VERSO IL CAPITOLO GENERALE
di Gianni Frigerio
Il volontariato laicale missionario e le considerazioni dei cooperatori italiani. Intervengono Maria Barbieri e Antonio Raimondi.
Il tema del prossimo Capitolo generale fa pensare che i salesiani vogliono continuare a essere all'avanguardia sul laicato, come lo era Don Bosco.
È cresciuto all'Oratorio dì Gaeta l'attuale presidente VIS Antonio Raimondì. « Con i salesianì di Gaeta ho fatto l'animatore e sono stati per me anni fondamentali di formazione», dice. In quanto exallìevo è stato per cinque anni vicepresidente nazionale Gex: «Un'esperienza che mi ha aiutato a comprendere il senso dell'appartenenza alla Famìglia Salesiana». E come obiettore di coscienza ha fatto il servizio civile presso l'Oratorio di Lanuvio, dove ha sentito la chiamata a diventare cooperatore salesiano.
Afferma di essere arrivato al VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) per un "progetto di Dio": «Non ringrazierò mai abbastanza il Signore per l'opportunità che' mi ha dato di condividere l'impegno mìssionario e di toccare con mano l'attualità del carisma di Don Bosco in tutto il mondo». E ha imparato a vivere da laico la corresponsabilità nella missione di Don Bosco a favore dei giovani.
Laici nella Chiesa. Chi vuole impegnarsi chiede più spazio nella comunità cristiana...
«Non metterei ìn relazione l'impegno con lo spazio: altrimenti entriamo in una dinamica di tipo sindacale. L'impegno del laico in quanto battezzato è un diritto ed è anche un dovere. Credo che una delle sfide che abbiamo davanti è quella della partecipazione, anche a livello ecclesiale. Non è solo un problema di democrazia, perché anche le democrazie rappresentative occidentali sono in crisi. E un problema di coscientizzazione e di responsabilità: le persone vorranno sperimentare sempre di più la cittadinanza attiva. Questo accade sia per la "Città degli uomini" che per la "Città di Dio"».
I laici sono davvero pronti per un impegno di qualità nella Chiesa? Qual è il contributo che i laici già stanno dando?
«A voler essere provocatorio, potrei rigirare la domanda: i presbiteri offrono un servizio "di qualità" alla Chiesa? Il problema è capire qual è realmente l'impegno della Chiesa. Nella società complessa e postmoderna nella quale viviamo, non è forse testimonianza evangelica una famiglia unita aperta alla vita e agli altri, o una persona impegnata onestamente nel lavoro e nella politica? Non dobbiamo limitare, a mio avviso, l'impegno del laìcato al solo "servizio al tempio", ma l'impegno è essere "sale della terra e luce per gli uomini". Pertanto, la mia rìsposta è sì: i laici sono pronti e già svolgono un servizio essenziale in tanti campi nelle comunità ecclesiali».
Al laico vengono spesso affidati compiti che il prete o la suora non riescono più a coprire. É davvero così strumentale la presenza dei laici?
«Guai ad andare avanti così. La vocazione è una chiamata di Dio, non una opzione sociale. I ruoli non sono così intercambiabili. Penso però che se un laico prende, per esempio, il posto di un prete o di una suora nell'insegnamento, allora mi sta bene. Allo stesso tempo non sono d'accordo nell'aver delegato ai laici l'assistenza nei cortili degli oratorì. L'assistenza attiva mi sembra uno dei cardini della pedagogia preventiva, e il ruolo del consacrato è importante per guidare la crescita morale dei ragazzi. Mi è sempre piacìuta quell'immagine di Don Bosco seduto nel cortile che ascolta la confessione del ragazzino».
Quando il laico diventa un "dipendente" della comunità salesiana e riceve lo stipendio, rischia di perdere il senso della gratuità, o riesce a sopravvivere il senso del volontariato?
«Credo che dobbiamo rivedere, come Chiesa, il nostro rapporto con il denaro. Questo è fondamentale se vogliamo veramente vivere, religiosi e laici, la comunione e la condivisione della missione evangelizzatrice. Avere "volontari gratuiti" che hanno vent'anni può essere possibile. Ma è pensabile avere un laico di trenta o quarant'anni, magari con famiglia, a tempo pieno "gratis"? Volontariato cristiano vuol dire: in nome di Gesù Cristo sacrifico i miei interessi mondani di carriera e successo, per "essere a disposizione" di chi ha bisogno. Ma il laico ha una sua casa, mangia, compra vestiti, si paga il medico e la pensione... Insomma tutte cose che un religioso ha garantite in altro modo. Pretendere sempre daì laici la gratuità economica è moralmente ingiusto».
Il carisma di Don Bosco appare sempre più come dono fatto da Dio alla Chiesti. Come fare per non rinchiuderlo nelle strutture salesiane? Quali aspetti del carisma di Don Bosco possono essere realizzati meglio dai laici?
« Il problema è proprio - come giustamente ha detto Don Viganò nella lettera di convocazione del Capitolo generale - capire che la missione salesiana e il carisma di Don Bosco vanno oltre le "opere" salesiane in senso stretto. Non si può continuare a pensare che i laici siano "nostri" solo se sì impegnano nelle "nostre opere". Questa mancanza di apertura civìle e ecclesiale è il principale motivo, a mio avviso, della mancanza di impatto all'esterno delle associazioni laiche della Famiglia Salesiana» .
Qual è il contributo specifico che possono dare i volontari laici alla missione salesiana, alla società, alla Chiesa?
«Chiariamo i termini: i volontari sono dei laici, altrimenti non sarebbero volontari. Credo che la specificità dei volontari possa essere l'impegno affinché la formazione sia davvero integrale, che guardi cioè all'Uomo in tutti i suoi aspetti, compreso quello civile. Non dimentichiamo, infatti, che il volontariato si basa su alcuni postulati di base: - aiutare l'Uomo nei suoi bisogni concreti, - ed "essere organizzato", per rispondere in maniera continuativa e rimuovere le cause della povertà (trasformazione della società). Quindi siano in presenza di un impegno civile forte e professionale. Il tutto accompagnato dalla "gratuità" che è il contributo pìù importante che si offre a questa società tutta orientata al profitto e all'edonismo».
Maria Barbieri è la nuova coordinatrice nazionale dei cooperatori salesiani d'Italia, eletta nell'Assemblea di maggio. Proviene dalle file dell'Azione Cattolica e dal lavoro in parrocchia e in diocesi a Livorno. Dice di aver avuto il primo "incontro" con Don Bosco al "concorso magistrale", e di essere diventata cooperatrice insieme al marito con la frequenza dei figli presso una scuola delle FMA. Il tema del prossimo Capitolo generale lo ritiene "l'ultimo regalo di don Viganò alla Famiglia Salesiana", un "ritorno al nostro Fondatore Don Bosco, che ha tanto valorizzato i laici".
I laici spesso chiedono più corresponsabilità nella Chiesa...
« Se per spazio si intende occupare "posti" nelle comunità cristiane, forse non siamo nella linea giusta, perché il primo impegno per il laico all'interno della Chiesa è quello della sua coerente testimonianza di vita che si svolge "nel mondo" attraverso la sua professione, la sua famiglia e il rapporto con i fratelli. All'interno della comunità cristiana il laico porta poi la sua ricchezza, non essendo né mezzo prete, né mezza suora, quindi non compiendo alcuna opera di sostituzione o di supplenza ».
In quali campi è più urgente la presenza dei laici?
«Pensiamo alla famiglia e al mondo del lavoro. Chi più di un laico può comprendere i problemi, le difficoltà, le preoccupazioni e di conseguenza può dare il suo motivato apporto in questi settori? Succede però che a volte ci si sente più gratificati a essere, a esempio, catechisti, animatori, piuttosto che laici che con la propria vita danno risposte significative ai problemi emergenti del vivere comune».
Dunque, laici nella Chiesa e cristiani nel mondo...
« Il luogo di santificazione per il laico è il mondo. Ogni realtà in cui si trova immerso deve essere animata cristianamente. D'altra parte le realtà sociali e del mondo politico dovrebbero essere portate nella comunità ecclesiale. Ma in questo scambio non siamo molto attivi, anche se negli ultimi anni qualcosa si fa».
In quali settori la collaborazione dei laici può diventare più significativa?
« Mi sembra necessaria la presenza di laici preparati nel mondo della cultura e della comunicazione sociale. Penso al settore educativo sia dei giovani che dei minori a rischio. Ci sono già in atto esperienze molto belle e potrebbero aumentare».
Qual è il contributo specifico che può dare la donna-cooperatrice alla missione salesiana, alla società, alla Chiesa?
« Mi pare che nelle opere salesiane sia già una presenza forte. Anche nella società la loro presenza professionale è testimonianza, e nella Chiesa molte occupano posti di animazione. Penso anche che un rapporto importante possa essere dato sul versante della cura dei minori: affido familiare, comunità di accoglienza, ricupero di giovani in difficoltà, ecc. ».