SLOVACCHIA

di Angelo Botta

Celebrati i settant'anni di presenza salesiana nel paese. La vivace ripresa dopo i 40 anni vissuti nella clandestinità.

PASSATA È LA LUNGA NOTTE

Don Viganò ha visitato una nazione indipendente e in piena ripresa dopo gli anni della dura persecuzione. Il grazie agli eroi del passato, l'entusiasmo dei più giovani.

"Salve, Don Bosco Santo", intona il coro mentre il Rettor Maggiore, accompagnato da un'ottantina di concelebranti, entra nel cortile pieno zeppo di gente. Il canto, scritto in lingua spagnola a Santiago del Cile, è arrivato in italiano a Roma e in slovacco qui a Zilina. Gli edifici con le mura scrostate vorrebbero infondere una nota di tristezza, dai sotterranei sembra quasi che arrivi ancora l'aria irrespirabile delle celle di rigore. Invece nell'ambiente regna la serenità e la gioia. Quando il governo comunista tolse la casa ai salesiani nel 1950, ne fece una prigione. Adesso qui, dove i carcerati uscivano per l'ora d'aria, incomincia la messa della Famiglia Salesiana. «Sono venuto nel nome di Don Bosco a celebrare, insieme con voi, le lodi a Dio per i 70 anni di presenza salesiana», dice Don Viganò. « Di questi, 40 furono di clandestinità. E di infinite grazie concesse anche tra le prove e i dolori ».

L'SOS DI CEMENTO ARMATO Il Rettor Maggiore ha visitato la Slovacchia nel mese di agosto. Dopo Bratislava, Tmavà e Nitra, è andato a Zilina, sede degli incontri ufficiali, perché situata praticamente al centro della nazione. Da Bratislava è stato un viaggio di circa tre ore in macchina, superando il Danubio, attraversando pianure ben coltivate e avvicinandosi ai Carpazi. Lungo il percorso ha visto cittadine e paesi con i loro castelli antichi e l'insieme di case armonioso e bello. Un po' ovunque la presenza di enormi e orribili scatoloni di cemento armato rovinava tutto. L'aberrazione massima la costituisce Petrzalka, un quartiere di Bratislava. Si tratta di una giungla, autentica e spaventosa, costruita in otto anni di lavoro e propagandata nel mondo come un miracolo di pianificazione del genio comunista. Oltre che prescindere - come era logico nella crociata in atto - da qualsiasi luogo di culto, hanno omesso i servizi essenziali. In quel deserto spirituale e umano hanno trapiantato la gente che strappavano alle campagne. Gli scatoloni enormi non finiscono mai, 130 mila e più abitanti, nes- sun senso di appartenenza. In una fotografia presa di notte le finestre illuminate lanciano nell'oscurità un SOS disperato. « È logico! », osserva uno del posto. «Non abbiamo radici, non ci conosciamo. Il totale dei suicidi qui da noi è il doppio di quello dell'Ungheria e della Germania Orientale, che pure occupano il primo posto mondiale della categoria». In un ampio terreno, invaso da anni dalle stoppie, si ergono le strutture appena iniziate di due grandi edifici che avrebbero dovuto costituire il centro della gioventù comunista. Pochi mesi fa un parlamento di 70 membri, in gran maggioranza atei, li ha assegnati ai salesiani con 68 voti a favore e 2 astensioni: i figli di Don Bosco prendano questi ruderi, li trasformino e si diano da fare con i nostri giovani!

UN PEZZO DI STORIA SACRA «Noi, voi, saremo giudicati per l'educazione della gioventù », ha detto il Rettor Maggiore ai membri della Famiglia salesiana nel cortile di Zilina. « A Don Bosco Dio ha dato una spiritualità concentrata in due poli: cuore orante e mani operanti. L'unità dei due poli costituisce la spiritualità salesiana: stando con Dio si diventa buoni, stando tra i giovani si lavora». A Petrzalka, e in tanti altri centri della Slovacchia, bisognerà essere in molti a lavorare. Fortunatamente non si è perso tempo durante la persecuzione: il salesiano clandestino che faceva l'idraulico o insegnava da una cattedra universitaria, continuava a chiamare in nome di Dio. La stanzetta del condominio diventava un noviziato e sotto l'albero del bosco aveva luogo l'ordinazione sacerdotale. Il prezzo pagato in campi di concentramento, carcere e torture è stato alto. « La paura era tanta, ma il coraggio non ci è mancato mai », ripetono. «Sentirvi raccontare queste vostre peripezie è vivere un momento di storia sacra», osserva Don Viganò.

UN VIAGGIO PERFETTO La festa giovanile, nella grande palestra dello stato a Zilina ha chiuso la serie degli incontri. Nello scenario campeggiava l'immagine di Cristo che invita i giovani a seguirlo; a un lato, Don Bosco; all'altro, il simbolo del 70° con la frase « Vy ste moji priatelia" (Voi siete i miei amici) e un grande schermo che riprendeva persone e gruppi. Quando gli invitati di onore - Rettor Maggiore escluso - sono entrati, gli animatori stavano presentando i vari gruppi, e i 3000 partecipanti rispondevano massivamente: con un boato, un applauso, un'onda. Poi un grosso apparecchio Alitalia di cartone raggiunge beccheggiando il centro della scena. Il pilota scende e afferra il microfono: «Slovacchia?». «A no», risponde la massa. « Zilina? » « A no », ripetono tutti. « Sportcentrum? ». « A no», tuona per la terza volta l'assemblea. Siccome "a no" in slovacco vuol dire sì, a questo punto il pilota spalanca lo sportello dell'aereo e ficca dentro la testa: «Don Egidio, siamo arrivati». Risate, applausi, Il Rettor Maggiore esce e parla: «Saluti da Roma. Un viaggio perfetto. Dalle Alpi ai Carpazi, Il paesaggio più bello siete voi ». Segue una partecipata e bella accademia, e una Eucaristia più bella e più partecipata ancora.

«QUANTI TALENTI HA RICEVUTO?» Come in tutti i viaggi di Don Viganò, momenti particolarmente importanti li hanno costituiti gli incontri con autorità ecclesiastiche e civili. Ma ancora di più lo furono questi, con i giovani. Puntualizzati dai soliti dialoghi, intessuti con domande non preparate e risposte che lo erano ancora di meno. - « Chi le ha fatto le valigie per venire in Slovacchia? ». « Io ». - « Come mai lei ha tanti capelli e don Luigi (un loro animatore, abbastanza giovane, presente) ne ha così pochi? ». « Forse perché, come dicono, gli asini non perdono il pelo ». - «Quanti talenti ha ricevuto?». «Non so se due o cinque, ma non sono andato a seppellirli ». - « Ci faccia vedere come ama Gesù Cristo». «Beh, tutta la vita. Perché sono qui? ». - « Che pensa del Santo Padre a Sarajevo? ». «Benissimo! Deve andare! Sarà un viaggio storico, una lezione per tutti i governi. E se dovessero ucciderlo, non ci sarà una fine più gloriosa per questo Papa ». - «Come vede l'evangelizzazione del 2000? ». « Guardando voí! ». « Mi fanno male gli occhi», ha esclamato alla fine di una cena che aveva raggruppato, seduti ad una sola lunga tavola, molti salesiani. Forse per caso, o magari per calcolo, alla destra si succedevano i capelli bianchi degli anziani, mentre a sinistra erano disposti quelli neri e biondi dei giovani. «Mi fanno male gli occhi, perché uno vuol guardare qui e l'altro vuol guardare DL Qui, 70-80 anni, con carcere, tempi eroici. Li, speranza, entusiasmo, allegria, neppure un capello bianco. Nella Slovacchia mi sono trovato con l'autenticità della vita salesiana: vita sacrificata di dolori e fedeltà, vitalità di vigore e di come in una sintesi della salesianità. Ho saputo che ci sono già un centinaio di missionari slovacchi nel mondo! Sono contento di trovare la testimonianza e guardo con entusiasmo questa gioventù che non si vede quasi più in occidente oggi Ringrazio (rivolto a destra) i confratelli che devo contemplare con ammirazione. E guardo (volgendosi a sinistra) al numero di vocazioni che avete dopo quarant'anni di ateismo. Grazie! Sulle fondamenta delle carceri fate crescere il santuario! ».


Simposio sull'educazione secondo Don Bosco

Più di 1400 persone hanno preso parte a un simposio sull'« Educazione secondo il pensiero e le esperienze di san Giovanni Bosco» che si è tenuto a Bratislava nel maggio scorso. Presente il presidente della repubblica Michal Kovàč, vi parteciparono anche il card. Jàn Korec e il vescovo mons. Dominik Hrusovsky. Nei loro interventi, tutti hanno espresso apprezzamento e incoraggiamento per 170 anni di presenza salesiana in Slovacchia. Nella circostanza, il carda Korec ha rivelato che dei 120 sacerdoti da lui ordinati clandestinamente, più di 60 erano salesiani. Milan Durica, docente salesiano dell'Università di Oadova, ha ricostruito la storia della Slovacchia salesiana, fino ai giorni nostri: 220 salesiani, 17 opere, 60 missionari sparsi nei vari continenti.