FOCUS
«Sono sempre stato un tipo abbastanza insensibile. Mi facevo i fatti miei, pensavo alle corse, agli affari. Il mio comportamento è sempre stato dominato dalla logica, dal cervello, più che dalle emozioni. Da qualche giorno però mi sento diverso. Credo di aver capito che la vita ha anche altri valori. Tutto è successo mercoledì sera. Raramente guardo la Tv. Ho buttato per caso gli occhi sullo schermo, ho notato alcune scene dal Ruanda. Sono rimasto sconvolto. Non avevo mai visto qualcosa di simile. Terribile, inumano. Così ho pensato che potevo, che dovevo fare qualcosa. Ho parlato con alcuni funzionari del governo austriaco, con esponenti della Caritas e della Croce Rossa, organizzando una spedizione. La Lauda Air ha messo a disposizione un Boeing 767. Ho convocato tre piloti, una quindicina di dipendenti si sono offerti come volontari. Fra i sedili, nei corridoi, nelle stive, sono state ammassate 35 tonnellate di cibo, medicinli, tende, acqua. Ho preso i comandi dell'aereo, sette ore e mezzo dopo eravamo nella capitale del Burundi. In 150 minuti abbiamo scaricato l'aereo, tutti insieme. Ho parlato con la gente del posto, mi hanno raccontato cose orribili, incredibili. Ho visto facce spaurite, gente malata. Un orrore. Siamo ripartiti verso Nairobi per fare rifornimento. Dopo 10 ore, di nuovo a Vienna. La compagnia ha pagato il carburante. 150 mila dollari, il resto lo ha fatto il governo. Sono pronto a tornare per dare una mano. Non mi sento né più buono, né un personaggio da Nobel, sohanto un po' più felice di me stesso. Ho cominciato a riconsiderare la vita. A comprendere che la realtà non è quella nostra di tutti i giorni, che noi viviamo dentro una cornice dorata. Mi sono reso conto che parlare dei punti persi da Schumacher è solo un gioco, che i nostri drammi nel mondo delle corse sono nulla in confronto a quello che accade là. E adesso comincio a ragionare un po' più con il cuore e meno con la testa» (Niki Lauda).