ANNO DELLA TOLLERANZA
di Gianni Frigerio
I giovani musulmani d'Europa trovano ospitalità negli oratori. «Mi basta che siate giovani», dice padre Otto.
A Colonia e a Vienna sono già maggioranza. I giovani musulmani delle periferie d'Europa frequentano i cortili salesiani. All'insegna della tolleranza e dell'arricchimento reciproco.
« I genitori dei ragazzi turchi in «Germania sanno bene che noi non vogliamo convertire nessuno», dice padre Otto Nosbisch, responsabile del Club "Casa dalle porte aperte" di Colonia, un milione di abitanti, alla sinistra del Reno. Il bacino carbonifero della Ruhr e l'industria pesante hanno favorito da sempre una forte immigrazione. Al Club di Colonia il 70 per cento degli oratoriani sono stranieri e moltissimi i musulmani. «Ma non ci sono problemi», insiste padre Otto. Il Club è nato nel 1967 e fa parte dell'opera salesiana che gestisce la parrocchia sant'Antonio.
IN PRINCIPIO LA TOLLERANZA Rispettare tutte le religioni, nelle quali in qualche modo il Signore riesce a camminare, anche se per vie differenti, è il motto del Club. Al Club c'è preparazione alla comunione e alla cresima e ogni giorno l'ora biblica. Chi vuole può anche partecipare alla messa. Ma tutto all'insegna della tolleranza. «Se sorgono questioni, mettiamo a confronto il Corano con la Bibbia e ci accorgiamo che sono molte le somiglianze », afferma padre Otto. Non c'è desiderio di prevalere, né di affermare superiorità. « A volte i genitori delle ragazzine turche non vogliono che vengano con noi; altre volte sono i ragazzi a comportarsi male. In que- sti casi visitiamo le famiglie, parliamo con i genitori, chiediamo collaborazione, chiariamo le nostre posizioni ». In questo modo il Club, e la parrocchia, sono diventati per tutti un punto di riferimento sociale importante.
CON LA COLLABORAZIONE DEI GIOVANI In cucina incontro Manuela, 16 anni, che sta lavando i piatti con altri aiutanti. Vi è anche Ali Yasseri, 15 anni, che si prende cura dei bambini e degli impianti sportivi. Ali è arrivato con i suoi dall'Iran: «All'inizio vedevo i giovani che giocavano a pallavolo e ho chiesto se potevo farlo anch'io». Ora fa parte del gruppo dei giovani collaboratori. E ha la tessera rossa. « Chi desidera aiutarci come volontario deve fare una prova di tre settimane », spiega padre Otto, «poi per sei mesi farà l'aiutante e solo dopo diventerà collaboratore. A noi preme che manifestino impegno e continuità, altrimenti non ha senso ». Ognuno sceglie il lavoro che gli è più congeniale: sport, media, teatro, cucina, laboratorio, informatica. Ogni due mesi c'è un incontro di verifica, lo scambio delle esperienze, che si conclude con la cena. Chi partecipa al Club con regolarità prende la tessera verde e paga una piccola quota. I collaboratori hanno la tessera rossa: essi non pagano, perché contribuiscono già con il loro lavoro. In questo momento i giovani collaboratori sono un centinaio, impegnati in tempi diversi. I ragazzi del Club non sono meno di 150-200, dai sei ai vent'anni. «Tutta l'attività qui è sostenuta dai collaboratori. Purtroppo quest'anno le sovvenzioni municipali sono diminuite di un quinto. Per questo, secondo me, il futuro è legato al lavoro prezioso di questi volontari ».
AL "SALESIANUM" DI VIENNA Tanti musulmani anche all'oratorio di Vienna. Addirittura il 75 per cento. Prendono parte alle partite di calcio o frequentano i giochi di sala. Ho visto Ayhan dopo un'ora di gioco andare anche lui in chiesa, con gli altri, rimanendo a guardare e ad ascoltare. Voleva vedere "come pregavano i cristiani". L'aumento degli operai stranieri in Austria, la migrazione in massa dai paesi dell'Est dopo la caduta del muro e più recentemente la guerra nella ex-Jugoslavia ha fatto diventare i musulmani la seconda confessione religiosa del Paese. Anche qui le ragazzine musulmane godono di minori libertà. «Le ragazze musulmane arrivate alla pubertà devono rimanere in casa e non possono più partecipare ai giochi con gli altri », spiega il signor Josef, un giovane salesiano che lavora all'oratorio insieme a padre Otto Ledermüller. Domando a padre Otto come si trova in questo ambiente decisamente nuovo. Risponde senza esitazione: «Il "fatti amare" di Don Bosco funziona anche qui. So che in Medio Oriente abbiamo delle opere in cui il 90 per cento dei ragazzi sono musulmani. Ma l'opera educativa non presenta difficoltà insormontabili ».
LA PREGHIERA DI CASA All'oratorio-centro giovanile di Vienna lo studio, il divertimento e la preghiera sono di casa. L'importante è che ognuno rispetti le convinzioni altrui. All'ultima festa di san Nicola, padre Otto ne ha avuto la conferma. Aveva proiettato un film sulla vita di quel santo vescovo e ci andarono anche i musulmani. L'istruzione religiosa invece la ricevono nelle loro sedi. A Vienna ci sono varie scuole di preghiera. La più importante è la moschea oltre il Danubio. Nell'insieme questa convivenza arricchisce e serve bene ad appro- fondire reciprocamente la fede. I cristiani imparano dai musulmani a non vergognarsi di pregare in pubblico, oppure di avere più rispetto per la Bibbia, per la casa di Dio e le persone consacrate. Gli altri invece, per esempio, vedendo il posto che la donna occupa tra noi in famiglia e nella società, saranno costretti a riflettere.
«BASTA CHE SIATE GIOVANI» L'impressione è che tra i ragazzi che ogni giorno frequentano l'oratorio ci sia una serena armonia, costruita sull'onda della tolleranza. Per molti figli degli immigrati l'oratorio è diventata una seconda casa. Il signor Josef Avbelj, un salesiano di una trentina d'anni, passa il suo tempo tra i ragazzi dell'oratorio e accompagna ogni attività con un'attenzione speciale per ciascuno. I ragazzi trovano in cortile anche padre Otto Ledermüller, responsabile dell'oratorio, pronto a costruire ogni giorno un bel contatto personale. «Basta che siate giovani perché vi ami », diceva Don Bosco.