EDITORIALE
«Attualmente, la scuola salesiana in Italia ha circa 23.000 allievi in 146 scuole. Ma attraversa anche il periodo più difficile da cent'anni a questa parte», dice il consigliere regionale per l'Italia.
Qual è la situazione della scuola salesiana in Italia?
Sulla scuola salesiana si sono accumulati oggi molti fattori, che, insieme, rischiano di prolungare una situazione che, in varie parti d'Italia, si e' fatta critica. Fra essi ci sono: la crisi economica, che permette minor disponibilità finanziaria alle famiglie, costrette a pagare una retta; il calo demografico, che ha svuotato le aule della scuola pubblica non meno di quelle della scuola non statale; la riduzione del personale salesiano, che ieri aveva nella scuola una presenza massiccia e che oggi viene rimpiazzato da laici, generalmente di buona qualità; il cambiamento di sensibilità delle famiglie, che sembrano oggi meno disposte a spendere i loro soldi per dare ai figli l'educazione proposta dalla scuola cattolica; la mancata riforma scolastica - specie della scuola superiore - che ha ritardato i processi di rinnovamento e di adeguamento della scuola ai bisogni dei giovani d'oggi. Con tutto ciò, grazie alla dedizione di molti, la nostra scuola continua a fornire ancora un servizio di qualità.
L'Italia si spacca nei confronti dei finanziamenti alla scuola non statale. Qual è la posizione dei salesiani di fronte a questo problema? Ogni anno si chiudono in Italia decine di scuole cattoliche - e fra esse anche qualche scuola salesiana, letteralmente "strangolate" dall'aumento dei costi di gestione, cui non giunge alcun contributo statale. Riteniamo che questo sia ingiusto nei confronti delle famiglie, che vorrebbero giovarsi del progetto educativo della scuola cattolica. La risoluzione del Parlamento Europeo del 1984 ricorda a tutti gli stati membri che "il diritto alla libertà di insegnamento implica, per la sua natura, l'obbligo per gli stati di rendere possibile l'esercizio di tale diritto, anche sotto il profilo finanziario". E' tempo di cambiare musica. Stiamo camminando in dialogo con la Chiesa italiana, che appare oggi particolarmente impegnata su questo fronte e sta esaminando una gamma di opzioni, fra cui "il buono scuola", il "credito di imposta", le convenzioni, il pagamento dei docenti, ecc. Sembra che le forze politiche - spinte pure dall'isolamento dell'Italia nella CEE, su questo problema - si siano fatte piu' attente, anche se occorre vigilanza per distinguere la propaganda elettorale dagli impegni seriamente assunti con gli elettori.
I salesiani sono molto apprezzati - e non solo in Italia - per il loro lavoro nelle scuole professionali. Tutto bene per il futuro di queste scuole?
Pur essendo l'oratorio l' "opera salesiana" più diffusa nel mondo, va detto che la scuola professionale è quella più richiesta, sia dalle chiese che dai governi. Segno che essa si colloca sul confine fra il civile e il religioso, rispondendo, a un tempo, alle esigenze di promozione umana e a quelle di educazione evangelizzatrice.
Attualmente, la formazione professionale salesiana in Italia serve circa 12.000 allievi, distribuiti in 647 corsi promossi da 41 centri. Essa dipende interamente dalle politiche regionali e dalla capacità di rinnovamento e di autonoma progettazione di ciascun centro, per rispondere ai nuovi bisogni del mondo del lavoro. Restiamo aperti al "secondo livello" (aggiornamento, riqualificazione di maestranze, corsi specialistici di postdiploma, interventi su fasce deboli...), che appare in continua espansione. Ma siamo impegnati a lottare - con la preziosa collaborazione del CNOS/FAP (Centro Nazionale Opere Salesiane per la Formazione Professionale) - per difendere la scuola professionale del "primo livello". In esso - accanto ai ragazzi, che desiderano prepararsi seriamente all'ingresso nel mondo del lavoro - incontriamo anche i ragazzi più poveri e demotivati, gli espulsi dalla scuola superiore (i cosiddetti "drop out"). Non possiamo nascondere la nostra preoccupazione per talune politiche regionali, che sembrano favorire i "giovani provveduti" (di professionalita', motivazioni, posti di lavoro ecc.), anziche' prendersi a cuore la situazione dei più sfavoriti.