COME DON BOSCO
di Bruno Ferrero
I figli hanno un cartello ideale perennemente appeso al collo: "Lavori in corso". Se questi lavori sono disordinati, occasionali, senza un progetto, la vita si rivelerà per loro un cammino irto di ostacoli e di trabocchetti. La vita non si può affrontare con un vago bricolage personale. Con una delle sue fulminanti sintesi, Don Bosco proponeva come meta dei suo sistema la formazione di "buoni cristiani e onesti cittadini". A pensarci bene, non è poco. Esistono dei genitori che pare abbiano "ordinato" il figlio con la "lista della spesa": alto così, bello così, intelligente così, sportivo così, deciso così... Se il figlio non corrisponde alla presunta ordinazione, passano la giornata a correggere, mortificare, ammonire, limare, scalfire il loro povero "acquisto". Per inseguire un sogno. Causando solo sofferenze e risentimenti. Non esistono le fatine che sulla culla dispensano qualità magiche ai bambini. Sono i genitori che devono aiutare i loro figli a trasformare in effettive capacità, le "doti" che hanno in grande quantità. Anche questo è uno dei prodigiosi poteri dei genitori. Se doveste fare una lista delle qualità che vorreste donare ai vostri figli, quali scegliereste? Ecco una prima lista di qualità necessarie per riuscire a vivere in un mondo in evidente stato confusionale come il nostro.
Aiutiamoli ad avere fiducia in se stessi. Solo i genitori possono far passare i figli al "ce la posso fare". Il bambino che crede di riuscire nella vita affronterà con energia ed entusiasmo i compiti che gli vengono affidati. Bisogna scoprire quali sono le capacità e facoltà innate dei propri figli e poi a poco a poco metterli nella condizione di esprimerle al meglio. Per questo i figli devono essere incoraggiati spesso. "Sono davvero orgoglioso di te" sono parole magiche.
Insegniamo il rispetto e l'onestà. Avere un immagine sicura di sé non significa diventare egoisti o prepotenti. Ci vuole tempo e pazienza per insegnare ai bambini a dire la verità, a rispettare le leggi, i diritti altrui, le promesse fatte. Parole magiche: "Ti ringrazio per avermi raccontato come sono andate le cose. Posso davvero fidarmi di te per sapere che cosa è successo". Ma più magico ancora è l'esempio: solo genitori rispettosi e rispettabili possono insegnare rispetto e lealtà.
In casa, affidiamo loro compiti diversi. Una riunione settimanale, una lavagnetta in cucina per stabilire i turni nei vari lavoretti domestici, piccoli trucchi per insegnare la responsabilità. Parole magiche: 'Ognuno nella nostra famiglia ha dei compiti da svolgere e tu sei davvero bravo nei tuoi! Questo è un grande aiuto per mamma e papà».
Carichiamoli di entusiasmo. É una qualità che i figli assorbono dai genitori. Nessuno ha mai realizzato niente di importante (ma neanche di piccolo) senza entusiasmo. Con i bambini, il problema non è tanto di infondere loro questa dote, quanto di difenderla. E non è facile, perché l'entusiasmo è fragile. E ci si mettono proprio tutti, talvolta, a mortificare la baldanzosa voglia di vivere dei ragazzi. Con il sarcasmo, l'ipercriticismo, il pessimismo e la distruttività nei confronti di tutto e di tutti. Secondo alcune ricerche, i bambini con genitori che si interessano alle attività scolastiche (fanno parte delle associazioni di insegnanti e genitori, aiutano a fare i compiti, si prestano per recite scolastiche o incontri sportivi genitori-figli), ottengono risultati migliori a scuola di quelli i cui genitori non manifestano alcun interesse. I figli considerano importante quello che i genitori dimostrano di considerare tale. Le parole magiche in questo caso sono quelle famose di Don Bosco: "Amate quello che amano i giovani, perché i giovani amino ciò che piace a voi".
Rendiamoli sensibili e compassionevoli. I bambini di solito sono molto sensibili al dolore e alla sofferenza degli altri. I genitori possono coltivare o distruggere questa sensibilità, con l'esempio.
Affrontiamo insieme difficoltà e insuccessi. In una famiglia in cui tutti sanno affrontare insieme gli eventuali insuccessi, si impara a sostenersi a vicenda e trarre insegnamento dai momenti difficili. "Insieme possiamo farcela" è la frase magica.
Insegniamo l'arte della trattativa. La nostra società è violenta. I figli devono imparare a ridurre le tensioni e a non rispondere all'aggressività con altrettanta aggressività. Un proverbio arrogante e pericoloso afferma: "Mi spezzo, ma non mi piego". Talvolta è meglio piegarsi, piuttosto che "spezzarsi". Dialogare, trattare, mettersi d'accordo sono meglio che combattere. Ma l'arte della trattativa è frutto dell'intelligenza e dell'esercizio, soprattutto di quello familiare. Inoltre, oggi più che mai, è necessario insegnare ai figli la capacità di affrontare qualsiasi cambiamento.
Incoraggiamoli ad essere creativi. I bambini imparano ad essere creativi solo se sono accompagnati, stimolati, sollecitati dagli adulti. Devono essere incoraggiati ad esser curiosi, ad esplorare il nuovo, a sentire la vita come una bella avventura. Perché non dire loro: "Adesso facciamo un bel sogno insieme. Che cosa faresti se ti trovassi in una situazione simile?".
Ridiamo con loro. L'umorismo è un meraviglioso reagente, specialmente la capacità di ridere ogni tanto anche di se stessi. Una bambina di dieci anni ha scritto, in un componimento scolastico: "Qualche volta penso che mi piacerebbe essere adottata da un'altra famiglia dove si ride di più e dove si spiegano le cose". Fate in modo di creare mille occasioni per scambiare sorrisi e risate a casa vostra, ma fate attenzione a non ridere mai dei vostri figli. Ridete con loro, mai di loro.
Accompagniamoli sul sentiero della Speranza. Non c'è dono più grande per i propri figli di una autentica e profonda fede religiosa. Colui che crede fermamente nell'esistenza di un Dio amorevole che si occupa delle sue creature ed è pronto ad aiutarle, possiede la fonte di una forza che non l'abbandonerà mai.
DIZIONARIO PEDAGOGICO
a cura di Jean-François Meurs
Affetto. Non si educa per princìpi o programmi, ma solamente per amore. «Che non solo i giovani siano amati, ma che si accorgano di essere amati: amati in ciò che a loro piace, nei loro gusti giovanili. Ed essi impareranno a scoprire l'amore verso ciò che a loro non piacerebbe affatto... ».
Credente. Dio crede nell'uomo. Questo atto di fede di Dio precede la fede dell'uomo. Dio è fedele alla sua alleanza: incondizionatamente, qualunque sia la risposta dell'uomo. Nello spirito salesiano, l'atto educativo è un atto di fede: si tratta di credere nella persona dei giovani: io mi fido di te, tu sei capace di crescere, di superare le difficoltà; io ti do fiducia.
Disciplina. « Si dia ampia libertà di saltare, di correre e di gridare a piacimento». La ginnastica, la musica, la recitazione, gli spettacoli, le passeggiate favoriscono moltissimo la disciplina e la buona salute, sia fisica che morale.
Errore (diritto all'). Il ragazzo ha diritto di sbagliare. L'educatore non dovrà umiliarlo, così non si sentirà sconfitto per aver fatto un'infrazione. Al posto di irritarsi per i richiami che gli verranno fatti, li considererà come degli avvertimenti amichevoli e preventivi e arriverà a capire la necessità del castigo, se l'educatore dovrà arrivare a questo punto.