ATTUALITA'
di Alessandro Risso
Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. «Sia riconosciuto il dono di Dio che è la dignità della donna», questo il messaggio.
La donna nei mass media. Altro che pari dignità: l'uomo non si stanca di sfruttarla e di metterla a disagio.
Tristezza. Ecco la parola usata da Giovanni Paolo Il per definire il suo stato d'animo di fronte all'abituale "sfruttamento delle donne nei mass media invece che alla loro esaltazione". «Quante volte», prosegue il Papa nel suo Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «le vediamo trattate non come persone con una dignità inviolabile ma come oggetti destinati a soddisfare la sete di piacere e di potere di altri?».
CONTA L'AUDIENCE Il bello piace, è naturale. Accende il desiderio di guardare, di possedere. Un prodotto qualunque associato a un oggetto di desiderio vale di più. Logico che una modella pubblicizzi biancheria intima o un nuovo rossetto, ma è accertato che premia ugualmente le vendite accostare una bella figliola a un qualunque prodotto acquistato da uomini, dal liquore alla benzina, dal silicone per edilizia al dopobarba. Più ridotto è il vestito, meglio è. In TV si è passati dalle dispute sui centimetri di gonna delle ballerine, ai seni nudi in prima serata, e proposti da insospettabili trasmissioni per famiglie condotte da Raffaella Carrà o dal Pippo nazionale. Che il nudo, così come le lacrime, aumenti l'audience, è probabile. Sicuro è invece l'incremento di copie vendute dai settimanali di informazione ("L'Espresso" e "Panorama" per non fare nomi) quando pubblicano il nudo in copertina, più o meno una volta su due. L'argomento non ha importanza: che si tratti di uno dei ripetitivi sondaggi sulle abitudini erotiche degli italiani, o di un'inchiesta sulla coppia, sulle vacanze, sull'inquinamento, persino sulla crisi di valori, il nudo femminile è traino all'acquisto.
UN PAESE DI VOYEUR? Furio Colombo ha raccontato il suo disagio di viaggiatore internazionale intento a leggere questi settimanali nelle attese tra un volo e l'altro. Indifferenza sostanziale con qualche complice sbirciatina nelle sale d'imbarco degli aeroporti nostrani, ma in quelli esteri occhiate di riprovazione verso chi ritengono un impudente lettore di riviste patinate per soli uomini. La verità è che in Italia non c'è più permissività che altrove, forse c'è meno ipocrisia. Il caso dei quotidiani inglesi (vedi box a pag. 12) è solo un esempio.
Volendo capire il perché dell'esplosione di nudità che ci bombardano i media, non è sufficiente lamentare la crisi di valori che alimenterebbe crescente immoralità, così come non basta accettare la logica della domanda e della offerta, sacra legge di mercato. Occorre anche riflettere su semplici dati di fatto: i fotografi sono generalmente maschi; i direttori dei principali quotidiani e riviste idem, così come la stragrande maggioranza dei parlamentari e dei docenti universitari, la quasi totalità dei primari ospedalieri, dei funzionari dello Stato e delle imprese pubbliche e private. La classe dirigente è insomma maschile. La donna si è inserita in tutti gli ambienti di lavoro, ha conquistato una parità effettiva nelle sfere basse e medie della società. Non in quelle alte. Gli uomini difendono strenuamente lo status quo. In modo sotterraneo, subdolo; se le femministe anni '70 imponevano la loro protesta con manifestazioni di piazza e feroci interviste, il sessismo maschile mantiene posizione con messaggi poco più che subliminali. Nudo in TV, su giornali, riviste, manifesti: la donna senza veli non si trova lì come individuo. È solo una "copertina" attraente, dal viso sorridente o imbronciato, ma né più né meno che un bene da consumare; il posto della donna e i suoi pensieri, che il maschilismo di ieri desiderava rivolti ai figli, alla casa, alle ricette, oggi si indirizzano alla cura della propria figura, con il trucco, le cure anticellulite, i bei vestiti, tutto per piacere all'uomo. È lui che, in posizione dominante, vede nella continua riproposizione della donna oggetto un mezzo per ribadire che la bilancia del potere pende sempre dalla sua parte. Chi pensa di riequilibrarla si attira schemi e volgarità.
A MISURA DI DONNA Quando il deputato inglese Claire Short presentò un progetto di legge che avrebbe di fatto eliminato l'offerta di nudo dalla terza pagina dei tabloid, oltre al prevedibile pesante contrattacco dei giornali, si trovò di fronte le violente reazioni dei parlamentari conservatori, ben decisi a difendere dagli assalti di una "donnetta" un pilastro della "sana tradizione popolare britannica".
In Italia di uomini politici non propriamente belli o attraenti si potrebbe fare un lungo elenco, ma nessuno si sognerebbe mai di criticarli per il loro scarso set-appeal. Non è così per le donne, che quando mettono a repentaglio il potere del maschio vengono esorcizzate trasformandole in caricatura. E questo sia quando la donna accetta le regole della competizione sia quando rivendica la conservazione delle sue peculiarità femminili, quelle che il Papa ha definito genio della donna.
Certo, non è facile evidenziare questi talenti e valorizzare il ruolo di persona, di moglie, di madre, affossando pregiudizi e accettando i necessari cambiamenti nell'organizzazione della famiglia, del lavoro, del tempo libero. Costa meno fatica crogiolarsi nelle consuetudini e bearsi delle nudità in vetrina. Per poi lamentare l'aumento delle violenze sessuali e l'assassinio di undici donne nei primi undici omicidi del 1996. Il rispetto della vita e della persona passa anche, nell'epoca del villaggio globale, per la corretta immagine attraverso i media. Convinti che la società più a misura d'uomo che tutti invochiamo è soprattutto una società più a misura di donna.
FENOMENO DI COSTUME? Nella puritana Gran Bretagna i quotidiani popolari tipo il "Sun" o lo "Star", per intenderci quelli che campano di pettegolezzi sulla famiglia reale, per tacita regola non pubblicano nudi in copertina. Allo scopo destinano però la terza pagina, in cui trova spazio la maxi foto di una ragazza a seno scoperto, come se si trattasse della "coniglietta del giorno". E come per la copertina di "Playboy" c'è la fila per essere pubblicate, al punto che le domande si accumulano nelle redazioni dei tabloid. Perché tante ragazze così «ambiziose"? Quasi tutte appartengono a famiglie povere con genitori operai o disoccupati. « Le ragazze della middle class - ha dichiarato Teresa Strattford, della Commissione inglese per la libertà di stampa - non sognano normalmente di comparire in terza pagina. Non ne hanno bisogno. Hanno prospettive di lavoro che promettono qualcosa di più interessante, un maggior rispetto e una carriera più lunga in un altro posto ». Invece per le ragazze di ceto basso «la mancanza di lavoro è la molla determinante», sostiene il fotografo Harry Ormescher. E aggiunge: «Una ragazza giovane con un bel corpo può essere portata a credere che le sue grazie la possano far uscire dalla coda per il sussidio di disoccupazione». Molto spesso non si tratta solo di gioventù irrequieta che cerca scorciatoie per superare le difficoltà della vita: quasi tutte queste ragazze sono incoraggiate dai familiari, e parecchie addirittura «allevate e preparate proprio dalla madre», come sostiene Yvonne Paul, direttrice di un'agenzia per modelle a Londra. E spesso affrontano spese consistenti in vestiti e servizi fotografici pagati di tasca propria per entrare nel "catalogo" di qualche agenzia.
UNA RAGAZZA SU CENTO riesce a dare un seguito lavorativo al suo "lancio" in terza pagina, una su diecimila ottiene la celebrità. Samantha Fox, capace per qualche tempo di uscire dai confini britannici, è rimasta un caso isolato. Quante però, da aspiranti modelle, si perdono nei bassifondi della pornografia o dei locali a luci rosse? In Italia è meno evidente questo fenomeno. Da noi le ragazze preferiscono il sogno di "Miss Italia", ma state sicuri che prima o poi arriverà il servizio fotografico "senza veli". Per carità, niente di volgare, s'intende. Perché il farsi riprendere "come mamma m'ha fatta" è considerato un semplice gioco innocente e utile per lanciare o rinverdire carriere in stallo. Oppure viene contrabbandato per operazione culturale: non più un banale nudo, ma "espressione corporea con valore trasgressivo". Tutto ciò si è allargato dal solito nudo femminile a quello maschile, dalle "provocazioni" di Benetton e Sgarbi, alle intimità rubate a divi dello spettacolo e dello sport, nuovo fenomeno di costume dei passato 1995. Una parità sessuale imbarazzante questa, ma tendente al basso...