GIOVANI
di Silvano Stracca
Ad agosto il "Confronto" giovanile italiano. A settembre Loreto, e
I nuovi appuntamenti per i giovani italiani, d'Europa e del mondo coinvolgeranno milioni di loro. Un bilancio della Giornata mondiale nelle Filippine.
Parigi dopo Roma, Buenos Aires, Santiago de Compostela, Czestochowa, Denver, Manila. Presto la Croce della Giornata mondiale della Gioventù passerà dai cattolici filippini ai loro coetanei francesi. L'itinerario della grande Croce - affidata dal Papa ai giovani nel 1983, alla fine dell'Anno Santo della Redenzione - continua dunque da una città all'altra, dall'uno all'altro continente. Le grandi, indimenticabili, folle dell'unica capitale cristiana dell'Estremo Oriente - quattro, forse cinque milioni di persone - sono ormai consegnate alla storia. Ed è stata già fissata la data del prossimo raduno dei giovani di tutto il mondo sulle rive della Senna: l'estate del 1997.
Dal cuore dell'Asia, culla di grandi religioni, la geografia della "Croce pellegrina" con i giovani e tra i giovani si sposta nel cuore dell'Europa post-cristiana. Nell'immenso continente asiatico, la sfida della Chiesa alle soglie del Terzo Millennio è sempre la prima evangelizzazione delle moltitudini senza numero che ancora non conoscono il Cristo. Nel continente europeo, diventato a sua volta "terra di missione", la Chiesa è chiamata, in quest'ultimo scorcio del secondo millennio, alla nuova evangelizzazione di chi non conosce la Parola di Dio perché non l'ha ascoltata oppure l'ha dimenticata o l'ha abbandonata. Anche per i giovani degli ambienti salesiani l'appuntamento è quindi per il 1997. Un duplice appuntamento, anzi: infatti, nell'agosto di quell'anno si terrà il nuovo ''Confronto" europeo presso Torino, sul Colle Don Bosco. O - per ora è soltanto un'idea, ma un'idea affascinante - ad Annecy. in Francia, nei luoghi cari a san Francesco di Sales. Il raccordo dei ''Confronto '97 con il raduno mondiale di Parigi non potrà, perciò, non essere strettissimo. Solo poche ore di viaggio. E le migliaia di giovani delle scuole, delle parrocchie, degli oratori, dei centri salesiani di tutto il continente si potranno ritrovare assieme a centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze, che converranno nella capitale francese da ogni augolo dei pianeta. Il 1997 sarà un anno di grandi raduni giovanili su scala internaziouale. Ma all'orizzonte si profilano più ravvicinati altri appuntamenti importanti per i giovani italiani, europei, degli altri continenti. Già il 9 di questo mese di aprile, Domenica delle Palme, i giovani di tutte le diocesi della terra si riuniranno attorno ai loro vescovi per celebrare I'XI Gioruata mondiale della Giaveutel. Così vuole Giovanni Paolo Il che rivivrà l'ingresso di Gesù a Gerusalemme sul sagrato di San Pietro. Attorno a lui ci saranno - colale sempre - decine di migliaia di ragazzi e ragazze, che testimonieranno così il loro affetto al ''Papa dei giovani'", che il prossimo 18 maggio compirà 75 anni.
L'itinerario dei giovani, in questa Domenica delle Palme, riprende dal punto dove s'era interrotto lasciando Manila a genuaio. Un itinerario di fede, di ricerca, di interrogativi, di risposte al mandato impegnativo affidato dal Papa nelle Filippine. «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi », ha detto Giovanni Paolo II al Rizal Park, ripetendo le parole di Gesù. «Mandaci», hanno risposto i giovani della fine del XX secolo, convenuti da tutto il mondo nella capitale filippina. È stata una risposta personale e corale mentre, durante la veglia, il Rizal Park sembrava trasformarsi in un fiume di fiammelle. Milioni di lampade accese per confermare la convinzione e l'ardore della risposta. "Siate figli e figlie della luce", ha auspicato il Papa, nella notte di Manila. Con la speranza che quella luce si diffonda sino agli angoli più remoti dell'universo. Anche il successore di Pietro aveva tra le mani una lampada. E in quel lungo gesto, in modo particolare, Giovanni Paolo Il è apparso ai giovani una guida che segna la strada, non si arresta dinanzi agli ostacoli, fa cadere i muri, non si stanca mai. Per questo, a settembre, Giovanni Paolo II andrà probabilmente anche a Loreto per ripetere ciò che ha detto a Manila - « lo mando voi» - zu giovani di tutta l'Europa, da lui convocati a conclusione della "grande preghiera" per l'Italia, lo scorso I O dicembre. Anche il pellegrinaggio al santuario mariano a Loreto dovrà essere un "momento forte" di riflessione, di preghiera e di vita fraterna. I giovani dovranno rinnovare - sono parole del Papa - "il loro impegno di testimonianza al Signore per costruire un'Europa che, fedele alle proprie radici, sappia farsi cristianamente terra di accoglienza, di solidarietà e di pace". Basta allungare lo sguardo sull'alba riva dell'Adriatico per avvertire il senso profondo dell'invito di Giovanni Paolo II. E, sicuramente, saranno in molti, tra i giovani della famiglia salesiana europea, a salire sul colle marchigiano per prender parte a questa "nuova avventura ecclesiale" di fede e di speranza.
Prima d'incamminarsi verso la costa adriatica, i giovani della famiglia salesiana italiana si dirigeranno verso l'alto di un altro colle, in terra piemontese. In millecinquecento-duemila si ritroveranno in agosto al Colle Don Bosco per il "Confronto" nazionale, nato sulla scia di quello europeo ciel '92. Saranno cinque giorni vissuti ìn stile salesiano. Un'esperienza forte vissuta nel concreto. Una verifica personale e comunitaria di come si sente e si vive l'esperienza di Dio in ambito salesiano e di come la si "narra", la si trasmette agli altri. Destinatari della proposta quei giovani che hanno compiuto una scelta precisa di vivere secondo la spiritualità salesiana e che voglio- no poi rilanciarla nei propri ambienti. Una serie di appuntamenti impegnativi attendono dunque i giovani nei mesi e negli anni che verranno. E c'è da scommettere che saranno in molti a ricercare, in tali occasioni, la risposta a tutto ciò che oggi genera confusione circa la verità e i valori che conferiscono un autentico significato alla vita. I giovani sono delusi infatti dai "falsi maestri" che - come affermava Giovanni Paolo Il a Manila - presentano un "antiVangelo", dichiarano che ogni ideale è morto, invitano al dubbio e al cinismo, propongono un approccio alla vita che rende tanti giovani "privi di motivi per sperare e incapaci di vero amore".
Don Luc Van Looy, responsabile per la pastorale giovanile della congregazione salesiana, dà un giudizio in larga misura positivo dei grandi raduni internazionali giovanili attorno al Papa. Egli ha preso parte agli incontri di Czestochowa nel 1991, di Denver due anni dopo e di Manila nel gennaio scorso. Naturalmente non nasconde alcuni limiti di queste Giornate mondiali: «Sì tratta però di limiti», precisa, «connessi con la stessa complessità e natura di manifestazioni di massa che arrivano a coinvolgere milioni di persone come è avvenuto a Manila». « A mio avviso», dice don Van Looy, « è poco utile partecipare a questi incontri se il fatto di andare a Manila o a Parigi non è già calato nella realtà della vita di un gruppo, di una parrocchia, di una diocesi, di una scuola, di un oratorio. Se i giovani stanno già lavorando sul tema della Giornata o sui contenuti del messaggio del Papa, che vengono resi noti con largo anticipo, allora la decisione di andare assume una motivazione diversa ». Don Van Looy sottolinea un altro aspetto di questi raduni internazionali: la catechesi per lingue nei tre giorni che precedono l'arrivo dei Papa. « La catechesi serve a cementare il legame tra i diversi gruppi provenienti da una determinata zona linguistica che spesso si incontrano per la prima volta». Alla catechesi per gruppi linguistici, segue nel pomeriggio il ritrovarsi dei partecipanti secondo la diversa spiritualità. «Anche questo è importante», osserva don Van Looy, «perché collega persone venute dai cinque continenti che non avevano mai pensato di potersi conoscere e che, invece, si ritrovano proprio in ragione della comune spiritualità». A Czestochowa, i giovani che avevano come punto di riferimento Don Bosco erano novemila e si ritrovarono per far festa insieme in un prato sotto la collina di Jasna Gora. A Denver erano duemila e poterono riunirsi in una sala: la partecipazione ridotta e il luogo favorirono una migliore amalgamazione dei presenti. A Mani- la superavano i seimila, in grande maggioranza filippini, ma con una presenza qualificata dai cinque continenti. Si è anche realizzato un "Confrónto" asiatico prima dell'arrivo del Papa. Sono stati tre giorni di spiritualità. «A queste giornate di "Confronto" hanno partecipato 1800 giovani in uno spirito di convivenza e di ricerca del contributo specifico da dare all'evangelizzazione da parte nostra. Tutta la Famiglia Salesiana filippina ha dedicato le sue forze per far diventare questo evento una grande festa spirituale ». « Il momento forte dei raduni internazionali», riprende don Van Looy, «sono ovviamente gli incontri con il Papa: la Via crucis del venerdì, la Veglia del sabato sera, la grande Messa del mattino della domenica. I giovani consumano tutte le loro energie, si confondono e si identificano nella massa, vengono trascinati dai canti e dalle preghiere comuni. Vivono in sostanza un momento emotivo molto forte, più che assimilare il Messaggio che arriva a loro confuso per il frastuono e la distanza. La mia domanda è questa: quanti giovani una volta tornati a casa, leggeranno di nuovo il Messaggio del Papa che durante il raduno hanno sentito, ma non ascoltato e interiorizzato? Se non lo faranno, allora tutta la loro esperienza si ridurrà a una sorta di grande kitsch. Molto però dipende dal fatto che i giovani siano accompagnati ai raduni internazionali da chi li segue nella vita reale, nella pastorale diocesana, nella casa salesiana».