COME DON BOSCO
di Bruno Ferrero
Tutti i genitori, in certi momenti, vorrebbero rispedire i figli al mittente. I figli non suscitano solo sentimenti positivi. A volte possono essere irritanti, particolarmente esigenti e incapaci di mostrare la minima gratitudine. Possono dimostrarsi sbadati e irriflessivi ed è inevitabile che i genitori certe volte siano arrabbiati e stanchi. E in queste circostanze che spesso scoppia il temporale-sgridata.
Una disciplina efficace è il fulcro del processo educativo ed è una delle attività fondamentali dell'amore familiare. La "sgridata" ne è in un certo senso l'elemento regolatore. Saper sgridare in modo da ottenere un risultato positivo e durevole fa parte dell'arte di essere genitori. « Non punite mai se non dopo aver esauriti tutti gli altri mezzi», ha scritto Don Bosco. «Quante volte nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! È certo più facile irritarsi che pazientare: minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza e alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma che è necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione.
Dal momento che sono i nostri figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell'animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l'avvenire; e allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione ».
LE QUALITÀ DI UNA BUONA SGRIDATA. Una buona sgridata ha le qualità della buona disciplina. È immediata. Un prolungato stato d'ansia non aiuta i bambini. Quelli più piccoli si dimenticano subito dell'errore commesso. E le sgridate "a freddo" irritano soltanto. È coerente. La coerenza mette ordine e infonde sicurezza in un mondo che talvolta appare al bambino caotico e temibile. Se un bimbetto che gioca a pallone nel corridoio talvolta viene guardato con approvazione o indifferenza altre volte severamente ripreso, non saprà mai con certezza che cosa deve fare. È sicura. Minacce a vuoto e avvertimenti disattesi non servono a niente. Papà dice a chiare lettere che Gigetto deve rientrare subito a casa dopo il cinema all'oratorio. Si stabilisce l'ora al di fuori di ogni ambiguità. Se Gigetto rientra in ritardo, verrà sgridato, e capirà che l'avvertimento era tutt'altro che vano. Papà gli vuole bene, e proprio per questo la regola è chiara, e la sgridata inevitabile.
È giusta. Deve essere la conseguenza di un cattivo comportamento, non dipendere dai nervi o dalla stanchezza dei genitori. È positiva. Il bambino viene sgridato perché ha commesso messo un errore, ma non viene condannato o svilito per questo. Gli si dice che il genitore è arrabbiato, sconvolto e seccato perché lui ha scelto di commettere quell'errore. L'atteggiamento negativo non è mai rivolto al bambino ma al suo comportamento. «lo ti voglio bene e voglio insegnarti a comportarti come si deve. Ogni volta che sbaglierai te lo farò presente con una sgridata ». Ha una giusta intensità. I bambini molto sensibili (cui basta una piccola sgridata per scoppiare in lacrime) avranno bisogno di un tocco leggero. I bambini che hanno già eretto barriere di difesa richiederanno una maggiore intensità. L'intensità deve anche essere adeguata alla gravità dell'errore. Non si può usare I-artiglieria pesante" per l'acqua rovesciata a tavola... È efficace. Disciplinare significa insegnare. Il criterio ultimo di ogni sgridata è: fatta così, insegna o no un buon comportamento?
IL FATTORE "CONCORDE". Si otterrebbero parecchi vantaggi se si tenesse presente il fattore CONCORDE, una parola che ci aiuta a ricordare tre comportamenti: CONsenso dei genitori, COnsistenza e Regole DEfinite. Il fattore CONCORDE consiste infatti in tre elementi ben precisi, facilmente comprensibili e applicabili: 1. Un consenso (= accordo) chiaro fra il padre e la madre sulle re gole e le richieste da presenta re ai figli; 2. Una consistenza (= perseveran za) nell'applicazione di conse guenze quando le regole non vengono rispettate; 3. Regole definite o chiaramente concordate con i figli. Questo fattore è il risultato di parecchi anni di lavoro di clini che specializzate in terapia fa miliare.
DIZIONARIO PEDAGOGICO
a cura di Jean-François Meurs
Pompa. A Valdocco, le pagnotte erano spesso dure e secche. È per questo che c'era sempre un bel gruppo che attorniava la pompa dell'acqua, dove i ragazzi ammorbidivano la loro pagnotta. Quando un educatore si lamentava che i ragazzi non gli obbedivano più, Don Bosco gli diceva: «Va' alla pompa!»: trovati presente là dove i giovani si radunano, tu conoscerai i loro problemi, i loro centri di interesse, i loro gusti e desideri...
Concreto. L'educazione è più arte che scienza. In questo senso è più un "saper fare" che un "sapere". Don Bosco non era un intellettuale teorico. Formava i suoi educatori sul campo di lavoro, pur avendo preso la penna per esporre le sue idee.
Responsabilità. I giovani partecipano essi stessi alla loro educazione. Don Bosco ha sempre detto ai suoi giovani di aver bisogno di loro. E non teme di affidare il nuovo arrivato a un allievo scelto tra i più grandi, che si preoccupa di badare a lui.