CINEMA

l'intervista a Guido Josia scenografo

FORREST GUMP

Un film di successo, campione d'incassi. Una vicenda singolare e la ricostruzione di trent'anni di storia americana.

È un film gradevole e ben realizzato. La sceneggiatura è frizzante, il montaggio dinamico, gli aspetti tecnico-artistici ne fanno uno spettacolo riuscito. Definirlo però semplicemente un film divertente e commovente mi sembra un po' riduttivo, perché ricostruisce con arte, in modo visivo e musicale, trent'anni di storia americana.

Il privato e lo storico si intrecciano. Ma il privato non è da generalizzare. La storia americana è presentata in modo quasi cronachistico; la vicenda di Forrest invece è speciale, improbabile, ed è l'elemento di maggior interesse del film.

Apparentemente Forrest è un perdente, ma raggiunge risultati positivi grazie alla madre, una tipica madre dell'America sana, che ha un'incrollabile fiducia nella riuscita del figlio; ma anche grazie al suo temperamento accomodante. È un personaggio imprevedibile, remissivo, ingenuo, che come una piuma si lascia condurre dagli eventi, accettandoli per quelli che sono. È un fortunato baciato dal destino. Eroe del Vietnam, campione di foot-ball e di ping-pong, grande industriale dei gamberi. E la sottile ironia che lo circonda lo rende un personaggio "oltre". Il suo perdersi e ritrovarsi anche con delle trovate tecniche di regia efficaci, dà alla storia un che di fiabesco e di irreale. 11 tutto si riassume in quella paradossale corsa finale: un correre fine a se stesso, che lo porta di fronte all'oceano.

È un film che rispecchia la cultura americana. L'americano vincente comunque. Un film americano dove può avvenire di tutto, anche l'assurdo, l'incongruente, la fiaba. La storia di uno svantaggiato che - come è avvenuto realmente in altri casi in America - riesce a farcela. In questo senso è anche un film nel filone classico (pensiamo ai film di Frank Capra, fino al recentissimo Mister Hula Hoop), con i grandi valori, il lieto fine, la realizzazione dell'improbabile. Cinquant'anni fa, quando si viveva di sogni, un film così ti lasciava soddisfatto. Oggi si rimane più guardinghi. Il pubblico capisce che si tratta di una fiaba e preferisce vivere con i piedi per terra, affidandosi non alle circostanze casualmente fortunate, ma ai progetti personali, magari più modesti, ma legati ai valori della propria educazione e condizionati dall'impegno personale.