COME DON BOSCO
di Bruno Ferrero
Oggi, bambini e ragazzi sono "sotto pressione", per molti motivi. Anche per loro, l'ansia è una cosa seria. Purtroppo molti genitori considerano con troppa leggerezza l'ansia dei loro figli. Hanno la tendenza a ritenere che verrà superata con la crescita o che può essere affrontata con la volontà, se solo il bambino fa qualche sforzo. Di conseguenza si dimostrano indifferenti o irritati.
L'esperienza insegna che i livelli di ansia costituiscono la più grande minaccia per lo sviluppo intellettuale, sociale, emotivo, sessuale, fisico e personale del bambino. L'ansia cronica rende estremamente difficile, se non impossibile, capire una lezione, risolvere un problema, prendere una decisione, superare bene un esame o un'interrogazione, affrontare le competizioni, farsi degli amici e crescere. Inoltre, sul lungo periodo, ha un effetto devastante sull'immagine e sulla considerazione che il bambino ha di sé.
I SINTOMI RIVELATORI. II ragazzo eccessivamente ansioso è timido, pauroso, inconcludente. Ha scarsa fiducia in se stesso e un'immagine negativa del proprio io. I banali imprevisti e i contrattempi dell'infanzia, come le critiche di un professore, un brutto voto, o il fallimento di qualche prova da cui egli si aspettava il successo, possono sopraffare un bambino che già è ansioso. I ragazzi "tristi", perché in preda a forme d'ansia e di paura, manifestano sintomi comportamentali fortemente problematici: aperta disobbedienza, turpiloquio, umore instabile, in solenze e provocazioni, goffaggine, trascuratezza, uso irresponsabile del denaro, furti, interesse per la pornografia, disordini alimentari. Questi comportamenti vengono di solito pesantemente censurati dai genitori, che raramente si sforzano di risalire alle loro vere cause. Tendono ad attribuire la colpa a motivi quali la disubbidienza, l'impulsività, l'immaturità, l'insolenza, la pigrizia, il carattere ribelle, l'egoismo, la stupidità e la debolezza. Così il clima familiare viene soltanto avvelenato da continui litigi che si prolungano nel tempo, irritando sempre di più i contendenti, mentre le situazioni problematiche reali rimangono irrisolte. Nonostante ciò che credono molti genitori, le ansie non possono essere rimosse con esortazioni del tipo "non fare lo stupido" o con commenti derisori riguardanti il coraggio o la personalità e nemmeno, nel migliore dei casi, con l'incoraggiamento e la comprensione. Le ansie dei bambini non possono svanire da sole. Rassicurare un bambino pauroso, trasformarlo in un essere fiducioso e sereno, sostituire i dubbi provocati dall'ansia con la fidu cia in sé è uno dei più importanti compiti della famiglia.
«HO PAURA DI MIO PADRE... ». Quali sono le principali fonti di stress? La prima è incredibilmente la famiglia stessa. Alcuni psicologi moderni l'hanno definita "Un'incubatrice di incubi": c'è il timore concreto della violenza dei genitori, della loro morte, del divorzio. "Ho paura di papà quando è infuriato nero", "di quando mamma e papà litigano e si picchiano", "di mio padre quando lo guardo". Al secondo posto viene la scuola. « Ho paura degli assassini e delle note sul registro», dice un bambino di 10 anni. Ed Erika, 9 anni: « Una storia che mi fa paura è quella di non essere ammessa alla quinta». Seguono la paura di non essere all'altezza delle aspettative altrui, amici o genitori, la paura del fallimento sociale e nelle relazioni sessuali. Il passaggio dalla scuola dell'obbligo alla scuola superiore, per esempio, segna una fase critica nella vita degli adolescenti, che devono affrontare compiti nuovi in un contesto assai meno protettivo e controllato, un luogo in cui le voci dei coetanei, i loro giudizi e i loro valori, assumono un rilievo ben superiore delle conferme che magari si ricevono ancora in famiglia. Il tuffo senza rete di protezione dal sogno infantile alla realtà adolescenziale è un'altra fonte di ansia. Non mancano naturalmente paure e fobie particolari, dalla paura del buio, a quella degli estranei, a quelle di tipo economico. Che cosa possono fare i genitori? Il primo passo è riconoscere che l'ansia può essere alla base delle modificazioni di comportamento dei figli; il secondo è capire la causa, o le cause, dell'ansia; il terzo è intervenire nel modo migliore per aiutarli a uscire dal problema.
LE SETTE P. Si possono seguire anche alcune semplici regole che, per facilità mnemonica, facciamo cominciare tutte per P. Parlare. Può sembrare scontato, ma un dialogo sincero e aperto tra genitori e figli è una conquista difficile. I genitori non hanno molti altri mezzi per scoprire le cause dell'ansia dei loro figli. In famiglia si dovrebbe discutere di tutto: dei problemi scolastici, relazionali, sessuali come del futuro e dei valori religiosi. Partecipare. I genitori devono scendere apertamente a fianco del figlio ansioso. Devono incoraggiarlo ad analizzare gli eventuali errori in maniera precisa e obiettiva, invece di cercare di non pensarci. Confrontarsi con i propri fallimenti non è mai piacevole, ma può insegnare molto. Positività. I figli hanno bisogno di sapere che almeno il loro papà e la loro mamma hanno fiducia in loro, nonostante tutto. E necessario premiare e lodare i figli più spesso di quanto siano puniti. Le ricompense includono premi, incoraggiamenti, congratulazioni, ma anche un bel sorriso d'apprezzamento. Purtroppo molti bambini smettono di ascoltare non appena un adulto inizia a parlare. Sanno per esperienza che i loro commenti saranno probabilmente negativi e offensivi. Pazienza. La fretta di molti genitori di ottenere risultati, aumenta soltanto l'ansia dei figli e provoca pensieri del tipo "tanto non ce la farò mai". Perseveranza. I genitori devono essere tenaci. Impedire che il figlio ansioso "lasci perdere". Devono dargli un po' della loro forza, incoraggiandolo a camminare in maniera leggermente più spedita di quanto è sua abitudine. Ma non così rapidamente da indurlo al panico, né così lentamente da fargli considerare l'obiettivo inutile. Prudenza. Occorre molta attenzione per proporre degli obiettivi ad un ragazzo ansioso. Bisogna essere certi al novanta per cento che sia in grado di portare a termine ciò che è stato prefissato. Pace. L'atmosfera familiare è molto importante. I genitori che vogliono aiutare i figli a superare l'ansia devono prima superare le proprie sensazioni e paure. La famiglia deve essere un'isola di pace, rilassata e rilassante.
DIZIONARIO PEDAGOGICO
a cura di Jean-François Meurs
Confidenza. Senza affetto non vi è confidenza; senza confidenza non vi è educazione. L'educatore che ha conquistato la confidenza dei giovani potrà svolgere il suo ruolo educativo.
Gioia. È sulla gioia che l'uomo fonda il senso della vita. La gioia è sempre legata alla santità: « Noi qui facciamo consistere la santità nello stare sempre allegri!». Il clima di gioia e di pace è una specie di verifica permanente della qualità della "santità" e della qualità del funzionamento della istituzione educativa. La gioia non va confusa con il piacere di un istante, ma è il frutto di un cammino di umanizzazione riuscito.
Humour. Humour è la sintesi dell'umanesimo e dell'amore. L'humour non è la derisione, lo scherzo, "fare dello spirito", perché in questo caso tu ti senti superiore a qualcuno... No. L'humour è quando tu guardi gli altri, le cose, le situazioni - ma soprattutto te stesso! - con amore, vale a dire prendendo le distanze e guardandoti più in profondità. Tu sei il primo a metterti in gioco, e non ti prendi troppo sul serio, soprattutto se la cosa è seria.
Identità. Ciascuno riceve a forgia la propria identità per come è identificato dagli altri. E per questo che la relazione affettiva è tanto importante. L'educazione si fa in gruppo. Tuttavia è cosa buona che all'interno del gruppo, ognuno sia ben individuato, riceva una parola che è detta solo per lui. Don Bosco faceva scendere volentieri una parolina particolare all'orecchio di ciascuno.