COME DON BOSCO
di Bruno Ferrero
Disobbedienza e ribellione dei ragazzi non sono una sfida ai genitori, ma un modo di mettere alla prova il proprio carattere e la propria capacità di autonomia.
È perfettamente normale che i preadolescenti si comportino in modo incoerente e imprevedibile. Sembra a volte che i figli siano dotati di un radar che li aiuta a scoprire che cosa fa maggiormente irritare i genitori. Se i genitori tengono a un linguaggio garbato e cortese, parlano in modo sciatto e volgare. Se amano la pace, trovano il modo di litigare con tutti i cani del vicinato e i loro padroni. Se tengono all'ordine e alla pulizia, accatastano le loro cose in una confusione indescrivibile e girano vestiti con jeans a pezzi. In realtà disobbedienza e ribellione dei preadolescenti non sono una sfida ai genitori, ma un modo di mettere alla prova il proprio carattere e la propria capacità di autonomia. I genitori devono aiutare i figli con pazienza, ma anche con inflessibilità sui punti importanti. I figli devono sforzarsi di capire i punti di vista dei genitori senza rifiutarli per principio.
Non mostratevi deboli. Accettare l'inquietudine di un figlio non significa approvare tutto. Un padre, irritato dalla fluente zazzera del figlio, disse: «Mi dispiace, caro. I capelli sono tuoi, ma lo stomaco è mio. Riesco a sopportarli dopo colazione, ma non prima. Perciò fammi questo favore: fai colazione in camera tua». È un atteggiamento utile: il padre dimostra di rispettare i propri gusti e lascia libero il figlio di continuare la sua manifestazione di rivolta. I ragazzi di questa età sono sensibilissimi alla coerenza e sono intransigenti nel richiederla soprattutto da parte dei loro genitori, ma difficilmente la praticano.
Evitate i rimproveri che non aiutano. Un ragazzo di quattordici anni promise di lavare l'auto dei genitori. Ma poi dimenticò la promessa e cercò di cavarsela all'ultimo momento con una sommaria spruzzata e una passatina di panno. La reazione del padre ha due versioni. Scena 1. Padre - La macchina ha bisogno di una ripassata specialmente sul tetto e sul fianco sinistro. Quando puoi farlo? Figlio - Lo farò stasera, papà. Padre - Grazie. Scena 2 Padre - Hai lavato l'automobile? Figlio - Sì, papà. Padre - Sei sicuro? Figlio - Certo che sono sicuro! Padre - E allora perché è così sporca? Fa schifo! È peggio di prima. Figlio - Ma io l'ho lavata. Padre - E lo chiami lavare? Hai giocato, come è tuo solito. Divertirti, ecco la sola cosa che ti piace! Pensi di poter continuare così tutta la vita? Con la tua sciatteria non riuscirai mai a conservarti un lavoro, neppure per un giorno. Sei un vero irresponsabile, ecco che cosa sei! È facile immaginare il seguito della scena 2. Padre e figlio si ritroveranno più « arrabbiati » che mai l'uno contro l'altro. I rimproveri che provocano rabbia, risentimento, desiderio di vendicarsi sono perfettamente inutili.
Abbiamo un problema da risolvere. Quando un ragazzo si sente continuamente criticato si abitua a giudicarsi un buono a nulla e a trovare sempre da ridire sul conto degli altri. Comincia a dubitare delle sue effettive capacità e a minimizzare quelle degli altri. Impara a sospettare della gente e a convincersi che non saprà mai concludere niente di buono. La maggior parte di queste critiche non è necessaria. Quando ci capita di imboccare una strada sbagliata e di smarrirci, l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una critica: non ci è di alcuna utilità il fatto che si analizzi e si valuti la nostra perizia di guidatori, ma tutto quello che occorre è una persona cortese che ci dia delle indicazioni chiare sulla strada da prendere. I rimproveri più utili, quando succede qualche guaio, sono soprattutto quelli che rilevano quello che bisogna fare per uscire dalla situazione che si è creata. Anche la situazione che sembra richiedere i più cocenti rimproveri può essere sempre ridotta nella forma: "Abbiamo un problema da risolvere. Cerchiamo insieme una soluzione". L'ira dei genitori accende l'ira dei figli. Senza contare che un ragazzo che ha combinato un guaio è già abbastanza mortificato per conto suo. È proprio questo il campo in cui bisogna ricordare la saggia sentenza: "Dio ci ha dato gli occhi per vedere, ma anche le palpebre per chiuderli".
DIZIONARIO PEDAGOGICO
a cura di Jean-François Meurs
Punizione. Le punizioni umilianti molto difficilmente vengono dimenticate dai giovani. Possono perfino spingerli alla vendetta. Non solo non li convincono a smetterla dal commettere certe azioni, ma possono addirittura spingerli a ripeterle. Il metodo preventivo non fa dell'educatore un avversario, ma un amico che gli va incontro, vede i suoi progressi e gli risparmia ogni forma di umiliazione. Molto spesso infatti i' giovani che commettono delle azioni sbagliate non hanno assolutamente chiare le conseguenze dei loro atti e avrebbero potuto evitarli se, per riprendere una frase di Don Bosco "una bocca amica li avesse avvisati in tempo".
Contemplativo. L'educatore cristiano considera d'istinto i giovani non come esseri inferiori ai quali ci si debba rivolgere con arroganza, ma come persone totalmente amate da Dio, chiamate come lui a diventare pienamente suoi figli adottivi. Nei più giovani a cui l'educatore si rivolge, vede il volto di Cristo. L'educatore non se la caverà senza essere in una qualche misura un contemplativo.
Liberare. Don Bosco apre le porte della prigione e fa uscire i giovani, mentre la società cerca di eliminare e rinchiudere tutti quelli di cui ha paura. E che non ama. La nostra società ha paura dei suoi giovani! E cerca di sentirsi sicura scartandoli. Don Bosco ama e scommette su di loro, ecco perché lui riesce dove lo stato fallisce.