FOCUS
Si chiamano "Discepoli dell'Istituto Secolare Don Bosco", e sono nati dall'esperienza della vita parrocchiale di don Giuseppe D'Souza, nell'ispettoria di Calcutta. Don Giuseppe ha sentito forte il bisogno di condividere la compagnia con i più poveri, nello stile del Buon Pastore: stare, ascoltare, confortare, istrnire, curare, aiutare. Da un piccolo nucleo di 16 giovani ragazze che sentivano il desiderio di servire Gesù Cristo e la Chiesa, ma non si sentivano chiamate né al matrimonio e nemmeno alla vita religiosa, nacque un nuovo modo di seguire Gesù. A due a due, come i discepoli incominciarono ad andare di casa in casa, di paese in paese, lì dove un pastore chiamava a collaborare per seguire il gregge.
Questi fratelli e sorelle non hanno una casa propria, non svolgono altro lavoro che quello di servire e assistere gli ultimi, condividono casa e cibo con i più poveri, parlano della salvezza in Gesù, catechizzano i bambini, senza alcuna pretesa. Così i primi nuclei si sono fatti notare, vescovi e parroci hanno chiesto la loro presenza per collaborare. Oggi sono già 133 discepoli - 27 fratelli e 106 sorelle - che lavorano in 60 centri di 16 diocesi, 14 in India e 2 in Italia. «Oggi abbiamo estremo bisogno di testimoni che siano veramente poveri, che amino i poveri, che siano pronti con gioia a dare testimonianza alla vita del Signore delle Beatitudini», dice parlando di loro il vescovo di Amibikapur. «Io credo che i Discepoli già facciano così e prego che il Padre celeste li benedica ».