ATTUALITA' Elogio della politica nel momento in cui i cittadini si sentono più lontani dalla cosa pubblica a causa delle varie "tangentopoli".
Solo un italiano su cinque tollera i partiti. Solo uno su quattro ha fiducia nelle istituzioni. Così i più recenti sondaggi.
La maggioranza dei cittadini ormai diffida della politica o la disprezza. Il suo indice di gradimento non è mai stato così basso. Lo verifichiamo nelle chiacchiere sul tram o dal panettiere, con giudizi unanimi da benestanti e disoccupati, oscuri travet e personaggi di successo. «Non andrò più a votare», ha dichiarato in una intervista al Corriere della Sera, Sandra Mondaini, «starò alla finestra. Tanto mi restano ancora pochi anni da vivere e la politica mi ha schifato. Sono una donna ignorante, non votavo da un sacco di anni. I politici non mi sono mai piaciuti, non ne ho mai voluti conoscere. Poi Berlusconi è entrato in campo, allora ho deciso dl appoggiarlo. E poi è successo che anche lui è diventato un politico, perché era inevitabile, quindi... Non si vota turandosi il naso. Si vota per quello in cui si crede. O si sta alla finestra, come farò io».
Come non capire la tentazione di buttare giù tutti dalla torre della politica? Ma è in malafede chi sostiene che la classe politica ha una sorta di esclusiva della corruzione, dell'abuso di potere. Le inchieste di Mani Pulite hanno messo in luce affari illeciti vantaggiosi non solo per ministri, onorevoli o assessori, ma anche per imprenditori, professionisti, funzionari pubblici e privati, alti, medi e bassi gradi della Guardia di Finanza, persino un magistrato. E poi sono spuntate le inchieste su casermopoli, affittopoli, invalidopoli, le università... Dalle furerie agli uffici acquisti delle aziende, dai concorsi universitari alle visite mediche per le pensioni d'invalidità, tutto un campionario di malcostume e illegalità a confermare che i politici sono lo specchio della società che li esprime, né migliori né peggiori. Non ci sono categorie di "buoni" e altre di "cattivi". Esistono persone oneste e disoneste in ogni ambito sociale. E se poi è l'occasione che fa l'uomo ladro, le tentazioni si annidano in ogni atto che preveda un pur minimo potere discrezionale e qualche soldo da spendere, specie se non si tratta di denaro proprio.
Sono osservazioni ovvie, persino banali, che tuttavia ottengono l'effetto più di svilire la nostra condizione di "poveri peccatori" che di nobilitare 1a politica.
La parola stessa suscita diffidenza, e non solo da ieri. «Ho dovuto parlare con un po' di politica, per non dire in pubblico i fatti miei», fa dire a Renzo il Manzoni, usando la "politica" in quell'accezione che la accomuna a una certa astuzia, alla diplomazia reticente, al dire e non dire. "Simulare e dissimulare" raccomandava l'eterno Machiavelli, padre riconosciuto - facendo torto al suo alto senso dello stato - di questa politica dei secondi fini, inconfessabili e occultati dai discorsi fumosi, dell'intrigo, dell'accomodamento, delle "scorciatoie" per i furbi. Non è questa la politica da elogiare, da sostenere, da insegnare a scuola.
La politica non si può rifiutare perché é nel patrimonio genetico-culturale di ognuno. Potrebbe essere definita "l'arte del civile convivere". Sì, arte: così la chiamavano i greci, técne politiké, arte politica. Che, in quanto arte, non può prescindere dalla qualità dell'uomo che la pratica; ma questi, per il so1o fatto di essere un "animale sociale" e naturalmente "soggetto politico". Che si accetti l'"homo homini lupus" di Hobbes, oppure l'"homo homini deus" di Locke, gli uomini per uscire dallo stato di natura primitivo hanno concordato un sistema di regole o leggi che permettesse loro di vivere insieme. E la politica, che sembra spesso fatta di chiacchiere, si rende concreta proprio nelle leggi. Queste leggi - riconosciamo a Marx le sue ragioni - rispecchiano la volontà di chi detiene il potere, quindi storicamente hanno anche espresso l'interesse del singolo (il re, il despota) o di un gruppo (l'aristocrazia, la corporazione). E la politica diventa null'altro che la grande lotta fra gli interessi particolari. Le lobbies negli USA, certe rivendicazioni sindacali o prese di posizione confindustriali in Italia, esemplificano questa idea della politica, non basata sul semplice vantaggio di chi la fa, ma del gruppo che lo esprime. Una giungla in cui ogni branco difende ciò che ha e cerca di ottenere di più: se questa è la politica, che elogio volete farne?
"Arte del civile convivere" non basta, occorre un altro passo: "ricercando il maggior vantaggio per il maggior numero, con il minor danno per il minor numero". Perseguendo cioè il cosiddetto "interesse generale".
La Politica - omaggiamola questa volta con l'iniziale maiuscola - è inscindibile dal concetto di "bene comune". Le sue mete sono alte: pace, giustizia, benessere. La strada è lunga, disagevole, seminata di buche e false indicazioni. Talvolta la Politica obbliga a essere impopolari, a promettere "lacrime e sangue" (Churchill), perché l'interesse generale può richiedere che ogni individuo "tiri la cinghia" o rinunci a qualche diritto acquisito se ottenuto ingiustamente o se il resto della torta è troppo piccolo per sfamare chi rimane.
La Politica rispetta e difende tutti, singoli e categorie, ma non si piega a interessi di parte. Cerca 11 dialogo, usa moderazione e ragionevolezza, rimuove vecchie logiche di divisione: Rabin, se fosse rimasto un "uomo della guerra e rappresentante dei diritti dei coloni israeliani in Cisgiordania, sarebbe ancora vivo, osannato, temuto. Ma non un uomo di stato capace di entrare nella Storia. Come De Gaulle, quando decise di abbandonare "l'altra sponda della Francia", l'Algeria. Grandi uomini, se non vogliamo definirli eroi.
Noi in Italia ci acconteremmo non dico di un De Gasperi, ma di una classe dirigente formata da veri politici, non di affaristi, di lobbisti, di narcisisti. Occorre soprattutto che le persone oneste e intelligenti non stiano alla finestra, non si rinchiudano nel proprio particolare, non sfuggano l'impegno civile e le responsabilità dell'amministrazione, dal condominio al quartiere, dalla bocciofila al comune.
Anche troppi cattolici si sono purtroppo ritirati timorosi nelle sacrestie sfuggendo un più diretto impegno sociale e politico, poco attenti agli espliciti richiami del papa e dei vescovi sulla necessità di contribuire attivamente a costruire 1a "città dell'uomo".
Il disimpegno dei cittadini dalla politica può solo disegnare un nero futuro, con un potere autoritario, magari anche agghindato di lustrini e paillettes, ma sempre espressione di un "uomo forte" e di una casta dominante. Ci si oppone a questa deriva partecipando alla vita politica da protagonisti. Prima di tutto cercando di informarsi al meglio. E già questo è difficile, perché i media, anche quelli non sfacciatamente di parte, privilegiano la cosiddetta politica-spettacolo (un'altra degenerazione!) rispetto ai contenuti, all'analisi dei problemi e alle soluzioni proposte. Non parliamo poi della "malizia" necessaria per interpretare parole, immagini e omissioni dei vari tiggì. Il rischio è di scoraggiarsi in partenza. Il pessimismo di un toscano di oggi, Indro Montanelli, che constata "la palude del voto di scambio" e lamenta "il vuoto della coscienza civile", si salda al realismo di un toscano di ieri, Niccolò Machiavelli, che riteneva gli uomini "ingrati, volubili, simulatori, fuggitori de' pericoli, cupidi di guadagno". Per fortuna questo ritratto non è di tutti, e la partecipazione è indispensabile se non vogliamo che "democrazia" sia una parola vuota, e riempita da altri. Impegno civile dunque. Malgrado tutto e anche controvento. Facendo proprio lo sprone di Claude Levi-Strauss, il grande antropologo: «Lo spettacolo della stupidità e dell'egoismo mi richiama ogni giorno alla coscienza politica».