IL DIARIO DI ANDREA
di Jean-François Meurs
L'ordine e il disordine: un terreno minato. Ognuno ha la sua idea di ordine, una sua relazione con le cose, la sua tolleranza e la sua intolleranza. Un gusto troppo rigido per l'ordine assomiglia a volte alla paura di vivere. Ma il disordine penalizza chi non trova ciò che gli serve e rende insopportabili coloro che finiscono, per invadere il territorio altrui. E un fatto che uno spazio ben sbarazzato invita alla creatività e alla voglia di fare...
Ho appena finito di pulire la mia stanza. Ogni tanto è necessario, bisogna fare spazio. Quando non c'è più spazio, si è meno ispirati, e si è meno invogliati a cominciare qualcosa di nuovo. Quando tutto è in ordine, mi viene voglia di fare un sacco di cose. L'angolo che rimane più in ordine è l'angolo della preghiera, con il libretto che usiamo quando preghiamo in gruppo. Lì ci sono anche i miei più bei ricordi, le foto e le lettere dei miei migliori amici/amiche.
COMUNQUE È MEGLIO METTERE ORDINE, altrimenti gli altri hanno la scusa di ficcare il naso nei miei affari quando vengono a cercarsi qualcosa che mi hanno dato in prestito. Ogni volta cerco di organizzarmi sempre meglio, di sistemare ogni cosa in modo definitivo. Ma ci sono sempre delle cose che non trovano il loro posto. Ci sono delle cose che resistono a qualsiasi sistemazione. Allora sono costretto a riservare un cassetto per il disordine, uno grande, e un angolo dello scaffale per i libri inclassificabili.
PER PULIRE BISOGNA FARE SPAZIO. Sono andato a restituire a Carlo una sua cassa piena di tutto. Ma lui mi ha chiesto di tenergliela ancora un po'. Devo dargli tempo di mettere ordine nella sua camera. E poi, mi ha detto, «preferisco che la tenga tu, almeno so dove trovarla quando ne ho bisogno ». Bisogna dire che la sua stanza è di un disordine incredibile. Entrando, a destra, c'è una montagna come una torta piena di crema, perché lui entrando lascia cadere tutto: uno strato di libri, uno strato di vestiti sporchi, ancora dei libri, uno strato di carta di cioccolato: puoi contare i giorni e le settimane. Un geologo potrebbe ricostruire la storia cronologica delle sue attività. Ma non sarebbe ugualmente facile, perché vi sono ogni tanto dei terremoti e degli sconvolgimenti quando vuol tirare fuori qualcosa dal fondo. Poi c'è un sentiero che va fino al suo letto, che passa tra la sua chitarra e la mensola dei video-giochi. Al fondo c'è il suo letto. Lì sdraiato si trova nella posizione preferita per ascoltare la musica: non ha che da allungare la mano per arrivare al suo Hi-Fi e scegliere. Ogni CD è sempre al suo posto. Nel campo musicale, puoi chiedergli ciò che vuoi, e lui sa subito dove mettere le mani. Al contrario, arrivare fino al tavolo è totalmente impossibile. Lui non trova più niente e finisce per chiedere alla madre se non lo ha visto. Allora sua madre crolla, grida e prende possesso del suo territorio con la pala meccanica. Blin, blun, tutto si mette a danzare. E ci vuole almeno una settimana perché Carlo ritrovi la sua scarpa sinistra e la sua calma. Senza il suo disordine familiare, è come un drogato in astinenza.
DA NOI, LASCIAMO LA PORTA SOCCHIUSA quando non ci siamo. Vi è un tacito accordo di entrare e uscire, per prendere qualcosa, a patto di rispettare i segreti. Quando la mamma giudica che una camera è troppo in disordine, allora crolla anche lei... Ma resiste alla voglia di venire a ricuperare la biancheria sporca. Se non la metti tu stesso nella cesta della roba da lavare, tanto peggio, dovrai arrangiarti. Lei chiude la porta della camera per non vedere. È il segnale! Quando eravamo piccoli, lei metteva in ordine con noi, ed era come un gioco. Ma ora è finito. Quando Joris ha visto che io pulivo la mia stanza, ha deciso di fare la stessa cosa con la sua. Alla fine c'erano due casse davanti alla porta, una piena di Topolini e giornalini vari, e una con i suoi modellini d'aereo. Gli ho chiesto perché non portava tutto in soffitta. «Aspetto un poco», ha detto, «così papà e mamma capiranno che non sono più un bambino!». Gli ho chiesto se mi ridava le figurine che gli avevo prestato più o meno quattro anni fa. Riguardandole mi sono ricordato di tante cose divertenti di quand'ero più piccolo. Tante situazioni simpatiche. Poi ho visto Joris riprendersi un giornalino e mettersi a leggere. Anche questo è fare ordine: dare una seconda vita a un tesoro dimenticato.