BIOETICA

di Alessandro Risso

Le problematiche dell'ingegneria genetica. Alla vigilia dell'attesa  enciclica «Evangelium vitae» di Giovanni Paolo II.

UN FIGLIO A TUTTI I COSTI

36 anni, padre di due figli, impegnato per vari anni nel campo educativo, l'autore affronta i principali temi collegati alla vita nascente.

I diritto ad avere un figlio è il più ancestrale e nobile desiderio della donna e dell'uomo, e va assolutamente tutelato». In questa secca affermazione di Severino Antinori, il noto ginecologo romano che, come ha scritto il quotidiano La Stampa, "della cura della sterilità ha fatto un business", è sintetizzato tutto il pensiero di coloro che vedono nella ingegneria genetica una delle vie maestre dello sviluppo scientifico e umano nel prossimo futuro.

IL NODO DEL PROBLEMA

È negli anni '70 che la scienza entra prepotentemente in uno dei campi più naturali dell'esistenza, quello della procreazione, determinando una "tecnologia della riproduzione" che riesce a prescindere, per generare un nuovo essere umano, dall'esercizio dell'atto sessuale e dal rispetto delle "stagìoni" della fertilità. Il caso della donna diventata mamma a 63 anni - proprio grazie all'intervento di Antinori - ha suscitato una ridda di commenti e allargato anche alla pubblìca opinione i temi di un dibattito sino allora circoscritto tra scienziati e moralisti. È giusto desiderare un figlio a tutti i costi? Maternità e paternità sono un diritto oppure vanno considerate un dono? «È fuori discussione che una coppia abbia legittimo desiderio di un figlio e abbia diritto di porre quell'atto da cui può essere concepito», sostiene Giovanni Russo, docente di Bioetica all'università Salesiana di Roma, «ma sarebbe un assurdo introdurre una normativa che riconoscesse il "diritto di generare" alla coppia. Per i coniugi può esistere soltanto il diritto di avere rapporti finalizzati alla procreazione, e non il diritto ad avere un figlio. Se così non fosse sarebbe non valido, e illegale, ogni matrimonio infertile». La sterilità non è una semplice "malattia" da curare ricorrendo a qualunque terapia possa dare possibilità di successo, e non tutte le terapie sono moralmente accettabili, solo per il fatto che possono raggiungere lo scopo. Le statistiche rilevano che la fecondazione in vitro ha una percentuale modesta di successi. Meglio la microchirurgia, che risolve molti tipi di anomalie pur godendo di minor notorietà nella pubblica opinione. E non va dimenticato che molti casi di sterilità hanno spesso motivazioni psicosomatiche: il desiderio di avere un figlio è rinviato nel tempo, per scelte di vita, di lavoro o per motivi economici; poi a un certo punto viene preteso come un diritto urgente, subentrano lo stress, l'ansia, che producono un effetto ìnibitore.

REGOLE E CONFINI

Certo è che occorrono confini, regole certe alla "riproduzione assistita", come viene chiamata la fecondazione artificiale. Ma è difficile fissarle. Ad esempio l'età massima dei genitori: devono ripetersi i casi di mamme-nonne? Fino a che età? E chi può deciderlo? Ma altre sono le situazioni dubbie: dalla madre che si fa trapiantare nell'utero un embrione congelato che la figlia avrebbe voluto per sé prima di subire un incidente stradale ed entrare in coma - storia proposta dallo sceneggiato Tv "Rischio d'amore" l'autunno scorso - al caso limite, teorico ma tutt'altro che impossibile, di una coppia che ottiene l'ovulo di una donna e gli spermatozoi di un uomo sconosciuti, e li fa impiantare nell'utero di un'altra donna sconosciuta: si troverà a crescere una creatura geneticamente, fisicamente e psicologicamente, estranea. Pensiamo al rapporto madre-figlio che si crea nei mesi della gestazione. I delicati problemi di accoglimento del "figlio. in provetta" sono latenti in situazioni più abituali: la cronaca ci ha proposto casi di disconoscimento della paternità e richieste di separazione per l'incapacità di uno dei coniugi ad accettare il figlio geneticamente estraneo.

NUOVI FRONTI DI RIVENDICAZIONE

Dicevamo che oggi è possibile procreare anche senza esercitare la sessualità e ignorando i tempi della fertilità. Ma anche prescindendo dall'esistenza stessa di una famiglia, intesa nel senso ampio di un "nucleo sociale rappresentato da due o più individui, legati tra loro da un vincolo reciproco di matrimonio, di parentela o di affinità" (Devoto-Oli). Infatti un altro problema dai complessi risvolti etici parte dalle rivendicazioni dei singles. Anche chi vive solo, per scelta o suo malgrado, reclama il diritto alla maternità. Parliamo di maternità perché esclusiva- mente donne sono coloro che si rivolgono a ginecologi e alle "banche del seme", oppure avanzano richiesta di adozione per esaudire quel grande desiderio. Il caso dell'attrice Dalila Di Lazzaro, che potrebbe riuscire a ottenere un bimbo in adozione dopo la tragica morte del figlio ventenne, è stato il più clamoroso e potrebbe avere una funzione di traino per il moltiplicarsi di richieste analoghe. E si aprono nuovi fronti di rivendicazioni. Ricordiamo il clamore suscitato nei mesi scorsi dalla vicenda della coppia di donne omosessuali di Savona, che ha avuto una figlia grazie all'inseminazione artificiale. In Italia è stato un fatto scandaloso, ma tutt'altro che nuovo in paesi come quelli del nord Europa o gli Stati Uniti, già impegnati da anni a dibattere se lecite o meno simili richieste. La tennista americana Martina Navratilova, celebre per la sua omosessualità dichìarata e ostentata quanto per i suoi successi agonistici, si è da poche settimane ritirata dalle competizioni inserendo tra i suoi progetti più immediati la nascita di un figlio, con la motivazione di voler combattere lo spettro della solitudine. E siamo di nuovo alla riproposizione del "diritto" dell'adulto a generare un figlio.

I DIRITTI DEL FIGLIO

Se invece rovesciamo il punto di vista? Se considerassimo il "diritto" di chi nasce? I diritti che ogni essere umano deve pretendere da chi decìde di metterlo al mondo? Allora si potrebbe cominciare ricordando il diritto di nascere per un atto di amore, in una dimensione di amore, per un reciproco dono di sé tra due persone. Poi il diritto a essere cresciuto in una famiglia "normale": questo aggettivo indica qui semplicemente la presenza di un padre e di una madre, le due figure che "naturalmente" rivestono un ruolo specifico e non sostituibile nella formazione del bambino, che ha bisogno di identificarsi con il genitore del proprio sesso e di distinguersi da quello di sesso opposto per il proprio equilibrato sviluppo. Già le vicende della vita possono portare alla perdita di un genitore o creare famiglie spezzate, con problemi psicologici di comprensione e adattamento per i figli. Non si capisce perché si debba partire con il piede sbagliato, presupponendo l'assenza di una delle due figure di riferimento: la "diversità" che il genitore single o la coppia omosessuale accetta per sé non può essere scelta a priori per il figlio, che ha diritto a non vedersi imporre una situazione da lui non richiesta che lo condizionerà psicologicamente e socialmente. L'ingegneria genetica, la scienza medica che modifica le strutture delle cellule, mossa da finalità meritorie, cioè quando si propone di portare benefici alla ricerca contro le malattie, se si presenta come il mezzo per "migliorare la natura umana", proietta ombre inquietanti sul futuro. Sottile e insidioso è il confine tra l'eliminazione di un difetto e la manipolazione per inserire o potenziare determinate caratteristiche: è auspicabile che tutti i neonati sìano sani, ma va impedito che il. sesso possa essere predeterminato, così come il colore degli occhi, della pelle o dei capelli, l'altezza, la forza, l'intelligenza... La possibilità di selezionare gli esseri umani è una prospettiva aberrante, da rifiutare. Una società di soli beautiful Ridge, con il cervello di Einstein e di sole Claudie Schiffer con una intelligenza di una Levi Montalcini, sarebbe la fine dell'umanità, perché presuppone che qualcuno la possa plasmare e controllare. Libertà e dignità dell'essere umano cominciano proprio dal rispetto assoluto degli elementi che creano la vita.