SOCIETA'

di Alessandro Risso

Gli anziani e le prospettive del futuro pensionistico.

ANZIANI: IL FUTURO È GRIGIO

«Pago contributi da una vita e adesso vogliono farmi lavorare sino a quando muoio!». Ma la riforma del sistema pensionistico è il macigno ineludibile sul cammino di chi ha il compito di governare il Paese.

Anziani: una parola che oggi ha cambiato significato. Vent'anni fa i nostri educatori - genitori, maestro, sacerdoti o "mamma RAI" - ci insegnavano a chiamare "anziane" le persone di una certa età, perché il termine "vecchio" pareva poco gentile e un po' scortese. La "terza età" rimpiazzò poi la "vecchiaia", ma il concetto di fondo era identico. Terminata la stagione attiva, martoriati spesso da malattie contratte sul lavoro, i figli cresciuti da un pezzo, essere anziani significava rivestire un ruolo marginale nella società. Oggi invece il pianeta anziani racchiude mondi compositi e contrastanti, e conosce una vitalità sorprendente. Raggiunta la pensione, la persona "anziana" comincia a viaggiare, si impegna nel volontariato, va a ballare, compra e legge libri, frequenta le palestre e i circoli sportivi. Certo, continua a esistere l'anziano malato e non autosufficiente, ma questa "quarta età" si sposta sempre più avanti nel tempo: la speranza di vita per le donne è di 80 anni, per gli uomini di 74, e sono i valori medi più alti d'Europa. Per l'Italia un primato invidiabile, che ha portato nel 1993 (dati Istat) a pareggiare il numero degli ultra sessantacinquenni con quello degli under 15. Che bello, vivere più a lungo o più in salute. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio.

UN NUOVO QUADRO SOCIALE

Il "Bel Paese" ha un altro record, questa volta mondiale: è la nazione con il più basso indice di natalità: 1,2 figli per donna, contro una media CEE di circa 1,50 e una europea del 2,10. Si vive di più ma si nasce di meno, e per la prima volta dal dopo guerra in Italia il numero dei morti ha superato quello dei nati. Continuando sugli stessi trend demografici arriveremo a una società con prevalenza di anziani: il 20% di "over 65" nel 2000, il 25%, un italiano su quat tro, nel 2010, che non è tra un secolo, ma appena tra quindici anni. Soprattutto però avremo una società in estinzione: le proiezioni matematiche, tenendo costante l'andamento attuale, prevedono in 150 anni la riduzione della popolazione italiana a meno di 7 (sette!) milioni di abitanti dagli attuali 57. Risulta in modo evidente che tali dirompenti processi demografici incidono già oggi pesantemente sulla struttura economica, e sui meccanismi dello Stato sociale edificato nelle nazioni progredite. Non solo in Italia ogni lavoratore, oltre ad accumulare il proprio fondo pensione, mantiene di fatto un anziano che ogni mese percepisce l'assegno INPS garantito dai prelievi sulle buste-paga di chi lavora; ma è vero che da noi gli interventi di risanamento sono in ritardo, mentre le altre nazioni possono contare su sistemi più equilibrati.

IL NOSTRO SISTEMA PENSIONISTICO

Siamo gli unici a garantire una pensione pubblica dell'80% rispetto alla retribuzione, grazie al rendimento per anno di lavoro del 2% (1,75 in Francia, 1,50 in Germania, 0,75 in Giappone, 0,40 in Gran Bretagna, Giappone e Stati Uniti); grazie al calcolo sui migliori 5 anni di contribuzione (10 in Francia, l'intera carriera in Germania, Gran Bretagna, Giappone e Stati Uniti); grazie alla contingenza riferita all'aumento dei prezzi (in Francia e Germania dei salari). Oltre ad erogare le pensioni più alte, sino all'anno scorso l'italica INPS richiedeva il più breve periodo contributivo per la pensione di anzianità (35 anni, ora saliti a 40 come in Germania e Giappone) e aveva il più basso livello di età pensionabile (60 anni per gli uomini e 55 per le donne), che pare certo verrà aumentato di cinque anni uniformandolo agli altri Paesi, che comunque in genere non fanno differenza tra i sessi concedendo la pensione alle donne solo a 65 anni. Aggiungiamo al quadro le normative privilegiate per il pubblico impiego e quel bijou delle "pensioni baby", concesse dopo 19 anni, 6 mesi e un giorno di contributi, abolite da pochissimo tempo, ma capaci di sfornare per alcuni lustri tanti pensionati appena o non ancora quarantenni. Dall'insieme di questi elementi emerge con chiarezza che il sistema pensionistico italiano è vissuto e sta vivendo al di sopra delle sue possibilità, e quindi, sorprendentemente, gli attuali pensionati in Italia sono una categoria privilegiata. Può sembrare un paradosso, anche di cattivo gusto pensando ai molti costretti a fare acrobazie di risparmio per pagare affitto, bollette, e mettere insieme il pranzo con la cena. Eppure, malgrado le pensioni "sociali" da fame, malgrado i tre milioni di pensioni integrate al minimo (602 mila lire al mese), questo giudizio controcorrente è globalmente corretto. Evitiamo di addentrarci in considerazioni sulla equità del sistema, che porterebbero lontano (sarebbe possibile stabilire un tetto massimo alle pensioni? E giusto continuare a spendere ogni anno circa 30 mila miliardi per integrare al minimo pensioni che nei 2/3 dei casi vanno a persone con un reddito medioalto? E scontato che i diritti acquisiti non si possano toccare in alcun modo?). Ritorniamo invece a quel "pianeta-anziani" che ha dilatato i suoi spazi vitali, le potenzialità di attività e di spesa.

I NUOVI ANZIANI

Non soltanto le case produttrici di colle di dentiere puntano nelle loro réclame sul mercato della terza età; è rimasto solo il nonno con la barba bianca, nell'immaginaria valle degli orti, a raccontare le fiabe al nipote: negli altri spot, giovanili vecchietti organizzano festicciole danzanti bevendo birra e puliscono casa in un battibaleno. La nonnina che smacchia senza strappi è cambiata spesso in questi anni, e ogni volta la nuova attrice viene scelta con meno rughe. Ma il processo di "ringiovanimento" degli anziani è generalizzato, non si limita al lifting dei divi dello spettacolo, e ricade a cascata sulle altre generazioni: gli adulti, rimasti attaccati alla famiglia sino a trent'anni e oltre, una volta autonomi non perdono il piglio da eterni adolescenti, modello Gianni Morandi-Stefania Sandrelli. Risalendo la scala generazionale quindi, dopo i bambini che non nascono, i giovani che faticano a trovare lavoro: quanti sono i pensionati cinquantenni che proseguono l'attività lavorativa nella stessa azienda come consulenti? O che trovano un'occupazione in nero? Esiste indubbiamente un problema di trasmissione del "sapere" lavorativo alle nuove leve, patrimonio di esperienza tecnica e culturale che purtroppo quasi sempre si disperde, ma ci si dimentica che l'"attivismo" degli anziani chiude di fatto spazi di lavoro e crescita ai giovani.

IL FUTURO INCERTO

Sta forse peggio la generazione dei quarantenni, che vivranno sulla loro pelle il periodo di transizione e approderanno tra vent'anni a una pensione che rischia di scendere sotto il 50% dell'ultima retribuzione, senza aver avuto il tempo e la menta- lità di predisporre misure alternative di previdenza. Agli anziani agiati di oggi seguirà perciò un'ondata di anziani che han lavorato più a lungo e ottenuto meno sicurezza economica. Per tutti ci sarà la prospettiva di trovare assistenza al di fuori della famiglia, poiché non è pensabile che i pochi figli di oggi possano prendersi cura di genitori e zii ottuagenari! Di qui il grande business delle case di riposo, che aumentano ogni anno senza riuscire a soddisfare il mercato. Le pensioni odierne, e le integrazioni dei servizi sociosanitari, permettono il pagamento delle rette: e domani, in una società con molti più anziani e meno sicurezze previdenziali? Di tutto questo è importante parlare, per giungere a un "patto generazionale" che avvii la politica di riforme capaci di riequilibrare la situazione ed evitare un possibile scontro sociale tra 1"`élite" degli anziani e i giovani. Riequilibrio che potrebbe anche passare attraverso la riscoperta della "famiglia allargata" come nucleo di riferimento economico, fiscale, educativo, ed efficace "ammortizzatore sociale". Significa ripensare su nuove basi il Welfare State, abbandonando la cultura individualistica degli ultimi decenni. Questa sì sarebbe una vera rivoluzione: che vale la pena cominciare a progettare.