Sono arrivati il computer e l'economia aziendale. L'antico collego si allinea alle nuove esigenze giovanili.
Andiamo a fare due passi ad Alassio. Non al Muretto, di scarso interesse, ma a passeggiare nel "budello", affollato in tutte le stagioni, caratteristico, vivace, soffice. Per godere di quel clima solare e luminoso anche d'inverno, lungo la spiaggia. Un clima dolce a ogni tempo, di cui scrisse nel 1903 il salesiano Emanuele Baudo. Andiamo a vedere il collegio salesiano, il quarto in assoluto della società salesiana, dopo quello di Valdocco a Torino, di Mirabello e di Lanzo Torinese. Il primo collegio di Don Bosco fuori del Piemonte. Don Bosco lo fondò con coraggio, assecondando le preghiere dell'arciprete don Francesco Della Valle, e con la illuminata adesione della municipalità, che a quei tempi vedeva in seduta tutti i maggiorenti della città.
Alassio, città di tradizione colta, per l'antica presenza dei Benedettini della vicina isola Gallinaria, dei Minori dell'osservanza di san Giovanni da Capistrano nel monastero di santa Maria degli Angeli, divenuto ora il collegio dei salesiani. I quali arrivarono nel settembre del 1870 e a capitanarli era un giovane prete, un alunno di Don Bosco, don Francesco Cerruti, già laureato all'università di Torino. Con lui c'era una piccola schiera, tra cui Francesco Bodrato e Giovanni Allavena. Arrivò il drappello. Curiosi accorsero gli abitanti. E videro, mezzi morti dalla stanchezza per un viaggio di otto ore da Savona, per i sentieri dell'antica Aurelia, questi giovani vestiti da preti. E si meravigliarono quando seppero che il loro capitano era proprio il più mingherlino, venuto ad Alassio perchè Don Bosco gli aveva detto di partire nonostante lui non volesse abbandonare Valdocco.
Ecco il collegio municipale incominciare. Eccoli, subito l'anno dopo, con incosciente audacia, allestire il liceo classico, come un'avventura. Il collegio crebbe e prosperò. Scuole elementari ginnasio, liceo. Come un miracolo. Tra la meravigia della popolazione, con il sospetto delle autorità scolastiche della Liguria, ma con la fiduciosa attesa di tutti che le cose riuscissero proprio come aveva detto Don Bosco che dovevano riuscire. Si trattava di educare, fare scuola, pensare alle anime, il programa che sta scritto nel gene dei salesiani. E vennero i migliori giovani salesiani, le menti elette. Ecco arrivare Domenico Belmonte, Giovanni Garino e Domenico Vota. Subito dopo ecco l'ardente Luigi Lasagna; il più giovane, Luigi Rocca. E subito dagli inizi Giuseppe e Giovan Battista Ronchail, futuri fondatori delle opere salesiane in Francia. E Cesare Cagliero. E Clemente Bretto. E Giuseppe Bertello. Lustro dettero negli anni ottanta Carlo Baratta, Giovanni Nespoli, Bartolomeo Fascie. E quindi Domenico Ercolini, Amilcare Bertolucci. E di seguito Paolo Lingueglia, Antonio Porro, Alessandro Luchelli, il fior fiore dei salesiani, uomini che contavano e che contarono nello sviluppo della futura congregazione. Un'accolta di gente dotta e santa, guidati da don Francesco Cerutti, un grande educatore, divenuto poi responsabile dell'educazione scolastica dei salesiani. Da don Cerutti fino al 1885, poi da Luigi Rocca nei dieci anni seguenti, quando ormai le tradizioni dell'Oratorio di Valdocco erano state ben impiantate, perchè i salesiani ad Alassio avevano obbedito a Don Bosco che diceva: «Fate come avete visto fare all'Oratorio»; ed era la parola d'ordine.
Fin dal 1881 sulla torre dell'antico convento di santa Maria degli Angeli vigila la luce di un osservatorio meteorologico che manda dati decadici al centro per la compilazione delle osservazioni di pluviometria, di anemografia, della pressione atmosferica e di altri elementi utili. Padre Denza, celebre scienziato barnabita, ne era stato l'ispiratore e don Luigi Rocca l'artefice ed esecutore. E successori di tutto rispetto furono agli inizi Emanuele Baudo, e nei tempi più recenti, Giuseppe Gaino, Pietro Scotti, Roberto Bosco e attualmente Natale Tedoldi, preside del liceo. Vanto del liceo aver mandato fino al 1929 alla maturità giovani che, in un contesto piuttosto avverso e prevenuto, ottennero da privatisti sovente risultati assai migliori dei candidati interni delle scuole statali. Di qui fama, invidia e ammirazione.
Attualmente il collegio di Alassio, parificato dal 1930, solido per impegno di studio, di educazione e di serietà, si articola in un triplice ordine di studi liceali: classico, scientifico, linguistico- aziendale.
Negli anni venti, trenta, quaranta la fama degli studi fu tenuta alta e verde dalla presenza di docenti di indubbio valore. Dal colleguo sono uscite personalità e professionisti arrivati ai più alti livelli della società in ogni ordine. Il primo vescovo, onore della società salesiana, fu monsignor Luigi Lasagna. L'ultimo vescovo è monsignor Vincenzo Savio, che fino al 1993 è stato direttore di questo istituto ed è attualmente vescovo ausiliare della diocesi di Livorno.
Che dicono gli abitanti di Alassio? Fino a cinquant'anni fa erano tutti alunni del collegio. E tutti sono stati e sono e si dicono oratoriani, per la presenza accanto al collegio dell'oratorio festivo, che negli passati con il circolo "Auxilium" e con la celebre "Filodramatica" ebbe splendori impensabili.
Difetti? quello di essere solamente luogo di studio. E vi pare poco con i tempi che corriamo? Di essere stato un collegio di élite. Ma è vero solo parzialmente. Chiunque si è applicato è riuscito, sia pure con un impegno raramente riscontrabile in altri licei. E non è disonorevole.
Pregi? Molti. Clima bello. Città tranquilla. Spiaggia sorridente. Atmosfera interna del collegio serena. Disponibilità degli insegnanti totale. Serietà di studi sottintese.
Di tutto questo e di molte altre cose è pieno un lavoro che si spera possa venire alla luce in questo mese.