CENTO ANNI FA Il giorno di Pasqua del 1846 Don Bosco portava i suoi primi ragazzi nei prati di Valdocco e inaugurava la cappella Pinardi.
Le umili origini di un'opera di Dio che ebbe inizio nell'estrema periferia di Torino 150 anni fa.
Torino, 12 aprile 1846. Sui prati di Valdocco c'è aria di festa. Un giovane prete piange di gioia, in mezzo ai suoi giovani. E' il prete dei ragazzi, il giovane Don Bosco dei Becchi di Castelnuovo. Qualche anno prima in una sacrestia aveva incontrato Bartolomeo Garelli, orfano e analfabeta, e con lui aveva cominciato a riunire altri ragazzi. Da quel momento cominciò la difficile ricerca di una sede fissa per il suo oratorio di periferia. Oggi, 12 aprile, a Valdocco è Pasqua, festa di Resurrezione.
Solo la domenica precedente, domenica delle Palme, Don Bosco aveva vissuto l'amarezza di un nuovo sfratto. Ce lo confessa lui stesso nelle sue Memorie: «In sulla sera di quel giorno rimirai la moltitudine dei ragazzi che giocavano sul prato Filippi. Ero solo, sfinito di forze, la salute malandata. Ritiratomi in disparte mi posi a passeggiare da solo, e non riuscii a trattenere le lacrime. "Mio Dio - esclamai - ditemi quello che devo fare". In quel momento arrivò un certo Pancrazio Soave, che balbettando mi disse: "E' vero che lei cerca un luogo per fare un laboratorio?". "Non un laboratorio, ma un oratorio". "Non so che differenza ci sia. A ogni modo il posto c'è". E' del signor Pinardi; venga a vederlo". Era una lunga tettoia (metri 15 per 6), bassa; da un lato si appoggiava al muro della casa, dall'altro scendeva fino a un metro da terra. Poteva servire da magazzino o da legnaia. Ci sono entrato a testa bassa per non picchiare contro il tetto. "Troppo bassa, non mi serve", dissi. "La farò aggiustare come vuole. Scaverò, cambierò pavimento". Trecento lire d'affitto. Contratto concluso».
Per questo, oggi, a Valdocco è festa. La tettoia si è trasformata in cappella per la santa messa di Pasqua. Ci sono le panche, e sull'altarino i candelieri, la croce, la lampada e un piccolo quadro di san Francesco di Sales.
Lontano riecheggia lo scampanio festoso della città. Qui, sui prati di Valdocco, non c'è nessuna campana. C'è il cuore del giovane prete che chiama tutti i suoi ragazz1 a far festa. E dopo la messa, sul prato, la gioia dei giochi: le bocce, i trampoli, la tromba e il tamburo. «Avevamo preso possesso della nostra cssa», annoterà Don Bosco nelle Memorie. Qui, in questa tettoia vecchia e umida, povera ma calda di amore, si respira aria di casa paterna. C'è il calore del nido e si riscopre l'ispirazione carismatica del Fondatore per la gioventù povera e abbandonata. Qui Mamma Margherita con il giovane figlio prete ha aperto la porta e il cuore ai primi giovani ospiti, ragazzi senza tetto, raminghi e affamati. E dietro alle finestre si vedeva il lume acceso fino a notte tarda in cucina.
Sul tappeto verde di questi prati, negli anni accesi del Risorgimento, da una finestra della Cappella Pinardi esplose un colpo di archibugio che forò la veste di Don Bosco tra il braccio e le costole, e fece un largo squarcio sul muro della sacrestia. Ma sugli stessi prati fioriva irresistibile la grande primavera della santità giovanile, con Domenico Savio, Magone Michele e Francesco Besucco; prendeva vita la congregazione salesiana: don Rua, don Cagliero, don Rinaldi... Lì, accanto alla vecchia tettoia, il "campo dei sogni". La Madonna posò lì il suo piede: «E vidi una grandissima chiesa, precisamente nel luogo dove avvenne il martirio dei santi della Legione Tebea». «La Madonna vuole che noi la onoriamo sotto il titolo di Auxilium Christianorum». Otto soldi per incominciare, ed ecco il sogno realizzato per la gloria di Maria Ausiliatrice: «Hic domus mea, inde gloria mea». In questa chiesa-basilica Don Bosco abbraccia i primi suoi missionari, mandati ai giovani di tutto il mondo, in uno slancio che non ebbe confini.
Nella cappella Pinardi, sua prima casa, Don Bosco siede a mensa coi suoi figli, condividendo il pane della Provvidenza per oltre 30 anni. Qui, ospite alla sua tavola nel 1883 sarà il giovane sacerdote Achille Ratti che, divenuto papa Pio XI, lo eleverà agli altari.
1888. Casa Pinardi vede partire l'urna di Don Bosco, padre dei giovani, per il suo riposo alla casa di Valsalice. Ma sarà la prina ad acclamarlo nel ritorno glorioso della beatificazione e canonizzazione. «Oggi,o Padre, non più solo a Valdocco torni ancora. Dei tuoi figli immenso stuolo t'accompagna a tua dimora». La tua casa è questa.
Le pagine di storia si srotolano veloci. Attorno a casa Pinardi, il cuore di Valdocco sí è dilatato: scuole, laboratori, oratorio festivo e quotidiano, casa generalizia, parrocchia, exallievi, Figlie di Maria Ausiliatrice, ampliamento della basilica.
APRILE 1946. I cento anni di vita di casa Pinardi raccolgono la Famiglia Salesiana attorno alla piccola cappella, dopo la bufera della seconda guerra mondiale. Si respira aria di libertà, e volontà di ricostruzione. Si impara ad aprirsi ai segni dei tempi, fedeli al carisma del Fondatore, nello s1ancio profetico del Concilio Vaticano II.
1988. Casa Pinardi si riveste con l'abito di festa. Nell'anno centenario della morte di Don Bosco, giovani e pellegrini vengono ad attingere l'acqua fresca del suo spirito: momenti di studio e riflessione, memoria e preghiera. E' un anno di grazia, con la visita del papa Giovanni Paolo II venuto a onorare questa terra benedetta da cui è germinato il carisma di Don Bosco, e a valorizzarne l'attualità del messaggio.
1996. Celebriamo i 150 anni. Entriamo nella penombra e nel silenzio della cappella Pinardi, rannicchiata in quel piccolo angolo di Valdocco, ancora caldo come un nido di rondini. Ci accoglie sullo sfondo ll Cristo, risorto dal buio del sepolcro. E' ancora Pasqua di risurrezione. Come in quel lontano 12 aprile 1846. La Tettoia Pinardi, questo vecchio libro di tante memorie, continua a raccontare ciò che avvenne in quel lontano mattino di primavera. Quel prato verde fu l'inizio, la meta d'amore del padre dei giovani. "Eravamo pochi, eravamo poveri, ma c'era lui..."; e suonavano le campane di Pasqua.