LETTERE

L'ACCHIAPPAPPLAUSI. A dicembre abbiano presentato la figura di Mago Sales ("Il mago si è fatto missionario"). Riportiamo ora i numeri di telefono esatti per chi fosse interessato ad allestire nella sua sede il suo "spettacolo magico" (011 /24.81.101 - 03371203808).

TUTTI NEL PALLONE. «Quando ero ragazzo andai in gita in montagna con la mia classe. Uno dei miei compagni durante una sosta scuoiò una dozzina di rane prendendole da una pozza d'acqua. Pensai di essere ipersensibile perché nessuno, neanche il professore, trovò da ridire. Condivido ciò che avete scritto sulla violenza negli stadi (cf. "Tutti nel pallone", BS/marzo). Ma sono convinto che se non si rispettano le lucertole e le rane, non si rispetteranno neanche le vite umane negli stadi di calcio. È una questione di cultura della vita, di rispetto "sacro" per il creato. E non c'è bisogno di essere credenti, basta essere uomini ». Gianni Sandrino, Vercelli

A CHI DARE CREDITO. «Una lettera accusava i testimoni di Geova di avergli sfasciata la famiglia (cf BS/dicembre 1994). Penso che prima di dare credito a uno dei protagonisti di una disgraziata vicenda familiare si dovrebbe essere cauti. A quanto mi risulta, almeno su questo punto i testimoni di Geova esortano i loro membri a non abbandonare il loro coniuge, ancorché dissenziente. Quanto ad affarismo, essi distribuiscono gratuitamente le loro pubblicazioni, come fate voi, fidando nella generosità dei lettori; e alle loro riunioni non accade di vedersi mettere sotto il naso il piatto o il sacchetto della colletta. Quindi non si capisce di dove traggano origine le accuse mosse dall'autore della lettera. In conclusione, è certamente lecito e doveroso rilevare le divergenze tra la dottrina cattolica e quanto credono i testimoni di Geova, ma è fuori luogo attingere a una dolorosa vicenda familiare, tutta da verificare, improbabili elementi di giudizio. Franco Rizzo, Torino

Apprezzo l'idea di abbandonare le prevenzioni, ma chiunque conosce i testimoni di Geova sa bene che la convivenza con loro è molto difficile. Essi hanno tante convinzioni e pratiche, piccole e grandi - che ritengono di derivare in modo meccanico e radicale dalla Bibbia - che creano in famiglia quotidiane tensioni e rotture invivibili.

IL BISOGNO DI AMARE CHE È IN NOI. « Studio biologia all'università di Trieste e l'altro giorno mi è capitato di sfogliare la vostra rivista. Sono una ragazza curiosa, nel senso che mi piace leggere, informarmi e confrontare le mie opinioni, e proprio per questo ho trovato interessante il BS, primo -perché c'è un po' di tutto e poi perché ho colto una profondità d'animo e di pensiero che risveglia il bene, la voglia di amare, il bisogno di amare che è in ognuno di noi e che purtroppo è sepolto. Di questo però la gente ha bisogno, non tanto di farmaci per vincere la depressione o di formule magiche per condurre a vivere la vita da "vincenti". Ma queste idee rimangono troppo chiuse all'interno della Chiesa. Bisognèrebbe trovare il modo di diffonderle e scriverle anche su altre riviste, quelle di chi non legge la stampa religiosa, per aiutare anche loro a scoprire le strade della vera felicità». Lettera firmata, Pordenone

CARA SIGNORA LUCIA. « Nel numero di dicembre una signora si fa meraviglia che è da sette anni che è abbonata al Bollettino Salesiano. Io, e ci tengo molto a dirlo, proprio in questi giorni è da 40 anni che lo ricevo. Ho cambiato tre volte indirizzo e me lo sono sempre tirato dietro con tanta premura e gioia. Ho avuto tanti problemi in famiglia e tante disgrazie, ma san Giovanni Bosco, Maria Ausiliatrice e nostro Signore non mi hanno mai abbandonata. Penso di essermi meritata una bella coroncina e un piccolo ricordo da parte vostra ». Lucia Donaturi, Bologna

QUATTRO NUOVI DIACONI. «Con molta gioia vi annunziamo che in primavera saranno ordinati nella parrocchia di Choapam quattro diaconi permanenti che da anni si preparano e sono i principali animatori nella loro comunità. Ve li presentiamo, perché li ricordiate personalmente. Andres Toledo, chinanteco, figlio di un diacono, 36 anni, 6 figli; José Chavez, chinatecozapoteco, 39 anni, bracciante, 4 figli; Justino Pacheco, chinanteco, 6 figli; Justino Díaz, zapoteco, 52 anni, scapolo. Tutti sono poveri e vivono del loro lavoro di contadini. Un'infermiera diplomata, Olimpia, ha offerto un anno di servizio gratuito nella parrocchia (da Pasqua a Pasqua). È una vera missionaria, che unisce al lavoro professionale, la catechesi e l'animazione giovanile. Stiamo assistendo due bambini poliomielitici, in modo che con trattamento chirurgico e ortopedico possano camminare. Abbiamo aiutato una delle comunità più lontane a costruire una amaca-passerella in forma definitiva (ogni anno la ricostruivano con liane) e ora li aiuteremo a costruirsi una cappella. Abbiamo terminato le opere in muratura per la sede dei catechisti a Choapam, ma mancano i servizi, i letti, i banchi... ». Padre Carlos Muro Iglesia Parroquial, 70250 Totontepec Mixes, Oaxaca. Messico

SBOCCHI DI LAVORO PER I GIOVANI. «Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà al giovane di 32 anni ancora alla ricerca di un lavoro ("Ho bussato a tante porte", BS/gennaio). Vorrei anche consolarlo, ma, ahimé, sono anch'io nella sua stessa situazione. Da quattro anni come lui. Quando poi leggo che è cresciuto facendo tante cose per gli altri all'oratorio e che sta perdendo anche la fiducia in Dio (ha fatto certo più di me, che ho partecipato solo a un campo di lavoro), mi si stringe il cuore. Ci sentiamo tutti un po' traditi, prima di tutto dai "cervelloni", che continuano a parlare del bisogno di laureati per il nostro bel Paese, tanto per illuderci e farci spendere anni su libri inutili e costosi, per poi entrare nel lavoro "fuori tempo massimo". Dateci qualche parola di conforto! ». Lettera firmata

BS DOMANDA

LA DOMENICA DI SUOR PAOLA. «Mi dispiace che abbiate considerato "effimero" il karaoke di Fiorello (cf. BS/dicembre 1994), denunciandone il trionfo nelle piazze. Certo, il karaoke è effimero, però è un modo di passare un po' di tempo in armonia e allegria, visti i tempi in cui viviamo. Non meno effimero mi sembra invece il comportamento di suor Paola, che una domenica sì e una no va allo stadio a vedere la Lazio, la sua squadra del cuore, e nelle altre domeniche allieta della sua presenza gli spettatori televisivi a "Quelli che il calcio" su RAI/3. Conosco gente che lavora dal lunedì al venerdì e al sabato e alla domenica va a visitare malati e anziani, usando anche dei. propri soldi per le piccole cose di cui necessitano. Non so se suor Paola legga il Bollettino Salesiano, se è così, spero che risponda qualcosa a chi non accetta questo suo modo di fare»

(Franca Tarpi, Torino).

Risponde suor Paola (delle "Suore Scolastiche Francescane di Cristo Re".)

Ho cominciato a interessarmi di pallone 25 anni fa, quando in questa zona di Roma i bambini dei baraccati giocavano tra la polvere e il fango delle strade. Ero una suora giovanissima, ho raccolto questi ragazzi, li ho portati a giocare in uno spazio più sicuro. Di lì sono nati anche la mia simpatia e i contatti con la Lazio. L'essere finita in televisione è un fatto del tutto casuale. "Quelli che il calcio" è una trasmissione che vuole sdrammatizzare il pallone, cerca persone un po' particolari: le mamme dei giocatori, le loro mogli. Hanno saputo che mi interessavo del calcio tra i ragazzi e hanno invitato anche me. La gente, i giovani in particolare, hanno cominciato a scrivermi: gli ammalati mi dicono che quando mi vedono alla televisione trovano veramente nella mia gioia e nel mio sorriso la forza di vivere. Ho pensato che anche questo poteva essere un mezzo per giungere a tante persone alle quali non sarei mai potuta arrivare e allora ho continuato. Comunque quella della domenica pomeriggio è soltanto una parentesi. Durante la settimana sono soltanto una suora che insegna in una scuola, di cui sono direttrice. Da dieci anni tre volte alla settimana vado tra i detenuti del Regina Coeli, persone che perdendo la libertà hanno perso tutte le sicurezze, e li aiuto come posso a ricostruire tassello per tassello la loro dignità. E poi penso ai ragazzi profughi della ex-Jugoslavia: gli troviamo un posto di lavoro, un'occupazione. Mi capita di occuparmi di qualche club che organizza raccolte di solidarietà; mi invitano a parlare ai giovani in tante zone d'Italia, a inaugurare centri sportivi e oratori. Non riesco a fare di più. D'altra parte non sono la sola a dover fare le opere di cui lei parla.