CAPITOLO GENERALE 24 Laici cattolici nel mondo della comunicazione sociale. Danilo e Laura lavorano a Raiuno, il primo canale televisivo nazionale.

La televisione e i suoi linguaggi

di Danilo e Laura Leonardi

La televisione ci insegna a diventare professionalmente così bravi da raggiungere il maggior numero possibile di persone, soprattutto i giovani.

Da circa dieci anni con mia moglie lavoriamo per Raiuno, la più nota rete televisiva italiana. Io mi sono autore di testi, mia moglie Laura si occupa di regia e di organizzazione della produzione. Come si può immaginare lavorare alla TV è un mestiere complesso in cui devono intrecciarsi e concordare conoscenze di tipo tecnico e altre di tipo organizzativo e culturale. Per un cattolico impegnato in un settore come questo, è indispensabile possedere doti di pazienza e tenacia. Anche in un programma tutto destinato a raccogliere ascolto e quindi spot pubblicitari, si deve provare a tener desta l'attenzione al contenuto del messaggio destinato agli spettatori, in modo particolare se si tratta di ragazzi.

I RAGAZZI ALLA TV

Spesso continuiamo a rivolgerci ai giovani pensando di avere davanti una persona che, come noi, possiede categorie e processi logici sviluppatisi a partire da una formazione di tipo tradizionale-libresco; ma la realtà è ben diversa. Un bambino di poco più di un anno, oggi è già padrone del telecomando, conosce bene il funzionamento di quella scatola luminosa che trova in casa, è stregato e affascinato dal videoregistratore che gli consente di godersi i film in cartoni animati contenuti in una piccola cassetta che il papà o la mamma gli regalano. Questo stesso bambino mangia in compagnia dello schermo illuminato, comunque vi trascorre davanti parecchie ore al giorno. Potrà mai crescere con le abitudini e gli schemi mentali che abbiamo noi, nati quando la TV trasmetteva solo pochi e misuratissimi programmi?.

UNO STILE DI VITA

Il potente mezzo della TV, oggetto delle bramosie di chi detiene il potere, tende spesso a divenire mezzo che produce guasti e cattive abitudini: la presentazione di modelli consumistici, il bombardamento pubblicitario conseguente, la proliferazione dell'uso della violenza come evento spettacolare che cattura le attenzioni degli spettatori, il mercificio della sessualità, rappresentata in maniera distorta e superficiale, sono queste le colpe che più di frequente vengono imputate alla TV. Sarebbe anche giusto ricercare il motivo di tale degenerazione. Non sarà che, anche da parte nostra, per troppo tempo si è fatto finta che questo mezzo potentissimo non esistesse, non avesse un suo linguaggio specifico, trascurando di impegnarci a fondo per sviluppare le grandi capacità positive che pure possiede? Forse ancora oggi non abbiamo chiara la percezione che la TV (con il suo cugino, il computer) ha rivoluzionato le stesse capacità cognitive delle nuove generazioni.

FACCIAMO AUTOCRITICA

L'unica via che ci resta per non perdere contatto con la sua realtà, è porci al suo livello, provare a guardare al mondo con la sua prospettiva, proprio come ci ha insegnato Don Bosco. Questa, credo, è l'unica strada educativa percorribile per costruire positivamente in una realtà molteplice come quella odierna. Proprio perché molte sono le agenzie educative (pensate a quanta pluralità di stimoli e suggestioni porta la TV nelle nostre case) noi dovremmo cercare di saper entrare in concorrenza con le altre e saperle battere non solo perché il nostro messaggio è buono (carico di forza positiva), ma perché noi siamo così bravi professionalmente da farlo percepire in quanto tale dal maggior numero possibile di persone, in modo particolare dai giovani.

Certo, è necessario fare una profonda autocritica, perché non abbiamo ascoltato con la dovuta attenzione le raccomandazioni che la Chiesa - dal Concilio in poi - ha sempre fatto riguardo all'impegno dei cristiani nel campo dei mass-media. Per molti, la TV è rimasta uno strumento del demonio, perciò stesso da evitare costi quel che costi, altri si sono lasciati conquistare acriticamente del mezzo divenendone quasi succubi, altri ancora hanno pensato che troppo arduo sarebbe stato 1'impegno, che sono necessari tanti quattrini che non si hanno, che basta proibire qualcosa, censurare qualcos'altro, per ammorbidire la bestia. C'e anche chi ritiene che basti piazzare la telecamera davanti a un prete che fa la predica per sfruttare a pieno le potenzialità del mezzo; così facendo, in non molto tempo, abbiamo consegnato la TV a chi se ne serve per i suoi scopi commerciali-affaristici-propagandistici (multinazionali, partiti politici, ricconi e simili).

LO SGUARDO LUNGO

Quali spazi rimangono per noi, oggi? Senz'altro quelli per una battaglia che miri ad allargare il numero e gli spazi per chi vuol raggiungere il proprio messaggio attraverso uno schermo televisivo. La difesa e l'allargamento del pluralismo sono essenziali per poter nutrire la speranza di entrare anche noi, sul serio, nell'universo multimediale ormai alle porte. Chi potrà irradiare le proprie onde attraverso i satelliti avrà in mano il più grande strumento per colonizzare il mondo conquistando i cervelli dei suoi abitanti. Pure fondamentale è creare scuole dove si impari il mestiere di fare televisione: in un epoca in cui perfino la politica diventa un fatto mediatico, ci pare di fondamentale importanza diffondere il più possibile le conoscenze riguardo al mezzo televisivo. C'è un grande spazio da occupare: dalla formazione all'asco1to critico per genitori, insegnanti e ragazzi, a quella per la preparazione di professionalità specifiche che siano in grado di affermarsi in questo campo. Non può certo bastare un istituto universitario e qualche sporadica iniziativa nata dalla buona volontà di singoli: è necessario un impegno sistematico, a lungo termine. Fare formazione, anche a livello spirituale, diventerà impossibile se non avremo prima coltivato quelle capacità di libertà e autonomia di valutare e scegliere, alla base di ogni itinerario formativo, che lo strapotere dei media rischia progressivamente di distruggere con un'inesorabile volontà di omologazione verso modelli artificiali. Educare come Don Bosco, oggi, è fare come fece lui, che intuì con genialità la grande forza dei media del tempo e si logorò la salute per scrivere libri e pubblicare riviste. Dopo oltre cento anni noi siamo rimasti ai libri e alle riviste, ma i media sono cambiati e noi abbiamo fatto finta di non vedere.