EMARGINAZIONE Alle Vallette di Torino: concentrazione di giovani a rischio. Abbandono scolastico generalizzato, famiglie disgregate, aggressività e devianza.

Il Vangelo della carità in periferia

di Graziella Curti


Un quartiere dove la situazione di sfruttamento e di disagio delle giovani donne è ancora sommersa.

Era il 1988, centenario della morte di Don Bosco. L'allora assessore alla sanità Bracco si rivolse ad alcune suore salesiane con una provocazione: «Che intenzioni avete per celebrare in modo concreto questa data?». Le suore, che erano già alla ricerca di uno stile nuovo di presenza, si sentirono in sintonia con la richiesta del comune di Torino che in quell'anno, nelle sue politiche giovanili, aveva cominciato a dare priorità a progetti di appoggio educativo per ragazzi a rischio.

Da anni le Figlie di Maria Ausiliatrice lavoravano alle Vallette, un territorio periferico dove il degrado è evidente. Si confrontarono in modo più mirato con le esigenze del quartiere e costituirono il VIDESMain, un'associazione formata da suore salesiane e laici. Si denominò VIDES perché collegata alla ONG ( = organizazione non governativa) già esistente (Volontariato Internazionale Donna Educazione e Sviluppo) e si aggiunse la forma dialettale del nome della fondatrice delle salesiane: Main (= santa Maria Mazzarello). A seguito dell'approvazione di un progetto fatto dal VIDES, il comune stipulò una convenzione per studiare il territorio e formulare risposte ai bisogni dei giovani del quartiere.

La prima "casa" che le ragazze chiamarono "nostra" fu un appartamento nelle costruzioni popolari di corso Cincinnato. Qui incominciò un doposcuola affollatissimo come supporto scolastico a bimbe delle elementari, ragazzi delle medie e delle superiori. Col passar del tempo, iniziarono anche percorsi individualizzati di recupero e attività diverse. Oggi sono quasi 200 le frequentanti del VIDES-Main e possono scegliere tra una gamma di iniziative: volley, nuoto, teatro, danza, chitarra, canto, laboratori di taglio e confezione, ricamo. ll progetto prevede, inoltre, una domenica al mese trascorsa insieme, soggiorni estivi e invernali, "estate ragazzi e giovani".

PROGETTO DONNA

Essere donne alle Vallette non è facile. Lo dicono le cento storie delle ragazze che frequentano il VIDES-Main. Dentro le fragili pareti delle case popolari si consumano, a volte, fatti tragici. Il padre e i fratelli che insidiano la figlia o la sorella. Il marito che picchia e pretende. Gli aborti forzati. Lo sfruttamento delle ragazze attraverso la prostituzione. Spesso s'incontrano queste giovani donne per le scale delle "torri" con visi senza colore, oppure stanno sole sulle panchine, facili prede della droga. «C'è un lavoro preventivo da fare», dice Angela Bertero, presidente del VIDES-Main e per anni già consigliera comunale. «Bisogna cominciare dalle bimbe delle elementari, interessarsi delle drop-out e delle giovani senza lavoro. Il nostro scopo è che al VIDES trovino una casa, qualcuno che le ascolti e le aiuti».

Perché il lavoro educativo abbia un seguito, si aiutano le ragazze a non uscire dai normali percorsi scolastici, stimolandole, con un accompagnamento costante, ad andare oltre la scuola dell'obbligo. Le operatrici del VIDES ritengono importante che le ragazze trovino un lavoro nel momento dell'inserimento e che abbiamo la possibilità di esprimersi in una serie di attività che le portino a misurarsi con se stesse, a smussare i propri spigoli, a relazionarsi con gli altri in modo non violento. «Nel corso di questi anni», ci informa suor Angela Cardani, «la rete con le altre agenzie educative, soprattutto all'interno della commissione dispersione scolastica ha aperto possibilità nuove. E' iniziato il dialogo con il consiglio regionale dei minori, con il dipartimento degli affari sociali, con parecchi assessorati del comune di Torino e con i collegi docenti delle varie scuole. La sinergia funziona, specialmente per opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice e del gruppo di animatrici laiche, alcune delle quali impiegate a tempo pieno nel progetto».

«L'aspetto più evidente - osserva Monica - è che le giovani che seguiamo, insieme con le famiglie, incominciano a desiderare di essere protagoniste di cambiamento in questa zona. La nostra tensione e la loro è che si considerino i giovani non come un peso, ma come una risorsa e che insieme ci si aiuti a scoprire le potenzialità che questo quartiere può esprimere». Oltre il dialogo interpersonale e di gruppo è nata l'esigenza da parte di alcune famiglie di ritrovarsi, discutere, fare teatro insieme, andare alla ricerca delle proprie origini. Così c'è stata una grossa partecipazione al progetto "Radici". Sono ritornate in vita tradizioni, folklore, proverbi, foto, danze dei paesi del sud d'Italia, terra amata, ma forzatamente abbandonata dai cittadini delle Vallette.

I locali del centro giovanile della parrocchia sono diventati sede di aggregazione di giovani, di donne e di famiglie, che ritrovano "casa" in una relazione nuova, che rompe la solitudine dell'immigrato.

AD AVIGNONE SUI TRAMPOLI

Fabiana è l'animatrice che si occupa dell'espressione corporea all'interno del VIDES-Main. Insieme con Enrico, il suo ragazzo, formano la coppia perfetta di artisti che cercano comunicazione.

Tutte e due impegnati in un volontariato creativo, sono sempre alla caccia di nuove idee. Una delle più originali, ma anche più avvincenti, è stata quella di partire con la troupe teatrale per Avignone, la città francese che per un mese all'anno si trasforma in palcoscenico e vede esibirsi nelle sue strade compagnie teatrali di tutto il mondo. Un mimo breve e suggestivo era il pezzo già pronto che avrebbero potuto proporre in un contesto di esperti. Si trattava di una storia simbolica sintesi di un'esperienza di vita alle Vallette. L'avevano preparata insieme alle ragazze. Ci avevano riflettuto. Avevano deciso le espressioni, i movimenti, gli attrezzi di usare. L'idea era venuta vedendo ogni giorno quelle panchine solitarie, sparse tra i giardinetti spelacchiati sotto casa. Lì, in alcune ore del giorno, avevano visto il drogato, la ragazza in crisi, il barbone... Lì, verso sera, aspettavano i giovani spacciatori o si radunavano le gang per progettare violenza. Inventarono così la "panchina del niente", simbolo di una vita vuota, seduta, senza futuro. Ma, come in un sogno, parlandosi e raccontandosi le proprie storie, le ragazze del VIDES-Main, con Fabiana e Enrico, si accorsero che la panchina del niente poteva trasformarsi in una scala per volare. Ma chi realizzava questa magia?

C'erano personaggi simpatici, che viaggiavano su trampoli di allegria con grossi fiocchi colorati. Quando arrivavano, chi era seduto si alzava, chi era triste sorrideva... Cambiava la vita. Erano gli educatori, che sapevano far rinascere la speranza. Così attraverso la storia mimata di un percorso educativo le ragazze delle Vallette ebbero successo ad Avignone tra i professionisti del teatro.

STORIE DI COMUNIONE

I progetti realizzati alle Vallette sono già un buon numero e hanno toccato vari ambiti. Il primo "Giovani per i giovani": dal rischio della devianza alla capacità di servizio, ha coinvolto educatrici, assistenti sociali, operatori della sanità costruendo una rete di interventi idonei a trasformare il quartiere. La seconda invenzione è stata "Sosgiovis": una strategia di prevenzione del disagio nei paesi dell'Est, che ha avuto l'appoggio della CEE e ha favorito scambi internazionali. Il fiore all'occhiello del VIDES-Main è, per ora,"Radici": per recuperare un'identità sociale, progetto sostenuto dal ministero degli affari sociali e che ha suscitato energie sopite e tradizioni dimenticate nella periferia cittadina. Sempre per sollecitare la creatività e il protagonismo è stato pure realizzato il progetto "Un cuscino per sognare la bottega del possibile".

Il "pensatoio" di tutto - e anche le mani che realizzano i progetti - sono quelle di un gruppo di una decina di donne, Figlie di Maria Ausiliatrice e giovani laiche, che fanno una vita di forte comunione. Nel piccolo appartamento di via Sansovino, 26/B, c'è il tempo della condivisione, della convivialità e della preghiera. Non è stato facile costituirsi in gruppo e lavorare insieme. «Dover presentare un progetto», osserva Angela, «e metterlo a confronto con le altre agenzie educative presenti, ha significato per la nostra équipe rivisitare scelte, motivazioni, modalità, rileggere il sistema preventivo confrontandolo con una realtà considerata dai più come un ghetto».

«Ripensando al cammino di questi anni», aggiunge suor Carmela, «ci pare che i cardini che ci hanno sostenuto sono stati quelli di aver scelto non solo i poveri, ma la vita fra loro nella periferia».

Tutte le volontarie, che sono parte viva del VIDES-Main, credono che le strategie funzionino perché c'è sintonia nella crescita tra FMA e laiche; c'è adesioni al sistema educativo salesiano; si accetta la flessibilità degli orari e la sfida di dover ricominciare sempre; non ci si stanca di cercare insieme vie nuove e si allarga la condivisione a tutte le persone di buona volontà.