IN ITALIA E NEL MONDO
«Amare ed educare» è stato il messaggio proposto dal Rettor Maggiore ai 160 exallievi radunati in congresso a Estoril, di fronte all'Atlantico. L'Eurobosco ha convocato exallievi di 11 nazioni per riflettere sul tema: Società e famiglia nell'Europa di oggi. I giovani, nonostante il disorientamento dilagante, credono ancora che la famiglia sia il valore più importante, è stato detto. E l'amore e l'educazione sono le due vie capaci di salvaguardare la famiglia. Ma Don Viganò si era recato in Portogallo anche per associarsi ai salesiani nella celebrazione del loro primo Centenario. I festeggiamenti si erano aperti solennemente nel duomo di Braga e hanno avuto un momento centrale a Oporto, con una conferenza del prof. Braga da Cruz. Per la presenza del Rettor Maggiore a Estoril c'è stata la partecipazione dei rappresentanti di tutte le opere del Portogallo. Sempre nell'ambito del Centenario sono in programma per il prossimo aprile i Giochi sportivi internazionali e per novembre il Congresso di Pedagogia.
Herman Schulz ci ha voluto provare. Dopo 16 anni trascorsi in Rwanda, è stato costretto ad abbandonare il paese nel corso dei recenti massacri. Ma ora, accompagnato da una scorta armata ha voluto ritornare a Musha, a 50 chilometri da Kigali per salutare i suoi ragazzi del Villaggio dei Giovani, quelli che erano sopravvissuti alla guerra civile o che non si sono lasciati morire. È questo il caso di due quattordicenni che don Herman conosceva bene e che non hanno più voluto nutrirsi, per il profondo choc subito nei giorni tragici della carneficina di cui erano stati spettatori. A Musha oltre alla parrocchia c'era una scuola professionale per falegnami frequentata da 120 giovani, 50 dei quali erano convittori. Ora tutto è distrutto, ma don Herman ha incoraggiato i ragazzi sopravvissuti a ricostruire, assicurando il suo ritorno non appena gli sarà consentito.
In questo mese di marzo compie 20 anni il Servicio Aéreo Misiona! che ha sede a Macas, nel vicariato di Méndez. Il servizio aereo da vent'anni viene in aiuto ai missionari e alla popolazione in questa zona dell'Ecuador dove non vi sono strade, né fiumi navigabili. Animatore del SAM sin dal 1974 è don Adriano Bara- le, partito per l'Ecuador nel 1952. «Mi pare un sogno quanto è stato fatto in vent'anni di soccorso alle gravi emergenze di questa zona missionaria. Sono grato ai piloti, ai meccanici, al personale amministrativo che hanno reso possibile questo lavoro. Sono tutti nativi del posto, molto bravi e lavorano davvero con spirito missionario». Attendiamo da don Barale altro materiale per offrire maggiori informazioni su questa singolare attività missionaria.
Don Luc Van Looy (nella foto) è stato intervistato dalla rivista Popoli e Missione sui temi della nuova "Europa missionaria". «Un'Europa esclusivamente economica o politica lascia la gente povera», ha detto tra l'altro al giornalista. «L'Europa è tutt'ora al centro della cultura mondiale. E allora riempiamo di contenuti questa cultura». E a proposito di evangelizzazione: «La Chiesa deve tornare a essere una grande famiglia accogliente, in cui ci si sente come a casa. Il grosso problema della Chiesa in Europa si chiama istituzionalizzazione. Le parrocchie tendono a essere istituzioni asettiche e impersonali. In quante di loro il cittadino-fedele si sente accolto come a casa propria? Forse in un 20 per cento. Ecco perché fioriscono le sette».
Quasi 900 persone tra religiosi, genitori, insegnanti e animatori in attento ascolto per rispolverare il sistema preventivo di Don Bosco. L'iniziativa delle figlie di Maria Ausiliatrice di Torino e Provincia ha previsto quattro incontri che si sono tenuti nel grande teatro di Torino-Valdocco tra novembre e febbraio '95, con conferenze di Tonino Lasconi (Le domande degli adolescenti), Vittorio Chiari (Alla scuola di Don Bosco), Luigi Ciotti (Educazione come prevenzione). L'utilizzazione di video e lavagna luminosa, come pure questionari per le comunità educative, hanno facilitato l'interazione tra l'esperto e il pubblico. Più che lezioni, si è trattato di uno scambio di esperienze tra gente che ha ancora voglia di "puntare sull'educazione", che è stato il tema dell'incontro conclusivo curato da Piera Cavaglià (nella foto) che è stata una delle promotrici degli incontri.
L'Anno della Famiglia che si è appena concluso non poteva non ricordarli, e alcuni giornali del Veneto lo hanno fatto, dando rilievo alle vicende di una famiglia che si è costruita con semplicità e grande disponibilità ai valori della vita. Zaira e Vittorio Durante si sono sposati nel 1924. Umili agricoltori, erano in possesso soltanto di un fazzoletto di terra, ma la loro fede semplice e profonda ha saputo costruire una straordinaria e numerosa famiglia, nella quale sono maturate ben cinque vocazioni religiose: i salesiani Ettore, Ferdinando, Federico, Tommaso; e Teresina, figlia di Maria Ausiliatrice. Accorto e infaticabile papà Vittorio; donna di notevole carattere mamma Zaira, pienamente consapevole del suo ruolo di sposa e di madre. Scrive ai figli nel suo testamento spirituale: «Tra fratelli continuate a volervi bene, aiutatevi, amatevi. Non dimenticate la bella abitudine del santo Rosario. Voi sposati amate le vostre mogli; pure voi, o spose, amate i vostri mariti, compatitevi a vicenda, educate cristianamente i vostri figli. Don Federico e don Tomma- so, ricordatevi che siete sacerdoti in eterno, siate zelanti nella vostra missione, che le vostre mani consacrate siano sempre per lodare il Signore. Ettore e Ferdinando continuate a mantenervi fedeli alla vostra vocazione, forti, perseveranti; così pure suor Teresina: sii forte, brava, buona, umile e perseverante».
«Io sono così e-mi amo» è stato il motto per la festa del Movimento Giovanile Salesiano di quest'anno. Tanti i canti e l'allegria, ma anche numerosi gli spazi dati alla preghiera e alla riflessione in quei due giorni tenuti a Brno, nella Moravia del sud. Ognuno ha potuto illustrare con mimo, danza, prosa o poesia, decorazioni nei materiali più vari il tema della festa. Miki Kubickova, presidente del Movimento Giovanile ha orientato la riflessione: «Dobbiamo accogliere noi stessi anche con i nostri limiti, perché Dio ci ama così come siamo». Anche il vescovo di Bmo, mons. Vojtech Cikrle, ha ripreso il tema: «Ogni amore parte dall'accoglienza di se stessi. Chi non accetta se stesso non riesce ad amare Dio e gli altri. Se mi apprezzo e ho simpatia per me, vivrò più facilmente per gli altri». Erano presenti rappresentanti della Croazia e della Germania e i giovani hanno anche pregato per la pace. Un sacerdote croato ha detto: «La pace tra i popoli comincia dentro di noi». Le giornate si sono concluse con il ricordo dei primi missionari cechi partiti per la Bulgaria, proprio per fare dono della propria ricchezza personale ad altri.