DALLE MISSIONI Per dieci anni ha voluto fare a meno di Dio. Poi l'incontro con un piccolo lustrascarpe gli cambiò la vita.
Don Nelson Couto, 50 anni, è uno di quei tipi da fumetto, della serie "Fulmine mascherato" o Batman. Sul volto il segno di una vita piena di avventure e di fatiche. Da qualche anno è missionario in prima linea a ovest dell'India, nei villaggi del Gujarat, dove non ci sono cristiani. «In questa regione non vi sono conversioni», dice. «Un battezzato verrebbe come minimo espulso dal villaggio». Ma la sua testimonianza cristiana don Nelson la dà senza riserve. «Vivo per interi giorni tra la gente. Dormo nelle loro case, mangio ciò che mi offrono. A volte dopo un boccone quando me ne vado devo vomitare, ma non voglio deluderli. Nei villaggi oltre al caldo soffocante, manca l'acqua, non c'è igiene. Mi sono già preso tre volte la malaria».
Il matrimonio qui è fragile perché l'uomo cambia facilmente la sua donna; la vendetta poi è sacra: aspettano il giorno di festa per vendicarsi. «Il mio sforzo è di far cambiare adagio adagio il loro cuore. Per questo facciamo come Don Bosco: partiamo dai bambini e dai ragazzi». Intanto il missionario è impegnato insieme ad alcuni giovani collaboratori a difendere la gente dai tanti soprusi. La popolazione è analfabeta e chi sta più in alto o viene dalla città cerca di imbrogliarla. Un chilo di cotone magari glielo scambiano con mezzo chilo di zucchero. Per questo devono essere socialmente difesi.
Don Nelson ha già fondato una prima missione a Narukot, presso Baroda. Il terreno, 40 acri, lo ha ricevuto da una benefattrice americana, Vyna Mody. Era il 1987. Oggi a Narukot c'è un collegio con 200 ragazzi, una scuola professionale e varie iniziative missionarie. Quando ci arrivò Nelson non c'era elettricità, né acqua.
Dal 1994 don Nelson si è spostato a Kapadvanj per fondare una nuova missione. Ora l'opera è ancora alla fase iniziale, ma c'è già un ostello per la gioventù con 30 ospiti e una scuola serale per i ragazzi che vivono per le strade e non hanno fatto studi regolari.
La storia della vocazione di Nelson è straordinaria e potrebbe diventare il soggetto per un film. Nato a Nasik (Bombay) in una famiglia molto religiosa ma poverissima, a 14 anni Nelson reagì a modo suo. Pensò: «La mia famiglia serve Dio e siamo poveri. Voglio provare a fare a meno di Dio, e sono sicuro che le cose andranno meglio». Detto fatto, Nelson cominciò la sua avventura accettando ogni tipo di lavoro che gli procurasse un guadagno. Suonò il violino, fece incontri di boxe, imparò a investire i suoi risparmi. Fece il ferroviere. Stava appunto facendo una siesta tra un viaggio e l'altro, quando ebbe l'incontro che gli cambiò la vita. Racconta: «Mi rimanevano un paio di ore per riposare. Di solito leggevo dei libri o studiavo. Quel giorno ero nervoso e stanco e mi misi a dormire. Fui svegliato da un ragazzino che mi chiese di potermi lucidare le scarpe. Dopo averlo mandato al diavolo, lo richiamai. Ma mi accorsi che mi stava pulendo le scarpe con i brandelli della sua camicia. "Dove sono lucido e spazzola?", gli dico. Il ragazzo se li era giocati con gli amici e li aveva persi. Non aveva più nulla, neanche i soldi per tornare a casa». Alla prima fermata Nelson gli comperò lucido e spazzole. Gli procurò anche qualcosa da mangiare e gli mise qualche soldo in tasca. «Avevo scoperto la mia vocazione», dice. «Da quel momento decisi di occuparmi dei ragazzi poveri».
Per dieci anni Nelson non aveva più pensato a Dio. E il conto in banca ora ce l'aveva, proprio come se l'era proposto. «L'unica cosa di cui non mi ero sbarazzato era la corona del rosario. La portavo sempre in tasca, anche se non recitavo le avemarie». Ma nei suoi lunghi viaggi in treno rifletteva sulla sua vita e pensava che "una moglie e due figli" non gli sarebbero bastati. «Il mio cuore aspirava a qualcosa di più universale». Cercò sui giornali per trovare "chi si occupava dei ragazzi poveri". Infine entrò in una chiesa dei gesuiti e si confessò. Il prete, un gesuita polacco, gli disse che erano i salesiani a occuparsi dei ragazzi poveri e gli consigliò di andare a Lonavla, presso Pune, dove era direttore padre Antonio Alessi. Ci andò e gli chiese: «Come si fa a entrare in questa casa?». E padre Alessi: «Dov'è tuo figlio?». «Sono io che voglio farmi salesiano!», gli disse l'ormai ventiquattrenne Nelson. Padre Alessi gli allargò le braccia. Cominciava così, con un sorriso, la vita missionaria di padre Nelson Couto.