ANNO DELLA TOLLERANZA

di Baldassare Meli

Santa Chiara a Palermo: qui i nuovi immigrati hanno trovato una casa e un vero punto di riferimento

SOLIDALI VERSO I NUOVI POVERI

Una lunga storia di impegno a Palermo. Le molte iniziative qualificate di solidarietà verso ai terzomondiali.

Dagli anni '20 al terremoto del 1968, che ha distrutto la Valle del Belice, ma che ha avuto conseguenze negative anche a Palermo, Santa Chiara è stato un centro irradiante per migliaia di giovani, con l'orfanotrofio, scuola media, scuola professionale e l'oratorio quotidiano, frequentatissimo da ragazzi e giovani del centro storico di Palermo. Dopo il terremoto del 1968 le scuole sono state trasferite nel nuovo istituto "Gesù Adolescente" e il Santa Chiara ha assunto la fisionomia di centro pilota per l'attività sociale soprattutto a favore dei giovani e delle famiglie bisognose dell'Albergheria. Questo quartiere, una volta residenza delle famiglie "bene" di Palermo, ormai è abitato da famiglie povere e bisognose. Lo straordinario impegno di salesiani di frontiera, coadiuvati da un folto gruppo di volontari, di obiettori di coscienza, da un gruppo scout di "Europa", da una comunità di fede, dà uno straordinario impulso al lavoro in favore dei ragazzi del quartiere e delle loro famiglie. Ma gli edifici, diventati fatiscenti e pericolanti, inducono a trasferire le famiglie nei nuovi quartieri di periferia. Ma non tutte le famiglie sfrattate ottengono subito la casa, e alcune di esse trovano ospitalità al Santa Chiara. L'Albergheria si svuota di abitanti, ma la povertà rimane. I pochi ragazzi rimasti, con alle spalle situazioni familiari complicate, sono ad alto rischio: spesso diventano facile manovalanza della criminalità locale. Il lavoro tra i giovani a Santa Chiara diventa sempre più duro e difficile.

I PRIMI IMMIGRATI

Intanto la fisionomia del quartiere va cambiando: le case pericolanti lasciate vuote dalle famiglie sfrattate vengono gradualmente occupate dagli immigrati che arrivano sempre più numerosi dal Centro e Nord Africa: numerosi marocchini e tunisini, qualche ghanese e avoriano. Questa presenza, sempre più massiccia, pone svariati problemi. Il professor Serafino Mansueto, direttore della cattedra di patologia medica dell'Università di Palermo, si pone il problema sanitario. Ritiene importante creare un osservatorio epidemiologico ed offrire la possibilità di assistenza sanitaria per tutti coloro che ne sono sprovvisti, Siamo nell'autunno dei 1987 . Nel ricercare spazi per realizzare il suddetto progetto viene a bussare a Santa Chiara,. Visto che allora molti ambienti dell'istituto rimanevano vuoti, i salesiani furono ben lieti di offrire alcune stanze. Dopo la necessaria opera di ristrutturazione, effettuata con l'aiuto dell'amministrazione comunale, nell'aprile del 1988, viene inaugurato il PoliambuIatorío per immigrati extracomunitari. Da allora, nei vari giorni della settimana, una quindicina di medici volontari si sono alternati per prendersi cura degli immigrati che, via via sempre più numerosi, sono venuti a chiedere aiuto. Sono sorti così gli ambulatori di medicina generale, dermatologia, ginecologia, otorinolaringoiatria, neuropsichiatria, oltre al già esistente ambulatorio di pediatria.

A SERVIZIO DI TUTTI

A questo primo importante servizio man mano se ne sono aggiunti altri: corsi di lingua italiana, deposito di documenti e bagagli, aiuti per risolvere problemi legali o con la Questura, fermo posta, recapìto telefonico, aiuto per ricerca di lavoro o di casa. Tutte le domeniche gli immigrati organizzano a Santa Chiara riunioni di associazioni feste etniche ed interetniche. In collaborazione con i missionari comboniani, le suore comboniane, i missionari oblati dell'Immacolata, le figlie di Sant'Anna, si offre la possibilità di celebrazioni liturgiche ìn inglese e in francese e lezioni di Catechesi.

Dal novembre del 1990 inizia anche l'avventura dell'accoglienza notturna. All'inizío con un gruppetto di arabi che nell'attesa dí ricevere il tanto sospirato permesso di soggiorno dormivano sotto gli alberi della villa antistante la questura. Attualmente sono ospitati oltre 100 giovani, in gran parte provenienti dalla Costa d'Avorio e dal Ghana; ma ci sono anche alcune presenze dalla Tunisia, dal Marocco, dall'Algeria, dal Togo, dal Burkina Faso, dalla Guinea, dal Niger, dalla Nigeria; infine ci sono alcuni studenti universitari provenienti dalla Giordania, dall'Iran, dall'Iraq e Madagascar. Per tutti glì altri servizi, vanno a bussare anche mauriziani, tamil, cingalesi, capoverdiani, indiani, senegalesi, eritrei.

L'attività oratoriana e di assistenza alle famiglie del quartiere e agli immigrati viene portata avanti da due salesiani, da alcuni obiettori di coscienza e da alcuni volontari. Mi si chiederà se ci sono difficoltà. Certo che ce ne sono: di personale, economiche, di delicato ed equilibrato intervento di sostegno alle famiglie del quartiere ed agli immigrati per superare il rischio della guerra tra poveri; il dover esigere da tutti, italiani e stranieri, il massimo rispetto per tutte le diversità: da quella etnica, a quella religiosa; dalla culturale, a quella sociale. Infine c'è da notare che tutte le attività vengono svolte in ambienti adattati alla meglio, visto che la struttura è vecchia di secoli. Già è in cantiere il progetto per rinnovare, il più celermente possibile, lo stabile, adattandolo alle nuove esigenze e secondo i requisiti di legge. Attingeremo, certo, a tutte le fonti che le leggi ci permettono; ma per accelerare i tempi è necessario il contributo fattivo di enti e persone svariate. Nutro un sogno: che l'opera di Santa Chiara (oratorio, centro d'accoglienza per immigrati e, perché no, la parrocchia di San Nicolò all'Albergheria) venga gestita da tutta la Famiglia Salesiana di Palermo e della Sicilia! Sarebbe un segno dei tempi nuovi e di coerenza nella scelta per i poveri e gli emargìnati.