CINEMA

di Guido Josia

REQUIEM PER IL FILM COMICO?

Furoreggia il genere demenziale, sia al cinema che alla televisione. E la fine del film comico tradizionale? E cosa si vede all'orizzonte?

Apparentemente si direbbe di sì. Però chi ha presente l'intera storia del cinema, sa che ci potrà essere un ritorno. Il film comico del passato, per intenderci quello di Marck Sennet, di Chaplin o di Buster Keaton, o in tempi più recenti quello di Woody Allen, faceva leva sull'intelligenza. Oggi invece la maggior parte dei film comici sono delle confezioni sotto vuoto. Vogliono far ridere presto, a ogni costo, ridere forzatamente su tutto. Sono spesso delle confezioni di volgarità sia verbale che di azione. All'orizzonte non si vede molto. Forse solo Benigni, giullare indifeso, è capace di usare un linguaggio comico nuovo e universale.

Rientra nel clima dell'usa e getta tipico del consumo natalizio. Fa parte del consumismo tout-court, accanto ai panettone, al giocattolo, allo spumante, al cenone. Il prodotto è ormai omologato dal tempo natalizio, fa per così dire da contorno obbligatorio. Fortunatamente è una parentesi, un'apparizione annuale che è poi seguita da stagioni migliori.

Il cinema straniero è quanto meno ben confezionato, si avvale di una tecnica raffinata ed è sostenuto da una pubblicità adeguata e ben studiata. Il cinema italiano è invece di puro consumo, punta esclusivamente a quel certo tipo di pubblico, di quel periodo. Ma il risultato, sia del film italiano che di quello straniero, non cambia: si tratta di film di consumo, di prodotti precotti.

 Direi che è un film divertente. Si torna a ridere, anche se la comicità è piuttosto scontata. E aperta l'intenzione di produrre un film che non si esaurisca nella gag o nel demenziale. La pellicola è ben confezionata, con citazioni interessanti. Si pensa a Jerry Lewis, che era tuttavia ben altra cosa. Il film in fondo fa l'occhiolino sia al film comico tradizionale che a quello di puro consumo. Ha però una sua dignità: è girato bene, costruito con cura. La sufficienza gliela darei piena.

Il paradosso demenziale, dell'esagerato, dell'inverosimile ha ormai legato in modo indissolubile cinema, televisione e fumetto. I giovani non trovano certo in questi prodotti un incoraggiamento a costruire qualcosa o a mettersi in crisi. Credo che rimangano nel loro habitat mentale e di comportamento. Non ricevono un messaggio che nasca da una certa esuberanza di umanità, come avveniva nel film comico del passato, perché questa nuova comicità non si propone di far pensare, ma forse è ugualmente scaramantico, magari liberatorio. Una risata allunga la vita!...