CHIESA
di Silvano Stracca
A novembre la Chiesa italiana si ritrova per il suo III Convegno nazionale. La significativa scelta della città siciliana.
Intervista a monsignor Diego Bona, presidente Pax Christi. Il significato e lo spirito dell'importante convegno ecclesiale.
Appuntamento a Palermo per la Chiesa italiana, dal 20 al 25 novembre, per il suo terzo Convegno nazionale. "Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia" è il tema scelto dai vescovi. Un tema senza dubbio impegnativo, ma quanto mai opportuno nel delicato momento di transizione che il nostro paese sta attraversando.
«Noi crediamo che il Vangelo della carità ha veramente la potenza di cambiare la storia », scrive il cardinale Giovanni Saldarini, arcivescovo di Torino, presidente del comitato nazionale preparatorio del Convegno dì Palermo. Si tratterà sicuramente di un "provvidenziale evento di Chiesa" come già lo furono i precedenti appuntamenti di Roma del 1976 su "Evangelizzazione e promozione u- mana" e di Loreto del 1985 su "Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini". Il Convegno di Palermo si colloca al centro degli anni '90, segnati dagli orientamenti pastorali "Evangelizzazione e testimonianza della carità", e guarda all'orizzonte, ormai prossimo, del Giubileo dell'anno 2000. I1 "Vangelo della carità" costituisce il cuore e l'ispirazione di quell'impegno per una "nuova evangelizzazione" che Giovanni Paolo Il indica come prioritario alle soglie del Terzo Millennio. Monsignor Diego Bona, vescovo di Saluzzo in Piemonte e presidente della sezione italiana del movimento internazionale "Pax Christi", ci aiuta a cogliere - in quest'intervista - il significato profetico del "Vangelo della carità" per la vita della Chiesa e della società, nonché l'importanza delle cinque "opzioni preferenziali" proposte a tutte le comunità ecclesiali italiane che si stanno attivamente preparando all'incontro di novembre: la cultura e la comunicazione sociale, l'impegno sociale e politico, l'amore preferenziale per i poveri, la famiglia, i giovani.
«Un momento bello, forte, significativo dell'itinerario della Chiesa italiana negli anni novanta sull'educazione alla carità come via più immediata e credibile per annunciare il Vangelo. Una tappa importante per l'ulteriore crescita delle nostre comunità nella linea del rinnovamento voluto dal Concilio Vaticano II, nello stile del convenire insieme, nella capacità di discernimento e di slancio missionario, nella scelta dei poveri e nell'impegno per una presenza costruttiva nel contesto del nostro paese
«Non v'è dubbio che la nostra società molte volte si caratterizza per modi di pensare e prassi di vita che denotano più individualismo che partecipazione, più egoismo che solidarietà. C'è diffidenza tra le persone, prevalgono il profitto e la conflittualità, emergono segnali di rifiuto. Un clima di rissosità che fa paura domina la politica e un numero crescente di famiglie sono in difficoltà. Ecco, dunque, che la Chiesa ha qualcosa da dire, da offrire: il "Vangelo della carità", che può creare una cultura diversa, introdurre una vera novità».
« È una testimonianza e un riconoscimento dell'intera comunità ecclesiale italiana alla Chiesa di Palermo e alla Chiesa in Sicilia che in questi anni hanno dato prova di un chiaro porsi sulla linea della giustizia, della libertà, del rispetto delle persone, dello scrollarsi di dosso tutte quelle che potevano sembrare ed essere ten tazioni di connivenza. Dalla Chiesa e dalla gente di Palermo sono venuti al paese inequivocabili segnali di speranza e di risveglio spirituale e civile. Il convenire a Palermo sarà anche un sostegno a quei sacerdoti che continuano a testimoniare, pagando pure con la vita, la passione della Chiesa per il popolo siciliano».
«Quello dei giovani è certamente un problema che reclama con più urgenza l'attenzione della Chiesa. Come parlare ai giovani se non s'intravvedono segnali di speranza, se la società non è attenta nei loro confronti? Come Chiesa dobbiamo proporci l'obiettivo primario di dare speranza e futuro alle nuove generazioni. Le difficoltà restano. Molto dipende dagli orientamenti politici ed economici. Non è certo compito della Chiesa indicare scelte concrete, ma la Chiesa può richiamare le coscienze, riproporre in primo piano le esigenze giustificate, scottanti, dei giovani».
«Credo che come Chiesa dobbiamo soprattutto rieducare la gente al gusto della partecipazione. Molti de gli attuali "reali" italiani derivano proprio dalla scelta della non partecipazione, della delega e della gestione di tale delega in senso negativo, deteriore, clientelare. Assieme alla partecipazione dobbiamo preoccuparci di riproporre e promuovere i valori fondamentali della dignità e della libertà della persona, della solidarietà, dell'attenzione alle fasce più deboli, della pace, della giustizia, dell'apertura agli altri e alle altre culture. Occorre insistere molto sul dovere della Chiesa di educare le coscienze alla partecipazione e alla promozione di valori irrinunciabili ». Si può obiettare che molto ha contribuito al disgusto della partecipazione e alla mancata difesa dei valori come la vita e la famiglia, proprio chi in politica si richiamava sino a ieri al "cristianesimo"...
«Riprendendo in mano il Concilio (Gaudium et Spes), l'esortazione "Christifideles laici" e il documento "Evangelizzazione e testimonianza della carità" troviamo indicazioni precise e utili per quest'opera di promozione e formazione, che richiede passione, rigore e coraggio ».
«Ciò che possiamo fare è di prendere maggiore consapevolezza di quanto l'uomo contemporaneo valuti gli eventi secondo le comunicazioni che riceve, tenerne conto, sforzarci di salvaguardare la dimensione personale, aiutare la decodificazione della comunicazione, chiedere il rispetto della verità nell'informazione, ecc. Su tali punti dobbiamo essere molto insistenti non solo per aiutare le persone a valutare con oggettività, ma anche per chiedere che sia sempre rispettata l'obiettività».
«Il compito di sacerdoti e pastori è di calare i princìpi nelle coscienze, lasciando alle persone la valutazione concreta dei modi. Mi sembra che come Chiesa dobbiamo essere schierati soprattutto a difesa dei valori essenziali per l'uomo. Non tocca a noi dire al cristiano dove deve andare, ma dovrà essere lui a individuare il modo migliore per valutare i vari programmi, le diverse proposte. E ciò anche alla luce della storia che abbiamo vissuto sinora. Si dice che si riconosce l'albero dai frutti. È vero che i frutti devono ancora venire, ma abbiamo alle spalle una storia che può aiutarci a vedere le cose attorno a noi ».
«Sì, soprattutto sui possibili silenzi. Forse non siamo stati sufficientemente presenti, magari pensando che per un bene più grande si poteva tacere oppure non parlare abbastanza chiaramente su alcune cose. Da questo punto di vista proprio la Chiesa di Sicilia ci ha dato una buona testimonianza in una presenza di un fenomeno eclatante come la mafia. In questo malessere che si è tanto diffuso in Italia, come Chiesa dovevamo essere più chiari, più precisi, più attenti, più profetici. Ma la storia della Chiesa italiana non è fatta solo di silenzi. Nei nostri anni ci sono tanti fatti positivi. Basti ricordare la promozione della carità e le. molteplici iniziative di volontariato ». Palermo potrà essere anche un momento di confronto, di superamento e di riconciliazione delle "divisioni" nella Chiesa italiana? «Non vedo "divisioni" nel senso di tensioni o spaccature, pur nella legittima diversità di lettura della situazione. Ma certamente, insieme a un esame di coscienza, dovrà essere un corale ripartire, un più convinto e credibile impegno, un costante riferimento al "Vangelo della carità" ».
«Il clima particolare che il paese sta vivendo, se da un lato è un momento di confusione, dall'altro è una fase di rivolgimento e quindi di vita. Il "Vangelo della carità" ha una parola da dire, può essere un fattore di speranza, di umanità, di costruzione di cultura. Il "Vangelo della carità" può costituire già un fermento di una nuova società per il fatto stesso di suscitare speranza. A patto però di prenderlo sul serio e di continuare l'impegno. Il Convegno di Palermo non si concluderà infatti a fine novembre, ma dovrà essere solo un punto di partenza e di rilancio ».