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L'ora del boia: così ha titolato Carlo Cavicchioli un suo servizio sullo scrittore Saro-Wiwa, giustiziato in Nigeria con otto suoi compagni. Ken SaroWiwa era lo scrittore più popolare del suo paese e un accanito oppositore del regime nigeriano. Il quotidiano AM News di Lagos sulla sua morte ha raccontato che il boia, poco pratico, è riuscito a impiccarlo solo al quinto tentativo; che nel subire questo calvario Ken Saro-Wiwa ha detto: «Perché mi trattate così? Che Paese è mai il nostro?» e, alla fine, «Signore, prendi la mia anima, ma fa' che la lotta continui... ». E dopo di lui sono saliti sul patibolo i suoi otto compagni, vittime del medesimo processo-farsa, condotto da un esercito di corrotti.
La Nigeria, con cento milioni di abitanti, è la nazione più popolata d'Africa. Dovrebbe essere anche economicamente un paese prospero, grazie alle sue formidabili risorse, soprattutto i giacimenti di petrolio e di gas naturale. Ma la ricchezza finisce in poche mani o va all'estero. L'indipendenza (1960) non ha portato né democrazia, né benessere. Ma queste impiccagioni hanno scosso l'opinione pubblica mondiale e le grandi diplomazie, costringendo tutti a posare lo sguardo sui vari regimi militari, specialmente sull'ultimo guidato dal dispotico Sani Abacha.
L'impiccagione di Ken Saro-Wiwa, che difendeva i diritti degli Ogoni, ha fatto di questo scrittore un martire. Gli Ogoni sono circa mezzo milione e abitano sul delta del Niger. Per secoli sono vissuti di agricoltura e pesca, ma da quando la Shell scoprì il petrolio e il gas fu avviato uno sfruttamento sconsiderato, senza alcuna attenzione per l'ambiente, né vantaggi per i nativi. E buona parte delle terre fertili e delle acque oggi è soffocata da una patina di grasso minerale.