AMERICA LATINA

di Juan Bottasso

L'università politecnica salesiana dell'Ecuador a Cuenca e Quito. Quasi un migliaio di allievi, religiosi e laici.

PER IL POPOLO E GLI INDIGENI

Per molti anni i salesiani si sono tenuti lontani dalle università. Moltissimi le hanno frequentate, alcuni vi sono stati, e vi sono presenti come docenti; ma organizzare e gestire un'università per proprio conto lo si è considerato per decennì un'iniziativa estranea al carisma salesiano. Ci fu un certo cambiamento con la creazione dell'università pontificia salesiana di Roma, ma si trattava di un'istituzione ecclesiastica, prolungamento e ampliamento di uno studentato filosofico e teologico, con l'aggiunta di strutture particolarmente attente ai problemi educativi, in sintonia con la tradizione della congregazione. Però negli ultimi anni, cominciando specialmente dal Brasile, c'è stato un vero balzo in avanti, con la nascita di università ricche di facoltà civili, come ingegneria, chimica, diritto, economia... L'ultima nata è l'università politecnica salesiana (U.P.S.) dell'Ecuador, creata con un decreto del parlamento nazionale e subito approvata dal presidente della repubblica. I titoli che rilascia hanno valore ufficiale.

UNIVERSITÀ ALTERNATIVE

Forse questo sviluppo merita due parole di spiegazione. E vero che i salesiani sono nati per le classi popolari, ma sono proprio queste classi che oggi premono per avere una preparazione superiore, che permetta loro di uscire da secoli di dipendenza e di sfruttamento. Nel clima generale delle privatizzazioni, in tutti i paesi dell'America Latina stanno sorgendo delle università private. Alcune sono di buon livello, ma tutte, senza eccezione, sono care. Quelle pubbliche - con lodevoli eccezioni - hanno perso qualità e quindi ai poveri non resta che rimanere tagliati fuori o accedere a servizi scadenti, il che perpetuerebbe la loro situazione di emarginazione. È da questa considerazione che nasce per noi salesiani la sfida ad entrare nel campo dell'università. Quella dell'Ecuador non è sorta dal nulla, ma è il completamento di strutture che esistevano da anni e che si erano già ritagliate uno spazio di grande prestigio nella società locale. La sede principale è a Cuenca, dove l'istituto tecnologico salesiano è diventato una facoltà di ingegneria, con cinque diverse specializzazioni. Presto anche l'istituto agronomico locale diventerà una facoltà di agraria e di scienze agroindustriali. A Quito funzionava da oltre trent'anni un istituto filosofico e pedagogico, aggregato alla università pontificia del luogo. Adesso è diventato parte integrante dell'università salesiana. Oltre ai giovani salesiani, lo frequentano 24 congregazioni maschili e femminili ed è stato aperto ai laici che sono destìnati ad essere sempre più numerosi. Attraverso lo stesso processo è passata una scuola di antropologia applicata, che funzionava a semi-distanza, con circa 200 allievi, di tutte le province. In un paese multietnico e pluriculturale come l'Ecuador, studiare antropologia non è un lusso per chi si interessa di sviluppo e di pastorale. Vi è poi una scuola di educazione bilingue interculturale, cui, attraverso un sistema di borse di studio, hanno accesso circa cento indigeni (una trentina di loro nel programma di Latacunga), che si preparano ad assumere nelle loro mani il sistema educativo delle rispettive comunità. La scuola di scienze religiose prepara insegnanti per le scuole private e pubbliche. Si sono già fatti i primi passi concreti per iniziare un programma destinato ad educatori di ragazzi della strada. È chiaro che, per lavorare con ragazzi a rischio, con serie esperienze negative o con grandi carenze affettive, non basta una ge-nerica buona volontà: ci vuole una preparazione specifica.

PROGETTI

In collaborazione con le suore Paoline si stanno preparando ì piani di studio per una facoltà di scienze della comunicazione. In America Latina, si sa, i poveri leggono poco, ma ascoltano molto la radio. La Chiesa ha moltissime emittenti, alcune delle quali trasmettono anche in lingua indigena. La televisione è destinata ad avere un ruolo crescente nella formazione di mentalità e di cultura. Può essere una fonte colossale di alienazione o di crescita: dipende da come la si gestisce. E cioè necessario formare degli operatori che non si lascino guidare solo da criteri utilitaristici e di consumo. Per il momento gli allievi dell'università politecnica salesiana sono quasi un migliaio. Non è necessario essere profeti per prevedere che aumenteranno molto, tanto più che ci sono numerose. proposte di altre scuole e facoltà. Ma bisognerà stare attenti perché non crescano troppo e che la quantità non abbia il sopravvento sulla qualità. Nell'agosto scorso c'è stato a Brasilia il primo incontro dei rettori delle università salesiane. Dall'America Latina sono accorsi i responsabili delle istituzioni universitarie che funzionano in Messico, Guatemala, El Salvador, Ecuador, Argentina e Cile. Commentando i lavori di gruppo, il gesuita Julio Teràn Dutari, scelto come relatore, ha definito importante che le università salesiane conservino la sensibilità verso i giovani di scarse risorse, che siano cioè università popolari, non elitarie nel senso economico e sociale. Brasilia è una città vista in sogno da Don Bosco un secolo prima che esistesse. Chissà se anche l'università è stata un sogno del Santo che ha aspettato più di cent'annì per potersi avverare.