DOSSIER ADOLESCENTI
a cura di Giorgio Tonolo
«L'età incompiuta» è il libro-inchiesta curato da Giorgio Tònolo e Severino De Pieri, che presenta i risultati della ricerca COSPES (pp. 416, lire 35.000, ELLE DI CI editrice). L'Associazione nazionale COSPES (Centri di Orientamento Scolastico Professionale e Sociale) - promossa dal Centro Nazionale Opere Salesiane/CNOS e dal Centro Italiano Opere Femminili Salesiane/CIOFS - è presente in Italia con una trentina di Centri. Essa svolge molteplici attività di orientamento nel settore educativo e socioculturale. Promuove anche studi e ricerche nell'ambito dell'età evolutiva.
Gli studi sul mondo degli adolescenti presentano in questi ultimi anni un effetto paradossale: più offrono dati e più il profilo adolescenziale appare non solo variegato, ma quasi indefinibile. Gli adolescenti attuali, accanto ad alcuni fenomeni di omogeneizzazione globale, presentano una straordinaria complessità evolutiva. L'associazione COSPES, coinvolgendo direttamente una quindicina di ricercatori e un centinaio di intervistatori, ha raggiunto in più fasi d'indagine - dal 1990 al 1994 - oltre 10.000 adolescenti dai 14 ai 19 anni.
Quasi due terzi degli adolescenti intervistati sembra vivere i suoi rapporti con i genitori senza particolari difficoltà. Quattro su dieci dichiarano che i genitori si sforzano di venire loro incontro, e uno su tre che riescono in modo abbastanza soddisfacente a dialogare. Sui primi dati positivi, sorge però anche una domanda di fondo: la famiglia non sta ovattando i rapporti dei figli con la realtà della vita? I figli stessi non sono forse legati da una dipendenza non solo più prolungata, ma anche più sottile?
« lo fin da piccolo ho sempre cercato di "studiarmeli" i genitori e ho sempre cercato il sistema per convincerli. Adesso li conosco molto bene, quindi molte volte riesco a far cambiare loro idea e a convincerli. Pur essendo figlio unico, ho quasi sempre avuto quello che volevo. Fortunatamente sono vissuto con dei coetanei non altrettanto viziati. Comunque è una brutta cosa essere viziati, perché la realtà è ben diversa».
«All'amico si possono raccontare cose che ai genitori non si dicono: ti capisce di più e ti può aiutare perché la pensa come te. E poi è una compagnia, nel gioco, nello sport »
« Vorrei più libertà sulla scelta dei vestiti, su cosa mettere o non mettere oppure su un programma televisivo o, magari, sul giornale da comprare, sui regali da fare».
IN FAMIGLIA, RISPETTO AL PASSATO
1. Mi sento consideratalo più gran de (38,3%)
2. Posso esprimermi per quello che sono (31,1%)
3. Penso sempre in modo diverso rispetto ai genitori (16,4%)
4. Non mi sento preso in considera zione rispetto alla mia età (9,9%)
5. Mi sento meno stimatalo (3,8%)
NELLA MIA FAMIGLIA
1. Do' il mio contributo ed è apprez zato (62,6%)
2. Faccio fatica a difendere i miei di ritti (16,2%)
3. Sono in forte contrasto (9,3%)
4. Devo entrare nei loro schemi (5,8%)
5. Ognuno fa i "cavoli" suoi (5,6%)
APPREZZO L'INSEGNANTE CHE È (massimo due risposte):
1. Ricco di fantasia e di stimoli (57,6%)
2. Affabile e cordiale con gli allievi (32,1%)
3. Attento all'educazione e alla formazione dei ragazzi (27,9%)
4. Di stile democratico e incoraggian te (24,8%)
5. Equilibrato (21,7%)
6. Serio e sistematico nel suo insegnamento (15,4%)
CHE COSA SIGNIFICA PER TE AVERE LA RAGAZZA 0 IL RAGAZZO? (più
risposte)
1. Affetto, amore (86,2%)
2, Appoggio reciproco (50,0%)
3. Sicurezza (35,1 %)
4. Valorizzazione reciproca (26,6%)
5. Maggiore conoscenza dell'altro (25,9%)
6. Divertimento (20,7%)
7. Vanto con gli amici (3,2%)
Rimangono inoltre aperti due ulteriori problemi. II primo riguarda una forte conflittualità che molti di loro vivono intimamente nei confronti dei loro genitori, ma che solo una parte limitata di essi (uno su sei) giunge ad esprimere in forma marcata. Questi, forse anche a nome degli altri, affermano che i propri genitori sono abitualmente in una posizione di non ascolto dei loro diritti e dei loro problemi, e circa uno su dieci si trova in una posizione di violento contrasto di famiglia. Un secondo problema: i genitori degli adolescenti attuali tendono a ritardare il distacco dei figli dalla famiglia. Di fronte a una situazione nuova e difficile, sono un riferimento che rimane più importante di quello dei coetanei. Tuttavia uno stile "amicale" benevolo e accondiscendente rischia di impedire quel compito di trasmissione trasgenerazionale che è necessario ai giovani per ricevere un'autentica eredità educativa e per saper affrontare le vicende della vita.
Gli adolescenti non sono contro la scuola. L'82% di loro a 14 anni riconosce che l'istituzione scolastica li aiuta a crescere. Sono in molti a pensarlo, anche se è vero che questa percentuale ai 19 anni si riduce a circa il 64%. Nella scuola circa uno su due si sente veramente coinvolto. Il 43% la ritiene uno strumento efficace nella scoperta dei valori della vita. Tuttavia, ragazzi e ragazze si dicono convinti che la struttura scolastica dev'essere fortemente rinnovata, perché oggi non li prepara come vorrebbero alla vita lavorativa e al domani.
L'insegnante più apprezzato è colui che è ricco di fantasia e di stimoli, perché concreativo con loro. In molti casi invece il docente appare povero di cordialità o tendente a valutare piuttosto negativamente gli allievi. Gli adolescenti desiderano che il docente sia quasi «saltellante» con i loro bisogni, perché umano, attento sì alla formazione personale, ma soprattutto incoraggiante nei loro confronti.
La grandissima parte dei ragazzi e delle ragazze tra i 14 e i 19 anni tende a vivere i suoi spazi di vita insieme agli amici della stessa età. «Come trascorri il tempo libero fuori di casa?», è stato chiesto agli adolescenti dell'indagine Cospes. E circa il 94% ha risposto: «Solitamente con gli amici».
Questo fatto secondo molti corrisponde al bisogno di uno sgancio progressivo degli adolescenti dalla dipendenza rispetto alla famiglia e agli adulti. Infatti solo con l'autonomia dai legami familiari saranno in grado di acquistare delle capacità più personali d'immaginare, valutare e riflettere.
Luoghi e discorsi dei loro incontri sono come uno specchio del loro mondo. Sia maschi che femmine diminuiscono progressivamente la frequenza degli ambienti istituzionalizzati: oratorio, parrocchia, centro giovanile, palestra, associazione, campo sportivo. In compenso prediligono sempre più ampiamente luoghi di ritrovo liberi dalla organizzazione esterna e dal controllo degli adulti. Con una tendenza opposta e crescente che è la preferenza per la casa privata di qualche amico o amica. Ragazzi e ragazze evidenziano delle accentuazioni proprie: i primi si riversano in misura consistente all'aperto (piazza o strada). Le seconde in misura maggiore in abitazioni private, dove forse l'amicizia si fa selezionata, intima, salottiera.
« Quando siete insieme di che cosa parlate generalmente? ». I ra gazzi discutono più abbondantemente di sport (48,0%), del tempo libero (34,0%), oppure di musica e spettacolo (22,0%). Le ragazze, al contrario, si intrattengono in modo preferenziale confidandosi intorno a fatti personali, aspirazioni, ecc., oppure parlando di problemi dei giovani (46,7%) o di quelli dell'autorealizzazione scolastica e professionale (30,0%).
Essere con gli amici è dunque il loro grande spazio fisico, affettivo e relazionale. Ma la forza di attra zione per l'amicizia e la fitta rete di frequentazione degli amici non impedisce di sperimentare anche i travagli segreti dello stare insieme. Mediamente il 42,5% degli adolescenti dichiara che i coetanei, benché per loro molto importanti, li mettono notevolmente in difficoltà: spesso non capiscono veramente i loro problemi e addirittura (22,0%) mancano di rispetto alla loro persona. Solo una porzione di poco più di un terzo si trova nella condizione felice di sentirsi veramente capita quando esprime idee personali o fa trasparire i propri desideri.
Lo stare insieme frequentemente con gli amici favorisce una definizione più marcata della propria individualità. I soggetti diventano più consapevoli di sé e comprendono meglio l'impatto del loro comportamento sugli altri. La ricerca Cospes ha assodato che in que sto loro cammino non mancano comunque le zone oscure. Nel mondo dell'amicizia continuano a incontrare incomprensioni, mancanze di rispetto, disillusioni, necessità di contestazioni autodifensive, rischi di seduzione in esperienze vissute alla giornata, senza orizzonti. Proprio tali fenomeni possono aprire al disadattamento e alla devianza.
Un confronto fra maschi e femmine rivela che i maschi vivono complessivamente in modo soddisfacente la loro vita insieme. Ren dono più fluida e costruttiva la loro comunicazione e l'inserimento attivo nella vita collettiva, il confronto sugli stessi progetti e i valori dell'esistenza. Le adolescenti invece, se crescono nell'indipendenza di giudizio e nell'autonomia decisionale, segnalano un acuirsi di alcune difficoltà di rapporto con i coetanei e le coetanee. Spesso non si sentono capite e rispettate, e dichiarano che tra gli amici e le amiche non ricavano degli stimoli costruttivi quando si aprono a confidenze circa il loro futuro.
« Io ho avuto un'esperienza particolare con la chiesa... dopo aver superato un momento di crisi, è subito seguito un momento di quasi rinascita: sono probabilmente cambiata da come ero prima».
« Un ragazzo non è più attaccato alla Chiesa come una volta. In Chiesa ci andiamo o perché qualcuno ancora ci crede oppure per trovare il gruppo degli amici. Non è che sentiamo noi questo desiderio, e il parroco non parla dei nostri problemi ».
QUALI SONO LE COSE CHE PIÙ CONTANO E DI CUI SENTI DI AVERE PIÙ
BISOGNO? (massimo tre risposte)
1. Amare, volersi bene (55,2%)'
2. Salute (49,8%)
3. Cultura e studio (34,2%)
4. Lavoro sicuro (32,3%)
5. Formarsi una bella famiglia (22,4%)
6. Onestà (22,3%)
7. Denaro e benessere (20,9%)
8. Vivere in una bella famiglia (17,4%)
9. Vivere l'amicizia (15,1%)
10. Avere una fede religiosa (10,7%)
11. Impegno sociale, altruismo (8,2%)
12. Essere praticante dal punto di vista religioso (2,7%)
ESPRIMI LA TUA VALUTAZIONE SULLA GRAVITA DI QUESTI COMPORTAMENTI
(da uno a cinque):
1. Drogarsi (4,59%)
2. Fare violenza sessuale (4,57%)
3. Fare atti di teppismo (4,29%)
4. Prostituirsi (4,23%)
5. Essere razzisti (4,21%)
6. Rubare (4,11%)
7. Danneggiare l'ambiente (4,03%)
8. Danneggiare i beni altrui (3,9%)
9. Abortire (3,71%)
10. Calunniare il prossimo (3,70%)
11. Scappare di casa (3,35%)
12. Essere disimpegnato e assenteista nel lavoro (3,30%)
13. Bestemmiare (3,29%)
14. Frodare il fisco (3,28%) .
15. Usare il sesso fuori dal matrimonio (2,8%)
QUAL È LA TUA ADESIONE ALLA FEDE E ALLA PRATICA RELIGIOSA?
1. Ho la fede e la pratica religiosa (35,3%)
2. Ho la fede, ma non la pratica religiosa (26,9%)
3. Ho dei dubbi (16,4%)
4. Sono in ricerca (9,2%)
5. Non mi interessa (6,1%)
6. Faccio come fanno gli altri, senza pensarci tanto (5,5%)
CHIESA, CATECHISMO, GRUPPI PARROCCHIALI: QUAL È LA TUA FREQUENZA
ATTUALE?
1. Frequento regolarmente (messa, istruzione, gruppi) (31,9%)
2. Frequento solo la messa (22,9%)
3. Frequento raramente (22,7%)
4. Non frequento più (18,5%)
5. Frequento solo il gruppo (3,5%)
Gli adolescenti con la Chiesa come istituzione vivono un rapporto di forte evoluzione. L'appartenenza e la frequenza regolare alla pratica religiosa, prima massiccia e ancora relativamente omogenea, al termine dell'adolescenza è quasi di minoranza. Perché sta diventando maggioranza, sia pure di poco, la posizione del continuare a credere senza frequentare.
Il tipo di fede che la Chiesa propone per il 39% dei soggetti è uno stimolo dinamico, di ricerca e di valorizzazione personale; per il 31% offre un appoggio rassicurante; mentre per almeno un 28% degli adolescenti sembra trasformarsi in esperienza fondamentalmente marginale. In realtà, l'essere con la Chiesa e nella Chiesa vale se diventa per gli adolescenti un percorso personale dentro una trama relazionale significativa.
Invitati a individuare «ciò che conta di più nella vita», gli adolescenti esprimono delle preferenze che non sono più le stesse rispetto a 10 o 20 anni fa.
In primo luogo concentrano la loro attenzione su valori di tipo affettivo-relazionale, come l'amicizia, il volersi bene. Si orientano in secondo luogo verso valori di autorealizzazione, come l'avere un lavoro sicuro o una bella famiglia. Al terzo posto mettono l'impegno di tipo sociale. Cultura e studio risultano solo al quarto posto, mentre la fede è al quinto e il denaro/benessere al sesto. Si tratta di valori prevalentemente centrati sul presente e scarsamente proiettati in modo veramente preciso verso il futuro. L'impressione è che in questi anni il terreno privilegiato per l'assunzione di valori e significati sia la ricerca di relazioni interpersonali intense e soddisfacenti, così pure il metro con cui progettare il futuro e polarizzare le proprie energie vitali.
Durante l'adolescenza si compie un progressivo distacco dalle modalità infantili e preadolescenziali del credere e del rapportarsi con le istituzioni religiose. Nello stesso tempo cresce anche la ricerca di "ragioni per cui credere e sperare".
In realtà una fede più personale e adulta verrà raggiunta solo se il processo di revisione avrà superato positivamente la crisi specifica del cambio religioso adolescenziale. Gli adolescenti italiani sono, su questo punto, vicini agli adulti secolarizzati, in quanto sembrano conservare una fede e una credenza religiosa cosiddetta dello "scenario": in gran parte cioè riferita al contesto socioculturale, carente di motivazioni valoriali plausibili e assodate in modo veramente personale.
L'esigenza più immediata che ne deriva sul piano educativo è quella di favorire tra gli adolescenti una metodologia, che consenta di far maturare la dimensione personale della fede, sentita da loro a livello profondo come centrale e non marginale.
II gruppo per uscire dalla dipendenza e sentirsi accolto. Il tempo libero, uno spazio da riempire.
«Gli altri sono una cosa necessaria, la parte vitale di me. lo senza gli altri non penso di valere molto ».
« Mi considero alla pari, a loro livello: se loro fanno qualcosa la faccio pure io, se la faccio io la fanno loro. Cioè, ci aiutiamo a vicenda, siamo uniti, siamo alla pari. Non sono né io mìgliore di loro, né loro migliori di me ».
«Oggi è difficile trovare dei ragazzi originali. Infatti siamo tutti delle copie l'uno con l'altro, anche se riflettendoci bene, dà fastidio».
« Un ragazzo alla mia età deve avere molti amici per fare nuove esperienze, per avere più maturità».
INDICA I GRUPPI DI CUI FAI PARTE (più risposte)
1. Sportivo (55,3%)
2. Ricreativo - stare insieme (54,4%)
3. Formativo - scout, azione cattolica, parrocchia (24,1%)
4. Di "sballo", per fare stupidaggini (22,9%)
5. Espressivo - danza, recitazione, musica, teatro (17,6%)
6. Religioso - missioni, preghiera (11,7%)
7. Culturale - ricerche, informatica, dibattiti (8,9%)
8. Volontariato - handicappati, drogati, extracomunitari (7,9%)
9. Teppistico - vandalismi, pestaggi, disturbi notturni (4,0%)
10. Movimenti a sfondo sociale (3,5%)
I LUOGHI DI RITROVO (massimo due risposte)
1. La piazza, la strada (36,0%)
2. Le case private degli amici (30,8%)
3. L'oratorio, la sede del gruppo (26,3%).
4. I giardini, i parchi (22,7%)
5. La palestra, il campo sportivo (18,9%)
6. La discoteca (18,1%)
7. Bar o sala giochi (17,9%)
8. Lo stadio (4,7%)
Dall'indagine Cospes risulta che sono circa l'81% coloro che frequentano con una certa regolarità qualche gruppo di coetanei. Attraverso un approfondimento interno e trasversale si è potuto comprendere che in vari casi ragazzi e ragazze appartengono contemporaneamente a più gruppi.
Quanto alle motivazioni che spingono ad aggregarsi, si è potuto notare una confluenza in tre aree particolarmente significative. La prima e la più consistente può essere definita di "crescita" o di "espansione vitale"; il gruppo contribuisce alla maturazione personale, appare una sorgente di esperienze interessanti, una palestra per il confronto delle idee, una spinta a capire meglio se stessi. La seconda ragione per cui gli adolescenti vanno in gruppo può essere definita di «protezione e supporto»: gli adolescenti scoprono nei coetanei quasi "una nuova famiglia", che appare più vicina e comprensiva della precedente. Dentro un gruppo di adolescenti che hanno per lo più i loro stessi problemi, trovano uno scambio più immediato di solidarietà, riescono a sfiatare con le loro rabbie e tensioni, si trovano agevolati per quanto riguarda l'incontro tra ragazzi e ragazze. Il gruppo diventa una specie di "utero sociale" che dà protezione e sicurezza. Una terza area motivazionale, che può essere definita degli « spazi vuoti», segnala dei rischi concreti per l'adolescente: quello di usare il tempo libero in modo essenzialmente evasivo, tanto per fare qualcosa, oppure quello di dissiparlo per reazione, o semplicemente per uscire da un ambiente familiare considerato troppo angusto e opprimente.
È risultato fra l'altro interessante che durante l'arco adolescenziale si manifestino nella esperienza di gruppo contenuti e significati progressivamente diversi. Dapprima lo stare insieme assume un significato prevalentemente ludicomotorio. Successivamente la vita fra coetanei prende una connotazione accentuatamente affettivo-relazionale. Verso la fine dell'adolescenza ragazzi e ragazze sentono l'esigenza di essere soprattutto se stessi anche attraverso l'esperienza di gruppo.
Il tempo libero degli adolescenti denota una radicale ambivalenza. Può essere tempo attivo e protagonistico oppure tempo sostanzialmente vuoto. Un adolescente su quattro ammette di andare in giro come capita, senza meta prestabilita. Nella loro giornata ragazzi e ragazze riconoscono di vivere senza veri programmi (48%), attratti esclusivamente dagli interessi del momento (44%). Siamo di fronte al rischio che questa generazione viva i suoi ambiti di possibile autorealizzazione come un mosaico senza disegno.
Pare che gli atteggiamenti educativi dei genitori abbiano degli evidenti riflessi sui comportamenti dei figli nell'uso del tempo libero. Lo sforzo di dialogo sembra indurre, a esempio, un uso meno frenetico dei tempi esenti dai doveri o dedicati al divertimento. Se i genitori aiutano i figli ad assumersi delle responsabilità in casa, i figli entrano in una concezione del tempo libero come spazio utile alla costruzione di se stessi. Uno stile autoritario che si impone abitualmente sulla gestione degli spazi personali si correla con l'abitudine del ragazzo a "perdere" più facilmente il suo tempo, a sfuggire dagli impegni, a non cogliere le potenzialità della crescita personale.
È significativo il fatto che anche sul disadattamento degli adolescenti ciò che veramente influisce non è la condizione socio-economica, ma il modello educativo ricevuto. A generare il disadattamento si trovano quattro concause ricorrenti: una limitata attenzione in famiglia alla personalità del ragazzo; una scarsa abitudine da parte dei genitori a condividere le scelte dei figli; una scarsa attribuzione ai ragazzi di compiti di responsabilità familiare; la carenza di un dialogo motivante da parte degli adulti. Da questi atteggiamenti educativi dei genitori sembrano derivare gli atteggiamenti irresponsabili dei figli. Da questa base si produce poi uno stile di vita scioperata, senza motivazioni, privo di progetti, condotto alla giornata.
La ricerca ha potuto assodare che undici su cento adolescenti subiscono una qualche tentazione per atti di teppismo. Anche per lanciare pietre da un cavalcavia su un'autostrada. Ma il desiderio di trasgressione pare accentuarsi in modo preoccupante soprattutto quando tra genitori e figli non c'è un rapporto soddisfacente. Iperprotezione o autoritarismo, scarsa partecipazione e poco coinvolgimento dei figli sembrano il terreno più fertile per la tentazione di vincere la noia con gesti trasgressivi ed inconsulti.
I «nuovi adolescenti». L'inchiesta Cospes ha rivelato un nuovo identikit adolescenziale, anzi, un "arcipelago" dì adolescenze. Come affrontare il rischio educativo.
Il primo dato che balza in forte evidenza in questa ricerca è la grande diversificazione delle esperienze adolescenziale. Queste appaiono diverse in base al contesto socio-economico' e culturale, agli stili educativi della famiglia e delle istituzioni formative, in relazione alle amicizie e ai gruppi di appartenenza o all'uso dei mass-media e del tempo libero. Più che di un identikit del mondo adolescenziale si deve parlare di un autentico "arcipelago di adolescenze".
Ma vi è un'altra constatazione. Attualmente i tempi di maturazione previsti, di solito attribuiti all'adolescenza, si sono allungati. Ciò comporterà dei compiti di educazione più estesi e articolati.
La definizione tradizionale di adolescenza come momento di preparazione alla vita adulta sembra inoltre andare in crisi. La preparazione progressiva a una presunta "condizione di adulto" perde sostanzialmente di significato in società tecnologicamente avanzate, nelle quali i mutamenti sono ormai continui e generalizzati.
La società sta prefigurando uno sviluppo complesso anche nei processi di formazione dell'identità degli adolescenti. Risulta inevitabile ormai improntare l'educazione all'ottica del rischio evolutivo come categoria trasversale a tutta l'età adolescenziale. La vita adolescenziale sarà esposta più facilmente ai possibili disadattamenti, disarmonie, involuzioni nei percorsi della maturazione personale e sociale.
Nell'ambito sociale è necessario per gli adolescenti trovare delle opportunità, al momento in gran parte inedite, di espressione collettiva. La società dovrebbe farsi carico di fornire, oltre che scuole e palestre, anche spazi in cui l'aggregazione spontanea venga favorita e canalizzata verso binari costruttivi e soddisfacenti.
I mutamenti intervenuti nella condizione adolescenziale suggeriscono altre accentuazioni da privilegiare nell'azione educativa. • Un'educazione promozionale favorisce nell'adolescente uno stile di progressiva decisionalità autonoma: a esempio, in ambiti come l'abbigliamento, l'organizzazione del tempo libero, l'uso del denaro ricevuto.
I genitori devono orientarsi a conferire maggiori compiti di responsabilità ai propri figli. Una vita in crescita senza continuità e consistenza di impegni può rimanere disorientata e discontinua. • Nell'ambito dei doveri personali e comuni risulta particolarmente proficuo abituare alla corresponsabilità. Le regole vanno capite e possibilmente stabilite insieme, e non solo espresse mediante ordini e sottoposte esclusivamente a controllo.
Con il rimodellarsi dell'arco evolutivo dell'adolescenza, sia in termini di lunghezza che di riferimento alla vita adulta e al contesto culturale in mutamento, è importante educare gli adolescenti al cambiamento.
Sembra essenziale abituare le nuove generazioni al vero protagonismo delle loro scelte: nelle esperienze di studio, nell'uso delle istituzioni, nel rapporto con coetanei ed adulti.
È utile orientarli a un presente inteso come gusto della vita, ma soprattutto all'apertura verso la progettualità, i valori e la ricerca di senso dell'esistenza. L'educazione, soprattutto quando è rivolta al mondo degli adolescenti, deve risultare sempre più flessibile e attenta alla loro personalità in divenire: per rendersi, senza invadenze, presenza educativa "accanto a loro". Il che equivale a dire che anche noi, come adulti, dovremo crescere per loro, ma inevitabilmente insieme a loro.