CATECUMENATO

di Silvano Stracca

La Chiesa e i nuovi cristiani. Aumenta il numero degli adulti che chiede il battesimo, ma va qualificata la pastorale parrocchiale.

ANNUNCIARE IL VANGELO IN PARROCCHIA

Intervista a don Alberich, dell'Università salesiana. « Come evangelizzare oggi, se le comunità cristiane si presentano poco convincenti e poco avvincenti? ».

In Francia si contano oggi circa novemila catecumeni adulti. Il loro numero si è triplicato negli ultimi cinque anni. In grande maggioranza si tratta di persone giovani, tra i venti e i trentacinque anni. Per il 70 per cento sono donne. Prevalgono naturalmente i francesi, ma fra i neofiti c'è anche un buon numero di immigrati. Appartengono a tutti i ceti sociali. I motivi per cui chiedono di diventare cristiani ricevendo il battesimo sono i più svariati. E ciò a differenza di un passato non lontano, quando ci si decideva al "passo", di solito, al momento del matrimonio con una cattolica o un cattolico.

IL BATTESIMO DEGLI ADULTI

Questi dati ci fanno cambiare una certa idea tradizionale del catecumeno, quella dei paesi di missione, cioè l'immagine del "negretto" che rinunzia ai culti pagani ed è segnato con la croce da un barbuto missionario bianco. La "nuova frontiera" del catecumenato invece attraversa anche le nazioni di antica tradizione cristiana, diveutate a loro volta "terre di missione", com'è appunto la Francia. In Italia le richieste di battesimi di adulti sono ancora molto limitate, ma il fenomeno comincia a prendere corpo nelle varie città. A Roma. per esempio, si parla di 150 casi ogni anno. « La Chiesa deve però interrogarsi sul modo con cui accoglie e inizia questi adulti nella fede», afferma lo spagnolo don Emilio Alberich, 62 anni, decano della facoltà di scienze dell'educazione dell'Università salesiana e docente di catechetica. «Anche se riguarda piccoli numeri, il catecumenato dev'essere considerato come un'attività fonda- mentale sotto il profilo qualitativo. In altre parole, la Chiesa deve ricuperare il senso della sua maternità clic non è credibile, se non genera nuovi fìgli. E generare nuovi figli soprattutto a livello di adulti dalla fede personalizzata e non per pura tradizione ».

UNA FEDE PERSONALIZZATA

Don Alberich non si nasconde le difficoltà del cammino catecumenale. «L'esigenza di fondo». afferma, «è ripensare il modello di Chiesa, portare avanti il rinnovameuto voluto dal Concilio. Che sbocco avrebbe infatti la maturazione della fede dei neofiti, se poi i nuovi cristiani devono inserirsi in comunità tradizionali. poco convincenti e poco avvincenti? Ciò aletterebbe in crisi la stessa istituzione catecumenale. Il punto di partenza deve essere la promozione di una fede personalizzata, adulta. Ma il processo di iniziazione cristiana che fa perno sul battesimo da piccoli, la sacramentalizzazione, la catechesi, e si conclude con la cresima, non funziona più. Almeno in termini macroscopici». E sottolinea che «paradossalmente, il ""processo di iniziazione", invece di essere un itinerario di introduzione alla vita cristiana, sta diventando un "processo di conclusione" di ogni tradizione e pratica religiose. Non a caso la cresima viene spesso chiamata il ''sacramento dell'addio". Da quel momento i ragazzi non li vediamo più! A un'infanzia catechizzata, sia pure con il sistema tradizionale, non seguono uua maturazione e una crescita della fede, ma l'abbandono di ogni pratica religiosa e l'ingresso in una fase estesa di indifferenza, oppure la riduzione del cristianesimo a una specie di "religione dello scenarìo"». Don Alberich si rifà alla nota inchiesta del sociologo Franco Garelli sugli operai di Torino. Garelli mette a fuoco una situazione molto diffusa ricorrendo appunto all'espressione "religione dello scenario". In pratica sostiene che nella vita di molti permangono dei riferimenti religiosi - ritì, tradizioni, devozioni, ricorrenze - ma rimangono sullo sfondo della vita, come un riferimento "molto ultimo". senza alcun influsso sulle scelte concrete. La scena della vita, dice Garelli, si svolge secondo un copione profano in cui la fede non conta se non quando sopravviene una malattia grave o la morte o il matrimonio e via dicendo. «Credo che tutto questo debba portare a una sola conclusione». rileva Alberich. «Oggi è importante far crescere una fede personalizzata, vissuta. attraverso una maturazione graduale. Non possiamo più accontentarci di una fede sostenuta, quasi insensibilmente dall'ambiente, dalla tradizione. C'è una frase molto bella del teologo Karl Rahner che è estremamente significativa al riguardo: "Il cristiano del futuro o sarà un mistico o non sarà". E Rahner usa il termine "mistico" non nel senso di chi è chiamato a cose straordinarie, ma di chi fa l'esperienza personale della fede e del suo valore per la vita».

RUOLO DELLA PARROCCHIA

Il discorso si sposta inevitabilmente sulla struttura `"prima" di ogni cammino di iniziazione cristiana: la parrocchia. Afferma Alberich: «La parrocchia non potrà più essere sostanzialmente un'agenzia di servizi religiosi, un luogo dove si forniscono o si organizzano i sacramenti o gli atti di pietà e di devozione. Oggi è necessario che diveuti una comunità evangelizzatrice. E che prenda sul serio soprattutto quella che si chiama l'"opzione per l'evangelizzazione". Oggi la parrocchia non può limitarsi a una pastorale che tenda solo a conservare le cose come stanno o a contenere le falle di una scristianizzazione dilagante. La parrocchia deve rinnovarsi, essere veramente al servizio della comuuità. Un tempo l'ideale di un parroco era avere molti praticanti. Oggi, al posto dei praticanti, (leve avere soprattutto dei credenti, e (lei credenti adulti, ossia con una certa maturità e con un certo tipo di impegno. Dobbiamo riconoscere che è in crisi il modello tradizionale di cristiano. Il cristiano è chiamato oggi a vivere la sua coerenza fra fede e vita soprattutto fuori dalla chiesa: nel lavoro, nel tempo libero, in famiglia, in politica».

ATTENTI AL LINGUAGGIO

Ma quali occasioni ci sono per la crescita di laici adulti se 1'80 per cento delle iniziative di catechesi si rivolgono tuttora ai fanciulli e ai ragazzi? Don Alberich non appare pessimista: «Siamo aucora agli inizi, ma ci sono già tante iniziative per la crescita della fede degli adulti. Gruppi cli ascolto, cicli biblici, gruppi di riflessione, itinerari di re-iniziazione, forme diverse di catechesi familiare e di coinvolgimento dei genitori. E non si può passare sotto silenzio l'importanza dell'uso dei media: c'è già una produzione notevole, ben fatta, di libri, cassette, programmi televisivi, film. E non si deve neppure sottovalutare la catechesi legata alla liturgia e alla celebrazione della Parola di Dio». Tra i problemi che oggi si presentano per un'efficace comunicazione della fede, don Alberich richiama infine l'attenzione sul fatto che '"la Chiesa appare, a volte, più preoccupata per la verità, la completezza e l'ortodossia delle cose da iusegnare, che non dell'efficacia di una comunicazione autentica della fede. Ci sono tanti modi di parlare del cristianesimo teologicamente impeccabili, ma catecheticamente inefficaci. Un esempio: ci sono oggi tanti catechismi per adulti fatti da alcuni episcopati, ma per la maggior parte si tratta di opere non leggibili direttameute dagli adulti normali, servono se mai ai sacerdoti o ad altri responsabili, e in forma iucompleta. Lo stesso vale in un certo senso per il recente "`Catechismo della Chiesa Cattolica'', che, considerato un po' a torto come un libro da mettere nelle mani di tutti, è stato, sì, acquistato da moltissimi, ma letto e utilizzato da pochi. Ciò rivela che non basta esporre le verità cristiane, ma bisogua anche badare al problema del linguaggio, delle forme comunicative, e trovare formulazioni della fede in sintonia, per quanto possibile, con la cultura della gente".