IL PUNTO GIOVANI

di Carlo di Cicco

ORA I PANTALONI ALLE RAGAZZE NON BASTANO PIÙ

Volevano i pantaloni, ora vogliono la laurea. Sulla via del riscatto femminile, le ragazze italiane hanno raggiunto un importante traguardo culturale. In linea con i paesi più progrediti dell'occidente, anche in Italia, ormai, sono più le lauree al femminile che al maschile. Una sorpresa uscita dal cilindro statistico dell'Istat per l'anno scolastico 1993-94. Più della metà degli iscritti all'università, nel nostro Paese sono donne. La presenza femminile nelle università ha superato per la prima volta il livello del 50% sia tra gli iscritti (esattamente sono state il 50,8%), sia tra i laureati e i diplomati che sono donne nel 52,3% dei casi.

SECONDO L'ISTAT il gruppo di corsi di laurea che ha fatto registrare il maggior numero di iscrizioni è ancora quello letterario che ha raccolto quasi il 20% delle preferenze. A lettere c'è stato anche il più alto numero di laureati e diplomati (il 20,3%) e la più alta presenza femminile. Le donne sono state il 79,4 degli iscritti a lettere e 1'83,5% dei laureati. Resta al nord Italia il primato delle donne universitarie, ma anche il centro e il sud non scherzano.

NEGLI STATI UNITI recenti studi rilevano che le donne, ragazze comprese, comperano più libri di letteratura, arte, teatro. Qualcuno vede questo fenomeno come una nuova tappa della discriminazione perché lascia ai maschi il primato del potere, della scienza, dell'economia e della tecnica. Solo in apparenza. In Canada si registra una crescita continua di ragazze a legge, medicina, farmacia. Nella sola città di Montreal le ragazze iscritte a legge sono passate dal 37% del 1975 ai 63% nel 1993. Alcuni studiosi temono che i ragazzi nel prossimo millennio non avranno la formazione culturale necessaria per guadagnare bene. La cultura, non solo quella umanistica, avrà protagonisti in gonnella. Già oggi, a scuola le ragazze studiano di più e generalmente ottengono voti superiori ai maschi.

LE RAGAZZE sono una fascia importante, a volte determinante, anche in ambiti di responsabilità pastorali delle Chiese. Non a caso l'ultimo sinodo, dedicato alla vita consacrata, ha dovuto riconoscere il ruolo che, tra le forze impegnate a tempo pieno nell'evangelizzazione, svolgono le donne. Il primato maschile regge ancora nel mondo del lavoro. Le legislazioni quasi universalmente penalizzano la presenza e le prestazioni lavorative delle donne. In caso di crisi sono le prime a tornare a casa. Ma fino a quando durerà? Una volta nello sport le ragazze campioni erano mosche rare. E non capitava quasi mai di vedere squadre femminili giocare a calcio, basket o pallavolo.

PIÙ CHE MERAVIGLIARSI o predire sventure per una umanità che in futuro potrebbe crescere più al femminile, è il caso di cominciare a pensare in modo nuovo. Liberi da pregiudizi e schemi culturali legati a epoche passate. La dottrina sociale cristiana lo chiede almeno da 35 anni quando papa Giovanni parlò di una crescita della dignità femminile come uno dei segni dei tempi. Ma il Vangelo lo ha posto come segno di una umanità liberata ben 2000 anni fa.