ITALIA

di Antonio Miscio

A Pisa da quasi cent'anni a servizio dei giovani universitari. Oggi è in progetto un nuovo centro giovanile multiforme.

I GIOVANI ASPETTANO UN MIRACOLO

Il rilancio della presenza salesiana a Pisa. Una città prestigiosa presa d'assalto da decine di migliaia di universitari.

Pisa non si descrive. Pisa si vede. Città meravigliosa, ricca di storia, di arte, di memorie. Persino Don Bosco, così proteso altrove, a intessere con fili viventi altre bellezze, ad ascoltare armonie su altri registri, ne sentì il fascino. E a don Rua nel dicembre del 1865, mentre era ospite del cardinale Cosimo Corsi per un ritorno di cortesia, così scrive: «Sono a Pisa con il cardinale Corsi, dove vivo veramente da signore. Non mi manca altro che i giovani dell'Oratorio e poi sarei contento. Ho veduto l'Arno che divide Pisa per metà; il Duomo che è una famosa Basilica; la Torre pendente, che ha la sommità la quale si allontana sette metri dalla base; la Torre della fame, dove morì il Conte Ugolino co' suoi figli; il Battistero che è una meraviglia di struttura in marmo e di lavoro; un Camposanto di tale e sì svariata magnificenza, che appaga e conserva in pace tutti coloro che vi hanno la loro dimora. Tutte cose che mi piacciono. Ma non ho veduto i miei giovani». Quel ma è la riserva del cuore, la spia dell'amore del padre, che tra tutte quelle meraviglie sente l'urgenza dei figli, la loro mancanza. Pisa è tutte queste cose che Don Bosco racconta a don Rua. Ma Pisa è tante altre cose ancora. Le Crociate, da cui la terra santa del Camposanto. I Lungami luminosi, splendidi, armoniosi. I pergami famosi del Pisano in Duomo, nel Battistero, dall'eco profonda, secolare. Pisa è la repubblica Marinara, con Genova e La Meloria; con Amalfi e la concorrenza nel Mediterraneo. Pisa nell'ottocento è l'Università, la Scuola Normale Superiore con i grandi maestri della cultura e delle scienze, il Barbi e il D'Ancona, i matematici Ulisse Dini, Enrico Betti, Luigi Bianchi; con Giovanni Gentile e poi Enrico Fermi. Ma se spostiamo appena lo sguardo, elevandolo, per il mondo cattolico alla fine dell'ottocento e fino al 1918, Pisa è Giuseppe Toniolo. E viene in mente quella irripetibile temperie di lotte e di risveglio. Le conferenze di Malines, l'Opera dei Congressi, la Rivista Di Scienze sociali e i suoi congressi, la Rerum Novarurn, le Settimane sociali, l'idea di una Democrazia Cristiana e la sospirata Università Cattolica. E Giuseppe Toniolo teneva la sua cattedra con alto sapere e straordinaria dignità, onore della cattolicità, la cattedra di Scienze politiche e di economia.

UNA STRARIPANTE GIOVENTU

Per i salesiani Pisa è soprattutto la gioventù, la folla della gioventù studentesca. «Ma non ho veduto i miei giovani"». Con gli occhi di Don Bosco noi vediamo oggi in Pisa una straripante multitudine di giovani. Mille, quando don Rua mandò nel 1897 i primi tre salesiani. Settemila negli anni cinquanta, quando il pensionato universitario salesiano raggiunse il suo massimo di sessanta giovani convittori. Trentacinquemila oggi, 1995, e forse di più ancora. Sono i giovani che Don Bosco desiderava nel cuore e non vedeva con i suoi occhi e li vediamo noi. Vediamo le bellezze perenni, e vediamo i giovani. Il fascino delle prime; le necessità dei secondi che interpellano per una presenza più assidua alla gioventù locale e pure mirata all'accoglienza educativa di quella che accorre da ogni parte d'Italia alle facoltà universitarie, celebrate quelle di Statistica, di Informatica, di Matematica e Fisica, alla Scuola Normale Superiore, a Sant'Anna. I salesiani a Pisa hanno nobili ascendenze. Quando il Toniolo volle dare corpo concreto alle sue idee di educazione, di presenza tra i giovani, di cura dei loro problemi e di attenzione, pensò a Don Bosco, a lui si rivolse. Lo incontrò, si fece incontrare, quando Don Bosco venne a Pisa, l'ultima volta nell'87. Gli chiese espressamente di inviare i suoi salesiani. Che non pensasse solamente alla Patagonia. Pisa e ogni città erano la Patagonia. Morto Don Bosco Toniolo non abbandonò l'idea. Scrisse a don Rua, brigò, attese; riscrisse, seguì personalmente, insistette, guidò, si fece mallevadore, soddisfatto solo quando vide i salesiani insediati in città. E la sua partecipazione alla vita dell'opera salesiana in Pisa era concreta, assidua, pronto ai suggerimenti, in prima fila, uno di casa. Pietro Maffi poi, il grande cardinale, arcivescovo della città dal 1903 al 1931, innamorato di Don Bosco che aveva conosciuto nel seminario di Pavia, quando era ancora chierico e voleva quasi farsi salesiano e Don Bosco gli disse di stare dove stava, con tono profetico: Maffi sentiva nella presenza dei salesiani un punto di forza, un luogo di riposo e di go- dimento spirituale fra quei suoi gio- vani, una sicurezza.

RIDARE SLANCIO ALL'OPERA

Insuperabili i primi grandi direttori della Casa di Pisa, don Andrea Chiarinotti, don Eugenio Bigano, don Attilio Garlaschi, don Pietro Molinari, don Virginio Raschio al tempo della guerra, don Gastone Baldan dopo e al CEP (Centro Edilizia Popolare). Lasciata per motivi di ristrettezza la sede di via Dei Mille in Santa Eufrasia, ecco dal 1961 ad oggi la im- mersione totale di tutte le forze a disposizione al CEP, il nuovo quartiere popolare che sorse a Pisa nella zona di Barbaricina. Trenta e più anni di lavoro, un lavoro ricco di tutti gli spunti più belli dell'azione salesiana tra i giovani, dall'eroismo della partenza con Don Mario Azzola quando non c'era nulla ed era tutto da fare, al progredire gioioso delle più varie e ricche iniziative secondo l'estro di Don Baldan, fino alle difficoltà dell'ultimo periodo, quando per lo spostamento del piano regolatore verso altra direzione è parso che la carica si fosse esaurita e si fossero affievolite le prospettive di una presenza significativa. Ora da settembre è allo studio la rivitalizzazione della presenza dei salesiani a Pisa, una presenza da ripensare; da parte di molti è il desiderio di un ritorno nel vivo e nel pieno della città, al servizio dei giovani universitari, che affollano le vie pullulanti di celebri facoltà, con un centro giovanile multiforme.