COME DON BOSCO

di Bruno Ferrero

ALLA MESSA SI EDUCA IN FAMIGLIA

La vita di fede dovrebbe essere come l'acqua per i pesci, qualcosa di indispensabile in cui si vive facendo le cose importanti dell'esistenza.

Una madre domandò quando avrebbe dovuto iniziare a educare la figlia. « Quanti anni ha la bambina? », domandò a sua volta l'esperto. « Cinque ». « Cinque! Corri a casa! Sei già in ritardo di cinque anni! ». Se questo è certo per l'educazione in generale, è verissimo per l'educazione spirituale. Le riviste religiose e i parroci sono sempre più spesso assillati da domande dei tipo: « Ho allevato i miei figli nella fede, ma adesso che sono grandi si rifiutano di andare a messa. Che cosa devo fare? ». Le risposte sono quasi sempre farfugliati inviti a pazientare, a pregare, a sperare. Molti genitori si sentono sinceramente in colpa e si chiedono in che cosa possano avere sbagliato. Parlando dell'educazione spirituale in famiglia, abbiamo affermato che la vita spirituale si forma nel clima di un'educazione "atmosferica". Le linee portanti di questo tipo di pedagogia potrebbero essere riassunte così: ® il comportamento dei genitori conta più delle loro parole; non bisogna avere paura di dire chiaramente quello che si pensa, fosse anche un deciso "no", ai propri figli, perché qualunque sia la reazione visibile, hanno un bisogno vitale di punti di riferimento. ciò che i genitori si dicono tra di loro è più importante di ciò che essi dicono ai figli: non si può pretendere che i bambini prendano sul serio la vita spirituale se non sentono i genitori parlare d'altro che di automobili, soldi, mangiare, scuola o sberle.

LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA. Questo è valido anche per educare i figli a quel particolare e fondamentale momento della vita cristiana che è la santa messa. Perché la messa entri a far parte della vita, i bambini devono percepire e vivere gli atteggiamenti che in essa sono celebrati. Si va a messa per piacere e non per dovere. Mentre troppi vanno a messa per "timbrare il cartellino" e tutto quello che desiderano è che finisca presto. Ecco alcuni degli atteggiamenti essenziali per partecipare e non solo assistere alla messa. Tutti devono essere in qualche modo "educati prima".

Prepararsi per un avvenimento importante e sentire la festa. In famiglia, è importante imparare a preparare con gioia le feste, gli onomastici e le ricorrenze, anche quelle degli amici, e predisporre l'atmosfera giusta. La messa deve essere sentita come uno splendido evento per il quale si vestono a festa il corpo e il cuore.

La gioia di incontrarsi e di essere accolti. Quando si riceve o si ricambia la visita di parenti e di amici, i bambini sono chiamati a partecipare all'incontro e ai suoi riti: abbracci, strette di mano, dialoghi, scambi di doni.

Perdono. È difficile dire: "Perdonami". Lo è altrettanto dire: `Ti perdono". Ma solo se queste esperienze sono realmente vissute in famiglia, si comprendono i riti iniziali della messa.

Ascolto. Quanto ci si ascolta in famiglia? Pochissimo. Le orecchie sono costantemente "occupate" da suoni elettronici. Così è difficile ascoltare le parole vive, semplici e dirette che più volte nella messa sono definite "Parola di Dio", e che dovrebbero arrivare al cuore di chi ascolta.

Lettura ad alta voce. Per molti bambini la lettura ad alta voce rischia di essere un semplice rumore di fondo. Fare silenzio. Bisognerebbe ogni tanto giocare con i bambini "ad ascoltare il silenzio".

Rispondere. Quando si va a una festa, non si va soltanto ad ascoltare. Si parla, si condividono i ricordi e i pareri, si grida talvolta la propria gioia e il proprio consenso. I bambini devono imparare che si va a messa non solo per ascoltare e ricevere. Nella messa esprimiamo il nostro accordo con la Parola di Dio con l'"Amen" e l'"Alleluia" e diciamo forte la nostra fede nel "Credo".

Sentirsi parte di una comunità. "Far parte di..." è un'esperienza che di solito i bambini vivono con entusiasmo.

Pregare. La preghiera con la mamma e il papà è una di quelle esperienze che si imprimono nella persona in modo indelebile. Ed è il modo migliore di imparare a pregare. Donare. I bambini devono scoprire la soddisfazione di ricevere e di fare piccoli regali. Il sacrificio fatto per amore. Per questa esperienza i genitori possono davvero essere i maestri più adatti, a patto di volerlo essere. Memoria. I bambini e i ragazzi di oggi vivono praticamente solo nel presente, in una specie di "tutto e subito" quasi ossessivo. Hanno bisogno di imparare la bellezza e l'utilità del ricordare le persone e gli avvenimenti del passato. Padre. Se la parola non ha un senso profondo e vivo nella vita quotidiana, difficilmente lo acquisterà durante la messa. E finirà per essere una parola cincischiata in più. Scambiarsi segni di fraternità. Sorridere ai vicini, salutare cordialmente, augurare bene e felicità a chi si incontra: la civiltà dell'amore comincia così. Mangiare insieme. A tavola, in famiglia, si impara a condividere il cibo e le parole. Solo se questo avviene davvero, i bambini possono comprendere il senso della parola "banchetto" che tante volte ricorre durante la messa. Ringraziare. La gratitudine chiaramente espressa, l'apprezzamento reciproco, la riconoscenza dovrebbero essere alcuni dei valori portanti della convivenza familiare. Essere benedetti. È una sensazione bellissima, ma oggi quasi sconosciuta. Nel "Benedizionale" ufficiale della Chiesa c'è anche la benedizione ai figli data dai genitori. Ma quanti genitori lo sanno? Ricevere una missione di testimonianza e di impegno. Quando ci si lascia, dopo una festa o dopo un incontro, si fanno tante promesse. Spesso si prendono impegni per il futuro: "Non ci dimenticheremo!". Se la festa è stata bella e piena di gioia, si desidera soprattutto ritrovarsi. Nello stesso tempo si è più soddisfatti, più ricchi dentro. Anche i bambini possono accorgersi che esistono avvenimenti ed incontri che cambiano la vita. E la messa è il più grande di tutti.

DIZIONARIO PEDAGOGICO

a cura di Jean-François Meurs

Vangelo. Trovare le parole giuste per dirlo... perché si deve tener conto delle orecchie che ascoltano. Don Bosco si adattava all'uditorio, prendeva a parte i ragazzi per far loro catechismo. E si può parlare di Dio anche senza nominarlo, senza far pensare ai ragazzi che devono per forza far parte di una "tribù". L'educatore cristiano può contribuire a un vero risveglio della fede favorendo lo sguardo cristiano su ciò che lo circonda: sul giovane, ìl mondo, la cultura... Ama la formula: evangelizzare educando.

Chiamati (a essere). Non ci si deve stupire se i giovani si muovono incerti tra violenza e noia, quando l'unico progetto di società che si offre loro è quello di armarsi contro gli altri, di schiacciare i più deboli, di consumare il più possibile. Come educare se non si offre un futuro, un mestiere per rendersi utile alla società, un avvenire possibile? Padre è colui che ti apre un avvenire, che ti chiama a "essere". Non c'è educazione senza attenzione alla "vocazione", senza "pro-vocazione".

Come Gesù. Amare cristianamente, è amare "come". Amare come Gesù, fare come Gesù. Don Bosco ricorda spesso nei suoi scritti che si deve agire come Gesù. Ha un senso profondo dell'Incarnazione. È importante per verificare la verità dei nostri atteggiamenti e dei nostri slanci religiosi. È con Gesù che dobbiamo confrontarci. I giovani a Valdocco pregavano molto, ma il loro modo di fare non era quello di una "setta".