spirito, infatti, dell'Unione, trasfusole da San Giovanni Bosco, è fondamentalmente spirito di apostolato dei laici, in unione, ampliamento e sostegno dell'apostolato cristiano, sociale, educativo e missionario della Società Salesiana, che sull'esempio del suo padre e maestro vuol essere tra le forze più operanti in seno alla Chiesa.
Coronando il Congresso Mondiale dell'Apostolato dei laici, il Santo Padre Pio XII nell'autunno dello scorso anno ebbe a dire che l'apporto dei laici all'apostolato sacerdotale è di «una necessità indispensabile ». Indispensabile - e si vorrebbe dire in maniera specialissima - è pure l'apostolato dei Cooperatori Salesiani, per « rimuovere o almeno mitigare - diceva già Don Bosco nel 1876, all'inizio dell'Unione - quei mali, che mettono a repentaglio il buon costume della crescente gioventù, nelle cui mani stanno i destini della civile società».
Cooperatori e Cooperatrici - ha concluso il Card. Aloisi Masella - ecco il programma dell'Unione, che uscirà rinnovato e rinsaldato dalla presente celebrazione romana: aiutare e sostenere i figli di San Giovanni Bosco alla cristiana salvezza della gioventù. La benedizione di Dio e di Maria SS.ma Ausiliatrice renda fecondo il nostro convegno.
La benedizione del Santo Padre.
Dopo le applaudite parole del Porporato, il segretario generale del convegno, Don Favini, ha dato lettura del seguente messaggio che l'Augusto Pontefice, tramite l'Ecc.mo Sostituto della Segreteria di Stato, Mons. G. B. Montini, ha fatto pervenire ai Cooperatori:
"Alla benemerita Unione dei Cooperatori Salesiani che nel fausto 75° anniversario si stringe intorno al Vicario di Gesù Cristo, ricca di numero, di fede, di vitalità, e nel nome di S. Giovanni Bosco riafferma il suo programma di generosa beneficenza e di coraggioso apostolato, l'Augusto Pontefice dà il suo paterno benvenuto, e rinnovando voti e speranze perchè le energie sempre rinascenti della provvidenziale istituzione siano nella Chiesa valido sussidio all'auspicato rinnovamento cristiano, imparte di cuore a tutti i Cooperatori e Cooperatrici, all'intera Società Salesiana e all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice l'implorata Benedizione Apostolica".
1° TEMA
Cooperazione alle Opere Salesiane.
L'on. Jervolino tenne quindi il primo discorso sul tema Cooperazione alle Opere Salesiane. Dopo aver accennato all'universalità del Convegno, che si svolge a meno di un anno di distanza da quello dell'apostolato dei laici, e si propone non tanto un bilancio dell'opera, quanto uno slancio più grande diretto a realizzare sempre meglio l'ideale di Don Bosco, l'oratore ha riassunto le linee direttive dell'azione attuale, che rimangono sempre quelle della prima ora: la salvezza della gioventù, innanzi tutto (educarla con una solida pietà, con una conoscenza sempre più completa e profonda della dottrina cattolica, con una vita sempre più pura; con una devozione pronta, filiale, generosa verso la Chiesa e il Romano Pontefice); la difesa della Fede nel popolo (per combattere le minacce contro la Fede: la cattiveria dei pochi e l'ignoranza dei moltissimi, ecco le norme di condotta: vincere malum in bono, l'istruzione religiosa e l'apologetica, che debbono essere adeguate alle esigenze della mente, la quale si sviluppa con l'età); la convinzione che la questione sociale è questione soprattutto di carità (così operando si potranno riconquistare le classi lavoratrici ancora lontane dalla Chiesa, e rendere evidente ch'essa, per aver vivo il senso della dignità umana, non può non volere l'elevazione dei lavoratori); la diffusione della buona stampa, la vera arma, la super-arma del bene e del male, dal volantino al volume; il problema delle vocazioni (se Giovanni Bosco non avesse trovato nella mamma la guida, in Don Giuseppe Calosso il primo consigliere e in tante caritatevoli persone i sussidi per continuare gli studi, non sarebbe stata fondata la grande famiglia dei Cooperatori salesiani e non si avrebbe questo congresso internazionale ch'è apoteosi di fede); e, infine, in un momento in cui persecuzioni crudelissime colpiscono i missionari, ai quali si nega di attuare numerose opere di bontà cristiana ed umana, raccogliere, se non di fatto, almeno spiritualmente, l'appello rivolto dal Vicario di Cristo con l'enciclica Evangelii praecones.
Nel suo testamento, ha soggiunto l'oratore, Don Bosco ricorda la larga collaborazione avuta dai Cooperatori per l'affermazione, lo sviluppo, il potenziamento delle numerose opere di cui fu geniale e provvidenziale Fondatore. Tutti i Rettori Maggiori (dal mite ed operoso Don Rua all'infaticabile Don Ricaldone) hanno esaltato i Cooperatori facendo risalire agli stessi il maggior merito dell'apostolato compiuto dai figli di Don Bosco e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice.
« Noi Cooperatori - anzitutto - dobbiamo riconoscere che questo rigoglio di attività varie, così aderenti alla vita presente è stato suscitato da Dio, che si è servito della Società Salesiana come uno degli strumenti apostolici più idonei per penetrare nel mondo moderno. Secondariamente dobbiamo accogliere questo elogio come testimonianza di merito resa a quei numerosi Cooperatori, che seppero corrispondere alla fiducia in loro riposta. In terzo luogo l'elogio deve essere per noi impegno decisivo perchè la nostra collaborazione sia uno slancio di conquista delle anime, che è di estrema importanza nell'ora che attraversiamo ».
Il mondo sarà di quelli che l'avranno conquistato per i primi. E Don Bosco rivendica per i suoi figli e per i suoi Cooperatori questo primato, che si raggiunge soddisfacendo la fame e la sete di «giustizia e fraternità» dei popoli. Così li potremo ricondurre a Dio.
Perche la cooperazione alle Opere Salesiane sia proficua e duratura, ciascun Cooperatore al termine di questo Congresso - deve farsi la domanda che si poneva S. Paolo sulla strada di Damasco: « Signore, che vuoi che io faccia ? ».
Sostenere le braccia dei Salesiani, che sono elevate per la preghiera, che sono sempre distese per operare il bene nella vita del tempo e soprattutto per la vita ultraterrena. Questa è la vera ed apostolica cooperazione alle Opere Salesiane. Voglia Don Bosco - ha concluso l'On. Jervolino che si realizzi sempre più ciò che proferiva nel 1886: « L'opera dei Cooperatori Salesiani si dilaterà in tutti i paesi, si diffonderà in tutta la Cristianità. Verrà un tempo in cui il nome di Cooperatore vorrà dire: vero Cristiano». Molto di questo voto-profezia si è avverato. Moltissimo sta avverandosi, deve avverarsi. Ne è garante la Madre di tutta la famiglia cristiana, Maria Santissima Ausiliatrice.
S. E. l'On. Mario Cingolani con la sua smagliante eloquenza, a questo punto reca ai Cooperatori e alle Cooperatrici di tutto il mondo il salato fraterno dei Cooperatori di Roma, della grande Roma dei Papi e dei più solenni eventi della cristianità e insieme della piccola Roma degli umili figli del popolo, a cui Don Bosco estese la sua benefica opera sotto il materno sorriso della Vergine, Salute del Popolo Romano, divenuta attraverso il progressivo sviluppo dell'apostolato salesiano Santa Maria Liberatrice al Testaccio e Maria SS. Ausiliatrice nel popolare quartiere tusculano.
2° TEMA
Il sistema educativo di Don Bosco.
Secondo relatore, attentamente seguito con i più vivi consensi dell'uditorio, è stato S. E. l'On. Sen. Ing. Modesto Panetti, Accademico Pontificio, il quale svolse il tema Il sistema educativo di Don Bosco. Dopo aver ricordato che la pedagogia del Santo si riassume in questa formula fondamentale: avvicinare l'educatore al giovane, farne il confidente, l'amico, per assisterlo come si assiste un figlio o un fratello minore nella formazione della sua personalità spirituale, e proteggerlo dalle deviazioni pericolose della sua coscienza, ha illustrato in sintesi gli aspetti del sistema educativo: l'educazione preventiva per
l'osservanza della legge morale, gli errori dell'educazione spontanea, la correzione amorevole e la sanzione punitiva, la formazione spirituale dell'educatore, lo studio del carattere dell'educando, il compito fondamentale della religione, la collaborazione della famiglia.
Impressionò soprattutto l'insistenza dell'Oratore sulla necessità di basare tutta l'opera educativa sulla Grazia e sulla preparazione spirituale dell'educatore, che nel concetto di Don Bosco deve essere una persona fornita di sode virtù, tutta dedita ai suoi educandi, pronta ad affrontare ogni disagio per conseguire il suo fine, che è la morale, civile e scientifica educazione dei giovani. Solo così - disse - è possibile attuare il sistema educativo di Don Bosco, che è fondato sulla ragione, sulla Religione e sull'amorevolezza ed è praticato in un'atmosfera di carità e di serena letizia, nell'esercizio delle virtù in ascesa costante verso la santità.
Quanto, poi, al campo di azione dei Cooperatori Salesiani, l'illustre Docente universitario non ha celato le sue preoccupazioni per le crisi spirituali di tanti giovani, le quali, se possono incitare animi forti al superamento delle difficoltà, espongono i deboli a facili traviamenti, e ha formulato l'augurio che sia gl'intervenuti che gli assenti, possano sempre più concorrere a diffondere lo spirito cristiano in tutte le scuole e gl'istituti educativi, non escluse le università, dove il distacco spirituale è ordinariamente troppo accentuato.
Pensiamo soprattutto, ha concluso, all'elevazione del mondo operaio, perchè i giovani artigiani, i figli degli operai, vengano educati col sistema di Don Bosco, che ebbe come primo campo sperimentale proprio la classe alla quale appartengono i figli del popolo.
Non era S. Giovanni Bosco il semplice educatore, ha concluso il Sen. Panetti, era il « Padre e Maestro dei giovani», come lo esalta la Chiesa nella Liturgia; era il precursore dei tempi nostri.
Segui il saluto degli Ex allievi salesiani, bene interpretato dal loro Presidente internazionale Grand' Uff. Arturo Poesio il quale, dopo di aver detto che parlava a nome della falange degli
Ex allievi sparsi in 44 nazioni diverse, dichiarava che essi coglievano con gioia quella solenne occasione per rendere pubbliche grazie ai Cooperatori, per merito dei quali essi avevano potuto beneficiare dell'educazione salesiana.
Aggiungeva che gli Ex allievi intendevano attuare la loro riconoscenza ponendo tra le principali attività dell'organizzazione l'incremento della provvidenziale Pia Unione dei Cooperatori, anche in ossequio alle Direttive del santo Fondatore, espresse chiaramente in un convegno di Ex allievi del 1886.
3° TEMA
Cooperazione all'Apostolato Universale della, Chiesa.
La terza relazione sul tema Cooperazione all'Apostolato universale della Chiesa fu tenuta dall'On. Sen. Domenico Magrì, Sindaco di Catania.
Dopo una brillante e ben nutrita sintesi dei duemila anni di lotte e di vittorie della Chiesa, di questa Madre di Santi - disse - posta dal suo Divin Fondatore sulla terra come segno di contraddizione, spartiacque eccelso fra il male e il bene, milizia impegnata in una battaglia sempre vittoriosa e sempre risorgente, contro nemici sempre nuovi e sempre uguali, entrò in argomento dichiarando che San Giovanni Bosco con l'esercito dei suoi figli e dei suoi Cooperatori brilla nel firmamento della Chiesa vittoriosa come stella di prima grandezza.
Vissuto agl'inizi di quella tremenda crisi dell'umanità, di cui forse noi siamo al culmine, Don Bosco, con l'intuizione del genio, ne presagì gli sviluppi e volle prevenirne, per quanto era in lui, le funeste conseguenze. Egli infatti avvertiva chiaramente che i tempi nuovi esigevano mezzi nuovi di apostolato e che il numero dei sacerdoti sarebbe divenuto inadeguato ai bisogni crescenti; presentiva che si venivano determinando situazioni, nelle quali al sacerdote sarebbe riuscito difficilissimo svolgere un'opera di penetrazione, sicchè si sarebbe imposta la necessità di agili e bene attrezzate pattuglie di avanguardia. Perciò, collegandosi alla genialità di Francesco d'Assisi, pensò ad un terz'ordine che fosse più adatto alle esigenze dei tempi, sicchè se gli antichi terzi ordini si proponevano la perfezione nell'esercizio della pietà, la nuova associazione avesse per fine la propria santificazione nell'esercizio della carità.
Il facondo Oratore passava quindi a definire, sulla scorta di chiare citazioni di Don Bosco, l'oggetto, le vie, i mezzi dell'apostolato dei Cooperatori salesiani, che sono: l'educazione della gioventù povera e pericolante, gli oratori festivi, i catechismi, la beneficenza, la buona stampa, la cura delle vocazioni, le missioni cattoliche. Il tutto sintetizzato nelle parole pronunciate da Don Bosco nel giugno 1883: « A noi non importa ricever cento lire di più o di meno, ma conseguire la gloria di Dio».
Carattere inconfondibile di questo apostolato, come di tutta l'opera di Don Bosco, è la profonda devozione e obbedienza al Sommo Pontefice e alle direttive della gerarchia ecclesiastica, rappresentata dai Vescovi e dai Parroci. Ond'è che il decreto de tuto per la sua canonizzazione ha definito la Pia Unione dei Cooperatori un'unione di fedeli, in massima parte laici che, animati dallo spirito della Società Salesiana e al pari di essa pronti ad ogni opera di bene, hanno per iscopo di portare, secondo le circostanze, valido aiuto ai parroci, ai vescovi e allo stesso Sommo Pontefice.
La storia di quasi un secolo - conchiudeva il Prof. Magrì - ha dimostrato che dalla falange dei Cooperatori Salesiani sono usciti cattolici esemplari, di pietà e di azione, che hanno portato il loro valido contributo, col fervore e il senso di attualità proprio dello spirito di Don Bosco, in tutte le branchie dell'apostolato, dall'Azione Cattolica alle varie associazioni caritative, alle società culturali, assistenziali e sindacali. Ed ebbero a tempo anche quella coscienza politica che deve ormai formarsi in ogni cattolico, dacchè le sorti delle nazioni e dei paesi sono affidate non più a organismi privilegiati, ma alle masse popolari. Don Bosco infatti fu dei primi a rimproverare ai cattolici l'assenteismo nelle vicende organizzative della vita nazionale e a inculcare strenuamente la presenza attiva in tutti i campi.
I Cooperatori Salesiani, quindi, col senso di responsabilità che scaturisce dal pensiero di una missione che ha proporzioni storiche e riflessi di eternità, s'impegnano solennemente non solo a dare il loro apporto di aiuti e di preghiere all'opera di apostolato che la Società Salesiana prosegue nel mondo, ma a svolgere opera diretta di apostolato ovunque ci sia da giovare, materialmente o spiritualmente, alla gioventù bisognosa e alle classi più diseredate del popolo, che furono sempre l'oggetto delle più amorose sollecitudini apostoliche di San Giovanni Bosco.
Dopo l'applaudita relazione del Sen. Magri, il regolatore del Convegno Don Favini fece all'assemblea alcune comunicazioni, e suscitò entusiastici applausi quando disse che il Santo Padre si era degnato di far conoscere il suo augusto pensiero circa l'udienza, dichiarandosi disposto a recarsi lui a Roma, qualora il maltempo non avesse permesso di andare a Castel Gandolfo.
Quindi l'Avv. Comm. Vittorino Veronese rivolse all'assemblea il saluto del Comitato Internazionale dell'Apostolato dei Laici, dichiarando di voler ren dere ai Cooperatori Salesiani di tutto il mondo solenne testimonianza di ammirazione e gratitudine per quanto hanno realizzato nel campo dell'apostolato laico. Mi è particolarmente caro - disse - in questo Auditorium che un anno fa vide il grande Congresso dell'Apostolato dei Laici, salutare un altro grande Congresso di apostoli laici nel mondo: i Cooperatori di Don Bosco. E mi permetto di sottolinearne la caratteristica più saliente: la serenità del volto, il sorriso aperto e soprattutto quella comprensione che Don Bosco ebbe sempre, pur mantenendosi superiore allo spirito di parte. Questa serenità salesiana in ogni tempo ha ottenuto ottimi frutti.
Riferendosi quindi al travaglio del mondo operaio, l'Avv. Veronese ricordava che Don Bosco si era avvicinato ai lavoratori con cuore di padre e anima di operaio e invitava i Cooperatori a mantenere quel senso di vicinanza e di comprensione delle necessità del mondo lavoratore, che apre la via ad un apostolato in profondità.
Terminava rivolgendo ai Cooperatori dell'estero il saluto in francese, spagnolo, inglese, tedesco, latino.
Calorosi, ripetuti applausi dissero agli illustri Oratori l'ammirazione e la gratitudine dell'assemblea, che Sua Eminenza il Card. Aloisi Masella sciolse con la devota recita dell'Angelus.
inTeRmezzo
Alle 13,30 gli Em.mi Signori Cardinali Micara e Aloisi Masella, gli Ecc.mi Vescovi partecipanti al Convegno, gli Oratori, gli Ispettori e i Delegati Ispettoriali, accolsero l'invito del Rettor Maggiore prendendo parte a un familiare banchetto all'Ospizio Sacro Cuore di via Marsala.
Al levar delle mense parlò il Rev.mo Don Ziggiotti porgendo alle Loro Eminenze, Eccellenze e illustri personalità presenti, un devoto ringraziamento e dichiarando che, come i nostri amati Cooperatori ci aiutano e sorreggono nel nostro apostolato, così noi intendiamo di metterci a loro disposizione per cooperare con essi alla missione di bene che compiono nella Chiesa e nella società.
Rispose l'Em.mo Cardinale Vicario dicendosi lieto di interpretare anche i sentimenti di Sua Eminenza il Card. Aloisi Masella e di tutti i Cooperatori nel porgere al nuovo Rettor Maggiore fervidi auguri per il suo Rettorato, per il Convegno romano e per la vasta opera dei Cooperatori salesiani nel mondo. Le nobili e cordialissime espressioni di Sua Eminenza suscitarono ripetuti e prolungati applausi.
Un gruppo fotografico nel cortile dell'Ospizio fissò il ricordo della indimenticabile giornata.
SESSIONE POMERIDIANA
Nel pomeriggio i Cooperatori italiani insieme con i dirigenti e le delegazioni dall'Argentina, Austria, Belgio, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Egitto e vicino Oriente, Francia, Giappone, Germania, India, Inghilterra, Messico, Olanda, Paraguay, Perù, Siam, Spagna, Svizzera, Uruguay, Venezuela e alcuni profughi della Cecoslovacchia, Cina, Iugoslavia, Lituania, Ungheria, tornarono all'Auditorium di palazzo Pio per assistere alla commemorazione ufficiale del 75° della Pia Unione e del Bollettino Salesiano.
Nei posti d'onore erano: l'Em.mo Card. Clemente Micara, Vescovo di Velletri, Sotto Decano del Sacro Collegio, Pro-Prefetto della S. Congregazione dei Riti, Vicario di Sua Santità; l'umano Card. Giuseppe Pizzardo, Vescovo di Albano, Segretario della Suprema S. Congregazione del Santo Uffizio, Prefetto della S. Congregazione dei Seminari e degli Studi; l'Em.mo Card. Benedetto Aloisi Masella, Vescovo di Palestrina, Arciprete della Patriarcale Arcibasilica Lateranense, Pro-Prefetto della Sacra Congregazione della disciplina dei Sacramenti, Protettore della Società Salesiana; le LL. EE. Rev.me: Mons. Giovanni Battista Montini, Sostituto della Segreteria di Stato per gli Affari Straordinari e Segretario della Cifra; Mons. Alfonso Carinci, Arciv. tit. di Seleucia di Isauria, Segretario della S. Congregazione dei Riti; Mons. Valerio Valeri, Arciv. tit. di Efeso, Assessore della S. Congregazione per la Chiesa Orientale; Mons. Beniamino Nardone, Segretario della S. Congregazione Cerimoniale; Mons. Francesco Bracci, Segretario della S. Congregazione della disciplina dei Sacramenti; Mons. Marcellino Olaechea, Arciv. di Valenza nella Spagna, salesiano; Mons. Giovanni Rizzo, Arciv. di Rossano Calabro; Mons. Emanuele Mendes, Arciv. di Evora (Portogallo); Mons. Norberto Perini, Arciv. di Fermo; Mons. Angelo Bartolomasi, Arciv. tit. di Petra di Palestina; Mons. Bertazzoni, Arcivescovo di Potenza; gli Ecc.mi Vescovi: Mons. Giuseppe Angrisani, Vescovo di Casale; Mons. Emanuel, tit. di Ezani, salesiano; Mons. Lucato, di Isernia e Venafro, salesiano; Mons. Francesco Minerva, di Lecce; Mons. Salvatore Rotolo, di Altamura e Acquaviva, salesiano; Mons. Francesco Orlando, di S. Severo; Mons. Arduino, di Shiu Chow (Cina), salesiano; Mons. Domenico Petroni, di Melfi, Rapolla e Venosa; Mons. Biagio Budelacci, Ausiliare di Frascati; Mons. Pietro Severi, Suffraganeo di Palestrina; Mons. Giovanni Bucko, Visitatore Apostolico dei fedeli Ruteni residenti nell'Europa Occidentale; Mons. Nicola Canino, Vescovo tit. di Aureliopoli di Asia; distinti Prelati fra cui l'Ill.mo e Rev.mo Mons. Quirino Paganuzzi, Segretario Aggiunto Maestro di Camera di S. S.; gli Ambasciatori del Canadà, dell'Uruguay, del Venezuela, Consiglieri dell'Ambasciata Argentina e Cilena presso la S. Sede ed altri diplomatici; il Rettor Maggiore dei Salesiani, Rev.mo Don Ziggiotti, accompagnato dal Prefetto Generale Don Fedrigotti, dall'Economo Generale Don Giraudi, dai Consiglieri Don Serié e Don Bellido, dalla Procura di Roma, da numerosi Ispettori d'Italia e dell'Estero; il Prefetto di Roma dott. Antonucci; il Sindaco ing. Rebecchini; i Sottosegretari Bubbio, Carcaterra, Castelli e Mattarella; l'avv. Veronese, i Sen. Cingolani, Magri, Menghi, Panetti e Restagno e altri; gli onorevoli Jervolino e Notarianni; il v. primo Avvocato generale on. dello Stato, S. E. il prof. Pulvirenti, il dott. Maltarello, Presidente Centrale degli Uomini di A. C.; il dott. Ernesto Talentino, Vice Presidente Generale Gioventù di A. C.; il Sindaco di Frascati; Superiori generali e Procuratori di Ordini e Congregazioni religiose; vari Direttori Diocesani e numerosi Decurioni da ogni parte d'Italia; il Presidente Internazionale degli Ex allievi Grand'Uff. Arturo Poesio con i Presidenti regionali d'Italia; la Rev.ma Madre Angela Vespa, accompagnata dall'Ispettrice di Roma, inviata dalla Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice a rappresentare il Consiglio Generalizio.
Facevano gli onori l'Ispettore delle Case Salesiane del Lazio, Don Oldani, il Pro-Procuratore Generale Don Marcoaldi, il Direttore dei Salesiani addetti alla Poliglotta Vaticana Don Fedel, i Direttori degl'Istituti Sacro Cuore, Pio XI, San Callisto e San Tarcisio, i Parroci del Sacro Cuore e di Maria Ausiliatrice, gli Incaricati Ispettoriali Don Massa e Don Valentini con Don Castano, Don De Bonis, Don Bianchini, Don Gallenca, Don Villani.
Perfetto il servizio di trasmissione contemporanea dei vari discorsi in francese, spagnolo, inglese e tedesco a favore delle delegazioni estere, grazie al modernissimo impianto radiofonico che mise a disposizione cento cuffie.
Adesioni.
La sessione fu aperta dal Segretario Generale della Pia Unione, Regolatore del Convegno, che diede comunicazione delle adesioni pervenute fino allora.
Ricordiamo quelle degli Em.mi Sig. Cardinali Tedeschini, Schuster, Fumasoni Biondi, Fossati, Dalla Costa, Ruffini, Mercati, Bruno; degli Ecc.mi Arcivescovi di Bari, Brindisi, Ferrara, Gaeta, Lanciano, Manfredonia, Modena, Otranto, Taranto, Trento, Udine; di S. E. Mons. Castaldo, Amm. Ap. di Napoli, e di S. E. Mons. Tonetti, Arc. Coadiutore di Messina; degli Ecc.mi Arcivescovi Salesiani Mons. Piani, Delegato Apostolico al Messico, Mons. Mathias, Arcivescovo di Madras, Mons. Pittini, Arcivescovo di Santo Domingo, Mons. Guerra, Arcivescovo Titolare di Verissa; delle LL. EE. i Vescovi di Acqui, Asti, Alba, Alessandria, Ascoli Satriano e Cerignola, Bovino, Campobasso, Carpi, Cesena, Comacchio, Como, Concordia, Conversano, Fiesole, Gravina, Guastalla, Imola, Lucera, Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, Mileto, Mondovì, Nola, Pavia, Pinerolo, Reggio Emilia, S. Marco e Bisignano, S. Severino Marche, S. Severo, Susa, Trapani, Treviso, Trieste, Ugento; degli Ecc.mi Mons. Van Lierde, Sacrista e Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, Mons. Pinardi, Titolare di Eudossiade, Direttore Diocesano di Torino, Mons. Borromeo, Vicario Cap. di Lodi, Mons. Bosetti, Ausiliare di Brescia, Mons. Motolese, Ausiliare di Taranto.
Inviarono fervidi telegrammi e. messaggi augurali: l'On. Attilio Piccioni, Vice Presidente del Consiglio; l'On. Ezio Vanoni, Ministro delle Finanze; l'On. Antonio Segni, Ministro della Pubblica Istruzione; il Sen. Salvatore Aldisio, Ministro dei Lavori Pubblici; il Sen. Paolo Cappa, Ministro della Marina Mercantile; l'On. Giulio Andreotti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; l'On. Giorgio Tupini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; il Sen. Carlo Vischia, Sottosegretario alla Pubblica Istruzione; l'On. Giuseppe Brusasca, Sottosegretario per l'Africa Italiana; l'On. Guido Gonella, Segretario Generale della D. C.; il Grand' Uff. Eugenio Anzillotti, Direzione Generale Commercio Estero; l'Ing. Emilio Granone, Segretario particolare del Ministro dei Lavori Pubblici; il Sindaco di Firenze, On. Prof. Giorgio La Pira; i Baroni Corni; il Conte Grand'Uff. Mario Geronazzo; ed altre distinte personalità del clero e del laicato.
Dall'estero pervennero al Convegno nobili cablogrammi dalle Unioni Cooperatori delle Repubbliche dell'America del Sud.
Altre adesioni giunsero a Torino nei giorni seguenti. I Direttori Diocesani, i Decurioni e i Delegati salesiani intervenuti portarono a voce quelle dei rispettivi Arcivescovi e Vescovi.
Rappresentanze.
Particolare interesse suscitarono le rappresentanze estere, alle quali fu concesso di parlare qualche minuto.
Don Strasser, Direttore del Bollettino Salesiano tedesco, interpretò i sentimenti dei 40.000 Cooperatori riorganizzati dopo la guerra, in pieno fervore di ricostruzione nello spirito di Don Bosco
Don Auffray parlò a nome di tutti i Cooperatori di lingua francese, caldeggiando la proposta di corsi annuali di Esercizi Spirituali riservati ai Cooperatori Salesiani e facendo voti che tutti i Cooperatori del mondo si uniscano a lavorare per la pace romana.
Un cooperatore lituano portò il saluto di tutti i Cooperatori lituani, di cui molti sono dispersi nei paesi liberi e molti soffrono nei paesi oppressi.
Don Klein, direttore del Bollettino Salesiano olandese, portò, col saluto, la lieta notizia che i Cooperatori olandesi in pochi anni sono giunti a 26.000 e crescono rapidamente suscitando ovunque, appena conosciuti, ammirazione, entusiasmo e adesioni.
Il Capo della delegazione inglese parlò a nome dell'Inghilterra, dell'Irlanda e del Sud Africa e assicurò i Congressisti che Don Bosco anche nella più vasta Ispettoria del mondo è accolto come l'Apostolo suscitato da Dio per i nostri tempi.
Un salesiano slovacco, giunto in quei giorni da oltre cortina di ferro, comunicò i saluti di quegli eroici Cooperatori, che l'assemblea accolse con interminabili applausi; e suscitò un fremito d'incontenibile commozione quando fece un rapido quadro della situazione attuale dei Cattolici nella Cecoslovacchia.
La commozione crebbe quando un Cooperatore laico, ex allievo della casa di Frystak, salì sul palco e disse che quando, ragazzo, dal suo Direttore aveva udito narrare il sogno nel quale Don Bosco aveva visto la nave della Chiesa assalita dalle navi nemiche, aveva pensato a bufere fantastiche e irreali; ora invece aveva visto con i suoi occhi l'avveramento della visione e non nella Cecoslovacchia soltanto. « E noi - continuò con accento vibrato - quando possiamo vedere lo sviluppo miracoloso dei Salesiani nel mondo libero, esultiamo ; e col nostro sangue, con le nostre lacrime e con le nostre sofferenze vogliamo contribuire al progresso dell'opera provvidenziale di Don Bosco in tutto il mondo ».
A questo punto l'assemblea si leva plaudente a salutare l'ingresso degli Em.mi Cardinali Micara, Pizzardo e Masella e di altre Autorità, mentre la schola cantorum del « Borgo Ragazzi Don Bosco» intona le acclamationes.
Il Regolatore dà subito la parola al Sindaco di Torino, avv. Amedeo Peyron, cui è stato riservato l'onore della commemorazione ufficiale del Giubileo della Pia Unione e del Bollettino Salesiano. La presenza del primo cittadino di Torino ha riportato con più spontaneo avvicinamento il pensiero dei congressisti ai primi Cooperatori di Don Bosco, ai tempi eroici in cui l'Opera Salesiana sorse a Valdocco. E nel ringraziare per il delicato pensiero, l'Oratore ha detto che si è consentito in tal modo alla capitale piemontese, nella persona del suo primo magistrato che « per quanto indegnamente può lusingarsi di rappresentarne tutte le classi sociali », di rendere un omaggio di riconoscenza a colui che tanto amorosamente operò tra i suoi figli, e che allargando a tutto il mondo la propria missione, rese più cara a tanti altri giovani il nome della città che sente la fierezza di aver visto e assecondato il primo generoso esperimento religioso e sociale del Santo.
Fare la storia dei Cooperatori Salesiani, ha premesso l'avv. Peyron, significa fare anche, almeno in parte, la storia della Chiesa in uno degli aspetti più caratteristici del nostro tempo, ch'è tutto un rinnovarsi di attività da parte del laicato cattolico, e che per merito di queste nuove forze schierate attorno al Papato, vede il rinnovarsi della Fede in tutti gli aspetti della cristianità. Mentre con tutte le risorse si cercava di staccare i laici dalla gerarchia ecclesiastica per organizzarli in forme di vita assenti da ogni spirito religioso, fondando l'Unione dei Cooperatori Salesiani Don Bosco poneva un precedente che valicava di gran lunga l'interesse immediato della sua Congregazione e rispondeva a ben altri aneliti che a quelli del suo cuore ansioso delle sorti della gioventù. Precisamente in quegli anni la Chiesa si rivolgeva con fiducia ai laici, e mostrava di contare su di loro per un cómpito cui erano ormai impari le possibilità dei sacerdoti, e organizzando l'apostolato dei laici secondo le direttive imposte dai tempi ai responsabili del regno di Dio, risorgeva a un novello splendore di fede proprio attraverso quelle energie che si volevano strappare alla sua influenza e schierare contro di lei.
Rievocate le origini dell'Unione e colto nelle caratteristiche il suo volto, l'illustre Oratore, che nel corso della dotta ed esauriente relazione è stato ripetutamente applaudito, ha soggiunto che la tentazione di fare la storia dei Cooperatori nei loro settantacinque anni di vita e presentare le realizzazioni cui essi seppero dare impulso, sarebbe stata fortissima; ma, oltre che per non abusare della cortesia degli ascoltatori, sarebbe difficile seguire un'opera che per sua natura fraziona in mille attività il proprio lavoro, e la cui vitalità, del resto, si coglie meno in una lunga elencazione di particolari che nell'insieme di certe cifre e nell'autorità di alcuni riconoscimenti.
Quanto a questi ultimi, per quanto noti, ha tenuto a ricordare i giudizi di Pio IX, di Leone XIII, del Beato Pio X, di Pio XI, perchè il riudirli a Roma, nella sede del Vicario di Cristo, come ascoltare ancora una volta la voce della Chiesa, e questa è per tutti i Cooperatori e tutte le Cooperatrici il premio e l'incoraggiamento più ambito; quanto alle cifre, si è limitato a ricordare che nel 1879 gli associati assommavano a 7000, nel 188o a 30.000, alla morte di Don Bosco a più di 70.000. Oggi il Bollettino Salesiano, che si stampa in 17 lingue, ha una tiratura di oltre 600.000 copie mensili, ma non va ancora a tutti i Cooperatori che si aggirano sulla cifra del milione. Un numero superbo, che regge solo al paragone col numero sempre crescente dei membri della Congregazione Salesiana, e d'altra parte quasi si disperde quando lo si confronta con le immense possibilità di lavoro che si aprono ogni giorno davanti ad essa nel mondo cattohco.
Noi sentiamo la grandezza dell'impegno che ci attende dopo le auguste dichiarazioni dei Sommi Pontefici, ha affermato l'avv. Peyron avviandosi alla conclusione, ma c'è una parola di Don Bosco con la quale può riassumersi l'odierna celebrazione per trarne auspicio e conforto: « L'opera dei Cooperatori si dilaterà in tutti i Paesi, si diffonderà in tutta la cristianità... Più la Santa Sede sarà bersagliata, più dai Cooperatori sarà esaltata; più la miscredenza in ogni lato sta crescendo, più i Cooperatori alzeranno luminosa la fiaccola della loro fede operativa». Oggi che tutti i cattolici hanno appreso dall'indimenticabile congresso per l'apostolato dei laici quale preparazione spirituale si esiga da parte di coloro che s'impegnano a collaborare per la salvezza delle anime, non può non riconoscersi come Don Bosco, se anche in anticipo coi tempi, individuasse le più alte esigenze dell'apostolato.
Quello che hanno fatto i predecessori, sia a favore dell'Opera Salesiana, sia come collaborazione all'apostolato universale dei laici, dall'Azione Cattolica alle più svariate forme di attività caritativa, soprattutto a vantaggio della gioventù, è ormai acquisito alla storia. Undici Congressi internazionali hanno documentato la vitalità dell'Unione cd adeguato l'attività alle esigenze dei tempi, sotto la solerte direzione dei successori del Santo, il servo di Dio Don Michele Rua, Don Paolo Albera, il Servo di Dio Don Filippo Rinaldi e Don Pietro Ricaldone.
Oggi ha concluso il Sindaco di Torino dopo gli orrori delle guerre, ancor sotto la bufera delle persecuzioni, fieri delle rappresentanze dei Paesi sanguinanti fra le torture dell'empietà e della barbarie, qui, profughi o esiliati, a testimoniare l'eroismo di innumerevoli fratelli di fede, noi siamo accorsi al cuore della Madre per attingere nuovo fervore; al cuore del Vicario di Cristo per sentirne il palpito ardente d'amore; per rinnovare sulla tomba del Principe degli Apostoli la nostra professione di fede; per promettere a Don Bosco generosità di dedizione nell'apostolato, sicchè mentre Roma andrà innalzando un tempio materiale alla sua gloria, noi possiamo concorrere all'edificazione del tempio di Dio nel mondo negli splendori e nel trionfo di una civiltà ridiventata cristiana.
IL COOPERATORE SECONDO LA MENTE DI S. GIOV. BOSCO
Fervidi applausi coronarono il magistrale discorso.
I giovani del Borgo Ragazzi Don Bosco sciolsero un inno alla Vergine col coro bellissimo dell'Ave Maria. Quindi prese la parola l'Ecc.mo Vescovo di Casal Monferrato per delineare il cooperatore salesiano secondo la mente di San Giovanni Bosco.
L'edificante studio di Mons. Angrisani ci pare talmente utile per la formazione spirituale dei nostri Cooperatori che ci rammarichiamo di non poterlo pubblicare integralmente e anticipiamo a tutti l'invito a leggerlo quando uscirà negli Atti del Convegno, in preparazione.
Dopo aver ricordato le direttive di Don Bosco per la formazione spirituale dei Cooperatori (formazione alla pietà da cui si sprigiona e si alimenta il fuoco delle tre devozioni tipicamente salesiane: a Gesù Sacramentato, a Maria Ausiliatrice e al Papa; formazione ascetica, articolata sulla rinuncia di se stessi, l'esattezza nel compiere i doveri del proprio stato, il desiderio di crescere ogni giorno nella sequela di Gesù), l'oratore ha detto che San Giovanni Bosco ha tutto il diritto alla riconoscenza del mondo cattolico non soltanto per l'opera provvidenziale che egli svolse a favore della gioventù, ma anche perché, nella fondazione della Società dei Cooperatori Salesiani e nella stesura dell'apposito regolamento, prodigò cure illuminate e metodi genialissimi per formare ferventi apostoli e perfetti cristiani. Dalle numerose falangi dei Cooperatori e delle Cooperatrici si sono levate anime di eccezione: la spagnuola Dorotea Chopitea, il cinese LoPa-Hong, il conte Rebaudengo, il beato Pio X. Un esercito pronto a tutte le battaglie per la causa del bene, un esercito ove alla potenza del numero corrisponde la potenza dello spirito.
Per maggiormente ravvivare il fuoco dell'apostolato instancabile e irresistibile dei Cooperatori, Mons. Angrisani ha concluso proponendo tre punti concreti di attuazione: tenere fedelmente le due conferenze annuali e, dove è possibile, la conferenza mensile; attendere ogni anno ad un breve corso di Esercizi Spirituali, ed ogni mese all'Esercizio della Buona Morte; aggiungere alle pratiche di pietà inculcate dal Santo e alle già ricordate devozioni principali della Pia Unione, una tenera devozione a San Francesco di Sales, a San Giovanni Bosco e ai fiori di santità che allietano il suo mistico giardino: Santa Maria Domenica Mazzarello, il Beato Domenico Savio e il Beato Pio X, affinchè, per l'aiuto di tali intercessori e dietro l'esempio di questi grandi confratelli, tutte le anime dei Cooperatori siano salesianamente pure, sante e ferventi.
Esauriti i temi del Convegno, Don Favini presenta all'assemblea alcune proposte e voti formulati per rendere duraturi i frutti della celebrazione giubilare.
Proposte e Voti
Cooperatori e Cooperatrici Salesiane partecipanti al Convegno Generale, che corona le celebrazioni del 75° anno della Pia Unione e del " Bollettino Salesiano ", nell'alma città di Roma, presso la Tomba del Principe degli Apostoli, ai piedi del Santo Padre Pio XII:
1° rendono omaggio alla memoria del compianto Rettor Maggiore Don Pietro Ricaldone che, ad incremento della Terza Famiglia Salesiana, promosse il Convegno stesso e ne abbozzò il programma, alla ripresa dell'organizzazione dopo gli sconcerti della guerra;
2° ringraziano il nuovo Rettor Maggiore e i Superiori dell'impulso che si propongono di dare con la nomina dei Salesiani Delegati Ispettoriali e Incaricati Locali, in aiuto ai Direttori Diocesani e Decurioni, nelle singole nazioni;
3° propongono: a) che si riprendano in tutte le nazioni in cui fioriscono le Opere di S. Giovanni Bosco, o Centri di Cooperazione Salesiana, i periodici Convegni Nazionali, Regionali, Diocesani e Locali, per affiatare sempre meglio Cooperatori e Cooperatrici nel fervore di spirito e nel programma di apostolato assegnato dal Santo Fondatore Don Bosco;
b) che i Convegni suddetti preparino solenni Congressi Internazionali da tenersi ove meglio si prestino le condizioni di tempo e di luogo;
4° fanno voti: a) che si propaghi la Pia Unione: facendone conoscere lo scopo, lo spirito ed i vantaggi spirituali; - diffondendo il " Bollettino Salesiano "; - promovendo l'iscrizione delle famiglie degli alunni degli Istituti Salesiani e delle alunne delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Ex allievi ed Ex allieve;
b) che se ne curi la formazione spirituale: con le conferenze annuali e mensili; - con particolari funzioni, il 24 di ogni mese, in tutte le Chiese e Cappelle dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dei Direttori Diocesani e dei Decurioni, dove sia possibile; - con la pratica dell'Esercizio mensile della '' Buona Morte " e con Corsi annuali di Esercizi Spirituali; - con le devozioni al SS. Sacramento, a Maria Ausiliatrice, a San Giovanni Bosco, a Santa Maria Domenica Mazzarello, al Beato Domenico Savio;
e) che si favoriscano i Comitati di Cooperazione Salesiana per il soccorso ed il sostegno delle Opere e Missioni di S. Giovanni Bosco;
d) che si infervori lo spirito di apostolato e di devozione al Papa, affinché Cooperatori e Cooperatrici prestino volentieri il loro concorso all'Azione Cattolica ed alle altre forme di apostolato laicale, secondo le possibilità, nelle rispettive Diocesi e Parrocchie;
e) che si promuova l' "Unione Don Bosco" fra Insegnanti e l'applicazione del "Sistema Preventivo nelle Scuole'', negli Istituti di Educazione e nelle Opere di assistenza giovanile;
f) che si facciano particolari preghiere per la ripresa delle opere e missioni nei paesi perseguitati, per la liberazione delle vittime delle persecuzioni, per la libertà della Chiesa e la tutela della Cristianità:
5° presentano particolari petizioni: per la canonizzazione del Beato Pio X, e per le Cause di Beatificazione e Canonizzazione di Pio IX, della Serva di Dio Donna Dorotea Chopitea ved. Serra e di Mons. Paolo Taroni di Faenza.
Parla il Rettor Maggiore.
In fine, salutato da vibranti applausi, si levò a parlare il Rettor Maggiore, il quale si disse altamente onorato di chiudere l'assemblea quale portavoce della famiglia salesiana e umile Successore di Don Bosco.
Rendendo omaggio agli Eminentissimi Principi di Santa Chiesa, agli Ecc.mi Prelati, Arcivescovi, Vescovi, alle Autorità e Personalità del Clero e del Laicato, del Governo, del Corpo Diplomatico, del Senato e della Camera, anticipò fervidi devotissimi auguri all'Em.mo Cardinal Micara per il suo Giubileo sacerdotale. Assicurò a Sua Eminenza la viva partecipazione della famiglia salesiana alla sua gioia e lo pregò di volerci rendere tutti partecipi delle grazie della Messa d'Oro.
Disse quindi ai Cooperatori ed alle Cooperatrici la sua prima parola: parola di ringraziamento, di « riconoscenza superlativa, affermando che l'inno alla carità dei suoi Cooperatori, sgorgato dal cuore di Don Bosco morente, è scolpito nel bronzo come la legge delle 12 Tavole, costituisce la linea tradizionale dell'economia salesiana e indica chiaramente l'importanza fondamentale della Pia Unione dei Cooperatori per la vitalità della Società Salesiana e dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Le parole che San Giovanni Bosco scriveva 65 anni fa: «senza la vostra carità io avrei potuto fare poco o nulla; con la vostra carità abbiamo invece cooperato, con la grazia di Dio, ad asciugare molte lacrime e a salvare molte anime» sono ancora oggi una realtà rinnovantesi ogni volta che sorge una nuova opera salesiana.
Mi pare infatti - continuava il signor Don Ziggiotti di poter fare a questa elettissima assemblea la seguente affermazione: le Opere Salesiane non nascono se non per opera e per la volontà dei nostri Cooperatori. Sono sempre essi che preparano le nostre fondazioni: sono Vescovi, sono autorità civili e religiose, municipi e parrocchie, presidenti di associazioni, industriali e commercianti, anime buone e generose, cui sembra opportuno chiamare i poveri figli di Don Bosco a dar vita a nuove opere, specialmente a vantaggio della gioventù. Non mi consta che finora sia sorta un'opera salesiana per pura iniziativa e volontà dei Superiori; alle origini di ogni fondazione ci sono sempre, longa manus della Divina Provvidenza, i nostri Cooperatori.
Quale meraviglia, dunque, se almeno ogni tanto i poveri Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice sentono il dovere di rendere pubbliche e solenni grazie a coloro che concorrono così potentemente ad arricchirli di mezzi per propagare il Regno di Gesù Cristo nel mondo? Le nostre ricchezze - dichiarava il Rettor Maggiore sono tutte vostre, e noi ne vogliamo essere soltanto gli amministratori; le nostre case sono le vostre case; i meriti del nostro lavoro sono anche i vostri meriti e noi vi paghiamo regolarmente gl'interessi, rendendovi ufficialmente partecipi del bene che si fa, col tesoro della Comunione dei Santi e delle Indulgenze. Voi sapete, con vostro immenso giubilo, di rendervi benemeriti davanti a Dio e agli uomini di tutta l'opera di redenzione che si compie nel mondo nel nome di Don Bosco.
Il signor Don Ziggiotti esponeva quindi la linea direttrice dell'attività avvenire della famiglia salesiana. Il recente Capitolo Generale l'ha fissata in questi due temi: 1° incremento e perfezionamento delle Scuole Professionali; 2° incremento e perfezionamento del lavoro missionario. Migliorare e incrementare la preparazione di operai cristiani: quale tema affascinante! Aiutare lo sviluppo delle Missioni: quale impresa gloriosa! Ma occorrono uomini generosi, sani, preparati; occorrono anime d'apostoli. Urge quindi la vostra cooperazione alle vocazioni. Date i vostri figli alla causa più santa, fondate borse missionarie per la preparazione dei novelli apostoli!... E qui il Rettor Maggiore elevava un commosso inno alle sante mamme e ai generosi padri dei salesiani, alle Dame patronesse dei nostri oratori e orfanotrofi e a tutti i Cooperatori e Cooperatrici, dagli umili e oscuri benefattori che offrono l'obolo della vedova ai grandi fondatori di nuove opere.
Il V Successore di Don Bosco prendeva quindi congedo dalla grandiosa assemblea, ringraziando ancora una volta quanti partecipano all'apostolato salesiano, il cui valore spirituale e sociale non sfugge a chi pensa che si svolge soprattutto nel campo operaio.
Un vivo senso di commozione vibrò nel cuore di tutti quando terminò ricordando la sacra promessa di San Giovanni Bosco, contenuta nelle ultime parole del suo testamento ai Cooperatori:
Se dopo la mia morte, la Divina Misericordia, per i meriti di Gesù Cristo e per la protezione di Maria Ausiliatrice, mi troverà degno di esser ricevuto in Paradiso, io pregherò sempre per voi, pregherò per le vostre famiglie, pregherò per i vostri cari, affinché un giorno vengano tutti a lodare in eterno la Maestà del Creatore, a inebriarsi delle sue divine delizie, a cantare le sue infinite misericordie ».
I prolungati applausi che coronarono le parole del Rettor Maggiore e la gioia che traspariva dal volto dei congressisti sciamanti dall'Auditorium, dicevano a chiare note la soddisfazione generale.
Sorrisa dal bel sole romano, la seconda giornata dei Cooperatori Salesiani a Roma trascorse anch'essa tra le più soavi emozioni.
L'omaggio a Maria Ausiliatrice.
La mattina del 12 settembre affluirono alla chiesa di Santa Maria Ausiliatrice in via Tusculana per assistere alla Messa dell'Em.mo Cardinal Vicario di Sua Santità, Clemente Micara, e rendere omaggio alla Vergine nel suo giorno onomastico. Facevano corona a Sua Eminenza, in presbitero, gli Ecc.mi Mons. Lercaro, Arciv. di Bologna; Mons. Rizzo, Arciv. di Rossano Calabro; Mons. Bertazzoni, Arcivescovo-Vescovo di Potenza; Mons. Petroni, Vescovo di Melfi, Rapolla e Venosa; Mons. Orlando, Vescovo di S. Severo; Mons. Canino, Vescovo titolare di Aureliopoli di Asia; e i Salesiani Mons. Emanuel, Mons. Rotolo, Mons. Arduino. Al termine della Messa tenne un'elevata allocuzione S. E. Mons. Giacomo Lercaro, Arcivescovo di Bologna.
Dopo di aver dichiarato che motivo della sua presenza era la riconoscenza della sua Bologna per l'opera vasta ed efficace svolta in città dalla famiglia salesiana, traendo lo spunto dalla lieta ricorrenza del Nome di Maria, intratteneva i Cooperatori sull'argomento prediletto per ogni cuore salesiano: il posto cospicuo che occupa Maria nel piano della Redenzione, nella Chiesa, nella vita di ogni anima e in particolare nella vita di Don Bosco, che anche in questo - disse - fu antesignano, precorrendo quella che oggi è chiamata l'ora di Maria.
Come la concepì Don Bosco la Madonna? Come gli apparve in un sogno misterioso: Mater et Domina omnis universi: Madre e Regina.
Madre. Don Bosco volle la Madonna con Gesù Bambino tra le braccia per ricordare la sua divina maternità. In Gesù abbiamo avuto la vita, ma Gesù ci è stato dato dalla Vergine. Perciò Maria è la Madre di tutti i redenti, come Eva è la madre di tutti i viventi.
... Regina, Signora del mondo, perchè Madre di Gesù Re. Per questo Don Bosco l'ha voluta con lo scettro e la corona. Anche qui il Santo precorse il nostro tempo, nel quale la regalità di Maria comincia a far capolino nei documenti pontifici e nel movimento mariane.
... e Ausiliatrice. Col cuore di Madre e col potere di Regina, Maria è in grado di essere Ausiliatrice. E Don Bosco la chiamò « Ausiliatrice» non tanto per un ricordo storico, quanto per esprimere una realtà continua, operante. Perciò l'ha voluta in piedi, pronta a correre in aiuto ai figli.
Ausiliatrice di tutti, ma specialmente degli Apostoli, quindi il quadro ideato da Don Bosco con gli Apostoli ritti, scaglionati attorno a Maria. Non i Salesiani soltanto sono apostoli, ma anche i Cooperatori e le Cooperatrici, che Don Bosco creò per dare alla Chiesa un esercito di apostoli laici che, a fianco dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, combattessero la buona battaglia, guidati alla vittoria dallo scettro di Maria, Madre Regina Ausiliatrice.
Dopo la lettura della consacrazione alla Madonna di Don Bosco fatta da Mons. Rotolo, già parroco della chiesa, Sua Eminenza impartì la benedizione di Maria Ausiliatrice.
S. Em. il Cardinale Vicario benedice la prima pietra del tempio a San Giovanni Bosco.
Dall'Istituto Pio XI i Congressisti raggiunsero Cinecittà, ove in mezzo alla brughiera, lo stesso Em.mo Cardinal Vicario benedisse la prima pietra dell'erigendo tempio a S. Giovanni Bosco, su progetto dell'ing. Rapisardi. Il Segretario Generale dei Cooperatori Don Favini diede lettura della pergamena composta da Don Ceria in questi termini:
Essendo Pio XII Sommo Pontefice - Luigi Einaudi Presidente della Repubblica d'Italia - Benedetto Aloisi Masella Cardinale Protettore della Società Salesiana - Don Renato Ziggiotti novello Rettor Maggiore - Salvatore Rebecchini Sindaco di Roma - addì 12 settembre 1952 - il Cardinale Clemente Micara Vicario di Sua Santità benediceva e collocava la prima pietra d'una grande opera.
Quel Don Bosco che dopo aver lungamente e fedelmente servito la Chiesa nella persona del Romano Pontefice - chiudeva la Sua mortale carriera con un atto eroico di obbedienza a Leone XIII - assumendosi a costo di immensi sacrifici l'erezione della Basilica Romana al Sacro Cuore di Gesù - non aveva ancora nell'eterna città un degno ricordo di tanto suo zelo apostolico.
I suoi figli eressero bensì in Roma un monumentale tempio a Maria Ausiliatrice - universalmente salutata la Madonna di Don Bosco - ma questo non sembrava sufficiente.
Oggi adunque le tre famiglie del Santo Fondatore tengono fisso lo sguardo sulla Capitale del Mondo Cattolico - ansiose che sia elevato qui nel rione di Cinecittà - al redivivo Filippo moderno - un monumento che ne consacri la memoria ai posteri.
Sarà un edificio sacro al divin culto - progettato dall'architetto Gaetano Rapisardi - per l'assistenza morale e religiosa della nuova crescente popolazione locale - oggetto di tanta paterna sollecitudine al cuore del regnante Pontefice.
È in corso di costruzione un Istituto salesiano per l'educazione cristiana della gioventù - mentre altro grande erigendo istituto provvederà all'assistenza della gioventù femminile sotto la direzione delle figlie di Maria Ausiliatrice - che già si prodigano a favore dei bambini nell'asilo San Giovanni Bosco.
La Società Salesiana - per il tramite del suo Economo generale Don Fedele Giraudi e fidando nella divina Provvidenza - si darà la massima cura che abbiano la più sollecita esecuzione i voti dei Salesiani - delle Figlie di Maria Ausiliatrice - dei Cooperatori e delle Cooperatrici che commemorarono in questi giorni - con un numeroso convegno romano - il 75° anno della Pia Unione fondata da Don Bosco.
La benignità della divina Provvidenza - come ispirò l'idea dell'impresa - così vorrà assisterla sino al desiderato compimento.
Terminata la lettura, il Sindaco di Roma Ing. Salvatore Rebecchini si rese interprete dei sentimenti della cittadinanza romana pronunziando l'elevato discorso che ci onoriamo di riportare.
Eminenza Reverendissima, Eccellenze,
Signore, Signori,
una cerimonia così semplice e solenne al tempo stesso, quale la posa della prima pietra di una grande chiesa, in questa Roma, culla e centro del cattolicesimo, non può non essere sottolineata da parole di compiacimento da chi, figlio devoto di quest'alma Città, ha l'onore di esserne primo cittadino.
E come tale io sono sicuro di interpretare il sentimento unanime della cittadinanza romana: sentimento di particolare giubilo, dappoichè la chiesa, di cui oggi abbiamo posto la prima pietra, è dedicata al nome di un grande Santo, che fu un insigne educatore e maestro: Don Bosco.
Sono trascorsi esattamente cento anni da quando Don Bosco potè inaugurare alla periferia di Torino, sull'area che serviva un tempo di convegno a molti giovani discoli, da lui convertiti e beneficati, la prima chiesa che egli riuscì a costruire. Chiesa ch'egli volle dedicare al suo grande Protettore e Maestro, S. Francesco di Sales.
Voi che più di me conoscete quanto egli fosse pervaso dal sacro fervore educativo, dall'ansia di adempiere e di estendere la sua missione, potete ben immaginare e comprendere la soddisfazione di quel nobile cuore!
Tanto più che quell'anno 1852 segnò una tappa decisiva per l'opera sua con il riconoscimento ufficiale che la Chiesa si benignò di dare alla sua alta missione.
Ma qui a Roma ed in questa occasione io non posso non ricordare che nel 1880 Leone XIII affidò a Don Bosco la costruzione della chiesa del S. Cuore in via Marsala, i cui lavori iniziati durante il Pontificato di Pio IX erano stati interrotti per mancanza di fondi. E Don Bosco seppe ben trovare i mezzi necessari e completò la chiesa seguendo un piano più grandioso di quello che era stato inizialmente concepito!
Ed il 16 maggio 1887 in quella chiesa, da poco consacrata, egli celebrò la Messa all'altare di Maria Ausiliatrice.
L'eco di quella grande giornata, che si concluse con una imponente manifestazione di devozione e d'affetto a Don Bosco, è sempre viva in noi che l'apprendemmo più tardi attraverso i commossi racconti dei nostri maggiori.
Qualche mese dopo Don Bosco moriva! Ma il seme che egli aveva con tanto slancio e a piene mani generosamente sparso, quel seme di cui egli aveva già visto e raccolto i frutti in gran copia, attraverso i continuatori dell'opera sua, attraverso i Cooperatori salesiani, è ormai sparso dovunque e dovunque ha dato e dà abbondanti messi.
Questa chiesa, di cui oggi abbiamo posto la prima pietra, sarà la quarta di quelle salesiane che sorgono qui in Roma ed avrà, come le altre, edifici annessi ad uso scuola e oratorio.
L'anima generosa del grande Santo oggi certamente esulta di soddisfazione e gioia. Anche perchè oggi più che mai la gioventù ha bisogno di educatori. A voi, Cooperatori e Cooperatrici salesiane, l'onore di continuare ad estendere l'opera del nostro grande Santo e Maestro!
Coronò la cerimonia, diretta dal Cerimoniere Pontificio Mons. Terzariol, Sua Eminenza il Cardinal Vicario, definendo la posa della prima pietra della quarta chiesa salesiana nell'Urbe una grazia per quella zona periferica; auspicando alla nuova iniziativa il successo di tutte le altre opere salesiane in Roma; illustrando con nobili parole la grande missione di bene che la nuova Domus Dei et Porta Coeli è destinata a compiere tra il popolo di Cinecittà; elevando un inno di gratitudine al Santo Padre, «che edifica tutto il mondo con la dottrina e con le sue elette virtù »; ringraziando, nella persona del Rettor Maggiore, la famiglia di Don Bosco, di tutto il bene che compie con mirabile spirito di attaccamento al Papa e alla Chiesa in Roma e nel mondo, e augurando tutte le benedizioni del Signore sul nuovo tempio, destinato a diventare presto centro irradiatore di vita cristiana e di spirito salesiano.
Erano presenti alla cerimonia, oltre i Vescovi già nominati, anche l'Arcivescovo Salesiano di Valenza Mons. Olaechea e varie autorità e personalità del clero e del laicato.
Il progetto dell'ing. Rapisardi.
Il nuovo tempio prospetterà su una piazza a portici di m. 185 per 125, cui si giungerà da un viale quasi parallelo alla via Tuscolana; occuperà complessivamente una superficie di oltre 3000 mq. e avrà otto cappelle, oltre la cappella del fonte battesimale e la cappella della Pietà per le funzioni funebri, queste due ultime con ingresso diretto dall'esterno.
L'esterno si compone di una parte basamentale e di una finale. La parte basamentale, a pianta quadrangolare, ha sul prospetto principale un motivo di lesene che dividono la parete in sette scomparti: il centrale aperto per il portale principale d'ingresso sul quale è inserita la grande scultura in bronzo raffigurante l'apoteosi del Patrono. Due grandi arcate, anch'esse aperte negli scomparti che fiancheggiano il portale principale, determinano con quest'ultimo un unico motivo, moderno nella forma, romano negli elementi.
La parte terminale comprende la cupola principale, la cupola minore e i due campanili. La cupola principale s'imposta sopra un doppio ordine di logge: una, la inferiore, aperta all'interno e vetrata all'esterno, l'altra aperta all'esterno: motivo chiaro, lineare, che vario nella proporzione degli ordini, determina una inconfondibile originalità della cupola. Al centro di questa, gioca un motivo a giorno in bronzo dorato, leggero aereo, a forma di cono tronco, composto con gli elementi del globo, delle stelle, degli angioli e della croce, che raggiunge nella sommità l'altezza di metri 58.
La grande cupola, quella minore sopra l'altare maggiore e i due campanili formano con la parte basamentale una massa unitaria, solenne, degna della più grande tradizione architettonica italiana, e in particolare romana.
Da Cinecittà il Rettor Maggiore con i Vescovi, i Cooperatori e le Cooperatrici passarono al Prenestino, dove la festiva accoglienza dei ragazzi del « Borgo Don Bosco », salesianamente aperti, plaudenti e sorridenti, li immerse con gradevole sorpresa in un'atmosfera di serenità e di gioia che rese loro oltremodo piacevole il breve ma brillantissimo saggio allietato dalla banda e dai cori, offerto in loro onore.
La storica udienza a Castel Gandolfo
Nel pomeriggio Cooperatori e Cooperatrici salirono a Castel Gandolfo in folla di oltre 2000 per l'udienza pontificia.
Intervennero le LL. EE. Rev.me i Monsignori: Marcellino Olaechea, Arcivescovo di Valenza, Giovanni Rizzo, Arcivescovo di Rossano, Augusto Bertazzoni, Arcivescovo-Vescovo di Potenza (allievo dell'Oratorio dall'86 all'89, carissimo a Don Bosco), Domenico Petroni, Vescovo di Melfi, Rapolla e di Venosa, Francesco Orlando, Vescovo di San Severo, Michele Alberto Arduino, Vescovo di Shiuchow, Salvatore Rotolo, Vescovo titolare di Naziano, Prelato nullius di Altamura e Acquaviva delle Fonti, Federico Emanuel, Vescovo titolare di Ezani, Nicola Canino, Vescovo titolare di Aureliopoli di Asia; e Mons. Cimatti, già Prefetto Apostolico in Giappone. Chiese pure di associarsi S. E. Mons. Chassaigne, Vescovo di Tulle (Francia), giunto allora con un gruppo di pellegrini della sua diocesi, amici e cooperatori delle opere di Don Bosco.
Molto festeggiato l'arrivo del Rev.mo Rettor Maggiore Don Ziggiotti, il quale era accompagnato dai Rev.mi Don Albino Fedrigotti, Prefetto Generale, Don Fedele Giraudi, Economo Generale, Don Giorgio Serié, Consigliere Capitolare, Don Castano e Don Bianchini per la Procura, Don
Giuseppe Fedel, Direttore della Comunità Salesiana della Città del Vaticano e Don Dino Sella, salesiano, parroco di Castel Gandolfo.
A ricevere le personalità e a disporre i pellegrini attendeva il Segretario Generale della Pia Unione, Don Favini.
Presenti inoltre il Sindaco di Castello, il Comm. Bonomelli, Direttore delle Ville Pontificie, gli Ispettori salesiani d'Italia e molti Ispettori e Delegati di altre Nazioni, segnatamente, anche per il cospicuo numero di cooperatori: Francia, Belgio, Inghilterra, Spagna, Germania, Olanda, Giappone, India, Messico, Stati Uniti, Canadà e di molti Paesi dell'America Latina, soprattutto Argentina, Brasile, Perù, Cile, Uruguay, Paraguay, Venezuela, Cuba.
Intervenuti pure alcuni cooperatori profughi da Paesi dell'Europa Orientale, quali Polonia, Cecoslovacchia, Lituania e dalla Cina.
Alle 17,30 precise, il Santo Padre - accompagnato dagli Ill.mi e Rev.mi Monsignori Carlo Emanuele Toraldo in funzione di Maestro di Camera e Mario Nasalli Rocca di Corneliano, Cameriere Segreto Partecipante - giunse alla loggetta del cortile, accolto da una straordinaria dimostrazione di affetto, durata alcuni minuti. Ristabilitosi il silenzio, l'Augusto Pontefice parlò alla eletta moltitudine sui doveri e le nuove alte mansioni e responsabilità dei Cooperatori.
Terminato il grande discorso, che riportiamo in prima pagina, salutato da una fervida ovazione, il Santo Padre, in considerazione del carattere internazionale del Convegno, aggiungeva altre brevi allocuzioni nelle principali lingue, manifestando a tutti la più affabile benevolenza e benediceva una statua di Maria SS.ma Ausiliatrice destinata alla parrocchia di S. Teresa Riva (Messina).
L'entusiasmo, con il quale tutti gli intervenuti salutarono il Vicario di Gesù Cristo e vollero dirgli la loro profonda gratitudine, fu commovente.
Per ben tre volte il Sommo Pontefice dovette tornare alla piccola loggia e mostrarsi poi anche da un'altra finestra onde appagare il desiderio dei pellegrini. «Festa di cuori - scriveva L'Osservatore Romano - intorno al Successore di Pietro: viridiscente testimonianza di quanto può nel inondo lo spirito evangelico e romano del grande Santo Giovanni Bosco e la portentosa opera da lui ideata ed attuata ».
La consacrazione al Sacro Cuore di Gesù.
Il mattino del sabato 13 settembre, i Congressisti si riunirono nella Basilica del Sacro Cuore per assistere alla Messa dell'Em.mo Cardinal Protettore Benedetto Aloisi Masella, assistito dai due Parroci di S. Maria Ausiliatrice e di S. Maria Liberatrice. Erano presenti gli Ecc.mi Morisignori Olaechea, Rizzo, Bertazzoni, De Sanctis, Petroni, Orlando, Emanuel, Rotolo, Arduino; il Rettor Maggiore con altri Superiori e numerose personalità civili.
Al termine del Divin Sacrificio, S. E. Mons. De Sanctis, Vescovo di Todi, dopo di aver pronunziato parole di omaggio al Card. Aloisi Masella per il suo Giubileo sacerdotale, preparò i Cooperatori al solenne atto della consacrazione della Pia Unione al Cuore Sacratissimo di Gesù. Ricordò, tra l'altro, che il Tempio in cui si trovavano l'aveva costruito Don Bosco per un atto di ubbidienza al Papa. Il 14 maggio del 1887 il Card. Vicario lo aveva consacrato e due giorni dopo era stato consacrato da Don Bosco medesimo nella Messa da lui celebrata all'altare di Maria Ausiliatrice in un profluvio di lacrime: Maria gli aveva fatto comprendere che nella consacrazione di quel tempio nella città dei Papi era la consacrazione della sua Opera. A 65 anni di distanza viene innalzato un altro tempio nell'Urbe, dedicato al Santo, che ripete a tutta la sua famiglia: Domum Dei decet sanctitudo: la Casa di Dio reclama la santità. Fatevi santi, fatevi santi, perchè il mondo si regge sulla base dei santi e non avrebbe più ragione di esistere il giorno in cui la santità scomparisse dalla terra. Invitava quindi i Cooperatori a riflettere sulla solennità del momento e sul significato della consacrazione al Cuore di Gesù, che mirava a fare dei Cooperatori Salesiani i Cooperatori della carità di Gesù e a meritare che Dio stesso diventi loro Cooperatore nell'apostolato per le anime, sulle tracce degli Apostoli, che convertirono il mondo Domino cooperante.
Lesse l'atto di consacrazione S. E. Mons. Marcellino Olaechea, Arcivescovo di Valenza, giunto apposta in volo per assistere alle memorande celebrazioni, con l'Ispettore di Barcellona e la delegazione spagnuola. Lo stesso Ecc.mo Arcivescovo salesiano, dopo il canto del Te Deum, impartì la Benedizione Eucaristica.
Funzione conclusiva.
Nel pomeriggio, alle 18,30, nella stessa Basilica si svolse una funzione propiziatoria per i fratelli che soffrono persecuzioni per la fede. Parlò S. E. Mons. Arduino, successore del compianto Mons. Versiglia, del quale si è recentemente iniziata la causa di beatificazione, e S. E. Mons. Rizzo impartì la Benedizione Eucaristica.
Così nel medesimo tempio che la pietà di Don Bosco, col concorso di tanti Cooperatori e Cooperatrici ha innalzato al Cuore Divino, ebbero termine le imponenti assemblee romane della Pia Unione di coloro che il Santo Padre si degnò di chiamare « la milizia leggiera, gli attivisti della causa dei bene, all'ombra della Famiglia Salesiana ».
I giornali di Roma, specialmente L'Osservatore Romano, il Quotidiano, il Popolo, il Messaggero, il Giornale d'Italia, il Tempo, seguirono la preparazione e lo svolgimento del Convegno con annunci e cronache; L'Osservatore Romano, il Quotidiano e il Popolo anche con articoli, ampie descrizioni ed illustrazioni. La R. A. I. con ripetute accurate trasmissioni.
I migliori giornali delle varie regioni d'Italia, soprattutto il Popolo Nuovo, L'Avvenire d'Italia, la Croce di Napoli, se ne fecero eco con larga partecipazione.
Roma offerse ai Congressisti il suo fascino impareggiabile. Il Ministero dell'Interno facilitò le visite ai musei. S. E. il Principe Francesco Massimo Lancellotti, Presidente dell'Ente Provinciale Turismo, fece omaggio di carte, guide, illustrazioni di Roma e dintorni.
La Fiat di Torino fece mettere un autopullman della Sita a disposizione del Comitato per il trasporto delle personalità invitate. La Stefar organizzò servizi speciali a prezzi ridotti. Affezionati Cooperatori facilitarono i movimenti con le loro macchine private. La S.E.I. offerse i programmi in elegante edizione su carta patinata.
A questi e a quanti collaborarono alla buona riuscita il Comitato rinnova i più sentiti ringraziamenti.
L'ATTO DI CONSACRAZIONE DELLA PIA UNIONE DEI COOPERATORI SALESIANI AL CUORE SACRATISSIMO DI GESÙ
In questo tempio che la pietà di San Giovanni Bosco, col concorso di tanti Cooperatori e di tante Cooperatrici, ha innalzato al Vostro Cuore Divino, ecco raccolti, o Gesù, rappresentanti della Pia Unione dalle varie parti del mondo.
Siamo qui a ringraziarvi di averci chiamati a far parte della Famiglia Salesiana col fervore di apostolato del santo Fondatore e di aver benedetto la nostra cooperazione con la realizzazione di tante opere provvidenziali.
In quest'alma città di Roma, cuore del mondo cattolico, venerando le Reliquie degli Apostoli e dei Martiri, sotto lo sguardo del Vostro Vicario in terra, sentiamo più che mai la santità della Chiesa, i benefici della sua missione e la sublimità della nostra vocazione alla vita cristiana esemplare e attiva, in generosa collaborazione per la salvezza delle anime, specialmente della gioventù.
E, rinnovando i propositi di fedeltà allo spirito e al programma di Don Bosco, consacriamo noi stessi e tutta la Pia Unione al Vostro Sacratissimo Cuore.
Gradite, o Signore, per le mani della Vergine Immacolata, Ausiliatrice dei Cristiani, Madre Vostra e Madre nostra, l'offerta dei nostri cuori; e infiammateli del Vostro amore, affinchè, cooperando con zelo alla redenzione del mondo e in particolare alla cristiana educazione della gioventù, riusciamo a perfezionare noi stessi nella pratica delle virtù del nostro stato e a portare tante anime al Cielo.
Benediteci, o Signore. E benedite, con la Pia Unione, tutta la Società Salesiana e l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, perchè, con la vostra Grazia, possiamo efficacemente concorrere alla glorificazione del Padre, corrispondere all'opera santificatrice dello Spirito Santo, attrarre tanti cuori al Vostro santo amore. Così sia.
La presenza del V Successore di Don Bosco all'inaugurazione della nuova chiesa-parrocchia di Maria Ausiliatrice a Codigoro ha il significato di un premio alla buona popolazione codigorese per la sua corrispondenza allo zelo dei Salesiani che vi lavorano da un decennio; ma soprattutto volle essere un omaggio di riconoscenza filiale a Maria Ausiliatrice, che ha dato prove evidenti di voler ricondurre a Dio un popolo che da cinquant'anni se n'era in gran parte allontanato. Risale infatti al 1902 la chiusura della chiesa parrocchiale, la quale in un secondo tempo fu anche demolita. Da mezzo secolo funzionava da parrocchia il vecchio oratorio dei Rosario, fuori mano e non frequentato. Passioni politiche e odio di partiti avevano fatto disertare la chiesa, nonostante lo zelo dei Parroci che avevano preceduto i Salesiani. Nel 1943 S. E. Mons. Paolo Babini chiamò i figli di Don Bosco. Il munificentissimo intervento di un generoso benefattore ne facilitò la venuta. Un oratorio bene attrezzato accolse la gioventù, che l'amorevolezza e l'allegria salesiana ben presto conquistarono. I genitori seguirono i figli e un fremito nuovo di vita cristiana si agitò nella parrocchia.
C'era ancora la ricostruzione della chiesa parrocchiale, ma questa sembrava a tutti un'impresa irrealizzabile. Si pensò allora a dedicarla a Maria Ausiliatrice, sicuri che la Madonna avrebbe vinto tutte le difficoltà. S'innalzarono molte preghiere non solo a Codigoro, ma in tutte le case salesiane dell'Emilia e della Lombardia, e si vide rinnovarsi il miracolo di Don Bosco a Valdocco: senza fondi e in un solo anno la chiesa fu un fatto compiuto e, - ciò che più importa - le dodici persone che il Vescovo aveva trovato in chiesa anni prima nell'accompagnarvi il nuovo parroco, erano diventate una folla devota che il 7 settembre, giorno dell'inaugurazione, gremì non solo la nuova chiesa, ma anche parte della piazza.
La sera di quella domenica, una imponente processione, cui partecipava S. E. Mons. Vescovo di Comacchio, accompagnò la Madonna sopra un artistico carro di fiori, alla nuova chiesa. Nell'ampio piazzale attendeva la folla, costituita in maggior parte di uomini e giovani, mentre dall'alto della chiesa bellamente illuminata, le note dell'altoparlante invitavano alla preghiera.
Assistevano alla cerimonia il Rettor Maggiore dei Salesiani, le Autorità della Provincia con a capo S. E. il Prefetto dott. Alberto Liuti, l'On. Natale Gorini, il Comitato per la nuova chiesa e il Sindaco con le altre Autorità del paese.
Quando S. E. Mons. Natale Mosconi ebbe compiuto il sacro rito della benedizione della chiesa, tra le entusiastiche acclamazioni della folla entrava maestosamente nel tempio la Madonna, preceduta da bambini candidamente vestiti che recavano un gentile omaggio floreale.
Fattosi silenzio, il Rettor Maggiore rivolse il suo commosso ringraziamento per la conclusione così fchce di un'opera che è giustamente detta «la chiesa del miracolo»; invitò la popolazione di Codigoro a rispondere con entusiasmo alle premure dei sacerdoti e impartì la benedizione di Maria Ausiliatrice.
La benedizione pastorale di S. E. Mons. Vescovo chiuse la bella manifestazione.
Il giorno seguente, Natività di Maria SS., grande giornata per Codigoro. Celebrò la prima Messa l'arciprete Don Luigi Gadda; seguì la Messa di S. E. Mons. Paolo Babini e dell'Ispettore Don Gerli. Alle 9 i giovani dell'Oratorio e tutte le Associazioni accompagnarono in corteo il Rettor Maggiore alla nuova chiesa per la celebrazione della Messa della gioventù. Numerosissime le S. Comunioni. Alle 11 altro solenne corteo con i due Ecc.mi Vescovi e il Successore di Don Bosco per il Pontificale di S. E. Mons. Mosconi. La Schola Cantorum salesiana di Nave (Brescia) curò le esecuzioni musicali. S. E. Monsignor Babini celebrò i Vespri Pontificali e la chiesa rimase aperta fino a mezzanotte, per riaprirsi i giorni seguenti alle celebrazioni dell'ottava.
Come avrà esultato dal Cielo San Giovanni Bosco al veder sorgere un altro tempio dedicato a Maria Ausiliatrice proprio al limite di quella pianura padana, alla cui soglia, in Torino, Le aveva edificato il primo Santuario!
Il Rettor Maggiore all'Oratorio di Comacchio.
Il signor Don Ziggiotti, trovandosi a Codigoro, non seppe dire di no ad una delegazione di giovani del popolarissimo Oratorio festivo di Comacchio, che lo invitavano al loro Oratorio, visitato esattamente 50 anni innanzi dal primo Successore di Don Bosco.
Vi giunse verso le quattro pomeridiane. Al suo ingresso suonano le campane del duomo, squilla la fanfara dell'Oratorio, accorrono ragazzi, giovani, ex allievi, babbi e mamme e assiepano familiarmente il Rettor Maggiore guardandolo con occhi curiosi e luminosi di gioia. Il signor Don Ziggiotti sorride a tutti, saluta tutti, poi sale su di un palchetto nel cortile e ascolta l'indirizzo di un ragazzo che gli offre un mazzo di fiori, e le parole di un ex allievo che gli presenta un dono caratteristico del luogo: uno zoccolo sormontato da una fiocina per la pesca delle anguille, con i medaglioni di Don Bosco e di Domenico Savio. Quindi visita i poverissimi locali: tutto è stretto e povero, eppure quanta gioia e quanto amore al loro Oratorio! Quei ragazzi lo seguono in frotta, orgogliosi che dopo cinquant'anni un altro Successore di Don Bosco onori la loro povertà. E Don Ziggiotti s'intrattiene con loro, come un vecchio amico. Sembra di vedere un direttore di Oratorio festivo nel giorno della sua festa: nessuna soggezione, si direbbe nessun riguardo, tanto è l'affetto di quei cari figli del popolo per Colui che ha portato Don Bosco in mezzo a loro.
STIAVA (Lucca) Inaugurazione dell'Oratorio Parrocchiale « Beato Domenico Savio ».
Ebbe luogo il 3 agosto, preparata da una breve missione al popolo tenuta dal Salesiano Don Vivaldi. Il mattino fu celebrata la S. Messa del Beato da S. E. Mons. Torrini, Arcivescovo di Lucca. Nel pomeriggio, alla presenza di Autorità, benefattori, Parroci e popolazioni della parrocchia e di quelle limitrofe, tra uno sventolio di bandierine e di scritte inneggianti a Don Bosco, ai Salesiani, all'Oratorio, ebbe luogo la bellissima festosa cerimonia della benedizione ai moderni e spaziosi locali e al campo sportivo, impartita da S. E. l'Arcivescovo.
Il nuovo Oratorio è un miracolo della Divina Provvidenza, che si è servita dell'opera illuminata, entusiasta di un apposito comitato e in particolare dell'apporto decisivo dell'On. Loris Biagioni, ex allievo salesiano, del Presidente del comitato, Don Lido Dati, e del Segretario, Signor L. Giuseppe Chicca, dinamico ex allievo salesiano, che in un momento di particolari difficoltà ebbe dal compianto Don Ricaldone queste parole d'incoraggiamento, che furono suscitatrici di novello entusiasmo: e Coraggio, abbia fede, non si sgomenti, vedrà che l'opera intrapresa nel nome del B. Domenico Savio sarà presto un fatto compiuto ».
BRASILE
CUIABÀ -- Cinquant'anni di lavoro scientifico nella Missione del Mato Grosso.
Fin dal 1900 la Missione Salesiana del Mato Grosso iniziò una collaborazione scientifica, che si venne svolgendo insieme con l'apostolato fra i selvaggi e i civilizzati. Si tratta degli Osservatori Meteorologici di Cuiabà e di altri centri minori, tutti tenuti dai nostri Missionari.
per iniziativa del compianto Mons. Malan, allora Ispettore della incipiente Missione, fu inaugurato nel 1900 un piccolo Osservatorio, fornito di alcuni strumenti offerti dai benefattori, sotto la direzione dell'attuale Mons. Elvezio de Oliveira, Arcivescovo di Marianna. In vista dei servizi esatti e inappuntabili, l'Osservatorio di Cuiabà fu annesso ufficialmente, nel 1912, all'Osservatorio Nazionale. Arricchito in seguito di nuovi apparecchi e di personale tecnico sempre più efficiente, fu promosso nel 1918 alla seconda categoria, e nel 1921 alla prima.
Si sa quanti utili servizi renda questo ramo di scienze fisiche alla geografia, all'agricoltura e in modo particolare all'aviazione. Oltre ai dati climatologici sulla temperatura, pressione atmosferica, quantità di pioggia, ecc., fin dal 1923 l'Osservatorio sta facendo il prezioso servizio aerologico, per mezzo di palloni-piloti. Sommano già a più di diecimila i sondaggi aerei compiuti, accompagnando il pallone con apposito strumento, il teodolito, fino ai più alti strati atmosferici, per conoscere la direzione e velocità dei venti alle diverse altezze.
Nel 1907, l'allora Direttore, oggi Mons. Emmanuel de Oliveira, Arcivescovo di Goiaz, ottenne di estendere questo campo scientifico fondando altri tre osservatori minori in Corumbà, Meruri e Caceres. Si aggiunsero in seguito quelli di Coxipò, Sangradouro, Alto Araguaia, Campo Grande e Ponta Poian.
Il Missionario veterano di questo importante servizio, il più competente e benemerito che formò una generazione di tecnici e ausiliari di osservatorio è il venerando Don Riccardo Remetter. Da quarant'anni egli, silenziosamente, si sta dedicando in modo speciale all'Osservatorio principale di Cuiabà, a cui fanno centro gli altri minori. Le osservazioni vi sono fatte con serietà ed esattezza meritando sempre tutta la stima sia del Ministero competente, sia delle varie Compagnie di aviazione. Queste infatti si valgono dei dati giornalmente lanciati per filo elettrico o con le onde erziane, sotto la responsabilità di questo missionario della scienza e della fede, per orientare i piloti e render più sicuro il volo di tante navi aeree, portanti centinaia di vite umane.
La Scuola Professionale S. Gonzalo di Cuiabà, sede dell'Osservatorio centrale, sta organizzando una serie di grafici originali e interessanti, ideati ed eseguiti da un altro benemerito della scienza meteorologica, il Coad. salesiano Giorgio Bombled, e che si esporranno nella Mostra Mondiale delle Attività Salesiane, in preparazione a Torino.
GIAPPONE
TOKYO - Il nuovo orfanotrofio delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Tokyo.
È stato inaugurato il 24 maggio 1952 a Tokvo, in zona Akabane, un grandioso fabbricato presso l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La costruzione, eseguita da una fra le migliori ditte di Tokyo, raccoglie tutti i più moderni ritrovati, e presenta una razionale distribuzione dei vari locali, cucina, refettorio, sale, camerate, per accogliere un gran numero di orfane.
Il fabbricato non supera il terzo piano, compreso quello terreno, e la superficie sviluppata in tutti i tre piani raggiunge i 4000 mq. Vi è pure in tutti i locali un segnale di allarme automatico anti incendio.
A fianco del nuovo orfanotrofio, vi sono ancora i numerosi capannoni di legno, ben sistemati ed accoglienti, che raccolgono altra gioventù dall'asilo alle Scuole Superiori. La popolazione giovanile del grande Istituto supera così le 1500 unità.
INGHILTERRA
FARNBOROUGH - Celebrandosi il cinquantesimo dalla fondazione del collegio salesiano, e facendo il resoconto dei frutti di cinquant'anni di lavoro, si è potuto constatare che un gran numero di Ex allievi del collegio erano sacerdoti. Il Vescovo di Portsmouth potè asserire che la maggior parte dei suoi sacerdoti di mezza età avevano tatto i loro studi classici nel collegio. Alla Messa solenne di Commemorazione erano presenti le massime autorità ecclesiastiche; il celebrante e i ministri erano Ex allievi, come era Ex allievo l'oratore del giorno. Sua Ecc. il Vescovo Diocesano conchiuse con un ardente elogio a Don Bosco, del quale ebbe a dire che «se molto della Chiesa fu salvato, dopo le lotte del secolo scorso, in gran parte fu dovuto all'influenza esercitata da D. Bosco ».
Sac. SERAFINO SANTOLINI, da Verucchio (Forlì), † a Guatemala City (C. America) il 19-v-1952 a 76 anni.
Morì sulla breccia, nell'esercizio della sua alta carica di Ispettore salesiano del Centro America e Panamà, mentre si preparava a festeggiare le Nozze d'Oro sacerdotali e a venire in Italia per il Capitolo Generale.
Sotto un'apparenza mingherlina, nascondeva una volontà d'acciaio che, unita all'ingegno e alla santità della vita, lo mise in grado di esercitare con successo le varie cariche di responsabilità che i Superiori gli affidarono. Dopo aver diretto con lode alcune Case dell'Argentina, fu eletto Ispettore del Venezuela, dove trovò solo sette case, che durante il suo governo si svilupparono e moltiplicarono rapidamente. Nel 1946, già settantenne, venne nominato Ispettore nel Centro America e Panamà, Ispettoria estesa in sei nazioni diverse e quindi faticosa per la sua età; ma egli accettò con la serenità che gli era caratteristica e la governò saggiamente fino alla morte.
Due autorevoli testimonianze, una dell'alba e l'altra del tramonto della sua vita, aprono qualche spiraglio sulla sua bell'anima. Il giorno della professione perpetua, il servo di Dio Don Rua disse ai genitori presenti: Serafino è un santino ». Dopo la sua morte, l'attuale Prefetto Apostolico dell'Alto Orinoco Mons. Garcia scrive: « Nei 30 anni che gli sono stato a fianco posso affermare che nella sua vita privata era mortificatissimo: non l'ho mai visto prendersi una soddisfazione personale. Prudente e di una delicatezza angelica, modello di vita dedita esclusivamente a Dio, alle anime, alla Congregazione ».
I nostri Cooperatori ci faranno un gran dono se pregheranno insistentemente il Signore che ci mandi confratelli di questa tempra.
Sac. COSTANTINO DORNA, da Vigo Rendena (Trento), † a Schio (Vicenza) il 13-VII-1952 a 79 anni.
Sac. GIUSEPPE ALVIRA, da Barbastro (Spagna), † a Gerona il 24-IV-1992 a 74 anni.
Sac. VALENTINO KEHREIN, da Langenlosheim (Austria). † a Graz il 12-III-1952 a 71 anni.
Sac. ALFONSO RINALDI, da Sambuci (Roma), † a Roma-S. Callisto il 26-VIII-1952 a 7o anni.
Sac. ERNESTO RAMEZZANA, da Coniolo (Alessandria), † a La Spezia il 9-VII-1952 a 59 anni.
Sac. GIOVANNI SEBBEN, da Fonzaso (Belluno), † a Linares (Cile) il 6-II-1952 a 49 anni.
Sac. CARLO SIMONETTI, da Ozzano (Alessandria) † a Playas (Equatore) il 2-V-1952 a 45 anni.
Coad. ANANIA DE PAULA AQUINO, da Iguatama (Brasile), † a Rio de Janeiro il 24-XII-1951 a 48 anni.
Ch. PIETRO YEH TSIAO, da Wenchow (Cina), † a Wayside (Shanghai) il 19-V-1952 a 30 anni. (Cfr. Bollettino di settembre, pag. 333).
Prof. CARLO CALCATERRA, Ordinario di letteratura italiana presso l'Università di Bologna, mancato improvvisamente il 26-IX-1952 a S. Maria Maggiore in provincia di Novara.
S'è spenta, con quest'improvvisa morte, una delle figure più nobili della Scuola italiana. Nato a Premia nel Novarese l'anno 1884, Carlo Calcaterra ricevette dagli Educatori salesiani, presso i quali frequentò il Ginnasio e il Liceo, le prime basi della sua vastissima cultura, fuse con i fondamenti di quell'idealità cristiana, che fu costante norma della sua vita. Figlio spirituale di Don Bosco, nell'altissimo magistero, a cui i suoi meriti e la sua preclara onestà lo portarono, mai dimenticò lo spirito e l'insegnamento del suo grande Maestro. E sulle cattedre da lui tenute, fino a quella dell'Università Cattolica di Milano e a quella preminente di Bologna, la sua parola di docente mai si disgiunse dalle parole di verità e di fede cattolica.
Anche nella sua poderosa attività letteraria, dalle ricerche storiche al culto umano e delicato della poesia, egli apertamente tenne fede a quei valori spirituali, che fecero di lui un grande e venerato maestro di lettere e di idealità cristiane. E come visse, cristianamente si spense, con il nome del Signore sulle labbra, accanto all'amata famiglia: sereno e modesto anche in questo, che è stato l'ultimo insegnamento della sua nobile, operosa vita.
Mons. GIOVANNI VIZZINI Parroco di Villalba, † il 27-VIII-1952 a 70 anni di età.
Spese tutta la sua vita nelle opere più varie del ministero, quale Vice Rettore del Seminario di Patti, poi come Vicario Generale della Diocesi di Muro Lucano e infine come Arciprete di Villalba.
Santo e zelante sacerdote, amò l'Opera Salesiana e fu per vari decenni Decurione dei Cooperatori.
CARLO ANTONA, † il 6-IX-1952 a 78 anni.
Visse cristianamente, tutto dedito al lavoro e alla famiglia. Morì serenamente, circondato dai suoi nove figli, di cui uno salesiano, e da una corona di 35 nipoti.
GIOVANNA PONZO in GIACCARIA, † a Chiusa-Pesio il 19-VII-1952.
A 69 anni raccolse il premio della sua vita di umile e generosa dedizione. Istillò nel cuore dei figli con l'amore al dovere, l'amore a Dio e offri a Lui, nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, tre delle sue care figlie: Suor Carolina, Suor Maria, Suor Lucia, che con affetto filiale e profonda venerazione, ne tramandano la cara memoria.
MISTRETTA GIUSEPPINA ved. ORLANDO, † a Villalba (Caltanissetta) il 5-IX-1951 a 79 anni.
Madre profondamente cristiana, consacrò tutta la sua esistenza alla cura della famiglia e all'educazione dei figli.
Prima cooperatrice salesiana di Villalba, zelò grandemente la divozione a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco.
ALTRI COOPERATORI DEFUNTI:
Baccello Alberto - Barboni Beatrice Pacchiarotti - Barcellona Alberto - Bertone Carlo - Bona Oreste - Boscaini Toscana - Bressi Ezechiele - Brignolo Virginia - Brigolo Federico - Buratti Comm. Vittorio - Bussetti Bonaventura - Calligaro Antonio - Carta Francescangela - Casarotto Giacomo - Cazzani mons. Giovanni - Decca don Guido - De Cet Domenico - Dellavalle Giovanni - Demmi Vincenzo - Giacomelli Maria - Giliberto Maria - Ianin Cristina - Lazzarotto Angela - Luciano Ida - Marocchi Pasquina - Marsiglio Antonia - Meyer Fronetto Caterina - Mottironi Don Mario - Neira Antonio - Riganti Virginia - Rodella Don Abele - Rollini Maria ved. Rognone - Salvini Ansclmi Ida - Samarelli Mons. Francesco - Spigolon Maria - Tanga Maria - Trogolo Francesca - Valerga Domenico - Zorzi Maria fu Antonio.