IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco
Anche noi, buoni ultimi, parliamo di William e Carolina. La loro "fuga d'amore'; sfruttata con discreto cinismo da giornali e TV, è forse la spia di un disagio, e sollecita un ripensamento sulla nostra presenza educativa. a mano nella mano, stretti ma sottobraccio, come capita ai grandi quando sono innamorati. Carolina, 12 anni e William di 14, studenti di Bologna, sono andati anche oltre, emulando le gesta di Romeo e Giulietta: fuggiti di casa in ottobre per quattro giorni. Obiettivo: stare insieme e basta. Poi sono tornati, sotto i riflettori delle TV e sui paginoni dei giornali che ne hanno parlato come di eroi. Capaci comunque di spezzare il grigiore quotidiano dentro le noiose aule di scuola. I loro coetanei, subito intervistati dall'immancabile sondaggio, hanno risposto per il 77% di non aver mai pensato di fuggire da casa. La fuga d'amore di Carolina e William è stata approvata dal 26% mentre il 65% ha risposto con un secco "no". Chi mai saprà quanto di invidia o di indifferenza o di assoluto disinteresse c'è dietro a queste risposte "sondate" telefonicamente? William ha definito "normale" la sua fuga anche se si è detto pentito.
IN QUESTA STORIA di "normale" disagio o sognare quotidiano che ai ragazzi capita di vivere, talvolta, con punte molto acute, ha colpito ancora una volta il modo con il quale il mondo degli adulti ha sfruttato l'episodio. In una società alimentata ormai più dai consumi che dai valori, appare sempre più normale che i ragazzi comincino a copiare le impronte degli adulti e specialmente le loro distorsioni sociali. Spesso si offrono loro tutti gli ingredienti per cominciare a speri mentare un certo modello di essere adulti. Si pensi alle tante trasmissioni televisive a caccia dì mini divi, o spettacoli e cartoons che possono indifferentemente vedere piccoli e grandi.
I RAGAZZI SONO RAGAZZI e tali dovrebbero restare anche nel loro innamoramento. Usarli non li aiuta. La fuga di casa non è frequentissima, ma neppure tanto rara. Capita per molti motivi, anche banali. A volte sono i grandi che rapiscono i ragazzi per turpi commerci. La fuga succede sia perché i figli possono avere troppe cose e poco amore, sia perché i figli vivono situazioni di disagio che li spingono a punire gli adulti cui sono più affezionati. Con i giovani, fin da quando nascono, non si finisce mai di comunicare abbastanza e, specialmente, non si finisce mai di ascoltarli abbastanza. Ne hanno bisogno, perché essi faticano maledettamente a entrare in un modello di vita regolamentata dai soli adulti e dalle consuetudini sociali, dove il fragile e il gratuito non hanno più rilevanza. La vita, come la viviamo specialmente nelle città, è diventata faticosa per noi adulti. Può anche accadere che i ragazzi, intuendolo, cerchino scappatoie per non ritrovarsi come noi. Essi sono la spia del nostro umano disagio.