I NOSTRI SANTI
a cura di Pasquale Liberatore postulatore generale
UNA MALATTIA NON ANCORA DIAGNOSTICATA Durante il febbraio scorso, un mio carissimo amico, già affetto da una particolare malattia, si aggravò moltissimo. Ho temuto per la sua vita. Per due giorni gli ho iniettato fiale dì cortisone, come prescritto dai medici, ma soprattutto ho pregato Suor Morano perché lo guarisse da questa misteriosa malattia che i medici non hanno saputo ancora diagnosticare. Il mio amico non è ancora guarito completamente, però ormai sta migliorando moltissimo. Non ho mai scritto al Bollettino Salesiano, ma questa volta mi è sembrato doveroso. Daniela Mercuri Roma
DOPO CINQUE ANNI Fin dal primo anno di matrimonio c'è stata un'inutile attesa per il dono di un figlio. Dopo cinque anni mi son rivolta a san Domenico Savio facendo a lui una novena e indossando con tanta fede il suo abitino. Non sono rimasta delusa. Infatti mi è nato Giovanni Domenico. Ringrazio con tutto il cuore questo nostro grande protettore mentre continuo ad affidare a lui il mio bambino. Rizzo Daniela, Nicolosi (CT)
CI FU VIA VAI DI MEDICI Il cammino di dolore, conclusosi con la gioia della guarigione, iniziò il 6 luglio 1994. Quella mattina mio padre, uscito di casa, ebbe giramenti di testa tanto che a stento riuscì a rincasare. Gli si annerirono le labbra e gli si gonfiarono i piedi. Portato subito in ospedale gli fu diagnosticata una bronchite acuta. All'indomani le condizioni peggiorarono. Cominciò a respirare a stento e poi entrò in coma. Ci fu un via vai di medici da cui capimmo la gravità del caso. Ce lo stavano quasi consegnando come di chi si attende la morte da un minuto all'altro. Ma si volle provare a trasportarlo a Caltanissetta per ricoverarlo in sala di rianimazione. Ci si disse però che non ci facessimo troppe illusioni. Fu allora che affidai mio padre all'intercessione del servo di Dio don Giuseppe Quadrio promettendo di recitare quotidianamente il rosario. Per due giorni l'ammalato rimase privo di conoscenza e le sue condizioni continuarono ad esser giudicate gravi. Poi cominciò improvvisamente a riprendersi a vista d'occhio. I medici non sapevano darsi una spiegazione ma il pensiero corse subito a don Quadrio da me invocato. Mio padre ora sta bene, grazie all'intercessione di don Quadrio che speriamo di veder presto agli onori degli altari. Chitè Elena, S. Cataldo (CL)
IL 24 MAGGIO Dopo sedici anni di lavoro non è stato facile ritrovarsi all'improvviso a casa, sospesa dall'attività lavorativa e posta in CIGS; soprattutto non lo è stato pensando agli impegni che gravano sulla mia famiglia e alle mie due bambine. Ho affidato la ricerca del mio nuovo posto di lavoro a Maria Ausiliatrice, certa che solo lei, con il suo aiuto, avrebbe potuto non farmi perdere l'ottimismo e la speranza necessarie in certe situazioni, promettendole la pubblicazione della grazia se il suo aiuto non mi fosse venuto meno. Ho lasciato che lei mi conducesse nei vari colloqui e non a caso - ma come segno della sua presenza viva - questi si sono tenuti sempre il giorno 24. Ed è stato il 24 maggio (dopo sei mesi di inattività) che è stata presa la decisione della mia assunzione in un ente pubblico. Dovrò superare un periodo di prova ma sono certa che Maria Ausiliatrice sarà al mio fianco. Con questa certezza nel cuore ringrazio Maria Ausiliatrice, senza la quale non sarebbe potuto tornare la serenità nella mia famiglia. M.M. Rubano (PD)
SETTE GIORNI NELLA CULLA TERMICA Tutto andò bene sino al settimo mese di gravidanza. Poi una sera mi ricoverarono d'urgenza. Mi tennero a letto per nove giorni con la flebo, allo scopo di portare avanti il più possibile la gravidanza e permettere-lo sviluppo dei polmoni del bambino. Nel frattempo subentrò un'infezione. lo mi rivolsi con tanta fiducia a san Domenico Savio; feci una novena e indossai l'abitino. Il 14 febbraio nacque Luca. Pesava kg. 2,470 e per sette giorni rimase in una culla termica per problemi respiratori essendo nato prematuro. Nonostante tutto, adesso egli sta bene e porta con sé l'abitino di Domenico Savio perché possa proteggerlo sempre. Z. C. Borgomanero (NO)
ERA COME SE FOSSE MORTO Tempo fa mi si è paralizzato il braccio destro: non potevo né muoverlo, né usarlo per qualsiasi servizio. Era come se fosse morto. Fui ricoverata all'ospedale per un mese senza alcun risultato. Il professore infine disse: « Se non subentra la mano di Dio, io non so cosa fare » e fui dimessa. Tornata a casa, con un gruppetto di suore abbiamo subito iniziato una novena al beato Filippo Rinaldi. Dopo un po' di tempo, non solo ho potuto muovere il braccio come prima ma anche usarlo nel servire le mie sorelle più bisognose di me. È con gioia quindi che ringrazio don Rinaldi. In questa casa di riposo noi lo preghiamo ogni giorno e ricorriamo a lui in ogni nostro bisogno. Suor Maria Zolin FMA S. Salvatore M. (AL)
COLPITI TUTTI GLI ORGANI VITALI Un nostro nipote di 32 anni, dopo una tonsillectomia, fu colpito da una grave infezione al sangue che interessò tutti gli organi vitali costringendolo, tra l'altro, a dialisi per una settimana e a nutrirsi con il sondino per sei mesi. Si temette molto per la sua vita. Ma noi exallieve salesiane ci rivolgemmo fiduciose al beato Filippo Rinaldi. L'ammalato cominciò subito a migliorare, sino a raggiungere una guarigione completa. Gina e Delizia Cinardo Mazzarino (CL)
SALVO DOPO UN GRAVISSIMO INCIDENTE In una tarda serata del febbraio 1992 rimasi vittima di un incidente: per evitare un'auto che mi tagliava improvvisamente la strada, uscivo di carreggiata e andavo ad abbattere il cancello di una casa, collidere violentemente un albero e proiettato infine all'esterno. Riportai gravi lesioni politraumatiche rimanendo in stato di grave shock. Ricoverato in rianimazione si procedeva all'intervento chirurgico per via laparotomica. Successivamente trasferito in chirurgia fui sottoposto a nuovo intervento per sopravvenuta peritonite. Non sono mancate altre complicazioni in seguito. Ma a distanza di sei mesi ho potuto lasciare le stampelle e godere di un discreto grado di autonomia. Devo l'esito felice di questo pauroso intervento a don Giuseppe Quadrio alla cui intercessione sono ricorsi i miei, sin dal primo momento della disgrazia. Giorgio Giacomelli Sondrio