DOSSIER RUSSIA

di Ewhen Nebesniak

Il ricupero della chiesa dei fedeli di rito latino a Leopoli. La nuova pastorale, attenta al rito bizantino e ai giovani. L'amicizia con gli ortodossi.

MARIA-POKROVA-AUSILIATRICE IN UCRAINA

Pokrova in italiano significa "Ausiliatrice". Ricordate il sogno di Don Bosco? La statuetta della Madonna nel cortile di Valdocco, allargando il suo manto, salvò dall'elefante tutti coloro che vi si rifugiarono. Ebbene, all'Ausiliatrice-Pokrova, che in Ucraina vuol dire appunto manto-rifugio, è stata consacrata una chiesa a Leopoli. Una chiesa che ha una storia singolare e travagliata. Sorta negli anni '30 per i fedeli di rito latino e affidata ai salesiani dell'ispettoria polacca con sede a Cracovia, dopo la seconda guerra mondiale fu trasformata dai russi in un magazzino di libri. Tutto intorno vi piantarono degli alberi che col tempo ne coprirono la vista e proprio davanti alla facciata le autorità militari innalzarono una specie di piedistallo con un carro armato, per celebrare la vittoria sui tedeschi.

Dopo il crollo del comunismo, nel 1991 l'Ucraina divenne stato indipendente, e i cattolici cominciarono a chiedere la restituzione delle varie chiese che erano state sequestrate negli anni del regime. Nel 1994, dopo molte traversie, la chiesa dell'Ausiliatrice-Pokrova fu consegnata ai salesiani ucraini di rito greco-cattolico. Primo parroco di questa chiesa, che è una delle più belle di Leopoli, fu designato don Vasyl Sapelak.

IL QUADRO PASTORALE

Primo impegno di don Vasyl fu quello di far uscire la chiesa-parrocchia dallo stato di abbandono in cui si trovava. E il restauro fu eseguito in collaborazione con l'Istituto delle Belle Arti. Don Vasyl fece anche tagliare alcuni alberi e rimuovere il carro armato. Più impegnativo fu il lavoro pastorale, che privilegiò tre aree: il rito bizantino-ucraino, il lavoro tra i giovani e l'indirizzo ecumenico.

L'adozione del rito bizantino-ucraino appare fondamentale, se non si vuole partire sconfitti in partenza. I cattolici di rito latino secondo le ultime statistiche sono soltanto qualche migliaio in tutta l'Ucraina Occidentale e hanno a disposizione 57 chiese, che sono più che sufficienti. La maggioranza della popolazione è di rito orientale ed è in questa prospettiva che si deve lavorare per risultare efficaci. Si devono preparare i salesiani che vogliono lavorare in Ucraina a imparare la lingua e a conoscere il rito orientale. Non sarà facile, ma è necessario. Ogni popolo ha un suo modo di lodare e venerare Dio. Si tratta in fondo di "inculturarsi" nel paese. Chi oggi vuole andare a fare il missionario in Madagascar, impara prima la lingua, studia la cultura dei malgasci, e poi incomincia la sua missione. La stessa cosa si deve fare con l'Est! Altrimenti si corre il pericolo che i fedeli identifichino i salesiani con la Chiesa latina (o con i polacchi o i bielorussi), cioè con una Chiesa importata dall'estero.

I GIOVANI E L'ECUMENISMO

Sono molti i giovani a Leopoli, e non vedono davanti a sé un futuro troppo brillante. In chiesa ci vengono e in molti. Don Vasyl, con un gruppo di chierici e prenovizi, li raccoglie in gruppo. Le suore hanno un oratorio. I giovani collaborano con la parrocchia e l'oratorio; individuando per esempio le famiglie povere a cui destinare gli aiuti che vengono dall'Occidente. E stato stampato un catechismo che forse sarà adottato come testo ufficiale nella scuola pubblica. Sono già usciti i primi due volumi, e gli altri tre sono in lavorazione. Per i giovani si organizzano anche gite in pullman. Insomma c'è una discreta attività. L'episcopato tedesco finanzierà la costruzione di un grande centro giovanile presso la chiesa e lo darà in gestione alla parrocchia. Le prospettive sembrano buone.

I salesiani di rito orientale sono molto amati a Leopoli e da tutti, perché rappresentano una novità. I religiosi che vivono qui da parecchio tempo non hanno avuto modo di evolversi, fanno fatica ad aprirsi alle cose nuove. Chi è venuto recentemente dall'Occidente è portatore solo di novità sia nel campo della liturgia che nel lavoro apostolico. Con queste novità, ma anche con una buona dose di umiltà e apertura verso tutti, la comunità salesiana ha trovato l'amicizia degli ortodossi. Don Vasyl invita per le feste il vescovo ortodosso, che a sua volta ricambia. È nata una bella e stabile amicizia con la comunità ortodossa. Il nuovo centro sarà aperto anche agli ortodossi e tutti potranno usufruire di quella nuova struttura. Chissà che un giorno i salesiani, siano essi ucraini, siano russi o polacchi, non diventino fautori con il loro umile lavoro di una unione duratura.