GIOVANI

di Giorgio Licini

FILIPPINE UN PAESE CRISTIANO IN ASIA

Quando il Papa giungerà al parco della Luneta la mattina del 15 gennaio 1995, per la conclusione della decima Giornata mondiale della gioventù, troverà ad attenderlo un milione di ragazzi, forse un milione e mezzo. Ci saranno sì due o trecentomila ospiti stranieri, perché l'appuntamento è per tutti, ma la parte del leone la faranno loro, i teen-agers delle isole. Accorreranno in massa perché sono vicini e per l'unicità dell'evento. Manila conta dieci milioni di abitanti. 1 giovani tra i quattordici e i venticinque anni sono almeno due milioni.

LA PRIMA VOLTA IN ASIA La scelta non poteva che cadere su Manila, capitale dell'unico paese cattolico del continente. Non però un paese "latino-americano", come a volte dice qualcuno, quasi a intendere che 400 anni di dominazione spagnola prima e americana poi, abbiano assimilato le popolazioni dell'arcipelago ai loro amici occidentali. La gente filippina rimane gente d'Asia, così come lo rimangono i cinesi che hanno subito l'influsso del marxismo o i giapponesi del capitalismo. La timidezza e la discrezione Aspettando l'incontro di Manila. filippina è tipica dell'Oriente. Entri in profonda comunicazione con loro dopo aver superato lo stadio iniziale di uno spontaneo pudore. Tendono a vivere alla giornata. Non coltivano in genere assoluti logici. Naturalmente è su un animo emotivo e spontaneo, che privilegia il cuore sulla mente, che si è impiantata la spiritualità spagnola delle devozioni, delle processioni, dei santi protettori, del perpetuo soccorso e della via crucis; ciò in effetti è una parte non trascurabile della fede. Camminare in ginocchio, abbandonarsi a Maria, accarezzare le statue dei santi o il crocifisso risponde al desiderio del cuore di prossimità e di amicizia, di provvidenza e di un Dio che si cura delle sue creature. C'è comunque dell'altro nella vita della Chiesa filippina. Nel gennaio 1991 una grande assemblea nazionale di vescovi, sacerdoti, laici e religiosi hanno messo a fuoco le urgenze del presente e del futuro. Così hanno sottolineato la necessità di formazione e catechesi, l'importanza delle comunità di base, il dialogo con la minoranza musulmana nelle isole meridionali e la cura per i gruppi indigeni (i cosiddetti Tribal filipino), la difficile realtà degli urban poor, in pratica i baraccati e nullatenenti delle grandi città. Le Filippine sono un paese cattolico all'82%. L'unica sfida, sul piano dei numeri, viene dalle sette. Un paese cattolico che si apre alla missione. Ha cominciato Paolo VI a battere il tasto in occasione del viaggio del 1970. Poi Giovanni Paolo II ha incalzato nel 1981: «Non c'è dubbio: le Filippine hanno una speciale vocazione missionaria di proclamare la Buona notizia, di portare la luce di Cristo alle nazioni ». Oggi sono già un migliaio i missionari filippini nel mondo. E questo benché il paese abbia ancora un grande bisogno di sacerdoti ed evangelizzatori. Nelle isole più lontane e più povere un prete è ancora incaricato di quaranta, cinquanta o anche settanta villaggi. Nelle grandi città come Manila, la gente vive più vicina, ma una parrocchia può comprendere anche cento o centocinquanta mila persone.

LE TRE EMERGENZE Alcune priorità sono evidenti nell'impegno della Chiesa. Anzitutto la povertà interpella tutti drammaticamente. Il 70% della popolazione vive al di sotto di ciò che la dignità umana richiederebbe. Il 20% è in miseria. Nelle campagne non esiste assistenza medica, il lavoro è scarso, la scuola non qualificata. La gente sogna di trasferirsi in città dove però poi le baracche si addossano l'una all'altra su terreni pubblici o privati occupati abusivamente. La separazione tra ricchi e poveri nei centri urbani è molto marcata. La politica è nelle mani delle classi più abbienti, che poco si preoccupano delle sorti della maggioranza. Colpisce il numero di famiglie filippine che devono far conto su un parente all'estero (in genere il papà o la mamma) per mandare a scuola i figli, per farsi col tempo una casetta decente, per mangiare tre volte al giorno. Nessuna meraviglia quindi che l'appello della Chiesa sia alla giustizia e alla solidarietà, all'equa distribuzione delle risorse, anziché al controllo artificiale delle nascite come propone una martellante campagna governativa.

I GIOVANI E LA CATECHESI Chiesa di poveri. E Chiesa di giovani. In un paese in cui il 60% della popolazione ha meno di 25 anni, i giovani sono ovunque e costituiscono la vera priorità. La Chiesa è tradizionalmente impegnata nelle scuole. Le scuole private gestite da ordini religiosi o dalle parrocchie sono numerose soprattutto in città. Ma ci sono anche scuole professionali per l'avviamento al lavoro, programmi di formazione nelle parrocchie, gruppi giovanili a non finire. Oltre la povertà e l'incertezza del futuro, i giovani soffrono l'instabilità della famiglia, l'ambiente selvaggio delle periferie, fatto di gente venuta da tutte le province del paese, non amalgamata, terreno propizio per bande criminali, spaccio di droga, promiscuità. La formazione e la catechesi è la terza priorità della Chiesa filippina. Essa serve a dare alla fede solide radici, soprattutto nelle coscienze giovanili, che non potranno più rispondere alle sfide dei tempi con le sole armi della religiosità popolare. Nelle parrocchie di campagna e di città dove, per il numero o le distanze è di fatto impossibile raggiungere tutti, si punta alla formazione dei leader per í vari ministeri ecclesiali e l'animazione delle realtà temporali, perché il messaggio cristiano risulti un lievito capace di trasformare in profondità un popolo che certamente crede, ma come tutti, deve ancora crescere nella maturità di fede e nella pratica quotidiana della carità. Che nelle Filippine spesso vuol dire ancora giustizia.


Le Filippine contano oltre 60 milioni di abitanti sparsi nelle 7.100 isole che compongono il paese. Nell'arcipelago si parlano ben 87 lingue e 11 dialetti. La metà degli abitanti ha-meno di 21 anni. I cattolici sono circa 52 milioni, pari all'83 per cento della popolazione. 1 sacerdoti sono oltre 5.500, le suore 8.500, i vescovi 119. Nonostante il buon numero di sacerdoti, c'è solo un prete ogni 9.500 battezzati (in Asia vi è un prete ogni 2.500 fedeli, In Europa, uno ogni 1.200).