IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco
Ai salesiani riuniti per il loro Capitolo Generale 24" il messaggio che giunge da quasi 6500 giovani di ogni continente. Il messaggio è amabile nella forma, serio nella sostanza. «Caro amico, ti scrivo: ti prego, fa' ciò che ti dico...». Sono 2515 ragazze e 3967 ragazzi dai 15 anni in su che, tramite un'inchiesta voluta dal Dicastero per la Pastorale Giovanile in occasione di questo incontro mondiale, mandano a dire la loro. Un gran gesto quello dei maestri di mettersi in ascolto degli allievi che, saliti in cattedra per un momento, rifilano inquietanti interrogativi. Si tratta di fare i conti non con quello che i salesiani pensano di essere per tradizione e progetto pastorale, quanto con il modo in cui la loro immagine viene percepita dai giovani.
LA COSA È SERIA perché i giovani intervistati singolarmente e in gruppo non sono ragazzi occasionali, ma per il 67,8 per cento impegnati nelle comunità educativo-pastorali e che il 72 per cento si considerano essi stessi collaboratori dei salesiani. Più o meno, i segnali che giungono dai diversi continenti sono omogenei, con variazioni secondarie. Dall'Africa rispondono 336 ragazzi e 54 ragazze; dall'Asia 896 ragazzi e 302 ragazze; dalla Regione Atlantico 623 giovani e 612 ragazze; i ragazzi dell'Europa del Nord sono 298, 191 le ragazze; dalla regione Iberica 429 e 367; dal Pacifico-Caribe 506 e 256; dalla Polonia 124 e 163; dall'Italia e Medio Oriente 348 ragazzi e 182 ragazze. L'inchiesta riguarda sei aspetti sui quali i salesiani vogliono sapere come la pensano i giovani: accoglienza e comunione, identità vocazionale, formazione e qualifica, corresponsabilità nella missione, società e cultura, Chiesa. I giovani rispondono chiedendo più coerenza ai salesiani in ciò che professano, una maggiore sensibilità per la cultura e la politica, un inserimento più profondo nelle Chiese locali.
NON CI SONO GIRI DI PAROLE nelle risposte dei giovani che vanno diritti al cuore dei problemi: essi sentono la lontananza da parte dei salesiani visti come buone e brave persone ma in ritardo e fuori dal tempo, senza una mentalità aperta verso il mondo attuale e i cambi di struttura. Insieme alle risposte, i giovani consegnano ai salesiani dieci interrogativi aperti, domande che ricorrono: come affrontare la corruzione? Quale ruolo della donna nella comunità educativa? Quale senso hanno i cambiamenti dei salesiani? Come raggiungere i giovani emarginati e più bisognosi? Perché la Chiesa ha paura di cambiare? I salesiani credono e confidano veramente nei giovani? Sono i salesiani che vanno incontro ai giovani o invece i giovani che vanno incontro ai salesiani? Quando e per quanto tempo i salesiani sono pronti ad essere tra di noi giovani? Perché i salesiani non entrano nel campo della politica? Come collegarci con i giovani di altri paesi?
PESANTI COME PIETRE alcuni di questi interrogativi. Cercare risposte credibili potrebbe essere salutare. Se l'inchiesta tra i giovani risulta come un amaro servito a piccole dosi, può gratificare la schiettezza dei giovani e la considerazione che, se parlano con tanta libertà, i loro educatori, nonostante limiti a volte vistosi, non hanno mai pensato di creare o alimentare robot.