COPERTINA

di Umberto De Vanna

La nuova Cina vista da don Giuseppe Zen, salesiano di Hong Kong. I giovani, tra consumismo e libertà. La Chiesa patriottica.

LA CINA E PIÙ VICINA

Le possibilità di una nuova presenza salesiana in Cina. «C'è posto per corsi di avviamento al lavoro», assicura don Zen.

Cinese di Shanghai, don Giuseppe Zen, 62 anni, ha conosciuto i salesiani una cinquantina d'anni fa. Quei preti diversi organizzavano mostre e feste, erano simpatici e attenti ai più giovani e il ragazzino ne fu conquistato. Ma fu la madre Margherita a metterlo in collegio, preoccupata del futuro di quel figlio troppo vivace. Giuseppe decise poi di farsi salesiano, affascinato dal valtellinese don Carlo Braga, allora ispettore, che aveva aperto da pioniere le porte a Don Bosco in Asia. Superiore dell'ispettoria cinese dal 1978 all'83, don Zen trascorre oggi sei mesi a Hong Kong e sei mesi in Cina, a Shanghai e altrove, dove insegna nei seminari della "Chiesa patriottica".

DON ZEN. «La Cina si è proposta anni fa di integrare in qualche modo il socialismo con il capitalismo, aprendosi all'economia di mercato e dando libero spazio alle im prese private. Questo ha prodotto notevoli cambiamenti. Viaggio liberamente, entro ed esco dal paese, e mi accorgo dell'apertura che c'è stata. Il nuovo clima è un fatto positivo, anche se ha aperto o manifestato nuovi problemi. In particolare vedo che la gioventù avrebbe bisogno di buoni educatori. Nel loro comportamento c'è molta trascuratezza, non c'è sensibilità per i valori, hanno perso il rispetto per gli anziani... Il clima di libertà e l'importanza crescente del denaro ha favorito la corruzione, denunciata pubblicamente con appelli alla trasparenza e l'invito all'onestà negli affari in politica. Il consumismo fa la sua strada, creando un solco sempre più profondo tra ricchi e poveri. In compenso l'inflazione rende difficile la vita a molti ».

Certamente e lo abbiamo chiesto, ma non è permesso a privati aprire scuole accademiche. Ci lascerebbero soltanto organizzare dei "corsi di avviamento al lavoro", ma per questi purtroppo a Hong Kong non abbiamo sufficiente personale disponibile.

In Cina sono rimasti soltanto tre salesiani, un prete e due coadiutori. Ci siamo invece sviluppati a Hong Kong, Macao, Taiwan. A Hong Kong abbiamo sei scuole, e ognuna ha circa 1500 studenti. Sono scuole sussidiate. Non potendocela fare economicamente, abbiamo praticamente consegnato le scuole allo stato, per non ridurci ad accogliere solo i giovani più ricchi. A noi è rimasta intera la gestione e siamo molto stimati. Gli insegnanti sono quasi tutti laici e pochi sono cattolici.

La prima media la forma il governo, che tiene conto anche della religione e in genere a noi assegna i cattolici. Ma questi sono una grande minoranza. La scuola di religione secondo il sistema inglese da noi è una materia come le altre, ed è materia d'esame. Tutti studiano la Bibbia nei suoi contenuti culturali. Ci sono poi gruppi liberi, in orario extra scolastico, sia per i cattolici che per gli altri. In questo siamo piuttosto zelanti e siamo stati elogiati anche dal Vescovo. Ogni anno ne prepariamo alcuni al battesimo, coinvolgendo le loro parrocchie. Quando sono troppo giovani e i loro genitori non sono cristiani, allunghiamo però i tempi di preparazione. Per tutti gli allievi organizziamo alcune feste nell'anno, con spettacoli e incontri sportivi. Cose gradite ai giovani. Anche i non cattolici assistono volentieri a una proiezione sul patrono della scuola.

Faccio scuola nei seminari, Insegno filosofia e teologia. Naturalmente sono seminari della "Chiesa patriottica". Mi pare di poter dare un giudizio positivo su questi seminari. All'inizio mi chiedevo: potrò insegnare? Saranno seminaristi interessati? Poi ho visto che posso fare scuola in tutta libertà. .Il governo lascia fare e per questo va apprezzato. I seminaristi sono buoni, diligenti nello studio, di famiglia di lunga tradizione cattolica, pregano molto, sia in comune che personalmente. La disciplina è un po' tradizionale, ma si tratta anche di comunità grandi, di un centinaio di seminaristi e più.

Per molti fu un grave problema di coscienza il doversi staccare dal Papa. Il momento più critico fu quando ordinarono dei vescovi pur contro l'approvazione di Roma. Ci fu lo scisma di fatto, ma la Chiesa non ha mai voluto dichiararli ufficialmente scismatici. Molti allora si adattarono per debolezza, molti si sposarono, seguendo l'invito del governo. Ma il prete sposato non piace ai fedeli, che accettano magari che un prete sia della Chiesa patriottica, ma non che sia sposato. Del resto sanno distinguere molto bene tra prete e prete e apprezzano i buoni sacerdoti, anche se sono della Chiesa patriottica. Molti di loro hanno sofferto per la loro fede. C'è chi ha conosciuto la prigione. Quando agli inizi degli anni '80 uscirono dal carcere, ripresero la loro attività, riaprirono le chiese, furono perseveranti e coraggiosi, e oggi non godono di alcun privilegio, si trovano anzi in una posizione socialmente poco vantaggiosa.

Si tratta dell'incontro di due storie molto differenti, di due sviluppi differenti... Quando fu stipulato l'accordo tra Inghilterra e Cina, sono stato intervistato dal settimanale cattolico ed espressi allora il mio giudizio positivo su quel magnifico documento. Il problema però è vedere se e come verrà realizzato in concreto. Ci troviamo di fronte a una sola patria con due sistemi opposti. Sarà difficile armonizzarli. Già adesso c'è un interessamento molto insistente da parte della Cina e tra il popolo circola una certa perplessità. Parecchi, quelli che lo hanno potuto, se ne sono già andati all'estero. Da parte nostra, noi salesiani siamo ben decisi a rimanere. Troviamo naturale che Hong Kong torni alla Cina. E confidiamo che gli accordi vengano rispettati, per poter continuare la nostra opera educativa tra i giovani.