IL PUNTO GIOVANI

di Carlo di Cicco

IN PIEMONTE LA LEZIONE DEI GIOVANI

Pala e servizio anche nella tremenda alluvione che ha messo in ginocchio larghe fasce della popolazione piemontese e ligure. Se Firenze in mezzo al fango, salvata dai giovani volontari, stava ormai rannicchiata negli angoli bui dei ricordi e il Belice, il Friuli e l'Irpinia sono stati risucchiati dalle immagini violente della lotta politica, la frustata inattesa delle acque a paesi e città del Piemonte ha ridato familiarità e visibilità anche ai giovani. Si è parlato di almeno 7000 volontari, maniche rimboccate, ore insonni con la gente che cercava di salvare il salvabile o di rendere almeno accettabile una condizione divenuta d'un tratto amara e senza prospettive.

LE CALAMITÀ NATURALI non creano la generosa disponibilità dei giovani a fare qualcosa per gli altri, ma la portano in primo piano. Anzi, guardando la sfida pericolosa che il degrado dell'ambiente lancia continuamente alla sicurezza di vivere, diventa un atto di giustizia riconoscere che il mondo del volontariato giovanile ha qualcosa da insegnare. In Piemonte si è avuta la conferma che i giovani non portano solo o principalmente confusione nelle emergenze. Qualche amministratore ha sperato che i volontari restassero il più lontano possibile o, una volta in campo, si ritirassero il più in fretta possibile. Invece i volontari, nella maggioranza dei casi, sono andati attrezzati e autosufficienti, portando esperienza, addestramento, competenza. Se si scorrono i rapporti della Protezione civile si scopre che associazioni come le Pubbliche Assistenze (ANPAS), le Misericordie d'Italia, l'Agesci, per citarne alcune, hanno inviato subito centinaia di volontari con fotoelettriche, fuoristrada, ambulanze, pulmini, gruppi elettrogeni, motopompe, cucine da campo, idrovore.

I VOLONTARI DELLA CROCE ROSSA sono stati 2033, circa 500 delle Misericordie, quasi 1000 dell'Anpas, 2440 dell'Ana. C'è stato un vescovo, quello di Alessandria, che ha sentito il dovere di riconoscere l'apporto dei volontari giunto tempestivo, quando ancora lo Stato riordinava le proprie idee. Se poi si pensa che la Caritas ha invitato il volontariato a prestare quel servizio immediato e gratuito nei problemi della vita quotidiana, quelli che non possono rientrare nella programmazione dei grandi interventi pubblici, si ricava un quadro ancora più preciso e convincente della qualità umana che i giovani hanno portato nell'alluvione. I giovani, infatti, hanno prestato un servizio gratuito. Centinaia di obiettori impiegati presso la Caritas hanno chiesto di essere utilizzati nell'emergenza della popolazione. Se una parabola viene fuori dalla tragedia dell'alluvione è quella di saper ritrovare il gusto del gratuito in una società dove tutto è condizionato dal gioco degli interessi piccoli e grandi. Ai giovani si deve questo riconoscimento. La loro lezione può aiutare a cambiare il paese da terreno di speculazione di alcuni più forti, in terra di accoglienza per tutti.