VISTO DA VICINO

di Teresio Bosco

«ANDAVO AL CATECHlSMO CON GIOVANNI BOSCO»

La vita di Don Bosco è piena di fatti straordinari. La Chiesa, ma anche la cultura popolare, hanno sentito il fascino di questo santo' dei giovani. Don Bosco è personaggio relativamente vicino al nostro tempo, ma non manca chi si domanda a volte quanto di veramente storico ci sia nella sua biografia. Teresio Bosco è andato a curiosare tra le testimonianze giurate di quelli che Don Bosco lo hanno "visto da vicino": gli amici d'infanzia, i compagni di seminario, chi gli fu accanto come collaboratore o confessore. Ogni mese presenterà il contributo qualificato di uno di questi testimoni. Conosceremo Don Bosco, come se fossimo vissuti a un passo da lui.

«Mi chiamo Filipello Giovanni, dei fu Carlo e fu Maria Roetta, d'anni 77, nato e domiciliato a Castelnuovo d'Asti, diocesi di Torino, negoziante. Non sono mai stato istruito da alcuno intorno a quello che io debbo rispondere in questo processo. Su quanto sarò interrogato dirò la pura verità. lo ho conosciuto Don Bosco fin dalla giovinezza, quando frequentavo con lui il catechismo. Il parroco d'allora di Casteinuovo, don Dassano, ci interrogava, ma io e i compagni sapevamo poco. Invece il giovane Bosco sapeva molto. Perciò il prevosto ci diceva: «Voi ne sapete ben poco di catechismo, ma Bosco sa non solo recitarlo, ma lo canta». Vedendolo in chiesa, io ammiravo il suo contegno edificante e la devozione con cui pregava».

QUANDO ANDò A CERCAR LAVORO « Fatto grandicello, non potendo avere in casa sufficienti mezzi di sussistenza, andò altrove a cercar lavoro, e prima passò alla Serra di Buttigliera, poi a Moriondo, e finalmente alla borgata dei Moglia, presso Moncucco. Alla famiglia Moglia domandò e ottenne poi di essere accettato come servitore di campagna, alla condizione che lo lasciassero andare a scuola a Moncucco dal parroco. (In cambio) egli avrebbe lasciato volentieri il salario. Difatti nelle ore libere si recava a Moncucco presso il parroco don Cottino per forse due anni, facendo molto profitto e progresso, come mi disse la famiglia Moglia. Ho molto affetto, stima e venerazione verso Don Bosco. Credo che non abbia mai commesso peccato».

HO CONOSCIUTO SUA MADRE. «Don Bosco nacque a Castelnuovo nella borgata dei Becchi, nell'anno in cui io pure nacqui, cioè nell'anno 1815. Ho conosciuto la madre di Don Bosco. Era una donna molto buona, pia e virtuosa, stimata dalla popolazione. Il padre non l'ho conosciuto. Il giovane Bosco fin dalla sua adolescenza mostrò la vocazione a farsi prete. Io lo accompagnai quando si recava a Chieri per attendere agli studi di latinità. Giunti ad Arignano, dopo due ore di viaggio, ci sedemmo per riposare un po'. In questo frattempo egli mi raccontava i suoi studi che andava facendo e mi dava buone raccomandazioni. Io gli dissi: « Tu con tanti studi presto diverrai parroco ». Egli mi rispose: « Oh, parroco no, perché i parroci hanno troppa responsabilità». Ovunque dimorò per gli studi, era grandemente stimato da tutti. Nelle vacanze veniva al paese, e lo vedevo assiduo alla chiesa. In una di quelle vacanze (come disse don Ropolo allora vicecurato a Castelnuovo) venne a mancare il predicatore per il discorso di San Bartolomeo (24 agosto, in quel tempo giorno festivo). Nessuno se ne voleva incaricare. Allora il parroco, dopo qualche esitazione perché temeva che non riuscisse, finì per offrirlo al chierico Bosco, che accettò dicendo: « Farò la prova». E difatti fece un tale discor- setto che destò in tutti l'ammirazione, specialmente nel clero. lo stesso ho avuto la consolazione di udire quel suo discorso, che mi restò sempre impresso ».

L'INCONTRAI VICINO AL PALAZZO REALE «Fin da giovanetto, e poi da chierico, Don Bosco mostrava una speciale inclinazione ad attirare a sé i giovani, per divertirli e contemporaneamente per inclinarli al bene. Don Bosco aprì in Torino una casa per ricoverare giovani poveri. Essendo venuto tante volte a Torino, venivo di quando in quando a vederlo, e ogni anno trovavo che quel numero cresceva, e negli ultimi anni della sua vita credo che saranno stati un migliaio. Un giorno l'incontrai vicino al palazzo reale, e m'invitò con molta insistenza di andare con lui a pranzo. Strada facendo, tutti i momenti mi faceva cenno di aspettarlo, e si fermava a parlare con ogni sorta di persone. Entrato poi nell'Oratorio, tutti i giovani si affollarono intorno a baciargli la mano, dandogli tanti segni di rispetto e di affezione. Egli faceva studiare i giovani che mostravano disposizione per lo studio, e occupava gli altri in qualche mestiere. Essendomi fermato nell'Oratorio anche nella seguente notte, vidi al mattino che tutti i giovani si portavano in chiesa a sentir la messa detta da Don Bosco, come la sentii io pure. Ho visto che i giovani erano buoni. Credo che molti di essi se non fossero stati aiutati da Don Bosco e ben diretti, sarebbero finiti malamente ».

LASCIO POVERI I SUOI PARENTI «Come già dissi, credo che Don Bosco non abbia mai fatto peccati, perciò altro che osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa! Egli sin da fanciullo diede sempre buoni consigli a me e ai miei compagni, e gran buoni esempi. lo non m'accorsi che egli l'abbia sbagliata in qualche cosa. E noto che Don Bosco non si arricchì, e nemmeno arricchì la sua famiglia. I suoi nipoti hanno appena una casa di campagna con qualche poderetto: io li conosco e so che la cosa è proprio come dico »


LA TESTIMONIANZA DI GIOVANNI FILIPELLO, NEGOZIANTE

Giovanni Filipello nacque a Castelnuovo d'Asti nel 1815. Era quindi coetaneo e compaesano di Giovanni Bosco. Andò con lui al catechismo dal parroco di Castelnuovo, lo accompagnò a Chieri. Come negoziante, da adulto si recava spesso a Torino, e incontrava sovente Don Bosco. Testimoniò al `processo di santità" di Don Bosco, sotto giuramento e sotto segreto, a 77 anni, nei giorni 6 e 7 luglio 1892. Ricevettero la sua testimonianza, nella cappella privata del canonico Pechenino, tre giudici ecclesiastici: canonico Stanislao Gazelli di Rossana, canonico Giovanni Ramello, canonico Marco Pechenino. La testimonianza di Giovanni Filipello è contenuta nel manoscritto del Processo Ordinario, copia pubblica, nei fogli 771-781.