SETTE E NUOVI CULTI A volte si sorride, come di scelte stravaganti e folcloristiche. Ma milioni di persone in ogni parte del mondo aderiscono ai nuovi culti.
Un fenomeno in crescita che sta modificando il panorama religioso e culturale di molte regioni del mondo. E manda in crisi la nostra pastorale.
Le cifre sono eloquenti e problematiche. Sarebbero 30 milioni gli aderenti alle sette in America Latina, un paio di milioni in Europa, dieci milioni in Africa. Un fenomeno in crescita e complesso. E in movimento, perchè il panorama si fa ogni giorno più vasto e complicato, mentre i dati hanno bisogno di un continuo aggiornamento. Sono decine di migliaia le sette nuove e tradizionali, molte delle quali traggono ispirazione dal Vangelo. In Italia il ministro degli interni Coronas al termine del '95 nel suo rapporto di fine anno si è occupato anche delle nuove sette e ne ha individuate 366. Ma c'è chi dice che sarebbero di più, addirittura 600. L'origine di queste forme nuove di religiosità andrebbe ricercata secondo gli esperti nel disagio di fronte alla società moderna tecnologica e complessa. La religiosità, dicono, aiuta a superare i disagi, offre protezione, un ambiente più "a misura d'uomo", meno massificato. Così sarebbe per Hare Krishna, dove la convivenza comunitaria aiuterebbe gli aderenti a ricuperare valori alternativi e spesso sconosciuti alle società moderne. In altri casi e in altre confessioni il contatto con società addirittura viene rifiutato e contrastato: si abbandona il mondo e le sue contraddizioni al suo destino. E' questo il caso dei testimoni di Geova, il gruppo in Italia più diffuso e vivace, circa 175 mila.
Seguiamo Massimo Introvigne, presidente del CESNUR (Centro internazionale di studi sulle nuove religioni) e presentiamo un quadro riassuntivo di questi fenomeni. Introvigne, autore di vari libri sulle nuove religiosità e uno dei massimi esperti in questo campo, suddivide in quattro categorie i nuovi movimenti religiosi.
1. Gli evangelici e i pentecostali. Gli aderenti sono ancora protestanti nella dottrina di fondo, ma si distinguono per un attaccamento più letterale alla Bibbia, una maggiore attenzione ai temi apocalittici e miracolosi (riti di guarigione, dono delle lingue), meno disponibilità, anzi ostilità, verso l'ecumenismo, un proselitismo spesso aggressivo. Trovano l'appoggio delle cosiddette «parachiese», che spesso fanno capo a predicatori statunitensi di grido o alla diffusione di libri di successo. Costoro presentano un "cristianesimo evangelico", invitando gli ascoltatori ad aderire a una Chiesa di loro scelta, purché "fedele alla Bibbia". Spesso vengono semplicemente scambiati per nuovi gruppi protestanti o sette, non senza equivoci.
2. I gruppi che rivendicano un'origine cristiana. In realtà non rientrano in nessuna delle linee di sviluppo del cristianesimo, come i testimoni di Geova, i mormoni, la chiesa neoapostolica. La loro espansione sembrava avere raggiunto il culmine negli anni '80. Oggi approfittano molto del clima di libertà dell'Europa dell'Est, dove confluiscono in modo massiccio con uomini e mezzi.
3. I gruppi di origine orientale. Si dice che in Europa siano in declino, ma questo è abbastanza vero solo per i gruppi indiani, non per quelli giapponesi. Coloriti nei gesti e nell'abbigliamento, movimenti come gli Hare Krishna e gli «Arancioni» di Rajneesh, sono oggetto di curiosità e guardati a volte con simpatia. La loro consistenza numerica è stata spesso sopravvalutata, tuttavia pur limitati di numero, esercitano una certa influenza nel costume, contribuendo per esempio alla diffusione della credenza nella reincarnazione. Introvigne riferisce che la reincarnazione, secondo alcune inchieste, viene accettata da un inglese su tre, uno svizzero su quattro, un italiano su cinque. E' un fatto che mostra come la nuova religiosità coinvolga molte più persone di quante non vi aderiscano formalmente.
4. I movimenti magici. E' una categoria "nuova", in quanto partendo e suscitando curiosità nei confronti della magia, lo spiritismo e il satanismo, questi gruppi si organizzano in modo simile ai nuovi movimenti religiosi. Nel suo libro Il cappello del mago Introvigne ha censito oltre 200 movimenti di questo genere, spesso piccoli. Alcuni però raggiungono decine di migliaia dl seguaci, come il movimento gnostico fondato in America Latina dal colombiano Samuel Aun Weor, oggi diffuso anche in Europa.
Individuare in poche righe le cause dell'affermarsi di queste nuove religiosità, sarebbe presunzione. C'è chi sottolinea che spesso questi movimenti nascono dal disagio verso il cristianesimo tradizionale. Non solo, ci sono cristiani che pensano che la Chiesa sia oggi così corrotta che non è più possibile riformarla. E' la corrente da cui hanno origine normalmente le sette cristiane. In questo senso molte comunità ecclesiali sono sono chiamate in causa. Ma come ricordavamo, il nostro è un tempo di grandi cambiamenti culturali, e c'è chi sente forte l'esigenza di ritrovare la propria umanità, di difendersi dalla cultura dei media, dall'urbanizzazione, dalla tecnologia, dalla stessa organizzazione religiosa. Molti poi sentono una forte esigenza di spiritualità che le Chiese di oggi non riescono a soddisfare efficacemente. Sono in tanti a desiderare forme espressive religiose nuove, cariche di emotività e di contenuti biblici. E mentre le parrocchie appaiono spesso troppo vaste e impersonali, le sette si presentano come delle piccole comunità nelle quali la persona si sente conosciuta e valorizzata. I laici, uomini e donne, spesso assenti o poco coinvolti nella nostra pastorale, qui trovano ruoli di comando. Alla nostra liturgia a volte fredda e sbrigativa, le sette rispondono con incontri religiosi in cui emerge una fede vivace e partecipata. Alle nostre timidezze nell'inculturarci tra le masse, le sette non temono di parlare il linguaggio del popolo e di incarnarsi anche a livelli culturali molto semplici.
Nei paesi del terzo mondo in particolare la vasta diffusione delle sette trova spiegazione nella loro proposta religiosa, che viene ricercata come liberazione dalle paure inconsce, come protezione contro le stregonerie e le varie malattie. Su questo versante le sette promettono molto e subito.
Sette religiose, parachiese, culti esoterici, satanismo: uno strano coktail di Bibbia, magia, oriente e altro, che si beve anche in Italia. Come fermare l'emoraggia di fedeli? E' evidente che le sette e i nuovi culti riescono a sfruttare a loro favore i punti deboli della nostra pastorale. Sappiamo che mentre molti di noi cattolici ignorano le prime nozioni di catechismo, essi ci sovrastano citando a memoria i versetti biblici. Alla nostra pastorale, le sette contrappongono i loro discorsi accattivanti di rinnovamento radicale della società e parlano di una spiritualità dell'incontro personale con Gesù Cristo, un'adesione radicale e rassicurante alla morale biblica.
E' un fatto che in alcune nazioni le sette si oppongono alla dottrina sociale della Chiesa, specialmente per ciò che riguarda la difesa dei poveri e gli sforzi per una promozione umana integrale. Si sa poi che le sette non sono estranee ai grossi giri finanziari, e che i loro fondatori non di rado si sono spodoratamente arricchiti. Ma non tutto in questi nuovi movimenti merita disapprovazione. La vivacità del loro movimento missionario, l'impegno affidato ai nuovi "convertiti", l'efficacia dei loro mezzi di diffusione devono metterci in discussione e spingerci a rendere più dinamica l'attività evangelizzatrice della Chiesa. Vi sono metodi usati da alcune sette che sono contrari allo spirito evangelico, non rispettosi della libertà, come discutibili e sleali mezzi di reclutamento, procedure di indottrinamento, concentrazione di denaro, separazione psicologica dei nuovi aderenti dalle loro famiglie, culto del capo. Ma non ci si può limitare a condannare. Anche se la Chiesa deve difendersi da queste sette e nuovi movimenti, non può assumere soltanto un atteggiaento negativo, considerando gli aderenti solo come nemici da combattere. Secondo il cardinale nigeriano Francis Arinze, presidente del Consiglio per il dialogo interreligioso, si deve cercare il dialogo con tutti, dove è possibile, e soprattutto rispondere ai bisogni insoddisfatti dei cristiani, su cui fanno leva le sette per fare proseliti.