LETTERE
SOLIDARIETÀ A UNA SOLA DIREZIONE. «Udivo in Tv un sacerdote dire che "la Chiesa guarda alla persona". Naturalmente in riferimento a chi è in qualche modo vittima della società. Ne prendo atto. Ma mettiamole tutte in considerazione le persone. Perché è persona la tabaccaia che deve subire pesanti aggressioni da girovaghi sgangherati; è persona il benzinaio notturno che vive nel rischio; sono persone i lavoratori e gli studenti pendolari, già condannati a orari di pasto balzani e che, viaggiando, fanno cattivi incontri. Chiamare persone solo coloro che offendono, è di fatto un atteggiamento che lascia perplessi. Ma avviene. Forse un certo paternalismo, nato nei decenni passati, portò all'affermarsi di questo spirito di unilaterale comprensione». Lettera firmata, Cuneo
SEAN DEVEREUX. « Sean Devereux, vostro exallievo, aiutante volontario assassinato in Somalia (BS/gennaio '95). Lo vediamo con la maglietta salesiana e con il sorriso buono. Prima di scrivere ci abbiamo pensato molto, ma siamo convinti che Sean dovrebbe essere proposto come esempio ai giovani e trovare spazio tra i santi salesiani...». Pasqualina e Giuliano Poggi Genova
RITARDI E DISGUIDI. «Mi piace leggere il Bollettino Salesiano, ma non lo ricevo sempre. E molte volte mi arriva il mese dopo. Cosa posso fare? ». Stelvio Micheli, Verona Pubblichiamo la sua lettera, a conforto anche di altri. L'invio della rivista tramite posta va incontro talvolta a ritardi e a smarrimento di copie. Segnalare a noi il disguido può servire. Sarebbe certo più utile informare della disfunzione il proprio postino.
COME RIMETTERE IN PIEDI LA SCUOLA. «A proposito dell'articolo di Alessandro Risso (cf BS/dicembre 1994, Scuola: la riforma cento volte annunciata). Mi trovo in un istituto professionale femminile per il commercio. Noi insegnanti di matematica è come se non esistessimo. Gli insegnanti della scuola media indirizzano qui le alunne meno preparate. Ogni anno il livello di preparazione dei giovani è più scadente, non sanno nemmeno fare un'addizione quando comprano due pasticcini: aspettano di avere in mano il resto del primo per comperare il secondo. Ai licei i genitori non osano contestare gli insegnanti, quando i figli non riescono, mentre qui domina la massa. Ho imparato che devo essere classista anch'io, perché è l'unico atteggiamento possibile per riuscire a sopravvivere in una società come la nostra. Sono convinto che la scuola non cammini a causa della nostra poca sensibilità sociale. Presto ne vedremo i frutti anche a livello politico» (lettera firmata).
«Sono docente in un istituto tecnico statale e devo dire che Don Bosco mi è stato maestro con il suo sistema preventivo nell'educare i miei allievi (maschi e femmine), trasmettendo loro valori culturali anche difficili senza fare soffrire troppo e al contempo insegnando lo- ro qualcosa. Educandoli con amicizia, senza traumi» (ing. Lorenzo Cataldi, Genova).
Due lettere dai toni così diversi. Tra gli insegnanti, a volte tra i migliori, serpeggia molto pessimismo. Ma la prima lettera - cinque pagine fitte - non apre a un minimo di speranza. Caro professore, lei dimostra un grande attaccamento alla scuola e alla sua materia, nra non altrettanta simpatia per i giovani.
CI HA PENSATO LA ZIA. «Ti ricevo da molto tempo e ogni anno ti fai più bello e interessante. Desidero che lo ricevano anche le mie nipoti, una di 23 anni e l'altra di 17, che sono andate a scuola dai salesiani. Forse i professori salesiani non pensano che la rivista riesce a infondere speranza e forza ai giovani, quindi non si interessano di abbonarli. Allora ho pensato di farlo io, la zia, tanto più che voi ci invitate a diffonderlo. lo rimango affascinata vedendo la presenza mondiale delle vostre opere ». Lettera, firmata, Civitanova Marche
I GIOVANI DEL KARAOKE. «Mi congratulo per la nuova rubrica "Il punto giovani". Però parlando del karaoke (cf BS/dicembre 1994) non avete preso posizione. E vero che l'effimero ci sarà sempre e che non è la peggiore delle scelte giovanili, ma che cosa cercano quei giovani che varino nelle piazze a imitare i loro cantanti preferiti? Voi salesiani non avete niente di più costruttivo da offrire a loro?». Mirella Carlino, Asti
IMPOSSIBILE RICORDARE TUTTI. « Un anno fa è morto don Giovanni Ottone. Finora non ne avete detto nulla»; «Ho controllato la rubrica e non ho trovato due miei amici, don Renato Valdora e il salesiano laico Luciano Colombo. Mi raccomando, non dimenticateli!»: «A tutt'oggi, nonostante che abbia telefonato a voi e mi sia rivolto alla casa salesiana e al parroco, non avete fatto memoria di don Orfeo Scaroni; ma vorrei anche ricordare don Miklic Josip e don Giovanni Battista Pea»; «In Argentina è morta mia sorella suor Paolina Alessi, ma non l'ho trovata nella pagina dei defunti ».
LA GUERRA PAZZA. «,Sono un'emigrata siciliana in Germania. Qui ho conosciuto mio marito che è della ex Jugoslavia. Vorrei esprimere conce tanti altri il mio dolore, ma soprattutto la mia rabbia, per questa guerra "assurda". La cosa più grave è che nessuno fa niente per fermarla. Tutti fanno da spettatori a una tragedia indescrivibile, a una guerra di "matti"». Vincenza Duraki, Staufen, Freiburg
BS DOMANDA
IL CINEMA SECONDO I CATTOLICI. «Qualche mese fa la televisione ha ridato il film "Mery per sempre" di Risi. Mi ha sconcertato il fatto che Famiglia Cristiana (n. 3, 5/1994) lo abbia sconsigliato riportando suppongo la classificazione del Centro cattolico. Non è la prima volta che la cosa mi sorprende. Ma con che criterio vengono dati questi giudizi? II film in questione andrebbe addirittura "consigliato" per far comprendere meglio un certo mondo giovanile» (Camillo Solaro, Torino).
Risponde Andrea Piersanti, Presidente Ente dello Spettacolo, direttore "Rivista del Cinematografo", direttore Centro Cattolico Cinematografico.
Dal 1928 l'organizzazione che io presiedo contribuisce alla diffusione dei giudizi che la Commissione nazionale valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana elabora sulla base della visione dei film in uscita nelle sale italiane. Lo scopo del lavoro di questa commissione, supervisionata da mons. Francesco Ceriotti, è quello di fornire strumenti critici di orientamento agli spettatori cattolici e agli operatori culturali delle comunità diocesane. Per il film "Mery per sempre", il giudizio pastorale, pubblicato nelle nostre "Segnalazioni cinematografiche" e nel nostro Cd Rom "Cinenciclopedia", è chiaro: l'opera è stata definita « accettabile, riserve, crudo, dibattiti». In altre parole la commissione ne consente la visione anche nelle sale cinematografiche della parrocchia, avvisando però contemporaneamente il pubblico che non si tratta di un film facile. Secondo il testo della valutazione pastorale, il film è "una testimonianza che, per essere realistica e cruda, non travalica la frontiera, né deborda in immagini volutamente squallide. La presenza stessa nel gruppo di Mery, il travestito, è trattata con acume e leggerezza esemplari". La valutazione pastorale poi si chiude così: «Un film che fa riflettere e che pone grossi problemi ad ogni persona ed agli stessi operatori sociali sul piano dei metodi e delle singole responsabilità». Come vede, gentile signor Solaro, il giudizio degli esperti convocati dalla CEI coincide con il suo. Le valutazioni pastorali sono state spesso al centro di polemiche più o meno strumentali. In questo caso invece la sua pur cortese accusa è ingiustifcata. Riguardo alla valutazione riportata dal settimanale Famiglia Cristiana esistono due ipotesi: quella di un innocente errore tipografico oppure quella di una volontà critica diversa da quella già espressa dalla CEI. Se fosse vera questa seconda ipotesi, il discorso da aprire sarebbe troppo lungo per questo breve spazio.