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NON MI PENTO

I ragazzi che fanno attività sportiva percorrono una strada che può portarli a traguardi importanti di crescita, ma soprattutto i giovanissimi vanno incontro anche a pericolose deviazioni. È quanto è emerso a un convegno sullo sport praticato dai giovani organizzato dalla diocesi di Parma. Presente anche Maria Canins, celebre e pluripremiata atleta del ciclismo femminile - «Lo sport mi ha dato una professione, la possibilità di viaggiare e di guadagnare», ha detto - è stato particolarmente controcorrente l'intervento dell'allenatore del Parma Nevio Scala, che è partito dalla sua storia personale di ragazzino di campagna, la vita divisa tra scuola, oratorio e campetto di calcio. «A 16 anni la svolta, quando il Milan mi portò a Milanello. Finiva così la favola e iniziava il dramma di un adolescente costretto ad affrontare il periodo più delicato della formazione in un ambiente non suo». Tanti i momenti difficili, superati grazie alla forza di carattere e all'educazione familiare ricevnta. «Vi lascio immaginare gli scompensi nei bambini che oggi vengono prelevati dalle società a 8-9 anni. Mi sento in dovere di essere molto critico nei confrouti dei genitori che affidano i propri figli alle cure sportive di persone estranee, chiamate preparatori o mister che spesso dimenticano il proprio ruolo di educatori». Lo sport non deve essere fine unico, esasperato, ma parte integrante dell'educazione. E ricorda che i suoi figli in passato lo hanno accusato di non averli inseriti nel mondo del calcio. «Sono orgoglioso di ciò che ho fatto», ha detto. «Non mi pento che non siano diventati dei campioni, ma sono soddisfatto di avere dato loro la stessa educazione che ho ricevuto io, perché credo che valga di più essere coerenti con quei valori che oggi stiamo dimenticando». Il delicato ruolo dell'adulto-educatore è stato focalizzato anche dal professor Alessandro Tettamanzi, psicologo dell'Università di Padova: «No al genitore fanatico e nemmeno all'allenatore intransigente, che stima il ragazzo solo in base al suo rendimento; anziché metterlo continuamente sotto esame sarebbe opportuno aiutarlo a costruire la propria identità in modo armonico».